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A ventiquattr'ore dal lancio della propria candidatura, Ron DeSantis ha raccolto ben 8,2 milioni di dollari di donazioni per finanziare la propria campagna elettorale contro Donald Trump alle primarie del partito repubblicano. E tutto questo nonostante il clamoroso flop della presentazione dell'evento su Twitter.
La notizia, passata in sordina sui media nostrani, è decisamente significativa: tanto per capirne la portata, basta dire che nel 2019, a un giorno dall'annuncio della propria candidatura alla Casa Bianca, Biden era riuscito a raccogliere "solo" 6,2 milioni di dollari.
Ma perché questa storia è interessante? Beh, perché è l'ennesima conferma del fatto che un pezzo delle élite americane non abbia più alcuna fiducia nella possibilità che Biden venga rieletto e abbia scelto un altro cavallo su cui puntare per normalizzare il partito repubblicano. Insomma, negli USA sta per cominciare un'annata davvero frizzantina.
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La notizia, passata in sordina sui media nostrani, è decisamente significativa: tanto per capirne la portata, basta dire che nel 2019, a un giorno dall'annuncio della propria candidatura alla Casa Bianca, Biden era riuscito a raccogliere "solo" 6,2 milioni di dollari.
Ma perché questa storia è interessante? Beh, perché è l'ennesima conferma del fatto che un pezzo delle élite americane non abbia più alcuna fiducia nella possibilità che Biden venga rieletto e abbia scelto un altro cavallo su cui puntare per normalizzare il partito repubblicano. Insomma, negli USA sta per cominciare un'annata davvero frizzantina.
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Quando il regnante visita le proprie colonie e i sudditi, cresciuti nell'adorazione del padrone e nel disprezzo verso se stessi, lo accolgono felici.
Vedere quel gruppetto di cittadini attorno alla Von der Leyen, tutti contenti dell'arrivo della loro padroncina a dodici stelle, è disturbante. Un inno al servilismo più demenziale.
Ma non cadete nel tranello autorazzista: quei servi rappresentano solo la parte peggiore del paese. La parte migliore vuole un'Italia libera e sovrana.
✒️Matteo Brandi
Vedere quel gruppetto di cittadini attorno alla Von der Leyen, tutti contenti dell'arrivo della loro padroncina a dodici stelle, è disturbante. Un inno al servilismo più demenziale.
Ma non cadete nel tranello autorazzista: quei servi rappresentano solo la parte peggiore del paese. La parte migliore vuole un'Italia libera e sovrana.
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Eccovi direttamente il lancio dell'ANSA, così valutate voi stessi:
"In parlamento il Mes arriverà. È stata avviata una discussione in parlamento e il parlamento ha dato mandato al governo di non portarlo avanti." Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, al Festival dell'Economia di Trento. "Il parlamento - ha aggiunto - che ha preso questa posizione potrebbe cambiarla se cambieranno alcune cose, pensando che il Mes potrebbe avere anche altre finalità rispetto alle motivazioni con cui era nato. Noi non ricattiamo nessuno mettendo sul piano una cosa con l'altra. Sono fiducioso che una soluzione si troverà".
Ci siamo quasi. Prepariamoci ad ascoltare le fantasiose giustificazioni dei cosiddetti "sovranisti" che siedono fra i banchi della maggioranza.
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"In parlamento il Mes arriverà. È stata avviata una discussione in parlamento e il parlamento ha dato mandato al governo di non portarlo avanti." Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, al Festival dell'Economia di Trento. "Il parlamento - ha aggiunto - che ha preso questa posizione potrebbe cambiarla se cambieranno alcune cose, pensando che il Mes potrebbe avere anche altre finalità rispetto alle motivazioni con cui era nato. Noi non ricattiamo nessuno mettendo sul piano una cosa con l'altra. Sono fiducioso che una soluzione si troverà".
