mūlādhāra-cakra
Il cakra “del supporto della radice” è localizzato alla base della colonna spinale e, più precisamente, nello spazio compreso fra i genitali e l’orifizio anale. Esso ci è descritto come un loto di quattro petali purpurei, sui quali, fulgenti come l’oro, sono incisi quattro fonemi dell’alfabeto sanscrito, comprensivi ciascuno della risonanza nasale (anunāsika o candra-bindu): va, śa, ṣa e sa.
Nel pericarpo del loto, poi, si trova uno yantra quadrato di colore giallo (dharā-maṇḍala), simboleggiante il tattva terra (pṛthvī), al quale questo cakra è legato. Esso è attraversato a sua volta da una lancia gialla splendente ad otto punte a forma di seno di donna (aṣṭaśūla), le quali escono disposte come una rosa dei venti. Il dharā-maṇḍala contiene al suo interno il bīja-mantra “laṃ”, ossia il suono più intimo del dio Indra , il quale è retto dal mitico elefante con sette proboscidi Airāvata. Il mantra seminale laṃ, poi, racchiude le due divinità tutelari del cakra: il dio manifestatore Brahmā e la dea Ḍākinī: mentre il primo, ossia il nume-demiurgo che manifesta il mondo, è descritto come un fanciullo splendente come il sole nascente, dotato di quattro braccia e con quattro volti; la seconda è descritta anch’essa con quattro braccia, fulgida come molti soli, con occhi rossi e recante lo splendore della luce mentale .
Sopra l’elefante Airāvata, si trova la “sede” di śakti: un morbido triangolo col vertice verso il basso (tripurā) dall’aspetto del dio dell’amore Kāma (kāmarūpa), all’interno del quale si trova il liṅga autogeno (svayambhū-liṅga), il quale, affascinante come l’oro fuso, ha il capo rivolto verso ovest. Sopra il liṅga, e più segnatamente avvolta intorno alla sua sommità con tre spire e mezza, si trova, come una serpe assopita, Kuṇḍalinī. In questa fase dormiente, tuttavia, ancorché splendente come una ghirlanda di giovani lampi, ostruisce con la propria bocca la porta di Brahmā (brahmadvāra), la quale si trova nella cavità più interna della suṣumnā. E’ comunque per mezzo di Kuṇḍalinī, ivi paragonata ad un’incantatrice che confonde il mondo per mezzo delle sue innumerevoli forme, che i mondi sono sostenuti. Sopra Kuṇḍalinī appare Śrī Parameśvarī, “la Suprema”, ossia la forma più sottile di Śakti, detta anche cit-kalā, ossia “fatta di pura coscienza”. Essa, conclude il dodicesimo versetto dello Ṣaṭcakranirūpaṇa, col suo splendore illumina e sostiene l’intero universo.
Meditando, appunto, su Śrī Parameśvarī, il cui splendore è paragonabile a quello diffuso da una miriade di soli, lo yogin ottiene facoltà prodigiose quali la maestria nelle parole, la virtù nella condotta, la libertà dai malanni, la capacità di trarre diletto da ogni forma di conoscenza, nonché la capacità di immergersi in una grande ed illimitata beatitudine.
Altri tre aspetti rilevanti di questo cakra, ancorché non presenti nello Ṣaṭcakranirūpaṇa, sono: la sua connessione con la terra (bhūr-loka), l'associazione col “soffio discendente” (apāna-vāyu), e il siddha tutelare Dvīraṇḍa.
(ko'ham, estratto inedito)
A cura di Diego Manzi
Il cakra “del supporto della radice” è localizzato alla base della colonna spinale e, più precisamente, nello spazio compreso fra i genitali e l’orifizio anale. Esso ci è descritto come un loto di quattro petali purpurei, sui quali, fulgenti come l’oro, sono incisi quattro fonemi dell’alfabeto sanscrito, comprensivi ciascuno della risonanza nasale (anunāsika o candra-bindu): va, śa, ṣa e sa.
Nel pericarpo del loto, poi, si trova uno yantra quadrato di colore giallo (dharā-maṇḍala), simboleggiante il tattva terra (pṛthvī), al quale questo cakra è legato. Esso è attraversato a sua volta da una lancia gialla splendente ad otto punte a forma di seno di donna (aṣṭaśūla), le quali escono disposte come una rosa dei venti. Il dharā-maṇḍala contiene al suo interno il bīja-mantra “laṃ”, ossia il suono più intimo del dio Indra , il quale è retto dal mitico elefante con sette proboscidi Airāvata. Il mantra seminale laṃ, poi, racchiude le due divinità tutelari del cakra: il dio manifestatore Brahmā e la dea Ḍākinī: mentre il primo, ossia il nume-demiurgo che manifesta il mondo, è descritto come un fanciullo splendente come il sole nascente, dotato di quattro braccia e con quattro volti; la seconda è descritta anch’essa con quattro braccia, fulgida come molti soli, con occhi rossi e recante lo splendore della luce mentale .
Sopra l’elefante Airāvata, si trova la “sede” di śakti: un morbido triangolo col vertice verso il basso (tripurā) dall’aspetto del dio dell’amore Kāma (kāmarūpa), all’interno del quale si trova il liṅga autogeno (svayambhū-liṅga), il quale, affascinante come l’oro fuso, ha il capo rivolto verso ovest. Sopra il liṅga, e più segnatamente avvolta intorno alla sua sommità con tre spire e mezza, si trova, come una serpe assopita, Kuṇḍalinī. In questa fase dormiente, tuttavia, ancorché splendente come una ghirlanda di giovani lampi, ostruisce con la propria bocca la porta di Brahmā (brahmadvāra), la quale si trova nella cavità più interna della suṣumnā. E’ comunque per mezzo di Kuṇḍalinī, ivi paragonata ad un’incantatrice che confonde il mondo per mezzo delle sue innumerevoli forme, che i mondi sono sostenuti. Sopra Kuṇḍalinī appare Śrī Parameśvarī, “la Suprema”, ossia la forma più sottile di Śakti, detta anche cit-kalā, ossia “fatta di pura coscienza”. Essa, conclude il dodicesimo versetto dello Ṣaṭcakranirūpaṇa, col suo splendore illumina e sostiene l’intero universo.
Meditando, appunto, su Śrī Parameśvarī, il cui splendore è paragonabile a quello diffuso da una miriade di soli, lo yogin ottiene facoltà prodigiose quali la maestria nelle parole, la virtù nella condotta, la libertà dai malanni, la capacità di trarre diletto da ogni forma di conoscenza, nonché la capacità di immergersi in una grande ed illimitata beatitudine.
Altri tre aspetti rilevanti di questo cakra, ancorché non presenti nello Ṣaṭcakranirūpaṇa, sono: la sua connessione con la terra (bhūr-loka), l'associazione col “soffio discendente” (apāna-vāyu), e il siddha tutelare Dvīraṇḍa.
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René Girard.
LA VIOLENZA E IL SACRO
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André Barbault - La scienza dell'Astrologia
Dwelling in the midst of the sea of nectar, with my heart-mind immersed solely in the worship of You [as the substance of every experience], may I attend to all the common occupations of man, savoring the ineffable in every thing. ~ Utpala Deva
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Manuale della medicina di
Santa Ildegarda
Erbe medicinali e cereali per vivere in salute
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TESTAMENTO SPIRITUALE DI RUDOLF STEINER.pdf
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NESSI ESOTERICI
DEL
TESTAMENTO SPIRITUALE
DI
RUDOLF STEINER
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RUDOLF STEINER