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Allora ricapitolando, Orban perde le elezioni ed al suo posto arriva un ragazzotto il quale dicono sia di estrema destra che però ai fatti: Non vuole l'immigrazione Non vuole le teorie LGBTQ Vuole il gas Russo Vuole il petrolio Russo Non vuole dare i 90B€…
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🇪🇺 HANNO CAMBIATO L’UOMO… MA NON IL PAESE
L'#Europa ha appena incassato uno schiaffo storico.
E stavolta lo schiaffo fa ancora più male: perché arriva proprio dal “campione” che loro stessi avevano incoronato.
Péter #Magyar #Hungary, rifiuta il Patto #UE sulla Migrazione:
"L'Ungheria non accetterà alcun patto.
Anzi, rafforzerò ancor di più la recinzione al confine."
A Bruxelles avevano già preparato il copione.
Fuori Viktor Orbán, dentro Péter Magyar… ed ecco l’Ungheria finalmente “riallineata”, obbediente, pronta a firmare tutto: soldi, armi, narrative.
Peccato che la realtà non legga i comunicati stampa.
Perché Magyar, invece di trasformarsi nel perfetto funzionario europeo con passaporto ungherese, fa una cosa scandalosa: difende gli interessi del suo Paese. Niente assegni in bianco. Niente entusiasmo per guerre altrui. Niente corsa a inginocchiarsi davanti ai diktat di Bruxelles.
E allora lo shock.
Non perché Magyar sia diventato “sovranista”.
Ma perché si è rivelato… politico.
Il problema, infatti, non è chi governa Budapest.
È l’illusione — sempre più grottesca — che basti cambiare un volto per cambiare un popolo.
A Bruxelles immaginavano un aggiornamento software.
Hanno trovato un sistema operativo che non si lascia riscrivere.
E così, ancora una volta, la realtà rovina la festa agli eurocrati:
l’Ungheria non è un pulsante.
E gli elettori non sono una formalità.
Ma tranquilli… riproveranno al prossimo giro. 😉
- Don Chisciotte
Bruxelles in ginocchio festeggiava lo schianto di Orban con champagne e cori da stadio, ma il nuovo premier ungherese Magyar è un Orban2.0 che gli ha appena sbattuto in faccia la realtà
«Sarò molto chiaro con la Presidente della Commissione Europea e con tutti i leader: l’Ungheria mantiene una posizione ferrea contro la migrazione illegale.
Non accetteremo nessun patto, nessun meccanismo di quote forzate. Difenderemo i nostri confini meridionali e ripareremo ogni buco nella recinzione», ha sentenziato Magyar con la stessa determinazione del suo predecessore.
E con una stoccata carica di sarcasmo ha aggiunto:
«A differenza di Viktor Orbán, noi non libereremo 2.200 trafficanti di esseri umani dalle prigioni ungheresi. Parliamo chiaro e vogliamo davvero proteggere il nostro Paese e l’Europa intera».
L’ironia è così feroce che brucia.
La stessa UE che per anni ha massacrato Orbán con multe da un milione di euro al giorno, ha tenuto in ostaggio miliardi di fondi di coesione e ha celebrato la sua “caduta” come la vittoria definitiva dei “valori europei”, si ritrova ora con un pugno di mosche.
Il nuovo eroe democratico , quello che doveva inginocchiarsi davanti a Bruxelles , mantiene la recinzione al confine, rifiuta le quote, promette tolleranza zero con l’illegale e difende l’Ungheria esattamente come prima.
La stampa mainstream, già pronta con il servizio di copertina «Fine del populismo ungherese», ha dovuto riscrivere tutto di corsa. Il nuovo titolo, un po’ più imbarazzante: «E se Magyar non fosse l’europeista che credevamo?».
È una scena al tempo stesso patetica e grottesca, che fotografa alla perfezione il delirio di Bruxelles: hanno davvero creduto che bastasse cambiare la faccia del governo per cambiare l’anima di un popolo.
Ma gli ungheresi, ancora una volta, hanno detto no: non vogliono diventare il campo profughi d’Europa.
Magyar, con i suoi due terzi di maggioranza in tasca, può permettersi il lusso di essere “gentile” su giustizia e fondi, mentre sulla questione che davvero conta per i suoi elettori , i confini, la sicurezza, l’identità , resta granitico.
L’Unione piange un’altra volta.
Il tanto sbandierato «trionfo liberale» si è trasformato, in meno di una settimana, nella ennesima dimostrazione che nell’Europa dell’Est le frontiere contano ancora infinitamente più dei sermoni moralistici di Strasburgo.
