Non è di psicologi che la nostra scuola ha bisogno, ma che la figura dell'insegnante torni centrale e autorevole. E non venga sottoposta al ricatto del buonismo odierno. Serve che si abbandoni il lassismo e ai ragazzi venga detto che il futuro è in mano agli adulti, non agli eterni bambini. Serve le che famiglie facciano da scudo all'arrivo di un modello di società americanizzata di uno squallore (e di una pericolosità) senza fine.
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Il Kosovo è un'altra polveriera su cui qualcuno "accidentalmente" e "casualmente" farà cadere un cerino acceso. Sono tessere di un puzzle chiamato "terza guerra mondiale", in cui la maggiore potenza coinvolta (e colpevole) sta combattendo per procura, come ormai fa da decenni, potendo contare su collaborazionisti, burattini e sicari della pace sparsi un po' ovunque.
✒️Matteo Brandi
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Anche dalla Spagna arriva una grande batosta per i partiti sfacciatamente globalisti. È evidente ormai da anni come la tendenza, specie in Europa, sia quella di premiare le forze politiche percepite (spesso erroneamente) dall'elettorato come alternative alla giostra mortale del mondialismo. È una notizia che ha degli aspetti positivi ma su cui non ci si deve assolutamente adagiare. Perché un reale contraltare al mostro neoliberista, finalmente trasversale alle vecchie dicotomie, non è stato ancora costruito.
✒️Matteo Brandi
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Avete presente il futuro distopico fatto di continue restrizioni alle nostre libertà, controllo asfissiante, ZTL per ricchi e attacchi alla proprietà privata delle classi meno agiate? A Milano è già realtà!
Intervento di Massimiliano Cioffi, segretario di Pro Italia Milano.
https://youtu.be/C9Y21GIlzFQ
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https://youtu.be/C9Y21GIlzFQ
YouTube
Il futuro distopico a Milano è ADESSO!
Avete presente il futuro distopico fatto di continue restrizioni alle nostre libertà, controllo asfissiante, ZTL per ricchi e attacchi alla proprietà privata delle classi meno agiate? A Milano è già realtà!
Intervento di Massimiliano Cioffi, segretario di…
Intervento di Massimiliano Cioffi, segretario di…
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Erdogan vince il ballottaggio battendo Kilicdaroglu e riconfermandosi alla presidenza della Turchia per altri cinque anni. Continuerà la politica neo-ottomana di Ankara? In che modo i turchi stanno aumentando la loro influenza nel Mediterraneo (e non solo) anche ai danni di un'Italia assente?
🔴DIRETTA STASERA ALLE 21!
https://youtube.com/live/apHDoDa1tw0
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Mamma li turchi! - Erdogan rivince le elezioni, e ora?
Erdogan vince il ballottaggio battendo Kilicdaroglu e riconfermandosi alla presidenza della Turchia per altri cinque anni. Continuerà la politica neo-ottomana di Ankara? In che modo i turchi stanno aumentando la loro influenza nel Mediterraneo (e non solo)…
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Le notizie che arrivano dal distretto di Mitrovica, nel Kosovo settentrionale, sono a dir poco drammatiche. Non è chiaro se negli scontri esplosi ieri pomeriggio vi siano stati dei morti, ma si parla di almeno un centinaio di feriti fra manifestanti serbi, poliziotti kosovari e militari della KFOR, la forza militare NATO a presidio della regione. Dei 34 soldati feriti, ben quattordici sono italiani e tre versano al momento in gravi condizioni.
È dalla fine del 2021, a partire dalle proteste provocate dalla decisione delle autorità kosovare di metter fuori regola le auto dotate di targa serba, che la tensione in quest'area dei Balcani cresce di giorno in giorno. Nella fattispecie, la scintilla che ha fatto deflagrare le violenze di ieri sono state le elezioni indette sotto l'egida di Pristina in quattro comuni del distretto: la maggioranza serba della popolazione ha boicottato il voto e così sono stati eletti quattro sindaci con un totale di 1500 voti (a fronte di più di 45000 aventi diritto). Per metter in sicurezza l'insediamento delle nuove giunte nei rispettivi municipi di fronte alla prospettiva di contestazioni, il Governo kosovaro ha mobilitato le forze speciali. E così le manifestazioni sono diventate prima proteste e poi scontri veri e propri tra civili serbi e polizia kosovara.
