La giornalista libanese Marwa Osman:
"Mi è stato chiesto ripetutamente questa settimana se il Libano sarà effettivamente incluso in un potenziale memorandum d'intesa tra l'Iran e gli Stati Uniti. La mia risposta rimane la stessa, e sempre lo sarà.
Nonostante gli sforzi e le intenzioni genuine dell'Iran di vedere la fine del terrorismo israeliano sul suolo libanese, io sono una donna del sud del Libano di Khiam. Ho vissuto la realtà dell'occupazione, dell'aggressione e della guerra in prima persona. Ho anche trascorso anni studiando la storia di un'entità nata dalla supremazia, dal colonialismo, dalla spoliazione e dal furto.
Quanto più osservo e imparo sulle sue tendenze genocide e sul terrorismo, tanto meno fiducia ripongo in qualsiasi documento firmato tra due governi che credono di poter in qualche modo contenere o controllare questo progetto canceroso di terrorismo.
Non vedo una pace duratura emergere da pezzi di carta. Vedo lo stesso modello che la storia ci ha mostrato per decenni: guerre, massacri, invasioni e, inevitabilmente, Resistenza.
Se la storia ci ha insegnato qualcosa, è che nessun accordo, risoluzione o firma ha mai fermato i sionisti dall'uccidere, occupare o rubare. Ciò che li ha fermati sono stati i costi imposti loro. Ciò che li ha costretti a ritirarsi sono stati proiettili, Katyushas, Kornets, missili e FPV... solo Resistenza.
Ecco perché la mia fiducia non è mai stata nei documenti firmati. La mia fiducia risiede nella capacità delle persone di difendere se stesse, la loro terra e la loro dignità. E lì rimarrà"
🔥⚔🌐
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"Mi è stato chiesto ripetutamente questa settimana se il Libano sarà effettivamente incluso in un potenziale memorandum d'intesa tra l'Iran e gli Stati Uniti. La mia risposta rimane la stessa, e sempre lo sarà.
Nonostante gli sforzi e le intenzioni genuine dell'Iran di vedere la fine del terrorismo israeliano sul suolo libanese, io sono una donna del sud del Libano di Khiam. Ho vissuto la realtà dell'occupazione, dell'aggressione e della guerra in prima persona. Ho anche trascorso anni studiando la storia di un'entità nata dalla supremazia, dal colonialismo, dalla spoliazione e dal furto.
Quanto più osservo e imparo sulle sue tendenze genocide e sul terrorismo, tanto meno fiducia ripongo in qualsiasi documento firmato tra due governi che credono di poter in qualche modo contenere o controllare questo progetto canceroso di terrorismo.
Non vedo una pace duratura emergere da pezzi di carta. Vedo lo stesso modello che la storia ci ha mostrato per decenni: guerre, massacri, invasioni e, inevitabilmente, Resistenza.
Se la storia ci ha insegnato qualcosa, è che nessun accordo, risoluzione o firma ha mai fermato i sionisti dall'uccidere, occupare o rubare. Ciò che li ha fermati sono stati i costi imposti loro. Ciò che li ha costretti a ritirarsi sono stati proiettili, Katyushas, Kornets, missili e FPV... solo Resistenza.
Ecco perché la mia fiducia non è mai stata nei documenti firmati. La mia fiducia risiede nella capacità delle persone di difendere se stesse, la loro terra e la loro dignità. E lì rimarrà"
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La comunità ebraica solleva il caso: «Sbagliato associare alla gestione dei soldi i tratti distintivi del nostro popolo»
Vangelo secondo Luca, 5, 27-32. L’uomo anziano con la barba che maneggia soldi, ritratto nell’opera «Fractio Panis» di Salvatore Seme realizzata per la storica Festa dei Quattro Altari a Torre del Greco, è una figura biblica. Levi era un uomo ebreo, terzo figlio di Giacobbe e Lia ed è il capostipite della tribù sacerdotale dei Leviti. Nel Nuovo Testamento Levi è anche il nome dell’apostolo Matteo: era un esattore delle tasse prima di essere chiamato da Gesù.
Proprio all’apertura della manifestazione artistico-religiosa legata al Corpus Domini, al via ieri e in corso fino a domani, l’iconografia scelta dall’artista per rappresentare Levi, in uno dei Quattro Altari installati in altrettanti punti del centro storico, ha scatenato polemiche e indignazione nella Comunità ebraica di Napoli. «Per la tradizionale Festa dei Quattro Altari a Torre del Greco, dal 12 al 14 giugno - così il consiglio della Comunità ebraica di Napoli in una lettera inviata al sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella - è stata predisposta una installazione a tema l'ultima cena in cui c’è l'immagine di un anziano barbuto con cappello nero che maneggia denaro, richiamando uno stereotipo dell'antigiudaismo. È inaccettabile che una tale immagine offensiva e diffamatoria per gli Ebrei venga esposta in una piazza per una festa ed è ancor più inammissibile che ciò avvenga con il beneplacito dell'Amministrazione Comunale».
Le reazioni
Dura la reazione del consiglio della Comunità ebraica, che ha fatto riferimento all’antisemitismo. «Riservandoci di ricorrere nelle sedi legali opportune- conclude la lettera- nei confronti dei responsabili di questo scempio che si rifà alla becera propaganda nazifascista, richiediamo la rimozione ad horas». La notizia, a poche ore dall’apertura della festa con una performance nella centrale piazza Santa Croce ha scaldato gli animi .
