Ho visto il confronto tra Giorgia Meloni ed Enrico Letta. Ad un certo punto avevo seria difficoltà a distinguere tra i due.
Letta, da buon piddino, ha snocciolato tutte le parole d'ordine europeiste a cui siamo abituati, riassumibili in "senza Bruxelles l'Italia non va da nessuna parte". È quel mantra autorazzista e fieramente nemico della sovranità nazionale che, in fondo, ha contraddistinto sempre la politica del Partito Democratico. Ogni questione, dalle alleanze internazionali all'immigrazione, deve passare sempre e solo da cancellerie straniere o sovranazionali. Punto. Anzi, se possibile l'UE deve poter scavalcare il veto dei singoli stati, imponendosi a prescindere dagli interessi divergenti. Soprattutto se quegli interessi sono italiani.
La Meloni, tuttavia, non ha contrapposto a questo suicidio assistito una visione diversa. Quello che offre Fratelli d'Italia è fondamentalmente la stessa ricetta, solo con l'aggiunta di una spruzzata di retorica patriottica, del tutto inutile. Invio di armi all'Ucraina? Certo. PNRR? Ovvio. Allineamento a Washington? Subito. Appartenenza all'Unione Europea? Sicuro. E così via, in un tripudio di rinnovata fedeltà alla gabbia euroatlantica, perfettamente sovrapponibile alle idee del PD. Con l'unica differenza di rivendicare, non si sa come, una postura italiana nel mondo più fiera.
Ci dovrebbe spiegare, la signora Meloni, come potrebbe mai l'Italia rialzare la testa se ogni sua scelta deve ricevere il bollino di approvazione da parte di Bruxelles, Francoforte, Berlino, Parigi e Washington. In che modo potrebbe la nostra nazione risollevarsi se privata della leva monetaria e di una politica estera autonoma? Dove sta il tornaconto italiano nel partecipare alla guerra alla Federazione Russa, con tanto di sanzioni e speculazione sul prezzo del gas?
L'unico futuro, per l'Italia, è FUORI dal vincolo esterno, di qualunque matrice esso sia. Chi vi dice che si può tornare a crescere e prosperare restando al guinzaglio vi sta mentendo. E se lo fa sventolando un tricolore vi sta anche prendendo per il culo.
Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
Letta, da buon piddino, ha snocciolato tutte le parole d'ordine europeiste a cui siamo abituati, riassumibili in "senza Bruxelles l'Italia non va da nessuna parte". È quel mantra autorazzista e fieramente nemico della sovranità nazionale che, in fondo, ha contraddistinto sempre la politica del Partito Democratico. Ogni questione, dalle alleanze internazionali all'immigrazione, deve passare sempre e solo da cancellerie straniere o sovranazionali. Punto. Anzi, se possibile l'UE deve poter scavalcare il veto dei singoli stati, imponendosi a prescindere dagli interessi divergenti. Soprattutto se quegli interessi sono italiani.
La Meloni, tuttavia, non ha contrapposto a questo suicidio assistito una visione diversa. Quello che offre Fratelli d'Italia è fondamentalmente la stessa ricetta, solo con l'aggiunta di una spruzzata di retorica patriottica, del tutto inutile. Invio di armi all'Ucraina? Certo. PNRR? Ovvio. Allineamento a Washington? Subito. Appartenenza all'Unione Europea? Sicuro. E così via, in un tripudio di rinnovata fedeltà alla gabbia euroatlantica, perfettamente sovrapponibile alle idee del PD. Con l'unica differenza di rivendicare, non si sa come, una postura italiana nel mondo più fiera.
Ci dovrebbe spiegare, la signora Meloni, come potrebbe mai l'Italia rialzare la testa se ogni sua scelta deve ricevere il bollino di approvazione da parte di Bruxelles, Francoforte, Berlino, Parigi e Washington. In che modo potrebbe la nostra nazione risollevarsi se privata della leva monetaria e di una politica estera autonoma? Dove sta il tornaconto italiano nel partecipare alla guerra alla Federazione Russa, con tanto di sanzioni e speculazione sul prezzo del gas?
L'unico futuro, per l'Italia, è FUORI dal vincolo esterno, di qualunque matrice esso sia. Chi vi dice che si può tornare a crescere e prosperare restando al guinzaglio vi sta mentendo. E se lo fa sventolando un tricolore vi sta anche prendendo per il culo.
Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
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🔴Giovedì 15 settembre dalle 8.30 alle 10 sarò in diretta sulla chat vocale del Canale Telegram Becciolini Network.
Parleremo delle ultime notizie e gli spettatori potranno fare domande e interagire.
Vi aspetto!
Per partecipare, andate su questo link e cliccate Join in alto a destra.
https://t.me/canaleFAHRENHEIT912
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Italiani, state tranquilli. La recessione ci sarà ma sarà mite. Mite, capito? Un po' come una dolce primavera. E cosa c'è di più dolce dell'innalzamento delle bollette, dei lockdown energetici e della chiusura di altre migliaia di aziende?
