Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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🔴Giovedì 20 ottobre dalle 8.30 alle 10 sarò in diretta sulla chat vocale del Canale Telegram Becciolini Network.
Parleremo delle ultime notizie e gli spettatori potranno fare domande e interagire.
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"Su una cosa sono stata, sono, e sarò sempre chiara: intendo guidare un governo con una linea di politica estera chiara e inequivocabile. L'Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell'Europa e dell'Alleanza atlantica."
Giorgia Meloni

Altro che "Fratelli d'Italia", questo è "l'Inno alla gioia"...

Matteo Brandi
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Questa è la prossima copertina dell'Economist, noto settimanale inglese "d'approfondimento" in materia economica.

Trent'anni di subalternità, culturale oltreché politica, hanno completamente ridicolizzato l'immagine dell'Italia nel mondo: ci hanno ridotto a termine di paragone macchiettistico per gli Stati che si trovano in difficoltà.

Far ritrovare l'orgoglio nazionale a tutti i nostri concittadini è un passaggio ineludibile per chiunque voglia risollevare le sorti del nostro Paese. Quando la maggioranza degli italiani avrà ripreso coscienza di cosa siamo in grado di fare come nazione, la strada per la nostra rinascita sarà spianata.

Ah, e comunque, alla redazione dell'Economist va un italianissimo VAFFANCULO.

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Liz Truss si è dimessa da leader del partito conservatore. Il suo è stato un mandato minuscolo: 45 giorni. I labour chiedono elezioni anticipate, ma probabilmente verrà scelto un successore della Truss. Si parla di Rishi Sunak o addirittura di un ritorno di Boris Johnson.
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Forwarded from BECCIOLINI NETWORK Informazione libera (Stefano Becciolini)
GIOVEDÌ 2⃣0⃣ OTTOBRE 2⃣0⃣2⃣2⃣ ORE 1⃣8⃣:3⃣0⃣
🟠🏛LEZIONI DI STORIA - GUERRA DI CRIMEA, UNA FERITA ANCORA APERTA🏛🟠

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Potrai partecipare in diretta alla trasmissione Radiofonica e interagire con domande a PAOLO BORGOGNONE

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No, non è un falso.
Sì, questa è la responsabile per gli esteri del PD.
No, non sta scherzando.
Sì, serve un asteroide. Il più velocemente possibile.

Matteo Brandi
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Il matrimonio col vincolo esterno...

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La Meloni salirà al Colle per giurare eterna fedeltà allo straccio blu. Il fatto che ogni governo debba passare sotto le Forche Caudine del vincolo esterno, e che l'unico bivio concesso sia farlo sorridendo a ritmo di samba (centrosinistra) o farlo fingendo di mugugnare (centrodestra) la dice lunga sullo stato della nostra democrazia: la morte cerebrale.

Matteo Brandi
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ANTISISTEMA: UNA SANA AUTOCRITICA
Le elezioni sono passate e l'area del dissenso deve tirare le somme: cosa è andato male? Cosa può essere migliorato? E da dove possiamo ripartire? Una personale disamina che invita il mondo del dissenso a fare autocritica per crescere davvero.
https://www.youtube.com/watch?v=0Pi14L3SqpI
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CHE ARIA TIRA IN GERMANIA?

Settimane fa la Bundestag ha bocciato la proposta di legge presentata dall'unione-cristiano sociale in Baviera, la quale consisteva in «un’immediata e significativa intensificazione delle forniture militari in termini di quantità e qualità delle armi». Insomma, la proposta fatta dal blocco del centrodestra in seguito alla mobilitazione parziale voluta da Putin consisteva in un cospicuo aumento della fornitura di armi tedesche all'Ucraina, compreso l'invio di carri armati. 179 parlamentari hanno votato sì,  479 hanno votato contro, uno soltanto  si è astenuto.

La scelta compiuta dal parlamento Tedesco non è per niente un totale cambio di rotta della politica estera della Germania. Difatti, come sappiamo, pochi giorni fa è stata approvata la EUNAM, progetto voluto da tutti ministri degli esteri europei che consentirà all'esercito ucraino di addestrarsi su suolo europeo, principalmente in Germania e Polonia. Nondimeno, questo rifiuto del Bundestag ci fa riflettere: Berlino inizia a essere consapevole del fatto che la rottura diplomatica con la Russia da una parte e l'adesione incondizionata alla strategia atlantista dall'altra può comportare non solo la distruzione del motore della "locomotiva d'Europa", ma anche  un ampliamento del conflitto che potrebbe portare i paesi NATO a scontrarsi direttamente con Mosca.