È questo lo scenario in cui si è inserita la KFOR, che è di fatto intervenuta a difesa delle forze dell'ordine kosovare innalzando ulteriormente il livello del conflitto. Di fronte al lancio di molotov e oggetti contundenti, la risposta a base di proiettili di gomma e granate stordenti non si è fatta attendere. Si noti che quest'azione costituisce a tutti gli effetti un inedito: per anni regole d'ingaggio piuttosto stringenti avevano evitato l'intervento diretto dei soldati NATO nelle tensioni nel Kosovo settentrionale. Evidentemente qualcosa è cambiato e non è difficile immaginare perché: dal 24 febbraio 2022, l'aggressività occidentale nei confronti di Mosca e dei suoi alleati storici, prima fra tutti Belgrado, per ovvi motivi si è fatta decisamente più esplicita.
Di fronte all’escalation in corso, sarebbe interesse strategico del nostro Paese ritagliarsi un ruolo centrale nella mediazione di questo conflitto. La nostra influenza storica sulla sponda orientale dell'Adriatico e la collocazione equidistante fra le parti in causa farebbero dell’Italia la nazione più indicata per agevolare una pacificazione in quest’area balcanica. E invece, per l’ennesima volta, dei soldati italiani si trovano a rischiare la propria vita partecipando a una missione che, di fatto, contribuisce ad amplificare, anziché arginare, delle tensioni che destabilizzano il nostro estero vicino.
La stagione di assoluta instabilità in cui è entrata la Storia ci ricorda e ci ricorderà sempre più spesso nei prossimi anni quanto sia urgente uscire dalla passività che ha caratterizzato la nostra politica estera dal 1992 in poi. Diventare consapevoli del nostro posto nel mondo e riacquisire la postura eretta necessaria a perseguire i nostri interessi... Non è più un’opzione.
Ludovico Vicino
Segreteria Pro Italia
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È dalla fine del 2021, a partire dalle proteste provocate dalla decisione delle autorità kosovare di metter fuori regola le auto dotate di targa serba, che la tensione in quest'area dei Balcani cresce di giorno in giorno. Nella fattispecie, la scintilla che ha fatto deflagrare le violenze di ieri sono state le elezioni indette sotto l'egida di Pristina in quattro comuni del distretto: la maggioranza serba della popolazione ha boicottato il voto e così sono stati eletti quattro sindaci con un totale di 1500 voti (a fronte di più di 45000 aventi diritto). Per metter in sicurezza l'insediamento delle nuove giunte nei rispettivi municipi di fronte alla prospettiva di contestazioni, il Governo kosovaro ha mobilitato le forze speciali. E così le manifestazioni sono diventate prima proteste e poi scontri veri e propri tra civili serbi e polizia kosovara.
È questo lo scenario in cui si è inserita la KFOR, che è di fatto intervenuta a difesa delle forze dell'ordine kosovare innalzando ulteriormente il livello del conflitto. Di fronte al lancio di molotov e oggetti contundenti, la risposta a base di proiettili di gomma e granate stordenti non si è fatta attendere. Si noti che quest'azione costituisce a tutti gli effetti un inedito: per anni regole d'ingaggio piuttosto stringenti avevano evitato l'intervento diretto dei soldati NATO nelle tensioni nel Kosovo settentrionale. Evidentemente qualcosa è cambiato e non è difficile immaginare perché: dal 24 febbraio 2022, l'aggressività occidentale nei confronti di Mosca e dei suoi alleati storici, prima fra tutti Belgrado, per ovvi motivi si è fatta decisamente più esplicita.
Di fronte all’escalation in corso, sarebbe interesse strategico del nostro Paese ritagliarsi un ruolo centrale nella mediazione di questo conflitto. La nostra influenza storica sulla sponda orientale dell'Adriatico e la collocazione equidistante fra le parti in causa farebbero dell’Italia la nazione più indicata per agevolare una pacificazione in quest’area balcanica. E invece, per l’ennesima volta, dei soldati italiani si trovano a rischiare la propria vita partecipando a una missione che, di fatto, contribuisce ad amplificare, anziché arginare, delle tensioni che destabilizzano il nostro estero vicino.
