DISSIDENTI, ROMPETE LE RIGHE
Credo sia arrivato il momento di dircelo senza girarci intorno: la "dissenseria" è finita. In realtà lo è almeno da quattro anni, ma vedo troppi continuare a raccontarsi il contrario.
Una galassia di sigle, movimenti e individui ha ruotato, per un breve periodo di tempo, attorno a due-tre emergenze. Si è creduto (e l'ho creduto anche io, tempo fa) che la forza di gravità fosse in grado di far collassare queste realtà in un unico punto. Non è possibile.
Le differenze sono troppe e radicate. A parole sono tutti intenzionati a superare "destra e sinistra", ma nei fatti non è così.
Nel 2022 alla Meloni bastò un tweet contro il Green Pass per prendersi una fetta di "dissidenti". Oggi Vannacci attrae i boomeroni di destra come carta moschicida, mentre tanti altri cercano disperatamente l'ennesima sfumatura di falce e martello (negandolo) o credono nel deus ex machina straniero. Poi abbiamo i figli dei fiori, gli anarchici, gli accelerazionisti ecc.
Un blob, senza forma. A questo bel casino le diatribe tra capetti, con tanto di fango e menzogne, hanno solo aggiunto un tocco di ridicolo in più.
Quindi, che fare? Rompere le righe.
Coltiviamo i rapporti personali, confrontiamoci, ma senza questa continua autoconvinzione di essere la stessa cosa. Non lo siamo. Lasciamo che i gruppi seguano la loro strada naturale. Vedrete che tanti, naturalmente, torneranno all'ovile. Poi ci sarà chi costruirà qualcosa di davvero diverso, col tempo necessario.
Non si è persa alcuna occasione, perché non c'è mai stata alcuna reale possibilità di aggregazione. Non sono i programmi o i contratti a unire, sono le idee. E quelle sono diverse, incompatibili e spesso opposte.
Buon lavoro.
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Credo sia arrivato il momento di dircelo senza girarci intorno: la "dissenseria" è finita. In realtà lo è almeno da quattro anni, ma vedo troppi continuare a raccontarsi il contrario.
Una galassia di sigle, movimenti e individui ha ruotato, per un breve periodo di tempo, attorno a due-tre emergenze. Si è creduto (e l'ho creduto anche io, tempo fa) che la forza di gravità fosse in grado di far collassare queste realtà in un unico punto. Non è possibile.
Le differenze sono troppe e radicate. A parole sono tutti intenzionati a superare "destra e sinistra", ma nei fatti non è così.
Nel 2022 alla Meloni bastò un tweet contro il Green Pass per prendersi una fetta di "dissidenti". Oggi Vannacci attrae i boomeroni di destra come carta moschicida, mentre tanti altri cercano disperatamente l'ennesima sfumatura di falce e martello (negandolo) o credono nel deus ex machina straniero. Poi abbiamo i figli dei fiori, gli anarchici, gli accelerazionisti ecc.
Un blob, senza forma. A questo bel casino le diatribe tra capetti, con tanto di fango e menzogne, hanno solo aggiunto un tocco di ridicolo in più.
Quindi, che fare? Rompere le righe.
Coltiviamo i rapporti personali, confrontiamoci, ma senza questa continua autoconvinzione di essere la stessa cosa. Non lo siamo. Lasciamo che i gruppi seguano la loro strada naturale. Vedrete che tanti, naturalmente, torneranno all'ovile. Poi ci sarà chi costruirà qualcosa di davvero diverso, col tempo necessario.
Non si è persa alcuna occasione, perché non c'è mai stata alcuna reale possibilità di aggregazione. Non sono i programmi o i contratti a unire, sono le idee. E quelle sono diverse, incompatibili e spesso opposte.
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A Ponteranica (BG) una ragazza che stava per farsi la doccia si è trovata in casa un rapinatore (stranamente nordafricano). Per fortuna le grida della giovane hanno attirato l'attenzione dei vicini che sono subito accorsi, hanno salvato la ragazza e insegnato un po' di buone maniere all'aggressore.
Questa storia ce la racconta il nostro Emanuele Locatelli, di Pro Italia - Bergamo. Anche se viviamo nel Paese in mano ai #giudicicontrolagiustizia, noi stiamo dalla parte di chi non ha paura di agire e fare la cosa giusta.
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Questa storia ce la racconta il nostro Emanuele Locatelli, di Pro Italia - Bergamo. Anche se viviamo nel Paese in mano ai #giudicicontrolagiustizia, noi stiamo dalla parte di chi non ha paura di agire e fare la cosa giusta.
