Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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I treni regionali sono diventati il far west: i mascalzoni possono fare qualunque cosa, ma se una famiglia normale si azzarda a sbagliare orario del biglietto...

La storia capitata alla famiglia Lenzoni è la storia della vita nello Stato-maestrina.

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Opportunisti per Gaza?
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 18:30

Nel corso degli ultimi mesi, il posizionamento sulla guerra in Terra Santa delle forze politiche del centro-sinistra è radicalmente cambiato. Persino la narrazione che viene proposta dai principali media italiani ha cambiato tono: l'espressione "genocidio", che fino a poco fa faceva fioccare istantaneamente le accuse di antisemitismo, oggi ricorre nei talk-show senza destar scalpore.

Come mai c'è stato questo cambiamento radicale? Cos'è successo negli ultimi mesi nel dibattito pubblico? Ne parliamo nell'appuntamento di oggi di Uno sguardo da Vicino. In diretta, come al solito, dalle 18:30.
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Quali sono i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo cruciali per l'Italia?

🇬🇷GRECIA
I greci sono il popolo a noi più vicino per cultura e Storia. Con Atene dobbiamo camminare a braccetto, spalleggiandoci per contenere l'espansione turca (le acque dell'Egeo sono costantemente contese). E quello che ha fatto l'UE a guida tedesca ai greci non va dimenticato. Né perdonato.

🇫🇷FRANCIA
I francesi non sono né nostri alleati né nostri amici. Parigi ci vede come una terra di conquista economica: ha divorato sia il nostro comparto agro-alimentare (soprattutto con Lactalis) che l'automotive (Stellantis) e ha provato a scacciarci a suon di bombe dalla Libia. Ovunque brilla una "Légion d'honneur" c'è un anti-italiano, specie in Parlamento. C'è poi la questione corsa: l'isola è una parte d'Italia e i legami con Ajaccio andrebbero rinsaldati.

🇦🇱ALBANIA
Il rapporto con questo Paese non può ridursi a qualche centro per il rimpatrio di immigrati irregolari. L'interscambio commerciale è importante ma la nostra relazione con gli albanesi dovrebbe assumere portata strategica: forniture militari, esercitazioni comuni, addestramento delle forze armate. Il Canale d'Otranto va blindato. Tutta l'area balcanica ha a che fare con la nostra profondità difensiva e alcune zone (come la Dalmazia) andrebbero riavvicinate all'Italia.

🇹🇷TURCHIA
I turchi vivono una una stagione di espansionismo neo-ottomano. Da anni estendono la loro presenza in zone vitali per i nostri interessi strategici (dall'Africa mediterranea al corno d'Africa). Il loro progetto marittimo, il Mavi Vatan ("patria blu"), è una dottrina che prevede un'influenza militare sempre maggiore in tutto il Mediterraneo allargato. In Libia, i turchi puntano a diventare egemoni e si contendono il paese con i russi. Insomma, Ankara ha ben chiaro cosa vuole. Noi?

🇱🇾LIBIA
Nel 2011 l'Italia ha voltato le spalle a Gheddafi riducendosi a fare da portaerei per i caccia francesi e americani che hanno bombardato un nostro alleato. La fine di quella Libia ha significato l'inizio di una crisi migratoria che ci ha investiti: il nostro assenteismo sulla vecchia "quarta sponda" ci costa carissimo. Da più di 10 anni foraggiamo il governicchio di Tripoli e, quando le forze di Haftar si sono avvicinate alla capitale, abbiamo ceduto il passo ai turchi. Un disastro. O riprendiamo l'iniziativa o ci aspettano tempi duri.

🇮🇱ISRAELE
Al di là delle violazioni del diritto internazionale (che lascia il tempo che trova), il massacro dei palestinesi non deve essere tollerato da una nazione che dovrebbe dialogare con il mondo arabo affacciato sul Mediterraneo. La dottrina israeliana del "cane pazzo" va condannata, non giustificata. Le frizioni tra Tel Aviv e Ankara, sempre più marcate dopo la caduta di Assad in Siria, vanno monitorate con estrema attenzione.

🇪🇬EGITTO
Oggi gli egiziani non riconoscono alcun peso internazionale al nostro Paese. Tornare a farsi rispettare al Cairo è cruciale, sia sotto l'aspetto economico (il giacimento di gas naturale Zohr, sfruttato da Eni, è il più grande del Mediterraneo), strategico (l'Egitto si trova tra Libia e Israele, si affaccia sul Mar Rosso e controlla Suez) e storico-culturale (il "granaio di Roma" si interfacciò con l'Italia per secoli).

