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Forwarded from byebyeunclesam
Meditate, gente, meditate...
"Gli Usa si confermano padroni mondiali delle forniture di gnl. Secondo il rapporto mensile del Dipartimento dell'Energia, solo nell'aprile 2026 gli Usa hanno mantenuto le esportazioni a un livello elevato, 15,2 miliardi di metri cubi, il 20 per cento in più rispetto all'anno precedente. L'Europa è la principale destinazione delle forniture. Per l'Italia risultano 1,48 miliardi di metri cubi consegnati."
--
Gnl, altri 4 carichi cancellati da QatarEnergy per Edison in Italia e più forniture dagli Usa: come cambiano bollette
https://www.today.it/economia/gnl-qatar-forniture-italia-forza-maggiore-edison-usa-bollette-2026.html
"Gli Usa si confermano padroni mondiali delle forniture di gnl. Secondo il rapporto mensile del Dipartimento dell'Energia, solo nell'aprile 2026 gli Usa hanno mantenuto le esportazioni a un livello elevato, 15,2 miliardi di metri cubi, il 20 per cento in più rispetto all'anno precedente. L'Europa è la principale destinazione delle forniture. Per l'Italia risultano 1,48 miliardi di metri cubi consegnati."
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Gnl, altri 4 carichi cancellati da QatarEnergy per Edison in Italia e più forniture dagli Usa: come cambiano bollette
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Noi, nel frattempo, restiamo chiusi in casa a fare "firma-firma" dal divano (un errore che ho fatto anch'io).
Ma cosa facciamo di davvero utile per questo dottore?
Rimediamo un camice bianco, sporchiamolo di pomodoro e inondiamo le strade!
Questa sarebbe l'unica risposta degna.
Mentre i social si nutrono di tifoserie accecate, propaganda brutale e narrazioni taroccate a uso e consumo dei troll, c’è una realtà oggettiva che non si può ignorare. Il Dr. Hussam Abu Safiya è uno dei migliori pediatri della Striscia di Gaza. Un uomo che ha onorato il giuramento di Ippocrate fino in fondo, curando i bambini sotto le bombe. Oggi si trova rinchiuso, torturato e in isolamento. L'accusa? Nessuna. La stessa Corte Suprema israeliana ha ammesso che è detenuto senza nessuna accusa formale e senza un processo. Per giustificare l'indifendibile, la macchina del fango spaccia una vecchia foto del 2016 – in cui indossa la regolare divisa d’ordinanza dei servizi sanitari – per una tuta militare.
Non mi importa dei like o di quanti capiranno questo post. C'è una minoranza invisibile che si rifiuta di anestetizzare il cuore e di accettare lo squallore della disinformazione. Questo testo è per loro, ed è per lui.
A proposito: per chiunque voglia verificare la verità prima di bersi le fake news dei troll, il suo profilo Instagram ufficiale è ancora online, gestito ora dalla famiglia. Scorrendo a ritroso, troverete l'intero diario visivo dei suoi anni passati in corsia tra incubatrici, camici bianchi e neonati. La storia non si cancella con un commento falso.
Questo è il link al suo account:
https://www.instagram.com/dr.hussam73/
#FreeDrHussamAbuSafiya
#FreeDrHussamAbuSafiyeh
#HussamAbuSafiya
#DirittiUmani
#LiberateIlPersonaleMedico
H. S.
Ma cosa facciamo di davvero utile per questo dottore?
Rimediamo un camice bianco, sporchiamolo di pomodoro e inondiamo le strade!
Questa sarebbe l'unica risposta degna.
Mentre i social si nutrono di tifoserie accecate, propaganda brutale e narrazioni taroccate a uso e consumo dei troll, c’è una realtà oggettiva che non si può ignorare. Il Dr. Hussam Abu Safiya è uno dei migliori pediatri della Striscia di Gaza. Un uomo che ha onorato il giuramento di Ippocrate fino in fondo, curando i bambini sotto le bombe. Oggi si trova rinchiuso, torturato e in isolamento. L'accusa? Nessuna. La stessa Corte Suprema israeliana ha ammesso che è detenuto senza nessuna accusa formale e senza un processo. Per giustificare l'indifendibile, la macchina del fango spaccia una vecchia foto del 2016 – in cui indossa la regolare divisa d’ordinanza dei servizi sanitari – per una tuta militare.
Non mi importa dei like o di quanti capiranno questo post. C'è una minoranza invisibile che si rifiuta di anestetizzare il cuore e di accettare lo squallore della disinformazione. Questo testo è per loro, ed è per lui.
A proposito: per chiunque voglia verificare la verità prima di bersi le fake news dei troll, il suo profilo Instagram ufficiale è ancora online, gestito ora dalla famiglia. Scorrendo a ritroso, troverete l'intero diario visivo dei suoi anni passati in corsia tra incubatrici, camici bianchi e neonati. La storia non si cancella con un commento falso.
Questo è il link al suo account:
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#DirittiUmani
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H. S.
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Cagliari: la memoria vandalizzata, un'intimidazione in piazza, un contesto che non possiamo ignorare
Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata trovata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell'eccidio di Sabra e Shatila: circa 3000 persone, in gran parte donne, anziani e bambini, uccise a Beirut nel 1982 con la complicità, ammessa dalla stessa Israele, del suo esercito allora occupante. Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità.
Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata avvicinata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Con fare aggressivo, a distanza ravvicinata, hanno intimato loro di togliere la bandiera gridando "terroristi di Hamas go home", fino a mimare un gesto di sputo. Solo dopo l'intervento di altri passanti si sono allontanate.
Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio: l'arrivo a Cagliari-Elmas di voli diretti da Tel Aviv, con a bordo - secondo quanto riportato da più testate e denunciato dalle associazioni del territorio - gruppi legati a riservisti dell'esercito israeliano, ospitati in resort dell'isola sotto scorta delle forze dell'ordine italiane.
Leggiamo questi fatti come espressioni di una stessa logica: negare i diritti dei palestinesi e voler imporre, anche con la forza, la propria pretesa superiorità anche nella nostra città. È il sionismo: il progetto politico suprematista che ha fondato lo Stato di Israele, espressione del colonialismo di insediamento europeo.
Non stiamo dicendo che chi arriva su quei voli sia sospettabile per il solo fatto di provenire da Israele. Chiediamo però alle autorità italiane competenti di fare ciò che è previsto dal diritto internazionale oltre che dal buon senso: verificare, tra chi entra nel Paese, l'eventuale presenza di persone raggiunte da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l'umanità, così come richiesto dalla Corte Penale Internazionale.
Una città che accoglie non può chiudere gli occhi: né davanti a chi vorrebbe cancellare la memoria di un massacro, né davanti a chi pensa di poter dare ordini anche qui, né davanti alla logica che rende questi fatti possibili.
Continueremo a ricordare Sabra e Shatila, a stare nelle piazze, a portare quella bandiera
Sardegna Palestina
Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata trovata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell'eccidio di Sabra e Shatila: circa 3000 persone, in gran parte donne, anziani e bambini, uccise a Beirut nel 1982 con la complicità, ammessa dalla stessa Israele, del suo esercito allora occupante. Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità.
Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata avvicinata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Con fare aggressivo, a distanza ravvicinata, hanno intimato loro di togliere la bandiera gridando "terroristi di Hamas go home", fino a mimare un gesto di sputo. Solo dopo l'intervento di altri passanti si sono allontanate.
Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio: l'arrivo a Cagliari-Elmas di voli diretti da Tel Aviv, con a bordo - secondo quanto riportato da più testate e denunciato dalle associazioni del territorio - gruppi legati a riservisti dell'esercito israeliano, ospitati in resort dell'isola sotto scorta delle forze dell'ordine italiane.
Leggiamo questi fatti come espressioni di una stessa logica: negare i diritti dei palestinesi e voler imporre, anche con la forza, la propria pretesa superiorità anche nella nostra città. È il sionismo: il progetto politico suprematista che ha fondato lo Stato di Israele, espressione del colonialismo di insediamento europeo.
Non stiamo dicendo che chi arriva su quei voli sia sospettabile per il solo fatto di provenire da Israele. Chiediamo però alle autorità italiane competenti di fare ciò che è previsto dal diritto internazionale oltre che dal buon senso: verificare, tra chi entra nel Paese, l'eventuale presenza di persone raggiunte da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l'umanità, così come richiesto dalla Corte Penale Internazionale.
Una città che accoglie non può chiudere gli occhi: né davanti a chi vorrebbe cancellare la memoria di un massacro, né davanti a chi pensa di poter dare ordini anche qui, né davanti alla logica che rende questi fatti possibili.
Continueremo a ricordare Sabra e Shatila, a stare nelle piazze, a portare quella bandiera
Sardegna Palestina
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I funerali Khamenei: la terza sconfitta Usa nella guerra all'Iran
Secondo i media iraniani nei sei giorni di lutto hanno partecipato oltre 40 milioni di persone, cifra che i media occidentali hanno cercato in tutti i modi di sminuire, come denota il fatto che tanti hanno riferito, a dispetto di immagini inoppugnabili, di "migliaia" di persone.
Si può azzardare con un certo grado di certezza che i funerali dell’ayatollah Alì Khamenei sono stati i più partecipati della storia, imparagonabili per numero di convenuti con quelli di altri leader occidentali recenti, politici o spirituali che siano, e, a quanto pare, anche con altri del passato (escludiamo quelli più antichi, che non potevano avvalersi per attirare le folle di mezzi di comunicazione efficaci).
Secondo i media iraniani nei sei giorni di lutto hanno partecipato oltre 40 milioni di persone, cifra che i media occidentali hanno cercato in tutti i modi di sminuire, come denota il fatto che tanti hanno riferito, a dispetto di immagini inoppugnabili, di “migliaia” di persone.
Certo, le cifre iraniane potrebbero essere esagerate, ma sicuramente siamo ben oltre i 2 milioni di persone che parteciparono ai funerali di Ghandi e ai 3 milioni di quelli di Giovanni Paolo II, per citare due eventi funebri tra i più partecipati.
Un media autorevole come il Financial Times ha scritto di una cifra che sarebbe oscillata tra i 12 e i 15 milioni, numeri lontani da quelli comunicati da Teheran, ma pur sempre altissimi.