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All'indomani dell'inizio della "controffensiva ucraina", Zelensky se n'è uscito con questo comunicato:
"Per trasmettere la pace come eredità ai nostri figli, dobbiamo arrivare al giorno in cui potremo dire di aver posto fine a questa guerra con la nostra vittoria."
Sono le parole di un pazzo invasato. La "vittoria" contro una superpotenza nucleare che si sta giocando tutto significa voler trascinare nel conflitto il blocco americano. E anche in quel caso non ci sarebbero vincitori, solo cenere.
Questo attore Nato è il perfetto rappresentante della parte più marcia del globo, ormai persa nel metaverso della propria stessa propaganda.
✒️Matteo Brandi
"Per trasmettere la pace come eredità ai nostri figli, dobbiamo arrivare al giorno in cui potremo dire di aver posto fine a questa guerra con la nostra vittoria."
Sono le parole di un pazzo invasato. La "vittoria" contro una superpotenza nucleare che si sta giocando tutto significa voler trascinare nel conflitto il blocco americano. E anche in quel caso non ci sarebbero vincitori, solo cenere.
Questo attore Nato è il perfetto rappresentante della parte più marcia del globo, ormai persa nel metaverso della propria stessa propaganda.
✒️Matteo Brandi
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Perculati e allo stesso tempo ringraziati da Più Europa, il partito dello straniero per eccellenza (gente che odia talmente tanto l'Italia da avere problemi con l'italiano) per la vendita della nostra compagnia di bandiera ai tedeschi. Hanno avverato il sogno degli europeisti più ferventi. Insomma, niente male per dei "patrioti"...
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La notizia della rimozione operata da YouTube ai danni del docu-film “REFERENDUM” di Michelangelo Severgnini, prodotto da “L’Antidiplomatico”, ci lascia profondamente amareggiati ma, purtroppo, per nulla sorpresi.
Questa operazione di censura va ad allungare la lista dei video e, più in generale, dei contenuti che YouTube e le altre piattaforme mettono al bando adducendo motivazioni risibili e dimostrando di comportarsi a tutti gli effetti come editori veri e propri, con tanto di linee editoriali e preferenze politiche.
REFERENDUM, 40 minuti, è rimasto online circa 9 ore prima che calasse la scure e il canale de l'Antidiplomatico venisse sospeso per una settimana. Il film racconta, con stile, i successi e le difficoltà della campagna di raccolta firme lanciata dai Comitati “Generazioni Future” e “Ripudia la guerra” contro l’invio di armi all’Ucraina, un lodevole tentativo di rompere il silenzio dei media.
Infatti, sebbene l’iniziativa referendaria costituisca un esempio di quell'impegno civico che, a parole, tutta la classe giornalistica loda, sulle grandi testate regna il più assoluto silenzio in materia. Soltanto il Fatto Quotidiano ha dato un reale spazio ai promotori della campagna e riportato la notizia della censura operata da YouTube contro il lavoro di Michelangelo Severgnini.
Fortunatamente il docu-film è ancora visibile tramite altre piattaforme, ma la cosa non può e non deve rasserenarci: una società in cui si è liberi di esprimere un pensiero non allineato solo e soltanto ai margini del discorso pubblico, disponibile solo a pochi intimi attraverso percorsi tortuosi esterni ai grandi canali di diffusione delle idee, non è una società libera. E anche quel surrogato di libertà lascerà presto il posto al silenzio se non facciamo una scelta: crediamo nel valore della libertà di pensiero ed espressione o no?
La risposta sembra semplice ma il solerte lavoro della propaganda ha svuotato quella risposta. Molti, troppi, sono passati dal convinto “sì” a un timido “sì ma”, il più delle volte seguito da un numero di eccezioni tale che si farebbe prima a elencare direttamente i temi su cui si è liberi di pensarla come si vuole (per inciso: pochi e di modesta importanza).