🇩🇿ALGERIA
I contatti tra Algeri e Roma sono sempre stati intensi ma oggi vanno rilanciati. Non c'è soltanto da costruire nuovi gasdotti (per far fronte alla nostra demenziale chiusura al gas russo) ma c'è anche la necessità di presidiare i collegamenti tra Maghreb e Sahel, con buona pace dei francesi cacciati da sempre più Paesi dell'Africa occidentale.

🇹🇳TUNISIA
I rapporti con l'Italia hanno fatto un salto in avanti: siamo il secondo partner commerciale di Tunisi e sono al vaglio nuovi progetti infrastrutturali. Tuttavia le sovvenzioni al Governo tunisino per controllare le partenze dei barchini hanno prodotto risultati altalenanti. Lo Stretto di Sicilia, da cui passano idrocarburi, cavi e merci, deve stare sotto il controllo italiano.

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Disastro Garlasco
🔴 DIRETTA STASERA ALLE 18:30

A distanza di 18 anni dall'omicidio di Chiara Poggi, si sono riaperte le indagini sul delitto di Garlasco e sta venendo fuori quello che chiunque avesse letto le sentenze (non le ricostruzioni di parte, ma le sentenze emanate in tutti i gradi di giudizio) sapeva da dieci anni: la condanna inflitta ad Alberto Stasi è una clamorosa ingiustizia.

Nella diretta del giovedì di questa sera ripercorreremo le tappe di uno dei processi più mediatici di sempre e, a partire dalla cronaca, proveremo a capire come funzioni realmente la macchina della giustizia nel nostro Paese. Lo faremo in compagnia dell'ottimo Simone Colzani, avvocato, esperto del caso di Garlasco e responsabile organizzativo della nostra sezione di Udine. In diretta su tutti i nostri canali a partire dalle 21:00.
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Il governatore di Bankitalia Panetta: "L'UE deve avere la capacità di superare i particolarismi nazionali."

Tradotto: l'UE deve fottersene degli interessi e dei governi nazionali, imponendo le proprie scelte.
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A proposito di aggressori, difensori e... traditori.
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Dopo il recente omicidio di Afragola, molti stanno invocando a gran voce l'educazione affettiva nelle scuole. La strategia è nota: prima si crea ad arte un’emergenza a partire dai fatti di cronaca, poi si fa passare in tutta fretta una riforma sociale sulla scia emotiva della suddetta emergenza ed ecco che il gioco è fatto.

Ora, per quanto sia assurdo doverlo puntualizzare, l'omicidio esiste da che esiste l'uomo e non è certo con un corso a scuola di qualche ora che se ne scopre la malvagità. Al contempo, però, occorre riconoscere che oggi l’educazione affettiva, pilastro fondamentale della formazione umana, vive effettivamente una crisi epocale. Ma è davvero compito della scuola? No. Quest'educazione non può che avvenire nel luogo in cui ogni bambino sperimenta per la prima volta un intreccio di affetti e relazioni: la propria famiglia.

Ed è questo il nucleo del problema, che nessuno, nemmeno questo Governo “conservatore”, ha il coraggio di affrontare: la famiglia si è sgretolata. I nostri adolescenti sono immersi in un mare di stimoli e riferimenti ancorati al Nulla, preda delle loro immediate pulsioni e privi dei più elementari meccanismi di regolazione cognitiva ed emotiva.

E la scuola? La scuola può fare tanto per contribuire all’educazione affettiva. No, non con un "circle time" animato da due maestrine ideologizzate e incattivite, una militante femminista e uno psicologo a contratto. Ma con gli strumenti che ha sempre avuto: i corsi di letteratura, di arte, di diritto. Ore preziose che l'ennesima sgangherata riforma comprimerebbe ancor di più, in un momento in cui molti alunni non sono in grado di comprendere un testo complesso. A un ragazzo di oggi non serve riempirsi la bocca di parole-talismano come "empatia" e “gentilezza" se non è neppure capace di mettersi nei panni di qualcun altro perché non ha mai letto un romanzo.

Meloni, Valditara e tutto il centro-destra non dispongono né degli strumenti di analisi né del coraggio politico per indicare una via. Culturalmente subalterni ai progressisti, parlano di interventi culturali e propongono progetti scolastici. Insomma, creano scatole vuote che, puntualmente, verranno occupate dall’ideologia mortifera che sta penetrando in ogni dove.

Pro Italia - Dipartimento Scuola


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Il caso della Mare Jonio dimostra, per l'ennesima volta, che il problema non sono i porti chiusi, ma i portafogli aperti.

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Un saluto dalla sezione dei Castelli Romani! Oggi eravamo nel cuore di Frascati a incontrare la cittadinanza e confrontarci sul tema del no alla cittadinanza facile. Anche qui, possiamo contare sul contributo di nuovi militanti giovani e volenterosi.