Non solo i numeri, la stampa occidentale ha anche sminuito la genuinità della partecipazione. Sul punto, appare più che convincente la smentita del Guardian: “Sarebbe errato considerare i partecipanti alla processione come robot in forma umana o come poveri cittadini bisognosi di un panino gratuito. Molti di essi erano persone istruite che volevano manifestare la loro opposizione a quello che consideravano l’omicidio extragiudiziale del loro leader, a prescindere dalle loro opinioni generali sul regime”.
Partecipare al funerale è stato anche un moto di ribellione per le vittime e i danni inflitti all’Iran dall’aggressione illegittima e ingiustificata di Stati Uniti e Israele, un modo per lanciare un messaggio al mondo per l’ingiustizia e la prepotenza subite.
Quanto alle vittime di guerra, che hanno suscitato tanta indignazione popolare, val la pena indugiare su un facile parallelo: le vittime civili in Iran secondo Human Rights Activists in Iran (HRANA), un’organizzazione non governativa con sede negli Stati Uniti, sono state almeno 1.701 (ma non sono state identificate oltre 700 vittime).
Tali decessi sono stati registrati dal 28 febbraio al 7 aprile 2026, ultimo giorno prima del cosiddetto cessate il fuoco, cioè in soli 39 giorni di conflitto; mentre le vittime civili in Ucraina registrate da febbraio 2022 a maggio 2026, cioè in oltre 4 anni di guerra e con attacchi anche più massivi, sono state 16.126…
La partecipazione in massa del popolo iraniano ai funerali dell’ayatollah segna la seconda sconfitta degli States e di Israele: da decenni i media consegnati al regime-change iraniano parlano di una governance invisa alla popolazione, di un ayatollah odiato.
Al di là della veridicità o meno di tale narrazione, resta che tale partecipazione ne è uno scacco. Mai l’Iran è stato più coeso di così (ovvio che, come in ogni Stato, ci sia un’opposizione, ma quella che si registra negli States o in Israele, per fare solo due esempi, è molto più consistente…).
Dopo la sconfitta registrata nello scontro aperto, questa è la seconda sconfitta degli aggressori, sicuri che l’attacco a sorpresa e l’assassinio in massa delle massime autorità dello Stato, anzitutto l’ayatollah, avrebbero innescato un regime-change. È avvenuto l’esatto contrario.
Infine, il funerale di Khamenei ha inferto un ulteriore vulnus agli aggressori, stavolta in Iraq, dove si è svolta una parte della cerimonia funebre con la salma portata in processione nei luoghi santi sciiti. Anche qui una “folla immensa” di iracheni, come rilevava la Rai, si è stretta all’ayatollah.
Secondo i media iraniani nei sei giorni di lutto hanno partecipato oltre 40 milioni di persone, cifra che i media occidentali hanno cercato in tutti i modi di sminuire, come denota il fatto che tanti hanno riferito, a dispetto di immagini inoppugnabili, di "migliaia" di persone.
Si può azzardare con un certo grado di certezza che i funerali dell’ayatollah Alì Khamenei sono stati i più partecipati della storia, imparagonabili per numero di convenuti con quelli di altri leader occidentali recenti, politici o spirituali che siano, e, a quanto pare, anche con altri del passato (escludiamo quelli più antichi, che non potevano avvalersi per attirare le folle di mezzi di comunicazione efficaci).
Secondo i media iraniani nei sei giorni di lutto hanno partecipato oltre 40 milioni di persone, cifra che i media occidentali hanno cercato in tutti i modi di sminuire, come denota il fatto che tanti hanno riferito, a dispetto di immagini inoppugnabili, di “migliaia” di persone.
Certo, le cifre iraniane potrebbero essere esagerate, ma sicuramente siamo ben oltre i 2 milioni di persone che parteciparono ai funerali di Ghandi e ai 3 milioni di quelli di Giovanni Paolo II, per citare due eventi funebri tra i più partecipati.
Un media autorevole come il Financial Times ha scritto di una cifra che sarebbe oscillata tra i 12 e i 15 milioni, numeri lontani da quelli comunicati da Teheran, ma pur sempre altissimi.
Non solo i numeri, la stampa occidentale ha anche sminuito la genuinità della partecipazione. Sul punto, appare più che convincente la smentita del Guardian: “Sarebbe errato considerare i partecipanti alla processione come robot in forma umana o come poveri cittadini bisognosi di un panino gratuito. Molti di essi erano persone istruite che volevano manifestare la loro opposizione a quello che consideravano l’omicidio extragiudiziale del loro leader, a prescindere dalle loro opinioni generali sul regime”.
Partecipare al funerale è stato anche un moto di ribellione per le vittime e i danni inflitti all’Iran dall’aggressione illegittima e ingiustificata di Stati Uniti e Israele, un modo per lanciare un messaggio al mondo per l’ingiustizia e la prepotenza subite.
Quanto alle vittime di guerra, che hanno suscitato tanta indignazione popolare, val la pena indugiare su un facile parallelo: le vittime civili in Iran secondo Human Rights Activists in Iran (HRANA), un’organizzazione non governativa con sede negli Stati Uniti, sono state almeno 1.701 (ma non sono state identificate oltre 700 vittime).