La risposta
L’artista, Salvatore Seme, pittore di arte sacra per realizzare l’Altare ha dovuto ispirarsi al tema fornito dalla commissione della Festa: «Eucaristia, sorgente di vita e cantiere di speranza». Così ha replicato all’affondo della Comunità Ebraica di Napoli. «Sono amareggiato e sorpreso - ha detto Seme - per questa reazione della Comunità ebraica e, soprattutto per essere stato accusato di nazifascismo quando sono tutto il contrario, come la maggior parte degli artisti. Per realizzare l’Altare mi sono ispirato al tema e ho interpretato in chiave moderna due passi del Vangelo di Luca. Narra dell’episodio in cui Gesù siede alla tavola dei peccatori tra cui c’è anche Levi, l’esattore di tasse, e il Cristo racconta parabole di misericordia. Io per realizzare l’opera ho studiato il Vangelo e non era nelle mie intenzioni offendere nessuno». Perché Levi è stato rappresentato con quelle sembianze?. «Come rappresenti un pubblicano dell’epoca - ha risposto Seme - in chiave moderna? Mi sembra assurdo che si accusino gli artisti di antisemitismo. Dispiace che qualcuno si sia sentito offeso dalla mia opera, era tutt’altro il messaggio e non quello banale dell’antisemitismo. Ognuno è libero di interpretare l’arte come crede. Mi spaventa che non si possa parlare di ebrei che scattano le accuse di odio razziale e nazi-fascismo». Salvatore Seme è alla sua prima esperienza con la realizzazione di un Altare, che non è stato smontato e resterà.
Il sindaco
«Abbiamo immediatamente dato riscontro alla missiva - ha commentato il sindaco Luigi Mennella - fattaci pervenire dalla comunità ebraica, inoltrando la spiegazione alla base dell'opera realizzata da Salvatore Seme e che ha portato la commissione che ha giudicato i bozzetti ad accogliere l'opera dall'artista. Va ricordato che all'interno della commissione sono presenti anche rappresentanti del clero, visto che la festa è storicamente legata alla chiesa e il tema degli altari e dei bozzetti, come ogni anno, è stato indicato dal nostro decanato. Siamo convinti che le spiegazioni abbiano chiarito la questione»
Il mattino
THEMIS&METIS
Vangelo secondo Luca, 5, 27-32. L’uomo anziano con la barba che maneggia soldi, ritratto nell’opera «Fractio Panis» di Salvatore Seme realizzata per la storica Festa dei Quattro Altari a Torre del Greco, è una figura biblica. Levi era un uomo ebreo, terzo figlio di Giacobbe e Lia ed è il capostipite della tribù sacerdotale dei Leviti. Nel Nuovo Testamento Levi è anche il nome dell’apostolo Matteo: era un esattore delle tasse prima di essere chiamato da Gesù.
Proprio all’apertura della manifestazione artistico-religiosa legata al Corpus Domini, al via ieri e in corso fino a domani, l’iconografia scelta dall’artista per rappresentare Levi, in uno dei Quattro Altari installati in altrettanti punti del centro storico, ha scatenato polemiche e indignazione nella Comunità ebraica di Napoli. «Per la tradizionale Festa dei Quattro Altari a Torre del Greco, dal 12 al 14 giugno - così il consiglio della Comunità ebraica di Napoli in una lettera inviata al sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella - è stata predisposta una installazione a tema l'ultima cena in cui c’è l'immagine di un anziano barbuto con cappello nero che maneggia denaro, richiamando uno stereotipo dell'antigiudaismo. È inaccettabile che una tale immagine offensiva e diffamatoria per gli Ebrei venga esposta in una piazza per una festa ed è ancor più inammissibile che ciò avvenga con il beneplacito dell'Amministrazione Comunale».
Le reazioni
Dura la reazione del consiglio della Comunità ebraica, che ha fatto riferimento all’antisemitismo. «Riservandoci di ricorrere nelle sedi legali opportune- conclude la lettera- nei confronti dei responsabili di questo scempio che si rifà alla becera propaganda nazifascista, richiediamo la rimozione ad horas». La notizia, a poche ore dall’apertura della festa con una performance nella centrale piazza Santa Croce ha scaldato gli animi .
La risposta
L’artista, Salvatore Seme, pittore di arte sacra per realizzare l’Altare ha dovuto ispirarsi al tema fornito dalla commissione della Festa: «Eucaristia, sorgente di vita e cantiere di speranza». Così ha replicato all’affondo della Comunità Ebraica di Napoli. «Sono amareggiato e sorpreso - ha detto Seme - per questa reazione della Comunità ebraica e, soprattutto per essere stato accusato di nazifascismo quando sono tutto il contrario, come la maggior parte degli artisti. Per realizzare l’Altare mi sono ispirato al tema e ho interpretato in chiave moderna due passi del Vangelo di Luca. Narra dell’episodio in cui Gesù siede alla tavola dei peccatori tra cui c’è anche Levi, l’esattore di tasse, e il Cristo racconta parabole di misericordia. Io per realizzare l’opera ho studiato il Vangelo e non era nelle mie intenzioni offendere nessuno». Perché Levi è stato rappresentato con quelle sembianze?. «Come rappresenti un pubblicano dell’epoca - ha risposto Seme - in chiave moderna? Mi sembra assurdo che si accusino gli artisti di antisemitismo. Dispiace che qualcuno si sia sentito offeso dalla mia opera, era tutt’altro il messaggio e non quello banale dell’antisemitismo. Ognuno è libero di interpretare l’arte come crede. Mi spaventa che non si possa parlare di ebrei che scattano le accuse di odio razziale e nazi-fascismo». Salvatore Seme è alla sua prima esperienza con la realizzazione di un Altare, che non è stato smontato e resterà.
Il sindaco
«Abbiamo immediatamente dato riscontro alla missiva - ha commentato il sindaco Luigi Mennella - fattaci pervenire dalla comunità ebraica, inoltrando la spiegazione alla base dell'opera realizzata da Salvatore Seme e che ha portato la commissione che ha giudicato i bozzetti ad accogliere l'opera dall'artista. Va ricordato che all'interno della commissione sono presenti anche rappresentanti del clero, visto che la festa è storicamente legata alla chiesa e il tema degli altari e dei bozzetti, come ogni anno, è stato indicato dal nostro decanato. Siamo convinti che le spiegazioni abbiano chiarito la questione»
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Hezbollah sta eliminando i comandanti israeliani coinvolti nell'uccisione di Hind Rajab a Gaza
Dopo aver ferito criticamente il colonnello Meir Biderman del 401° Bridage corazzato israeliano, le forze di resistenza libanesi hanno appena ucciso il comandante del 52° battaglione della 401a Brigata corazzata, tenente colonnello Dor Gdalia, insieme ad altri tre soldati invasori.