- @worldivergentx👏5👍1💊1
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Il video risale al 14 ottobre 2023. È un reportage di CGTN da Deir el-Balah (Gaza centrale), girato durante l'evacuazione ordinata da Israele per il nord di Gaza e quando il ministero della Salute palestinese riportava 2215 morti. Non è recente, ma del primo…
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Maggio 2025
Medici canadesi di ritorno da Gaza descrivono con le loro testimonianze dirette i dettagli raccapriccianti del genocidio in corso, implorando l'intervento del governo federale per chiedere un cessate il fuoco.
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La Knesset israeliana ha approvato lunedì una legge controversa che prevede la pena di morte per i prigionieri palestinesi. Il disegno di legge è stato approvato in seconda e terza lettura con 62 voti favorevoli, 48 contrari e un'astensione. https://www…
QUESTO ARTICOLO HA 11 ANNI.
Nel contesto del conflitto israelo-palestinese, l'arresto e la detenzione di uomini palestinesi in giovane età sono una pratica comune.
Il Comitato pubblico contro la tortura in Israele (PCATI) ha raccolto migliaia di testimonianze di uomini palestinesi che sarebbero stati torturati o maltrattati dalle autorità israeliane.
Esistono diverse forme di tortura, tra cui quella sessuale.
Questo studio si basa sul database del PCATI relativo al periodo 2005-2012, che contiene 60 casi – il 4% di tutti i fascicoli di quel periodo – con testimonianze di presunte torture o maltrattamenti a sfondo sessuale.
Si tratta della prima indagine su torture e maltrattamenti di natura sessuale, presumibilmente perpetrati dalle autorità di sicurezza israeliane nei confronti di uomini palestinesi.
I risultati mostrano che i maltrattamenti sessuali sono sistemici, con 36 segnalazioni di molestie sessuali verbali, rivolte a uomini e ragazzi palestinesi o a familiari, e 35 segnalazioni di nudità forzata.
Inoltre, vi sono sei testimonianze di funzionari israeliani coinvolti in aggressioni sessuali fisiche ai danni di uomini palestinesi arrestati o incarcerati.
Nella maggior parte dei casi, le aggressioni fisiche consistevano in pressioni e/o calci ai genitali, mentre una testimonianza riguardava una simulazione di stupro e un'altra descriveva uno stupro vero e proprio perpetrato con un oggetto contundente.
L'articolo illustra le diverse tipologie di tortura e maltrattamenti sessuali inflitti a ragazzi e uomini alla luce della letteratura esistente e formula delle raccomandazioni. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0968808015000968
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https://t.me/WORLDIVERGENT/19935
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26718999/
SUB. ITALIANO
Anna Kasparian in fiamme sulla tortura sessuale nelle prigioni israeliane come politica di stato.https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26718999/
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Allora ricapitolando, Orban perde le elezioni ed al suo posto arriva un ragazzotto il quale dicono sia di estrema destra che però ai fatti: Non vuole l'immigrazione Non vuole le teorie LGBTQ Vuole il gas Russo Vuole il petrolio Russo Non vuole dare i 90B€…
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Péter Magyar rifiuta il Patto UE sulla Migrazione:"L'Ungheria non accetterà alcun patto.
Anzi, rafforzerò ancor di più la recinzione al confine."
L'Unione Europea di Ursula ha esultato per niente!
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Negli ultimi cinque anni, nel mondo, le ragazze iscritte a OnlyFans sono passate da sessantamila a quattro milioni e seicentomila.
È la più grande migrazione femminile verso la prostituzione digitale mai registrata.
Ed è successa in silenzio.
Chiamandola empowerment.
In Italia sono circa 85 mila.
Non sono ricche.
Il fatturato medio per creator italiana nel 2025 è 25.000 euro lordi l'anno, in calo rispetto al 2024 e al 2023.
Il mito del corpo che paga è una bugia ripetuta abbastanza spesso da diventare desiderio.
E non sono imprenditrici.
Sono precarie digitali auto-sfruttate, con un capo invisibile che trattiene il venti per cento su ogni video.
La stessa logica dei rider.
Solo che qui non consegnano pizze.
Consegnano sé stesse.
A sconosciuti.
Per pagarsi la vita.
Il sistema ha bisogno di questa favola.
I giornali raccontano l'insegnante che guadagna più su OnlyFans che a scuola per farti credere che chiunque può farcela.
Nella realtà, solo l'uno per cento delle creator raccoglie un terzo di tutti i guadagni.
