Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Questo Natale passatelo riscoprendo tutto ciò che l'attuale sistema demonizza: il focolare domestico, l'abbraccio familiare, le tradizioni popolari.
Che siate credenti o meno, allontanatevi almeno per un giorno dal materialismo e dal consumismo dei giorni nostri. Lasciateli fuori dalla porta.
Scoprirete, se non lo avete già fatto, che per essere felici basta davvero poco. E quel poco è tantissimo.

I miei auguri a tutti,

Matteo Brandi
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Ogni Natale l'orda globalista si scatena contro la festività che disprezza più di tutte.
Gli stessi giullari che ci riempiono le orecchie di termini come "tolleranza" e "inclusività" sono i primi ad assaltare la principale festività cristiana. E lo fanno con sempre più astio, con la bava alla bocca.
Ora, il sottoscritto non parla da particolare credente né ha gli strumenti per imbastire un trattato di teologia, ma è evidente anche ad un bambino come una certa parte di mondo sia letteralmente allergica alla cristianità. E a tutta la cultura ad essa legata.
Anche quest'anno abbiamo dovuto sorbirci i deliri di Saviano sul Cristo migrante e la bile della Murgia, che è arrivata a dire che adorare Gesù bambino significa "rifiutare la complessità". Per non parlare della guerra ai presepi, banditi nelle scuole per "non urtare la sensibilità altrui".
Ovviamente si tratta di apocalittiche stronzate che tentano (fallendo) di nascondere un abisso di ignoranza, malafede e odio.
Nessun individuo mentalmente sano, credente o meno, se ne uscirebbe con simili prese di posizione, atte ad alimentare un clima di scontro insensato. Specie in un periodo dell'anno dove dovrebbero prevalere i sentimenti più nobili.
A certi isterici sventolatori di arcobaleni andrebbe, per Natale, regalata una sola cosa: un cervello.

Matteo Brandi
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Quando le turbe mentali del "politicamente corretto" entrano nelle istituzioni e nella cultura di una nazione, iniziano a corroderla da dentro.

È una sorta di malattia autoimmune che induce l'organismo a rivoltarsi contro se stesso. A farsi del male. Il risultato finale di questo processo non è il progresso, bensì l'autodistruzione.

Tutte le colonne portanti di un Paese vengono minate, giorno dopo giorno. Si parte dal senso di appartenenza ad un'unica comunità legata da lingua, costumi, Storia, letteratura, arte, modi di vivere. Non si tratta di semplici critiche o inviti all'innovazione, bensì bordate violente e demonizzazioni isteriche. Il passato smette di essere maestro e guida, viene trascinato nel fango, distorto e trasformato in un macigno di cui liberarsi.

Vengono riscritte pagine di Storia, abbattute statue, censurati libri ed opere, rinominate vie, vietate parole. Il tutto per espiare una fasulla colpa autoindotta e perseguire una sfrenata volontà di dissolversi.

Una volta devastato il passato, si passa all'individuo. Ogni appiglio ad una qualsiasi identità viene smantellato: il colore della propria pelle, il proprio sesso, la propria famiglia. Tutto diventa liquido, vuoto e senza senso. Si può essere qualsiasi cosa, dunque non si è nulla.

Infine, si colpisce il lato spirituale dell'essere umano. E non si tratta solo della dissacrazione del credo religioso (purché sia quello della cultura intaccata da questa malattia, sia ben chiaro), ma dell'odio verso tutto ciò che può innalzare l'uomo, come la bellezza, l'armonia o il semplice rifiuto del materialismo. L'arte diventa spazzatura autoreferenziale, l'architettura abbraccia lo squallore alienante. Tutto è livellato verso il basso, standardizzato, uniformato.

L'effetto di questa follia su nazioni ricche di Storia, cultura ed identità come quelle europee equivale ad una secchiata di vernice addosso ad un quadro rinascimentale: uno sfregio inaudito. Un danno che molto difficilmente potrà essere riparato.

Quando tale abominio incontra l'interesse politico ed economico nel creare una massa di consumatori apolidi, il gioco è fatto. Ma è un gioco a cui tutti noi dovremmo smettere di partecipare.

Matteo Brandi
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Ciò che sta uscendo fuori dai "Twitter files" si fa di giorno in giorno sempre più grave.
Ora sappiamo che nell'ottobre del 2020 l'ex consigliere di Twitter James Baker chiese ai vertici del social di censurare un tweet di Donald Trump.
Si tratta di un messaggio che Trump lanciò subito dopo essere guarito dal Covid. Eccolo qui:
"Non abbiate paura del Covid, non lasciate che domini la vostra vita. Abbiamo sviluppato, sotto l'amministrazione Trump, buoni farmaci e conoscenze. Io mi sento meglio di vent'anni fa."
Insomma, un tweet che invitava a non cadere nell'isteria e nella paura. Ma, secondo qualcuno, si trattava di "disinformazione scientifica." Molto meglio i messaggi terroristici atti a spaventate milioni di persone, no?
Ma chi è James Baker? Qui la questione si fa ancora più scabrosa, perché il signor Baker è un ex dirigente dell'Fbi, definito "uno degli uomini più potenti della comunità di Intelligence americana".
C'è da aggiungere altro?