Mentre i tribunali internazionali non sono riusciti a consegnare coloro che sono implicati alla giustizia, Hezbollah sta ora scegliendo di eliminare la leadership della 401a brigata israeliana.
MintPress News
Dopo aver ferito criticamente il colonnello Meir Biderman del 401° Bridage corazzato israeliano, le forze di resistenza libanesi hanno appena ucciso il comandante del 52° battaglione della 401a Brigata corazzata, tenente colonnello Dor Gdalia, insieme ad altri tre soldati invasori.
Mentre i tribunali internazionali non sono riusciti a consegnare coloro che sono implicati alla giustizia, Hezbollah sta ora scegliendo di eliminare la leadership della 401a brigata israeliana.
MintPress News
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Forwarded from Filippo Kalomenìdis (Maria Antonietta Scanu)
Il rabbino capo dell'esercito israeliano autorizza lo stupro di donne non ebree se sono belle
Il rabbino capo dell'esercito israeliano, Eyal Krim, ha dichiarato che lo stupro di donne non ebree è lecito. Ha affermato: "È lecito soddisfare la lussuria avendo rapporti sessuali con belle donne non ebree contro la loro volontà, tenendo conto delle difficoltà affrontate dai soldati e per il bene del successo generale".
Il rabbino capo dell'esercito israeliano, Eyal Krim, ha dichiarato che lo stupro di donne non ebree è lecito. Ha affermato: "È lecito soddisfare la lussuria avendo rapporti sessuali con belle donne non ebree contro la loro volontà, tenendo conto delle difficoltà affrontate dai soldati e per il bene del successo generale".
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"23 giugno 2026. È genocidio.
La Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite — composta da Navi Pillay, Miloon Kothari e Chris Sidoti — ha concluso che Israele ha deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi nella Striscia di Gaza. Li cerca e li elimina.
Il rapporto documenta uccisioni, mutilazioni, arresti, torture, sfollamento forzato, fame, distruzione del sistema sanitario, distruzione del sistema educativo e privazione intenzionale delle condizioni necessarie alla vita.
La Commissione qualifica questi atti come genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Questa non è una formula politica.
È una conclusione giuridica e investigativa delle Nazioni Unite.
Israele è uno Stato genocidario.
Israele va fermato.
Non Netanyahu.
Non il suo governo.
Israele va fermato."
Vincenzo Jri Fullone
La Commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite — composta da Navi Pillay, Miloon Kothari e Chris Sidoti — ha concluso che Israele ha deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi nella Striscia di Gaza. Li cerca e li elimina.
Il rapporto documenta uccisioni, mutilazioni, arresti, torture, sfollamento forzato, fame, distruzione del sistema sanitario, distruzione del sistema educativo e privazione intenzionale delle condizioni necessarie alla vita.
La Commissione qualifica questi atti come genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
Questa non è una formula politica.
È una conclusione giuridica e investigativa delle Nazioni Unite.
Israele è uno Stato genocidario.
Israele va fermato.
Non Netanyahu.
Non il suo governo.
Israele va fermato."
Vincenzo Jri Fullone
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L'Iran ha detto a Hamas che sta sollevando la questione di Gaza, le violazioni del cessate il fuoco israeliano e la causa palestinese nei negoziati in corso.
https://www.palestinechronicle.com/araghchi-told-hamas-gaza-central-to-ongoing-negotiations-with-washington/
https://www.palestinechronicle.com/araghchi-told-hamas-gaza-central-to-ongoing-negotiations-with-washington/
Palestine Chronicle
Araghchi Told Hamas: Gaza Central to Ongoing Negotiations with Washington
Iran told Hamas it is raising Gaza, Israeli ceasefire violations and the Palestinian cause in ongoing negotiations.
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Forwarded from byebyeunclesam
Meditate, gente, meditate...
"Gli Usa si confermano padroni mondiali delle forniture di gnl. Secondo il rapporto mensile del Dipartimento dell'Energia, solo nell'aprile 2026 gli Usa hanno mantenuto le esportazioni a un livello elevato, 15,2 miliardi di metri cubi, il 20 per cento in più rispetto all'anno precedente. L'Europa è la principale destinazione delle forniture. Per l'Italia risultano 1,48 miliardi di metri cubi consegnati."
--
Gnl, altri 4 carichi cancellati da QatarEnergy per Edison in Italia e più forniture dagli Usa: come cambiano bollette
https://www.today.it/economia/gnl-qatar-forniture-italia-forza-maggiore-edison-usa-bollette-2026.html
"Gli Usa si confermano padroni mondiali delle forniture di gnl. Secondo il rapporto mensile del Dipartimento dell'Energia, solo nell'aprile 2026 gli Usa hanno mantenuto le esportazioni a un livello elevato, 15,2 miliardi di metri cubi, il 20 per cento in più rispetto all'anno precedente. L'Europa è la principale destinazione delle forniture. Per l'Italia risultano 1,48 miliardi di metri cubi consegnati."
--
Gnl, altri 4 carichi cancellati da QatarEnergy per Edison in Italia e più forniture dagli Usa: come cambiano bollette
https://www.today.it/economia/gnl-qatar-forniture-italia-forza-maggiore-edison-usa-bollette-2026.html
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Noi, nel frattempo, restiamo chiusi in casa a fare "firma-firma" dal divano (un errore che ho fatto anch'io).