Tali decessi sono stati registrati dal 28 febbraio al 7 aprile 2026, ultimo giorno prima del cosiddetto cessate il fuoco, cioè in soli 39 giorni di conflitto; mentre le vittime civili in Ucraina registrate da febbraio 2022 a maggio 2026, cioè in oltre 4 anni di guerra e con attacchi anche più massivi, sono state 16.126…
La partecipazione in massa del popolo iraniano ai funerali dell’ayatollah segna la seconda sconfitta degli States e di Israele: da decenni i media consegnati al regime-change iraniano parlano di una governance invisa alla popolazione, di un ayatollah odiato.
Al di là della veridicità o meno di tale narrazione, resta che tale partecipazione ne è uno scacco. Mai l’Iran è stato più coeso di così (ovvio che, come in ogni Stato, ci sia un’opposizione, ma quella che si registra negli States o in Israele, per fare solo due esempi, è molto più consistente…).
Dopo la sconfitta registrata nello scontro aperto, questa è la seconda sconfitta degli aggressori, sicuri che l’attacco a sorpresa e l’assassinio in massa delle massime autorità dello Stato, anzitutto l’ayatollah, avrebbero innescato un regime-change. È avvenuto l’esatto contrario.
Infine, il funerale di Khamenei ha inferto un ulteriore vulnus agli aggressori, stavolta in Iraq, dove si è svolta una parte della cerimonia funebre con la salma portata in processione nei luoghi santi sciiti. Anche qui una “folla immensa” di iracheni, come rilevava la Rai, si è stretta all’ayatollah.
Piccole Note
I funerali Khamenei: la terza sconfitta Usa nella guerra all'Iran
Si può azzardare con un certo grado di certezza che i funerali dell'ayatollah Alì Khamenei sono stati i più partecipati della storia, imparagonabili per
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Tale folla segnala la terza e bruciante sconfitta strategica di Stati Uniti e Israele, che dall’invasione dell’Iraq del 1990 e con l’invasione del 2003 erano certi di fare del Paese mediorientale una colonia occidentale avversa all’Iran. Le moltitudini recatesi a rendere omaggio alla salma di Khamenei indicano chiaramente che non gli è andata bene.
Quanto al momento attuale, tutto è sospeso. Dopo due giorni di fuoco incrociato, la notte tra il 9 e il 10 luglio non ha registrato nessuna nuova fiammata. Trump sta decidendo il da farsi consultandosi con i suoi collaboratori.
Un momento di sospensione che il presidente ha accompagnato con un messaggio ambiguo: “La Repubblica islamica dell’Iran ci ha chiesto di continuare i ‘colloqui’. Abbiamo accettato, ma gli Stati Uniti hanno dichiarato loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è FINITO!” Cosa voglia dire non lo sa neanche lui…
Intanto, Israele preme per la ripresa del conflitto su larga scala. Di ieri la telefonata Trump-Netanyahu e l’annuncio che l’aviazione israeliana è pronta ad accompagnare i raid aerei degli Stati Uniti. Un pressing che corre in parallelo con l’indiscrezione gridata ai quattro venti che Tel Aviv avrebbe avvertito Trump di un complotto iraniano per ucciderlo.
Una notizia la cui veridicità è pari a zero, ma non per questo è priva di peso, come insegnano le manipolazioni che hanno innescato o accompagnato tante guerre, basti pensare alle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam o all’inesistente programma iraniano per produrre una bomba atomica.
Peraltro, la notizia va probabilmente letta a vari livelli, cioè secondo le diverse modalità con cui si può interpretare la frase: “Israele avverte Trump”.
di Davide Malacaria
#TGP #Usa #Iran
Fonte: https://www.piccolenote.it/mondo/i-funerali-khamenei-la-terza-sconfitta-usa-nella-guerra-alliran
Quanto al momento attuale, tutto è sospeso. Dopo due giorni di fuoco incrociato, la notte tra il 9 e il 10 luglio non ha registrato nessuna nuova fiammata. Trump sta decidendo il da farsi consultandosi con i suoi collaboratori.
Un momento di sospensione che il presidente ha accompagnato con un messaggio ambiguo: “La Repubblica islamica dell’Iran ci ha chiesto di continuare i ‘colloqui’. Abbiamo accettato, ma gli Stati Uniti hanno dichiarato loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è FINITO!” Cosa voglia dire non lo sa neanche lui…
Intanto, Israele preme per la ripresa del conflitto su larga scala. Di ieri la telefonata Trump-Netanyahu e l’annuncio che l’aviazione israeliana è pronta ad accompagnare i raid aerei degli Stati Uniti. Un pressing che corre in parallelo con l’indiscrezione gridata ai quattro venti che Tel Aviv avrebbe avvertito Trump di un complotto iraniano per ucciderlo.
Una notizia la cui veridicità è pari a zero, ma non per questo è priva di peso, come insegnano le manipolazioni che hanno innescato o accompagnato tante guerre, basti pensare alle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam o all’inesistente programma iraniano per produrre una bomba atomica.
