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Un imponente corteo di moto ha sfilato per le strade di Milano rivendicando la libertà di circolazione. Tutta la nostra solidarietà a chi si batte contro le politiche liberticide e classiste messe in campo in nome del feticcio "green". Solo applausi!
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Traditori della patria: questo sono e come tali verranno ricordati.
Hanno devastato una nazione, gettando in un baratro di impoverimento e precariato intere generazioni, smantellando e svendendo il nostro tessuto industriale, umiliando l'Italia.
E il tutto per cosa? Per quello straccio blu che tengono in mano tutti contenti. Una pezza maleodorante usata per soffocare e sostituire la bandiera che hanno sempre odiato: il tricolore italiano.
Matteo Brandi
Pro Italia - Segreteria Nazionale
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Hanno devastato una nazione, gettando in un baratro di impoverimento e precariato intere generazioni, smantellando e svendendo il nostro tessuto industriale, umiliando l'Italia.
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Il globalismo è l'ideologia che propugna, difende e santifica il processo di globalizzazione.
A livello culturale questo pensiero si tramuta in una guerra senza quartiere a ogni forma di identità che corrisponda all'appartenenza a una nazione, un popolo, un retaggio culturale, un credo religioso ecc. Il che significa dichiarare tossico ogni concetto di confine, sia quello che intercorre tra una nazione e un'altra sia quello che delimita un'identità storica.
A livello politico il globalista tipo è favorevole a qualsiasi tipo di cessione di sovranità a organi sovranazionali, senza bandiera né, appunto, identità. Ed è allergico alla parola "patriottismo" che confonde, per ignoranza, con il nazionalismo.
L'avversione al trascendente in ogni sua declinazione porta il soggetto ad abbracciare una visione di vita puramente materialista. Ma poiché la spinta al trascendente fa parte dell'essere umano, il globalista sopperisce a questa mancanza con uno scientismo religioso e fanatico. E ben poco scientifico.
I globalisti contribuiscono insomma, consapevoli o meno, all'azione di un grande schiacciasassi che passa sul mondo appiattendo tutto, standardizzando costumi, linguaggio e forme. Il risultato è spesso lo squallore, il degrado e l'abbrutimento umano e urbano.
Non esiste, ad esempio, l'architettura globalista ma esiste l'architettura globalizzata: ovvero delle forme scialbe che nulla dicono del territorio in cui si trovano e possono essere piazzate in qualsiasi parte della Terra.
A questa mentalità, già di per sé distruttiva, si è andata a sommare ultimamente la deriva woke che punta alla destrutturazione della società, alla colpevolizzazione del proprio passato e alla demonizzazione del concetto stesso di "bello", considerato non inclusivo e oppressivo.
Vi è poi il lato economico, di stampo neoliberista, che prende a piene mani dalla destra finanziaria e trova nella guerra alle nazioni un eccellente alleato. Non sempre le due sfumature si manifestano assieme ma si supportano a vicenda, talvolta senza nemmeno accorgersene.
Il globalismo è l'ideologia malata di quest'epoca.
Matteo Brandi
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A livello culturale questo pensiero si tramuta in una guerra senza quartiere a ogni forma di identità che corrisponda all'appartenenza a una nazione, un popolo, un retaggio culturale, un credo religioso ecc. Il che significa dichiarare tossico ogni concetto di confine, sia quello che intercorre tra una nazione e un'altra sia quello che delimita un'identità storica.
A livello politico il globalista tipo è favorevole a qualsiasi tipo di cessione di sovranità a organi sovranazionali, senza bandiera né, appunto, identità. Ed è allergico alla parola "patriottismo" che confonde, per ignoranza, con il nazionalismo.
L'avversione al trascendente in ogni sua declinazione porta il soggetto ad abbracciare una visione di vita puramente materialista. Ma poiché la spinta al trascendente fa parte dell'essere umano, il globalista sopperisce a questa mancanza con uno scientismo religioso e fanatico. E ben poco scientifico.
I globalisti contribuiscono insomma, consapevoli o meno, all'azione di un grande schiacciasassi che passa sul mondo appiattendo tutto, standardizzando costumi, linguaggio e forme. Il risultato è spesso lo squallore, il degrado e l'abbrutimento umano e urbano.
Non esiste, ad esempio, l'architettura globalista ma esiste l'architettura globalizzata: ovvero delle forme scialbe che nulla dicono del territorio in cui si trovano e possono essere piazzate in qualsiasi parte della Terra.
A questa mentalità, già di per sé distruttiva, si è andata a sommare ultimamente la deriva woke che punta alla destrutturazione della società, alla colpevolizzazione del proprio passato e alla demonizzazione del concetto stesso di "bello", considerato non inclusivo e oppressivo.
