Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Vi ricordate la storiella dell'euro che ci avrebbe reso più competitivi in campo internazionale? Vi ricordate la barzelletta sull'austerità che ci avrebbe fatto crescere? E le "sfide globali" che grazie all'UE avremmo vinto sulla Cina e sulle economie emergenti?
Ecco, a volte basta un'infografica per spiegare tutto.

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Prosegue l'escalation nei mari e nei cieli di Taiwan: dopo le esercitazioni dei giorni scorsi, Taipei denuncia il piano cinese di istituire una no-fly zone a nord dell'isola per poi ritrattare nel giro di poche ore. La tensione con Pechino è ai massimi storici, tanto che Xi Jinping ha fatto appello alle proprie forze armate perché si preparino in vista di "combattimenti veri".

Occorre prestare sempre più attenzione a ciò che accade sull'isola di Formosa. È lì che, con buone probabilità, vedremo deflagrare il prossimo conflitto mondiale.

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Europeisti sconvolti: l'Ungheria firma nuovi contratti energetici con la Federazione Russa.
Con i cattivi!? Com'è possibile, si chiedono questi irrecuperabili, eterni servetti del vincolo esterno?
Semplice: c'è chi tiene all'interesse nazionale e chi no.
È nel nostro interesse questa guerra?

Matteo Brandi
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Claudio Descalzi riconfermato per la quarta volta alla guida dell'Eni. Per la QUARTA volta. Lo è stato sotto Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi e ora la Meloni.
Quanti cambiamenti, eh?

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Riscrivere il passato a seconda della propria ideologia accomuna tutti i poteri dispotici della Storia.
Cleopatra VII era di origine greca e macedone.
E lo sanno bene, i globalisti invasati che gestiscono Netflix.
Questo è un insulto alla Storia e all'Africa stessa, la quale è uno scrigno di culture diversissime che meriterebbero di essere studiate, non appiattite su stereotipi da liberal woke del cazzo.
È propaganda e, come tale, va condannata. Senza appello, senza remore, senza temere di essere etichettati da un branco di ignoranti lobotomizzati.
Intere generazioni stanno venendo cresciute con questo continuo martellamento ideologico. Voltarsi dall'altra parte perché "basta cambiare canale" non serve a niente.

Matteo Brandi
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Poiché l'interesse nazionale è per noi prioritario su qualsiasi appartenenza politica, salutiamo con piacere la riapertura dei dialoghi tra Italia ed Etiopia.
🇮🇹🇪🇹
Riallacciare rapporti costruttivi con Addis Abeba, sia in ambito economico, tramite il ruolo delle nostre imprese, sia in ambito culturale, rivalorizzando ad esempio l'istituto di scuola italiana Galileo Galilei, è importante. Come lo è assicurare il sostegno di Roma nel difficile processo di pace nel Corno d'Africa, coinvolgendo la Somalia.

Ciò che risulta difficile immaginare è una politica italiana realmente protagonista nel continente africano, dato che questo richiederebbe un margine di manovra che non si può sfruttare senza le leve economiche adatte, oggi in mano a Bruxelles e Francoforte.

Questa è la grande contraddizione a cui questo governo andrà nuovamente incontro: puntare in alto rimanendo in gabbia. È possibile? Solo a chiacchiere.

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Quando vi diciamo che centrodestra e centrosinistra rispondono entrambe allo stesso paradigma economico intendiamo proprio questo. L'arrivo di manodopera a basso costo fa comodo a molti, soprattutto se lo Stato viene gestito e pensato come fosse un'azienda, impegnata a far quadrare i conti a costo di distruggere i diritti sociali. Dunque da una parte vediamo lo scontro propagandistico buono solo a tenere impegnati gli elettori, dall'altra la tratta di schiavi va avanti come nulla fosse per la gioia di sfruttatori e affini.
#lasciatelilavorare

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In sintesi sta succedendo questo.
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La mancanza di un'epica cinematografica che racconti le vite e le imprese degli eroi italiani nei secoli non va sottovalutata.

Al netto di pochissime pellicole, alcune delle quali certamente di rilievo come la trilogia di Magni, è palese l'assenza di un filone dedicato al tema. Mentre negli USA attorno all'epopea del West sono riusciti a costruire una vera industria filmica, noi stiamo lasciando cadere nell'oblio storie che meriterebbero di essere raccontate.