Questa consapevolezza emerge plasticamente dalle dichiarazioni di Angela Merkel, che afferma: “Dobbiamo prendere sul serio le parole di Putin, non liquidarle fin dall’inizio come un mero bluff, ma prenderle sul serio. Non è affatto un segno di debolezza o di acquiescenza, ma un segno di saggezza politica – una saggezza che aiuta a preservare il margine di manovra o, cosa altrettanto importante, a svilupparne uno nuovo." Non solo l'ex cancelliera tedesca suggerisce che bisogna a tutti costi costruire una via diplomatica per mettere fine al conflitto, ma afferma: «Dobbiamo lavorare a un'architettura di sicurezza paneuropea con la partecipazione della Russia nel quadro dei principi del diritto internazionale. Fino a quando non riusciremo a raggiungere questo obiettivo, come è emerso dall'amara constatazione del 24 febbraio, la guerra fredda non avrà fine».

Un probabile asse Berlino-Mosca non solo potrebbe mettere fine alla guerra per procura in Ucraina con la ricerca di un accordo, qualunque esso sia, ma ucciderebbe il sogno che gli USA hanno maturato in questi ultimi decenni (soprattutto negli ambienti del partito democratico) e cioè ridurre la Russia ad una potenza regionale, ininfluente sul piano geopolitico mondiale. Insomma, uno scenario del genere rappresenterebbe una minaccia per l'egemonia del dollaro e sicuramente darebbe il via ad azioni ostili: abbiamo visto tutti cosa è successo con i gasdotti Nord Stream. Come sottolineato fin dall'inizio, le parole della Merkel e la scelta del parlamento tedesco non rappresentano autentiche svolte, dato che la realtà dei fatti ci dice che, nonostante queste uscite, l'appoggio a Kiev continuerà. Si tratta però di piccoli spiragli di luce in un tunnel buio che non ha fine… Per ora.

E noi italiani? Beh, qua la situazione è abbastanza deprimente. Non soltanto con la Meloni al governo non si devierà dalla rotta "con Kiev e con la NATO", ma il tema di un'Italia sovrana fuori dall'alleanza atlantica è pressoché assente dal dibattito pubblico nostrano, dominato invece da un gran numero di giornalisti e politicanti che continuano ad ignorare il banale fatto che l’escalation verso la guerra aperta (voluta dagli Stati Uniti per una lunga serie di ragioni) cozza con gli interessi non solo italiani ma anche di tutti i popoli europei.

Joshua Mattei
Pro Italia
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Il ministero delle politiche agricole è diventato dell’ "Agricoltura e della sovranità alimentare".
Per carità, suona molto bene. Perché la sovranità si esercita anche a tavola. I globalioti, che per antonomasia non ci capiscono una mazza, scambiano questo concetto per "autarchia", ma si tratta solo di una politica che mette al sicuro la nazione dal punto di vista alimentare, tutelando le produzioni locali. E l'Italia potenzialmente può farlo.
C'è solo un problema: se non si mettono in discussione i trattati europei, i vincoli di bilancio e l'appartenenza ad una moneta che non è sotto il controllo dello Stato italiano, parlare di sovranità alimentare è leggermente utopico. E propagandistico.

Matteo Brandi
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"Rosicamento piddino in salsa arcobaleno."
Olio su tela, 2022.
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Sono in viaggio verso la Campania. Per chi fosse interessato, ci vediamo oggi pomeriggio, a Salerno, in via Ligea, 112 a partire dalle 17:30.
Sarà un'occasione per passare una mezza serata insieme con tutti gli interessati al progetto Pro Italia della regione Campania. E per fare un po' di indegna gazzarra 😂
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Von der Leyen: "pronta e lieta di collaborare con la Meloni."
Tajani: "chiamerò il ministro di Kiev come primo atto della Farnesina."
Pichetto: "sull'energia seguiremo il solco tracciato da Draghi."

Basta, basta, troppe novità, troppi cambiamenti!