Matteo Brandi
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Forwarded from Teofilo
‌‌THE TWITTER FILES : “Come Twitter ha truccato il dibattito sul Covid”
di Redazione
Finalmente è arrivato il tanto atteso capitolo dei TwitterFiles dedicato al Covid. L'autore è lo scrittore e giornalista investigativo David Zweig. Fin dal suo insediamento, l'amministrazione Biden ha iniziato a fare pressione su Twitter affinché "facesse di più per combattere la disinformazione". Biden arrivò a dire che le reti sociali stavano "uccidendo le persone" nella misura in cui permettevano la disinformazione sul Covid. Twitter ha così finito per promuovere deliberatamente contenuti che rafforzavano la narrativa ufficiale del CDC e del governo e sopprimere in modo selettivo non solo opinioni, ma anche prove scientifiche contrarie. Tweet non allineati sono stati eliminati o contrassegnati con l'ignominiosa etichetta di "contenuto fuorviante", contenuti in dissenso, ma fattualmente veri ed esatti sono stati contrassegnati come disinformazione. È accaduto con un giornalista noto come Alex Berenson, con un epidemiologo della Harvard Medical School come Martin Kulldorff, con un professore di politica sanitaria di Stanford come Jay Bhattacharya e con centinaia di altri medici e ricercatori, il cui unico torto era spesso citare dati ufficiali e studi pubblicati su riviste accreditate. Per usare le parole di Zweig, "questa non è semplicemente la storia di come Big Tech o la stampa tradizionale abbiano il potere di plasmare il nostro dibattito [...] è anche la storia di bambini di tutto il paese ai quali è stato impedito di frequentare la scuola, [...] la storia di persone che sono morte sole [...], la storia di piccole imprese che hanno chiuso. È anche la storia di ventenni perennemente mascherati nel cuore di San Francisco, per i quali non c’è mai stato un ritorno alla normalità. Se Twitter avesse consentito il tipo di dibattito aperto in cui diceva di credere, tutto ciò sarebbe potuto andare diversamente?". Già, ce lo siamo chiesto in tanti in questi due anni... continua a leggere

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E niente, questa rimane la miglior risposta data ai deliri della Murgia. I miei complimenti all'autore.

Matteo Brandi
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Che la prima manovra del Governo Meloni sarebbe stata in perfetta continuità con l'operato di Mario Draghi non è certo una grande sorpresa per chi segue la scena politica italiana. Del resto, è stata la stessa Giorgia a metter in chiaro più volte durante la campagna elettorale la propria adesione ai dogmi del Vincolo Esterno europeo. Su questo, piaccia o non piaccia, non la si può certo accusare di incoerenza.

Il pilota automatico, insomma, procede senza intoppi. E così, tra un taglio agli ammortizzatori sociali, un adeguamento inadeguato delle pensioni e qualche regalino alle grandi società calcistiche, va avanti il massacro del tessuto sociale e industriale del nostro Paese.

Dunque, con questa finanziaria non figura proprio niente di nuovo sul fronte occidentale? Nulla di nulla?

Beh, a dirla tutta, qualcosina di nuovo c'è.

La malcelata retromarcia sulla soglia per i pagamenti via POS, da 60 a 30 euro, costituisce un segnale molto interessante. Un segnale che chiarisce una volta per tutte quale sia e soprattutto quale sarà la postura dell'esecutivo nei confronti di Bruxelles.

Se a Palazzo Chigi avessero voluto, infatti, avrebbero potuto cercare lo scontro con la Commissione europea su questo provvedimento a favore delle piccole transazioni in contanti. E, data l'assenza di un riferimento condiviso a livello comunitario, avrebbero potuto tranquillamente vincere il braccio di ferro, portando a casa una vittoria coerente con la narrazione del "Governo italiano che va in Europa a farsi rispettare" sostenuta fino a pochi mesi fa.

E invece niente. Quando è arrivata la telefonatina da Bruxelles, non c'è stato neppure un vago tentativo di mostrare la schiena dritta. La priorità, al contrario, è stata quella di manifestare "l'affidabilità" e "la credibilità" del Governo, ossia la sua posa perfettamente supina, prontissima a recepire ogni ukase da Bruxelles.

Ecco, per farla breve, se c'è una notizia in questa manovra e, più in generale, in questo inizio di legislatura, è proprio questa: i sedicenti patrioti, una volta trovatisi al Governo del Paese, non tentano neppure di inscenare uno scontro con la tecnocrazia europea e, al contrario, si affannano per dimostrarsi quanto più disciplinati possibile.

