Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Sento e leggo ancora troppa gente invocare la destra o la sinistra. Uscite fuori da questa sciocca dicotomia. I nostri avversari lo hanno già fatto: nel globalismo confluisce il peggio della sinistra libertina nemica di ogni concetto di identità e il peggio della destra finanziaria nemica dei diritti sociali. Noi dobbiamo fare l'opposto: unire il meglio della destra al meglio della sinistra, partorendo un pensiero alternativo, forte, coinvolgente e ben riconoscibile. Senza questo lavoro ogni costruzione nella nostra area sarà stabile come un mucchio di mattoni impilati senza malta.

Matteo Brandi
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L'amministrazione Biden sta facendo di tutto per avvicinare il giorno in cui le lancette segneranno la mezzanotte.
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Taiwan ha appena messo in guardia la Cina: i droni che sorvoleranno lo spazio aereo attorno all'isola verranno abbattuti.
La tensione continua a salire e i criminali globalisti gongolano.
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Forwarded from L'AntiDiplomatico
"Mega tsunami in arrivo.
Papa Francesco ha ordinato a tutte le istituzioni della Santa Sede e quelle ad essa collegate di cessare i rapporti con le banche estere e riportare tutte le attività finanziarie e la liquidità detenuta nelle casse dello IOR entro il 1 ottobre. Lo sapete di quanti soldi parliamo?"

@Antoniodisiena

🔴 Spegnete i Fake media. Passate a L'AntiDiplomatico: https://t.me/lantidiplomatico
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Le bollette schizzano alle stelle.
Ma la soluzione sarà sicuramente mettersi nelle mani dell'attuale paradigma, giusto? D'altronde There Is No Alternative, lo dice la televisione...

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In questi giorni sta girando un video in cui un gruppo di ragazzine strappa un manifesto elettorale di Giorgia Meloni.

Ora, il sottoscritto considera Fratelli d'Italia parte del problema: è un partito perfettamente allineato al paradigma vigente e dunque del tutto sovrapponibile al resto delle forze maggiori. Tuttavia c'è da chiedersi cosa abbia guidato il gesto di quelle giovani, che con tanta foga e ridendo di gusto hanno strappato l'immagine della Meloni a favore di telecamera, come se stessero facendo qualcosa di bello e di eroico.

Quando vi ricordo l'importanza essenziale della riconquista della produzione culturale, o almeno della sua liberazione, intendo questo: quelle ragazzine considerano la Meloni un problema per i motivi più idioti in assoluto. Non la disprezzano perché è atlantista, europeista e neoliberista, dunque nemica del loro futuro. La odiano perché un influencer su Tik Tok o un cantante su Instagram ha detto loro che Giorgia è "fascista". E nel vocabolario globalista questo significa che ella è contro gli omosessuali, contro i migranti, contro l'aborto e contro l'unico vero progresso, quello politicamente corretto.

Inoltre la Meloni si dichiara "madre e cristiana", ovvero due cose che per la generazione cresciuta a pane e Netflix sono intrinsecamente sbagliate, cattive e retrograde. I giovani consumatori non sanno perché ma questo gli è stato ripetuto in mille serie tv, in mille concerti, in mille video, reel, post, dirette. E a questo credono, ciecamente, fanaticamente.

Se non si comincerà a far ascoltare a questi giovani una campana diversa da quella forgiata a Davos e suonata nelle cloache liberal, ci aspetta un futuro molto difficile. La battaglia non è persa. Ma è ora di cominciare a combatterla.

Matteo Brandi
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Quando una vignetta dice tutto.
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L'area del dissenso è ancora acerba dal punto di vista politico. Perché? Perché manca ancora un pensiero che unisca le varie parti sociali e le varie realtà politiche. Un'idea ben riconoscibile e travolgente da contrapporre al pensiero unico attuale. E su cui costruire la rivoluzione.
https://www.youtube.com/watch?v=RmAgOSUfoi8
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Enrico Mattei si rivolterebbbe nella tomba davanti a quello che sta facendo oggi l'ENI. Speculatori senza dignità.
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Media is too big
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DAL DISSENSO ALLA COSTRUZIONE🇮🇹
Il mio intervento al castello Ruffo di Scilla. Qui spiego cosa a mio avviso manca all'area del dissenso per diventare grande: una visione condivisa, un progetto e un'idea dirompente. È così che possono essere superate le divisioni e si può crescere.

Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
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Torno a casa, mi butto sul divano e accendo la tv.

Sono le otto di sera e voglio sapere cos'è successo nel mondo. Il telegiornale che ho davanti è serio, autorevole ed equilibrato. Le notizie sull'Italia e sul resto del globo vengono date senza alcuna partigianeria e con l'unico scopo di informare gli spettatori. I servizi sono meticolosi e precisi, non tralasciano nulla ed evitano accuratamente di instillare terrore o dividere ogni questione in buoni contro cattivi.

Dopo il TG parte un talk-show. Il conduttore è un giornalista d'inchiesta che non fa sconti a nessuno. In studio sono presenti gli esponenti di due opposte fazioni. Entrambe hanno lo stesso trattamento ed esprimono senza interruzioni le proprie idee, permettendo al pubblico di farsi un'opinione completa. Ogni volta che un ospite prova ad appiccicare al suo interlocutore un'etichetta senza senso, il conduttore lo rimprovera e lo riporta sul punto della discussione.

Dopo la tribuna politica, vado sulla guida e guardo quali film ci sono in programmazione. Posso optare per l'ultima pellicola premiata alla Mostra di Venezia che parla dell'impresa di un gruppo di Arditi durante la prima guerra mondiale. Oppure posso godermi l'ultimo successo di Hollywood: la storia di un cittadino che viene ingiustamente accusato di intolleranza e lotta per la libertà di parola nell'epoca del politicamente corretto. Mi piacciono entrambi i film e mi ripropongo di visionarli.

Data l'ora, preferisco godermi un veloce show satirico su una delle tante piattaforme video. Sul palco si esibisce un ragazzo che prende in giro letteralmente tutti: uomini, donne, bianchi, neri, omosessuali, lesbiche, trans, credenti e non. Alla fine, sotto scroscianti applausi, tutti i presenti capiscono che non bisogna cadere nelle isterie, che la censura denota solo malafede e che è l'autoironia rende tutto più semplice.

Si è fatto tardi. Spengo la tv.

E suona la sveglia.

Matteo Brandi
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🔴Giovedì 1 settembre dalle 8.30 alle 10 sarò in diretta sulla chat vocale del Canale Telegram Becciolini Network.
Parleremo delle prossime elezioni, della situazione nelle varie forze anti-sistema e gli spettatori potranno fare domande e interagire.
Vi aspetto!
Per partecipare, cliccate Join in alto a destra.
https://t.me/canaleFAHRENHEIT912
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La crisi energetica che sta investendo il nostro continente ha una portata talmente catastrofica che questa settimana è addirittura riuscita a diventare il tema centrale della campagna elettorale nostrana. Certo, non è stato semplice soffiare il primato all'urgentissimo dibattito attorno alla fiamma nel simbolo di Fratelli d'Italia, ma grazie alla complicità delle prime aziende che hanno chiuso i battenti è stato possibile mettere da parte, almeno per qualche giorno, l'annosa questione de "l'emergenza fascista" prodotta da "l'avanzata delle destre" e parlare di qualcosa di concreto.

Purtroppo però, di fronte a una situazione drammatica, il livello della discussione politica che è scaturita si è rivelato ben presto piuttosto farsesco. Nel centro-destra fin da subito si è aperta la tenzone tra favorevoli e contrari a uno scostamento di bilancio per finanziare una manovra che provi a tamponare i costi delle bollette. La Meloni, più incline ad accreditarsi come forza "responsabile" che a preoccuparsi di famiglie e imprese, ha presto chiarito la sua contrarietà all'extra deficit: meglio veder saltare per aria le aziende che mettere a repentaglio gli equilibri di bilancio tanto cari a Bruxelles. Sull'altro fronte, mentre il 5Stelle propone di alzare la tassa sui profitti degli operatori dell'energia, Letta favoleggia su due chimere da ottenere in sede europea: il "price-cap" (letteralmente impossibile da raggiungere) e il disaccoppiamento fra prezzo dell'energia elettrica e del gas (misura che, per dirla senza troppi tecnicismi, sarà efficace quanto sparare a una corazzata con una pistola ad acqua).