Matteo Brandi
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È finito il governo europeista, neoliberista e atlantista di Mario Draghi. È nato il governo europeista, neoliberista e atlantista di Giorgia Meloni.
Hurrà.

Matteo Brandi
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Cosa mi aspetto dal governo Meloni? Palliativi e contentini, tutto nel solco, già tracciato, di una politica atlantista a livello internazionale e neoliberista in materia di economia.

Vi sarà una stretta all'immigrazione di massa irregolare, una postura meno accondiscendente (almeno a parole) in Europa, un freno nelle istituzioni alle isterie arcobaleno e un timido sostegno alle PMI e alle produzioni locali.

A molti, disgustati (a ragione) dalle politiche totalmente anti-nazionali del PD, andrà benissimo così e, se la Meloni saprà tenersi amici determinati ambienti, la cosa potrà proseguire per un po'. E andrà avanti mentre la piovra piddina scaglierà sull'esecutivo tutto il proprio sottobosco e tutte le proprie metastasi, dal mondo dello spettacolo alle università, fino alle aule di tribunale.

Alla fine, inevitabilmente, uscirà fuori la grande contraddizione: non si può risollevare il paese restando in questo paradigma geopolitico, economico e sociale. Vivere con la spada di Damocle della BCE sulla testa, con il peso di una moneta che non è tua e con il cappio dei trattati europei è impossibile se si vuole risorgere, specie se si alimenta una guerra ai propri interessi.

Allora si aprirebbero diversi scenari: una nuova maggioranza, l'arrivo dell'ennesimo governo tecnico a seguito di un altro assalto finanziario, oppure (ma ci credo poco) strappi clamorosi dovuti alla necessità di sopravvivere. Tuttavia le elezioni di midterm negli USA, che vedranno probabilmente perdente Biden, daranno benzina al centrodestra e i mal di pancia tedeschi verso Washington potrebbero rendere la Meloni ancora più "simpatica" alla Casa Bianca. Ipotesi, possibilità.

Nessuno ha il dono della preveggenza. Ma chi ha ben chiaro quale sia l'unica strada da percorrere per salvare il paese, ovvero la lotta al vincolo esterno, non deve smettere di far sentire la propria voce. Chi vuole evadere dalla gabbia e non chiede solo un rancio migliore non può ammainare gli stendardi. E deve prepararsi a periodi difficili in cui la coerenza varrà quanto l'oro.

Matteo Brandi
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Il nuovo Governo Meloni si è appena insediato ed è nostro compito ragionare su ciò che ci aspetta nei prossimi mesi.

Chiariamo: le isterie suscitate nel centrosinistra dalla salita del leader di FdI a Palazzo Chigi sono ridicole e rappresentano il coma intellettuale in cui è caduta un'intera parte di paese. I pericoli paventati possono andar bene per un reel di Instagram, non certo per la realtà dei fatti. No, non ci sarà alcuna persecuzione contro omosessuali e minoranze varie. E no, non tornerà alcun Medioevo, nell'accezione negativa (e ignorante) che ne danno i globalisti.

Esistono invece motivi seri per cui tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nazione dovrebbero storcere il naso davanti al nuovo esecutivo.

Quella che Draghi ha consegnato alla Meloni non è solo la campanella della Presidenza del Consiglio, bensì una vera e propria agenda di impegni che vanno dalle questioni economiche a quelle internazionali. Si tratta delle politiche neoliberiste e atlantiste tanto care al pupillo della Goldman Sachs. I vincoli di bilancio inscritti nel trattato di Maastricht restano intoccabili, la sacralità dei mercati e il taglio alla spesa pubblica rimangono fari indiscussi, la retorica del "abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità" risulta immacolata assieme alla promessa di un'ulteriore "integrazione europea". Inoltre, il nuovo governo si impegna a sostenere l'invio di armamenti a Kiev, a garantire piena adesione alla Nato, ad accettare che il gas russo faccia parte del passato e a guardare in cagnesco la nascita di qualsiasi alternativa multipolare alla supremazia americana.