Questa progressiva virata verso il controllo pervasivo dell’informazione trova la sua più recente formalizzazione nel DSA (Digital Service Act). Naturalmente parliamo di una legge europea - poteva essere altrimenti? - il cui scopo dichiarato è “creare uno spazio digitale più sicuro in cui i diritti fondamentali degli utenti sono protetti”. Basta scorrere il provvedimento per capire che si tratta dell’ennesimo attacco alla libertà di espressione, come sempre nel nome della "tutela del cittadino".
Noi di Pro Italia esprimiamo la nostra piena solidarietà alla testata L’Antidiplomatico e a Michelangelo Severgnini, che già era stato colpito dalla censura per il suo film “L’Urlo”. Dobbiamo opporci con tutte le nostre forze all'ennesimo capitolo di questa deriva liberticida: è ora di dire basta.
Alberto Pardini
Pro Italia - Lucca
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Questa operazione di censura va ad allungare la lista dei video e, più in generale, dei contenuti che YouTube e le altre piattaforme mettono al bando adducendo motivazioni risibili e dimostrando di comportarsi a tutti gli effetti come editori veri e propri, con tanto di linee editoriali e preferenze politiche.
REFERENDUM, 40 minuti, è rimasto online circa 9 ore prima che calasse la scure e il canale de l'Antidiplomatico venisse sospeso per una settimana. Il film racconta, con stile, i successi e le difficoltà della campagna di raccolta firme lanciata dai Comitati “Generazioni Future” e “Ripudia la guerra” contro l’invio di armi all’Ucraina, un lodevole tentativo di rompere il silenzio dei media.
Infatti, sebbene l’iniziativa referendaria costituisca un esempio di quell'impegno civico che, a parole, tutta la classe giornalistica loda, sulle grandi testate regna il più assoluto silenzio in materia. Soltanto il Fatto Quotidiano ha dato un reale spazio ai promotori della campagna e riportato la notizia della censura operata da YouTube contro il lavoro di Michelangelo Severgnini.
Fortunatamente il docu-film è ancora visibile tramite altre piattaforme, ma la cosa non può e non deve rasserenarci: una società in cui si è liberi di esprimere un pensiero non allineato solo e soltanto ai margini del discorso pubblico, disponibile solo a pochi intimi attraverso percorsi tortuosi esterni ai grandi canali di diffusione delle idee, non è una società libera. E anche quel surrogato di libertà lascerà presto il posto al silenzio se non facciamo una scelta: crediamo nel valore della libertà di pensiero ed espressione o no?
La risposta sembra semplice ma il solerte lavoro della propaganda ha svuotato quella risposta. Molti, troppi, sono passati dal convinto “sì” a un timido “sì ma”, il più delle volte seguito da un numero di eccezioni tale che si farebbe prima a elencare direttamente i temi su cui si è liberi di pensarla come si vuole (per inciso: pochi e di modesta importanza).
Questa progressiva virata verso il controllo pervasivo dell’informazione trova la sua più recente formalizzazione nel DSA (Digital Service Act). Naturalmente parliamo di una legge europea - poteva essere altrimenti? - il cui scopo dichiarato è “creare uno spazio digitale più sicuro in cui i diritti fondamentali degli utenti sono protetti”. Basta scorrere il provvedimento per capire che si tratta dell’ennesimo attacco alla libertà di espressione, come sempre nel nome della "tutela del cittadino".
Noi di Pro Italia esprimiamo la nostra piena solidarietà alla testata L’Antidiplomatico e a Michelangelo Severgnini, che già era stato colpito dalla censura per il suo film “L’Urlo”. Dobbiamo opporci con tutte le nostre forze all'ennesimo capitolo di questa deriva liberticida: è ora di dire basta.
Alberto Pardini
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Fino a due anni fa Salvini prometteva la salvaguardia della nostra compagna di bandiera, perché se fosse caduta in mano a compagnie estere queste avrebbero fatto "gli interessi dei loro paesi."
