Mancano poche settimane all’elezione del successore di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica.

La lista dei nomi papabili si aggiorna di ora in ora e figura tra questi anche quello del Presidente del Consiglio Mario Draghi. Sarebbe il primo Presidente a passare direttamente da Palazzo Chigi al Quirinale.  

Il mondo della finanza internazionale si divide nel prevedere gli effetti del cambio di ruolo di Draghi sull’economia italiana ed europea.

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Renzi, il cui intuito politico è oggi impareggiabile, ha già fiutato la strategia del centrodestra. Si è detto disponibile a partecipare al tavolo di confronto chiesto da Salvini e anche a trattare un nome di centrodestra, seppur diverso da Berlusconi.

Anche per questo, probabilmente, la reazione del PD di Letta è stata tanto scomposta: sanno che, per la prima volta, al Colle può salire qualcuno con una sensibilità politica diversa dalla loro.

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La politica italiana ci regala da sempre un florilegio di simboli partitici che rispecchiano un Paese frammentato e litigioso, in cui dividersi è quasi sempre più conveniente che unire.

Molti cittadini, ma anche molti osservatori, disincantati hanno rinunciato a rincorrere tutti i cambiamenti che ogni partito più o meno rilevante apporta.

Tenerne traccia però è importante perché ci permette di ricostruire come è mutato il quadro politico, quindi i governi e quindi la vita di tutti i cittadini.

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Dall’inizio di quest’anno, e fino al giugno prossimo, la Francia deterrà la presidenza del Consiglio dell’Unione Europea.

La notizia non ha invaso le prime pagine dei giornali, ma acquista una certa rilevanza se si pensa al panorama istituzionale comunitario e al ruolo fondamentale che il Consiglio dell’UE svolge nella ordinaria dialettica del processo di policy-making.

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In questi giorni il dibattito pubblico sulla corsa al Colle non brilla per profondità né per capacità di scaldare gli animi.

Da un lato la coalizione di destra-centro si è incartata sulla candidatura di Berlusconi, su questa “operazione scoiattolo” sempre più tragicomica e improbabile.

Dall’altro i partiti dell’ex maggioranza giallo-rossa PD, M5S, LeU (e Italia Viva?) che hanno paura di fare nomi e cognomi.

Una parte dell’emiciclo è bloccata da logiche padronali decennali da cui Salvini e Meloni non riescono ad uscire, l’altra parte non dà grossi segni di compattezza, al netto dei tweet copia-e-incolla e degli hashtag messi a caso.

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Friedrich Merz è il nuovo leader della CDU.

Il candidato più a destra del partito e storicamente ostile ad Angela Merkel ha ottenuto quasi il 95 per cento dei voti al congresso.

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Per battere la cospirazione c’è bisogno di una guerriglia senza quartiere.

Stando così le cose, stabilire come sia possibile aiutare qualcuno a uscire dal vortice delle teorie complottiste è piuttosto difficile: il debunking sembra peggiorare le cose (rafforza la psicologia da assediati dei complottisti, convincendoli definitivamente che la Verità non si trova sui media mainstream); il prebunking semplicemente non funziona; essere gentili, cercare di instaurare un dialogo, empatizzare, non è una soluzione praticabile su larga scala (uno ha tutto il diritto di non voler aver nulla a che fare con chi crede che i rettiliani dominano il mondo).

Ma allora come si tira fuori qualcuno dalla tana del Bianconiglio?

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Mentre il parlamento italiano si appresta ad eleggere il nuovo Capo di Stato, l’Italia e l’Europa devono gestire una serie di dossier fondamentali per il loro futuro: l’inflazione e la politica monetaria di FED e BCE, il caro energia, la riforma del fisco, i vincoli di bilancio, il PNRR.

Facciamo il punto con Alessandro Cascavilla.

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Matteo Salvini ha provato fino alla fine a dare le carte per l’elezione del Presidente della Repubblica, ma senza successo.

Forse il vero kingmaker è sempre stato proprio Sergio Mattarella, specialmente a partire da un anno fa, quando chiamò Mario Draghi a Palazzo Chigi.

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Le elezioni del Presidente della Repubblica sono state emblematiche delle difficoltà dei partiti, finora riverberate soltanto, si fa per dire, nell’impasse perenne di parlamento e governo.

Come sempre c’è chi si è mosso meglio di altri, ma i voti positivi in questa corsa al Quirinale sono davvero pochi.

