🔴🇯🇵HIROSHIMA E NAGASAKI: IL GIAPPONE VOLEVA ARRENDERSI DA MESI
“I giapponesi, prima che venissero sganciate le bombe atomiche, per mesi avevano cercato un modo di ottenere una resa onorevole e i leader statunitensi lo sapevano. Il Giappone non poteva più difendersi dalla feroce e implacabile offensiva degli Stati Uniti; anni di intensi bombardamenti avevano distrutto la maggior parte delle città giapponesi, compresa Tokyo. Il generale Curtis ‘Bombs Away’ LeMay, comandante del bombardamento strategico, si era persino lamentato del fatto che non fosse rimasto altro da bombardare se non i ‘bidoni della spazzatura’”…
“[…] Sette degli otto generali e ammiragli statunitensi a cinque stelle si opposero all’uso della bomba […]. Uno di questi, il generale Dwight D. Eisenhower, in seguito disse che ‘i giapponesi erano pronti ad arrendersi e non c’era bisogno di colpirli con quella cosa orribile”.
“Il Giappone era già stato sconfitto e sganciare la bomba era del tutto inutile”, scrisse il presidente Eisenhower nel 1954: “Era mia convinzione che il Giappone stesse, proprio in quel momento, cercando un modo per arrendersi”.
Non solo fu deciso di sganciare le bombe, ma fu deciso scientemente di massacrare civili innocenti…🇯🇵
LA GUERRA CONTRO L’URSS ERA COMINCIATA…🔴
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“I giapponesi, prima che venissero sganciate le bombe atomiche, per mesi avevano cercato un modo di ottenere una resa onorevole e i leader statunitensi lo sapevano. Il Giappone non poteva più difendersi dalla feroce e implacabile offensiva degli Stati Uniti; anni di intensi bombardamenti avevano distrutto la maggior parte delle città giapponesi, compresa Tokyo. Il generale Curtis ‘Bombs Away’ LeMay, comandante del bombardamento strategico, si era persino lamentato del fatto che non fosse rimasto altro da bombardare se non i ‘bidoni della spazzatura’”…
“[…] Sette degli otto generali e ammiragli statunitensi a cinque stelle si opposero all’uso della bomba […]. Uno di questi, il generale Dwight D. Eisenhower, in seguito disse che ‘i giapponesi erano pronti ad arrendersi e non c’era bisogno di colpirli con quella cosa orribile”.
“Il Giappone era già stato sconfitto e sganciare la bomba era del tutto inutile”, scrisse il presidente Eisenhower nel 1954: “Era mia convinzione che il Giappone stesse, proprio in quel momento, cercando un modo per arrendersi”.
Non solo fu deciso di sganciare le bombe, ma fu deciso scientemente di massacrare civili innocenti…🇯🇵
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Le inutili bombe atomiche: Hiroshima e Nagasaki
Il 6 agosto del '45 la prima delle due bombe atomiche cadeva sul Giappone a Hiroshima. La strage si sarebbe ripetuta tre giorni dopo a Nagasaki. La storia,
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🟩🇳🇪🇳🇪NIGER: L’ASSERITA DEMOCRAZIA E L’ENNESIMA GUERRA PER PROCURA CONTRO LA RUSSIA
Tutto ciò in nome della democrazia, dicono nelle cancellerie occidentali, ma anche per contrastare l’influenza russa in Africa. In realtà, della democrazia africana importa nulla all’Occidente: ironia della sorte vuole che solo una settimana fa il Senegal sia stato teatro di un golpe occultato dai media: il leader dell’opposizione Ousmane Sonko è stato arrestato… E il governo del Senegal è il più ansioso di inviare le sue truppe contro il Niger…
Al netto sulla retorica pro-democrazia, il problema resta contrastare la Russia. L’ennesima macelleria africana avrebbe solo questo scopo, sarebbe solo una guerra per procura contro Mosca giocata sulla pelle degli africani.
E dire che, fino a ieri, nelle vicende nigerine i russi non c’entravano nulla. I media occidentali, infatti, per dimostrare la mano di Mosca dietro il rivolgimento, si erano affannati a dire che era stata la Wagner ad aiutare i golpisti.
Ma la Wagner non era nel Paese, dove anzi sono di stanza truppe francesi e americane. È stata contattata ieri, allo scadere dell’ultimatum, dal governo nigerino in cerca di aiuto contro la marea montante….🇳🇪🇳🇪🟩
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Tutto ciò in nome della democrazia, dicono nelle cancellerie occidentali, ma anche per contrastare l’influenza russa in Africa. In realtà, della democrazia africana importa nulla all’Occidente: ironia della sorte vuole che solo una settimana fa il Senegal sia stato teatro di un golpe occultato dai media: il leader dell’opposizione Ousmane Sonko è stato arrestato… E il governo del Senegal è il più ansioso di inviare le sue truppe contro il Niger…
Al netto sulla retorica pro-democrazia, il problema resta contrastare la Russia. L’ennesima macelleria africana avrebbe solo questo scopo, sarebbe solo una guerra per procura contro Mosca giocata sulla pelle degli africani.
E dire che, fino a ieri, nelle vicende nigerine i russi non c’entravano nulla. I media occidentali, infatti, per dimostrare la mano di Mosca dietro il rivolgimento, si erano affannati a dire che era stata la Wagner ad aiutare i golpisti.
Ma la Wagner non era nel Paese, dove anzi sono di stanza truppe francesi e americane. È stata contattata ieri, allo scadere dell’ultimatum, dal governo nigerino in cerca di aiuto contro la marea montante….🇳🇪🇳🇪🟩
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Senato della Nigeria: no all'intervento in Niger
Il Senato della Nigeria si è opposto alla richiesta del presidente Bola Tinubu di autorizzare un intervento contro il Niger. Un colpo di scena che per il
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🟥🇷🇺HANNO ATTACCATO LA RUSSIA PENSANDO CHE FOSSE L’IRAQ…
i falchi occidentali hanno trattato la Russia come se fosse l’Iraq di Saddam o la Libia di Gheddafi. Una dissociazione dalla realtà costata sangue al popolo ucraino, tragedia alla quale vanno aggiunti i danni inflitti all’economia europea e globale (danno minore, ma non per questo trascurabile), e che la dice lunga sulla lucidità di quanti hanno preparato e stanno alimentando questa guerra per procura contro la Russia.
Peraltro, sulla cinica presa di distanza della Nato riguardo la mancanza di addestramento degli ucraini, suona tragicamente ironico il finale dell’articolo di Newsweek, che riporta le recenti dichiarazioni del generale Pat Ryder, addetto stampa del Pentagono: “Addestriamo gli ucraini dal 2014“, ha detto Ryder, aggiungendo che gli Stati Uniti sono “fiduciosi sul fatto che hanno ancora a loro disposizione una significativa capacità di combattimento e che la impiegheranno in un momento e in un luogo a loro scelta”.