Oggi Ita Airways (ex Alitalia) viene ceduta ai tedeschi della Lufthansa, con la gioia dello stesso Salvini che parla di rilancio e di riduzione dell'impatto ambientale!
Tu chiamali, se vuoi, patrioti...
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Con il 53,41% dei voti, Recep Tayyip Erdogan vince il ballottaggio contro Kemal Kilicdaroglu, riconfermandosi alla presidenza della Turchia.
Ankara continuerò a seguire la politica "neo-ottomana" che sta rendendo la "Sublime Porta" una potenza in grado di pesare sempre più a livello geopolitico. I turchi sanno giostrare le proprie posizioni con astuzia, sedendosi al tavolo della Nato e a quello di Mosca, prendendo ciò di cui hanno bisogno, con un chiaro progetto di interesse nazionale a lungo termine.
E il primo teatro dove la Turchia sta espandendo la propria area di influenza è il Mediterraneo, dove invece l'Italia, che vi è al centro, risulta assente.
C'è chi vuole tornare nella Storia e chi crede nei soldi del PNRR. La differenza sta tutta qui.
✒️Matteo Brandi
Ankara continuerò a seguire la politica "neo-ottomana" che sta rendendo la "Sublime Porta" una potenza in grado di pesare sempre più a livello geopolitico. I turchi sanno giostrare le proprie posizioni con astuzia, sedendosi al tavolo della Nato e a quello di Mosca, prendendo ciò di cui hanno bisogno, con un chiaro progetto di interesse nazionale a lungo termine.
E il primo teatro dove la Turchia sta espandendo la propria area di influenza è il Mediterraneo, dove invece l'Italia, che vi è al centro, risulta assente.
C'è chi vuole tornare nella Storia e chi crede nei soldi del PNRR. La differenza sta tutta qui.
✒️Matteo Brandi
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Il problema non è la CO2, sei tu!
Attacco alla proprietà privata, limitazioni delle libertà personali, impoverimento della classe media: ecco a cosa servono le tanto sbandierate politiche "green". Perché per smettere di emettere CO2 devi, semplicemente, piantarla di esistere.
Testo e voce di Gaetan Gilles Gallizzi, segretario di Pro Italia - Roma
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Attacco alla proprietà privata, limitazioni delle libertà personali, impoverimento della classe media: ecco a cosa servono le tanto sbandierate politiche "green". Perché per smettere di emettere CO2 devi, semplicemente, piantarla di esistere.
Testo e voce di Gaetan Gilles Gallizzi, segretario di Pro Italia - Roma
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Non è di psicologi che la nostra scuola ha bisogno, ma che la figura dell'insegnante torni centrale e autorevole. E non venga sottoposta al ricatto del buonismo odierno. Serve che si abbandoni il lassismo e ai ragazzi venga detto che il futuro è in mano agli adulti, non agli eterni bambini. Serve le che famiglie facciano da scudo all'arrivo di un modello di società americanizzata di uno squallore (e di una pericolosità) senza fine.
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Il Kosovo è un'altra polveriera su cui qualcuno "accidentalmente" e "casualmente" farà cadere un cerino acceso. Sono tessere di un puzzle chiamato "terza guerra mondiale", in cui la maggiore potenza coinvolta (e colpevole) sta combattendo per procura, come ormai fa da decenni, potendo contare su collaborazionisti, burattini e sicari della pace sparsi un po' ovunque.
✒️Matteo Brandi
✒️Matteo Brandi
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Anche dalla Spagna arriva una grande batosta per i partiti sfacciatamente globalisti. È evidente ormai da anni come la tendenza, specie in Europa, sia quella di premiare le forze politiche percepite (spesso erroneamente) dall'elettorato come alternative alla giostra mortale del mondialismo. È una notizia che ha degli aspetti positivi ma su cui non ci si deve assolutamente adagiare. Perché un reale contraltare al mostro neoliberista, finalmente trasversale alle vecchie dicotomie, non è stato ancora costruito.
