Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Pronti per un po' di ipocrisia ecosostenibile?

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Sono in viaggio verso Padova, dove dalle 11 sarò al Giardino Esperanto per parlare di Pro Italia ai nuovi militanti e a coloro che vogliono conoscere il progetto. Come sempre, seguirà un dibattito pubblico con domande, proposte, critiche e nuove idee. Se siete interessati, vi aspettiamo lì 🇮🇹
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Certi finti patrioti elogiano il PNRR, dimostrando la loro vera natura di euroinomani.
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Eccoci a Padova, in una bellissima giornata di sole, assieme ai militanti e ai simpatizzanti di Pro Italia. Un'occasione per discutere del presente e costruire la visione di futuro che vogliamo, passo dopo passo.
Non si molla un centimetro 🇮🇹

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Ciao a tutti,
ho notato che molti seguono me per essere sempre informati sugli eventi di Pro Italia, ma a volte non riescono a trovare le info delle iniziative a causa dei numerosi post.
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Per rimanere sempre aggiornati sugli eventi, sulle dirette e sugli incontri, consiglio di seguire Pro Italia sui canali ufficiali:

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Matteo Brandi
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Luigi Di Maio sarà l'inviato di Bruxelles nel Golfo Persico. D'altronde chi se non il NULLA potrebbe rappresentare al meglio l'Unione Europea?

Matteo Brandi
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Lancio volentieri la notizia dell'uscita del libro "Covid, diamo i numeri?" del mio amico Roberto Demaio. Un'analisi, dati alla mano, delle grandi menzogne andate in onda in questi ultimi tre anni. Davvero un bel lavoro :)
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In Sudan due generali si contendono il paese: da una parte Abdel Fattah al-Burhan e dall'altra il suo ex vice Mohamed Hamdan Daglo, a capo delle forze paramilitari di supporto rapido (RSF).
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I due militari avevano guidato il colpo di Stato con cui, nel 2019, era stato spodestato il presidente Bashir, inviso al popolo. I dissapori tra i due sono nati attorno all'integrazione del RSF nelle forze regolari.
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Nel frattempo, Erdogan si sta fiondando nella contesa di Khartoum per fare da arbitro super partes. D'altronde la Turchia è sempre più presente in Africa, così come la Cina e la Russia (secondo i documenti del Pentagono, la compagnia Wagner pare essere coinvolta negli scontri in atto, nelle fila del RSF. Quest'ultimo tuttavia nega).

Il Sudan è il terzo paese più esteso del continente e dipende moltissimo dall'esportazione del petrolio. Si trova inoltre in una posizione cruciale, facendo da cerniera tra l'Egitto e il Corno d'Africa.
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E noi? Evacuiamo giustamente i civili, come stanno facendo tutti. Gli italiani sono stati portati in salvo a Gibuti con un'operazione tempestiva.

Il problema è che, come al solito, attendiamo semplicemente che le conseguenze del conflitto si manifestino all'orizzonte. Releghiamo il nostro Paese al ruolo di comparsa nella Storia e aspettiamo futilmente che sia l'UE a fare un primo passo che non arriverà mai. D'altronde non esiste una politica estera europea.

Abbiamo un disperato bisogno di una classe politica che abbia la volontà e la capacità di fare dell'Italia un attore, un soggetto e non più un oggetto dei rapporti internazionali.

Ne abbiamo bisogno, ora più che mai.

Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
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La spesa militare globale è aumentata quest'anno del 3,7%. Questo dice lo Stockholm International Peace Research Institute. Tanto per dire: in Europa non si registrava un simile aumento annuale dalla fine della Guerra Fredda. Fa caldo, signori.

Matteo Brandi
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Ho appena finito la lettura di uno dei più bei saggi che abbia avuto tra le mani: "Patria senza mare" di Marco Valle.
Il racconto dettagliatissimo del rapporto tra Italia e Mediterraneo, dal dominio di Roma alla gloria delle Repubbliche Marinare, dal crollo del XVII secolo alle prime avventure unitarie, dai disastri della seconda guerra mondiale alla testarda ripresa, fino al triste presente.
Una lettura piacevole e ricchissima di informazioni, in cui spiccano storie incredibili di coraggio e follia, alcune conosciute altre totalmente dimenticate. Il tutto con uno stile mai pesante.
Il passaggio che vi mostro racchiude il messaggio del libro: noi italiani dobbiamo tornare per mare. Senza paura. Ne va della nostra stessa esistenza.