Sottolineiamo: dal 2014 la Nato addestra gli ucraini…🇷🇺🟥
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i falchi occidentali hanno trattato la Russia come se fosse l’Iraq di Saddam o la Libia di Gheddafi. Una dissociazione dalla realtà costata sangue al popolo ucraino, tragedia alla quale vanno aggiunti i danni inflitti all’economia europea e globale (danno minore, ma non per questo trascurabile), e che la dice lunga sulla lucidità di quanti hanno preparato e stanno alimentando questa guerra per procura contro la Russia.
Peraltro, sulla cinica presa di distanza della Nato riguardo la mancanza di addestramento degli ucraini, suona tragicamente ironico il finale dell’articolo di Newsweek, che riporta le recenti dichiarazioni del generale Pat Ryder, addetto stampa del Pentagono: “Addestriamo gli ucraini dal 2014“, ha detto Ryder, aggiungendo che gli Stati Uniti sono “fiduciosi sul fatto che hanno ancora a loro disposizione una significativa capacità di combattimento e che la impiegheranno in un momento e in un luogo a loro scelta”.
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Newsweek: La controffensiva della NATO in Ucraina è fallita
La controffensiva ucraina è fallita: nonostante gli attacchi si susseguano con continuità restano senza esito. Un tragico fallimento della NATO, che ha
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🚨🇺🇸🇳🇪LA NULAND E LE MINACCE USA
…la Nuland ha ordinato di ripristinare l’ordine pregresso e di non toccare il contingente americano stanziato in Niger (tre basi, circa mille uomini) e ventilato, in caso di intervento della Wagner, un forte sostegno USA a un eventuale attacco a Niamey e magari un intervento diretto.
Ma l’aggettivo “difficile” sottende anche che non ha trovato politici proni ai suoi diktat (a differenza degli europei…). Lo denota anche il fatto che il leader della giunta militare, il generale Abdourahmane Tchiani, non l’ha voluta ricevere né gli è stato permesso di incontrare il presidente deposto Mohamed Bazoum…🇺🇸🇳🇪🚨
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…la Nuland ha ordinato di ripristinare l’ordine pregresso e di non toccare il contingente americano stanziato in Niger (tre basi, circa mille uomini) e ventilato, in caso di intervento della Wagner, un forte sostegno USA a un eventuale attacco a Niamey e magari un intervento diretto.
Ma l’aggettivo “difficile” sottende anche che non ha trovato politici proni ai suoi diktat (a differenza degli europei…). Lo denota anche il fatto che il leader della giunta militare, il generale Abdourahmane Tchiani, non l’ha voluta ricevere né gli è stato permesso di incontrare il presidente deposto Mohamed Bazoum…🇺🇸🇳🇪🚨
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Victoria Nuland: la minacciosa visita in Niger
La dichiarazione di Blinken va letta insieme alla minacciosa visita in Niger della sua bellicosa vice al Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, che a Niamey
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🚨🚨🇳🇪🇳🇪LA “DEMOCRAZIA” IN NIGER…SOLO UN PRETESTO
“…il numero di ministri le cui fortune sono stimate in centinaia di milioni, e miliardi per alcuni, illustra abbastanza bene il modo con cui si è governato…
Un modo di governare che il presidente Mohamed Bazoum, ostaggio dalla frangia radicale del suo partito, non è riuscito a cambiare veramente, rimanendo al di sotto delle aspettative e deludendo le popolazioni sempre più svantaggiate. Si può diventare immensamente ricchi, nel giro di pochi anni, solo gestendo un Paese regolarmente classificato tra i più poveri del pianeta?”…
“[…] A quale democrazia ci riferiamo concretamente? Possiamo ridurre e riassumere la democrazia alla sola disposizione dei leader dei nostri paesi a proteggere e promuovere gli interessi dei poteri esterni?”…🇳🇪🇳🇪🚨🚨
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“…il numero di ministri le cui fortune sono stimate in centinaia di milioni, e miliardi per alcuni, illustra abbastanza bene il modo con cui si è governato…
Un modo di governare che il presidente Mohamed Bazoum, ostaggio dalla frangia radicale del suo partito, non è riuscito a cambiare veramente, rimanendo al di sotto delle aspettative e deludendo le popolazioni sempre più svantaggiate. Si può diventare immensamente ricchi, nel giro di pochi anni, solo gestendo un Paese regolarmente classificato tra i più poveri del pianeta?”…
“[…] A quale democrazia ci riferiamo concretamente? Possiamo ridurre e riassumere la democrazia alla sola disposizione dei leader dei nostri paesi a proteggere e promuovere gli interessi dei poteri esterni?”…🇳🇪🇳🇪🚨🚨
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🟦🇹🇷🇺🇦NEL MAR NERO SI RISCHIA UNA CATASTROFE..
Erdogan è seriamente preoccupato, come denota la dichiarazione che abbiamo riferito nell’incipit della nostra nota. Nella guerra ci sono dei limiti che pure vanno rispettati: la Russia non bombarda a tappeto Kiev, l’Ucraina dovrebbe porsi domande anche sui propri, dal momento che la decisione rischia una catastrofe dalla quale non rimarrà indenne...🇹🇷🇺🇦🟦
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Erdogan è seriamente preoccupato, come denota la dichiarazione che abbiamo riferito nell’incipit della nostra nota. Nella guerra ci sono dei limiti che pure vanno rispettati: la Russia non bombarda a tappeto Kiev, l’Ucraina dovrebbe porsi domande anche sui propri, dal momento che la decisione rischia una catastrofe dalla quale non rimarrà indenne...🇹🇷🇺🇦🟦
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Mar Nero: dall'Ucraina venti di guerra
""Se la guerra si estenderà al Mar Nero sarà un disastro per la nostra regione", ha avvertito Recep Erdogan. Ed è proprio quel che sta avvenendo: "L'Ucraina
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🟨🇵🇰🇺🇸IL CABLOGRAMMA USA CONTRO IMRAN KHAN
…Nel corso della sua battaglia politica accusa pubblicamente l’establishment degli Stati Uniti di aver manovrato per la sua rimozione. E dice di avere prove in tal senso. Addirittura, in un’occasione, sventola davanti alla folla un cablogramma che proverebbe la sua denuncia.
Accuse che gli Stati Uniti hanno rigettato con sdegno, derubricandole a mera disinformazione, dal momento che non appartiene alla loro politica l’ingerenza nelle vicende politiche di un Paese alleato.
Ma un cablogramma inchioda Washington alle sue responsabilità. Ed è il rapporto che l’ambasciatore pakistano stila e invia nel suo Paese subito dopo l’incontro con Donald Lu, pubblicato integralmente da The Intercept il 9 agosto…🇵🇰🇺🇸🟨
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…Nel corso della sua battaglia politica accusa pubblicamente l’establishment degli Stati Uniti di aver manovrato per la sua rimozione. E dice di avere prove in tal senso. Addirittura, in un’occasione, sventola davanti alla folla un cablogramma che proverebbe la sua denuncia.
Accuse che gli Stati Uniti hanno rigettato con sdegno, derubricandole a mera disinformazione, dal momento che non appartiene alla loro politica l’ingerenza nelle vicende politiche di un Paese alleato.