✒️Matteo Brandi
✒️Matteo Brandi
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Avete presente il futuro distopico fatto di continue restrizioni alle nostre libertà, controllo asfissiante, ZTL per ricchi e attacchi alla proprietà privata delle classi meno agiate? A Milano è già realtà!
Intervento di Massimiliano Cioffi, segretario di Pro Italia Milano.
https://youtu.be/C9Y21GIlzFQ
Intervento di Massimiliano Cioffi, segretario di Pro Italia Milano.
https://youtu.be/C9Y21GIlzFQ
YouTube
Il futuro distopico a Milano è ADESSO!
Avete presente il futuro distopico fatto di continue restrizioni alle nostre libertà, controllo asfissiante, ZTL per ricchi e attacchi alla proprietà privata delle classi meno agiate? A Milano è già realtà!
Intervento di Massimiliano Cioffi, segretario di…
Intervento di Massimiliano Cioffi, segretario di…
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Erdogan vince il ballottaggio battendo Kilicdaroglu e riconfermandosi alla presidenza della Turchia per altri cinque anni. Continuerà la politica neo-ottomana di Ankara? In che modo i turchi stanno aumentando la loro influenza nel Mediterraneo (e non solo) anche ai danni di un'Italia assente?
🔴DIRETTA STASERA ALLE 21!
https://youtube.com/live/apHDoDa1tw0
🔴DIRETTA STASERA ALLE 21!
https://youtube.com/live/apHDoDa1tw0
YouTube
Mamma li turchi! - Erdogan rivince le elezioni, e ora?
Erdogan vince il ballottaggio battendo Kilicdaroglu e riconfermandosi alla presidenza della Turchia per altri cinque anni. Continuerà la politica neo-ottomana di Ankara? In che modo i turchi stanno aumentando la loro influenza nel Mediterraneo (e non solo)…
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Le notizie che arrivano dal distretto di Mitrovica, nel Kosovo settentrionale, sono a dir poco drammatiche. Non è chiaro se negli scontri esplosi ieri pomeriggio vi siano stati dei morti, ma si parla di almeno un centinaio di feriti fra manifestanti serbi, poliziotti kosovari e militari della KFOR, la forza militare NATO a presidio della regione. Dei 34 soldati feriti, ben quattordici sono italiani e tre versano al momento in gravi condizioni.
È dalla fine del 2021, a partire dalle proteste provocate dalla decisione delle autorità kosovare di metter fuori regola le auto dotate di targa serba, che la tensione in quest'area dei Balcani cresce di giorno in giorno. Nella fattispecie, la scintilla che ha fatto deflagrare le violenze di ieri sono state le elezioni indette sotto l'egida di Pristina in quattro comuni del distretto: la maggioranza serba della popolazione ha boicottato il voto e così sono stati eletti quattro sindaci con un totale di 1500 voti (a fronte di più di 45000 aventi diritto). Per metter in sicurezza l'insediamento delle nuove giunte nei rispettivi municipi di fronte alla prospettiva di contestazioni, il Governo kosovaro ha mobilitato le forze speciali. E così le manifestazioni sono diventate prima proteste e poi scontri veri e propri tra civili serbi e polizia kosovara.
È questo lo scenario in cui si è inserita la KFOR, che è di fatto intervenuta a difesa delle forze dell'ordine kosovare innalzando ulteriormente il livello del conflitto. Di fronte al lancio di molotov e oggetti contundenti, la risposta a base di proiettili di gomma e granate stordenti non si è fatta attendere. Si noti che quest'azione costituisce a tutti gli effetti un inedito: per anni regole d'ingaggio piuttosto stringenti avevano evitato l'intervento diretto dei soldati NATO nelle tensioni nel Kosovo settentrionale. Evidentemente qualcosa è cambiato e non è difficile immaginare perché: dal 24 febbraio 2022, l'aggressività occidentale nei confronti di Mosca e dei suoi alleati storici, prima fra tutti Belgrado, per ovvi motivi si è fatta decisamente più esplicita.