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Il calcio non è sempre stato un circo di signorine e maestrine. C'è stato un tempo in cui essere uomini faceva la differenza tra la vittoria e la sconfitta. E l'Italia stupì il mondo guidata da un lavoratore instancabile, forgiato dalla guerra.
Martedì prossimo, sul mio podcast Ritorno a Esperia, vi narrerò di lui.
Il grande... ditelo voi :)
Trovate le puntate su Spotify 👉🏻 QUI e su YouTube 👉🏻 QUI.
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Pare che quel sorosiano woke liberticida di Starmer stia per dimettersi. Ottimo. Ma anche nel Regno Unito hanno la loro destra ferocia pronta a prendere la voglia di rivalsa dei britannici e gettarla nel cesso...
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Gay Pride a Treviso: la città invasa da clown e pagliacci che nulla hanno di meglio da fare se non portare volgarità e degrado in giro per le nostre strade.
Noi pensiamo che sia giunta l’ora di riaprire i manicomi, e voi?
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La baruffa Meloni-Trump e la sudditanza di un governo.
Ne ho parlato a 100 Giorni da Leoni.
https://www.youtube.com/watch?v=15ZnKHVpN3c
Ne ho parlato a 100 Giorni da Leoni.
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LO SCREZIO / Borgognone, Brandi, Rocchesso
#RASSEGNASTAMPA di lunedì 22 giugno. È finalmente disponibile il nostro nuovo libro! https://bambini.100giornidaleoni.it
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S.O.S.TIENICI! Puoi farlo con una DONAZIONE all’IBAN: IT12V0874961800000000464984…
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l video che si è fatto questo maranza dopo l'incidente d'auto in cui ha perso la vita una ragazza italiana di 22 anni dimostra una cosa sola: la remigrazione è la soluzione moderata.
L'alternativa, come dice Ludovico, sarà la guerra civile.
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VITTORIO POZZO
Guidò la Nazionale italiana alla vittoria di ben due mondiali, due coppe internazionali e un'Olimpiade. Un allenatore duro, orgoglioso e marziale che dedicò la vita al lavoro, sia fuori che dentro il campo da gioco. Attraversò le contraddizioni del regime fascista, mise a tacere interi stadi e visse la tragedia del Grande Torino. Finendo per diventare scomodo.
Questa è la storia di Vittorio Pozzo: il generale della Nazionale.
Ritorno a Esperia, il podcast di Matteo Brandi per vedere l'Italia da un punto di vista nuovo.
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Guidò la Nazionale italiana alla vittoria di ben due mondiali, due coppe internazionali e un'Olimpiade. Un allenatore duro, orgoglioso e marziale che dedicò la vita al lavoro, sia fuori che dentro il campo da gioco. Attraversò le contraddizioni del regime fascista, mise a tacere interi stadi e visse la tragedia del Grande Torino. Finendo per diventare scomodo.
Questa è la storia di Vittorio Pozzo: il generale della Nazionale.
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I pennivendoli europeisti indicano la Brexit come la causa delle dimissioni di Keir Starmer.
Ovviamente tutte cazzate (se non altro perché sono passati più di sei anni dal gennaio 2020 in cui la Brexit venne completata). La verità è che Starmer paga l'aver trasformato il Regno Unito in un paese distopico, dove la libertà di espressione è soffocata a colpi di censura e controllo sociale. La perfetta applicazione di quello che chiamiamo "Stato maestrina".
Migliaia di britannici arrestati ogni anno per "reati d'opinione" legati a post sui social media, tutto in nome del sacro politicamente corretto. Le forze dell'ordine addestrate e istruite a dare priorità al "rispetto delle minoranze" invece di contrastare i crimini violenti. Risultato? Clima da guerra civile. Lo scandalo delle "grooming gangs" è poi uscito fuori in tutta la sua gravità: 250.000 ragazzine bianche stuprate da gruppi di pakistani, nel silenzio.
Per non parlare di tutte le follie LGBT sostenute a spada tratta dal governo e della postura bellicista nei confronti della guerra in Ucraina.
Insomma, un disastro.
Ma per il Regno Unito il futuro non sembra roseo: si sta già scaldando il sostituto di Starmer, Andy Burnham, un tizio talmente woke che sembra uscito da una serie Netflix.
Un Paese in balia di una classe politica nemica del proprio popolo... Non ha futuro.
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Ovviamente tutte cazzate (se non altro perché sono passati più di sei anni dal gennaio 2020 in cui la Brexit venne completata). La verità è che Starmer paga l'aver trasformato il Regno Unito in un paese distopico, dove la libertà di espressione è soffocata a colpi di censura e controllo sociale. La perfetta applicazione di quello che chiamiamo "Stato maestrina".