Ma un cablogramma inchioda Washington alle sue responsabilità. Ed è il rapporto che l’ambasciatore pakistano stila e invia nel suo Paese subito dopo l’incontro con Donald Lu, pubblicato integralmente da The Intercept il 9 agosto…🇵🇰🇺🇸🟨
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L'ex premier pakistano Khan in carcere. Il ruolo degli Usa
L'ex primo ministro pakistano Imran Khan "la scorsa settimana è stato condannato a tre anni di carcere – e cinque anni di esclusione dalla politica – per una
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🌐 NIGER: IL RITORNO ALLA DEMOCRAZIA È SOLO UN PRETESTO
Brandire l'intervento armato in Niger è solo un pretesto. Sarebbe l'ennesima guerra neocoloniale per difendere gli interessi dell'Occidente. In Niger non vigeva un governo democratico.
Così Elisabeth Sherif: "Il numero di ministri le cui fortune sono stimate in centinaia di milioni, e miliardi per alcuni, illustra abbastanza bene il modo con cui si è governato durante la VII Repubblica.
Un modo di governare che il presidente Mohamed Bazoum, ostaggio dalla frangia radicale del suo partito, non è riuscito a cambiare veramente, rimanendo al di sotto delle aspettative e deludendo le popolazioni sempre più svantaggiate.
Si può diventare immensamente ricchi, nel giro di pochi anni, solo gestendo un Paese regolarmente classificato tra i più poveri del pianeta?”... 🌐
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Brandire l'intervento armato in Niger è solo un pretesto. Sarebbe l'ennesima guerra neocoloniale per difendere gli interessi dell'Occidente. In Niger non vigeva un governo democratico.
Così Elisabeth Sherif: "Il numero di ministri le cui fortune sono stimate in centinaia di milioni, e miliardi per alcuni, illustra abbastanza bene il modo con cui si è governato durante la VII Repubblica.
Un modo di governare che il presidente Mohamed Bazoum, ostaggio dalla frangia radicale del suo partito, non è riuscito a cambiare veramente, rimanendo al di sotto delle aspettative e deludendo le popolazioni sempre più svantaggiate.
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🟩🌋L’ERUZIONE DI TONGA E IL CLIMATE CHANGE
“Quando il vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai è esploso il 15 gennaio, ha causato uno tsunami che ha fatto il giro del mondo e ha innescato un boom sonico che ha fatto il giro del globo due volte”.
“L’eruzione sottomarina registrata nell’Oceano Pacifico meridionale ha proiettato anche un’enorme nube di vapore acqueo nella stratosfera terrestre, sufficiente a riempire più di 58.000 piscine olimpioniche. L’enorme quantità di vapore acqueo potrebbe essere sufficiente per influenzare temporaneamente la temperatura media globale della Terra”…🌋🟩
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“Quando il vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai è esploso il 15 gennaio, ha causato uno tsunami che ha fatto il giro del mondo e ha innescato un boom sonico che ha fatto il giro del globo due volte”.
“L’eruzione sottomarina registrata nell’Oceano Pacifico meridionale ha proiettato anche un’enorme nube di vapore acqueo nella stratosfera terrestre, sufficiente a riempire più di 58.000 piscine olimpioniche. L’enorme quantità di vapore acqueo potrebbe essere sufficiente per influenzare temporaneamente la temperatura media globale della Terra”…🌋🟩
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L'eruzione del Tonga, per la NASA è causa di climate change
L'eruzione sottomarina del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha'apai, avvenuta il 15 gennaio del 2022, potrebbe aver provocato un aumento apprezzabile della
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🌐🇺🇸🇳🇪🇫🇷GLI USA E L’OPZIONE PER I POVERI
…è arduo pensare che i neocon USA si rassegnino all’idea di rinunciare a una guerra, data la loro notoria aggressività. E la decisione dell’Ecowas di mobilitare l’esercito lascia aperti spazi di manovra in tal senso.
E il fatto che il nuovo governo nigerino goda di un largo supporto popolare, come dimostrano le manifestazioni di massa e l’accoglienza favorevole del nuovo governo civile creato ieri dai militari…rende non solo l’invasione più ardua…
Da notare, en passant, che in caso di invasione gli Stati Uniti si vedrebbero impegnati in guerra – indirettamente, ma non per questo con meno responsabilità – contro due tra i Paesi più poveri del mondo: Yemen e Niger. Singolare interpretazione dell’evangelica opzione per i poveri…
Infine, una notazione a margine: abbiamo visto fin troppo bene gli esiti disastrosi delle cosiddette guerre per la democrazia (Iraq, Libia etc). Non si esporta né si ripristina la democrazia a suon di bombe…🇺🇸🇳🇪🇫🇷🌐
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…è arduo pensare che i neocon USA si rassegnino all’idea di rinunciare a una guerra, data la loro notoria aggressività. E la decisione dell’Ecowas di mobilitare l’esercito lascia aperti spazi di manovra in tal senso.
E il fatto che il nuovo governo nigerino goda di un largo supporto popolare, come dimostrano le manifestazioni di massa e l’accoglienza favorevole del nuovo governo civile creato ieri dai militari…rende non solo l’invasione più ardua…
Da notare, en passant, che in caso di invasione gli Stati Uniti si vedrebbero impegnati in guerra – indirettamente, ma non per questo con meno responsabilità – contro due tra i Paesi più poveri del mondo: Yemen e Niger. Singolare interpretazione dell’evangelica opzione per i poveri…
Infine, una notazione a margine: abbiamo visto fin troppo bene gli esiti disastrosi delle cosiddette guerre per la democrazia (Iraq, Libia etc). Non si esporta né si ripristina la democrazia a suon di bombe…🇺🇸🇳🇪🇫🇷🌐
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Niger: un'altra guerra per la democrazia?
Segnali contrastanti per la crisi del Niger. Di ieri la riunione straordinaria dell'Ecowas che avrebbe dovuto decidere se intraprendere o meno un intervento
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🌐🇮🇷🇺🇸UNA LUNGA TRATTATIVA, L’ACCORDO IRAN-USA
…Giunge così al termine la lunga e tormentata trattativa avviata da Washington mesi fa e che aveva un obiettivo molto ambizioso: eliminare dal contenzioso geopolitico globale l’atomica iraniana, minaccia brandita dai neoconservatori USA e da alcuni ambiti politici israeliani per dare inizio a una guerra contro Teheran…
In una nota di metà luglio, nella quale riportavamo l’analisi di Amos Harel (Haaretz) , si spiegava che era questo l’obiettivo finale dei negoziati intrapresi da Washington e Teheran, da conseguire però nel segreto, senza un accordo formale…🇮🇷🇺🇸🌐
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…Giunge così al termine la lunga e tormentata trattativa avviata da Washington mesi fa e che aveva un obiettivo molto ambizioso: eliminare dal contenzioso geopolitico globale l’atomica iraniana, minaccia brandita dai neoconservatori USA e da alcuni ambiti politici israeliani per dare inizio a una guerra contro Teheran…
In una nota di metà luglio, nella quale riportavamo l’analisi di Amos Harel (Haaretz) , si spiegava che era questo l’obiettivo finale dei negoziati intrapresi da Washington e Teheran, da conseguire però nel segreto, senza un accordo formale…🇮🇷🇺🇸🌐
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Accordo Iran-USA su prigionieri, soldi e nucleare
E' stato siglato un accordo Iran-USA in base al quale Teheran rilascerà cinque iraniani americani detenuti nelle sue carceri in cambio della liberazione di
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🌐🇺🇸🇳🇪🇫🇷GLI USA E L’OPZIONE PER I POVERI
…è arduo pensare che i neocon USA si rassegnino all’idea di rinunciare a una guerra, data la loro notoria aggressività. E la decisione dell’Ecowas di mobilitare l’esercito lascia aperti spazi di manovra in tal senso.
