Matteo Brandi - Canale Ufficiale
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Canale di Matteo Brandi, presidente di Pro Italia
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Foto dal Meeting di Rimini.
Eccoli lì, tutti insieme, anti-italianamente.

Matteo Brandi
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Vittorio Colao al meeting di Rimini: "La digitalizzazione in maniera trasparente ti dice 'so chi sei, so cosa hai diritto e anticipo il tuo bisogno'."

Riuscite a vedere il livello di crimine e di depravata sete di controllo dietro queste parole?
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Siamo sconvolti, eh.

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CONVEGNO PRO ITALIA A REGGIO CALABRIA

Siamo lieti di annunciarvi che sabato 27 agosto la nostra sezione di Pro Italia di Reggio Calabria ha organizzato a Scilla, presso il castello Ruffo di Calabria, un grande convegno pubblico.

Mentre il dibattito pubblico entra nel mese più caldo della campagna elettorale, ci ritroveremo in un luogo meraviglioso ed evocativo per comprendere meglio la fase storica in cui ci stiamo addentrando e ragionare su quale sia la strada da seguire per sviluppare un'alternativa politica e culturale all'opprimente modello impostoci dalla globalizzazione.

Al confronto parteciperanno i nostri Matteo Brandi e Ludovico Vicino, della Segreteria Nazionale di Pro Italia, il Presidente di Ancora Italia Francesco Toscano e il Coordinatore regionale di Ancora Italia Giuseppe Modafferi. A moderare il dibattito sarà Giuseppe Puntillo, il nostro segretario per la Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Non mancate!

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Ho letto un interessante articolo di Marcello Veneziani sulla sostanziale, a suo avviso, differenza tra destra e sinistra oggi.

Veneziani ammette che, considerando le tematiche cruciali in ambito politico, geopolitico ed economico, tali differenze siano praticamente inesistenti. E giunge alla conclusione che l'unica faglia che divide i due schieramenti sia quella che intercorre tra la normalità e le isterie del politicamente corretto.

Non sono d'accordo. In realtà anche la destra è succube della narrazione unica impregnata di ideologia "woke". Mentre a sinistra il non-pensiero globalista viene portato avanti con un fanatismo che diventa, anno dopo anno, sempre più violento e totalizzante, a destra giocano di sponda senza mai realmente contrastare questa deriva.

Provenendo da ambienti di sinistra, conosco bene come (e quanto) da quelle parti si sia applicata alla lettera la lezione gramsciana sull'egemonia culturale. Un bavaglio prima rosso, poi fucsia e oggi arcobaleno è ben stretto davanti alla bocca di qualsiasi voce dissidente. Risultato? La produzione culturale in Italia passa dal Nazareno. Con tutto ciò che ne consegue.

Tuttavia, a destra non hanno mai affrontato con decisione e lungimiranza la questione. Non hanno investito denaro e tempo nella cultura, dandola per "persa" e regalando alla controparte un'arma micidiale. Talvolta mi capita, discutendo con elettori meloniani, forzisti e leghisti, di ascoltare frasi come "con la cultura non si mangia" o "esistono problemi più importanti". E costoro si stupiscono se il cinema, il teatro, le mostre dei libri e il mondo degli influencer sembrano succursali di una sede del PD?

La cosa appare ancora più grottesca se si considera il fatto che non esiste, ripeto: NON ESISTE alcuna superiorità culturale della sinistra sulla destra. È un mito propagandistico costruito solo grazie al "sinistro" controllo mafioso della produzione culturale portato avanti per decenni, niente più di questo.

Ma il suddetto controllo viene tutto sommato tollerato a destra, per pigrizia, pressappochismo e complicità. In fin dei conti, si saranno detti, se le grandi tematiche sono in mano al pilota automatico (Draghi dixit), meglio mantenere in vita quest'ultima contrapposizione, no?

Il sottoscritto, che da tempo ha abbandonato la dicotomia destra-sinistra, osserva questo ridicolo teatrino aspettando che cali finalmente il sipario.

Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
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Questo è il messaggio che viene inviato dal concerto di Roger Waters. Questo significa avere le palle. Questo significa essere artisti. Questo significa andare contro corrente. Ditelo a quei pupazzi preconfezionati dei Maneskin.
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A proposito di devianze.

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Una foto di una tristezza assoluta.

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🔴Giovedì 25 Agosto dalle 8.30 alle 10 sarò in diretta sulla chat vocale del Canale Telegram Becciolini Network.
Parleremo delle prossime elezioni, della situazione nelle varie forze anti-sistema e gli spettatori potranno fare domande e interagire.
Vi aspetto!
Per partecipare, cliccate Join in alto a destra.
https://t.me/canaleFAHRENHEIT912
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Ecco come dovrebbero mostrarsi i grandi influencer sui social. Per quello che sono: piddini persi😂

Matteo Brandi
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Media is too big
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Il destino dell'Italia non è l'Europa, è il Mediterraneo. Torniamo al centro di questo mare, dove la Storia e la geografia ci collocano, per riscoprire noi stessi.