Peraltro, la notizia va probabilmente letta a vari livelli, cioè secondo le diverse modalità con cui si può interpretare la frase: “Israele avverte Trump”.
di Davide Malacaria
#TGP #Usa #Iran
Fonte: https://www.piccolenote.it/mondo/i-funerali-khamenei-la-terza-sconfitta-usa-nella-guerra-alliran
Piccole Note
I funerali Khamenei: la terza sconfitta Usa nella guerra all'Iran
Si può azzardare con un certo grado di certezza che i funerali dell'ayatollah Alì Khamenei sono stati i più partecipati della storia, imparagonabili per
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Sii consapevole -Gaza
https://t.me/BeAwarePS
📍Video generato dall'intelligenza artificiale adesca le donne di Gaza
❌ L'account paltok.live su Facebook ha pubblicato un video di una ragazza straniera, che si presenta come una giornalista palestinese di Gaza, e chiede alle donne di Gaza di contattarla per segnalare qualsiasi tentativo di sfruttamento o molestia.
✅ Dopo verifiche tecniche, è emerso che il video è falso e privo di fondamento; è stato generato tramite tecniche di intelligenza artificiale.
👈 La piattaforma "Khallek Wa'ei" segnala che l'occupazione sta ricorrendo a coperture mediatiche o umanitarie per raccogliere informazioni sui palestinesi, da un lato, e dall'altro per diffondere messaggi di demonizzazione e delegittimazione della resistenza.
🏷 Khallek Wa'ei.. La ricerca della verità
https://t.me/BeAwarePS
📍Video generato dall'intelligenza artificiale adesca le donne di Gaza
❌ L'account paltok.live su Facebook ha pubblicato un video di una ragazza straniera, che si presenta come una giornalista palestinese di Gaza, e chiede alle donne di Gaza di contattarla per segnalare qualsiasi tentativo di sfruttamento o molestia.
✅ Dopo verifiche tecniche, è emerso che il video è falso e privo di fondamento; è stato generato tramite tecniche di intelligenza artificiale.
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MEDIO ORIENTE
Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato una sorta di 'lista nera' con le foto dei responsabili della morte dell'ayatollah Ali Khamenei, tra cui Giorgia Meloni in uniforme arancione da carcerata
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/07/11/quotidiano-iran-meloni-nella-lista-nera-dei-responsabili-della-morte_f6fb4923-2d40-485d-9852-082b1159c51e.html
Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato una sorta di 'lista nera' con le foto dei responsabili della morte dell'ayatollah Ali Khamenei, tra cui Giorgia Meloni in uniforme arancione da carcerata
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/07/11/quotidiano-iran-meloni-nella-lista-nera-dei-responsabili-della-morte_f6fb4923-2d40-485d-9852-082b1159c51e.html
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Forwarded from L'Indipendente
Torino, sorveglianza speciale per due giovani “colpevoli” di aver manifestato per Gaza
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L'INDIPENDENTE
Torino, sorveglianza speciale per due giovani “colpevoli” di aver manifestato per Gaza
Si è svolta al tribunale di Torino la prima udienza sulla richiesta di sorveglianza speciale avanzata dalla questura contro Sara e Stefano, due giovani attivisti che nei mesi scorsi hanno partecipato alle manifestazioni per la Palestina. Nelle prossime settimane…
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Questo è uno degli italo-israeliani sionisti arruolati per uccidere
Il suo nome è LEONARDO ASENI, nato a Milano nel 1988, è entrato nell’esercito sionista nel 2013 e si è specializzato come tiratore scelto della brigata Golani (unità d’élite dell’esercito sionista). Emigrato in Israele ha combattuto nel nord della Palestina occupata e nella Striscia di Gaza.
Assieme alla sua Brigata si è macchiato di numerosi crimini di guerra tra cui il massacro dei paramedici a Rafah, avvenuto nel marzo 2025, quando i soldati della Brigata Golani aprirono il fuoco su convogli di ambulanze, uccidendo 15 operatori sanitari.
Secondo le inchieste, le ambulanze viaggiavano su una rotta concordata ma furono trucidati e i veicoli e i corpi furono sepolti in una fossa comune nel tentativo di occultare l'episodio.
(Letizia Avila)
Al Giornale dichiarava il 30 ottobre 2023: “Adesso qui siamo compatti, dispiegati in gran numero; siamo di nuovo noi Golani, l'unità mitologica di cui fin da ragazzino sognavo di far parte, ci rivediamo ma con un affetto che non ci si può immaginare”.
Quell’unità “mitologica”, per capirci, macchiatasi di numerosi crimini di guerra tra cui spicca il massacro dei paramedici a Rafah, avvenuto nel marzo 2025, quando soldati della Brigata Golani aprirono il fuoco su convogli di ambulanze, uccidendo 15 operatori sanitari. Secondo le inchieste, le ambulanze viaggiavano su una rotta concordata, e successivamente i veicoli e i corpi furono sepolti in una fossa comune nel tentativo di occultare l'episodio.