Ma cosa facciamo di davvero utile per questo dottore?
Rimediamo un camice bianco, sporchiamolo di pomodoro e inondiamo le strade!
Questa sarebbe l'unica risposta degna.
Mentre i social si nutrono di tifoserie accecate, propaganda brutale e narrazioni taroccate a uso e consumo dei troll, c’è una realtà oggettiva che non si può ignorare. Il Dr. Hussam Abu Safiya è uno dei migliori pediatri della Striscia di Gaza. Un uomo che ha onorato il giuramento di Ippocrate fino in fondo, curando i bambini sotto le bombe. Oggi si trova rinchiuso, torturato e in isolamento. L'accusa? Nessuna. La stessa Corte Suprema israeliana ha ammesso che è detenuto senza nessuna accusa formale e senza un processo. Per giustificare l'indifendibile, la macchina del fango spaccia una vecchia foto del 2016 – in cui indossa la regolare divisa d’ordinanza dei servizi sanitari – per una tuta militare.
Non mi importa dei like o di quanti capiranno questo post. C'è una minoranza invisibile che si rifiuta di anestetizzare il cuore e di accettare lo squallore della disinformazione. Questo testo è per loro, ed è per lui.
A proposito: per chiunque voglia verificare la verità prima di bersi le fake news dei troll, il suo profilo Instagram ufficiale è ancora online, gestito ora dalla famiglia. Scorrendo a ritroso, troverete l'intero diario visivo dei suoi anni passati in corsia tra incubatrici, camici bianchi e neonati. La storia non si cancella con un commento falso.
Questo è il link al suo account:
https://www.instagram.com/dr.hussam73/
#FreeDrHussamAbuSafiya
#FreeDrHussamAbuSafiyeh
#HussamAbuSafiya
#DirittiUmani
#LiberateIlPersonaleMedico
H. S.
Ma cosa facciamo di davvero utile per questo dottore?
Rimediamo un camice bianco, sporchiamolo di pomodoro e inondiamo le strade!
Questa sarebbe l'unica risposta degna.
Mentre i social si nutrono di tifoserie accecate, propaganda brutale e narrazioni taroccate a uso e consumo dei troll, c’è una realtà oggettiva che non si può ignorare. Il Dr. Hussam Abu Safiya è uno dei migliori pediatri della Striscia di Gaza. Un uomo che ha onorato il giuramento di Ippocrate fino in fondo, curando i bambini sotto le bombe. Oggi si trova rinchiuso, torturato e in isolamento. L'accusa? Nessuna. La stessa Corte Suprema israeliana ha ammesso che è detenuto senza nessuna accusa formale e senza un processo. Per giustificare l'indifendibile, la macchina del fango spaccia una vecchia foto del 2016 – in cui indossa la regolare divisa d’ordinanza dei servizi sanitari – per una tuta militare.
Non mi importa dei like o di quanti capiranno questo post. C'è una minoranza invisibile che si rifiuta di anestetizzare il cuore e di accettare lo squallore della disinformazione. Questo testo è per loro, ed è per lui.
A proposito: per chiunque voglia verificare la verità prima di bersi le fake news dei troll, il suo profilo Instagram ufficiale è ancora online, gestito ora dalla famiglia. Scorrendo a ritroso, troverete l'intero diario visivo dei suoi anni passati in corsia tra incubatrici, camici bianchi e neonati. La storia non si cancella con un commento falso.
Questo è il link al suo account:
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#FreeDrHussamAbuSafiyeh
#HussamAbuSafiya
#DirittiUmani
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H. S.
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Cagliari: la memoria vandalizzata, un'intimidazione in piazza, un contesto che non possiamo ignorare
Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata trovata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell'eccidio di Sabra e Shatila: circa 3000 persone, in gran parte donne, anziani e bambini, uccise a Beirut nel 1982 con la complicità, ammessa dalla stessa Israele, del suo esercito allora occupante. Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità.
Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata avvicinata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Con fare aggressivo, a distanza ravvicinata, hanno intimato loro di togliere la bandiera gridando "terroristi di Hamas go home", fino a mimare un gesto di sputo. Solo dopo l'intervento di altri passanti si sono allontanate.
Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio: l'arrivo a Cagliari-Elmas di voli diretti da Tel Aviv, con a bordo - secondo quanto riportato da più testate e denunciato dalle associazioni del territorio - gruppi legati a riservisti dell'esercito israeliano, ospitati in resort dell'isola sotto scorta delle forze dell'ordine italiane.
Leggiamo questi fatti come espressioni di una stessa logica: negare i diritti dei palestinesi e voler imporre, anche con la forza, la propria pretesa superiorità anche nella nostra città. È il sionismo: il progetto politico suprematista che ha fondato lo Stato di Israele, espressione del colonialismo di insediamento europeo.
Non stiamo dicendo che chi arriva su quei voli sia sospettabile per il solo fatto di provenire da Israele. Chiediamo però alle autorità italiane competenti di fare ciò che è previsto dal diritto internazionale oltre che dal buon senso: verificare, tra chi entra nel Paese, l'eventuale presenza di persone raggiunte da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l'umanità, così come richiesto dalla Corte Penale Internazionale.
Una città che accoglie non può chiudere gli occhi: né davanti a chi vorrebbe cancellare la memoria di un massacro, né davanti a chi pensa di poter dare ordini anche qui, né davanti alla logica che rende questi fatti possibili.
Continueremo a ricordare Sabra e Shatila, a stare nelle piazze, a portare quella bandiera
Sardegna Palestina
Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata trovata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell'eccidio di Sabra e Shatila: circa 3000 persone, in gran parte donne, anziani e bambini, uccise a Beirut nel 1982 con la complicità, ammessa dalla stessa Israele, del suo esercito allora occupante. Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità.
Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata avvicinata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Con fare aggressivo, a distanza ravvicinata, hanno intimato loro di togliere la bandiera gridando "terroristi di Hamas go home", fino a mimare un gesto di sputo. Solo dopo l'intervento di altri passanti si sono allontanate.
Questi episodi si inseriscono in un contesto più ampio: l'arrivo a Cagliari-Elmas di voli diretti da Tel Aviv, con a bordo - secondo quanto riportato da più testate e denunciato dalle associazioni del territorio - gruppi legati a riservisti dell'esercito israeliano, ospitati in resort dell'isola sotto scorta delle forze dell'ordine italiane.
Leggiamo questi fatti come espressioni di una stessa logica: negare i diritti dei palestinesi e voler imporre, anche con la forza, la propria pretesa superiorità anche nella nostra città. È il sionismo: il progetto politico suprematista che ha fondato lo Stato di Israele, espressione del colonialismo di insediamento europeo.
Non stiamo dicendo che chi arriva su quei voli sia sospettabile per il solo fatto di provenire da Israele. Chiediamo però alle autorità italiane competenti di fare ciò che è previsto dal diritto internazionale oltre che dal buon senso: verificare, tra chi entra nel Paese, l'eventuale presenza di persone raggiunte da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l'umanità, così come richiesto dalla Corte Penale Internazionale.
Una città che accoglie non può chiudere gli occhi: né davanti a chi vorrebbe cancellare la memoria di un massacro, né davanti a chi pensa di poter dare ordini anche qui, né davanti alla logica che rende questi fatti possibili.
Continueremo a ricordare Sabra e Shatila, a stare nelle piazze, a portare quella bandiera
Sardegna Palestina
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I funerali Khamenei: la terza sconfitta Usa nella guerra all'Iran
Secondo i media iraniani nei sei giorni di lutto hanno partecipato oltre 40 milioni di persone, cifra che i media occidentali hanno cercato in tutti i modi di sminuire, come denota il fatto che tanti hanno riferito, a dispetto di immagini inoppugnabili, di "migliaia" di persone.
Si può azzardare con un certo grado di certezza che i funerali dell’ayatollah Alì Khamenei sono stati i più partecipati della storia, imparagonabili per numero di convenuti con quelli di altri leader occidentali recenti, politici o spirituali che siano, e, a quanto pare, anche con altri del passato (escludiamo quelli più antichi, che non potevano avvalersi per attirare le folle di mezzi di comunicazione efficaci).
Secondo i media iraniani nei sei giorni di lutto hanno partecipato oltre 40 milioni di persone, cifra che i media occidentali hanno cercato in tutti i modi di sminuire, come denota il fatto che tanti hanno riferito, a dispetto di immagini inoppugnabili, di “migliaia” di persone.
Certo, le cifre iraniane potrebbero essere esagerate, ma sicuramente siamo ben oltre i 2 milioni di persone che parteciparono ai funerali di Ghandi e ai 3 milioni di quelli di Giovanni Paolo II, per citare due eventi funebri tra i più partecipati.
Un media autorevole come il Financial Times ha scritto di una cifra che sarebbe oscillata tra i 12 e i 15 milioni, numeri lontani da quelli comunicati da Teheran, ma pur sempre altissimi.
Non solo i numeri, la stampa occidentale ha anche sminuito la genuinità della partecipazione. Sul punto, appare più che convincente la smentita del Guardian: “Sarebbe errato considerare i partecipanti alla processione come robot in forma umana o come poveri cittadini bisognosi di un panino gratuito. Molti di essi erano persone istruite che volevano manifestare la loro opposizione a quello che consideravano l’omicidio extragiudiziale del loro leader, a prescindere dalle loro opinioni generali sul regime”.
Partecipare al funerale è stato anche un moto di ribellione per le vittime e i danni inflitti all’Iran dall’aggressione illegittima e ingiustificata di Stati Uniti e Israele, un modo per lanciare un messaggio al mondo per l’ingiustizia e la prepotenza subite.
Quanto alle vittime di guerra, che hanno suscitato tanta indignazione popolare, val la pena indugiare su un facile parallelo: le vittime civili in Iran secondo Human Rights Activists in Iran (HRANA), un’organizzazione non governativa con sede negli Stati Uniti, sono state almeno 1.701 (ma non sono state identificate oltre 700 vittime).
Tali decessi sono stati registrati dal 28 febbraio al 7 aprile 2026, ultimo giorno prima del cosiddetto cessate il fuoco, cioè in soli 39 giorni di conflitto; mentre le vittime civili in Ucraina registrate da febbraio 2022 a maggio 2026, cioè in oltre 4 anni di guerra e con attacchi anche più massivi, sono state 16.126…
La partecipazione in massa del popolo iraniano ai funerali dell’ayatollah segna la seconda sconfitta degli States e di Israele: da decenni i media consegnati al regime-change iraniano parlano di una governance invisa alla popolazione, di un ayatollah odiato.
Al di là della veridicità o meno di tale narrazione, resta che tale partecipazione ne è uno scacco. Mai l’Iran è stato più coeso di così (ovvio che, come in ogni Stato, ci sia un’opposizione, ma quella che si registra negli States o in Israele, per fare solo due esempi, è molto più consistente…).
Dopo la sconfitta registrata nello scontro aperto, questa è la seconda sconfitta degli aggressori, sicuri che l’attacco a sorpresa e l’assassinio in massa delle massime autorità dello Stato, anzitutto l’ayatollah, avrebbero innescato un regime-change. È avvenuto l’esatto contrario.
Infine, il funerale di Khamenei ha inferto un ulteriore vulnus agli aggressori, stavolta in Iraq, dove si è svolta una parte della cerimonia funebre con la salma portata in processione nei luoghi santi sciiti. Anche qui una “folla immensa” di iracheni, come rilevava la Rai, si è stretta all’ayatollah.
