Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Denunciare le follie dell'attuale sistema? È la parte più facile. Il difficile è costruire una vera alternativa per riprendere in mano il nostro destino. Come possiamo farlo?
Un incontro pubblico per parlare e discutere della proposta di Pro Italia, della costruzione ideologica che stiamo portando avanti, della nostra attività sul territorio.
Sarà una momento di confronto dove risponderemo alle vostre domande, accoglieremo i nuovi militanti e illustreremo il nostro progetto a chiunque voglia conoscerci.
Cari amici romani, il 30 aprile vi aspettiamo a Roma, al Piccolo Teatro Garbatella, in via Ignazio Persico 80/a per trascorrere una domenica insieme!
Per chi vorrà, alle 13:00 ci sarà la possibilità di condividere sul posto un pranzo al volo prima di riprendere i lavori nella sessione pomeridiana dell'incontro.
Non mancate!
Seguite 👉🏻 Pro Italia
Un incontro pubblico per parlare e discutere della proposta di Pro Italia, della costruzione ideologica che stiamo portando avanti, della nostra attività sul territorio.
Sarà una momento di confronto dove risponderemo alle vostre domande, accoglieremo i nuovi militanti e illustreremo il nostro progetto a chiunque voglia conoscerci.
Cari amici romani, il 30 aprile vi aspettiamo a Roma, al Piccolo Teatro Garbatella, in via Ignazio Persico 80/a per trascorrere una domenica insieme!
Per chi vorrà, alle 13:00 ci sarà la possibilità di condividere sul posto un pranzo al volo prima di riprendere i lavori nella sessione pomeridiana dell'incontro.
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Sinceramente, come ho già detto tante volte, non credo in alcun lieto fine giudiziario sulle vergogne e i crimini della "gestione pandemica." Il motivo è semplice: sono TUTTI coinvolti. L'arco parlamentare, la magistratura, il giornalismo (poche eccezioni), il mondo dello spettacolo, la cittadinanza stessa.
Chi giudica chi?
Per carità, vorrei essere smentito. Bramerei vedere i responsabili di questa storico delitto dietro le sbarre. Ma temo che il finale sarà molto gattopardesco. Perché in questa faccenda, come si dice a Roma, il più pulito c'ha la rogna.
P.S. ci tengo a precisare una cosa: la mia non è una constatazione passiva della realtà. Chi mi segue lo sa: io credo nella via politica. L'unico modo per cambiare davvero le cose, al netto di fantomatiche rivoluzioni popolari di cui oggi non v'è nemmeno il sentore o fantascientifiche corti internazionali, è militare, impegnarsi dal basso, costruire vere alternative che travolgano le istituzioni passo dopo passo.
Matteo Brandi
Chi giudica chi?
Per carità, vorrei essere smentito. Bramerei vedere i responsabili di questa storico delitto dietro le sbarre. Ma temo che il finale sarà molto gattopardesco. Perché in questa faccenda, come si dice a Roma, il più pulito c'ha la rogna.
P.S. ci tengo a precisare una cosa: la mia non è una constatazione passiva della realtà. Chi mi segue lo sa: io credo nella via politica. L'unico modo per cambiare davvero le cose, al netto di fantomatiche rivoluzioni popolari di cui oggi non v'è nemmeno il sentore o fantascientifiche corti internazionali, è militare, impegnarsi dal basso, costruire vere alternative che travolgano le istituzioni passo dopo passo.
Matteo Brandi
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🔴Giovedì 20 aprile dalle 8.30 alle 10 sarò in diretta sulla chat vocale del Canale Telegram Becciolini Network.
Parleremo delle ultime notizie e gli spettatori potranno fare domande e interagire.
Vi aspetto!
Per partecipare, andate su questo link e cliccate Join in alto a destra.
https://t.me/canaleFAHRENHEIT912
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Vi aspetto!
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Volevate una prova del fatto che il Def "prudente" del Governo Meloni non è altro che l'ennesimo atto di sottomissione a Bruxelles?
Beh, eccovela qua: piace a Bankitalia.
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Secondo la tradizione, il 21 Aprile del 753 a.C. venne fondata la città di Roma.
I due valorosi gemelli Romolo e Remo, figli di Rea Silva (a sua volta discendente di Enea) e del dio Marte, allattati da una lupa e allevati dal pastore Faustolo, decisero di fondare una nuova città.
