Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Notare che il sindaco di Acqui Terme, il signore che ha avuto la brillante idea dell’assessorA IA e ha anche proposto di affidarle la “delega all’Umanizzazione” nella prossima giunta, è uno psicologo.

Tutto torna, no?

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Dopo aver varato l’ennesimo decreto ministeriale, Salvini ha dichiarato di aver messo in regola gli autovelox.

È vero? Assolutamente no. Ce lo spiega in nostro Giuseppe Pappalardo.

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Sabato 13 giugno saremo anche noi a Roma alla manifestazione per la REMIGRAZIONE.
Vi aspettiamo alle ore 15 a Piazza della Libertà!

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Eccoli che snobbano e demonizzano la rabbia di Belfast. Troppi aedi della "società aperta" si sentono al sicuro sulla loro torre d'avorio. Continuano a brindare, sputando dall'attico. Non si sono accorti che ogni loro menzogna ha aggiunto, giorno dopo giorno, un granello di polvere da sparo in più.
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In diretta dalla piazza per la Remigrazione! Pro Italia c'è 🇮🇹❤️

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Remigrazione: grande manifestazione a Roma.
Pro Italia c'era 🇮🇹
Basta immigrazione di massa!
Smettiamola di voltarci dall'altra parte.

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Nei cortei della sinistra sorosiana il coro è passato da "siamo tutti antifascisti" a "siamo tuttE antifascistE".
Declinato al femminile pure a voce e con gli schwa negli striscioni.
Questo è l'antifascismo oggi: spazzatura woke. Non altro.
A questo vi chiedono di aderire.
La risposta di una persona pensante non può che essere NO.
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Non uno straccio di bandiera italiana.

Le uniche che a un certo punto hanno fatto capolino erano quelle con il logo dell'ANPI in mezzo, dove il tricolore faceva da sfondo a qualcos'altro.

A me una piazza così fa ribrezzo.

Questi sono il parto della globalizzazione, di quel capitalismo che dicono di voler combattere senza tuttavia metterne in discussione il pilastro centrale: la libera circolazione di merci, capitali e PERSONE.

Questi quando parlano di antifascismo pensano ai bagni gender neutral, allo smantellamento della bianchezza (Bundu docet), alla "decolonizzazione dello sguardo", all'ecotransfemminismo a tutte le boiate partorite dai liberal americani. Infatti ultimamente gridano in coro "siamo tuttE antifascistE" declinato al femminile, con le schwa sugli striscioni.

Questi portano squallore umano e urbano ovunque vanno, come testimoniano i quartieri in cui si vanno a insediare. Perché il decoro cittadino è, nella loro testa, una sfumatura di fascismo. E l'essere sciatti e trasandati, scagliandosi conto tutto ciò che abbia un minimo di senso estetico, è per loro una filosofia di vita.

Sono pericolosi per lo status quo quanto un petardo per un panzer. E lo certifica l'appoggio incondizionato di cui godono a livello mediatico, l'impunità a livello giudiziario, i megafoni offerti dalle grandi multinazionali e dalle piattaforme video più potenti.

Il mondo che vedete in questa foto non ha nulla da offrire alla costruzione di un'alternativa reale all'attuale sistema. Non può farlo perché è l'espressione più evidente di quel nichilismo che ci ha portati al disastro attuale.

Senza patria.
Senza Storia.
Senza senso.

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Altro che "First Lady", in Italia abbiamo avuto una Domina, una donna in grado di manovrare nell'ombra decretando i destini di un impero. Giocandosi tutto.
Vi parlerò di lei, questo martedì, sul mio podcast Ritorno a Esperia.
Sapete di chi sto parlando?

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Non ha senso preoccuparsi dei velociraptor del mainstream: qualunque cosa tu dica o faccia, vorranno comunque mangiarti. C'è solo una cosa sensata da fare se non si vuole fare la fine della destra ferocia: fottersene 😎

Commento a freddo del nostro Ludovico Vicino all'indomani della straordinaria manifestazione per la Remigrazione a cui abbiamo preso parte a Roma.

