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a cura di Davide Malacaria
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🇮🇷🇮🇷🇮🇷 IRAN. TRUMP SI SGANCIA DA NETANYAHU E NEOCON E ACCETTA LA TREGUA

È stata la Cina a sostenere il lavorìo diplomatico dell'alleato Pakistan, capofila dei Paesi che hanno tentato di porre fine a questa follia, grazie al rapporto tra Islamabad e i Guardiani della rivoluzione.

Il cessate il fuoco è stato accolto con un sollievo quasi globale, dove quel quasi ha il suo peso, ma non oggi che l’Armageddon è svaporato. Decisiva la Cina, ha detto Trump a ragione. Pechino, infatti, era il convitato di pietra di questa guerra, dal momento che si voleva fiaccare colpendola nel cordone ombelicale che la lega al Medio oriente, anche se la spinta decisiva è stata di Netanyahu, nel suo sogno di demolire l’antagonista regionale per fare di Israele una potenza globale.

Infatti, è stata la Cina a sostenere il lavorìo diplomatico dell’alleato Pakistan, capofila dei Paesi che hanno tentato di porre fine a questa follia, grazie al rapporto tra Islamabad e i Guardiani della rivoluzione. Lavoro che alla fine ha prodotto i risultati sperati anche per un elemento che apparentemente era al di fuori dell’orizzonte di questa guerra, ma che aveva un peso decisivo.

Un fattore sottaciuto, ma che esisteva, tanto da baluginare di tanto in tanto in questi giorni come possibilità, seppur remota; una possibilità che ieri è esplosa in tutto il suo catastrofico potenziale, quando Trump ha minacciato di “cancellare la civiltà” iraniana.
Parole che tanti hanno immaginato, a ragione, preludessero all’uso dell’atomica…



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🇱🇧🇱🇧🇱🇧 NETANYAHU E LE TENEBRE ETERNE

In precedenza Netanyahu aveva scelto di evocare tematiche bibliche per le sue operazioni belliche, secondo un'interpretazione alquanto sanguinaria del sacro libro, stavolta ha optato per un esplicito satanismo, peraltro in tema con il propiziatorio sacrificio umano di massa consumato nel Paese dei cedri.

“Oscurità eterna”: le autorità israeliane non potevano scegliere un nome più precipuo per l’operazione lanciata ieri contro il Libano, che i jet dell’IDF hanno flagellato con un bombardamento intensivo che in soli dieci minuti ha provocato 254 morti e 1156 feriti (bilancio provvisorio).

Con questo appellativo hanno voluto dare un tocco di colore, ovviamente tenebroso, alle “guerre infinite” avviate nel post 11 settembre che l’aggressione di ieri intendeva rilanciare straziando, oltre che i libanesi, il cessate il fuoco appena annunciato da Trump.

E ciò sia perché violava uno dei fondamenti del cessate il fuoco concordato tra Iran e Usa e accettato da Tel Aviv, cioè che la tregua fosse estesa a tutta la regione, Libano compreso (Hezbollah che vi aveva aderito annullando propri attacchi), ma anche per la portata dell’aggressione, che non era di carattere militare, piuttosto mirata a consumare stragi indiscriminate, così da urgere una scomposta reazione iraniana.

Così ieri il Libano ha conosciuto una Pasqua di sangue, dal momento che l’attacco ha avuto luogo nell’Ottava di Pasqua. Un attacco in cui, per restare in tema di religione, le autorità israeliane hanno infine disvelato la vera natura della loro religiosità…


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GLI STATI UNITI IMPONGONO A NETANYAHU DI APRIRE NEGOZIATI COL LIBANO

"...È stato un fallimento terribile, il cui prezzo non è ancora stato pagato del tutto. È iniziato con l’idea megalomane che Israele possa rovesciare i regimi, è proseguito con l’illusione che la guerra sia la soluzione a ogni problema...ed è finito con il fallimento nel raggiungere anche un solo obiettivo bellico, neanche uno”