🔴https://www.ilgiornale.it/news/politica/cecchino-milano-confine-libano-non-posso-permettere-che-2233787.html
🔴https://www.theguardian.com/world/2025/apr/12/idf-unit-killing-palestinian-paramedics-golani-brigade?CMP=Share_iOSApp_Other
Silvia P.
Il suo nome è LEONARDO ASENI, nato a Milano nel 1988, è entrato nell’esercito sionista nel 2013 e si è specializzato come tiratore scelto della brigata Golani (unità d’élite dell’esercito sionista). Emigrato in Israele ha combattuto nel nord della Palestina occupata e nella Striscia di Gaza.
Assieme alla sua Brigata si è macchiato di numerosi crimini di guerra tra cui il massacro dei paramedici a Rafah, avvenuto nel marzo 2025, quando i soldati della Brigata Golani aprirono il fuoco su convogli di ambulanze, uccidendo 15 operatori sanitari.
Secondo le inchieste, le ambulanze viaggiavano su una rotta concordata ma furono trucidati e i veicoli e i corpi furono sepolti in una fossa comune nel tentativo di occultare l'episodio.
(Letizia Avila)
Al Giornale dichiarava il 30 ottobre 2023: “Adesso qui siamo compatti, dispiegati in gran numero; siamo di nuovo noi Golani, l'unità mitologica di cui fin da ragazzino sognavo di far parte, ci rivediamo ma con un affetto che non ci si può immaginare”.
Quell’unità “mitologica”, per capirci, macchiatasi di numerosi crimini di guerra tra cui spicca il massacro dei paramedici a Rafah, avvenuto nel marzo 2025, quando soldati della Brigata Golani aprirono il fuoco su convogli di ambulanze, uccidendo 15 operatori sanitari. Secondo le inchieste, le ambulanze viaggiavano su una rotta concordata, e successivamente i veicoli e i corpi furono sepolti in una fossa comune nel tentativo di occultare l'episodio.
🔴https://www.ilgiornale.it/news/politica/cecchino-milano-confine-libano-non-posso-permettere-che-2233787.html
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Silvia P.
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Forwarded from Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
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🇪🇺⚒ IL CONTROLLO DELLE CHAT DELL'UE È TORNATO
Il regime di Bruxelles tira un trucco prima della pausa estiva
🏛 Oggi il Parlamento ha approvato l'accelerazione di un nuovo voto su "Chat Control 1.0" — il regime che "consente" a Meta, Google, Microsoft ecc. di scansionare volontariamente messaggi/email privati alla ricerca di CSAM (Materiale di Abuso Sessuale su Minori). Era scaduto ad aprile dopo che i deputati europei avevano rifiutato di estenderlo.
🪄 Il trucco: è lo stesso testo che il Parlamento aveva già respinto — ma ora, in "seconda lettura," ci vuole una maggioranza assoluta di tutti i 720 deputati europei (361 voti) per bloccarlo o emendarlo, non solo una maggioranza semplice. Gli astenuti contano come "sì". Se non si raggiunge questa soglia, viene automaticamente adottato, anche senza un vero consenso parlamentare.
➡️ Il voto è fissato per giovedì — l'ultima sessione prima della pausa estiva, quando la partecipazione dei deputati europei è storicamente al minimo. Questo è esattamente il motivo per cui raggiungere i 361 voti "no" è considerato un'impresa ardua.
🤝 Quello che si vota effettivamente: solo la versione volontaria, di messaggi non crittografati. La lotta più grande — la scansione obbligatoria che arriva nelle chat crittografate — è una proposta separata chiamata CSAR (Abuso Sessuale su Minori Regolamento, "Chat Control 2.0"). Costringere i fornitori a scansionare i messaggi di tutti senza possibilità di opt-out, inclusi quelli crittografati — che in pratica significa infrangere o aggirare la crittografia end-to-end. Il CSAR è ancora bloccato nei colloqui triloghi, irrisolti.
🐻 Perdere il voto sullo spionaggio online dei tuoi cittadini? Nessun problema - aspettare che la stanza si svuoti, cambiare le regole di punteggio, spingerlo attraverso — voilà, la "democrazia" dell'UE in sintesi.
(FONTE)
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Il regime di Bruxelles tira un trucco prima della pausa estiva
🪄 Il trucco: è lo stesso testo che il Parlamento aveva già respinto — ma ora, in "seconda lettura," ci vuole una maggioranza assoluta di tutti i 720 deputati europei (361 voti) per bloccarlo o emendarlo, non solo una maggioranza semplice. Gli astenuti contano come "sì". Se non si raggiunge questa soglia, viene automaticamente adottato, anche senza un vero consenso parlamentare.
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🔴 L'ufficio di Ahmadinejad risponde alle notizie "false" del NYT
🔺Comunicato: Il 20 maggio, il New York Times ha pubblicato un rapporto completamente falso su Dott. Ahmadinejad. Il giornale ha cercato di sfruttare le sensibilità politiche derivanti dalle minacce militari per destabilizzare l'opinione pubblica e, data la vasta popolarità del Dott. Ahmadinejad tra il pubblico, condurre una guerra psicologica contro la stragrande maggioranza del nobile popolo iraniano.