Vi è poi il lato economico, di stampo neoliberista, che prende a piene mani dalla destra finanziaria e trova nella guerra alle nazioni un eccellente alleato. Non sempre le due sfumature si manifestano assieme ma si supportano a vicenda, talvolta senza nemmeno accorgersene.
Il globalismo è l'ideologia malata di quest'epoca.
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"La sfida del Covid", "la risposta globale"... Come ho detto nel mio intervento di sabato, l'OMS (e qualsiasi altro carrozzone sovranazionale) ha potere solo se trova di fronte a sé una classe politica pronta a deresponsabilizzarsi e a rispondere "sissignore".
Questa è la classe politica che abbiamo oggi. Punto.
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L'appello lanciato dall'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha ottenuto un successo strepitoso. Nelle ultime ore, infatti, milioni di persone in tutto il mondo si sono fatte una bella risata per questa barzelletta e, soprattutto, hanno scoperto che esiste un'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
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La mia prima festa del papà, da papà!
Auguri a tutti i padri ❤️
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In quest'immagine offertaci dall'ANSA, lo stato di salute della nostra Repubblica.
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Una generazione senza uno scopo. In un'epoca senza un senso.
E ne abbiamo veramente le palle piene.
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Il problema non sta tanto nel fatto che Open racconti cazzate. È una creatura di Mentana, potrebbe mai fare altro? No, il problema è che questa cloaca lavora per Meta segnalando le "fake news" e decretando la chiusura di pagine, gruppi e profili.
Inaccettabile.
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Alessandro Rapinese, l'attuale sindaco di Como, incarna alla perfezione il volto dello Stato-maestrina. Ai suoi occhi i cittadini non sono altro che scolaretti disubbidienti da tenere costantemente sotto controllo in ogni modo, persino con i parcometri. E appena qualcosa non quadra, zac, scatta la punizione.
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A proposito di Rapinese, vi sblocchiamo un ricordo: la volta in cui a Rete 4 il nostro Ludovico Vicino ha avuto il piacere di confrontarsi con il sindaco-maestrina di Como.
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🔴Mercoledì 20 marzo dalle 8.30 alle 9.30 sarò in diretta sulla chat vocale del Canale Telegram Becciolini Network.
Parleremo delle ultime notizie e risponderò alle vostre domande.
Vi aspetto!
Per partecipare, andate su questo link e cliccate Join in alto a destra.
https://t.me/canaleFAHRENHEIT912
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A che serve Netflix quando c'è l'area del dissenso?
🤣🤣🤣🤣🤣
Stiamo assistendo a cose allucinanti in vista delle europee.
Sputtanamenti imbarazzanti, giravolte clamorose, accozzaglie improponibili. Uno spettacolo degradante dove non si vede l'ombra di una politica coerente e lungimirante.
Una semplice questione di "influencer e follower", sulla falsariga di quel sistema che questi individui dichiarano di voler combattere. E il miraggio di una poltrona a cui ambire, su cui posare terga prive di qualsivoglia visione.
Ci sarà molto su cui riflettere.
Sempre più fiero di appartenere a una realtà SERIA come Pro Italia.
Matteo Brandi
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Sputtanamenti imbarazzanti, giravolte clamorose, accozzaglie improponibili. Uno spettacolo degradante dove non si vede l'ombra di una politica coerente e lungimirante.
Una semplice questione di "influencer e follower", sulla falsariga di quel sistema che questi individui dichiarano di voler combattere. E il miraggio di una poltrona a cui ambire, su cui posare terga prive di qualsivoglia visione.
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"Francesco Toscano" e "figuraccia" risultano ormai sinonimi anche nell'enciclopedia Treccani.
È incredibile come quest'uomo riesca a mentire spudoratamente a chi lo segue, tutti i giorni, senza sosta. Ci vuole un certo talento.
Prima insieme a Marco Rizzo sigla un accordo sottobanco con De Luca e Alemanno, poi si rimangia tutto raccontando di aver incontrato il sindaco di Taormina a scopo puramente conoscitivo e di aver declinato l'alleanza per "preservare" l'onorabilità di Democrazia Sovrana e Popolare. Una storia che non sta in piedi: per scoprire chi fosse Cateno De Luca e quali fossero le sue posizioni bastava fare una ricerca su internet, non serviva certo una sequela di "sedute spiritiche", per dirla con le parole dell'istrionico sindaco.
