🚨🇺🇸🇳🇪LA NULAND E LE MINACCE USA
…la Nuland ha ordinato di ripristinare l’ordine pregresso e di non toccare il contingente americano stanziato in Niger (tre basi, circa mille uomini) e ventilato, in caso di intervento della Wagner, un forte sostegno USA a un eventuale attacco a Niamey e magari un intervento diretto.
Ma l’aggettivo “difficile” sottende anche che non ha trovato politici proni ai suoi diktat (a differenza degli europei…). Lo denota anche il fatto che il leader della giunta militare, il generale Abdourahmane Tchiani, non l’ha voluta ricevere né gli è stato permesso di incontrare il presidente deposto Mohamed Bazoum…🇺🇸🇳🇪🚨
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…la Nuland ha ordinato di ripristinare l’ordine pregresso e di non toccare il contingente americano stanziato in Niger (tre basi, circa mille uomini) e ventilato, in caso di intervento della Wagner, un forte sostegno USA a un eventuale attacco a Niamey e magari un intervento diretto.
Ma l’aggettivo “difficile” sottende anche che non ha trovato politici proni ai suoi diktat (a differenza degli europei…). Lo denota anche il fatto che il leader della giunta militare, il generale Abdourahmane Tchiani, non l’ha voluta ricevere né gli è stato permesso di incontrare il presidente deposto Mohamed Bazoum…🇺🇸🇳🇪🚨
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Piccole Note
Victoria Nuland: la minacciosa visita in Niger
La dichiarazione di Blinken va letta insieme alla minacciosa visita in Niger della sua bellicosa vice al Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, che a Niamey
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🚨🚨🇳🇪🇳🇪LA “DEMOCRAZIA” IN NIGER…SOLO UN PRETESTO
“…il numero di ministri le cui fortune sono stimate in centinaia di milioni, e miliardi per alcuni, illustra abbastanza bene il modo con cui si è governato…
Un modo di governare che il presidente Mohamed Bazoum, ostaggio dalla frangia radicale del suo partito, non è riuscito a cambiare veramente, rimanendo al di sotto delle aspettative e deludendo le popolazioni sempre più svantaggiate. Si può diventare immensamente ricchi, nel giro di pochi anni, solo gestendo un Paese regolarmente classificato tra i più poveri del pianeta?”…
“[…] A quale democrazia ci riferiamo concretamente? Possiamo ridurre e riassumere la democrazia alla sola disposizione dei leader dei nostri paesi a proteggere e promuovere gli interessi dei poteri esterni?”…🇳🇪🇳🇪🚨🚨
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“…il numero di ministri le cui fortune sono stimate in centinaia di milioni, e miliardi per alcuni, illustra abbastanza bene il modo con cui si è governato…
Un modo di governare che il presidente Mohamed Bazoum, ostaggio dalla frangia radicale del suo partito, non è riuscito a cambiare veramente, rimanendo al di sotto delle aspettative e deludendo le popolazioni sempre più svantaggiate. Si può diventare immensamente ricchi, nel giro di pochi anni, solo gestendo un Paese regolarmente classificato tra i più poveri del pianeta?”…
“[…] A quale democrazia ci riferiamo concretamente? Possiamo ridurre e riassumere la democrazia alla sola disposizione dei leader dei nostri paesi a proteggere e promuovere gli interessi dei poteri esterni?”…🇳🇪🇳🇪🚨🚨
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🟦🇹🇷🇺🇦NEL MAR NERO SI RISCHIA UNA CATASTROFE..
Erdogan è seriamente preoccupato, come denota la dichiarazione che abbiamo riferito nell’incipit della nostra nota. Nella guerra ci sono dei limiti che pure vanno rispettati: la Russia non bombarda a tappeto Kiev, l’Ucraina dovrebbe porsi domande anche sui propri, dal momento che la decisione rischia una catastrofe dalla quale non rimarrà indenne...🇹🇷🇺🇦🟦
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Erdogan è seriamente preoccupato, come denota la dichiarazione che abbiamo riferito nell’incipit della nostra nota. Nella guerra ci sono dei limiti che pure vanno rispettati: la Russia non bombarda a tappeto Kiev, l’Ucraina dovrebbe porsi domande anche sui propri, dal momento che la decisione rischia una catastrofe dalla quale non rimarrà indenne...🇹🇷🇺🇦🟦
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Piccole Note
Mar Nero: dall'Ucraina venti di guerra
""Se la guerra si estenderà al Mar Nero sarà un disastro per la nostra regione", ha avvertito Recep Erdogan. Ed è proprio quel che sta avvenendo: "L'Ucraina
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🟨🇵🇰🇺🇸IL CABLOGRAMMA USA CONTRO IMRAN KHAN
…Nel corso della sua battaglia politica accusa pubblicamente l’establishment degli Stati Uniti di aver manovrato per la sua rimozione. E dice di avere prove in tal senso. Addirittura, in un’occasione, sventola davanti alla folla un cablogramma che proverebbe la sua denuncia.
Accuse che gli Stati Uniti hanno rigettato con sdegno, derubricandole a mera disinformazione, dal momento che non appartiene alla loro politica l’ingerenza nelle vicende politiche di un Paese alleato.
Ma un cablogramma inchioda Washington alle sue responsabilità. Ed è il rapporto che l’ambasciatore pakistano stila e invia nel suo Paese subito dopo l’incontro con Donald Lu, pubblicato integralmente da The Intercept il 9 agosto…🇵🇰🇺🇸🟨
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…Nel corso della sua battaglia politica accusa pubblicamente l’establishment degli Stati Uniti di aver manovrato per la sua rimozione. E dice di avere prove in tal senso. Addirittura, in un’occasione, sventola davanti alla folla un cablogramma che proverebbe la sua denuncia.
Accuse che gli Stati Uniti hanno rigettato con sdegno, derubricandole a mera disinformazione, dal momento che non appartiene alla loro politica l’ingerenza nelle vicende politiche di un Paese alleato.
Ma un cablogramma inchioda Washington alle sue responsabilità. Ed è il rapporto che l’ambasciatore pakistano stila e invia nel suo Paese subito dopo l’incontro con Donald Lu, pubblicato integralmente da The Intercept il 9 agosto…🇵🇰🇺🇸🟨
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L'ex premier pakistano Khan in carcere. Il ruolo degli Usa
L'ex primo ministro pakistano Imran Khan "la scorsa settimana è stato condannato a tre anni di carcere – e cinque anni di esclusione dalla politica – per una
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🌐 NIGER: IL RITORNO ALLA DEMOCRAZIA È SOLO UN PRETESTO
Brandire l'intervento armato in Niger è solo un pretesto. Sarebbe l'ennesima guerra neocoloniale per difendere gli interessi dell'Occidente. In Niger non vigeva un governo democratico.