E il fatto che il nuovo governo nigerino goda di un largo supporto popolare, come dimostrano le manifestazioni di massa e l’accoglienza favorevole del nuovo governo civile creato ieri dai militari…rende non solo l’invasione più ardua…
Da notare, en passant, che in caso di invasione gli Stati Uniti si vedrebbero impegnati in guerra – indirettamente, ma non per questo con meno responsabilità – contro due tra i Paesi più poveri del mondo: Yemen e Niger. Singolare interpretazione dell’evangelica opzione per i poveri…
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…è arduo pensare che i neocon USA si rassegnino all’idea di rinunciare a una guerra, data la loro notoria aggressività. E la decisione dell’Ecowas di mobilitare l’esercito lascia aperti spazi di manovra in tal senso.
E il fatto che il nuovo governo nigerino goda di un largo supporto popolare, come dimostrano le manifestazioni di massa e l’accoglienza favorevole del nuovo governo civile creato ieri dai militari…rende non solo l’invasione più ardua…
Da notare, en passant, che in caso di invasione gli Stati Uniti si vedrebbero impegnati in guerra – indirettamente, ma non per questo con meno responsabilità – contro due tra i Paesi più poveri del mondo: Yemen e Niger. Singolare interpretazione dell’evangelica opzione per i poveri…
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Niger: un'altra guerra per la democrazia?
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SI ALLONTANA, PER ORA, L'INTERVENTO IN NIGER
L’incontro dei Capi di Stato Maggiore dei Paesi dell’ECOWAS è stato rinviato a data da destinarsi e segnala una battuta d’arresto non indifferente per quanti stanno spingendo per dar vita a una nuova e più disastrosa guerra africana. La causale del rinvio, i “motivi tecnici”, denota che l’opzione di un intervento armato è ancora sul tavolo – altrimenti se ne sarebbe indicata un’altra -, ma la procrastinazione a data da destinarsi segnala che si è aperta una finestra di opportunità per i negoziati. Da considerare che, sebbene i neocon stiano spingendo per la guerra, è possibile che, valutando con attenzione le troppe variabili in gioco, a Washington possa prevalere l’idea che un intervento armato dell’ECOWAS in Niger, che i popoli africani accrediterebbero all’Occidente – potrebbe non essere nel suo interesse. E se gli Usa non sono convinti, è arduo immaginare tale intervento.
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bit.ly/45a23Hk
L’incontro dei Capi di Stato Maggiore dei Paesi dell’ECOWAS è stato rinviato a data da destinarsi e segnala una battuta d’arresto non indifferente per quanti stanno spingendo per dar vita a una nuova e più disastrosa guerra africana. La causale del rinvio, i “motivi tecnici”, denota che l’opzione di un intervento armato è ancora sul tavolo – altrimenti se ne sarebbe indicata un’altra -, ma la procrastinazione a data da destinarsi segnala che si è aperta una finestra di opportunità per i negoziati. Da considerare che, sebbene i neocon stiano spingendo per la guerra, è possibile che, valutando con attenzione le troppe variabili in gioco, a Washington possa prevalere l’idea che un intervento armato dell’ECOWAS in Niger, che i popoli africani accrediterebbero all’Occidente – potrebbe non essere nel suo interesse. E se gli Usa non sono convinti, è arduo immaginare tale intervento.
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Piccole Note
Si allontana, per ora, l'intervento in Niger
Un altro segnale di distensione giunge dal Niger, riferito da al Jazeera: il generale Abdourahamane Tchiani, che ha preso ad interim l'incarico del deposto pres
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HIROSHIMA E NAGASAKI: UNA MORTE PIACEVOLE...
Il generale Groves fu interpellato nuovamente sulla vicenda, stavolta dal Congresso degli Stati Uniti. Così si legge sul sito citato: “Che avesse letto o meno il rapporto di Stafford Warren, Groves non poteva più affermare che non ci fossero morti per malattie causate dalle radiazioni, ma continuò a disinformare. Così, disse ai senatori statunitensi che non c’erano ‘residui radioattivi’ nelle città bombardate e che la morte provocata delle malattie causate dalle radiazioni era un ‘modo molto piacevole di morire'”.
George Kistiakowsky, scienziato che aveva partecipato al progetto Manhattan, disse che aveva mentito in maniera spudorata, segno che il generale doveva esser stato messo al corrente di quanto avveniva in Giappone.
Robert Oppenheimer, il padre della Bomba osservò il più assoluto silenzio.
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bit.ly/45qolEb
Il generale Groves fu interpellato nuovamente sulla vicenda, stavolta dal Congresso degli Stati Uniti. Così si legge sul sito citato: “Che avesse letto o meno il rapporto di Stafford Warren, Groves non poteva più affermare che non ci fossero morti per malattie causate dalle radiazioni, ma continuò a disinformare. Così, disse ai senatori statunitensi che non c’erano ‘residui radioattivi’ nelle città bombardate e che la morte provocata delle malattie causate dalle radiazioni era un ‘modo molto piacevole di morire'”.
George Kistiakowsky, scienziato che aveva partecipato al progetto Manhattan, disse che aveva mentito in maniera spudorata, segno che il generale doveva esser stato messo al corrente di quanto avveniva in Giappone.
Robert Oppenheimer, il padre della Bomba osservò il più assoluto silenzio.
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Piccole Note
Hiroshima e Nagasaki: una morte piacevole...
Dopo le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki i giapponesi avvertirono l'America che, oltre alle vittime dell'esplosione, si stavano registrando decessi
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LA GUERRA UCRAINA: UNA QUESTIONE DI PRESTIGIO...
“Blinken e Biden stanno costruendo un quadro di politica estera destinato a durare nel tempo”. Questo il titolo di un articolo di David Ignatius pubblicato sul Washington Post nel quale si spiega che, mentre la mannaia giudiziaria continua a imperversare su Trump – siamo alla quarta incriminazione –, il duo in questione sta fissando le fondamenta della politica estera americana in modo che un futuro presidente, altro da Biden, sia costretto a non deviare dalle direttrici attuali.