Non è che non ci provano. È che non fanno più nemmeno finta.

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Zelensky: "Ho lodato lo stanziamento del governo italiano di ulteriori 10 milioni di euro in aiuti".
L'attore Nato è parecchio contento del sostegno del governo Meloni e probabilmente verrà in visita a Roma all'inizio del nuovo anno. L'Italia meloniana, in perfetta continuità con quella draghiana, agisce in campo internazionale come il classico "scemo di guerra". Se da una parte infatti continuiamo ad inviare a Kiev armi e denaro, dall'altra non abbiamo l'amor proprio di ritagliarci almeno un ruolo nello scacchiere geopolitico che non equivalga al fanatismo di un kamikaze.
Sostenere ciecamente Zelensky senza tentare nemmeno uno straccio di mediazione con la Federazione Russa, come invece stanno facendo con fortune alterne Turchia e Francia, significa schierarsi al fianco di chi sogna di trascinare la Nato nella terza guerra mondiale. E contro i propri interessi, tanto per cambiare.

Matteo Brandi
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Quando Mario Monti ti dà un nove hai la certezza matematica che non stai facendo il bene dell'Italia.

Matteo Brandi
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Bergoglio annuncia che Benedetto XVI è "molto malato".
Insomma, il Papa sta male.
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L'esercito serbo è in stato di massima allerta. Si teme un attacco ai serbi del Kosovo. Dopo l'arresto di tre manifestanti da parte del governo di Pristina, sono spuntate barricate nel nord del paese, dove continuano ad affluire poliziotti kosovari. È una polveriera, ed è a due passi da casa nostra.
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I Balcani sono una delle tante aree in cui l'Italia, negli ultimi anni, è scomparsa. Pur avendo storicamente e culturalmente un grande legame con quelle terre (Istria, Dalmazia, Albania, Grecia ecc...) la nostra proiezione verso di esse è oggi al lumicino. Perché? Perché la nostra politica estera è totalmente subordinata ai voleri altrui, ad un livello di inerzia tale da non sfruttare nemmeno la lunghezza del guinzaglio che ci è stato dato.
Dall'altra parte dell'Adriatico è in atto una crisi gravissima. Una crisi che dovrebbe vedere l'Italia in prima fila nel cercare una soluzione diplomatica, chiamando al tavolo le due parti prima che sia troppo tardi.
Per darvi un'idea della gravità del momento, vi bastino le parole di Oleg Starikov, colonnello dei Servizi di Sicurezza ucraini: "Non ci sarà nessun congelamento in Kosovo. Se paragoniamo il conflitto regionale ucraino a quello serbo, se divamperà, sarà di portata globale. Potrà divenire realmente una terza guerra mondiale, già convenzionale."
Ebbene, come al solito, l'Italia resta a guardare. E attende ordini, mentre continua ad inviare armi a Kiev rinnovando l'appoggio cieco a Zelensky. Peccato che la tensione tra Kosovo e Serbia sia l'ennesimo tassello di uno scontro già globale che vede l'impero americano impegnato a mantenere la propria egemonia. Inutile illudersi: l'aquila di Washington non porgerà alcun ramoscello di ulivo.
Dovremmo essere noi a prendere l'iniziativa, tornando influenti nell'area balcanica. Ma per fare questo occorrerebbe una classe dirigente non cresciuta nell'esterofilia, nel servilismo e nel culto del vincolo esterno. Servirebbe una visione di paese lungimirante, intelligente e completa. Insomma, il contrario di ciò che abbiamo ora.

Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
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Come possiamo descrivere questo titolo? Ammetto di non trovare il termine adatto. Fa talmente ribrezzo da lasciare senza parole.
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Gente che vive di pane e paura.

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Una nuova moda pervade i globalioti d'Italia: negare l'esistenza del politicamente corretto. Non c'è alcuna censura, nessuna imposizione di termini e parole, nessuna cultura della cancellazione. Si fa finta che non esistano le isterie woke, ma allo stesso tempo le si impongono ovunque.
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Punto.
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Per un Capodanno molto Buio, sta tornando 😉
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Domanda del giorno.

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- Ci riproviamo?
- Nah, figurati se ci cascano.
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- Ci sto.
- Le tue azioni della Pfizer per le mie di Astrazeneca?
- Andata!

Matteo Brandi
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DOVETE STRISCIARE!
Consumatori! Ecco la vostra nuova commissione: la sacra guerra al contante deve essere vinta! Il Piano Nazionale di Razionamenti e Recessione non attende e gli eretici quattrinari sono nemici dell'unico vero progresso. Carta canta!
https://www.youtube.com/watch?v=EWRXotLeENE
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