La stagione di assoluta instabilità in cui è entrata la Storia ci ricorda e ci ricorderà sempre più spesso nei prossimi anni quanto sia urgente uscire dalla passività che ha caratterizzato la nostra politica estera dal 1992 in poi. Diventare consapevoli del nostro posto nel mondo e riacquisire la postura eretta necessaria a perseguire i nostri interessi... Non è più un’opzione.
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Ciao, sono Repubblica. Faccio propaganda da mattina a sera e nessuno dei miei scribacchini possiede uno straccio di deontologia professionale. Dico tutto e il contrario di tutto senza pormi alcun problema. Sono carta igienica ma mi identifico come un giornale.
✒️Matteo Brandi
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Rientrare nella Storia significa anche accettare che i cambiamenti, quelli profondi e cruciali, richiedano tempo. Nell'epoca del tutto e subito non è un cambio di mentalità così scontato, anzi, risulta faticoso.
Ultimamente, quando ho l'occasione di parlare in pubblico di Pro Italia e di quello che stiamo facendo, mi sento in dovere di chiarire questo punto con una domanda: siete pronti a non vedere la vittoria?
Non fraintendetemi, tutti noi vorremmo vivere il momento della rinascita italiana. E forse sarà così, se lavoreremo bene. Ma potrebbe volerci più tempo, potrebbe il nostro essere solo il primo passo di un cammino che altri, dopo di noi, concluderanno.
Si dice che il saggio sia colui che pianta il seme dell'albero sotto la cui ombra siederà il figlio. Ebbene: questa è la Storia. Basta guardare oltre gli steccati del decadente mondo occidentale, in cui si vive solo nel presente, per rendersi conto di come tutte le collettività in ascesa abbiano iniziato il loro percorso di riscatto decenni fa. Con costanza, determinazione e metodo.
Non è vero che "non c'è più tempo". Semmai non c'è più tempo da perdere, ma ve n'è tanto da dedicare a ciò in cui si crede. Dunque non lasciatevi convincere che le alternative siano correre come pazzi o restare fermi in attesa dell'ineluttabile.
Io voglio vedere la vittoria, godermi un'Italia libera e sovrana. Ma se a farlo saranno i miei nipoti, sarò felice lo stesso.
🇮🇹
Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
Ultimamente, quando ho l'occasione di parlare in pubblico di Pro Italia e di quello che stiamo facendo, mi sento in dovere di chiarire questo punto con una domanda: siete pronti a non vedere la vittoria?
Non fraintendetemi, tutti noi vorremmo vivere il momento della rinascita italiana. E forse sarà così, se lavoreremo bene. Ma potrebbe volerci più tempo, potrebbe il nostro essere solo il primo passo di un cammino che altri, dopo di noi, concluderanno.
Si dice che il saggio sia colui che pianta il seme dell'albero sotto la cui ombra siederà il figlio. Ebbene: questa è la Storia. Basta guardare oltre gli steccati del decadente mondo occidentale, in cui si vive solo nel presente, per rendersi conto di come tutte le collettività in ascesa abbiano iniziato il loro percorso di riscatto decenni fa. Con costanza, determinazione e metodo.
Non è vero che "non c'è più tempo". Semmai non c'è più tempo da perdere, ma ve n'è tanto da dedicare a ciò in cui si crede. Dunque non lasciatevi convincere che le alternative siano correre come pazzi o restare fermi in attesa dell'ineluttabile.
Io voglio vedere la vittoria, godermi un'Italia libera e sovrana. Ma se a farlo saranno i miei nipoti, sarò felice lo stesso.
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Per Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, il PNRR "rappresenta un raro, e nel complesso valido, tentativo di definire una visione strategica per il Paese".
Peccato che la "visione strategica" contenuta negli obiettivi del PNRR sia stata concordata dalla Commissione Europea e non dalla politica italiana. Si tratta, a tutti gli effetti, di un commissariamento morbido: una lista di compiti da svolgere a fronte dei quali vengono concessi prestiti a rate.