Di fronte all’escalation in corso, sarebbe interesse strategico del nostro Paese ritagliarsi un ruolo centrale nella mediazione di questo conflitto. La nostra influenza storica sulla sponda orientale dell'Adriatico e la collocazione equidistante fra le parti in causa farebbero dell’Italia la nazione più indicata per agevolare una pacificazione in quest’area balcanica. E invece, per l’ennesima volta, dei soldati italiani si trovano a rischiare la propria vita partecipando a una missione che, di fatto, contribuisce ad amplificare, anziché arginare, delle tensioni che destabilizzano il nostro estero vicino.
La stagione di assoluta instabilità in cui è entrata la Storia ci ricorda e ci ricorderà sempre più spesso nei prossimi anni quanto sia urgente uscire dalla passività che ha caratterizzato la nostra politica estera dal 1992 in poi. Diventare consapevoli del nostro posto nel mondo e riacquisire la postura eretta necessaria a perseguire i nostri interessi... Non è più un’opzione.
Ludovico Vicino
Segreteria Pro Italia
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È dalla fine del 2021, a partire dalle proteste provocate dalla decisione delle autorità kosovare di metter fuori regola le auto dotate di targa serba, che la tensione in quest'area dei Balcani cresce di giorno in giorno. Nella fattispecie, la scintilla che ha fatto deflagrare le violenze di ieri sono state le elezioni indette sotto l'egida di Pristina in quattro comuni del distretto: la maggioranza serba della popolazione ha boicottato il voto e così sono stati eletti quattro sindaci con un totale di 1500 voti (a fronte di più di 45000 aventi diritto). Per metter in sicurezza l'insediamento delle nuove giunte nei rispettivi municipi di fronte alla prospettiva di contestazioni, il Governo kosovaro ha mobilitato le forze speciali. E così le manifestazioni sono diventate prima proteste e poi scontri veri e propri tra civili serbi e polizia kosovara.
È questo lo scenario in cui si è inserita la KFOR, che è di fatto intervenuta a difesa delle forze dell'ordine kosovare innalzando ulteriormente il livello del conflitto. Di fronte al lancio di molotov e oggetti contundenti, la risposta a base di proiettili di gomma e granate stordenti non si è fatta attendere. Si noti che quest'azione costituisce a tutti gli effetti un inedito: per anni regole d'ingaggio piuttosto stringenti avevano evitato l'intervento diretto dei soldati NATO nelle tensioni nel Kosovo settentrionale. Evidentemente qualcosa è cambiato e non è difficile immaginare perché: dal 24 febbraio 2022, l'aggressività occidentale nei confronti di Mosca e dei suoi alleati storici, prima fra tutti Belgrado, per ovvi motivi si è fatta decisamente più esplicita.
Di fronte all’escalation in corso, sarebbe interesse strategico del nostro Paese ritagliarsi un ruolo centrale nella mediazione di questo conflitto. La nostra influenza storica sulla sponda orientale dell'Adriatico e la collocazione equidistante fra le parti in causa farebbero dell’Italia la nazione più indicata per agevolare una pacificazione in quest’area balcanica. E invece, per l’ennesima volta, dei soldati italiani si trovano a rischiare la propria vita partecipando a una missione che, di fatto, contribuisce ad amplificare, anziché arginare, delle tensioni che destabilizzano il nostro estero vicino.
La stagione di assoluta instabilità in cui è entrata la Storia ci ricorda e ci ricorderà sempre più spesso nei prossimi anni quanto sia urgente uscire dalla passività che ha caratterizzato la nostra politica estera dal 1992 in poi. Diventare consapevoli del nostro posto nel mondo e riacquisire la postura eretta necessaria a perseguire i nostri interessi... Non è più un’opzione.
Ludovico Vicino
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