Romolo volle fondarla sul Palatino, Remo sull'Aventino. Per scegliere quale luogo avrebbe ospitato la prima pietra della città, i due fratelli si affidarono al giudizio divino. Remo avvistò per primo sei avvoltoi sull'Aventino, mentre Romolo ne avvistò successivamente dodici sul Palatino. I seguaci dei gemelli vennero alle mani, supportando il proprio capo come legittimo re. La leggenda narra che Romolo, poiché Remo per scherno aveva scavalcato il primo tracciato delle mura (il pomerium), finì per uccidere il fratello.
Nacque dunque Roma, la città che da piccolo agglomerato di capanne sarebbe diventata nei secoli il più potente impero dell'antichità.
Il mito della fondazione ha ovviamente ben poco di storico ma rimane parte del tesoro culturale romano e italiano. Noi oggi, a ventisette secoli di distanza, ricordiamo la nascita della Caput Mundi e ci impegniamo affinché un giorno essa torni ad essere la meravigliosa capitale di una nazione libera e sovrana.
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I due valorosi gemelli Romolo e Remo, figli di Rea Silva (a sua volta discendente di Enea) e del dio Marte, allattati da una lupa e allevati dal pastore Faustolo, decisero di fondare una nuova città.
Romolo volle fondarla sul Palatino, Remo sull'Aventino. Per scegliere quale luogo avrebbe ospitato la prima pietra della città, i due fratelli si affidarono al giudizio divino. Remo avvistò per primo sei avvoltoi sull'Aventino, mentre Romolo ne avvistò successivamente dodici sul Palatino. I seguaci dei gemelli vennero alle mani, supportando il proprio capo come legittimo re. La leggenda narra che Romolo, poiché Remo per scherno aveva scavalcato il primo tracciato delle mura (il pomerium), finì per uccidere il fratello.
Nacque dunque Roma, la città che da piccolo agglomerato di capanne sarebbe diventata nei secoli il più potente impero dell'antichità.
Il mito della fondazione ha ovviamente ben poco di storico ma rimane parte del tesoro culturale romano e italiano. Noi oggi, a ventisette secoli di distanza, ricordiamo la nascita della Caput Mundi e ci impegniamo affinché un giorno essa torni ad essere la meravigliosa capitale di una nazione libera e sovrana.
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Sono in viaggio verso Padova, dove dalle 11 sarò al Giardino Esperanto per parlare di Pro Italia ai nuovi militanti e a coloro che vogliono conoscere il progetto. Come sempre, seguirà un dibattito pubblico con domande, proposte, critiche e nuove idee. Se siete interessati, vi aspettiamo lì 🇮🇹
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Eccoci a Padova, in una bellissima giornata di sole, assieme ai militanti e ai simpatizzanti di Pro Italia. Un'occasione per discutere del presente e costruire la visione di futuro che vogliamo, passo dopo passo.
Non si molla un centimetro 🇮🇹
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Non si molla un centimetro 🇮🇹
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Ciao a tutti,
ho notato che molti seguono me per essere sempre informati sugli eventi di Pro Italia, ma a volte non riescono a trovare le info delle iniziative a causa dei numerosi post.
🇮🇹🇮🇹🇮🇹
Per rimanere sempre aggiornati sugli eventi, sulle dirette e sugli incontri, consiglio di seguire Pro Italia sui canali ufficiali:
👉🏻Canale Telegram Pro Italia
👉🏻Canale YouTube Pro Italia
👉🏻Pagina Facebook Pro Italia
👉🏻Profilo Twitter Pro Italia
👉🏻Profilo Instagram Pro Italia
Matteo Brandi
ho notato che molti seguono me per essere sempre informati sugli eventi di Pro Italia, ma a volte non riescono a trovare le info delle iniziative a causa dei numerosi post.
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Matteo Brandi
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Luigi Di Maio sarà l'inviato di Bruxelles nel Golfo Persico. D'altronde chi se non il NULLA potrebbe rappresentare al meglio l'Unione Europea?
Matteo Brandi
Matteo Brandi
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
In Sudan due generali si contendono il paese: da una parte Abdel Fattah al-Burhan e dall'altra il suo ex vice Mohamed Hamdan Daglo, a capo delle forze paramilitari di supporto rapido (RSF).