Così Elisabeth Sherif: "Il numero di ministri le cui fortune sono stimate in centinaia di milioni, e miliardi per alcuni, illustra abbastanza bene il modo con cui si è governato durante la VII Repubblica.
Un modo di governare che il presidente Mohamed Bazoum, ostaggio dalla frangia radicale del suo partito, non è riuscito a cambiare veramente, rimanendo al di sotto delle aspettative e deludendo le popolazioni sempre più svantaggiate.
Si può diventare immensamente ricchi, nel giro di pochi anni, solo gestendo un Paese regolarmente classificato tra i più poveri del pianeta?”... 🌐
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Brandire l'intervento armato in Niger è solo un pretesto. Sarebbe l'ennesima guerra neocoloniale per difendere gli interessi dell'Occidente. In Niger non vigeva un governo democratico.
Così Elisabeth Sherif: "Il numero di ministri le cui fortune sono stimate in centinaia di milioni, e miliardi per alcuni, illustra abbastanza bene il modo con cui si è governato durante la VII Repubblica.
Un modo di governare che il presidente Mohamed Bazoum, ostaggio dalla frangia radicale del suo partito, non è riuscito a cambiare veramente, rimanendo al di sotto delle aspettative e deludendo le popolazioni sempre più svantaggiate.
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🟩🌋L’ERUZIONE DI TONGA E IL CLIMATE CHANGE
“Quando il vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai è esploso il 15 gennaio, ha causato uno tsunami che ha fatto il giro del mondo e ha innescato un boom sonico che ha fatto il giro del globo due volte”.
“L’eruzione sottomarina registrata nell’Oceano Pacifico meridionale ha proiettato anche un’enorme nube di vapore acqueo nella stratosfera terrestre, sufficiente a riempire più di 58.000 piscine olimpioniche. L’enorme quantità di vapore acqueo potrebbe essere sufficiente per influenzare temporaneamente la temperatura media globale della Terra”…🌋🟩
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“Quando il vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai è esploso il 15 gennaio, ha causato uno tsunami che ha fatto il giro del mondo e ha innescato un boom sonico che ha fatto il giro del globo due volte”.
“L’eruzione sottomarina registrata nell’Oceano Pacifico meridionale ha proiettato anche un’enorme nube di vapore acqueo nella stratosfera terrestre, sufficiente a riempire più di 58.000 piscine olimpioniche. L’enorme quantità di vapore acqueo potrebbe essere sufficiente per influenzare temporaneamente la temperatura media globale della Terra”…🌋🟩
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Piccole Note
L'eruzione del Tonga, per la NASA è causa di climate change
L'eruzione sottomarina del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha'apai, avvenuta il 15 gennaio del 2022, potrebbe aver provocato un aumento apprezzabile della
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🌐🇺🇸🇳🇪🇫🇷GLI USA E L’OPZIONE PER I POVERI
…è arduo pensare che i neocon USA si rassegnino all’idea di rinunciare a una guerra, data la loro notoria aggressività. E la decisione dell’Ecowas di mobilitare l’esercito lascia aperti spazi di manovra in tal senso.
E il fatto che il nuovo governo nigerino goda di un largo supporto popolare, come dimostrano le manifestazioni di massa e l’accoglienza favorevole del nuovo governo civile creato ieri dai militari…rende non solo l’invasione più ardua…
Da notare, en passant, che in caso di invasione gli Stati Uniti si vedrebbero impegnati in guerra – indirettamente, ma non per questo con meno responsabilità – contro due tra i Paesi più poveri del mondo: Yemen e Niger. Singolare interpretazione dell’evangelica opzione per i poveri…
Infine, una notazione a margine: abbiamo visto fin troppo bene gli esiti disastrosi delle cosiddette guerre per la democrazia (Iraq, Libia etc). Non si esporta né si ripristina la democrazia a suon di bombe…🇺🇸🇳🇪🇫🇷🌐
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…è arduo pensare che i neocon USA si rassegnino all’idea di rinunciare a una guerra, data la loro notoria aggressività. E la decisione dell’Ecowas di mobilitare l’esercito lascia aperti spazi di manovra in tal senso.
E il fatto che il nuovo governo nigerino goda di un largo supporto popolare, come dimostrano le manifestazioni di massa e l’accoglienza favorevole del nuovo governo civile creato ieri dai militari…rende non solo l’invasione più ardua…
Da notare, en passant, che in caso di invasione gli Stati Uniti si vedrebbero impegnati in guerra – indirettamente, ma non per questo con meno responsabilità – contro due tra i Paesi più poveri del mondo: Yemen e Niger. Singolare interpretazione dell’evangelica opzione per i poveri…
Infine, una notazione a margine: abbiamo visto fin troppo bene gli esiti disastrosi delle cosiddette guerre per la democrazia (Iraq, Libia etc). Non si esporta né si ripristina la democrazia a suon di bombe…🇺🇸🇳🇪🇫🇷🌐
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Niger: un'altra guerra per la democrazia?
Segnali contrastanti per la crisi del Niger. Di ieri la riunione straordinaria dell'Ecowas che avrebbe dovuto decidere se intraprendere o meno un intervento
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🌐🇮🇷🇺🇸UNA LUNGA TRATTATIVA, L’ACCORDO IRAN-USA
…Giunge così al termine la lunga e tormentata trattativa avviata da Washington mesi fa e che aveva un obiettivo molto ambizioso: eliminare dal contenzioso geopolitico globale l’atomica iraniana, minaccia brandita dai neoconservatori USA e da alcuni ambiti politici israeliani per dare inizio a una guerra contro Teheran…
In una nota di metà luglio, nella quale riportavamo l’analisi di Amos Harel (Haaretz) , si spiegava che era questo l’obiettivo finale dei negoziati intrapresi da Washington e Teheran, da conseguire però nel segreto, senza un accordo formale…🇮🇷🇺🇸🌐
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…Giunge così al termine la lunga e tormentata trattativa avviata da Washington mesi fa e che aveva un obiettivo molto ambizioso: eliminare dal contenzioso geopolitico globale l’atomica iraniana, minaccia brandita dai neoconservatori USA e da alcuni ambiti politici israeliani per dare inizio a una guerra contro Teheran…
In una nota di metà luglio, nella quale riportavamo l’analisi di Amos Harel (Haaretz) , si spiegava che era questo l’obiettivo finale dei negoziati intrapresi da Washington e Teheran, da conseguire però nel segreto, senza un accordo formale…🇮🇷🇺🇸🌐
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Piccole Note
Accordo Iran-USA su prigionieri, soldi e nucleare
E' stato siglato un accordo Iran-USA in base al quale Teheran rilascerà cinque iraniani americani detenuti nelle sue carceri in cambio della liberazione di
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🌐🇺🇸🇳🇪🇫🇷GLI USA E L’OPZIONE PER I POVERI
…è arduo pensare che i neocon USA si rassegnino all’idea di rinunciare a una guerra, data la loro notoria aggressività. E la decisione dell’Ecowas di mobilitare l’esercito lascia aperti spazi di manovra in tal senso.