🔺La mancanza di credibilità del giornale e l'assurdità dello scenario presentato sono state ragioni sufficienti per ignorarlo. Questo giornale, noto per pubblicare notizie false e invenzioni, ha ora, 55 giorni dopo, ripetuto la stessa narrativa vergognosa, cercando di abbellire ciò che definisce una calunnia maliziosa al fine di seminare discordia.
🔺Il giornale è disposto a pubblicare articoli e reportage fabbricati provenienti da individui poco raccomandabili in cambio di denaro. Per dare credibilità alla sua pretesa infondata, il giornale avrebbe affermato che il Dott. Ahmadinejad è agli arresti domiciliari.
🔺Sebbene continuiamo a credere che le accuse, di stampo hollywoodiano, del New York Times non meritino una risposta, alla luce delle delicate circostanze del paese e per prevenire i tentativi dei nemici di creare discordia, respingiamo categoricamente tutte le false affermazioni del giornale, così come le azioni degli individui malintenzionati che si celano dietro questa campagna.
🔺Desideriamo assicurare al amato e onorevole popolo dell'Iran, grande e orgoglioso, che il loro figlio devoto e amato rimane, come sempre, saldo, attivo nelle sue attività quotidiane e al servizio di ognuno di loro.
Ufficio del Dott. Ahmadinejad
14 luglio 2026
IranScreenshot
🔺Comunicato: Il 20 maggio, il New York Times ha pubblicato un rapporto completamente falso su Dott. Ahmadinejad. Il giornale ha cercato di sfruttare le sensibilità politiche derivanti dalle minacce militari per destabilizzare l'opinione pubblica e, data la vasta popolarità del Dott. Ahmadinejad tra il pubblico, condurre una guerra psicologica contro la stragrande maggioranza del nobile popolo iraniano.
🔺La mancanza di credibilità del giornale e l'assurdità dello scenario presentato sono state ragioni sufficienti per ignorarlo. Questo giornale, noto per pubblicare notizie false e invenzioni, ha ora, 55 giorni dopo, ripetuto la stessa narrativa vergognosa, cercando di abbellire ciò che definisce una calunnia maliziosa al fine di seminare discordia.
🔺Il giornale è disposto a pubblicare articoli e reportage fabbricati provenienti da individui poco raccomandabili in cambio di denaro. Per dare credibilità alla sua pretesa infondata, il giornale avrebbe affermato che il Dott. Ahmadinejad è agli arresti domiciliari.
🔺Sebbene continuiamo a credere che le accuse, di stampo hollywoodiano, del New York Times non meritino una risposta, alla luce delle delicate circostanze del paese e per prevenire i tentativi dei nemici di creare discordia, respingiamo categoricamente tutte le false affermazioni del giornale, così come le azioni degli individui malintenzionati che si celano dietro questa campagna.
🔺Desideriamo assicurare al amato e onorevole popolo dell'Iran, grande e orgoglioso, che il loro figlio devoto e amato rimane, come sempre, saldo, attivo nelle sue attività quotidiane e al servizio di ognuno di loro.
Ufficio del Dott. Ahmadinejad
14 luglio 2026
IranScreenshot
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In Palestina sta nascendo un grande archivio digitale per preservare la memoria culturale e storica del Paese da distruzioni, furti e cancellazioni. Il progetto, promosso dal Palestinian Museum in Cisgiordania, utilizza un sistema di archiviazione distribuito pensato per sopravvivere anche alla perdita delle strutture fisiche causata dai bombardamenti israeliani.
Sono già oltre 500.000 i materiali digitalizzati: fotografie, documenti, lettere, mappe, registrazioni e archivi privati donati dalle famiglie palestinesi. La distruzione o il danneggiamento di numerose istituzioni culturali e archivi fisici negli ultimi anni, nel contesto del genocidio palestinese, ha reso ancora più urgente trovare nuovi strumenti per proteggere questa memoria.
Per questo il museo ha sviluppato un sistema basato su copie multiple e server distribuiti in diverse aree del mondo, così da ridurre il rischio di perdita dei dati. L’obiettivo non è solo conservare, ma rendere la storia palestinese accessibile alla diaspora e a chi non può raggiungere fisicamente i territori. È un modello di “memoria distribuita”, in cui la tecnologia diventa uno strumento per impedire che una parte della storia venga cancellata.
Negli ultimi anni studiosi e organizzazioni hanno denunciato la marginalizzazione di alcuni aspetti della storia palestinese nei programmi scolastici israeliani, in particolare sul tema della Nakba del 1948. In questo contesto, l’archivio assume anche una funzione educativa: preservare testimonianze, fotografie e racconti familiari per le nuove generazioni.
Il tema della memoria torna oggi al centro anche alla luce della situazione a Gaza. Nei giorni scorsi un bombardamento israeliano ha provocato almeno 10 vittime (tra cui una bambina di 9 anni), secondo fonti sanitarie e autorità locali. Sul fronte politico, Marwan Barghouti, storico dirigente di Fatah detenuto in Israele da oltre vent’anni, è stato ferito in carcere: secondo la famiglia e i suoi legali sarebbe stato colpito da una guardia, mentre il servizio carcerario israeliano ha contestato la ricostruzione.