🇸🇩
I due militari avevano guidato il colpo di Stato con cui, nel 2019, era stato spodestato il presidente Bashir, inviso al popolo. I dissapori tra i due sono nati attorno all'integrazione del RSF nelle forze regolari.
🇹🇷🇨🇳🇷🇺
Nel frattempo, Erdogan si sta fiondando nella contesa di Khartoum per fare da arbitro super partes. D'altronde la Turchia è sempre più presente in Africa, così come la Cina e la Russia (secondo i documenti del Pentagono, la compagnia Wagner pare essere coinvolta negli scontri in atto, nelle fila del RSF. Quest'ultimo tuttavia nega).
Il Sudan è il terzo paese più esteso del continente e dipende moltissimo dall'esportazione del petrolio. Si trova inoltre in una posizione cruciale, facendo da cerniera tra l'Egitto e il Corno d'Africa.
🇮🇹
E noi? Evacuiamo giustamente i civili, come stanno facendo tutti. Gli italiani sono stati portati in salvo a Gibuti con un'operazione tempestiva.
Il problema è che, come al solito, attendiamo semplicemente che le conseguenze del conflitto si manifestino all'orizzonte. Releghiamo il nostro Paese al ruolo di comparsa nella Storia e aspettiamo futilmente che sia l'UE a fare un primo passo che non arriverà mai. D'altronde non esiste una politica estera europea.
Abbiamo un disperato bisogno di una classe politica che abbia la volontà e la capacità di fare dell'Italia un attore, un soggetto e non più un oggetto dei rapporti internazionali.
Ne abbiamo bisogno, ora più che mai.
Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
🇸🇩
I due militari avevano guidato il colpo di Stato con cui, nel 2019, era stato spodestato il presidente Bashir, inviso al popolo. I dissapori tra i due sono nati attorno all'integrazione del RSF nelle forze regolari.
🇹🇷🇨🇳🇷🇺
Nel frattempo, Erdogan si sta fiondando nella contesa di Khartoum per fare da arbitro super partes. D'altronde la Turchia è sempre più presente in Africa, così come la Cina e la Russia (secondo i documenti del Pentagono, la compagnia Wagner pare essere coinvolta negli scontri in atto, nelle fila del RSF. Quest'ultimo tuttavia nega).
Il Sudan è il terzo paese più esteso del continente e dipende moltissimo dall'esportazione del petrolio. Si trova inoltre in una posizione cruciale, facendo da cerniera tra l'Egitto e il Corno d'Africa.
🇮🇹
E noi? Evacuiamo giustamente i civili, come stanno facendo tutti. Gli italiani sono stati portati in salvo a Gibuti con un'operazione tempestiva.
Il problema è che, come al solito, attendiamo semplicemente che le conseguenze del conflitto si manifestino all'orizzonte. Releghiamo il nostro Paese al ruolo di comparsa nella Storia e aspettiamo futilmente che sia l'UE a fare un primo passo che non arriverà mai. D'altronde non esiste una politica estera europea.
Abbiamo un disperato bisogno di una classe politica che abbia la volontà e la capacità di fare dell'Italia un attore, un soggetto e non più un oggetto dei rapporti internazionali.
Ne abbiamo bisogno, ora più che mai.
Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
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La spesa militare globale è aumentata quest'anno del 3,7%. Questo dice lo Stockholm International Peace Research Institute. Tanto per dire: in Europa non si registrava un simile aumento annuale dalla fine della Guerra Fredda. Fa caldo, signori.
Matteo Brandi
Matteo Brandi
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Ho appena finito la lettura di uno dei più bei saggi che abbia avuto tra le mani: "Patria senza mare" di Marco Valle.
Il racconto dettagliatissimo del rapporto tra Italia e Mediterraneo, dal dominio di Roma alla gloria delle Repubbliche Marinare, dal crollo del XVII secolo alle prime avventure unitarie, dai disastri della seconda guerra mondiale alla testarda ripresa, fino al triste presente.
Una lettura piacevole e ricchissima di informazioni, in cui spiccano storie incredibili di coraggio e follia, alcune conosciute altre totalmente dimenticate. Il tutto con uno stile mai pesante.
Il passaggio che vi mostro racchiude il messaggio del libro: noi italiani dobbiamo tornare per mare. Senza paura. Ne va della nostra stessa esistenza.