E il fatto che il nuovo governo nigerino goda di un largo supporto popolare, come dimostrano le manifestazioni di massa e l’accoglienza favorevole del nuovo governo civile creato ieri dai militari…rende non solo l’invasione più ardua…
Da notare, en passant, che in caso di invasione gli Stati Uniti si vedrebbero impegnati in guerra – indirettamente, ma non per questo con meno responsabilità – contro due tra i Paesi più poveri del mondo: Yemen e Niger. Singolare interpretazione dell’evangelica opzione per i poveri…
Infine, una notazione a margine: abbiamo visto fin troppo bene gli esiti disastrosi delle cosiddette guerre per la democrazia (Iraq, Libia etc). Non si esporta né si ripristina la democrazia a suon di bombe…🇺🇸🇳🇪🇫🇷🌐
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E il fatto che il nuovo governo nigerino goda di un largo supporto popolare, come dimostrano le manifestazioni di massa e l’accoglienza favorevole del nuovo governo civile creato ieri dai militari…rende non solo l’invasione più ardua…
Da notare, en passant, che in caso di invasione gli Stati Uniti si vedrebbero impegnati in guerra – indirettamente, ma non per questo con meno responsabilità – contro due tra i Paesi più poveri del mondo: Yemen e Niger. Singolare interpretazione dell’evangelica opzione per i poveri…
Infine, una notazione a margine: abbiamo visto fin troppo bene gli esiti disastrosi delle cosiddette guerre per la democrazia (Iraq, Libia etc). Non si esporta né si ripristina la democrazia a suon di bombe…🇺🇸🇳🇪🇫🇷🌐
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Niger: un'altra guerra per la democrazia?
Segnali contrastanti per la crisi del Niger. Di ieri la riunione straordinaria dell'Ecowas che avrebbe dovuto decidere se intraprendere o meno un intervento
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SI ALLONTANA, PER ORA, L'INTERVENTO IN NIGER
L’incontro dei Capi di Stato Maggiore dei Paesi dell’ECOWAS è stato rinviato a data da destinarsi e segnala una battuta d’arresto non indifferente per quanti stanno spingendo per dar vita a una nuova e più disastrosa guerra africana. La causale del rinvio, i “motivi tecnici”, denota che l’opzione di un intervento armato è ancora sul tavolo – altrimenti se ne sarebbe indicata un’altra -, ma la procrastinazione a data da destinarsi segnala che si è aperta una finestra di opportunità per i negoziati. Da considerare che, sebbene i neocon stiano spingendo per la guerra, è possibile che, valutando con attenzione le troppe variabili in gioco, a Washington possa prevalere l’idea che un intervento armato dell’ECOWAS in Niger, che i popoli africani accrediterebbero all’Occidente – potrebbe non essere nel suo interesse. E se gli Usa non sono convinti, è arduo immaginare tale intervento.
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bit.ly/45a23Hk
L’incontro dei Capi di Stato Maggiore dei Paesi dell’ECOWAS è stato rinviato a data da destinarsi e segnala una battuta d’arresto non indifferente per quanti stanno spingendo per dar vita a una nuova e più disastrosa guerra africana. La causale del rinvio, i “motivi tecnici”, denota che l’opzione di un intervento armato è ancora sul tavolo – altrimenti se ne sarebbe indicata un’altra -, ma la procrastinazione a data da destinarsi segnala che si è aperta una finestra di opportunità per i negoziati. Da considerare che, sebbene i neocon stiano spingendo per la guerra, è possibile che, valutando con attenzione le troppe variabili in gioco, a Washington possa prevalere l’idea che un intervento armato dell’ECOWAS in Niger, che i popoli africani accrediterebbero all’Occidente – potrebbe non essere nel suo interesse. E se gli Usa non sono convinti, è arduo immaginare tale intervento.
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Piccole Note
Si allontana, per ora, l'intervento in Niger
Un altro segnale di distensione giunge dal Niger, riferito da al Jazeera: il generale Abdourahamane Tchiani, che ha preso ad interim l'incarico del deposto pres
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HIROSHIMA E NAGASAKI: UNA MORTE PIACEVOLE...
Il generale Groves fu interpellato nuovamente sulla vicenda, stavolta dal Congresso degli Stati Uniti. Così si legge sul sito citato: “Che avesse letto o meno il rapporto di Stafford Warren, Groves non poteva più affermare che non ci fossero morti per malattie causate dalle radiazioni, ma continuò a disinformare. Così, disse ai senatori statunitensi che non c’erano ‘residui radioattivi’ nelle città bombardate e che la morte provocata delle malattie causate dalle radiazioni era un ‘modo molto piacevole di morire'”.
George Kistiakowsky, scienziato che aveva partecipato al progetto Manhattan, disse che aveva mentito in maniera spudorata, segno che il generale doveva esser stato messo al corrente di quanto avveniva in Giappone.
Robert Oppenheimer, il padre della Bomba osservò il più assoluto silenzio.
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bit.ly/45qolEb
Il generale Groves fu interpellato nuovamente sulla vicenda, stavolta dal Congresso degli Stati Uniti. Così si legge sul sito citato: “Che avesse letto o meno il rapporto di Stafford Warren, Groves non poteva più affermare che non ci fossero morti per malattie causate dalle radiazioni, ma continuò a disinformare. Così, disse ai senatori statunitensi che non c’erano ‘residui radioattivi’ nelle città bombardate e che la morte provocata delle malattie causate dalle radiazioni era un ‘modo molto piacevole di morire'”.
George Kistiakowsky, scienziato che aveva partecipato al progetto Manhattan, disse che aveva mentito in maniera spudorata, segno che il generale doveva esser stato messo al corrente di quanto avveniva in Giappone.
Robert Oppenheimer, il padre della Bomba osservò il più assoluto silenzio.
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Piccole Note
Hiroshima e Nagasaki: una morte piacevole...
Dopo le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki i giapponesi avvertirono l'America che, oltre alle vittime dell'esplosione, si stavano registrando decessi
🤮18💩8👍4❤2
LA GUERRA UCRAINA: UNA QUESTIONE DI PRESTIGIO...
“Blinken e Biden stanno costruendo un quadro di politica estera destinato a durare nel tempo”. Questo il titolo di un articolo di David Ignatius pubblicato sul Washington Post nel quale si spiega che, mentre la mannaia giudiziaria continua a imperversare su Trump – siamo alla quarta incriminazione –, il duo in questione sta fissando le fondamenta della politica estera americana in modo che un futuro presidente, altro da Biden, sia costretto a non deviare dalle direttrici attuali.
