Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Istria, Dalmazia, Fiume... Terre italiane strappate alla madrepatria con la violenza, il tradimento e l'oltraggio.
Italiani deportati, umiliati e massacrati nell'eccidio delle foibe.
È una ferita aperta che non accetteremo mai di dimenticare o di nascondere. Perché anche questo significa essere Pro Italia.

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#giornodelricordo
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A Brescia una bambina di una famiglia bengalese è stata portata in ospedale dalla madre perché accusava forti dolori addominali. In pochi minuti i medici si sono resi conto di quale fosse il problema: la bimba era incinta. Considerata l'età (che non è stata resa pubblica per non destare scandalo), sono iniziate subito le indagini della polizia e, nel giro di pochi giorni, è scattato l'arresto per il padre della bambina. Secondo gli inquirenti, il bengalese ha violentato la figlia più e più volte.

In Italia non stiamo semplicemente importando il terzo mondo. Stiamo importando il peggio del peggio del terzo mondo.

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Netanyahu chiederà al presidente Trump di concedere a Israele il permesso di "agire militarmente" contro l'Iran, anche dopo la firma di un possibile accordo sul nucleare con gli Stati Uniti.
Criminali.
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A chi ci chiede perché non lo chiamiamo centro-destra ma parliamo di "destra ferocia" volentieri rispondiamo così: ⬆️

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Vi aspetto giovedì 12 febbraio a Roma per l'apertura della sede romana di Pro Italia, a via Quinto Sertorio 28, dalle ore 17.30.
Sarà un'occasione per conoscerci, chiacchierare e entrare nel vivo del nostro lavoro sul territorio!

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"Ben provide Natura al nostro stato,
quando de l’Alpi schermo
pose fra noi et la tedesca rabbia."

Così scriveva Petrarca nella sua poesia "Italia Mia", del 1344.

Questi versi dovrebbero capeggiare all'entrata di qualsiasi scuola di geopolitica italiana: non si va con i tedeschi. Italia e Germania hanno traiettorie diverse, interessi diversi, necessità diverse. Da secoli. Lo abbiamo visto, ancora una volta, in questo trentennio di UE: Berlino ha fatto di tutto per sfruttare al massimo l'adesione all'euro, rivalendosi su di noi, che siamo la seconda forza manifatturiera d'Europa.

Non si contano gli attacchi tramite "letterine", in cui i tedeschi chiedevano a Roma più austerità, mentre magari facevano l'opposto. Nel 2011, nel pieno del golpe finanziario che portò Monti a Palazzo Chigi, la Deutsche Bank si liberò di miliardi di BTP per contribuire all'innalzamento dello Spread causato dalla BCE.

"I mercati insegneranno agli italiani come votare" ripeteva il commissario Günther Oettinger.

Dulcis in fundo, la transizione green ci è stata imposta su spinta di Berlino, che puntava a diventare egemone nell'industria dell'auto elettrica (per poi andarsi a schiantare sul gigante cinese).

Stendiamo poi un velo pietoso sulle velleità bellicistiche di Merz, che sogna una operazione Barbarossa 2.0 per rivitalizzare un'industria nazionale a pezzi dopo il taglio del gas russo a buon prezzo.

Insomma, se fossimo governati da veri patrioti, coglieremmo la palla al balzo per buttare giù l'Unione Europea. Altro che puntellare questa baracca chiedendo di superare l'unanimità.

Questa è la strada per rialzarci. E non serve essere Petrarca per capirlo.

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Forwarded from Matteo Brandi - Canale Ufficiale (Matteo Brandi)
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🎙🇮🇹"RITORNO A ESPERIA"
Matteo Brandi racconta l'Italia da un punto di vista nuovo.

"Italietta, espressione geografica, invenzione ottocentesca..."
Liberiamoci di questi assurdi complessi d'inferiorità e riscopriamo noi stessi. Come italiani.

Questa è la missione del mio podcast Ritorno a Esperia.

Ecco i link a tutte le puntate uscite fino a oggi:
🔴Sempre aggiornati, un episodio a settimana!

- Le radici dell'Italia (Spreaker)
- La disfida di Barletta (Spreaker)
- Storia della Corsica (Spreaker)
- Enrico Mattei (Spreaker)
- Giovanni delle Bande Nere (Spreaker)
- Giovanni Battista Belzoni (Spreaker)
- Francesco Baracca (Spreaker)
- Malojaroslavec: la battaglia degli italiani (Spreaker)
- Adriano Olivetti (Spreaker)
- La battaglia del Piave (Spreaker)
- Caterina Sforza (Spreaker)
- La battaglia del Garigliano (Speaker)
- Amedeo Guillet (Spreaker)
- Andrea Palladio (Spreaker)
- La Guerra Sociale (Spreaker)
- Malta italiana (Spreaker)
- Concessione di Tientsin (YouTube)
- Giovanni e Sebastiano Caboto (Spreaker)
- Laura Bassi (Spreaker)
- Teseo Tesei (Spreaker)
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Sabato 14 febbraio alle ore 15, avremo il piacere di ospitare Rocco Bruno nella nostra sede Romana, a via Quinto Sertorio 28.
Sarà un'occasione per parlare di attualità, mettere in discussione le nostre credenze e dar vita a un dibattito costruttivo.
Evento organizzato con gli amici di MePiù.
Vi aspettiamo!
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Caro Vannacci, noi siamo Pro Italia, dunque NON pro Europa.