L'ultimo tentativo, distorto in chiave immigrazionista (sia maledetto il tumore piddino che stritola la produzione culturale), è stato il film sul comandante Salvatore Todaro. Purtroppo è chiara la demenziale ritrosia nel ravvivare uno straccio di amor patrio, che si tramuterebbe in una maggiore consapevolezza da parte degli italiani, umiliati giornalmente dalle fanfare del "partito dello straniero".

Scavando nella Storia d'Italia esce fuori un tesoro di eventi e singoli personaggi straordinari. Ad esempio ho da poco scoperto le gesta della flottiglia romana nella battaglia di Abukir del 1798, dove la flotta francese fu annientata da Horatio Nelson. Ebbene le navi dell'effimera Repubblica Romana, inquadrate nella forza francese, furono praticamente le uniche in grado di rispondere al fuoco inglese riuscendo a spezzare l'accerchiamento e mettersi in salvo, contro ogni pronostico. Stiamo parlando di un pugno di romani che ebbe la meglio sulla Royal Navy, la marina più potente del mondo. Fino al 1801 quelle poche ma coraggiosissime galere rappresentarono l'unica presenza navale di Napoleone in Egitto, la "Flotte du Nil".

Non è forse questa una storia, una delle tante, che meriterebbe di essere raccontata? Se quei marinai fossero stati francesi o americani sarebbero certamente nate un paio di pellicole al riguardo, e magari pure una serie tv.

Se pensate che questo discorso sia superfluo, vi sbagliate di grosso. La cultura, specie quella di massa, concorre al modo con cui le collettività guardano al mondo e a se stesse. Ora, guardando alla produzione cinematografica italiana degli ultimi 70 anni, nonostante gli indubbi capolavori in essa presenti, chiedetevi: che tipo di italiano esce fuori dal grande schermo?

Matteo Brandi
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Luca Bizzarri, saltimbanco globalista, ci ha appena regalato un compendio dell'ideologia che sta causando l'olocausto neuronale di quest'epoca.

Prima il giullare piddino prende fuoco alla vista della parola "nazione" usata dal ministro Sangiuliano per celebrare la scoperta di nuovi reperti archeologici a Paestum. Non contento, con la classica spocchia del semicolto, Bizzarri se ne esce con "Paestum era in Grecia". Peccato che la città si trovasse, semmai, nella Magna Grecia, che per la cronaca non era un ristorante di Atene.

Allergia per la nazione e distorsione della Storia: il globalismo in sintesi.

Siate fieri di non essere come loro.

Matteo Brandi
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Quell'inconfondibile stile mafioso nelle comunicazioni europee. Offerte che non si possono rifiutare, riforme che non si possono discutere. Baciamo le mani, don Bruxelles.

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Mattarella è inorridito dalla Russia. Però quando nel 1999, da ministro della Difesa, appoggiò la devastante guerra in Jugoslavia si sentì meno inorridito. Questione di gusti, no?
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Ogni giorno una nuova boiata anti-italiana, che si parli di economia, Storia, cultura, lingua, cucina. Questa gente è IL nostro problema.

Matteo Brandi
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"Le sanzioni non stanno mettendo in difficoltà la Russia, quindi... Servono più sanzioni!"

È sempre la stessa storia. Solo che questa minaccia fa più ridere del solito visto che l'unico "prezzo pesante" finora lo hanno pagato proprio i cittadini dei Paesi europei del G7 all'arrivo delle bollette di luce e gas.

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La Verità la tocca pianissimo😂
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Come sarà Cleopatra di Netflix?
Vediamo se ci azzeccherò:

1) Cleopatra, resa nera, sarà dipinta come un'eroina femminista dell'antichità, soffocata dal patriarcato e costantemente oggetto di battute sessiste da parte di Romani, Egizi e probabilmente cammelli.

2) I romani, esattamente come in quell'abominio di Barbarians, verranno rappresentati come Stormtrooper: soldati buoni solo a marciare ordinati, leggermente nazisti e totalmente incapaci. Tipo Asterix, ma meno divertenti.