Nessuno, ma proprio nessuno, dei grandi partiti coinvolti nella campagna elettorale ha avuto il coraggio di menzionare la prima cosa da fare per provare a fronteggiare questa congiuntura straordinaria: nazionalizzare i colossi dell'energia, a partire da Eni ed Enel.

Sia ben chiaro: di per sé questa misura non può bastare per venire a capo del problema. Per uscire completamente da questo pantano servirebbe sfilarsi dal giogo del "libero" mercato europeo degli idrocarburi, ripensando autonomamente una nostra politica energetica e industriale indipendente dalle deliranti imposizioni della cosiddetta "transizione ecologica". Occorrerebbe sfilarsi dal cappio NATO delle sanzioni, riaprire i rapporti diplomatici con la Russia e stipulare nuovi contratti di fornitura, stavolta svincolati dall'indicizzazione al TTF, il mercato del gas di Amsterdam. Ci sarebbe insomma moltissimo da fare, nessuno sostiene che si tratti di una passeggiata. Ma certamente il primo passo non può non essere quello di riprendere il pieno controllo delle proprie aziende di produzione e distribuzione dell'energia, oggi consegnate a una gestione privatistica del tutto disfunzionale all'interesse pubblico.

Per capire di cosa stiamo parlando: la sola Eni nel primo semestre del 2022 ha totalizzato 7,4 miliardi di utili netti, a fronte degli 1,1 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Si tratta di un incremento di più del 600%, realizzato grazie alla volata dei prezzi degli idrocarburi e a scapito, naturalmente, di tutti i cittadini italiani.

Tutto questo semplicemente non è più accettabile. Oggi più che mai occorre riportare sotto il completo controllo pubblico questi giganti industriali e ritrovare finalmente lo spirito di colui che dell’Eni fu il fondatore. Quell’Enrico Mattei che concepì fin da principio la propria creatura come un potente strumento al servizio dei suoi concittadini e non certo come una multinazionale orientata al mero profitto.

È una fortuna che oggi Mattei non possa assistere a questa triste storia. Se vedesse con i suoi occhi la parabola della sua Eni, lui che in nome dell’interesse nazionale diede tutto, non potrebbe far altro che una cosa: vergognarsene.

Ludovico Vicino
Segreteria Pro Italia
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Il tetto ai prezzi? Irrealizzabile e comunque se ne parla più in là.
L'indipendenza dalle materie prime estere? Una favola.
Però mandare armi a Kiev imponendo sanzioni suicide non si discute.
L'Unione Europea è una montagna di merda.

Matteo Brandi
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Hanno creduto alla crescita con l'austerity, hanno creduto al libero mercato che si regola da solo, hanno creduto alla pioggia di miliardi dall'Europa, hanno creduto al Green Pass come misura sanitaria, hanno creduto ai televirologi. Figurati se non credono al "price cap" del gas.
Si bevono tutto.
Cascano dal pero.
E ci risalgono.
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Semicitazione...

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Siamo nel 2022 e mi tocca ancora sentire gente che dice che l'Italia fuori dall'euro farebbe la fine del Venezuela o dell'Argentina. Se mai riusciremo a liberarci della maledetta moneta unica, dovremo inaugurare un museo degli orrori con queste perle autorazziste. E con i nomi e i cognomi di chi le ha ripetute per vent'anni.
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Questo qui è Klaus Davi, nientologo da salotto televisivo. Viene invitato per dare man forte al pensiero unico, di qualsiasi cosa si stia parlando. E fa il bagno con la mascherina Ffp2.
Non c'è altro da aggiungere.
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Il 1 Ottobre vi aspettiamo a Torino per un conferenza dedicata al potere della propaganda e della manipolazione. Capiremo come difenderci dalle menzogne e dalle mistificazioni del circo mediatico, analizzandone la Storia e le implicazioni nel quotidiano.

Relatori: Enrica Perucchietti (giornalista e scrittrice), Alberto Contri (docente di comunicazione sociale) e Matteo Brandi (segreteria Pro Italia).
Modera Francesco Centineo (Pro Italia Torino).

La conferenza avrà luogo al Circolo Sporting Dora, Corso Umbria 83, Torino.
Il costo della partecipazione è di 10€.
Per chi vorrà ci sarà la possibilità di rimanere a cena (25€ menu fisso), previa prenotazione al 327 991 4066.

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