Una società che premia chi si spoglia e impoverisce chi insegna, chi cura, chi costruisce non è una società libera.
È una società che ha sostituito il valore del lavoro con il potenziale di profitto spettacolarizzato.
Nel frattempo, mentre guardiamo altrove, succede questo:
a 11 anni guardano il primo porno su uno smartphone.
a 13 si paragonano a corpi filtrati che non esistono.
a 15 non sanno più parlare con una coetanea.
Gli adulti tacciono.
Il mercato ringrazia.
Il cervello si rompe.
Gli studi neuropsichiatrici sono chiari.
Il consumo precoce e compulsivo di pornografia modifica il cervello.
Alza la soglia di stimolo.
Atrofizza il desiderio reale.
Sta crescendo una generazione incapace di legame.
Non è un effetto collaterale.
È il prodotto.
E poi, con la coscienza pulita, guardiamo all'Iran.
Alle ragazze arrestate per un capello.
A Mahsa Amini, morta in carcere per un velo portato male, nel 2022.
La piangiamo.
La celebriamo.
Scriviamo editoriali sulla sua libertà negata.
E poi riprendiamo a scrollare.
Ma c'è un paradosso che non abbiamo il coraggio di guardare.
Loro rischiano la vita per potersi mostrare libere.
Noi vendiamo le nostre figlie online per sopravvivere.
Loro combattono una costrizione visibile.
Noi accettiamo una invisibile, dorata, chiamata scelta.
Il nostro modello non impone con la legge.
Seduce con l'algoritmo.
Non minaccia con la frusta.
Ricatta con il mercato del lavoro.
Non prescrive un velo.
Impone un filtro, un corpo perfetto, una prestazione continua.
Devi godere.
Devi mostrarti.
Devi performare.
Se non ce la fai, se ti ammali, se crolli, se la depressione ti prende, non è colpa del sistema è colpa tua.
Devi essere resiliente.
Resilienza:
la parola-ricatto del nostro tempo.
Non ti chiede di cambiare ciò che ti fa soffrire.
Ti chiede di cambiare te per sopportarlo.
Nessuna civiltà è mai sopravvissuta svendendo le sue donne, abbandonando i suoi bambini, dissacrando il lavoro e chiamando tutto questo progresso.
L'Occidente non è in crisi.
L'Occidente sta scegliendo, giorno dopo giorno, di smettere di esistere.Please open Telegram to view this post
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Per la prima volta in assoluto, i vaccini anti-Covid vengono definiti "armi biologiche" in tribunale! L'avvocato olandese, Peter Stassen, che ha intentato causa contro gli ideatori del Great Reset cita il dottor Francis Boyle, morto subito dopo aver accettato…
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ARMI BIOLOGICHE E BIOLAB
In un ricorso storico presentato dinanzi a un tribunale civile olandese, l'avvocato Peter Stassen ha sostenuto che la risposta al Covid-19 costituisce un'operazione militare globale segreta che coinvolge armi biologiche e genocidio , rendendo necessaria l'ammissione di testimonianze e l'accesso pubblico per correggere l'omissione del tribunale di grado inferiore nel considerare tale contesto.
Qui Christian Oesch affronta il problema della dispersione di agenti patogeni a seguito dell'esplosione dei Biolab presenti in Ucraina come dimostrato dalla Dr Meryl Ness, esperta di armi biologiche oltre che pioniera nel denunciare lo scandalo dell'antrace nel 2001.
SUB. ITALIANO https://www.worldcouncilforhealth.org/newsroom/
La "vaccinazione" ripetuta con mRNA contro il COVID-19 può alterare il microambiente tumorale del cancro al pancreas, aumentando i livelli di IgG4 e favorendo l'evasione immunitaria.
Questo meccanismo si verifica attraverso il blocco dell'immunità effettore (IgG1), la soppressione delle cellule natural killer e l'induzione della tolleranza da parte dei linfociti T regolatori Foxp3+, correlata a una prognosi peggiore nei pazienti che hanno ricevuto tre o più dosi.https://www.mdpi.com/2072-6694/17/12/2006
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Prof. Masanori Fukushima: Vaccinazione mRNA per COVID-19, un disastro senza precedenti: morte acuta e aumento del tasso di mortalità per cancro. DOPPIATO IN ITALIANO
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Uno dei massimi oncologi del Giappone il Prof. Masanori Fukushima dice a voce alta:"I medici ignoranti (che si rifiutano di riconoscere i danni da vaccino) devono essere eliminati!"
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