Secondo i media iraniani nei sei giorni di lutto hanno partecipato oltre 40 milioni di persone, cifra che i media occidentali hanno cercato in tutti i modi di sminuire, come denota il fatto che tanti hanno riferito, a dispetto di immagini inoppugnabili, di "migliaia" di persone.
Si può azzardare con un certo grado di certezza che i funerali dell’ayatollah Alì Khamenei sono stati i più partecipati della storia, imparagonabili per numero di convenuti con quelli di altri leader occidentali recenti, politici o spirituali che siano, e, a quanto pare, anche con altri del passato (escludiamo quelli più antichi, che non potevano avvalersi per attirare le folle di mezzi di comunicazione efficaci).
Secondo i media iraniani nei sei giorni di lutto hanno partecipato oltre 40 milioni di persone, cifra che i media occidentali hanno cercato in tutti i modi di sminuire, come denota il fatto che tanti hanno riferito, a dispetto di immagini inoppugnabili, di “migliaia” di persone.
Certo, le cifre iraniane potrebbero essere esagerate, ma sicuramente siamo ben oltre i 2 milioni di persone che parteciparono ai funerali di Ghandi e ai 3 milioni di quelli di Giovanni Paolo II, per citare due eventi funebri tra i più partecipati.
Un media autorevole come il Financial Times ha scritto di una cifra che sarebbe oscillata tra i 12 e i 15 milioni, numeri lontani da quelli comunicati da Teheran, ma pur sempre altissimi.
Non solo i numeri, la stampa occidentale ha anche sminuito la genuinità della partecipazione. Sul punto, appare più che convincente la smentita del Guardian: “Sarebbe errato considerare i partecipanti alla processione come robot in forma umana o come poveri cittadini bisognosi di un panino gratuito. Molti di essi erano persone istruite che volevano manifestare la loro opposizione a quello che consideravano l’omicidio extragiudiziale del loro leader, a prescindere dalle loro opinioni generali sul regime”.
Partecipare al funerale è stato anche un moto di ribellione per le vittime e i danni inflitti all’Iran dall’aggressione illegittima e ingiustificata di Stati Uniti e Israele, un modo per lanciare un messaggio al mondo per l’ingiustizia e la prepotenza subite.
Quanto alle vittime di guerra, che hanno suscitato tanta indignazione popolare, val la pena indugiare su un facile parallelo: le vittime civili in Iran secondo Human Rights Activists in Iran (HRANA), un’organizzazione non governativa con sede negli Stati Uniti, sono state almeno 1.701 (ma non sono state identificate oltre 700 vittime).
Tali decessi sono stati registrati dal 28 febbraio al 7 aprile 2026, ultimo giorno prima del cosiddetto cessate il fuoco, cioè in soli 39 giorni di conflitto; mentre le vittime civili in Ucraina registrate da febbraio 2022 a maggio 2026, cioè in oltre 4 anni di guerra e con attacchi anche più massivi, sono state 16.126…
La partecipazione in massa del popolo iraniano ai funerali dell’ayatollah segna la seconda sconfitta degli States e di Israele: da decenni i media consegnati al regime-change iraniano parlano di una governance invisa alla popolazione, di un ayatollah odiato.
Al di là della veridicità o meno di tale narrazione, resta che tale partecipazione ne è uno scacco. Mai l’Iran è stato più coeso di così (ovvio che, come in ogni Stato, ci sia un’opposizione, ma quella che si registra negli States o in Israele, per fare solo due esempi, è molto più consistente…).
Dopo la sconfitta registrata nello scontro aperto, questa è la seconda sconfitta degli aggressori, sicuri che l’attacco a sorpresa e l’assassinio in massa delle massime autorità dello Stato, anzitutto l’ayatollah, avrebbero innescato un regime-change. È avvenuto l’esatto contrario.
Infine, il funerale di Khamenei ha inferto un ulteriore vulnus agli aggressori, stavolta in Iraq, dove si è svolta una parte della cerimonia funebre con la salma portata in processione nei luoghi santi sciiti. Anche qui una “folla immensa” di iracheni, come rilevava la Rai, si è stretta all’ayatollah.
Piccole Note
I funerali Khamenei: la terza sconfitta Usa nella guerra all'Iran
Si può azzardare con un certo grado di certezza che i funerali dell'ayatollah Alì Khamenei sono stati i più partecipati della storia, imparagonabili per
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Tale folla segnala la terza e bruciante sconfitta strategica di Stati Uniti e Israele, che dall’invasione dell’Iraq del 1990 e con l’invasione del 2003 erano certi di fare del Paese mediorientale una colonia occidentale avversa all’Iran. Le moltitudini recatesi a rendere omaggio alla salma di Khamenei indicano chiaramente che non gli è andata bene.
Quanto al momento attuale, tutto è sospeso. Dopo due giorni di fuoco incrociato, la notte tra il 9 e il 10 luglio non ha registrato nessuna nuova fiammata. Trump sta decidendo il da farsi consultandosi con i suoi collaboratori.
Un momento di sospensione che il presidente ha accompagnato con un messaggio ambiguo: “La Repubblica islamica dell’Iran ci ha chiesto di continuare i ‘colloqui’. Abbiamo accettato, ma gli Stati Uniti hanno dichiarato loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è FINITO!” Cosa voglia dire non lo sa neanche lui…
Intanto, Israele preme per la ripresa del conflitto su larga scala. Di ieri la telefonata Trump-Netanyahu e l’annuncio che l’aviazione israeliana è pronta ad accompagnare i raid aerei degli Stati Uniti. Un pressing che corre in parallelo con l’indiscrezione gridata ai quattro venti che Tel Aviv avrebbe avvertito Trump di un complotto iraniano per ucciderlo.
Una notizia la cui veridicità è pari a zero, ma non per questo è priva di peso, come insegnano le manipolazioni che hanno innescato o accompagnato tante guerre, basti pensare alle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam o all’inesistente programma iraniano per produrre una bomba atomica.