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Il liberalismo non è una teoria politica applicata alla vita. Piuttosto, è ciò che sappiamo della vita applicato a una teoria politica. Ovvero, che il cambiamento positivo avviene un passo alla volta, poco per volta; che noi avanziamo nella vita percorrendo strade invisibili e – muovendoci a tastoni nell’oscurità – ci svegliamo ritrovandoci cambiati e a volte migliori.

Che quanto non sappiamo è più di ciò che sappiamo, ma ciò che sappiamo è abbastanza profondo per potercene fidare.

La vera forza nascosta della tradizione liberale è questo legame operativo con la vita che viviamo e la prassi sociale che mettiamo in atto.

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Era stato chiaro il Presidente: la sua permanenza al Colle non era opportuna, a risentirne sarebbe stata la Costituzione. Mattarella non mentiva, né, probabilmente, ha cambiato idea.

È stato messo all’angolo banda di leader senza arte né parte e una mandria di peones senza Dio al di fuori del proprio ego.

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D’Entrèves, uno dei più grandi interpreti dello Stato, previde con largo anticipo un fatto che oggi pare evidente: non è più pensabile uno Stato al centro di tutto in un contesto internazionale che lo ha declassato a singolo anello, seppur importante, della lunga catena del governo reale della società, del mercato, della finanza.

Ed un potere centralizzato non è nemmeno strutturalmente in grado di avere l’autorevolezza di chiamare le autonomie territoriali alla corresponsabilità nel governare il paese, se con queste si sviluppa un’inconcludente dialettica fatta di imposizioni, commissariamenti, ostilità ed infine contrapposizione.

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Pubblicato nel 1991, “Wild Swans – Three daughters of China” è la biografia della famiglia dell’autrice: attraverso tre generazioni il racconto della Cina dal tramonto imperiale fino agli anni ‘70, quelli dell’apertura.


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È ora che le persone dotate di un privilegio inizino ad ascoltare chi è oppresso, chi subisce l’impatto dei loro comportamenti.

Se l’impatto di determinate parole e azioni continua a perpetrare l’oppressione e a discriminare, allora delle buone intenzioni non ci importa nulla.

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Per quanto riguarda lo spettacolo invece – e Zalone più in generale, dato che questa mise en scène si ripete ogni volta che produce qualcosa – la questione è molto più semplice: in attesa che anche in Italia nasca un comico con il talento e le capacità di Ricky Gervais, George Carlin o Dave Chappelle, non vedo perché uno non possa continuare a ridere alle battute di Zalone (senza prenderlo, o prendersi, troppo sul serio) facendosi della sua comicità un po’ l’idea che vuole.

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Fino a pochi anni fa se ti permettevi di dire “sindaca” o “ministra” si rabbuiava il cielo e pioveva sangue. Oggi invece abbiamo addirittura #UnaDonnaPresidente… solo come hashtag mi raccomando!

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Puntiamo ad attirare tanti movimenti e liste civiche che si stanno formando per le prossime elezioni amministrative, oltre che associazioni attive nei territori.

Soprattutto nei più piccoli centri, nelle province e nelle aree interne la politica ormai è gestita da liste civiche o da una maionese impazzita di partiti

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A fronte di un sempre più diffuso ricorso alle moderne tecnologie per la commissione di reati, l’UE è intervenuta proponendo nuove regole volte ad armonizzare la disciplina relativa alle prove elettroniche in materia penale.

Cosa prevedono queste nuove misure?

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Lontana dal fare i conti con la Storia, ancora oggi l’Italia guarda al 1992- 1994 in maniera manichea. Chi erige monumenti ai magistrati; e chi accusa questi di eversione.

Ma la colpa non può essere solo della politica, della magistratura, dei corrotti, dei corruttori. È anche degli indifferenti.

Perché oggi, al pari del 1922, del 1948, del 1994, come scrisse Antonio Gramsci, «il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri».

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Kurt Happy Zouma è un calciatore francese che gioca nel West Ham, conosciuto per i cinque trofei vinti nella sua esperienza al Chelsea terminata quest’estate. Nell’ultima settimana è diventato popolare anche agli occhi di chi non segue la Premier League e addirittura dei profani del calcio.

Il Sun infatti ha ripreso un disgustoso video già postato dal fratello su Snapchat in cui maltrattava il suo gatto.

La reazione del mondo del calcio (e non solo) è stata durissima.

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