Matteo Brandi
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LA TERRA SANTA TREMA
Nel corso dell'ultimo anno è ripartita l'escalation di tensioni in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. E in più, nelle ultime settimane, l'instabilità di tutta l'area è cresciuta ulteriormente con l'esplosione delle proteste contro Netanyahu.

Questo martedì proviamo a capire meglio cosa stia succedendo in Terra Santa. E lo facciamo in compagnia di Iyad Suleiman, palestinese cresciuto in Italia che oggi lavora come ingegnere in Danimarca.

🔴Diretta stasera alle 21 sul nostro canale YouTube e sulla nostra pagina Facebook.
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Ogni volta che si avvicina il 25 aprile, in Italia cala una cappa di densa ipocrisia. Le istituzioni fanno sbocciare qua e là coccarde tricolori, i politicanti rilasciano tonnellate di banalità a favor di telecamera, nei palazzi risuonano la nenie registrate per l’occasione. Nel frattempo, nel resto del Paese si percepisce l’odore acre di una vecchia ferita che si riapre e tra gli italiani aleggia un tacito accordo: approfittiamo di questo giorno di festa e godiamoci una gita fuori porta, ma che non si tocchi l’argomento.

Con il passare degli anni la festa della liberazione è infatti diventata una ricorrenza sempre più divisiva, andando ben oltre le contrapposizioni della guerra fratricida deflagrata in quel drammatico 8 settembre del ’43. Contrapposizioni che, all’indomani della fine del conflitto mondiale, con straordinaria saggezza si tentò di conciliare e ricomporre in nome dell’interesse nazionale.

Tra i nostri padri costituenti figurano non per nulla personalità straordinarie che furono parte attiva, come tanti italiani, del ventennio fascista. Pensiamo soltanto ad Amintore Fanfani, quel professore di studi corporativi che presentò all’assemblea la formula “Repubblica fondata sul lavoro” per il primo articolo della nostra Costituzione, o ad Aldo Moro, che prima di diventare una grandiosa icona dell’antifascismo cristiano prese parte a manifestazioni di cultura fascista come i littoriali. E per cogliere lo spirito che animò quella conciliazione non si può non ricordare Palmiro Togliatti: lo stesso segretario del PCI che in costituente propose il divieto di ricostituzione del partito fascista chiese anche di non formulare un articolo che potesse fornire un “pretesto a misure antidemocratiche, prestandosi ad interpretazioni diverse”. Perché “se in Italia nascesse domani movimento nuovo, anarchico, lo si dovrebbe combattere sul terreno della competizione politica democratica, convincendo gli aderenti al movimento della falsità delle loro idee, ma non si potrà negargli il diritto di esistere e di svilupparsi solo perché si rifiutano alcuni dei loro principi.”

Chi stese la nostra Costituzione dimostrò una maturità e un equilibrio che oggi risultano spariti. Il 25 aprile è ormai monopolizzato da una parte politica che, rinnegando la composizione eterogenea del fenomeno della Resistenza, ne ha fatto una celebrazione delle proprie posizioni ideologiche. L’antifascismo stesso, svuotato del suo significato storico, è diventato un marchio glitterato da apporre su idee che avrebbero inorridito gli stessi partigiani. Tra le fila di chi canta “Bella ciao” troviamo oggi i più feroci nemici della sovranità nazionale che sfilano tra bandiere della Nato e vessilli di Bruxelles. Al contempo, l’altra ala del parlamento anima la zuffa contestando alla controparte forme ed espedienti pre-politici, ma alla fin fine concorda su tutte le questioni politiche sostanziali. Prime fra tutte l’adesione incondizionata al bellicismo atlantista e al paradigma del mercato assoluto, che mai il fascismo avrebbe potuto lontanamente caldeggiare.

Perché l’Italia possa tornare nella Storia domani è necessario che faccia propria la Storia di ieri. Solo prendendo coscienza di ciò che è stata la sanguinosa guerra civile che ha vissuto il nostro Paese sarà possibile uscire dalle sabbie mobili del novecento. Il 25 aprile va celebrato perché è giusto ricordare il sacrificio di chi con il sangue ha conquistato la vittoria in un conflitto, specie se questa vittoria ci ha offerto il dono, oggi tragicamente disinnescato, della democrazia. Ma il 25 aprile va anche storicizzato. Ne va riconosciuta la complessità, abbracciandone ogni sfaccettatura, tragica o gloriosa che sia, accettando che sia i vincitori sia i vinti abbiano plasmato la nostra Storia e forgiato la nostra comunità.