Matteo Brandi
Matteo Brandi
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
🔴MARATONA ANTIMENTANA
ELEZIONI 2022
Domenica 25 settembre seguiremo lo spoglio delle schede elettorali. Sarà una notte lunga, tra notizie, percentuali e dichiarazioni.
Matteo Brandi e Ludovico Vicino vi terranno svegli fino a tardi riportando i risultati aggiornati, discutendo con vari ospiti in collegamento e interagendo con gli spettatori collegati.
Diretta sul nostro canale Youtube e su questa pagina Facebook, Domenica 25 settembre dalle ore 22.30.
Seguite 👉🏻 Pro Italia
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La quantità di cantanti, attori, influencer e artisti vari che sotto elezioni si sentono in dovere di rinnovare la propria fedeltà alle politiche del PD la dice lunga sullo stato della produzione culturale in Italia: letteralmente una mafia.
Matteo Brandi
Matteo Brandi
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Forwarded from PRO ITALIA - Canale Ufficiale
Volete veramente risparmiare energia elettrica?
Bene, spegnete l'unico vero "condizionatore" inutile che avete in casa: la televisione.
Salvate il pianeta. E il cervello.
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Nell'ultimo video che ha pubblicato, Mazzucco dice che il M5S, poco prima delle elezioni del 2018, aveva in programma di indire un referendum sull'uscita dall'euro o comunque voleva abbandonare la moneta unica. Per confermare questa tesi, Mazzucco fa vedere il famoso video di Luigi Di Maio che esclama "fuori dall'euro".
Attenzione: quel video risale al 2014. Alle elezioni del 2018 il M5S aveva già abbandonato la lotta all'Euro. Anzi, nel programma politico (ancora consultabile) non c'è traccia di contrasto all'UE o alla moneta unica. Nel documento si parla di alleanza tra paesi del Sud Europa "come ultimo tentativo di salvataggio della zona Euro" perché bisogna "salvare l'Europa" in quanto "non è possibile ragionare da soli, a livello di un singolo Paese". In sintesi: boiate europeiste.
Si parla poi al massimo di spesa a deficit per aiutare imprese e occupazione, superando il limite del 3%, "smantellando la Troika" e abbandonando le politiche di austerità. Tutte cose molto carine, eh, peccato che i parametri di Maastricht rappresentino le colonne portanti della gabbia europea. È come sentire un prigioniero blaterare di vacanze alle Maldive.
Insomma, nel 2018 il Movimento 5 Stelle aveva ormai da tempo gettato la maschera sulla battaglia a Bruxelles, diluendo le sue posizioni in una minestrina di altroeuropeismo. Come la Lega, che parimenti aveva cestinato il suo "basta Euro".
Matteo Brandi
Attenzione: quel video risale al 2014. Alle elezioni del 2018 il M5S aveva già abbandonato la lotta all'Euro. Anzi, nel programma politico (ancora consultabile) non c'è traccia di contrasto all'UE o alla moneta unica. Nel documento si parla di alleanza tra paesi del Sud Europa "come ultimo tentativo di salvataggio della zona Euro" perché bisogna "salvare l'Europa" in quanto "non è possibile ragionare da soli, a livello di un singolo Paese". In sintesi: boiate europeiste.
Si parla poi al massimo di spesa a deficit per aiutare imprese e occupazione, superando il limite del 3%, "smantellando la Troika" e abbandonando le politiche di austerità. Tutte cose molto carine, eh, peccato che i parametri di Maastricht rappresentino le colonne portanti della gabbia europea. È come sentire un prigioniero blaterare di vacanze alle Maldive.
Insomma, nel 2018 il Movimento 5 Stelle aveva ormai da tempo gettato la maschera sulla battaglia a Bruxelles, diluendo le sue posizioni in una minestrina di altroeuropeismo. Come la Lega, che parimenti aveva cestinato il suo "basta Euro".
Matteo Brandi
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Mi sono guardato gli interventi di Rizzo e Giovanardi (Italia Sovrana e Popolare), di Teodori (Vita), di Adinolfi e Di Stefano (Alternativa per l'Italia) e di Paragone (Italexit) alla trasmissione Porta a Porta.
Le domande di Vespa hanno condensato trent'anni di propaganda europeista e altrettanti anni di dogmi neoliberisti. Dunque: il deficit è debito sulle spalle delle generazioni future, emettere denaro è blasfemia, l'Italia fuori dall'UE è sperduta nel mondo, ogni diktat proveniente dall'estero va eseguito senza fiatare, con la Lira eravamo lo Zimbabwe, There Is No Alternative.
Al di là della difficoltà nel dover rispondere a simili, demenziali obiezioni, credo che i singoli interventi abbiano fotografato le differenze insite nell'area del dissenso. C'è chi è più focalizzato sulla politica estera, chi più sulla questione vaccinale, chi più sul sostegno alle famiglie, chi più sulla politica interna.