Così il rapporto con la Cina dovrebbe proseguire su binari conflittuali, perseverando nel rischio di un conflitto aperto, e il confronto con la Russia continuerà, dal momento che l’America sta già immaginando il futuro di Kiev a “medio e lungo termine”, per un ausilio che sia più sostenibile, in cui si riesca a “costruire un esercito di livello mondiale” (prospettiva allarmante…).
La Russia, ha detto Blinken, non deve illudersi di poter “sopravvivere all’Ucraina e a noi” (cioè agli Stati Uniti), dove va sottolineato quel “sopravvivere”, che fa della guerra in corso un conflitto esistenziale.
Proprio l’estremismo della narrazione riguardo alla guerra ucraina è il focus di un articolo di Branko Marcetic su Responsible Statecraft. “A causa della retorica iperbolica” di questa guerra, atta a sostenere la necessità di aiutare in tutti i modi Kiev, scrive Marcetic, “l’opinione pubblica è stata indotta a pensare che l’esito della guerra non riguardi solo Kiev e la sua riconquista del territorio perduto, ma abbia una posta in gioco esistenziale, per la sicurezza degli Stati Uniti, per l’intero ordine globale e persino per la stessa democrazia”.
Quindi “sciogliere gli Stati Uniti dalla guerra” richiederà che questi ultimi virino drasticamente da tale linea che vede il “futuro della stessa pace globale e della democrazia legato alla sconfitta russa […]. Questi discorsi massimalisti in questo momento sono il pensiero dominante del panorama politico statunitense”.
Leggi l’articolo su Piccole Note:
bit.ly/3qxAQ28
“Blinken e Biden stanno costruendo un quadro di politica estera destinato a durare nel tempo”. Questo il titolo di un articolo di David Ignatius pubblicato sul Washington Post nel quale si spiega che, mentre la mannaia giudiziaria continua a imperversare su Trump – siamo alla quarta incriminazione –, il duo in questione sta fissando le fondamenta della politica estera americana in modo che un futuro presidente, altro da Biden, sia costretto a non deviare dalle direttrici attuali.
Così il rapporto con la Cina dovrebbe proseguire su binari conflittuali, perseverando nel rischio di un conflitto aperto, e il confronto con la Russia continuerà, dal momento che l’America sta già immaginando il futuro di Kiev a “medio e lungo termine”, per un ausilio che sia più sostenibile, in cui si riesca a “costruire un esercito di livello mondiale” (prospettiva allarmante…).
La Russia, ha detto Blinken, non deve illudersi di poter “sopravvivere all’Ucraina e a noi” (cioè agli Stati Uniti), dove va sottolineato quel “sopravvivere”, che fa della guerra in corso un conflitto esistenziale.
Proprio l’estremismo della narrazione riguardo alla guerra ucraina è il focus di un articolo di Branko Marcetic su Responsible Statecraft. “A causa della retorica iperbolica” di questa guerra, atta a sostenere la necessità di aiutare in tutti i modi Kiev, scrive Marcetic, “l’opinione pubblica è stata indotta a pensare che l’esito della guerra non riguardi solo Kiev e la sua riconquista del territorio perduto, ma abbia una posta in gioco esistenziale, per la sicurezza degli Stati Uniti, per l’intero ordine globale e persino per la stessa democrazia”.
Quindi “sciogliere gli Stati Uniti dalla guerra” richiederà che questi ultimi virino drasticamente da tale linea che vede il “futuro della stessa pace globale e della democrazia legato alla sconfitta russa […]. Questi discorsi massimalisti in questo momento sono il pensiero dominante del panorama politico statunitense”.
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Piccole Note
La guerra ucraina: una questione di prestigio...
La Russia, ha detto Blinken, non deve illudersi di poter "sopravvivere all'Ucraina e a noi" (cioè agli Stati Uniti), dove va sottolineato quel "sopravvivere",
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L'INCENDIO DI MAUI: ANCORA TANTO DA CHIARIRE...
Il bilancio delle vittime di Maui è il più alto registrato negli incendi degli USA nell’ultimo secolo. 106 le vittime identificate a oggi: numero destinato a salire. “Tutto questo ricorda quanto si osserva in una zona di guerra o quanto abbiamo visto l’11 settembre”, ha dichiarato il governatore delle Hawaii Josh Green. Ancora da chiarire le cause del disastro, ma sembra che si tratti di una combinazione di più fattori. Le fiamme hanno incenerito Lahaina,- nell'Ottocento capitale del Regno delle Hawaii prima che la capitale si spostasse a Honolulu (luogo dello storico attacco di Pearl Harbour).
A fare della tragedia un’ecatombe hanno contribuito altri fattori. Quando è stato avvistato il primo focolaio, che si era sviluppato su una collina sopra Lahaina, “i vigili del fuoco accorsi a sono rimasti sgomenti nello scoprire che i loro idranti stavano iniziando a esaurirsi”.
“La pressione dell’acqua era un problema continuo”, ha dichiarato un vigile del fuoco. “I problemi relativi alla scarsità di acqua sono stati aggravati da altri, dal momento che molti cittadini [di Lahaina] hanno detto di non aver ricevuto l’ordine di evacuazione e le sirene installate per allarmare in caso di emergenze simili non hanno suonato”.
“Le Hawaii, infatti, vantano quello che viene descritto come il più imponente sistema di sirene di allarme all’aperto del mondo”. Resta la sensazione diffusa tra i cittadini delle Hawaii che tanto poteva essere evitato.
Leggi l’articolo sul Piccole Note:
bit.ly/44f7IdA
Il bilancio delle vittime di Maui è il più alto registrato negli incendi degli USA nell’ultimo secolo. 106 le vittime identificate a oggi: numero destinato a salire. “Tutto questo ricorda quanto si osserva in una zona di guerra o quanto abbiamo visto l’11 settembre”, ha dichiarato il governatore delle Hawaii Josh Green. Ancora da chiarire le cause del disastro, ma sembra che si tratti di una combinazione di più fattori. Le fiamme hanno incenerito Lahaina,- nell'Ottocento capitale del Regno delle Hawaii prima che la capitale si spostasse a Honolulu (luogo dello storico attacco di Pearl Harbour).
A fare della tragedia un’ecatombe hanno contribuito altri fattori. Quando è stato avvistato il primo focolaio, che si era sviluppato su una collina sopra Lahaina, “i vigili del fuoco accorsi a sono rimasti sgomenti nello scoprire che i loro idranti stavano iniziando a esaurirsi”.
“La pressione dell’acqua era un problema continuo”, ha dichiarato un vigile del fuoco. “I problemi relativi alla scarsità di acqua sono stati aggravati da altri, dal momento che molti cittadini [di Lahaina] hanno detto di non aver ricevuto l’ordine di evacuazione e le sirene installate per allarmare in caso di emergenze simili non hanno suonato”.