Per chi non lo sapesse, De Luca è colui che faceva volare i droni durante i lockdown a caccia di trasgressori, che "sanificava" le spiagge spargendo improbabili disinfettanti sulla sabbia e che voleva blindare la Sicilia durante la pandemia. Non solo: De Luca è colui che propone uno Stato puramente federalista, alla pari dei leghisti della prima ora, invocando il completamento della regionalizzazione del nostro Paese disposta dal centro-sinistra nel 2001 e lungamente attesa a Bruxelles. De Luca è colui che pone nel manifesto del suo movimento, Sud chiama Nord, l'obiettivo di un "buon utilizzo delle risorse del PNRR" e, in particolare, il "completamento della digitalizzazione dei servizi" nel nostro Paese.
Ora, sia chiaro: queste sono tutte posizioni che occupano uno spazio legittimo nel dibattito pubblico. Tant'è vero che De Luca, fino a pochi mesi fa, trattava sia con il PD che con Calenda per prepararsi ad affrontare nel migliore dei modi le elezioni europee. Ripetiamolo: sono linee d'azione politica legittime e che mostrano persino una discreta coerenza. Ma che, fatalmente, non hanno nulla a che fare con la battaglia per la sovranità dell'Italia e la libertà degli italiani. E di fatti al fianco di Cateno De Luca compaiono Laura Castelli (ex M5S, viceministro all'economia di Conte e Draghi, poi passata a Insieme per il Futuro, il partito di Luigi di Maio, e infine divenuta Presidente di Sud chiama Nord) e l'ex ministro leghista della giustizia Roberto Castelli.
Eppure, con la lista "Libertà", Cateno De Luca offre un barattolo di miele troppo allettante per i "dissidenti", ovvero la possibilità di presentarsi alle elezioni europee senza dover raccogliere le firme, avendo fatto eleggere due parlamentari alle elezioni del 2022.
Ecco dunque la corsa frenetica per mettere il proprio simbolo nei "cerchietti vuoti" che lo stesso De Luca ha predisposto nel logo della coalizione "Libertà". Tipo bollini della Esso.
Coerenza?
"Eh ma intanto si entra, poi si vedrà."
Una roba imbarazzante. A cui la coppia Rizzo-Toscano (ovviamente senza consultare minimamente la propria comunità pur avendo già epurato qualsiasi voce critica) era pronta a dare manforte. Salvo poi ritirarsi per questioni che nulla hanno a che fare con la collocazione politica di De Luca, bensì con questioni di bottega che vanno dalle dimensioni insoddisfacenti del proprio logo nel simbolo definitivo al tentativo di scaricabarile nel finanziamento della campagna elettorale.
Insomma, queste europee faranno cadere le ultime maschere della cosiddetta "area del dissenso". Ovvero quel blob informe che è stato percepito da tanti sedicenti "leader" come un bacino elettorale da sfruttare per soddisfare le proprie ambizioni personali e che invece, per una buona volta, dovremmo smettere tutti di considerare come una cosa unica e coerente.
Alla fine di questo ennesimo spettacolo di cialtronaggine e indecenza sarà chiaro come l'unico percorso sia quello della serietà, della compattezza ideologica, della presenza territoriale e dell'organicità programmatica.
Il resto sono perdite di tempo.
E figuracce.
Matteo Brandi
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È incredibile come quest'uomo riesca a mentire spudoratamente a chi lo segue, tutti i giorni, senza sosta. Ci vuole un certo talento.
Prima insieme a Marco Rizzo sigla un accordo sottobanco con De Luca e Alemanno, poi si rimangia tutto raccontando di aver incontrato il sindaco di Taormina a scopo puramente conoscitivo e di aver declinato l'alleanza per "preservare" l'onorabilità di Democrazia Sovrana e Popolare. Una storia che non sta in piedi: per scoprire chi fosse Cateno De Luca e quali fossero le sue posizioni bastava fare una ricerca su internet, non serviva certo una sequela di "sedute spiritiche", per dirla con le parole dell'istrionico sindaco.
Per chi non lo sapesse, De Luca è colui che faceva volare i droni durante i lockdown a caccia di trasgressori, che "sanificava" le spiagge spargendo improbabili disinfettanti sulla sabbia e che voleva blindare la Sicilia durante la pandemia. Non solo: De Luca è colui che propone uno Stato puramente federalista, alla pari dei leghisti della prima ora, invocando il completamento della regionalizzazione del nostro Paese disposta dal centro-sinistra nel 2001 e lungamente attesa a Bruxelles. De Luca è colui che pone nel manifesto del suo movimento, Sud chiama Nord, l'obiettivo di un "buon utilizzo delle risorse del PNRR" e, in particolare, il "completamento della digitalizzazione dei servizi" nel nostro Paese.