“È il più grande fallimento della sua vita, ben più eclatante del 7 ottobre. Il precedente fallimento di Benjamin Netanyahu ebbe molti padri; ma per questo, la responsabilità ricade interamente su di lui. Se il progetto di vita di Netanyahu era – e lo era – la lotta contro l’Iran, l’ossessione di un singolo uomo, questa guerra è il suo fiasco. Israele emerge da questa guerra più segnato di quanto appaia, più debole e più emarginato di prima. L’Iran ne esce malconcio ma rafforzato e sette volte più ricompensato”. Così inizia un articolo di Gideon Levy pubblicato su Haaretz.

“Ecco come si presenta la missione di una vita che è fallita. Netanyahu, che ha trascinato Israele in questa guerra, il primo ministro che martedì è stato costretto a porvi fine senza essere consultato, l’uomo che pensava che questa guerra lo avrebbe fatto entrare nei libri di storia come un salvatore, ha la piena e sola responsabilità del suo fallimento”.

“È stato un fallimento terribile, il cui prezzo non è ancora stato pagato del tutto…


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🇷🇺🇷🇺🇺🇦🇺🇦 UCRAINA. PUTIN E ZELENSKY: TREGUA PER LA PASQUA ORTODOSSA

Per la Pasqua ortodossa è possibile che vada a buon fine anche uno scambio di prigionieri, ipotesi alla quale sta lavorando Kyrylo Budanov, a capo dello staff di Zelensky, che a tale scopo ha preso contatti con Mosca. Ma è alquanto ovvio che i contatti con la Russia di Budanov non siano limitati solo a tale scambio.

Ieri Putin ha annunciato un cessate il fuoco per la Pasqua ortodossa che cade domenica prossima e Zelensky ha affermato che l’Ucraina farà altrettanto. È forse la prima volta dall’inizio del conflitto che si registra una tale concordanza, anche nei toni, con Zelensky che ha evitato le usuali esternazioni fuori registro. La tregua pasquale dovrebbe durare dalle 16 dell’11 aprile fino al tardo pomeriggio del 12 aprile.

Una cosa in sé minima, ma che nel contesto del conflitto ucraino ha una certa rilevanza, anche perché, secondo la ricostruzione di Strana, l’annuncio di Putin sarebbe arrivato in risposta a una sollecitazione ucraina, avvenuta il 6 aprile, nella quale si chiedeva la fine degli attacchi agli impianti energetici dei rispettivi Paesi, proposta che nasceva dalle pressioni di alcuni alleati di Kiev allarmati per la crisi energetica generata dalla guerra all’Iran.

In questi giorni anche lo scambio delle salme dei soldati defunti: 41 russi per 1000 ucraini. Un divario impressionante che racconta più di tante menate propagandistiche la realtà del teatro di guerra.

Certo, per i russi è più facile recuperare le salme dei propri soldati, dal momento che avanzano, mentre molte di quelle degli ucraini restano sul territorio occupato dal nemico, dinamica che impedisce di trarre indicazioni certe da tale divario.

Ma la sperequazione è talmente ampia che non lascia spazio a dubbi sul fatto che le vittime ucraine siano…


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🇱🇧🇱🇧🇱🇧 LE BOMBE SUL LIBANO E LA BARBARIE DELL'IMPERO

La minaccia di Trump, secondo AC, era "il punto di arrivo di un'ideologia alla quale gli Stati Uniti si sono legati sia sotto la presidenza di Joe Biden che di Trump: il sionismo e il progetto della Grande Israele, attraverso il sostegno statunitense al genocidio israeliano di Gaza e alla pulizia etnica della Cisgiordania e, di recente, con la guerra congiunta contro l'Iran".