Peraltro, la notizia va probabilmente letta a vari livelli, cioè secondo le diverse modalità con cui si può interpretare la frase: “Israele avverte Trump”.
di Davide Malacaria
#TGP #Usa #Iran
Fonte: https://www.piccolenote.it/mondo/i-funerali-khamenei-la-terza-sconfitta-usa-nella-guerra-alliran
Quanto al momento attuale, tutto è sospeso. Dopo due giorni di fuoco incrociato, la notte tra il 9 e il 10 luglio non ha registrato nessuna nuova fiammata. Trump sta decidendo il da farsi consultandosi con i suoi collaboratori.
Un momento di sospensione che il presidente ha accompagnato con un messaggio ambiguo: “La Repubblica islamica dell’Iran ci ha chiesto di continuare i ‘colloqui’. Abbiamo accettato, ma gli Stati Uniti hanno dichiarato loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è FINITO!” Cosa voglia dire non lo sa neanche lui…
Intanto, Israele preme per la ripresa del conflitto su larga scala. Di ieri la telefonata Trump-Netanyahu e l’annuncio che l’aviazione israeliana è pronta ad accompagnare i raid aerei degli Stati Uniti. Un pressing che corre in parallelo con l’indiscrezione gridata ai quattro venti che Tel Aviv avrebbe avvertito Trump di un complotto iraniano per ucciderlo.
Una notizia la cui veridicità è pari a zero, ma non per questo è priva di peso, come insegnano le manipolazioni che hanno innescato o accompagnato tante guerre, basti pensare alle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam o all’inesistente programma iraniano per produrre una bomba atomica.
Peraltro, la notizia va probabilmente letta a vari livelli, cioè secondo le diverse modalità con cui si può interpretare la frase: “Israele avverte Trump”.
di Davide Malacaria
#TGP #Usa #Iran
Fonte: https://www.piccolenote.it/mondo/i-funerali-khamenei-la-terza-sconfitta-usa-nella-guerra-alliran
Piccole Note
I funerali Khamenei: la terza sconfitta Usa nella guerra all'Iran
Si può azzardare con un certo grado di certezza che i funerali dell'ayatollah Alì Khamenei sono stati i più partecipati della storia, imparagonabili per
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Sii consapevole -Gaza
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📍Video generato dall'intelligenza artificiale adesca le donne di Gaza
❌ L'account paltok.live su Facebook ha pubblicato un video di una ragazza straniera, che si presenta come una giornalista palestinese di Gaza, e chiede alle donne di Gaza di contattarla per segnalare qualsiasi tentativo di sfruttamento o molestia.
✅ Dopo verifiche tecniche, è emerso che il video è falso e privo di fondamento; è stato generato tramite tecniche di intelligenza artificiale.
👈 La piattaforma "Khallek Wa'ei" segnala che l'occupazione sta ricorrendo a coperture mediatiche o umanitarie per raccogliere informazioni sui palestinesi, da un lato, e dall'altro per diffondere messaggi di demonizzazione e delegittimazione della resistenza.
🏷 Khallek Wa'ei.. La ricerca della verità
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❌ L'account paltok.live su Facebook ha pubblicato un video di una ragazza straniera, che si presenta come una giornalista palestinese di Gaza, e chiede alle donne di Gaza di contattarla per segnalare qualsiasi tentativo di sfruttamento o molestia.
✅ Dopo verifiche tecniche, è emerso che il video è falso e privo di fondamento; è stato generato tramite tecniche di intelligenza artificiale.
👈 La piattaforma "Khallek Wa'ei" segnala che l'occupazione sta ricorrendo a coperture mediatiche o umanitarie per raccogliere informazioni sui palestinesi, da un lato, e dall'altro per diffondere messaggi di demonizzazione e delegittimazione della resistenza.
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MEDIO ORIENTE
Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato una sorta di 'lista nera' con le foto dei responsabili della morte dell'ayatollah Ali Khamenei, tra cui Giorgia Meloni in uniforme arancione da carcerata
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/07/11/quotidiano-iran-meloni-nella-lista-nera-dei-responsabili-della-morte_f6fb4923-2d40-485d-9852-082b1159c51e.html
Il quotidiano iraniano Hamshari ha pubblicato una sorta di 'lista nera' con le foto dei responsabili della morte dell'ayatollah Ali Khamenei, tra cui Giorgia Meloni in uniforme arancione da carcerata
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/07/11/quotidiano-iran-meloni-nella-lista-nera-dei-responsabili-della-morte_f6fb4923-2d40-485d-9852-082b1159c51e.html
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Forwarded from L'Indipendente
Torino, sorveglianza speciale per due giovani “colpevoli” di aver manifestato per Gaza
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L'INDIPENDENTE
Torino, sorveglianza speciale per due giovani “colpevoli” di aver manifestato per Gaza
Si è svolta al tribunale di Torino la prima udienza sulla richiesta di sorveglianza speciale avanzata dalla questura contro Sara e Stefano, due giovani attivisti che nei mesi scorsi hanno partecipato alle manifestazioni per la Palestina. Nelle prossime settimane…
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Questo è uno degli italo-israeliani sionisti arruolati per uccidere
Il suo nome è LEONARDO ASENI, nato a Milano nel 1988, è entrato nell’esercito sionista nel 2013 e si è specializzato come tiratore scelto della brigata Golani (unità d’élite dell’esercito sionista). Emigrato in Israele ha combattuto nel nord della Palestina occupata e nella Striscia di Gaza.
Assieme alla sua Brigata si è macchiato di numerosi crimini di guerra tra cui il massacro dei paramedici a Rafah, avvenuto nel marzo 2025, quando i soldati della Brigata Golani aprirono il fuoco su convogli di ambulanze, uccidendo 15 operatori sanitari.
Secondo le inchieste, le ambulanze viaggiavano su una rotta concordata ma furono trucidati e i veicoli e i corpi furono sepolti in una fossa comune nel tentativo di occultare l'episodio.