Matteo Brandi
Il racconto dettagliatissimo del rapporto tra Italia e Mediterraneo, dal dominio di Roma alla gloria delle Repubbliche Marinare, dal crollo del XVII secolo alle prime avventure unitarie, dai disastri della seconda guerra mondiale alla testarda ripresa, fino al triste presente.
Una lettura piacevole e ricchissima di informazioni, in cui spiccano storie incredibili di coraggio e follia, alcune conosciute altre totalmente dimenticate. Il tutto con uno stile mai pesante.
Il passaggio che vi mostro racchiude il messaggio del libro: noi italiani dobbiamo tornare per mare. Senza paura. Ne va della nostra stessa esistenza.
Matteo Brandi
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
LA TERRA SANTA TREMA
Nel corso dell'ultimo anno è ripartita l'escalation di tensioni in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. E in più, nelle ultime settimane, l'instabilità di tutta l'area è cresciuta ulteriormente con l'esplosione delle proteste contro Netanyahu.
Questo martedì proviamo a capire meglio cosa stia succedendo in Terra Santa. E lo facciamo in compagnia di Iyad Suleiman, palestinese cresciuto in Italia che oggi lavora come ingegnere in Danimarca.
🔴Diretta stasera alle 21 sul nostro canale YouTube e sulla nostra pagina Facebook.
Nel corso dell'ultimo anno è ripartita l'escalation di tensioni in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. E in più, nelle ultime settimane, l'instabilità di tutta l'area è cresciuta ulteriormente con l'esplosione delle proteste contro Netanyahu.
Questo martedì proviamo a capire meglio cosa stia succedendo in Terra Santa. E lo facciamo in compagnia di Iyad Suleiman, palestinese cresciuto in Italia che oggi lavora come ingegnere in Danimarca.
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Ogni volta che si avvicina il 25 aprile, in Italia cala una cappa di densa ipocrisia. Le istituzioni fanno sbocciare qua e là coccarde tricolori, i politicanti rilasciano tonnellate di banalità a favor di telecamera, nei palazzi risuonano la nenie registrate per l’occasione. Nel frattempo, nel resto del Paese si percepisce l’odore acre di una vecchia ferita che si riapre e tra gli italiani aleggia un tacito accordo: approfittiamo di questo giorno di festa e godiamoci una gita fuori porta, ma che non si tocchi l’argomento.
Con il passare degli anni la festa della liberazione è infatti diventata una ricorrenza sempre più divisiva, andando ben oltre le contrapposizioni della guerra fratricida deflagrata in quel drammatico 8 settembre del ’43. Contrapposizioni che, all’indomani della fine del conflitto mondiale, con straordinaria saggezza si tentò di conciliare e ricomporre in nome dell’interesse nazionale.
Tra i nostri padri costituenti figurano non per nulla personalità straordinarie che furono parte attiva, come tanti italiani, del ventennio fascista. Pensiamo soltanto ad Amintore Fanfani, quel professore di studi corporativi che presentò all’assemblea la formula “Repubblica fondata sul lavoro” per il primo articolo della nostra Costituzione, o ad Aldo Moro, che prima di diventare una grandiosa icona dell’antifascismo cristiano prese parte a manifestazioni di cultura fascista come i littoriali. E per cogliere lo spirito che animò quella conciliazione non si può non ricordare Palmiro Togliatti: lo stesso segretario del PCI che in costituente propose il divieto di ricostituzione del partito fascista chiese anche di non formulare un articolo che potesse fornire un “pretesto a misure antidemocratiche, prestandosi ad interpretazioni diverse”. Perché “se in Italia nascesse domani movimento nuovo, anarchico, lo si dovrebbe combattere sul terreno della competizione politica democratica, convincendo gli aderenti al movimento della falsità delle loro idee, ma non si potrà negargli il diritto di esistere e di svilupparsi solo perché si rifiutano alcuni dei loro principi.”
Chi stese la nostra Costituzione dimostrò una maturità e un equilibrio che oggi risultano spariti. Il 25 aprile è ormai monopolizzato da una parte politica che, rinnegando la composizione eterogenea del fenomeno della Resistenza, ne ha fatto una celebrazione delle proprie posizioni ideologiche. L’antifascismo stesso, svuotato del suo significato storico, è diventato un marchio glitterato da apporre su idee che avrebbero inorridito gli stessi partigiani. Tra le fila di chi canta “Bella ciao” troviamo oggi i più feroci nemici della sovranità nazionale che sfilano tra bandiere della Nato e vessilli di Bruxelles. Al contempo, l’altra ala del parlamento anima la zuffa contestando alla controparte forme ed espedienti pre-politici, ma alla fin fine concorda su tutte le questioni politiche sostanziali. Prime fra tutte l’adesione incondizionata al bellicismo atlantista e al paradigma del mercato assoluto, che mai il fascismo avrebbe potuto lontanamente caldeggiare.