Mentre scriviamo non è ancora chiaro se la delegazione iraniana si recherà a Islamabad per negoziare con il team americano, dal momento che Israele continua a bombardare il Libano nulla importando che la tregua concordata tra Trump e Teheran ricomprendeva anche il Paese dei cedri.

Sul punto l’editoriale di Dawn, uno dei più importanti media pakistani che, dopo aver ricordato che è stato Israele a “convincere gli Stati Uniti” a muovere guerra all’Iran, denuncia: “Ora sembra che Tel Aviv stia usando ogni mezzo possibile per garantire il fallimento del nascente processo di pace e la ripresa delle ostilità in Medio Oriente”.

Né tranquillizzano le dichiarazioni di Keir Starmer, il quale ha rivelato come in una telefonata con Trump abbiano parlato anche di “opzioni militari” per liberare lo Stretto di Hormuz, come a ripetere il copione dell’invasione irachena, quando Tony Blair, di cui l’attuale premier britannico è degno erede, convinse George W. Bush ad attaccare. Né tranquillizza che in America si inizi a lavorare su un sistema di registrazione per ripristinare la leva obbligatoria.

In attesa degli eventi, appare interessante lo scritto di Harrison Berger su The American conservative dal titolo: “Noi siamo barbari” che…


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IRAN-USA: LE DIFFICILI TRATTATIVE

Nutrita la squadra iraniana (71 i membri), guidata dal presidente del parlamento Mohammad Qalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araqchi, particolare che riflette sia la maggiore serietà di approccio di questi ultimi sia la diversa modalità di gestione del potere dei due Paesi: verticistico quella imperiale, partecipato quello iraniano.

Il mondo guarda a Islamabad dove sono arrivate le delegazioni americane e iraniane. Ristretta la squadra negoziale statunitense, all’immobiliarista pro-Israele Witkoff e al fantoccio di Netanyahu Kushner si è aggiunto il vicepresidente Vance, voluto da Teheran perché non legato a Israele e chiamato da Trump a guidare il team…

l fatto che le delegazioni siano giunte a Islamabad non era affatto scontato, dal momento che Israele ha fatto di tutto per evitarlo continuando a bombardare impunemente il Libano in violazione degli accordi stretti tra Washington e Teheran. Determinazione sulla quale non intendeva cedere, con la controparte che rifiutava di imbarcarsi per il Pakistan se non l’avesse fatto.

Per evitare che le trattative abortissero sul nascere Stati Uniti e Iran sono riusciti a spuntare un compromesso, con Washington che è riuscita a piegare in parte Israele: Tel Aviv ha accettato di non sganciare più bombe su Beirut, limitando le…


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I NEGOZIATI DI ISLAMABAD E LA BOMBA DI MELANIA TRUMP

A Islamabad si era quasi raggiunto un accordo, “ma quando eravamo arrivati a un passo dal siglare il ‘Memorandum d’intesa di Islamabad’ ci siamo imbattuti nel massimalismo, nel continuo mutare delle regole del gioco e nella chiusura”. Così il ministro...

…degli Esteri iraniano Abbas Aragchi.

Parole che indicano quanto avvenuto durante i colloqui, conclusi con Vance che, tornando in patria, ribadiva il massimalismo Usa del prendere o lasciare. Tre le interpretazioni dei fatti. Gli Stati Uniti hanno dato vita all’ennesima farsa, l’apertura a negoziati fasulli: di fatto, una pausa tattica delle ostilità per aver modo ricalibrare le strategie di guerra, guerra che non poteva continuare così come si stava dipanando perché l’Impero stava perdendo.

La seconda interpretazione è che gli Stati Uniti, accecati dalla solita Hubrys, intendessero ottenere per via negoziale quel che non gli era riuscito con le bombe, pretesa che si è scontrata con il muro iraniano, con Teheran intenzionata a ottenere almeno in parte quanto richiesto nella proposta inviata a Washington e da questa accettata. Infine, terza interpretazione, nel corso dei negoziati Trump ha subito tante e tali pressioni alle quali alla fine ha dovuto cedere, mandando all’aria tutto.