Così il rapporto con la Cina dovrebbe proseguire su binari conflittuali, perseverando nel rischio di un conflitto aperto, e il confronto con la Russia continuerà, dal momento che l’America sta già immaginando il futuro di Kiev a “medio e lungo termine”, per un ausilio che sia più sostenibile, in cui si riesca a “costruire un esercito di livello mondiale” (prospettiva allarmante…).
La Russia, ha detto Blinken, non deve illudersi di poter “sopravvivere all’Ucraina e a noi” (cioè agli Stati Uniti), dove va sottolineato quel “sopravvivere”, che fa della guerra in corso un conflitto esistenziale.
Proprio l’estremismo della narrazione riguardo alla guerra ucraina è il focus di un articolo di Branko Marcetic su Responsible Statecraft. “A causa della retorica iperbolica” di questa guerra, atta a sostenere la necessità di aiutare in tutti i modi Kiev, scrive Marcetic, “l’opinione pubblica è stata indotta a pensare che l’esito della guerra non riguardi solo Kiev e la sua riconquista del territorio perduto, ma abbia una posta in gioco esistenziale, per la sicurezza degli Stati Uniti, per l’intero ordine globale e persino per la stessa democrazia”.
Quindi “sciogliere gli Stati Uniti dalla guerra” richiederà che questi ultimi virino drasticamente da tale linea che vede il “futuro della stessa pace globale e della democrazia legato alla sconfitta russa […]. Questi discorsi massimalisti in questo momento sono il pensiero dominante del panorama politico statunitense”.
Leggi l’articolo su Piccole Note:
bit.ly/3qxAQ28
“Blinken e Biden stanno costruendo un quadro di politica estera destinato a durare nel tempo”. Questo il titolo di un articolo di David Ignatius pubblicato sul Washington Post nel quale si spiega che, mentre la mannaia giudiziaria continua a imperversare su Trump – siamo alla quarta incriminazione –, il duo in questione sta fissando le fondamenta della politica estera americana in modo che un futuro presidente, altro da Biden, sia costretto a non deviare dalle direttrici attuali.
Così il rapporto con la Cina dovrebbe proseguire su binari conflittuali, perseverando nel rischio di un conflitto aperto, e il confronto con la Russia continuerà, dal momento che l’America sta già immaginando il futuro di Kiev a “medio e lungo termine”, per un ausilio che sia più sostenibile, in cui si riesca a “costruire un esercito di livello mondiale” (prospettiva allarmante…).
La Russia, ha detto Blinken, non deve illudersi di poter “sopravvivere all’Ucraina e a noi” (cioè agli Stati Uniti), dove va sottolineato quel “sopravvivere”, che fa della guerra in corso un conflitto esistenziale.
Proprio l’estremismo della narrazione riguardo alla guerra ucraina è il focus di un articolo di Branko Marcetic su Responsible Statecraft. “A causa della retorica iperbolica” di questa guerra, atta a sostenere la necessità di aiutare in tutti i modi Kiev, scrive Marcetic, “l’opinione pubblica è stata indotta a pensare che l’esito della guerra non riguardi solo Kiev e la sua riconquista del territorio perduto, ma abbia una posta in gioco esistenziale, per la sicurezza degli Stati Uniti, per l’intero ordine globale e persino per la stessa democrazia”.
Quindi “sciogliere gli Stati Uniti dalla guerra” richiederà che questi ultimi virino drasticamente da tale linea che vede il “futuro della stessa pace globale e della democrazia legato alla sconfitta russa […]. Questi discorsi massimalisti in questo momento sono il pensiero dominante del panorama politico statunitense”.
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La guerra ucraina: una questione di prestigio...
La Russia, ha detto Blinken, non deve illudersi di poter "sopravvivere all'Ucraina e a noi" (cioè agli Stati Uniti), dove va sottolineato quel "sopravvivere",
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L'INCENDIO DI MAUI: ANCORA TANTO DA CHIARIRE...
Il bilancio delle vittime di Maui è il più alto registrato negli incendi degli USA nell’ultimo secolo. 106 le vittime identificate a oggi: numero destinato a salire. “Tutto questo ricorda quanto si osserva in una zona di guerra o quanto abbiamo visto l’11 settembre”, ha dichiarato il governatore delle Hawaii Josh Green. Ancora da chiarire le cause del disastro, ma sembra che si tratti di una combinazione di più fattori. Le fiamme hanno incenerito Lahaina,- nell'Ottocento capitale del Regno delle Hawaii prima che la capitale si spostasse a Honolulu (luogo dello storico attacco di Pearl Harbour).
A fare della tragedia un’ecatombe hanno contribuito altri fattori. Quando è stato avvistato il primo focolaio, che si era sviluppato su una collina sopra Lahaina, “i vigili del fuoco accorsi a sono rimasti sgomenti nello scoprire che i loro idranti stavano iniziando a esaurirsi”.
“La pressione dell’acqua era un problema continuo”, ha dichiarato un vigile del fuoco. “I problemi relativi alla scarsità di acqua sono stati aggravati da altri, dal momento che molti cittadini [di Lahaina] hanno detto di non aver ricevuto l’ordine di evacuazione e le sirene installate per allarmare in caso di emergenze simili non hanno suonato”.
“Le Hawaii, infatti, vantano quello che viene descritto come il più imponente sistema di sirene di allarme all’aperto del mondo”. Resta la sensazione diffusa tra i cittadini delle Hawaii che tanto poteva essere evitato.
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bit.ly/44f7IdA
Il bilancio delle vittime di Maui è il più alto registrato negli incendi degli USA nell’ultimo secolo. 106 le vittime identificate a oggi: numero destinato a salire. “Tutto questo ricorda quanto si osserva in una zona di guerra o quanto abbiamo visto l’11 settembre”, ha dichiarato il governatore delle Hawaii Josh Green. Ancora da chiarire le cause del disastro, ma sembra che si tratti di una combinazione di più fattori. Le fiamme hanno incenerito Lahaina,- nell'Ottocento capitale del Regno delle Hawaii prima che la capitale si spostasse a Honolulu (luogo dello storico attacco di Pearl Harbour).
A fare della tragedia un’ecatombe hanno contribuito altri fattori. Quando è stato avvistato il primo focolaio, che si era sviluppato su una collina sopra Lahaina, “i vigili del fuoco accorsi a sono rimasti sgomenti nello scoprire che i loro idranti stavano iniziando a esaurirsi”.
“La pressione dell’acqua era un problema continuo”, ha dichiarato un vigile del fuoco. “I problemi relativi alla scarsità di acqua sono stati aggravati da altri, dal momento che molti cittadini [di Lahaina] hanno detto di non aver ricevuto l’ordine di evacuazione e le sirene installate per allarmare in caso di emergenze simili non hanno suonato”.
“Le Hawaii, infatti, vantano quello che viene descritto come il più imponente sistema di sirene di allarme all’aperto del mondo”. Resta la sensazione diffusa tra i cittadini delle Hawaii che tanto poteva essere evitato.
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L'incendio di Maui: ancora tanto da chiarire...