Matteo Brandi
Segreteria Pro Italia
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Ciao, sono il Corriere della Sera. Come tutti i grandi giornali italiani, ho gettato fango su chiunque parlasse di cure alternative rispetto alle sacre dosi. Oggi scrivo questo e nessuno chiederà conto di ciò che ho detto fino all'altro ieri. Trallallà.

Matteo Brandi
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Partito Democratico: se lo conosci lo eviti.

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Avete presente le famose regole europee sul limite al 3% di deficit, sull'ossessione per il pareggio di bilancio, sul raggiungimento del rapporto debito/PIL al 60%? Sì, insomma, le varie follie inscritte nel trattato di Maastricht, nel Patto di Stabilità e via dicendo. Ebbene, l'ufficio bilancio del Senato ha appena partorito un documento di 12 pagine in cui tutti questi dogmi vengono smontati, uno ad uno. Si arriva alla conclusione, con soli 30 ANNI DI RITARDO, che queste ricette economiche siano del tutto irrealistiche e dannose.
Ditelo a Draghi e alla sua banda.

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La triste e dura verità è questa: l'interesse nazionale è diventato in Italia un tabù. Porsi una seria domanda sul ruolo della nostra nazione nel mondo, dopo decenni di "ce lo chiede l'Europa", suona come un'eresia alle orecchie dei servi. Ma è musica per qualunque vero patriota.

Matteo Brandi
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Si parla tanto di processare gentaglia come Speranza, rea di aver negato le cure alternative al Covid pur di portare avanti la campagna vaccinale. E sono d'accordo al 100%.

Ma i peggiori in questa squallida (e criminale) storia non sono stati i politici, bensì tutti coloro che avrebbero dovuto vigilare sul loro operato e invece ne hanno nascosto le malefatte: i giornalisti.

Ci sono intere testate e intere reti televisive che dovrebbero finire sotto processo per la campagna di terrore e disinformazione messa in piedi in questi ultimi due anni.

Io non dimentico gli editoriali di Repubblica contro coloro che sollevavano dubbi sulla gestione della pandemia.
Io non dimentico il letame di LA7, 24 ore su 24, gettato su chiunque non si piegasse ai demenziali, distruttivi e discriminatori diktat del governo.
Io non dimentico i tweet, gli articoli e i video di tanti prezzolati pennivendoli sparati addosso ai cittadini scesi in piazza a dire quello che, oggi, sta diventando di pubblico dominio.

Se avessimo avuto una classe giornalistica VERA e LIBERA, non avremmo vissuto quel disastro e quella vergogna che, in futuro, i posteri studieranno allibiti.

Matteo Brandi
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Oggi sarò al Castello Ruffo di Scilla, in Calabria, dove parteciperò assieme ai ragazzi di Pro Italia ad un evento pubblico. Chi vuole faccia un salto, vi vediamo alle 19!
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Splendida serata ieri al Castello Ruffo di Scilla, una roccaforte che domina il gioiello calabrese in una cornice davvero suggestiva. Abbiamo affrontato molti argomenti, dall'attuale situazione geopolitica alle sfide del mondo anti-sistema, tra ambizioni e autocritica. Il dibattito pubblico che ne è scaturito ha permesso a tante persone di conoscere il nostro progetto e avvicinarsi alla militanza politica.

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Un saluto dal museo dei bronzi di Riace❤️ Assolutamente da vedere.
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Ho assistito in differita al confronto tra gli esponenti di Italia Sovrana e Popolare (Toscano, Rizzo, Bianchi, Ingroia e Giovanardi) e Lucia Annunziata, coadiuvata da quattro pennivendoli a caso.

Trovo molto istruttivo assistere a questi dibattiti. Non per i loro contenuti, pari a zero, ma per la lezione che impartiscono su cosa oggi sia diventato il giornalismo in Occidente.

In sintesi: ti appiccicano un'etichetta e ti costringono a strappartela di dosso, e mentre tu sei indaffarato in questa operazione ti sommergono di domande fuori contesto e insinuazioni. Risultato: il ritmo lo impongono loro, a discapito di ogni straccio di ragionamento.

Cosa fare in questi casi? A mio modesto parere bisogna riportare in continuazione il pennivendolo sul punto. La risposta alla provocazione può essere veloce, secca, caustica, al fine di ridicolizzarla e sminuirla, mostrandola come distrazione inutile. Ma poi è necessario ribadire il nocciolo della questione, ritornare sul discorso principale. Il tempo è poco e corre via. Loro lo sanno.

Non è facile. Per niente. Tuttavia, l'alternativa è la zuffa dialettica, il caos, il pollaio. E lì prevalgono sempre i peggiori.

Matteo Brandi
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