Ora, sia chiaro: queste sono tutte posizioni che occupano uno spazio legittimo nel dibattito pubblico. Tant'è vero che De Luca, fino a pochi mesi fa, trattava sia con il PD che con Calenda per prepararsi ad affrontare nel migliore dei modi le elezioni europee. Ripetiamolo: sono linee d'azione politica legittime e che mostrano persino una discreta coerenza. Ma che, fatalmente, non hanno nulla a che fare con la battaglia per la sovranità dell'Italia e la libertà degli italiani. E di fatti al fianco di Cateno De Luca compaiono Laura Castelli (ex M5S, viceministro all'economia di Conte e Draghi, poi passata a Insieme per il Futuro, il partito di Luigi di Maio, e infine divenuta Presidente di Sud chiama Nord) e l'ex ministro leghista della giustizia Roberto Castelli.
Eppure, con la lista "Libertà", Cateno De Luca offre un barattolo di miele troppo allettante per i "dissidenti", ovvero la possibilità di presentarsi alle elezioni europee senza dover raccogliere le firme, avendo fatto eleggere due parlamentari alle elezioni del 2022.
Ecco dunque la corsa frenetica per mettere il proprio simbolo nei "cerchietti vuoti" che lo stesso De Luca ha predisposto nel logo della coalizione "Libertà". Tipo bollini della Esso.
Coerenza?
"Eh ma intanto si entra, poi si vedrà."
Una roba imbarazzante. A cui la coppia Rizzo-Toscano (ovviamente senza consultare minimamente la propria comunità pur avendo già epurato qualsiasi voce critica) era pronta a dare manforte. Salvo poi ritirarsi per questioni che nulla hanno a che fare con la collocazione politica di De Luca, bensì con questioni di bottega che vanno dalle dimensioni insoddisfacenti del proprio logo nel simbolo definitivo al tentativo di scaricabarile nel finanziamento della campagna elettorale.
Insomma, queste europee faranno cadere le ultime maschere della cosiddetta "area del dissenso". Ovvero quel blob informe che è stato percepito da tanti sedicenti "leader" come un bacino elettorale da sfruttare per soddisfare le proprie ambizioni personali e che invece, per una buona volta, dovremmo smettere tutti di considerare come una cosa unica e coerente.
Alla fine di questo ennesimo spettacolo di cialtronaggine e indecenza sarà chiaro come l'unico percorso sia quello della serietà, della compattezza ideologica, della presenza territoriale e dell'organicità programmatica.
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Per chi si fosse perso la puntata di stamattina su Radio Becciolini Network può riascoltarla qui: https://www.spreaker.com/episode/20-03-2024-il-punt-di-vista-di-matteo-brandi--59109716
Spreaker
🎙20/03/2024 IL PUNT🔴 DI VISTA DI MATTEO BRANDI
I FATTI DEL GIORNO COMMENTATI SENZA CENSURA
⭐Notizie, Approfondimenti e soprattutto spazio senza censura per esprimere le vostre opinioni
📌 TEMI DEL GIORNO:
🔎 ITALIA: MORTALITÀ IN ECCESSO OVER '50
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Cos'è il "deep state"? E come contrastarlo? Cosa prevedono le direttive sulla casa green e quale è la nostra vera forza?
Ne ho parlato a 100 Giorni da Leoni.
https://www.youtube.com/watch?v=5D1wRf7yaF8
Ne ho parlato a 100 Giorni da Leoni.
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I "COMPLOTTI" SDOGANATI / Brandi, Rocchesso, Re
#Notiziario di giovedì 21 marzo alle 8 con Riccardo Rocchesso, Matteo Brandi e Stefano Re. Il New York Times sdogana il Deep State / Il "Green Pass" sulle case è stato approvato in UE / Ancora contestazioni pesanti a Roberto Speranza / Torna l'incubo mediatico…
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Quando si dice "rimetterci la faccia".
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Amici della provincia di Firenze, venerdì 22 tenetevi la serata libera!
A partire dalle 21:30 ci troveremo a Empoli per parlare di come le declinazioni del pensiero unico politicamente corretto partano tutte dallo stesso assioma: il rifiuto strutturale della logica.
Ci vediamo in Piazza Farinata degli Uberti, 16, presso il Comitato Elettorale per Andrea Poggianti Sindaco. Ci divertiremo, quindi... Non mancate!
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A partire dalle 21:30 ci troveremo a Empoli per parlare di come le declinazioni del pensiero unico politicamente corretto partano tutte dallo stesso assioma: il rifiuto strutturale della logica.
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