“Le Hawaii, infatti, vantano quello che viene descritto come il più imponente sistema di sirene di allarme all’aperto del mondo”. Resta la sensazione diffusa tra i cittadini delle Hawaii che tanto poteva essere evitato.
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Piccole Note
L'incendio di Maui: ancora tanto da chiarire...
Il bilancio delle vittime di Maui è il più alto registrato negli incendi che hanno imperversato negli Stati Uniti nell'ultimo secolo. Finora sono state
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UCRAINA: I TRE NIET USA ALLA FINE DELLA GUERRA
Articolo storico quello di Ted Snider pubblicato su The American Conservative del 16 agosto. Ne pubblichiamo ampi stralci.
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di far aderire l'Ucraina alla NATO".
Primo tentativo di pace: il primo, Zelensky
Così Zelensky: "Non abbiamo paura di parlare con la Russia. Non abbiamo paura di parlare delle garanzie di sicurezza per il nostro stato. Non abbiamo paura di parlare della possibilità di uno stato neutrale. Non siamo nella NATO adesso... Dobbiamo parlare della fine dell'invasione. Dobbiamo parlare di un cessate il fuoco".
Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, aveva confermato: "l'Ucraina vuole la pace ed è pronta per un negoziato con la Russia, anche sullo status neutrale in rapporto alla NATO". Interpellato dalla alla Reuters il 25 febbraio aveva detto: “Se i colloqui sono possibili, si devono fare. Se a Mosca dicono di voler negoziare, anche sullo status neutrale, non abbiamo timore di farlo. Possiamo parlare anche di questo".
"[...] Il 27 febbraio, a soli tre giorni dall'inizio della guerra, Russia e Ucraina hanno così annunciato che avrebbero tenuto dei colloqui in Bielorussia. La delegazione ucraina vi giungeva con la volontà di negoziare la neutralità. Infatti, Zelensky aveva dichiarato: 'Abbiamo concordato che la delegazione ucraina s'incontrerà con quella russa senza precondizioni'".
"Dopo il primo round negoziale, le due delegazioni tornarono in patria per consultazioni, dopo aver però già focalizzato i temi prioritari [dell'accordo]. A incoraggiare le aspettative, l'intesa per un secondo round [...] svolti in Bielorussia, al confine tra Bielorussia e Ucraina, il 3 marzo".
"Sebbene l'Ucraina fosse disposta a discutere la neutralità e 'la fine dell'invasione', gli Stati Uniti non lo erano affatto. Il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui Zelensky aveva dichiarato di 'non aver paura di parlare con la Russia' e di 'non aver paura di parlare di neutralità del suo stato', il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, in una conferenza stampa, dichiarava: '[...] Osserviamo che Mosca suggerisce l'avvio di contatti diplomatici mentre ha i fucili spianati e mentre i razzi, i mortai e l'artiglieria di Mosca prendono di mira il popolo ucraino. Questa non è vera diplomazia. Queste non sono le condizioni per una vera diplomazia'. Gli Stati Uniti hanno detto no ai colloqui con la Bielorussia", conclude Snider.
Leggi l’articolo su Piccole Note:
bit.ly/45BKM9L
Articolo storico quello di Ted Snider pubblicato su The American Conservative del 16 agosto. Ne pubblichiamo ampi stralci.
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di far aderire l'Ucraina alla NATO".
Primo tentativo di pace: il primo, Zelensky
Così Zelensky: "Non abbiamo paura di parlare con la Russia. Non abbiamo paura di parlare delle garanzie di sicurezza per il nostro stato. Non abbiamo paura di parlare della possibilità di uno stato neutrale. Non siamo nella NATO adesso... Dobbiamo parlare della fine dell'invasione. Dobbiamo parlare di un cessate il fuoco".
Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, aveva confermato: "l'Ucraina vuole la pace ed è pronta per un negoziato con la Russia, anche sullo status neutrale in rapporto alla NATO". Interpellato dalla alla Reuters il 25 febbraio aveva detto: “Se i colloqui sono possibili, si devono fare. Se a Mosca dicono di voler negoziare, anche sullo status neutrale, non abbiamo timore di farlo. Possiamo parlare anche di questo".
"[...] Il 27 febbraio, a soli tre giorni dall'inizio della guerra, Russia e Ucraina hanno così annunciato che avrebbero tenuto dei colloqui in Bielorussia. La delegazione ucraina vi giungeva con la volontà di negoziare la neutralità. Infatti, Zelensky aveva dichiarato: 'Abbiamo concordato che la delegazione ucraina s'incontrerà con quella russa senza precondizioni'".
"Dopo il primo round negoziale, le due delegazioni tornarono in patria per consultazioni, dopo aver però già focalizzato i temi prioritari [dell'accordo]. A incoraggiare le aspettative, l'intesa per un secondo round [...] svolti in Bielorussia, al confine tra Bielorussia e Ucraina, il 3 marzo".
"Sebbene l'Ucraina fosse disposta a discutere la neutralità e 'la fine dell'invasione', gli Stati Uniti non lo erano affatto. Il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui Zelensky aveva dichiarato di 'non aver paura di parlare con la Russia' e di 'non aver paura di parlare di neutralità del suo stato', il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, in una conferenza stampa, dichiarava: '[...] Osserviamo che Mosca suggerisce l'avvio di contatti diplomatici mentre ha i fucili spianati e mentre i razzi, i mortai e l'artiglieria di Mosca prendono di mira il popolo ucraino. Questa non è vera diplomazia. Queste non sono le condizioni per una vera diplomazia'. Gli Stati Uniti hanno detto no ai colloqui con la Bielorussia", conclude Snider.
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Piccole Note
Ucraina: i tre niet USA alla fine della guerra
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di
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INTELLIGENCE USA: LA CONTROFFENSIVA DI KIEV È FALLITA
“I funzionari dell’intelligence USA non si aspettano che, nel corso della controffensiva, l’Ucraina raggiunga la città di Melitopol occupata dai russi, hanno riferito fonti che hanno familiarità con un documento riservato che riferisce sulle prospettive future. Melitopol si trova all’incrocio di due importanti autostrade e di una linea ferroviaria che consentono alla Russia di spostare truppe e rifornimenti dalla penisola di Crimea agli altri territori occupati nell’Ucraina meridionale […] Se non riusciranno a cacciare le truppe russe da Melitopol, ciò vorrà dire che l’Ucraina non ha raggiunto uno degli obiettivi chiave della controffensiva in corso: tagliare il ponte di terra che collega la Russia alla penisola di Crimea”. Così sul Washington Post di oggi.
In realtà, tagliare il ponte di terra in questione non è uno degli obiettivi chiave dell’offensiva, è stato ed è l’obiettivo unico. Non potendo conseguire tale obiettivo, l’offensiva ucraina è fallita.
Ma questo si sapeva. L’intelligence USA ci è arrivata solo adesso, denotando poca intelligence oppure che le sue analisi sono fortemente influenzate dai falchi, che vogliono a tutti i costi previsioni trionfalistiche.