Probabilmente è un mix di queste interpretazioni…

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UNGHERIA-ISLAMABAD: LA VITTORIA DELLE GUERRE INFINITE

Oggi, peraltro, è previsto un incontro tra una delegazione libanese e una israeliana sul conflitto che oppone Tel Aviv a Hezbollah, le cui sorti Israele sta cercando di distaccare dal più ampio conflitto mediorientale contrapponendosi alla richiesta di Teheran per tenere unite le criticità.

Domenica è stata una giornata trionfale per il partito della guerra infinita, con il fallimento dei negoziati tra Iran e Israele che ha preceduto di poche ore la sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni ungheresi, sviluppo che dovrebbe prolungare la guerra ucraina. L’incendio che divampa lungo la linea di faglia che si allunga tra Oriente e Occidente ha avuto nuovo alimento.

Ma, anche se lo scacco alle possibilità di una distensione internazionale non è certo trascurabile, restano aperte opportunità, come dimostra la possibile apertura di un nuovo round negoziale tra Iran e Stati Uniti a Islamabad, che potrebbe aver luogo questo fine settimana…


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IRAN. TRATTATIVE IN CORSO, POSSIBILITÀ DI ACCORDO

Sembra che qualcosa si sia mosso veramente, perché indiscrezioni segnalano che anche in Libano c'è la possibilità di un cessate il fuoco. Così il Timesofisrael: "Netanyahu convocherà il gabinetto di sicurezza alle 20:00, presumibilmente per discutere di un possibile cessate il fuoco in Libano"

Trump dichiara che la guerra all’Iran è prossima alla fine, che un accordo è possibile, parole già sentite e smentite in passato, ma che vanno lette con quanto affermato dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei, che ha rivelato come i contatti tra i due Paesi non si siano interrotti dopo il fallimento di domenica scorsa e che una delegazione pakistana si sta dirigendo verso l’Iran a tale scopo.

Quest’ultimo particolare ha certa rilevanza, dal momento che finora la mediazione pakistana era stata discreta, l’interscambio dei messaggi Washington-Teheran tramite Islamabad era corso sottotraccia. Se si muove una delegazione vuol dire che sul tappeto ci sono novità significative.

Novità le segnala anche Axios: “I negoziatori statunitensi e iraniani hanno compiuto progressi nei colloqui, avvicinandosi a un accordo quadro per porre fine alla guerra, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi”…


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Forwarded from InsideOver
Media is too big
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La tortura sessuale sui detenuti palestinesi è una politica statale e organizzata approvata dalle autorità israeliane. Il nuovo report di Euromed Human Rights è sconvolgente: descrive l'abisso delle carceri israeliane in tutta la sua depravazione.

Si legge che lo stupro con oggetti e cani militari addestrati costituisce una politica statale organizzata, aiutata e incoraggiata dalla leadership israeliana.

Poi ci sono le testimonianze. Una donna è stata ripetutamente violentata da due soldati israeliani a Zedymann, una delle carceri più tristemente note del Paese. È stata filmata durante la violenza e i soldati hanno minacciato di divulgare quei video se non avesse collaborato. “Avrei preferito morire”, ha dichiarato, e ha paragonato l'uso sistematico della violenza sessuale a un altro genocidio.
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SOLITO NETANYAHU, SOLITO SABOTAGGIO DEI NEGOZIATI

Israele non si è limitata a rigettare la richiesta statunitense e iraniana, ma, bombardando un altro ponte sul fiume Litani, ha ribadito la sua determinazione a conservare il controllo sul Libano meridionale.