Il bilancio delle vittime di Maui è il più alto registrato negli incendi che hanno imperversato negli Stati Uniti nell'ultimo secolo. Finora sono state
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UCRAINA: I TRE NIET USA ALLA FINE DELLA GUERRA
Articolo storico quello di Ted Snider pubblicato su The American Conservative del 16 agosto. Ne pubblichiamo ampi stralci.
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di far aderire l'Ucraina alla NATO".
Primo tentativo di pace: il primo, Zelensky
Così Zelensky: "Non abbiamo paura di parlare con la Russia. Non abbiamo paura di parlare delle garanzie di sicurezza per il nostro stato. Non abbiamo paura di parlare della possibilità di uno stato neutrale. Non siamo nella NATO adesso... Dobbiamo parlare della fine dell'invasione. Dobbiamo parlare di un cessate il fuoco".
Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, aveva confermato: "l'Ucraina vuole la pace ed è pronta per un negoziato con la Russia, anche sullo status neutrale in rapporto alla NATO". Interpellato dalla alla Reuters il 25 febbraio aveva detto: “Se i colloqui sono possibili, si devono fare. Se a Mosca dicono di voler negoziare, anche sullo status neutrale, non abbiamo timore di farlo. Possiamo parlare anche di questo".
"[...] Il 27 febbraio, a soli tre giorni dall'inizio della guerra, Russia e Ucraina hanno così annunciato che avrebbero tenuto dei colloqui in Bielorussia. La delegazione ucraina vi giungeva con la volontà di negoziare la neutralità. Infatti, Zelensky aveva dichiarato: 'Abbiamo concordato che la delegazione ucraina s'incontrerà con quella russa senza precondizioni'".
"Dopo il primo round negoziale, le due delegazioni tornarono in patria per consultazioni, dopo aver però già focalizzato i temi prioritari [dell'accordo]. A incoraggiare le aspettative, l'intesa per un secondo round [...] svolti in Bielorussia, al confine tra Bielorussia e Ucraina, il 3 marzo".
"Sebbene l'Ucraina fosse disposta a discutere la neutralità e 'la fine dell'invasione', gli Stati Uniti non lo erano affatto. Il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui Zelensky aveva dichiarato di 'non aver paura di parlare con la Russia' e di 'non aver paura di parlare di neutralità del suo stato', il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, in una conferenza stampa, dichiarava: '[...] Osserviamo che Mosca suggerisce l'avvio di contatti diplomatici mentre ha i fucili spianati e mentre i razzi, i mortai e l'artiglieria di Mosca prendono di mira il popolo ucraino. Questa non è vera diplomazia. Queste non sono le condizioni per una vera diplomazia'. Gli Stati Uniti hanno detto no ai colloqui con la Bielorussia", conclude Snider.
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Articolo storico quello di Ted Snider pubblicato su The American Conservative del 16 agosto. Ne pubblichiamo ampi stralci.
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di far aderire l'Ucraina alla NATO".
Primo tentativo di pace: il primo, Zelensky
Così Zelensky: "Non abbiamo paura di parlare con la Russia. Non abbiamo paura di parlare delle garanzie di sicurezza per il nostro stato. Non abbiamo paura di parlare della possibilità di uno stato neutrale. Non siamo nella NATO adesso... Dobbiamo parlare della fine dell'invasione. Dobbiamo parlare di un cessate il fuoco".
Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, aveva confermato: "l'Ucraina vuole la pace ed è pronta per un negoziato con la Russia, anche sullo status neutrale in rapporto alla NATO". Interpellato dalla alla Reuters il 25 febbraio aveva detto: “Se i colloqui sono possibili, si devono fare. Se a Mosca dicono di voler negoziare, anche sullo status neutrale, non abbiamo timore di farlo. Possiamo parlare anche di questo".
"[...] Il 27 febbraio, a soli tre giorni dall'inizio della guerra, Russia e Ucraina hanno così annunciato che avrebbero tenuto dei colloqui in Bielorussia. La delegazione ucraina vi giungeva con la volontà di negoziare la neutralità. Infatti, Zelensky aveva dichiarato: 'Abbiamo concordato che la delegazione ucraina s'incontrerà con quella russa senza precondizioni'".
"Dopo il primo round negoziale, le due delegazioni tornarono in patria per consultazioni, dopo aver però già focalizzato i temi prioritari [dell'accordo]. A incoraggiare le aspettative, l'intesa per un secondo round [...] svolti in Bielorussia, al confine tra Bielorussia e Ucraina, il 3 marzo".
"Sebbene l'Ucraina fosse disposta a discutere la neutralità e 'la fine dell'invasione', gli Stati Uniti non lo erano affatto. Il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui Zelensky aveva dichiarato di 'non aver paura di parlare con la Russia' e di 'non aver paura di parlare di neutralità del suo stato', il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, in una conferenza stampa, dichiarava: '[...] Osserviamo che Mosca suggerisce l'avvio di contatti diplomatici mentre ha i fucili spianati e mentre i razzi, i mortai e l'artiglieria di Mosca prendono di mira il popolo ucraino. Questa non è vera diplomazia. Queste non sono le condizioni per una vera diplomazia'. Gli Stati Uniti hanno detto no ai colloqui con la Bielorussia", conclude Snider.
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Ucraina: i tre niet USA alla fine della guerra
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di
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INTELLIGENCE USA: LA CONTROFFENSIVA DI KIEV È FALLITA
“I funzionari dell’intelligence USA non si aspettano che, nel corso della controffensiva, l’Ucraina raggiunga la città di Melitopol occupata dai russi, hanno riferito fonti che hanno familiarità con un documento riservato che riferisce sulle prospettive future. Melitopol si trova all’incrocio di due importanti autostrade e di una linea ferroviaria che consentono alla Russia di spostare truppe e rifornimenti dalla penisola di Crimea agli altri territori occupati nell’Ucraina meridionale […] Se non riusciranno a cacciare le truppe russe da Melitopol, ciò vorrà dire che l’Ucraina non ha raggiunto uno degli obiettivi chiave della controffensiva in corso: tagliare il ponte di terra che collega la Russia alla penisola di Crimea”. Così sul Washington Post di oggi.
In realtà, tagliare il ponte di terra in questione non è uno degli obiettivi chiave dell’offensiva, è stato ed è l’obiettivo unico. Non potendo conseguire tale obiettivo, l’offensiva ucraina è fallita.
Ma questo si sapeva. L’intelligence USA ci è arrivata solo adesso, denotando poca intelligence oppure che le sue analisi sono fortemente influenzate dai falchi, che vogliono a tutti i costi previsioni trionfalistiche.
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una possibile, anzi sicura, vittoria di Kiev, cosa alla quale nei piani alti non credeva nessuno. Un attacco inutile dal punto di vista strategico, ma forzato a tutti i costi per impedire che la dura realtà costringesse le parti all’inevitabile negoziato. Per alimentare tale narrazione trionfalistica, ieri tutti i media internazionali hanno rilanciato a sirene spiegate la prima vittoria delle forze di Kiev, la conquista di Urozhaine, come se avessero vinto la battaglia di Stalingrado. In realtà, si tratta di una vittoria secondaria – si tratta di un villaggio di mille abitanti – ottenuta a prezzo di immani sacrifici.