Migliaia di britannici arrestati ogni anno per "reati d'opinione" legati a post sui social media, tutto in nome del sacro politicamente corretto. Le forze dell'ordine addestrate e istruite a dare priorità al "rispetto delle minoranze" invece di contrastare i crimini violenti. Risultato? Clima da guerra civile. Lo scandalo delle "grooming gangs" è poi uscito fuori in tutta la sua gravità: 250.000 ragazzine bianche stuprate da gruppi di pakistani, nel silenzio.
Per non parlare di tutte le follie LGBT sostenute a spada tratta dal governo e della postura bellicista nei confronti della guerra in Ucraina.
Insomma, un disastro.
Ma per il Regno Unito il futuro non sembra roseo: si sta già scaldando il sostituto di Starmer, Andy Burnham, un tizio talmente woke che sembra uscito da una serie Netflix.
Un Paese in balia di una classe politica nemica del proprio popolo... Non ha futuro.
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"Se possono morire per l'Italia, possono giocare per l'Italia." Pozzo ragionava così: come un generale. E i suoi giocatori combattevano sul campo. Contro la pressione, contro i fischi, contro il mondo.
Vi racconto la storia di Vittorio Pozzo!
https://www.youtube.com/watch?v=cITzA5yWYTI
Vi racconto la storia di Vittorio Pozzo!
https://www.youtube.com/watch?v=cITzA5yWYTI
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Vittorio Pozzo - L'allenatore comandante che vinse tutto in Nazionale
Guidò la Nazionale italiana alla vittoria di ben due mondiali (1934 e 1938), due coppe internazionali (1930 e 1935) e un'Olimpiade (1936). Un allenatore duro, orgoglioso e marziale che dedicò la vita al lavoro, sia fuori che dentro il campo da gioco. Attraversò…
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Meloni: "Sono sinceramente colpita da Trump, ma la politica estera italiana non cambia."
Cioè rimane inesistente?
Cioè rimane inesistente?
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Oggi la società sembra un immenso asilo nido, dove va avanti solo chi fa la vittima e dove le maestrine ti controllano in continuazione. Liberiamocene.
Ne ho parlato con Francesco Borgonovo.
https://youtu.be/srm0iK3zgl8?is=zTPW-aZQ4IX5gpLa
Ne ho parlato con Francesco Borgonovo.
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Il grande asilo woke | Galt Right
Matteo Brandi mette insieme Trump, Giorgia Meloni, il caso Premio Strega e la caduta di Keir Starmer per raccontare un Occidente sempre più infantile, dove comandano vittimismo, conformismo e paura del dissenso. Dalla cultura woke britannica ai salotti letterari…
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La questione dei 500 aerei e il "piano casa" del Governo.
Ne ho parlato a 100 Giorni da Leoni.
https://www.youtube.com/watch?v=aYltHxCe7z4
Ne ho parlato a 100 Giorni da Leoni.
https://www.youtube.com/watch?v=aYltHxCe7z4
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MAI SERVI / Brandi & Rocchesso
#RassegnaStampa del 24/6/26. AIUTACI A FINANZIARE IL NOSTRO NUOVO GRANDE PROGETTO TELEVISIVO! S.O.S.TIENICI con una DONAZIONE all’IBAN: IT12V0874961800000000464984 intestato all’Associazione Culturale #100GiorniDaLeoni o tramite carta qui! https://100gi…
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Imparò il gioco in Inghilterra ma capì come motivare gli uomini nella Grande Guerra. Non era un allenatore, era un comandante. E vinse tutto.
Vi racconto Vittorio Pozzo!
https://www.spreaker.com/episode/vittorio-pozzo-l-allenatore-della-nazionale-che-vinse-tutto--72638397
Vi racconto Vittorio Pozzo!
https://www.spreaker.com/episode/vittorio-pozzo-l-allenatore-della-nazionale-che-vinse-tutto--72638397
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Vittorio Pozzo: l'allenatore della Nazionale che vinse tutto
Guidò la Nazionale italiana alla vittoria di ben due mondiali, due coppe internazionali e un'Olimpiade. Un allenatore duro, orgoglioso e marziale che dedicò la vita al lavoro, sia fuori che dentro il campo da gioco. Attraversò le contraddizioni del regime…
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"Chi pecora si fa, il lupo se lo mangia." Questo vecchio detto dovrebbe essere scolpito nel ministero degli esteri italiano. Invece qui si cerca ancora il salvatore straniero...
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Gli screenshot delle conversazioni con Emma, l'LLM italiano appena lanciato da Egomnia, stanno facendo il giro del web suscitando grande ilarità. Purtroppo però, nonostante la portata comica e surreale delle risposte di questa intelligenza artificiale "tutta italiana", c'è poco da ridere. Questa vicenda infatti mostra in maniera tragica cosa sia il settore del digitale in Italia.