Il fatto che il governatore della Banca d'Italia giudichi una scelta altrui come una "visione strategica per il Paese" la dice lunga sul processo di totale deresponsabilizzazione della nostra classe politica, ormai persa nell'adorazione del vincolo esterno.
Non contento, Visco è convinto che la soluzione alla spaventosa disoccupazione giovanile sia la "riduzione del debito pubblico" e "l'adozione di stili di vita coerenti con la difesa dell'ambiente." Tradotto: taglio della spesa pubblica e politiche green sulle spalle delle classi meno agiate e delle PMI già in difficoltà. Il peggior vecchio e il peggior nuovo.
Aria nuova, eh?
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Peccato che la "visione strategica" contenuta negli obiettivi del PNRR sia stata concordata dalla Commissione Europea e non dalla politica italiana. Si tratta, a tutti gli effetti, di un commissariamento morbido: una lista di compiti da svolgere a fronte dei quali vengono concessi prestiti a rate.
Il fatto che il governatore della Banca d'Italia giudichi una scelta altrui come una "visione strategica per il Paese" la dice lunga sul processo di totale deresponsabilizzazione della nostra classe politica, ormai persa nell'adorazione del vincolo esterno.
Non contento, Visco è convinto che la soluzione alla spaventosa disoccupazione giovanile sia la "riduzione del debito pubblico" e "l'adozione di stili di vita coerenti con la difesa dell'ambiente." Tradotto: taglio della spesa pubblica e politiche green sulle spalle delle classi meno agiate e delle PMI già in difficoltà. Il peggior vecchio e il peggior nuovo.
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Fa piacere vedere il Partito Democratico perdere in tutta Italia, ma non dobbiamo dimenticare che il centrodestra non rappresenta affatto un'alternativa all'attuale sistema. Quale sistema? Quello incarnato dalle parole di Visco...
https://youtu.be/odse41BUlqo
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Centrodestra e centrosinistra: due false alternative
Fa piacere vedere il Partito Democratico perdere in tutta Italia, ma non dobbiamo dimenticare che il centrodestra non rappresenta affatto un'alternativa all'attuale sistema. Quale sistema? Quello incarnato dalle parole di Visco...
Per sostenermi: https:…
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Grande scoop del Sole 24 Ore: la quota di automobili prodotte in Italia all'interno di Stellantis è in netto calo. Secondo l'analisi comparsa sul giornale della Confindustria, il gruppo franco-italo-americano nato dalla fusione tra Psa e Fca si mostra evidentemente a trazione francese e il baricentro della produzione si sta spostando irreversibilmente verso la Polonia.
Beh, a dirla tutta, non è che servisse un genio per capire che fine avrebbero fatto le fabbriche italiane con la formazione del gruppo Stellantis. Però ringraziamo lo stesso i professionisti dell'informazione per spiegarci due anni dopo quello che noi, comuni mortali, avevamo capito due anni prima.
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Beh, a dirla tutta, non è che servisse un genio per capire che fine avrebbero fatto le fabbriche italiane con la formazione del gruppo Stellantis. Però ringraziamo lo stesso i professionisti dell'informazione per spiegarci due anni dopo quello che noi, comuni mortali, avevamo capito due anni prima.
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Mattarella: "L'Italia, nel quadro della sua convinta appartenenza all'Unione Europea e all'Alleanza Atlantica, continuerà ad assicurare il proprio sostegno al popolo ucraino e al suo diritto all'indipendenza. L'Italia continuerà a lavorare affinché l'Unione europea possa essere sempre più attore capace di proiettare pace, stabilità e sviluppo a livello globale."
Tradotto: l'Italia continuerà a sostenere il governo di Kiev nonostante la guerra sia contro i propri stessi interessi e agirà nel mondo non per il proprio tornaconto ma per l'Unione Europea, seguendo fanaticamente i dettami di Bruxelles.
Tu chiamalo, se vuoi, Presidente della Repubblica...
Matteo Brandi
Tradotto: l'Italia continuerà a sostenere il governo di Kiev nonostante la guerra sia contro i propri stessi interessi e agirà nel mondo non per il proprio tornaconto ma per l'Unione Europea, seguendo fanaticamente i dettami di Bruxelles.