Perché l’Italia possa tornare nella Storia domani è necessario che faccia propria la Storia di ieri. Solo prendendo coscienza di ciò che è stata la sanguinosa guerra civile che ha vissuto il nostro Paese sarà possibile uscire dalle sabbie mobili del novecento. Il 25 aprile va celebrato perché è giusto ricordare il sacrificio di chi con il sangue ha conquistato la vittoria in un conflitto, specie se questa vittoria ci ha offerto il dono, oggi tragicamente disinnescato, della democrazia. Ma il 25 aprile va anche storicizzato. Ne va riconosciuta la complessità, abbracciandone ogni sfaccettatura, tragica o gloriosa che sia, accettando che sia i vincitori sia i vinti abbiano plasmato la nostra Storia e forgiato la nostra comunità.
Solo a partire da questa consapevolezza, dalla consapevolezza di chi siamo stati, sarà possibile capire chi siamo oggi noi italiani. E dunque iniziare a scrivere una nuova pagina della nostra Storia. Insieme.
Segreteria Pro Italia
Con il passare degli anni la festa della liberazione è infatti diventata una ricorrenza sempre più divisiva, andando ben oltre le contrapposizioni della guerra fratricida deflagrata in quel drammatico 8 settembre del ’43. Contrapposizioni che, all’indomani della fine del conflitto mondiale, con straordinaria saggezza si tentò di conciliare e ricomporre in nome dell’interesse nazionale.
Tra i nostri padri costituenti figurano non per nulla personalità straordinarie che furono parte attiva, come tanti italiani, del ventennio fascista. Pensiamo soltanto ad Amintore Fanfani, quel professore di studi corporativi che presentò all’assemblea la formula “Repubblica fondata sul lavoro” per il primo articolo della nostra Costituzione, o ad Aldo Moro, che prima di diventare una grandiosa icona dell’antifascismo cristiano prese parte a manifestazioni di cultura fascista come i littoriali. E per cogliere lo spirito che animò quella conciliazione non si può non ricordare Palmiro Togliatti: lo stesso segretario del PCI che in costituente propose il divieto di ricostituzione del partito fascista chiese anche di non formulare un articolo che potesse fornire un “pretesto a misure antidemocratiche, prestandosi ad interpretazioni diverse”. Perché “se in Italia nascesse domani movimento nuovo, anarchico, lo si dovrebbe combattere sul terreno della competizione politica democratica, convincendo gli aderenti al movimento della falsità delle loro idee, ma non si potrà negargli il diritto di esistere e di svilupparsi solo perché si rifiutano alcuni dei loro principi.”
Chi stese la nostra Costituzione dimostrò una maturità e un equilibrio che oggi risultano spariti. Il 25 aprile è ormai monopolizzato da una parte politica che, rinnegando la composizione eterogenea del fenomeno della Resistenza, ne ha fatto una celebrazione delle proprie posizioni ideologiche. L’antifascismo stesso, svuotato del suo significato storico, è diventato un marchio glitterato da apporre su idee che avrebbero inorridito gli stessi partigiani. Tra le fila di chi canta “Bella ciao” troviamo oggi i più feroci nemici della sovranità nazionale che sfilano tra bandiere della Nato e vessilli di Bruxelles. Al contempo, l’altra ala del parlamento anima la zuffa contestando alla controparte forme ed espedienti pre-politici, ma alla fin fine concorda su tutte le questioni politiche sostanziali. Prime fra tutte l’adesione incondizionata al bellicismo atlantista e al paradigma del mercato assoluto, che mai il fascismo avrebbe potuto lontanamente caldeggiare.