Solo a partire da questa consapevolezza, dalla consapevolezza di chi siamo stati, sarà possibile capire chi siamo oggi noi italiani. E dunque iniziare a scrivere una nuova pagina della nostra Storia. Insieme.

Segreteria Pro Italia
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Non avendo ancora partorito un pensiero nuovo e altro, il mondo del dissenso si sta ri-polarizzando, rintanandosi nelle due vecchie, polverose trincee dell'ormai stantia guerricciola destra-sinistra. Nero e rosso, di nuovo, ancora, ostinatamente.

Ma è normale che sia così: un conto è annunciare di voler superare i vecchi schemi ideologici, un altro è lavorare per farlo davvero. E questo significa uscire una volta per tutte dal Novecento, storicizzandone gli eventi, riconoscendone la complessità invece di indossarne ancora colori, divise e simboli.

Posso dire con un certo orgoglio che questo processo, molto difficile, lo stiamo portando avanti in Pro Italia. Non mancano le discussioni, le incomprensioni, gli aggiustamenti. Bisogna mettere in conto i contrasti, invece che schiaffarli sotto al tappeto e far finta di nulla, per poi pagarne le conseguenze nei momenti cruciali.

A guidarci è la consapevolezza fortissima di quanto sia vitale sintetizzare un'idea di Italia e di mondo indipendente, irrorata dalle esperienze del passato quanto basta per proiettarla nel XXI secolo. Che tipo di Stato vogliamo? Che tipo di società immaginiamo? Con quali lenti guarderemo gli accadimenti nel globo? E quale strategia, pragmatica quanto coinvolgente, è in grado di farci tornare alla Storia, come italiani?

Domande che sembrano semplici ma presuppongono un ragionamento complesso, articolato, faticoso, problematico. E vitale. Perché dall'altra parte della barricata, quella vera, il "secolo breve" è stato già superato e oggi è usato solo come marketing politico per gonzi.

Tutto ciò che è accaduto ci ha forgiati come collettività, nel bene e nel male. Fa tutto parte del nostro bagaglio. Ora sta a noi scegliere: possiamo costruire una strada nuova e andare finalmente avanti, oppure tornare a contemplare i vecchi bivi. E perderci.

Matteo Brandi
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Grande campionato dell'Hellas Verona!

Matteo Brandi
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Livello di rincoglionimento: Super Saiyan.
Questo accade quando tiri su una generazione nell'amore incondizionato verso i padroni, nel culto del vincolo esterno e nel conformismo più vile.
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Per chi fosse interessato, venerdì 28 aprile vi aspetto a Miramare di Rimini, all'hotel Hollywood, via Oliveti 80, dalle ore 18:30.
Sarà un incontro in cui parleremo di ciò che sta accadendo nel mondo, tra vecchie e nuove sfide, conflitti in corso e guerre all'orizzonte. Una panoramica su un'epoca caratterizzata da grandi cambiamenti in cui noi italiani dobbiamo trovare la nostra strada.

Matteo Brandi
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Che cosa hanno fatto a questa generazione...

Matteo Brandi
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Bella ciao povery.
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"Non abbiate paura di scommettere sulla vittoria dell'Ucraina e di scommettere sull'integrazione europea di questo paese. Noi sosterremo con forza il diritto degli ucraini di essere parte integrante della famiglia europea. È l'aspirazione di chi difende con la sua vita la nostra libertà. È l'occasione per l'Europa di allargare i suoi confini."

Questo è ciò che ha detto Giorgia Meloni. Un discorso delirante, pericoloso, degradante, perfettamente sovrapponibile alle prese di posizione di una Schlein, di un Renzi, di un Calenda, di un Mattarella, di un Draghi. Insomma, una dichiarazione di intenti nel solco della guerra alla sicurezza e al futuro degli italiani. Un europeismo cieco, fanatico e demenziale, accostato all'ubriacatura da propaganda bellica atlantista.

Brüssel und Washington uber alles.

L'unica cosa che ci terrorizza, cara Meloni, è l'azione di una classe politica che non sa immaginare l'Italia se non in funzione degli interessi altrui. Traditori.

Matteo Brandi
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C'è una cosa che accomuna tutte le collettività che stanno iniziando a immaginare, prima ancora che a costruire, un mondo multipolare libero dall'egemonia americana: nessuna di loro vuole smettere di essere se stessa.
Chi riscoprirà le proprie radici riuscirà a sopravvivere alla fine della globalizzazione, chi le disprezzerà verrà spazzato via.

Matteo Brandi
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Spettacolare 😂
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