Mettiamo subito in chiaro le cose: non stiamo dicendo che gli italiani non sanno fare innovazione, anzi. Lo sanno tutti che la Silicon Valley è piena di informatici, ingegneri e manager italiani di primissimo livello. Il problema è un altro: fare impresa nei settori ad alta tecnologia richiede grandi capitali, grande pazienza e persino una grande capacità di accettare delle perdite. Fatalità: la combinazione di queste tre doti manca ai nostri imprenditori del digitale, molti dei quali - spiace dirlo - puntano semplicemente a lanciare "startup" con cui riproporre le "buzzword" tecnologiche del momento, cavalcare in ritardo "trend" d'oltreoceano, ottenere finanziamenti (spesso pubblici) a fondo perduto e assumere personale inutilmente qualificato pagandolo una miseria.
È inutile girarci attorno: se vogliamo tornare a essere una potenza industriale, un Paese con un’economia florida e capace di trattenere i giovani ambiziosi, ci serve uno Stato degno di questo nome che faccia politica industriale. Non veniteci a raccontare che il pubblico è per natura troppo lento e inefficiente: la storia italiana dimostra che le grandi imprese capaci di competere nei settori tecnologicamente avanzati, dalla siderurgia alla chimica, dall’elettrotecnica alla difesa, sono o sono state quasi tutte pubbliche. La concezione europeista dello Stato come apparatucolo amministrativo, che deve avere le mani legate quando si tratta di investire e intervenire nell'economia ma che deve averle liberissime quando si tratta di vessare famiglie e imprese con fisco e burocrazia, è la gabbia che ha imprigionato le nostre energie.
Noi italiani abbiamo le carte in regola per spaccare il mondo e primeggiare in qualsiasi ambito. Ci serve soltanto una politica che ci metta nelle condizioni di poterlo fare.
Ludovico Vicino
Pro Italia - Segretario Nazionale
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Mettiamo subito in chiaro le cose: non stiamo dicendo che gli italiani non sanno fare innovazione, anzi. Lo sanno tutti che la Silicon Valley è piena di informatici, ingegneri e manager italiani di primissimo livello. Il problema è un altro: fare impresa nei settori ad alta tecnologia richiede grandi capitali, grande pazienza e persino una grande capacità di accettare delle perdite. Fatalità: la combinazione di queste tre doti manca ai nostri imprenditori del digitale, molti dei quali - spiace dirlo - puntano semplicemente a lanciare "startup" con cui riproporre le "buzzword" tecnologiche del momento, cavalcare in ritardo "trend" d'oltreoceano, ottenere finanziamenti (spesso pubblici) a fondo perduto e assumere personale inutilmente qualificato pagandolo una miseria.
È inutile girarci attorno: se vogliamo tornare a essere una potenza industriale, un Paese con un’economia florida e capace di trattenere i giovani ambiziosi, ci serve uno Stato degno di questo nome che faccia politica industriale. Non veniteci a raccontare che il pubblico è per natura troppo lento e inefficiente: la storia italiana dimostra che le grandi imprese capaci di competere nei settori tecnologicamente avanzati, dalla siderurgia alla chimica, dall’elettrotecnica alla difesa, sono o sono state quasi tutte pubbliche. La concezione europeista dello Stato come apparatucolo amministrativo, che deve avere le mani legate quando si tratta di investire e intervenire nell'economia ma che deve averle liberissime quando si tratta di vessare famiglie e imprese con fisco e burocrazia, è la gabbia che ha imprigionato le nostre energie.
Noi italiani abbiamo le carte in regola per spaccare il mondo e primeggiare in qualsiasi ambito. Ci serve soltanto una politica che ci metta nelle condizioni di poterlo fare.
Ludovico Vicino
Pro Italia - Segretario Nazionale
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Macron: "Francia e Italia sono partner naturali."
La Storia dice l'esatto opposto.
E voi lo sapete benissimo.
La vostra fortuna sta nel fatto che a guidarci è una classe politica di pavidi esterofili autorazzisti.
La Storia dice l'esatto opposto.
E voi lo sapete benissimo.
La vostra fortuna sta nel fatto che a guidarci è una classe politica di pavidi esterofili autorazzisti.
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Domande e risposte. Venerdì 26 giugno alle 8:30 sarò in diretta qui per rispondere alle domande del pubblico.
https://www.youtube.com/live/Qo_Jrcx5Bss?is=CIsWwWQ6QI7GtX7k
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#BRANDI RISPONDE alle vostre domande | Il Punt🔴 di Vista di Matteo BRANDI
Notizie e approfondimenti sui fatti del giorno, commentati senza censure e con la partecipazione del pubblico in diretta.
📌 Oggi parliamo di:
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