Nessun cessate il fuoco in Libano, anzi Israele è pronto anche a riprendere la guerra contro l’Iran. Così, il solito Netanyahu al termine del Consiglio di guerra che ieri sera si era riunito per decidere sul tema. Riunione sollecitata dagli Stati Uniti dopo l’incontro di Washington tra gli ambasciatori che rappresentano il Libano e Israele negli Usa che avrebbe dovuto preludere a tale sviluppo.

Un incontro salutato come storico, dal momento che si è “trattato del colloquio di più alto livello finora tenuto tra funzionari israeliani e libanesi, nonché il primo colloquio diretto tra i due Paesi da decenni”, come ricorda il Timesofisrael. Ma, in realtà, di storico aveva ben poco perché la situazione avrebbe richiesto una rappresentanza ben più significativa, limite che segnalava come la querelle sulla tregua si giocava su altri tavoli…

…Che il nodo da sciogliere per progredire nei colloqui con Teheran sia, più che il nucleare iraniano, la tregua in Libano lo ha riaffermato ieri il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Baqer Qalibaf in una telefonata con il suo omologo libanese Nabih Berri, esponente di Hamal, l’ala politica di Hezbollah…


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LE TRATTATIVE DI ISLAMABAD E L'OSTENTAZIONE DEL POTERE IMPERIALE

Ennesimo braccio di ferro incrementato dall'attacco a un mercantile iraniano, al quale Teheran ha preannunciato una risposta. Mentre scriviamo non è chiaro se tutto ciò farà collassare le trattative.

Incertezza sui negoziati di Islamabad, con Trump che afferma che la squadra negoziale americana vi si recherà per chiudere, altrimenti minaccia sfracelli contro l’Iran, mentre Teheran insiste sul fatto che l’America debba togliere il blocco ai suoi porti se vuol dialogare. Una richiesta legittima, che intende rendere edotta la controparte sul fatto che trattare esercitando la massima pressione, come usa l’amministrazione Trump, non può essere accettata.

Ennesimo braccio di ferro incrementato dall’attacco a un mercantile iraniano, al quale Teheran ha preannunciato una risposta. Mentre scriviamo non è chiaro se tutto ciò farà collassare le trattative. Le possibilità ci sono, soprattutto per l’arroganza americana, che ha attaccato in maniera del tutto arbitraria l’Iran e ora pretende di dettare le dinamiche dei negoziati e i suoi esiti.

La propensione a tutelare i propri interessi con la Forza non è nuova per l’Impero americano. Lo ha sempre fatto dal dopoguerra in poi, anche se declinando tale posa muscolare in modalità più riservate, solo a volte arrivando a sganciar bombe. Quel che è nuovo è l’ostentazione della brutalità, laddove un tempo l’esercizio della forza era nascosto da stratificazioni di propaganda.

Come nuovo è il rigetto della diplomazia, che…


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GUERRA UCRAINA: L'EUROPA DEVE RICONSIDERARE I PROPRI RISCHI

"Da oltre una generazione, un profondo inganno strategico si è radicato in tutta l'Europa occidentale: la convinzione che il continente e coloro che gravitano nella sua orbita istituzionale siano al di fuori della portata di rappresaglie significative...

La macelleria ucraina prosegue il suo corso e le armi prodotte in Occidente continuano a fuire verso Kiev colpendo obiettivi e personale russo sia in Ucraina che in Russia. Mosca finora ha accettato tale situazione limitandosi a colpire le armi e i mercenari inviati dall’Occidente nei confini ucraini. Ma ciò potrebbe cambiare, come ha avvertito, in via indiretta il ministro degli Esteri Sergej Lavrov al Forum diplomatico di Antalya. In un discorso nel quale ha accolto con favore la possibilità di un rinnovato round negoziale sul conflitto, ha anche lanciato un avvertimento: “Alcuni potrebbero definirci una ‘tigre di carta’. Sconsiglierei questo tipo di paragoni. Abbiamo pazienza, ma a un certo punto la pazienza si esaurisce. Per fortuna nessuno sa esattamente dove si trovi questa linea rossa”.

