Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Il disastro della centrale idroelettrica di Bargi è soltanto l'ultimo atto di una tragedia senza fine a cui in Italia sembriamo esserci abituati: la tragedia delle morti sul lavoro. Soltanto negli ultimi mesi abbiamo assistito a tre vere e proprie stragi: il cantiere ferroviario di Brandizzo, il cantiere edile di Firenze e, da ultima, la centrale idroelettrica nel bacino di Suviana. In tutte e tre le circostanze, le vittime lavoravano per una ditta in subappalto.

Oggi, come accade ogni volta che si verifica un dramma di questa gravità, si fa un gran parlare dell'assenza di una "cultura della sicurezza" e della "necessità di più controlli sul lavoro". Tutte uscite altisonanti dei soliti soloni che però, come al solito, ignorano o fingono di ignorare l'elefante nella stanza: lo stato del mercato del lavoro nel nostro Paese.

Nella stragrande maggioranza dei casi, poco sorprendetemente, il primo a conoscere i rischi del proprio lavoro è proprio chi lavora. Chi passa le giornate sui ponteggi o in officina sa bene quali sono i pericoli che corre. Peccato che per ottenere sicurezza sul posto di lavoro bisogna essere nelle condizioni di poterla pretendere. E qui, tragicamente, casca l'asino: lo squilibrio tra domanda e offerta di lavoro nel nostro Paese è tale da non permettere a tanti, troppi, lavoratori di pretendere alcunché.

Per chi non avesse familiarità con i livelli di disoccupazione e sottoccupazione che si registrano in Italia, per chi non vivesse sulla sua pelle gli effetti di un tasso di precarietà che cresce anno dopo anno, basti un fatto: persino nel pubblico, da decenni, si esternalizzano sempre più attività per minimizzare le spese. E a prevalere in questa logica del massimo ribasso sono spesso imprese che, fatalmente, non pongono al primo posto la sicurezza. E badate bene che queste storture non ricadono soltanto sui lavoratori dipendenti: ci sono migliaia di partite iva che per sbarcare il lunario sono costrette a prendersi rischi che, se potessero permetterselo, non si prenderebbero mai.

Insomma, non è una semplice questione di controlli che mancano. Non sarà mai possibile, e non è neppure auspicabile, avere un ispettore stanziato permanentemente in ogni cantiere e in ogni fabbrica. Ciò che è possibile, e decisamente auspicabile, è restituire dignità al lavoro. E state pur tranquilli che, quando il lavoro c'è, la dignità se la prende. Per questo è dovere di uno Stato degno di questo nome creare lavoro e offrire prospettive di realizzazione. Non certo tenere "i conti in ordine" per poi trovarsi regolarmente a piangere le vittime della propria insipienza.

Ludovico Vicino
Pro Italia - Segreteria Nazionale


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Sto lavorando a un progetto ambizioso e fuori dagli schemi per veicolare una visione delle cose nuova. Il grado di difficoltà è alto ma d'altronde bisogna osare. Vi terrò ovviamente informati :)
Nel frattempo, guardate che meraviglia ho trovato a due passi da casa: un libro di satira stampato nel 1929 ❤️
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Qualcuno potrebbe pensare che la collocazione delle bandiere rispetto all'affresco sia casuale.

Noi no.

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La direttiva sulle "case green" passa al Consiglio UE. Sapete cosa significa? Che entro il 2050 il parco immobiliare italiano dovrà essere a "emissioni zero". Significa che il 16% degli edifici pubblici con le "peggiori prestazioni" andrà ristrutturato entro il 2030 e il 26% entro il 2033. Riguardo alle case, entro il 2035 il consumo energetico dovrà calare del 20%. Costo dell'operazione: 275 miliardi di euro. Una follia, un suicidio, una boiata ideologica... come la volete chiamare?
Il governo italiano ha votato contro ma, ovviamente, questa ennesima fregatura made in Bruxelles è passata e i vari stati dell'eurozona hanno due anni per adeguarsi al diktat. Giorgetti frigna ma intanto ripete a pappagallo come sia essenziale mettere "i conti in ordine" tagliando la spesa pubblica e strizzando l'occhio alle privatizzazioni. Persino il giornalaccio Il Foglio loda il governo Meloni per essere in linea, economicamente e politicamente, con il predecessore Mario Draghi.
Cosa ci insegna, di nuovo, questa storiaccia? Che l'UE va abbandonata, non cambiata. E che chiunque vi parli di un'Unione Europea diversa vi sta prendendo in giro. Punto.

Matteo Brandi
Pro Italia - Segreteria Nazionale

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Le lodi del Foglio al Governo di centro-destra per l'assoluta continuità con la linea tracciata da Mario Draghi dicono tutto sulla parabola di Giorgia Meloni.