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una possibile, anzi sicura, vittoria di Kiev, cosa alla quale nei piani alti non credeva nessuno. Un attacco inutile dal punto di vista strategico, ma forzato a tutti i costi per impedire che la dura realtà costringesse le parti all’inevitabile negoziato. Per alimentare tale narrazione trionfalistica, ieri tutti i media internazionali hanno rilanciato a sirene spiegate la prima vittoria delle forze di Kiev, la conquista di Urozhaine, come se avessero vinto la battaglia di Stalingrado. In realtà, si tratta di una vittoria secondaria – si tratta di un villaggio di mille abitanti – ottenuta a prezzo di immani sacrifici.
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“I funzionari dell’intelligence USA non si aspettano che, nel corso della controffensiva, l’Ucraina raggiunga la città di Melitopol occupata dai russi, hanno riferito fonti che hanno familiarità con un documento riservato che riferisce sulle prospettive future. Melitopol si trova all’incrocio di due importanti autostrade e di una linea ferroviaria che consentono alla Russia di spostare truppe e rifornimenti dalla penisola di Crimea agli altri territori occupati nell’Ucraina meridionale […] Se non riusciranno a cacciare le truppe russe da Melitopol, ciò vorrà dire che l’Ucraina non ha raggiunto uno degli obiettivi chiave della controffensiva in corso: tagliare il ponte di terra che collega la Russia alla penisola di Crimea”. Così sul Washington Post di oggi.
In realtà, tagliare il ponte di terra in questione non è uno degli obiettivi chiave dell’offensiva, è stato ed è l’obiettivo unico. Non potendo conseguire tale obiettivo, l’offensiva ucraina è fallita.
Ma questo si sapeva. L’intelligence USA ci è arrivata solo adesso, denotando poca intelligence oppure che le sue analisi sono fortemente influenzate dai falchi, che vogliono a tutti i costi previsioni trionfalistiche.
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una possibile, anzi sicura, vittoria di Kiev, cosa alla quale nei piani alti non credeva nessuno. Un attacco inutile dal punto di vista strategico, ma forzato a tutti i costi per impedire che la dura realtà costringesse le parti all’inevitabile negoziato. Per alimentare tale narrazione trionfalistica, ieri tutti i media internazionali hanno rilanciato a sirene spiegate la prima vittoria delle forze di Kiev, la conquista di Urozhaine, come se avessero vinto la battaglia di Stalingrado. In realtà, si tratta di una vittoria secondaria – si tratta di un villaggio di mille abitanti – ottenuta a prezzo di immani sacrifici.
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Kiev
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una
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L'ECOWAS SI PREPARA A INVADERE IL NIGER
Nonostante i disastri che si profilano all'orizzonte, pochi leader politici delle nazioni europee hanno dichiarato pubblicamente la loro netta opposizione a questa avventura militare. Come se fosse qualcosa di fastidiosamente secondario. Sono gli stessi leader che si dicono addolorati per la sorte del popolo ucraino...
A proposito di questa indifferenza dei politici e dei media della UE, va notato che gli artisti della propaganda hanno impiegato un usuale escamotage semantico per diminuire la portata di quanto sembra profilarsi all'orizzonte.
Mentre per la guerra ucraina si parla ossessivamente di "invasione russa", per la possibile guerra in Niger si usa l'espressione "intervento armato" (così è stata definita anche l'invasione dell'Iraq e le altre recenti guerre d'Occidente).
Peraltro, anche l'intervento russo in Ucraina deve la sua genesi a un golpe, quello di piazza Maidan, che ha portato al governo politici sempre più proni ai desiderata d'Occidente e sempre più ostili a Mosca.
La "brutale e non provocata invasione russa" è stato il refrain che ha accompagnato ossessivamente il conflitto ucraino. La brutale e non provocata invasione del Niger da parte delle truppe dell'ECOWAS, supportate dalla NATO, vedrà tutt'altra narrazione.
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bit.ly/3P2OvYm
Nonostante i disastri che si profilano all'orizzonte, pochi leader politici delle nazioni europee hanno dichiarato pubblicamente la loro netta opposizione a questa avventura militare. Come se fosse qualcosa di fastidiosamente secondario. Sono gli stessi leader che si dicono addolorati per la sorte del popolo ucraino...
A proposito di questa indifferenza dei politici e dei media della UE, va notato che gli artisti della propaganda hanno impiegato un usuale escamotage semantico per diminuire la portata di quanto sembra profilarsi all'orizzonte.
Mentre per la guerra ucraina si parla ossessivamente di "invasione russa", per la possibile guerra in Niger si usa l'espressione "intervento armato" (così è stata definita anche l'invasione dell'Iraq e le altre recenti guerre d'Occidente).
Peraltro, anche l'intervento russo in Ucraina deve la sua genesi a un golpe, quello di piazza Maidan, che ha portato al governo politici sempre più proni ai desiderata d'Occidente e sempre più ostili a Mosca.
La "brutale e non provocata invasione russa" è stato il refrain che ha accompagnato ossessivamente il conflitto ucraino. La brutale e non provocata invasione del Niger da parte delle truppe dell'ECOWAS, supportate dalla NATO, vedrà tutt'altra narrazione.
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Piccole Note
L'ECOWAS si prepara a invadere il Niger
I Capi di Stato maggiore dei Paesi dell'ECOWAS si sono riuniti il 16 e 17 agosto ad Accra (Ghana) per organizzare un contingente militare congiunto in vista
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INTELLIGENCE USA: LA CONTROFFENSIVA DI KIEV È FALLITA
“I funzionari dell’intelligence USA non si aspettano che, nel corso della controffensiva, l’Ucraina raggiunga la città di Melitopol occupata dai russi, hanno riferito fonti che hanno familiarità con un documento riservato che riferisce sulle prospettive future. Melitopol si trova all’incrocio di due importanti autostrade e di una linea ferroviaria che consentono alla Russia di spostare truppe e rifornimenti dalla penisola di Crimea agli altri territori occupati nell’Ucraina meridionale […] Se non riusciranno a cacciare le truppe russe da Melitopol, ciò vorrà dire che l’Ucraina non ha raggiunto uno degli obiettivi chiave della controffensiva in corso: tagliare il ponte di terra che collega la Russia alla penisola di Crimea”. Così sul Washington Post di oggi.
In realtà, tagliare il ponte di terra in questione non è uno degli obiettivi chiave dell’offensiva, è stato ed è l’obiettivo unico. Non potendo conseguire tale obiettivo, l’offensiva ucraina è fallita.
Ma questo si sapeva. L’intelligence USA ci è arrivata solo adesso, denotando poca intelligence oppure che le sue analisi sono fortemente influenzate dai falchi, che vogliono a tutti i costi previsioni trionfalistiche.