In un contesto in cui luoghi, persone e testimonianze rischiano di essere cancellati, l’archivio del Palestinian Museum diventa quindi uno strumento per custodire una memoria collettiva e garantirne la sopravvivenza nel tempo.
Foto credit: Sven Nackstrand/Getty Images
VD
Sono già oltre 500.000 i materiali digitalizzati: fotografie, documenti, lettere, mappe, registrazioni e archivi privati donati dalle famiglie palestinesi. La distruzione o il danneggiamento di numerose istituzioni culturali e archivi fisici negli ultimi anni, nel contesto del genocidio palestinese, ha reso ancora più urgente trovare nuovi strumenti per proteggere questa memoria.
Per questo il museo ha sviluppato un sistema basato su copie multiple e server distribuiti in diverse aree del mondo, così da ridurre il rischio di perdita dei dati. L’obiettivo non è solo conservare, ma rendere la storia palestinese accessibile alla diaspora e a chi non può raggiungere fisicamente i territori. È un modello di “memoria distribuita”, in cui la tecnologia diventa uno strumento per impedire che una parte della storia venga cancellata.
Negli ultimi anni studiosi e organizzazioni hanno denunciato la marginalizzazione di alcuni aspetti della storia palestinese nei programmi scolastici israeliani, in particolare sul tema della Nakba del 1948. In questo contesto, l’archivio assume anche una funzione educativa: preservare testimonianze, fotografie e racconti familiari per le nuove generazioni.
Il tema della memoria torna oggi al centro anche alla luce della situazione a Gaza. Nei giorni scorsi un bombardamento israeliano ha provocato almeno 10 vittime (tra cui una bambina di 9 anni), secondo fonti sanitarie e autorità locali. Sul fronte politico, Marwan Barghouti, storico dirigente di Fatah detenuto in Israele da oltre vent’anni, è stato ferito in carcere: secondo la famiglia e i suoi legali sarebbe stato colpito da una guardia, mentre il servizio carcerario israeliano ha contestato la ricostruzione.
In un contesto in cui luoghi, persone e testimonianze rischiano di essere cancellati, l’archivio del Palestinian Museum diventa quindi uno strumento per custodire una memoria collettiva e garantirne la sopravvivenza nel tempo.
Foto credit: Sven Nackstrand/Getty Images
VD
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🚨 La famiglia del leader incarcerato Marwan Barghouti ha confermato che ha subito una lesione alla gamba a causa di proiettili in gomma rivestiti di metallo sparati dalle guardie del servizio penitenziario "israeliano", con conseguenti sanguinamento e dolore.
Fadwa Barghouti, sua moglie, ha dichiarato che questo attacco si verifica parallelamente a una campagna di incitamento da parte dell'amministrazione penitenziaria dell'occupazione, in concomitanza con la crescente campagna internazionale per liberare Marwan Barghouti e tutti i prigionieri politici palestinesi. Ha sottolineato che questi attacchi non intaccheranno la sua determinazione né il suo impegno per la libertà del suo popolo.
#FreeThemAll
RNN Prisoners
Fadwa Barghouti, sua moglie, ha dichiarato che questo attacco si verifica parallelamente a una campagna di incitamento da parte dell'amministrazione penitenziaria dell'occupazione, in concomitanza con la crescente campagna internazionale per liberare Marwan Barghouti e tutti i prigionieri politici palestinesi. Ha sottolineato che questi attacchi non intaccheranno la sua determinazione né il suo impegno per la libertà del suo popolo.
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Forwarded from Explosive Media
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🐺 𝐋𝐎𝐍𝐄 𝐖𝐎𝐋𝐕𝐄𝐒 𓆩†𓆪
🥁💥 Aaron B, Malcolm X & Luigi
in Iran new LEGO music video.
"All my friends are bleeding take it slow"
#KT
🆔 @explosivemedia
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Un gruppo di turisti israeliani è stato aggredito da più di dieci giovani uomini a Budva, Montengherno, in un'azione descritta dalle vittime come un attacco non provocato.
Secondo dichiarazioni condivise con i media israeliani, il gruppo è stato prima sottoposto a molestie verbali prima che la situazione si trasformasse in violenza fisica. Gli aggressori, secondo quanto riferito, hanno calciato le vittime e gettato le sedie durante l'incidente, causando gravi lesioni. Uno individuo ha subito una mandibola rotta, mentre un altro, secondo quanto riferito, è perso la consapevolezza.
Un turista israeliano ha dichiarato a KAN News che "più di 10 giovani hanno insultato noi, ci hanno calciato e ci hanno gettato sedie".
Yeni Şafak
Secondo dichiarazioni condivise con i media israeliani, il gruppo è stato prima sottoposto a molestie verbali prima che la situazione si trasformasse in violenza fisica. Gli aggressori, secondo quanto riferito, hanno calciato le vittime e gettato le sedie durante l'incidente, causando gravi lesioni. Uno individuo ha subito una mandibola rotta, mentre un altro, secondo quanto riferito, è perso la consapevolezza.
Un turista israeliano ha dichiarato a KAN News che "più di 10 giovani hanno insultato noi, ci hanno calciato e ci hanno gettato sedie".
Yeni Şafak
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