I tempi sono quasi maturi: nel dibattito politico italiano si sta aprendo lo spazio per far sbocciare un'alternativa. Un'alternativa che sia davvero Pro Italia.

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Pare che dozzine di droni iraniani stiano già colpendo Israele e che parecchi radar dell' IDF (esercito israeliano) stiano venendo accecati.
Le prossime ore si prospettano incandescenti... Se posso darvi un consiglio, seguite https://t.me/Middle_East_Spectator
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Forwarded from Mediterranean Man
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🇮🇷/🇮🇱❗️BREAKING: The Iranian attack on Israel consists of hundreds, not dozens, of suicide drones – Israeli Officials to Axios

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Dopo i droni, i missili.
Questione di poche ore.
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🇮🇷 🇮🇷 Dichiarazione della Forza aerospaziale dell'IRGC:

"In risposta all'attacco al nostro consolato a Damasco, stiamo lanciando un attacco al regime sionista nella Palestina occupata, utilizzando dozzine di droni e missili."

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🇮🇷/🇮🇱 NOW: Sirens in Tel Aviv, Iranian drones expected to enter Israel in the next 15-30 minutes

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Biden sta per parlare dallo studio ovale.
Deve solo trovarlo.
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🇮🇷/🇮🇱 IRANIAN BALLISTIC MISSILES ABOVE THE IRAQI SKIES

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Caccia americani, inglesi e francesi decollati per intercettare i droni e i missili cruise iraniani.
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Tajani ha chiamato la Farnesina per sapere dove si trova l'Iran.
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Comunque tranquilli: in questo momento cruciale, pericoloso e storico sappiate che il rappresentante speciale dell’UE per la regione del Golfo Persico è Luigi Di Maio.

Matteo Brandi
Pro Italia - Segreteria Nazionale

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Forwarded from Operazione Verità News 📰🗞 (G.I.)
🇮🇱⚡️Esplosioni multiple ora si sentono in tutto Israele.
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🇮🇱/🇮🇷❗️THE SKY IN ISRAEL NOW

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Ora tutto dipende da Netanyahu e dalla risposta di Israele. Una risposta, ricordiamo, a un'altra risposta.
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Matteo Brandi:

- Un impero comincia a decadere quando è incapace di raccontarsi in maniera affascinante non tanto al resto del mondo quanto ai propri stessi sudditi. Quando cioè il capitale umano - chiamiamolo così - inizia a non vedere più nell'Impero in cui vive un punto d'arrivo... Questo io mi ricordo lessi un sondaggio che certificava come per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d'America la maggioranza delle persone, stiamo parlando di diciamo poco sopra il 50%, ma la maggioranza delle persone negli Stati Uniti non vedesse più l'esercito americano come un'istituzione degna di rispetto. E questo per un impero è un grosso problema, perché poi come tutti gli imperi l'aspetto militare non è solamente quello materiale e tecnico, è la proiezione della propria potenza. Noi siamo cresciuti con i con i film hollywoodiani in cui l'esercito americano sconfiggeva i nazisti, sconfiggeva i russi, sconfiggeva gli alieni, cioè salvava il mondo, ok, c'era sempre l'esercito americano a salvare l'umanità.
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L'attacco iraniano di stanotte contro il territorio israeliano, condotto con l'uso massiccio di droni e missili cruise, ha permesso a Teheran di ottenere tre risultati:

1) Dimostrare quanto il famoso Iron Dome (il sistema d'arma mobile per la difesa antimissile in dotazione all'esercito israeliano) possa essere messo in difficoltà. Gli sciami di droni hanno saturato la "Cupola di ferro", mostrandone i limiti. In contemporanea, la raffica di razzi dalle postazioni di Hezbollah in Libano ha chiarito come sia possibile per Teheran coordinare un attacco multiplo.

2) Teheran si propone come capofila del mondo islamico schierato contro l'impero americano. Questo equivale ad un peso geopolitico nell'area. Una risposta eclatante dopo l'attacco alla propria ambasciata in Siria rinsalda la credibilità persiana, soprattutto agli occhi degli alleati sciiti. Per non parlare delle reazioni entusiaste tra la popolazione di Gaza.

3) Gli USA hanno supportato Israele nell'intercettazione dei missili e dei droni, tuttavia hanno messo le mani avanti negando un aiuto a Tel Aviv in caso di rappresaglia contro il territorio iraniano. Netanyahu ha tirato troppo la corda e ora è decisamente più solo, perché sembra essere l'unico a volere incendiare l'area. Washington, invece, non ha nulla da guadagnare dall'apertura di un nuovo fronte oltre a quelli in Ucraina e Taiwan.

Insomma, se le cose rimanessero così, a uscirne indebolito sarebbe solo Israele, già screditato a livello internazionale per la mattanza di Gaza.

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