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una possibile, anzi sicura, vittoria di Kiev, cosa alla quale nei piani alti non credeva nessuno. Un attacco inutile dal punto di vista strategico, ma forzato a tutti i costi per impedire che la dura realtà costringesse le parti all’inevitabile negoziato. Per alimentare tale narrazione trionfalistica, ieri tutti i media internazionali hanno rilanciato a sirene spiegate la prima vittoria delle forze di Kiev, la conquista di Urozhaine, come se avessero vinto la battaglia di Stalingrado. In realtà, si tratta di una vittoria secondaria – si tratta di un villaggio di mille abitanti – ottenuta a prezzo di immani sacrifici.
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“I funzionari dell’intelligence USA non si aspettano che, nel corso della controffensiva, l’Ucraina raggiunga la città di Melitopol occupata dai russi, hanno riferito fonti che hanno familiarità con un documento riservato che riferisce sulle prospettive future. Melitopol si trova all’incrocio di due importanti autostrade e di una linea ferroviaria che consentono alla Russia di spostare truppe e rifornimenti dalla penisola di Crimea agli altri territori occupati nell’Ucraina meridionale […] Se non riusciranno a cacciare le truppe russe da Melitopol, ciò vorrà dire che l’Ucraina non ha raggiunto uno degli obiettivi chiave della controffensiva in corso: tagliare il ponte di terra che collega la Russia alla penisola di Crimea”. Così sul Washington Post di oggi.
In realtà, tagliare il ponte di terra in questione non è uno degli obiettivi chiave dell’offensiva, è stato ed è l’obiettivo unico. Non potendo conseguire tale obiettivo, l’offensiva ucraina è fallita.
Ma questo si sapeva. L’intelligence USA ci è arrivata solo adesso, denotando poca intelligence oppure che le sue analisi sono fortemente influenzate dai falchi, che vogliono a tutti i costi previsioni trionfalistiche.
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una possibile, anzi sicura, vittoria di Kiev, cosa alla quale nei piani alti non credeva nessuno. Un attacco inutile dal punto di vista strategico, ma forzato a tutti i costi per impedire che la dura realtà costringesse le parti all’inevitabile negoziato. Per alimentare tale narrazione trionfalistica, ieri tutti i media internazionali hanno rilanciato a sirene spiegate la prima vittoria delle forze di Kiev, la conquista di Urozhaine, come se avessero vinto la battaglia di Stalingrado. In realtà, si tratta di una vittoria secondaria – si tratta di un villaggio di mille abitanti – ottenuta a prezzo di immani sacrifici.
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Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una
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UCRAINA: I TRE NIET USA ALLA FINE DELLA GUERRA
Riproponiamo l'articolo di Ted Snider su The American Conservative del 16 agosto, pubblicandone ampi stralci.
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di far aderire l'Ucraina alla NATO".
Primo tentativo di pace: il primo, Zelensky
Così Zelensky: "Non abbiamo paura di parlare con la Russia. Non abbiamo paura di parlare delle garanzie di sicurezza per il nostro stato. Non abbiamo paura di parlare della possibilità di uno stato neutrale. Non siamo nella NATO adesso... Dobbiamo parlare della fine dell'invasione. Dobbiamo parlare di un cessate il fuoco".
Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, aveva confermato: "l'Ucraina vuole la pace ed è pronta per un negoziato con la Russia, anche sullo status neutrale in rapporto alla NATO". Interpellato dalla alla Reuters il 25 febbraio aveva detto: “Se i colloqui sono possibili, si devono fare. Se a Mosca dicono di voler negoziare, anche sullo status neutrale, non abbiamo timore di farlo. Possiamo parlare anche di questo".
"[...] Il 27 febbraio, a soli tre giorni dall'inizio della guerra, Russia e Ucraina hanno così annunciato che avrebbero tenuto dei colloqui in Bielorussia. La delegazione ucraina vi giungeva con la volontà di negoziare la neutralità. Infatti, Zelensky aveva dichiarato: 'Abbiamo concordato che la delegazione ucraina s'incontrerà con quella russa senza precondizioni'".
"Dopo il primo round negoziale, le due delegazioni tornarono in patria per consultazioni, dopo aver però già focalizzato i temi prioritari [dell'accordo]. A incoraggiare le aspettative, l'intesa per un secondo round [...] svolti in Bielorussia, al confine tra Bielorussia e Ucraina, il 3 marzo".
"Sebbene l'Ucraina fosse disposta a discutere la neutralità e 'la fine dell'invasione', gli Stati Uniti non lo erano affatto. Il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui Zelensky aveva dichiarato di 'non aver paura di parlare con la Russia' e di 'non aver paura di parlare di neutralità del suo stato', il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, in una conferenza stampa, dichiarava: '[...] Osserviamo che Mosca suggerisce l'avvio di contatti diplomatici mentre ha i fucili spianati e mentre i razzi, i mortai e l'artiglieria di Mosca prendono di mira il popolo ucraino. Questa non è vera diplomazia. Queste non sono le condizioni per una vera diplomazia'. Gli Stati Uniti hanno detto no ai colloqui con la Bielorussia", conclude Snider.
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Riproponiamo l'articolo di Ted Snider su The American Conservative del 16 agosto, pubblicandone ampi stralci.
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di far aderire l'Ucraina alla NATO".
Primo tentativo di pace: il primo, Zelensky
Così Zelensky: "Non abbiamo paura di parlare con la Russia. Non abbiamo paura di parlare delle garanzie di sicurezza per il nostro stato. Non abbiamo paura di parlare della possibilità di uno stato neutrale. Non siamo nella NATO adesso... Dobbiamo parlare della fine dell'invasione. Dobbiamo parlare di un cessate il fuoco".
Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, aveva confermato: "l'Ucraina vuole la pace ed è pronta per un negoziato con la Russia, anche sullo status neutrale in rapporto alla NATO". Interpellato dalla alla Reuters il 25 febbraio aveva detto: “Se i colloqui sono possibili, si devono fare. Se a Mosca dicono di voler negoziare, anche sullo status neutrale, non abbiamo timore di farlo. Possiamo parlare anche di questo".
"[...] Il 27 febbraio, a soli tre giorni dall'inizio della guerra, Russia e Ucraina hanno così annunciato che avrebbero tenuto dei colloqui in Bielorussia. La delegazione ucraina vi giungeva con la volontà di negoziare la neutralità. Infatti, Zelensky aveva dichiarato: 'Abbiamo concordato che la delegazione ucraina s'incontrerà con quella russa senza precondizioni'".
"Dopo il primo round negoziale, le due delegazioni tornarono in patria per consultazioni, dopo aver però già focalizzato i temi prioritari [dell'accordo]. A incoraggiare le aspettative, l'intesa per un secondo round [...] svolti in Bielorussia, al confine tra Bielorussia e Ucraina, il 3 marzo".