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Dietro il primo imperatore romano, Augusto, si muoveva una donna scaltrissima. Una donna che seppe sopravvivere a due guerre civili e spianò la strada all'ascesa del figlio Tiberio. Ma divenne così potente da rimanere... sola.
Martedì sul mio podcast Ritorno a Esperia vi narrerò la vita di Livia Drusilla!

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Che forte Starmer: mezzo Regno Unito va a fuoco e lui vara il “coprifuoco digitale” per gli under 18.

Viviamo in un periodo storico pazzesco.

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LIVIA DRUSILLA
Dietro il primo imperatore di Roma, Augusto, si muoveva una donna geniale. Un talento della politica, capace di tessere trame, sopravvivere a due guerre civili, guadagnare potere e spingere il figlio Tiberio sul trono. Divenne la "madre della patria", l'ideale di matrona romana. Ma tutto questo potere la condannò alla solitudine e alle calunnie.

Questa è la storia di Livia Drusilla: la donna che resse l'impero romano.

Ritorno a Esperia, il podcast di Matteo Brandi per vedere l'Italia da un punto di vista nuovo.

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Forwarded from Mattonews 🎙🧱🧊
NOVITÀ IN LIBRERIA: OGGI ESCE LA NUOVA OPERA DI MARIO DRAGHI

(RIZZOLI)
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Patentino da Antifascista.
Ecco come ottenerlo.

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La accusarono di aver fatto fuori tutti i possibili rivali di suo figlio, Tiberio. Ma in realtà lei sapeva muoversi nella ragnatela del potere imperiale. Senza paura.
Questa è la storia di Livia Drusilla.
Buon ascolto!
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Fin dall'esordio ai mondiali, la stampa mainstream canta le lodi del Marocco. La maggioranza dei suoi giocatori, infatti, è composta da marocchini nati e cresciuti all'estero che, pur avendo la cittadinanza inglese, francese, tedesca o spagnola, hanno scelto di giocare per la nazionale marocchina.

Tutto molto interessante. Peccato, però, che questa storia dimostri quanto sia falsa la retorica delle maestrine sull'integrazione e quanto sia vero quello che noi cattivi ripetiamo sempre: non basta nascere, crescere, e persino avere successo in un Paese per sentirsi parte di una nazione.

Così come un italiano rimane sempre un italiano, un marocchino rimane sempre un marocchino. E questo vale non soltanto per i calciatori, ma anche per i terroristi laureati in economia.
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Sulla rottura Rizzo-Toscano non c'è molto da aggiungere perché è una delle cose più scontate che potessero accadere.

Non rimanevo così senza fiato da quando ho scoperto che l'acqua può bollire. Incredibile, eh?

Vorrei farvi ragionare solo su questo.

Quando fondammo Pro Italia, fui tempestato di chiamate da parte di gruppi e gruppuscoli che mi chiesero tutti la stessa cosa: "chi avete?"

"Chi avete?"

L'interesse non era nella visione o nel programma, bensì nelle facce e nei nomi. Che figurine avete? Ce l'ho, ce l'ho, mi manca.

L'ossessione di cercare il volto noto e dar vita a fan club attorno a quella persona è la cifra stilistica della "dissenseria". Da sempre. La pappa pronta e il tifo acritico, una visione passiva della politica e della militanza. Si invoca il salvatore della patria, lo si ricopre di bava, e poi si frigna se il santone toppa.

Spunta il fenomeno mediatico e tutti dietro.

E ricomincia la giostra, che si va puntualmente a schiantare.

C'è poco da fare: la strada è lunga, non esistono scorciatoie e bisogna costruire bene. Con il tempo necessario. Lavorare sulla visione, tirare su una nuova classe dirigente GIOVANE, non lasciarsi prendere dalla paura o dalla fretta.

Altrimenti si dura quanto un Rolex alla stazione centrale di Milano.

Oppure si può credere all'ennesimo faccione.

Stavolta funzionerà... no?

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