3) Giulio Cesare apparirà come un becero maschilista tutto figa e biga. Anche Marco Antonio verrà reso come un coglione, ma più alla mano. Ottaviano, invece, spiccherà come il precursore del suprematismo bianco. In generale qualsiasi personaggio maschile agirà come un idiota, tranne poche eccezioni, che poi si scopriranno essere gay.

Chiunque abbia minimamente a cuore la Storia non può che snobbare una simile porcheria.

Ma la domanda resta sempre la stessa: perché in Italia non la produciamo noi una serie sulle guerre civili romane del I secolo a.C.?

Poi guardo il tweet di Bizzarri su Paestum in Grecia e mi rispondo da solo.

Matteo Brandi
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ITALIA SFRATTATA

Forse non tutti se ne sono accorti, eppure negli ultimi vent’anni nel nostro Paese abbiamo assistito a un fenomeno di portata storica: il grande ritorno degli sfratti. Stando a quanto riporta il Ministero dell’Interno, infatti, in Italia dal 2002 al 2021 sono stati eseguiti 519.243 sfratti da parte di ufficiali giudiziari. Più del doppio, 1.091.065, ne sono stati emessi: 29.068 per necessità del locatore, 150.687 per finita locazione e la stragrande maggioranza, 911.310, per morosità.

Questi numeri sono la rappresentazione plastica del grado di impoverimento a cui siamo andati incontro nel corso dei due decenni che abbiamo trascorso nell’eurozona. Quella brillante trovata che, secondo certuni, avrebbe dovuto farci lavorare un giorno in meno guadagnando come se avessimo lavorato un giorno in più ha prodotto, nei fatti, soltanto fallimenti, disoccupazione e miseria.

Purtroppo però non è ancora finita, anzi, siamo soltanto all’inizio. Perché, sebbene i dati siano chiarissimi e rivelino impietosamente la bestialità di un modello sociale in cui vivere in affitto è diventata l’unica opzione per sempre più famiglie, a Bruxelles continuano a ordire attacchi frontali alla proprietà privata della casa, stavolta facendo leva sull’urgenza dell’efficientamento energetico per contrastare Putin e il “claimatceing”.

Del resto si sa: la casa di proprietà, questo retaggio vetusto di una cultura arretrata e decisamente poco green, è fumo negli occhi per quegli eurocrati che – per il nostro bene, beninteso – ci vorrebbero tutti fluidi, resilienti ed ecosostenibili. In altre parole, ancora più poveri di oggi e contenti di esserlo.

La battaglia per la casa sarà la battaglia politica dei prossimi anni, prepariamoci. Non dovremo lottare soltanto per realizzare un’edilizia popolare all’altezza di questo Paese, che assicuri a tutti i cittadini la dignità di un’abitazione in cui ci si possa fare una famiglia, ma dovremo anche combattere con le unghie e con i denti per difendere la proprietà delle case che sono state il frutto dei sacrifici di una o più generazioni di italiani.

Noi ci saremo. E saremo in prima linea.

Ludovico Vicino
Segreteria Pro Italia
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Una buona giornata dal temibile, terribile e spietato Bucefalo ❤️
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Che tipo di servilismo verso gli USA volete? Quello finto patriota o quello genderfluid?

Matteo Brandi
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Denunciare le follie dell'attuale sistema? È la parte più facile. Il difficile è costruire una vera alternativa per riprendere in mano il nostro destino. Come possiamo farlo?

Un incontro pubblico per parlare e discutere della proposta di Pro Italia, della costruzione ideologica che stiamo portando avanti, della nostra attività sul territorio.

Sarà una momento di confronto dove risponderemo alle vostre domande, accoglieremo i nuovi militanti e illustreremo il nostro progetto a chiunque voglia conoscerci.

Cari amici romani, il 30 aprile vi aspettiamo a Roma, al Piccolo Teatro Garbatella, in via Ignazio Persico 80/a per trascorrere una domenica insieme!

Per chi vorrà, alle 13:00 ci sarà la possibilità di condividere sul posto un pranzo al volo prima di riprendere i lavori nella sessione pomeridiana dell'incontro.

Non mancate!

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