"Sebbene l'Ucraina fosse disposta a discutere la neutralità e 'la fine dell'invasione', gli Stati Uniti non lo erano affatto. Il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui Zelensky aveva dichiarato di 'non aver paura di parlare con la Russia' e di 'non aver paura di parlare di neutralità del suo stato', il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, in una conferenza stampa, dichiarava: '[...] Osserviamo che Mosca suggerisce l'avvio di contatti diplomatici mentre ha i fucili spianati e mentre i razzi, i mortai e l'artiglieria di Mosca prendono di mira il popolo ucraino. Questa non è vera diplomazia. Queste non sono le condizioni per una vera diplomazia'. Gli Stati Uniti hanno detto no ai colloqui con la Bielorussia", conclude Snider.
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Piccole Note
Ucraina: i tre niet USA alla fine della guerra
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di
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PICCOLE NOTE: UNA SETTIMANA DI VACANZA
Piccole Note va in vacanza per una settimana. Presumibilmente, pur tenendoci aggiornati, non scriveremo ulteriori note, a meno di urgenze che ritenessimo improcrastinabili (è capitato, purtroppo, nel corso di altre ferie, anche perché agosto è da tempo una finestra di opportunità per scatenare il nervosismo geopolitico).
Un'occasione per tirare il fiato e per ringraziare i nostri lettori, il cui numero si è incrementato negli ultimi mesi in maniera che ci ha felicemente sorpreso. Siamo un piccolo sito, non nutriamo velleità superiori alle nostre forze, ma è di conforto vedere certa attenzione al nostro lavoro, come denotano anche le e-mail ricevute. Un aiuto a perseverare. Grazie, a presto.
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Piccole Note va in vacanza per una settimana. Presumibilmente, pur tenendoci aggiornati, non scriveremo ulteriori note, a meno di urgenze che ritenessimo improcrastinabili (è capitato, purtroppo, nel corso di altre ferie, anche perché agosto è da tempo una finestra di opportunità per scatenare il nervosismo geopolitico).
Un'occasione per tirare il fiato e per ringraziare i nostri lettori, il cui numero si è incrementato negli ultimi mesi in maniera che ci ha felicemente sorpreso. Siamo un piccolo sito, non nutriamo velleità superiori alle nostre forze, ma è di conforto vedere certa attenzione al nostro lavoro, come denotano anche le e-mail ricevute. Un aiuto a perseverare. Grazie, a presto.
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Piccole Note
vacanza
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🌐🇷🇺BRICS E PRIGOZHIN: DI STORIA E CRONACA NERA
Al netto delle sciocchezze e delle manovre, l’assassinio di Prigozhin è stato un segnale alto e forte contro l’attivismo russo sulla scena mondiale. In particolare si voleva inviare un segnale ai Brics, che proprio in quel giorno annunciavano l’ingresso nel loro organismo di sei nuovi Paesi: Argentina, Egitto, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Iran ed Etiopia.
Una vera e propria rivoluzione geopolitica, l’emergere plastico di un nuovo ordine mondiale alternativo a quello post ’89, che consegna agli Usa l’egemonia globale. Peraltro, l’ingresso simultaneo di Riad, Il Cairo, Teheran e Abu Dhabi porta a compimento il nuovo corso del Medio oriente, iniziato alcuni mesi fa con la distensione tra i Paesi del Golfo e l’Iran.
Non solo, intervenendo online alla riunione, Putin aveva dichiarato che ormai la de-dollarizzazione nei Paesi Brics è “irreversibile”. Si può immaginare quanto tutto ciò abbia irritato l’Occidente, dal momento che il dollaro resta ancora l’arma più potente dell’Imperium tecno-finanziario.
La morte di Prigozhin, oltre che uno scopo geopolitico e militare aveva anche un obiettivo mediatico, quello di oscurare quanto avvenuto nella riunione dei Brics in Sudafrica, che in tal modo è passato in sordina…🇷🇺🌐
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Al netto delle sciocchezze e delle manovre, l’assassinio di Prigozhin è stato un segnale alto e forte contro l’attivismo russo sulla scena mondiale. In particolare si voleva inviare un segnale ai Brics, che proprio in quel giorno annunciavano l’ingresso nel loro organismo di sei nuovi Paesi: Argentina, Egitto, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, Iran ed Etiopia.
Una vera e propria rivoluzione geopolitica, l’emergere plastico di un nuovo ordine mondiale alternativo a quello post ’89, che consegna agli Usa l’egemonia globale. Peraltro, l’ingresso simultaneo di Riad, Il Cairo, Teheran e Abu Dhabi porta a compimento il nuovo corso del Medio oriente, iniziato alcuni mesi fa con la distensione tra i Paesi del Golfo e l’Iran.
Non solo, intervenendo online alla riunione, Putin aveva dichiarato che ormai la de-dollarizzazione nei Paesi Brics è “irreversibile”. Si può immaginare quanto tutto ciò abbia irritato l’Occidente, dal momento che il dollaro resta ancora l’arma più potente dell’Imperium tecno-finanziario.
La morte di Prigozhin, oltre che uno scopo geopolitico e militare aveva anche un obiettivo mediatico, quello di oscurare quanto avvenuto nella riunione dei Brics in Sudafrica, che in tal modo è passato in sordina…🇷🇺🌐
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Piccole Note
L'assassinio di Prigozhin: la cronaca nera e la storia
Dalla Russia è arrivata la conferma della morte di Evgheny Prigozhin. Sabotaggio o bomba che sia, il comandante della Wagner è stato assassinato, associando
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🟥🇺🇦🇷🇺IGNATIUS: STALLO MA NIENTE CESSATE IL FUOCO
…Il punto è che gli obbiettivi di questa guerra sono divergenti. Le autorità di Kiev, almeno pubblicamente, hanno l’obiettivo di liberare l’Ucraina, la NATO quello di logorare la Russia, nulla importando che a tale scopo siano perse tante vite, evidentemente insignificanti….
…Insomma, il bagno di sangue registrato in questi mesi di attacchi infruttuosi non è sufficiente a placare la sete degli strateghi da poltrona dell’Impero…🇺🇦🇷🇺🟥
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…Il punto è che gli obbiettivi di questa guerra sono divergenti. Le autorità di Kiev, almeno pubblicamente, hanno l’obiettivo di liberare l’Ucraina, la NATO quello di logorare la Russia, nulla importando che a tale scopo siano perse tante vite, evidentemente insignificanti….
…Insomma, il bagno di sangue registrato in questi mesi di attacchi infruttuosi non è sufficiente a placare la sete degli strateghi da poltrona dell’Impero…🇺🇦🇷🇺🟥
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Piccole Note
Ignatius: la guerra ucraina proseguirà nel 2024
David Ignatius sul Washington Post del 27 agosto sostiene che l'amministrazione Biden valuta che la guerra ucraina "probabilmente proseguirà anche il prossimo
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