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I parlamentari di Futuro Nazionale, il partito di Vannacci, hanno votato la fiducia al Governo Meloni sul decreto Ucraina dopo che Vannacci è uscito dalla Lega denunciando... L'incoerenza della Lega sull'Ucraina. Praticamente questi signori hanno iniziato a fare il contrario di quello che dicono... Prima ancora di cominciare. Capolavoro assoluto.

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Amici romani, vi aspetto oggi alle ore 17:30 a via Quinto Sertorio 28 per l'inaugurazione della sede romana di Pro Italia 🇮🇹
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Un successo. L'apertura della sede romana di Pro Italia ha attirato tantissime persone. Militanti, simpatizzanti, curiosi: italiani desiderosi di dare una mano a un progetto giovane e ambizioso.
Un evento all'insegna del dialogo e della partecipazione. Perché quando Pro Italia dice di ripartire dai territori, lo fa per davvero 🇮🇹

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Mettiamo le cose in chiaro fin dall'entrata ❤️🇮🇹 guardate bene...

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L'Unione Europea traballa più che mai. Un governo di veri patrioti le darebbe il colpo di grazia. Questo, invece, la sta puntellando, a braccetto con la Germania e Draghi. Non c'è altro da aggiungere.
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Domenica 15 febbraio a Treviso sarà con noi anche l'ingegner Menegon, l'uomo che ha permesso di arrivato allo spegnimento di centinaia di autovelox irregolari in tutta Italia e che ha subito minacce e ritorsioni per non aver mai abbassato la testa.

Ci vediamo domenica a Treviso, all'Hotel Continental, a partire dalle 16:00.

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Matematica, fisica e... strane sparizioni.
Martedì prossimo sul mio podcast "Ritorno a Esperia" vi parlerò di una grande mente italiana.
Avete intuito di chi sto parlando?
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LA TRUFFA DELL'EUROPA LIBERA
Vedo non pochi cadere nella trappola retorica dell'Europa "libera". In pratica, nonostante costoro riconoscano la dannosità dell'UE, arrivano alla conclusione che, se il Vecchio Continente è schiacciato tra l'aquila americana e l'orso russo, allora forse... valga la pena battersi per la sua emancipazione.

Alt, fermi tutti.

Innanzitutto chiariamo la differenza tra Mosca e Washington, essenziale. Il Cremlino, al netto di ciò che raccontano i Calenda, non ambisce a portare i cosacchi a Lisbona e anzi si sente tradita dalle classi dirigenti europee, che hanno abbracciato un bellicismo autodistruttivo e hanno accettato di tagliare i ponti (energetici e culturali) con la Federazione Russa. Per ordine di chi? Dello Zio Sam, che non sta tenendo sotto scacco l'Europa da oggi, ma dalla fine della seconda guerra mondiale.

E, non a caso, il processo di integrazione europea (leggasi: disintegrazione nazionale) è stato fortemente voluto dagli americani. L'idea era di dar vita a un cuscinetto in caso di guerra nucleare con l'Unione Sovietica. Truman, Kennan, Marshall.. questi sono i nomi dei veri padri della baracca a dodici stelle. Non a caso, il tanto decantato Spinelli, quello che già sognava un super-Stato orwelliano che se fottesse della sovranità dei popoli, faceva sponda con Washington.

Bisogna essere ingenui (o peggio) per pensare che gli USA abbiano dato vita a un qualcosa che avesse anche solo la minima possibilità di diventare un avversario geopolitico. Anzi, per disinnescare le singole nazioni europee (in primis, la Germania) la strategia è stata quella di portarle in un unico contenitore.

"Più fitto il grano, meglio lo si taglia" diceva Alarico.

L'Europa non può diventare un soggetto unico perché ha al suo interno una cornucopia di nazioni, popoli e lingue diverse. E inevitabili interessi divergenti, come dimostra un trentennio di pugnalate alle spalle (le nostre) inferte da tedeschi (austerità, surplus commerciale, green) e francesi (agroalimentare, migranti, Libia). Certo, esistono anche radici culturali comuni, ma nulla che possa anche solo avvicinarsi all'idea di una "patria europea". Quella o c'è o non c'è, non la si crea a tavolino.

Che l'Italia mandi al diavolo le ultime sirene dell'europeismo e si prenda la responsabilità storica di autodeterminarsi. Nessun altro lo farà per lei. Nessuno.

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