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“I funzionari dell’intelligence USA non si aspettano che, nel corso della controffensiva, l’Ucraina raggiunga la città di Melitopol occupata dai russi, hanno riferito fonti che hanno familiarità con un documento riservato che riferisce sulle prospettive future. Melitopol si trova all’incrocio di due importanti autostrade e di una linea ferroviaria che consentono alla Russia di spostare truppe e rifornimenti dalla penisola di Crimea agli altri territori occupati nell’Ucraina meridionale […] Se non riusciranno a cacciare le truppe russe da Melitopol, ciò vorrà dire che l’Ucraina non ha raggiunto uno degli obiettivi chiave della controffensiva in corso: tagliare il ponte di terra che collega la Russia alla penisola di Crimea”. Così sul Washington Post di oggi.
In realtà, tagliare il ponte di terra in questione non è uno degli obiettivi chiave dell’offensiva, è stato ed è l’obiettivo unico. Non potendo conseguire tale obiettivo, l’offensiva ucraina è fallita.
Ma questo si sapeva. L’intelligence USA ci è arrivata solo adesso, denotando poca intelligence oppure che le sue analisi sono fortemente influenzate dai falchi, che vogliono a tutti i costi previsioni trionfalistiche.
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una possibile, anzi sicura, vittoria di Kiev, cosa alla quale nei piani alti non credeva nessuno. Un attacco inutile dal punto di vista strategico, ma forzato a tutti i costi per impedire che la dura realtà costringesse le parti all’inevitabile negoziato. Per alimentare tale narrazione trionfalistica, ieri tutti i media internazionali hanno rilanciato a sirene spiegate la prima vittoria delle forze di Kiev, la conquista di Urozhaine, come se avessero vinto la battaglia di Stalingrado. In realtà, si tratta di una vittoria secondaria – si tratta di un villaggio di mille abitanti – ottenuta a prezzo di immani sacrifici.
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Kiev
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una
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L'ECOWAS SI PREPARA A INVADERE IL NIGER
Nonostante i disastri che si profilano all'orizzonte, pochi leader politici delle nazioni europee hanno dichiarato pubblicamente la loro netta opposizione a questa avventura militare. Come se fosse qualcosa di fastidiosamente secondario. Sono gli stessi leader che si dicono addolorati per la sorte del popolo ucraino...
A proposito di questa indifferenza dei politici e dei media della UE, va notato che gli artisti della propaganda hanno impiegato un usuale escamotage semantico per diminuire la portata di quanto sembra profilarsi all'orizzonte.
Mentre per la guerra ucraina si parla ossessivamente di "invasione russa", per la possibile guerra in Niger si usa l'espressione "intervento armato" (così è stata definita anche l'invasione dell'Iraq e le altre recenti guerre d'Occidente).
Peraltro, anche l'intervento russo in Ucraina deve la sua genesi a un golpe, quello di piazza Maidan, che ha portato al governo politici sempre più proni ai desiderata d'Occidente e sempre più ostili a Mosca.
La "brutale e non provocata invasione russa" è stato il refrain che ha accompagnato ossessivamente il conflitto ucraino. La brutale e non provocata invasione del Niger da parte delle truppe dell'ECOWAS, supportate dalla NATO, vedrà tutt'altra narrazione.
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Nonostante i disastri che si profilano all'orizzonte, pochi leader politici delle nazioni europee hanno dichiarato pubblicamente la loro netta opposizione a questa avventura militare. Come se fosse qualcosa di fastidiosamente secondario. Sono gli stessi leader che si dicono addolorati per la sorte del popolo ucraino...
A proposito di questa indifferenza dei politici e dei media della UE, va notato che gli artisti della propaganda hanno impiegato un usuale escamotage semantico per diminuire la portata di quanto sembra profilarsi all'orizzonte.
Mentre per la guerra ucraina si parla ossessivamente di "invasione russa", per la possibile guerra in Niger si usa l'espressione "intervento armato" (così è stata definita anche l'invasione dell'Iraq e le altre recenti guerre d'Occidente).
Peraltro, anche l'intervento russo in Ucraina deve la sua genesi a un golpe, quello di piazza Maidan, che ha portato al governo politici sempre più proni ai desiderata d'Occidente e sempre più ostili a Mosca.
La "brutale e non provocata invasione russa" è stato il refrain che ha accompagnato ossessivamente il conflitto ucraino. La brutale e non provocata invasione del Niger da parte delle truppe dell'ECOWAS, supportate dalla NATO, vedrà tutt'altra narrazione.
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Piccole Note
L'ECOWAS si prepara a invadere il Niger
I Capi di Stato maggiore dei Paesi dell'ECOWAS si sono riuniti il 16 e 17 agosto ad Accra (Ghana) per organizzare un contingente militare congiunto in vista
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INTELLIGENCE USA: LA CONTROFFENSIVA DI KIEV È FALLITA
“I funzionari dell’intelligence USA non si aspettano che, nel corso della controffensiva, l’Ucraina raggiunga la città di Melitopol occupata dai russi, hanno riferito fonti che hanno familiarità con un documento riservato che riferisce sulle prospettive future. Melitopol si trova all’incrocio di due importanti autostrade e di una linea ferroviaria che consentono alla Russia di spostare truppe e rifornimenti dalla penisola di Crimea agli altri territori occupati nell’Ucraina meridionale […] Se non riusciranno a cacciare le truppe russe da Melitopol, ciò vorrà dire che l’Ucraina non ha raggiunto uno degli obiettivi chiave della controffensiva in corso: tagliare il ponte di terra che collega la Russia alla penisola di Crimea”. Così sul Washington Post di oggi.
In realtà, tagliare il ponte di terra in questione non è uno degli obiettivi chiave dell’offensiva, è stato ed è l’obiettivo unico. Non potendo conseguire tale obiettivo, l’offensiva ucraina è fallita.
Ma questo si sapeva. L’intelligence USA ci è arrivata solo adesso, denotando poca intelligence oppure che le sue analisi sono fortemente influenzate dai falchi, che vogliono a tutti i costi previsioni trionfalistiche.
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una possibile, anzi sicura, vittoria di Kiev, cosa alla quale nei piani alti non credeva nessuno. Un attacco inutile dal punto di vista strategico, ma forzato a tutti i costi per impedire che la dura realtà costringesse le parti all’inevitabile negoziato. Per alimentare tale narrazione trionfalistica, ieri tutti i media internazionali hanno rilanciato a sirene spiegate la prima vittoria delle forze di Kiev, la conquista di Urozhaine, come se avessero vinto la battaglia di Stalingrado. In realtà, si tratta di una vittoria secondaria – si tratta di un villaggio di mille abitanti – ottenuta a prezzo di immani sacrifici.