Perché l’Italia possa tornare nella Storia domani è necessario che faccia propria la Storia di ieri. Solo prendendo coscienza di ciò che è stata la sanguinosa guerra civile che ha vissuto il nostro Paese sarà possibile uscire dalle sabbie mobili del novecento. Il 25 aprile va celebrato perché è giusto ricordare il sacrificio di chi con il sangue ha conquistato la vittoria in un conflitto, specie se questa vittoria ci ha offerto il dono, oggi tragicamente disinnescato, della democrazia. Ma il 25 aprile va anche storicizzato. Ne va riconosciuta la complessità, abbracciandone ogni sfaccettatura, tragica o gloriosa che sia, accettando che sia i vincitori sia i vinti abbiano plasmato la nostra Storia e forgiato la nostra comunità.
Solo a partire da questa consapevolezza, dalla consapevolezza di chi siamo stati, sarà possibile capire chi siamo oggi noi italiani. E dunque iniziare a scrivere una nuova pagina della nostra Storia. Insieme.
Segreteria Pro Italia
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Non avendo ancora partorito un pensiero nuovo e altro, il mondo del dissenso si sta ri-polarizzando, rintanandosi nelle due vecchie, polverose trincee dell'ormai stantia guerricciola destra-sinistra. Nero e rosso, di nuovo, ancora, ostinatamente.
Ma è normale che sia così: un conto è annunciare di voler superare i vecchi schemi ideologici, un altro è lavorare per farlo davvero. E questo significa uscire una volta per tutte dal Novecento, storicizzandone gli eventi, riconoscendone la complessità invece di indossarne ancora colori, divise e simboli.
Posso dire con un certo orgoglio che questo processo, molto difficile, lo stiamo portando avanti in Pro Italia. Non mancano le discussioni, le incomprensioni, gli aggiustamenti. Bisogna mettere in conto i contrasti, invece che schiaffarli sotto al tappeto e far finta di nulla, per poi pagarne le conseguenze nei momenti cruciali.
A guidarci è la consapevolezza fortissima di quanto sia vitale sintetizzare un'idea di Italia e di mondo indipendente, irrorata dalle esperienze del passato quanto basta per proiettarla nel XXI secolo. Che tipo di Stato vogliamo? Che tipo di società immaginiamo? Con quali lenti guarderemo gli accadimenti nel globo? E quale strategia, pragmatica quanto coinvolgente, è in grado di farci tornare alla Storia, come italiani?
Domande che sembrano semplici ma presuppongono un ragionamento complesso, articolato, faticoso, problematico. E vitale. Perché dall'altra parte della barricata, quella vera, il "secolo breve" è stato già superato e oggi è usato solo come marketing politico per gonzi.
Tutto ciò che è accaduto ci ha forgiati come collettività, nel bene e nel male. Fa tutto parte del nostro bagaglio. Ora sta a noi scegliere: possiamo costruire una strada nuova e andare finalmente avanti, oppure tornare a contemplare i vecchi bivi. E perderci.
Matteo Brandi
Ma è normale che sia così: un conto è annunciare di voler superare i vecchi schemi ideologici, un altro è lavorare per farlo davvero. E questo significa uscire una volta per tutte dal Novecento, storicizzandone gli eventi, riconoscendone la complessità invece di indossarne ancora colori, divise e simboli.
Posso dire con un certo orgoglio che questo processo, molto difficile, lo stiamo portando avanti in Pro Italia. Non mancano le discussioni, le incomprensioni, gli aggiustamenti. Bisogna mettere in conto i contrasti, invece che schiaffarli sotto al tappeto e far finta di nulla, per poi pagarne le conseguenze nei momenti cruciali.
A guidarci è la consapevolezza fortissima di quanto sia vitale sintetizzare un'idea di Italia e di mondo indipendente, irrorata dalle esperienze del passato quanto basta per proiettarla nel XXI secolo. Che tipo di Stato vogliamo? Che tipo di società immaginiamo? Con quali lenti guarderemo gli accadimenti nel globo? E quale strategia, pragmatica quanto coinvolgente, è in grado di farci tornare alla Storia, come italiani?
Domande che sembrano semplici ma presuppongono un ragionamento complesso, articolato, faticoso, problematico. E vitale. Perché dall'altra parte della barricata, quella vera, il "secolo breve" è stato già superato e oggi è usato solo come marketing politico per gonzi.
Tutto ciò che è accaduto ci ha forgiati come collettività, nel bene e nel male. Fa tutto parte del nostro bagaglio. Ora sta a noi scegliere: possiamo costruire una strada nuova e andare finalmente avanti, oppure tornare a contemplare i vecchi bivi. E perderci.
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