C'è chi pensa che questo gettarsi in braccio allo Zio Sam con rinnovato fanatismo sia un modo, per Giorgia Meloni, di raccattare qualche briciola oltreoceano. A fronte di una Germania poco incline a sacrificare la propria industria sull'altare della guerra alla Russia, un'Italia iperatlantica potrebbe lacerare la già fragile impalcatura europea. Ma questo significherebbe questionare l'ordoliberismo tedesco che sta alla base della dottrina economica di Bruxelles. Cosa che il centrodestra non appare intenzionato a fare. Mentre la Turchia sta dimostrando come si possa agire con più spregiudicatezza e astuzia ai tavoli internazionali senza prostrarsi davanti ai cancelli della Casa Bianca, un tale coraggio lungimirante, magari incentrato sul teatro mediterraneo, non sembra presente nei piani meloniani.

Certo, è facile prevedere un maggior focus, almeno a parole, sugli interessi nazionali. Pensiamo ad esempio alla "sovranità alimentare", essenziale per proteggere le produzioni locali dalla concorrenza al ribasso. Noi di Pro Italia abbiamo messo questo punto nel nostro manifesto proprio perché ne riconosciamo il valore strategico. Oppure al tema dell'immigrazione di massa, ovvero al disumano commercio capitalistico di manodopera a basso costo ai danni dei paesi del terzo mondo, al netto dei profughi di guerra, con ricadute sulla sicurezza delle periferie. Gli sbarchi sulle coste italiane vedranno presumibilmente un calo.

Ma si tratterà di palliativi, poiché non vi è alla base la reale messa in discussione dell'attuale paradigma neoliberista, e dunque il tutto rischia di risolversi in semplice sciovinismo. Come si possono difendere le proprie PMI quando l'impalcatura europea si fonda sul trionfo delle multinazionali sulle piccole aziende? Come si può sostenere l'economia reale rimanendo nelle maglie dei limiti di spesa e con la spada di Damocle di una BCE che può, come sta già facendo, smettere di acquistare BTP decretando l'innalzamento dello Spread? Come si può continuare a vedere in Bruxelles il proprio futuro quando la Commissione Europea lascia libero sfogo alla speculazione finanziaria e gli interessi dei singoli paesi non coincidono tra loro?

Non siamo tanto ingenui da pensare che la sovranità possa essere riscattata in poco tempo, certo, ma se non vi è almeno la volontà di intraprendere questa strada allora si eviti di parlare di cambiamento. E di patriottismo.

Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
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Macron sta all'amicizia con l'Italia come una volpe sta ad un pollaio. La Francia negli ultimi anni ha agito tutt'altro che come paese amico, anzi, ha fatto man bassa del nostro settore agroalimentare, mettendoci i bastoni tra le ruote in sede europea (ricordate il Nutriscore? Ricordate la questione dei migranti scaricati a Ventimiglia con tanto di predica moralista?) e calpestando apertamente i nostri interessi nel Mediterraneo sin dall'ignobile guerra in Libia del 2011. Tutto questo, ovviamente, con la complicità di una classe politica italiana traditrice e collaborazionista, colma inoltre di legion d'onore. Amicizia un par di palle.

Matteo Brandi
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Draghi lascia un paese a pezzi.

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“Siamo in grado di provvedere al nostro fabbisogno alimentare. Secondo alcune organizzazioni internazionali invece dovremmo vivere per sempre grazie ai loro aiuti alimentari, ma questi aiuti ci bloccano e indeboliscono le nostre volontà, e senza che nemmeno ce ne accorgiamo, piano piano, ci abituiamo così ad essere degli assistiti, dei poveracci. Questa abitudine va messa da parte, dobbiamo darci da fare, dobbiamo produrre, produrre di più, e il perchè mi sembra evidente: chi ti impone gli aiuti ti impone i suoi interessi [..] Dobbiamo far capire a tutti che i mercati africani sono i mercati degli africani. Dobbiamo produrre qui, trasformare le nostre materie prime qui e consumarle qui. Dobbiamo produrre ciò di cui abbiamo bisogno e consumare ciò che produciamo, non solo ciò che importiamo. Io e la mia squadra oggi vestiamo tessuti tutti prodotti da noi, col nostro cotone, dai nostri uomini e donne. Intendiamoci, non miro a presentare sfilate di moda, sto semplicemente dicendo che dobbiamo accettare di vivere all’africana, perchè è il solo modo che abbiamo per vivere liberi e con dignità”.

Thomas Sankara

Ditelo a quei coglioni che scherzano sulla sovranità alimentare.
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