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Matteo Brandi
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Oggi vorremmo festeggiare una Repubblica libera e sovrana, fiera delle proprie radici e proiettata nel futuro senza paura.
Oggi vorremmo festeggiare una Repubblica stretta attorno alla Costituzione, al senso dello Stato e al tricolore.
Oggi vorremmo festeggiare una Repubblica con la propria moneta e la propria strategia industriale.
Oggi vorremmo festeggiare una Repubblica con una visione a cui fosse chiamata a contribuire tutta la collettività italiana.
La realtà, purtroppo, è ben diversa.
“Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti, re e governanti sono divenuti vassalli loro: a loro popoli e nazioni pagano tributi. Noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione, senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero."
Lucio Sergio Catilina, 64 a.C.
Buona festa della Repubblica.
Ce la riprenderemo.
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Oggi vorremmo festeggiare una Repubblica stretta attorno alla Costituzione, al senso dello Stato e al tricolore.
Oggi vorremmo festeggiare una Repubblica con la propria moneta e la propria strategia industriale.
Oggi vorremmo festeggiare una Repubblica con una visione a cui fosse chiamata a contribuire tutta la collettività italiana.
La realtà, purtroppo, è ben diversa.
“Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti, re e governanti sono divenuti vassalli loro: a loro popoli e nazioni pagano tributi. Noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione, senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero."
Lucio Sergio Catilina, 64 a.C.
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Sento parlare con troppa leggerezza di "dedollarizzazione" del mondo. È vero che la moneta dello Zio Sam stia perdendo parte della propria egemonia e stia venendo messa in discussione come valuta di base nella compravendita, ad esempio, del petrolio. Così come è vero che da più parti si stia parlando di alternative al Fondo Monetario Internazionale.
Ma c'è una cosa che deve essere ben chiara: il dollaro rimarrà la valuta dominante finché Washington potrà contare sulla sua supremazia militare e geopolitica. Questi due aspetti vengono prima della finanza.
Finché gli USA potranno far volare bombardieri sulla testa di chiunque attenti seriamente all'impero del dollaro e finché la flotta statunitense potrà disporre dei mari, potendo dunque bloccare in poche ore il traffico delle merci (che si muove al 90% proprio sull'acqua), parlare di dedollarizzazione mondiale è oltremodo ingenuo.
Stessa cosa per il "default". Annunciare la fine dell'economia americana sulla base di meri calcoli matematici è folle. Uno perché Washington ha sempre la sua banca centrale e può decidere "politicamente" di risolvere problemi di liquidità (qualcun altro non può...) e due perché se davvero gli USA fossero a due passi da un cataclisma economico avrebbero un metodo molto veloce per bruciare i libri contabili. Già, sempre quello.
Insomma, la visione economicistica del mondo risulta inadeguata a capirne la complessità. Ci sono altre variabili in gioco. Il piombo insegue spesso l'oro, certo, ma l'oro ha bisogno del piombo per sopravvivere.
✒️Matteo Brandi
Ma c'è una cosa che deve essere ben chiara: il dollaro rimarrà la valuta dominante finché Washington potrà contare sulla sua supremazia militare e geopolitica. Questi due aspetti vengono prima della finanza.
Finché gli USA potranno far volare bombardieri sulla testa di chiunque attenti seriamente all'impero del dollaro e finché la flotta statunitense potrà disporre dei mari, potendo dunque bloccare in poche ore il traffico delle merci (che si muove al 90% proprio sull'acqua), parlare di dedollarizzazione mondiale è oltremodo ingenuo.
Stessa cosa per il "default". Annunciare la fine dell'economia americana sulla base di meri calcoli matematici è folle. Uno perché Washington ha sempre la sua banca centrale e può decidere "politicamente" di risolvere problemi di liquidità (qualcun altro non può...) e due perché se davvero gli USA fossero a due passi da un cataclisma economico avrebbero un metodo molto veloce per bruciare i libri contabili. Già, sempre quello.
Insomma, la visione economicistica del mondo risulta inadeguata a capirne la complessità. Ci sono altre variabili in gioco. Il piombo insegue spesso l'oro, certo, ma l'oro ha bisogno del piombo per sopravvivere.
✒️Matteo Brandi
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