Questo il commento di Ashes of Pompeii pubblicato sul sito del Ron Paul Institute: “Da oltre una generazione, un profondo inganno strategico si è radicato in tutta l’Europa occidentale: la convinzione che il continente e coloro che gravitano nella sua orbita istituzionale siano al di fuori della portata di rappresaglie significative. Non si tratta semplicemente di fiducia nella deterrenza; è una convinzione più profonda e pericolosa di invulnerabilità intrinseca”…


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L'OLOCAUSTO DEVE SPINGERE A OPPORSI AL MASSACRO DEI PALESTINESI

"...la visione israeliana dell'Olocausto mi è sembrata fin dall'inizio priva di qualsiasi dimensione morale universale e quindi anche priva di qualsiasi dimensione specificamente ebraica, poiché per me le dimensioni ebraica e universale dell'Olocausto sono inestricabilmente legate".

“Eppure, con il passare degli anni, mi è diventato sempre più chiaro che esiste un abisso tra la mia personale consapevolezza dell’Olocausto e quella israeliana. Fin da quando ho acquisito coscienza di ciò [quando vivevo] nella Kiev sovietica, il fondamento della mia comprensione della memoria dell’Olocausto è stato, anzitutto, morale – sia a livello nazionale che universale. Il fatto che il mostruoso regime nazista – ‘german-fascista’ nel linguaggio della propaganda sovietica – percepito persino nel discorso sovietico come il male personificato, abbia scelto il popolo ebraico come sua vittima suprema, ha fatto sì che gli ebrei, ai miei occhi, diventassero nemici del male assoluto”.

“Questo ruolo ha immediatamente conferito all’appartenenza a questo popolo profonde implicazioni morali: essere ebreo, ho concluso, significa essere l’opposto del male nazista per eccellenza, vale a dire aderire ai valori dell’umanesimo e della giustizia e opporsi al nazionalismo, al razzismo e alla xenofobia […]. Al contrario, la visione israeliana dell’Olocausto mi è sembrata fin dall’inizio priva di qualsiasi dimensione morale universale e quindi anche priva di qualsiasi dimensione specificamente ebraica, poiché per me le dimensioni ebraica e universale dell’Olocausto sono inestricabilmente legate”….


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IRAN. TREGUA PROLUNGATA. TRUMP NON SA COME USCIRE DAL CONFLITTO

La proroga del cessate il fuoco del conflitto mediorientale non era scontata dal momento che ancora una volta il partito della guerra globale stava usando dell'improvvido ultimatum di Trump, che scadeva stanotte, per incenerire l'Iran.

Un sospiro di sollievo: la proroga del cessate il fuoco del conflitto mediorientale non era scontata dal momento che ancora una volta il partito della guerra globale stava usando dell’improvvido ultimatum di Trump, che scadeva stanotte, per incenerire l’Iran (e con esso il mondo), come annotava il Timesofisrael, che riferiva come Israele si stesse coordinando con gli Stati Uniti per riprendere le ostilità.

Due giorni intensi, nei quali tutto poteva precipitare, con Trump che insisteva nei suoi farneticanti discorsi nei quali appariva certo che l’Iran avrebbe negoziato, alternando prospettive rosee a minacce orrorifiche, con l’aggiunta, altrettanto improvvida, che non il cessate il fuoco non sarebbe stato procrastinato.

Così ieri, di fronte alla fermezza di Teheran, che continuava a ribadire che non avrebbe inviato alcuna delegazione a Islamabad se gli Usa non avessero tolto il blocco allo Stretto di Hormuz, tutto sembrava…


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IRAN: LA GUERRA INEVITABILE

Il Pakistan continua a tessere la tela del dialogo Washington - Teheran, ma tante sono le complicazioni, con Trump che non riesce a trovare una via di uscita dal tunnel in cui si è ficcato.