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“I funzionari dell’intelligence USA non si aspettano che, nel corso della controffensiva, l’Ucraina raggiunga la città di Melitopol occupata dai russi, hanno riferito fonti che hanno familiarità con un documento riservato che riferisce sulle prospettive future. Melitopol si trova all’incrocio di due importanti autostrade e di una linea ferroviaria che consentono alla Russia di spostare truppe e rifornimenti dalla penisola di Crimea agli altri territori occupati nell’Ucraina meridionale […] Se non riusciranno a cacciare le truppe russe da Melitopol, ciò vorrà dire che l’Ucraina non ha raggiunto uno degli obiettivi chiave della controffensiva in corso: tagliare il ponte di terra che collega la Russia alla penisola di Crimea”. Così sul Washington Post di oggi.
In realtà, tagliare il ponte di terra in questione non è uno degli obiettivi chiave dell’offensiva, è stato ed è l’obiettivo unico. Non potendo conseguire tale obiettivo, l’offensiva ucraina è fallita.
Ma questo si sapeva. L’intelligence USA ci è arrivata solo adesso, denotando poca intelligence oppure che le sue analisi sono fortemente influenzate dai falchi, che vogliono a tutti i costi previsioni trionfalistiche.
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una possibile, anzi sicura, vittoria di Kiev, cosa alla quale nei piani alti non credeva nessuno. Un attacco inutile dal punto di vista strategico, ma forzato a tutti i costi per impedire che la dura realtà costringesse le parti all’inevitabile negoziato. Per alimentare tale narrazione trionfalistica, ieri tutti i media internazionali hanno rilanciato a sirene spiegate la prima vittoria delle forze di Kiev, la conquista di Urozhaine, come se avessero vinto la battaglia di Stalingrado. In realtà, si tratta di una vittoria secondaria – si tratta di un villaggio di mille abitanti – ottenuta a prezzo di immani sacrifici.
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Kiev
Questo il palese fallimento di un attacco costato sangue agli ucraini, mandati al macello in modo tanto sconsiderato solo per alimentare la narrazione di una
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UCRAINA: I TRE NIET USA ALLA FINE DELLA GUERRA
Riproponiamo l'articolo di Ted Snider su The American Conservative del 16 agosto, pubblicandone ampi stralci.
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di far aderire l'Ucraina alla NATO".
Primo tentativo di pace: il primo, Zelensky
Così Zelensky: "Non abbiamo paura di parlare con la Russia. Non abbiamo paura di parlare delle garanzie di sicurezza per il nostro stato. Non abbiamo paura di parlare della possibilità di uno stato neutrale. Non siamo nella NATO adesso... Dobbiamo parlare della fine dell'invasione. Dobbiamo parlare di un cessate il fuoco".
Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, aveva confermato: "l'Ucraina vuole la pace ed è pronta per un negoziato con la Russia, anche sullo status neutrale in rapporto alla NATO". Interpellato dalla alla Reuters il 25 febbraio aveva detto: “Se i colloqui sono possibili, si devono fare. Se a Mosca dicono di voler negoziare, anche sullo status neutrale, non abbiamo timore di farlo. Possiamo parlare anche di questo".
"[...] Il 27 febbraio, a soli tre giorni dall'inizio della guerra, Russia e Ucraina hanno così annunciato che avrebbero tenuto dei colloqui in Bielorussia. La delegazione ucraina vi giungeva con la volontà di negoziare la neutralità. Infatti, Zelensky aveva dichiarato: 'Abbiamo concordato che la delegazione ucraina s'incontrerà con quella russa senza precondizioni'".
"Dopo il primo round negoziale, le due delegazioni tornarono in patria per consultazioni, dopo aver però già focalizzato i temi prioritari [dell'accordo]. A incoraggiare le aspettative, l'intesa per un secondo round [...] svolti in Bielorussia, al confine tra Bielorussia e Ucraina, il 3 marzo".
"Sebbene l'Ucraina fosse disposta a discutere la neutralità e 'la fine dell'invasione', gli Stati Uniti non lo erano affatto. Il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui Zelensky aveva dichiarato di 'non aver paura di parlare con la Russia' e di 'non aver paura di parlare di neutralità del suo stato', il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, in una conferenza stampa, dichiarava: '[...] Osserviamo che Mosca suggerisce l'avvio di contatti diplomatici mentre ha i fucili spianati e mentre i razzi, i mortai e l'artiglieria di Mosca prendono di mira il popolo ucraino. Questa non è vera diplomazia. Queste non sono le condizioni per una vera diplomazia'. Gli Stati Uniti hanno detto no ai colloqui con la Bielorussia", conclude Snider.
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Riproponiamo l'articolo di Ted Snider su The American Conservative del 16 agosto, pubblicandone ampi stralci.
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di far aderire l'Ucraina alla NATO".
Primo tentativo di pace: il primo, Zelensky
Così Zelensky: "Non abbiamo paura di parlare con la Russia. Non abbiamo paura di parlare delle garanzie di sicurezza per il nostro stato. Non abbiamo paura di parlare della possibilità di uno stato neutrale. Non siamo nella NATO adesso... Dobbiamo parlare della fine dell'invasione. Dobbiamo parlare di un cessate il fuoco".
Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino, aveva confermato: "l'Ucraina vuole la pace ed è pronta per un negoziato con la Russia, anche sullo status neutrale in rapporto alla NATO". Interpellato dalla alla Reuters il 25 febbraio aveva detto: “Se i colloqui sono possibili, si devono fare. Se a Mosca dicono di voler negoziare, anche sullo status neutrale, non abbiamo timore di farlo. Possiamo parlare anche di questo".
"[...] Il 27 febbraio, a soli tre giorni dall'inizio della guerra, Russia e Ucraina hanno così annunciato che avrebbero tenuto dei colloqui in Bielorussia. La delegazione ucraina vi giungeva con la volontà di negoziare la neutralità. Infatti, Zelensky aveva dichiarato: 'Abbiamo concordato che la delegazione ucraina s'incontrerà con quella russa senza precondizioni'".
"Dopo il primo round negoziale, le due delegazioni tornarono in patria per consultazioni, dopo aver però già focalizzato i temi prioritari [dell'accordo]. A incoraggiare le aspettative, l'intesa per un secondo round [...] svolti in Bielorussia, al confine tra Bielorussia e Ucraina, il 3 marzo".
"Sebbene l'Ucraina fosse disposta a discutere la neutralità e 'la fine dell'invasione', gli Stati Uniti non lo erano affatto. Il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui Zelensky aveva dichiarato di 'non aver paura di parlare con la Russia' e di 'non aver paura di parlare di neutralità del suo stato', il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, in una conferenza stampa, dichiarava: '[...] Osserviamo che Mosca suggerisce l'avvio di contatti diplomatici mentre ha i fucili spianati e mentre i razzi, i mortai e l'artiglieria di Mosca prendono di mira il popolo ucraino. Questa non è vera diplomazia. Queste non sono le condizioni per una vera diplomazia'. Gli Stati Uniti hanno detto no ai colloqui con la Bielorussia", conclude Snider.
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Ucraina: i tre niet USA alla fine della guerra
"Il 25 febbraio, il giorno dopo l'inizio dell'invasione, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ebbe a dichiarare di essere pronto ad abbandonare l'idea di
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