Tutte queste voci avrebbero potuto confluire in un unico grido? Non so. Arrivati a questo punto, non credo. Perché non sono semplici sfaccettature dello stesso pensiero, bensì prassi politiche e scelte prioritarie figlie di diversi modi di vedere le cose.
La sintesi non si è cercata, è vero, ma probabilmente non la si sarebbe trovata. Non ora, almeno.
Il lavoro da fare è ancora lungo, prendiamone atto. Per fortuna, il materiale da costruzione, soprattutto nella base, c'è.
Matteo Brandi
Le domande di Vespa hanno condensato trent'anni di propaganda europeista e altrettanti anni di dogmi neoliberisti. Dunque: il deficit è debito sulle spalle delle generazioni future, emettere denaro è blasfemia, l'Italia fuori dall'UE è sperduta nel mondo, ogni diktat proveniente dall'estero va eseguito senza fiatare, con la Lira eravamo lo Zimbabwe, There Is No Alternative.
Al di là della difficoltà nel dover rispondere a simili, demenziali obiezioni, credo che i singoli interventi abbiano fotografato le differenze insite nell'area del dissenso. C'è chi è più focalizzato sulla politica estera, chi più sulla questione vaccinale, chi più sul sostegno alle famiglie, chi più sulla politica interna.
Tutte queste voci avrebbero potuto confluire in un unico grido? Non so. Arrivati a questo punto, non credo. Perché non sono semplici sfaccettature dello stesso pensiero, bensì prassi politiche e scelte prioritarie figlie di diversi modi di vedere le cose.
La sintesi non si è cercata, è vero, ma probabilmente non la si sarebbe trovata. Non ora, almeno.
Il lavoro da fare è ancora lungo, prendiamone atto. Per fortuna, il materiale da costruzione, soprattutto nella base, c'è.
Matteo Brandi
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Il Parlamento Europeo ha dichiarato che l'Ungheria non rientra più nei paesi democratici. Cioè, per intenderci, quel ridicolo club sovranazionale che considera le elezioni come fumo negli occhi, il veto dei singoli membri come un intralcio e le politiche di difesa dell'interesse nazionale come populismo si mette a dare patentini di democrazia? Stiamo parlando di quella stessa baracca che pone i diktat dei mercati sempre al di sopra delle necessità dell'odiata plebe, con tanto di censura sui social e letterine di minaccia ai governi non allineati?
Come si dice vaffanculo in ungherese?
Matteo Brandi
Come si dice vaffanculo in ungherese?
Matteo Brandi
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Quello che gli iperatlantisti non capiscono, o fanno finta di non capire, è che la Russia si gioca in Ucraina la sua reputazione e il suo ruolo di superpotenza contrapposta al blocco occidentale. La controffensiva ucraina, alimentata dalle armi di Washington e Bruxelles, rischia di accelerare bruscamente la fine della partita. Lo stesso Putin riceve enormi pressioni dall'interno per innalzare il livello dello scontro e mettere in campo la spaventosa mole di uomini, risorse e mezzi di cui dispone l'armata russa.
Da mesi si sta giocando col fuoco. Gli occidentali, rimbambiti e ridotti a bambini urlanti, credono che la guerra sia un videogioco e la distruzione solo un filtro di Instagram. A furia di giocare ai soldatini da salotto, rischiano di svegliarsi nel peggiore degli incubi.
L'Italia, in tutto questo, avrebbe dovuto agire come mediatrice. Ma qualcuno ha bisogno di qualche migliaio di imprese morte per sedersi al tavolo dei potenti. O meglio, per far loro da cameriere.
Matteo Brandi
Da mesi si sta giocando col fuoco. Gli occidentali, rimbambiti e ridotti a bambini urlanti, credono che la guerra sia un videogioco e la distruzione solo un filtro di Instagram. A furia di giocare ai soldatini da salotto, rischiano di svegliarsi nel peggiore degli incubi.
L'Italia, in tutto questo, avrebbe dovuto agire come mediatrice. Ma qualcuno ha bisogno di qualche migliaio di imprese morte per sedersi al tavolo dei potenti. O meglio, per far loro da cameriere.
Matteo Brandi
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Questi sono pazzi.
Pazzi e criminali.
Hanno scambiato la guerra per un videogioco online. L'unica alternativa in Ucraina è una pace che metta Kiev in equilibrio tra il blocco Nato e la Russia. Mosca non accetterà mai un compromesso al ribasso, e questo potrà solo portare a conseguenze disastrose, in primis per gli ucraini. E poi per noi, gli utili idioti di Washington.
Pazzi e criminali.
Hanno scambiato la guerra per un videogioco online. L'unica alternativa in Ucraina è una pace che metta Kiev in equilibrio tra il blocco Nato e la Russia. Mosca non accetterà mai un compromesso al ribasso, e questo potrà solo portare a conseguenze disastrose, in primis per gli ucraini. E poi per noi, gli utili idioti di Washington.
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Il centrosinistra pugnala l'Italia al cuore ridendo di gusto, il centrodestra alla schiena fingendo di abbracciarla.
Matteo Brandi
Matteo Brandi
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