“Il conflitto con l’Iran è entrato in una nuova fase dannosa: un limbo paralizzante tra guerra e pace che lascia lo Stretto di Hormuz chiuso e la prospettiva di un’escalation incombente”. Così il Wall Street Journal, che allarma sui pericoli della chiusura dello Stretto che, a causa del blocco americano, che a sua volta ha innescato la nuova stretta di Teheran sullo stesso, non solo prolunga l’aggravio dei mercati globali, ma rischia anche un nuovo scontro aperto.

Infatti, prosegue il WSJ. “La battaglia per il controllo dello Stretto, uno dei più importanti corridoi del commercio globale, infuria, tenendo in allerta gli operatori del mercato delle materie prime e contribuendo a spingere i prezzi internazionali del petrolio oltre i 100 dollari al barile […] né Washington né Teheran stanno allentando le tensioni, quanto piuttosto mettendo alla prova i limiti della coercizione. Finché il doppio blocco rimarrà in vigore, ogni abbordaggio, ogni colpo di avvertimento o sequestro di navi può diventare un fattore…


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CRISTO SI È FERMATO A DEBEL

"Un'indignazione vera non dovrebbe iniziare, né finire, con la distruzione di una statua religiosa, per quanto offensiva possa essere tale azione…Si è consumato un genocidio. È questo che deve suscitare una vera indignazione".

Il crocifisso profanato a Debel, in Libano, ha suscitato indignazione generale. Israele si è scusato, i responsabili sono stati puniti e al posto del crocifisso profanato ne è stato collocato un altro… o forse due, non si capisce bene perché l’IDF afferma di averne eretto un altro, con tanto di foto di un crocifisso adornato di icone; ma i soldati dell’Unifil italiano ne hanno poi collocato un altro ancora, più umile e del tutto simile al precedente. Non si comprende cosa ne è stato del crocifisso dell’IDF…

…“La devastazione di Gaza, insieme agli schemi analoghi che ricorrono in Libano, ha già infranto qualsiasi seria pretesa di rispetto dei diritti umani o persino delle regole di guerra. L’entità della distruzione, colpire la vita civile e la normalizzazione delle punizioni collettive dimostrano che non si tratta di un caso eccezionale, ma di una prassi consolidata. Il video è inquietante proprio perché riflette una realtà più ampia”…


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MEDIO ORIENTE: LO STALLO E IL LOGORAMENTO PROGRESSIVO

Il Paese dei cedri resta uno dei nodi più intricati di questo lungo stallo: Israele non ha nessuna intenzione di ritirarsi dal Libano meridionale né Hezbollah di disarmare.

Dopo la proroga della tregua con l’Iran arriva quella sul conflitto libanese, che però a differenza della prima scade tra tre settimane. Un cessate il fuoco bizzarro quello libanese, dal momento che Israele lo viola continuamente innescando le rappresaglie di Hezbollah, che resta resiliente come dimostrano i danni inflitti alle forze dell’IDF.

Il divieto imposto la scorsa settimana da Trump a Tel Aviv di continuare le operazioni militari è durato pochino, a riprova di quanto conti l’Imperatore nei calcoli di Netanyahu.

Il Paese dei cedri resta uno dei nodi più intricati di questo lungo stallo, perché non si vede come si possa risolvere: Israele non ha nessuna intenzione di ritirarsi dal Libano meridionale né Hezbollah di disarmare, come chiedono Tel Aviv e Washington, o quantomeno non finché Israele resterà in loco.

Proprio la resilienza di Hezbollah ha convinto Tel Aviv che eliminare manu militari la milizia è impossibile. Da cui le manovre diplomatiche di Washington, che vuole forzare le autorità di Beirut a fare quel che gli israeliani non possono.

Il governo libanese è malleabile, anche perché è stato imposto da Washington come condizione per ottenere il precedente cessate il fuoco. Ma proprio perché è un governo fantoccio non ha la forza per fare…


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