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Secondo il capo del Pentagono Pete Hegseth, Pechino sarebbe a due passi dall'attaccare l'isola di Taiwan.
Ora, sicuramente dietro queste parole c'è la volontà di spingere gli "alleati" dell'Indo-Pacifico ad aumentare le spese militari (e le commesse all'industria bellica USA, ovviamente, ma per puro caso eh...). Tuttavia, è vero che la Cina sia intenzionata a riprendersi Taiwan: lo ha promesso e lo ha annunciato più volte come tappa essenziale per sorgere come nuova potenza talassocratica. Difatti, senza l'isola immersa nel proprio mare, per i cinesi è difficile proiettarsi verso lo Stretto di Malacca a Sud, da cui passa la maggior parte del traffico marittimo globale.
Indovinate chi presidia quello stretto cruciale? La VII Flotta della Marina degli Stati Uniti, di base a Yokosuka, in Giappone. Così, per dire.
Il nervosismo dell'amministrazione Trump è legato anche all'impellenza di prepararsi per uno scontro, quello col dragone cinese, che caratterizzerà il XXI secolo. Che sia l'attuale inquilino alla Casa Bianca o il successore a occuparsi della faccenda è, in ottica storica, non particolarmente rilevante. Tutti sanno che da quelle parti, prima o poi, tuoneranno i cannoni.
I cinesi hanno mano a mano stretto Taiwan in una morsa di atolli artificiali, mentre Taipei sta continuando a essere armata fino ai denti.
Insomma, anche in questo caso è sbagliato cadere nei due estremi: quello di chi pensa che non stia accadendo nulla e quello che cade nell'allarmismo quotidiano. Sarà un secolo parecchio caldo, e non per colpa del Pandino di vostro zio.

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Educazione affettiva nelle scuole? NO. Lo Stato non deve sostituirsi alla famiglia. La scuola istruisce, non educa. Molti ragazzi oggi non sanno nemmeno comprendere un testo scritto in italiano e questo ha ripercussioni enormi sulla capacità di interagire col prossimo o esprimere i propri pensieri.

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Siamo nel 2025 e tocca ancora leggere queste boiate contro l'uscita dall'euro. Ma, alla fine, quello che conta è il pensiero di base dell'europeista medio. Che non è nient'altro che un profondo disprezzo per l'Italia, una esterofilia malata che santifica il vincolo esterno.
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Le meraviglie della società multiculturale: i "nuovi francesi" mettono a ferro e fuoco Parigi dopo la finale di Champions League vinta dal PSG.
Ma secondo certi fenomeni l'integrazione è solo una questione di "pezzi di carta".

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L'attacco con i droni di poche ore fa organizzato dai servizi ucraini contro le basi aeree russe ha portato alla distruzione di un buon numero di bombardieri strategici: è un danno senza precedenti all'aviazione della Federazione Russa. Non è difficile intuire che quest'azione punti a compromettere il prossimo incontro negoziale che dovrebbe tenersi domani a Istanbul.

È evidente che qualcuno vuole che la guerra prosegua fino all'ultimo ucraino.

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Due morti, 500 arresti, auto in fiamme, esplosioni, guerriglia urbana.
No, non è la cronaca di una rivolta in qualche città mediorientale, siamo a Parigi. Mentre il PSG vinceva la Champions League contro l'Inter, la capitale francese veniva trasformata (per l'ennesima volta) in un campo di battaglia.
Da chi? Essenzialmente da quei "nuovi francesi" che, secondo qualche genio, sarebbero già perfettamente integrati grazie a un pezzo di carta firmato.

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Forza Italia è un PD a cui piace la figa. Anzi, piaceva.

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Ma oggi cosa cazzo hanno da festeggiare tutti quelli che per 364 giorni l'anno spiegano che la cittadinanza italiana è solo un pezzo di carta e che quindi va regalata a chiunque?

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Starmer dice ai suoi cittadini, anzi, ai suoi SUDDITI, dato il piglio autoritario del suo governo, di prepararsi alla guerra. Perché non si sa mai.
La cosa buffa è che queste parole provengano dal premier di un paese letteralmente dilaniato da i prodromi di una guerra civile. Farage avanza ovunque essendo l'unico a urlare "il re è nudo".
Hanno la guerra in casa e la cercano altrove, sti buffoni.
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Maaa... L'Etna li ha comprati i "carbon credit"?

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I punti bisognerebbe darli in testa a chi l'ha sbattuta e propone queste bestialità.

P.S. Articolo di Repubblica. Ovviamente.

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