(Letizia Avila)
Al Giornale dichiarava il 30 ottobre 2023: “Adesso qui siamo compatti, dispiegati in gran numero; siamo di nuovo noi Golani, l'unità mitologica di cui fin da ragazzino sognavo di far parte, ci rivediamo ma con un affetto che non ci si può immaginare”.
Quell’unità “mitologica”, per capirci, macchiatasi di numerosi crimini di guerra tra cui spicca il massacro dei paramedici a Rafah, avvenuto nel marzo 2025, quando soldati della Brigata Golani aprirono il fuoco su convogli di ambulanze, uccidendo 15 operatori sanitari. Secondo le inchieste, le ambulanze viaggiavano su una rotta concordata, e successivamente i veicoli e i corpi furono sepolti in una fossa comune nel tentativo di occultare l'episodio.
🔴https://www.ilgiornale.it/news/politica/cecchino-milano-confine-libano-non-posso-permettere-che-2233787.html
🔴https://www.theguardian.com/world/2025/apr/12/idf-unit-killing-palestinian-paramedics-golani-brigade?CMP=Share_iOSApp_Other
Silvia P.
Il suo nome è LEONARDO ASENI, nato a Milano nel 1988, è entrato nell’esercito sionista nel 2013 e si è specializzato come tiratore scelto della brigata Golani (unità d’élite dell’esercito sionista). Emigrato in Israele ha combattuto nel nord della Palestina occupata e nella Striscia di Gaza.
Assieme alla sua Brigata si è macchiato di numerosi crimini di guerra tra cui il massacro dei paramedici a Rafah, avvenuto nel marzo 2025, quando i soldati della Brigata Golani aprirono il fuoco su convogli di ambulanze, uccidendo 15 operatori sanitari.
Secondo le inchieste, le ambulanze viaggiavano su una rotta concordata ma furono trucidati e i veicoli e i corpi furono sepolti in una fossa comune nel tentativo di occultare l'episodio.
(Letizia Avila)
Al Giornale dichiarava il 30 ottobre 2023: “Adesso qui siamo compatti, dispiegati in gran numero; siamo di nuovo noi Golani, l'unità mitologica di cui fin da ragazzino sognavo di far parte, ci rivediamo ma con un affetto che non ci si può immaginare”.
Quell’unità “mitologica”, per capirci, macchiatasi di numerosi crimini di guerra tra cui spicca il massacro dei paramedici a Rafah, avvenuto nel marzo 2025, quando soldati della Brigata Golani aprirono il fuoco su convogli di ambulanze, uccidendo 15 operatori sanitari. Secondo le inchieste, le ambulanze viaggiavano su una rotta concordata, e successivamente i veicoli e i corpi furono sepolti in una fossa comune nel tentativo di occultare l'episodio.
🔴https://www.ilgiornale.it/news/politica/cecchino-milano-confine-libano-non-posso-permettere-che-2233787.html
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Silvia P.
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Forwarded from Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
💥💥💥OGGI - LEGGI E CONDIVIDI
🇪🇺⚒ IL CONTROLLO DELLE CHAT DELL'UE È TORNATO
Il regime di Bruxelles tira un trucco prima della pausa estiva
🏛 Oggi il Parlamento ha approvato l'accelerazione di un nuovo voto su "Chat Control 1.0" — il regime che "consente" a Meta, Google, Microsoft ecc. di scansionare volontariamente messaggi/email privati alla ricerca di CSAM (Materiale di Abuso Sessuale su Minori). Era scaduto ad aprile dopo che i deputati europei avevano rifiutato di estenderlo.
🪄 Il trucco: è lo stesso testo che il Parlamento aveva già respinto — ma ora, in "seconda lettura," ci vuole una maggioranza assoluta di tutti i 720 deputati europei (361 voti) per bloccarlo o emendarlo, non solo una maggioranza semplice. Gli astenuti contano come "sì". Se non si raggiunge questa soglia, viene automaticamente adottato, anche senza un vero consenso parlamentare.
➡️ Il voto è fissato per giovedì — l'ultima sessione prima della pausa estiva, quando la partecipazione dei deputati europei è storicamente al minimo. Questo è esattamente il motivo per cui raggiungere i 361 voti "no" è considerato un'impresa ardua.
🤝 Quello che si vota effettivamente: solo la versione volontaria, di messaggi non crittografati. La lotta più grande — la scansione obbligatoria che arriva nelle chat crittografate — è una proposta separata chiamata CSAR (Abuso Sessuale su Minori Regolamento, "Chat Control 2.0"). Costringere i fornitori a scansionare i messaggi di tutti senza possibilità di opt-out, inclusi quelli crittografati — che in pratica significa infrangere o aggirare la crittografia end-to-end. Il CSAR è ancora bloccato nei colloqui triloghi, irrisolti.
🐻 Perdere il voto sullo spionaggio online dei tuoi cittadini? Nessun problema - aspettare che la stanza si svuoti, cambiare le regole di punteggio, spingerlo attraverso — voilà, la "democrazia" dell'UE in sintesi.
(FONTE)
UNISCITI AL CANALE TELEGRAM T.ME/DAVIDE_ZEDDA
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Il regime di Bruxelles tira un trucco prima della pausa estiva
🪄 Il trucco: è lo stesso testo che il Parlamento aveva già respinto — ma ora, in "seconda lettura," ci vuole una maggioranza assoluta di tutti i 720 deputati europei (361 voti) per bloccarlo o emendarlo, non solo una maggioranza semplice. Gli astenuti contano come "sì". Se non si raggiunge questa soglia, viene automaticamente adottato, anche senza un vero consenso parlamentare.
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🔴 L'ufficio di Ahmadinejad risponde alle notizie "false" del NYT
🔺Comunicato: Il 20 maggio, il New York Times ha pubblicato un rapporto completamente falso su Dott. Ahmadinejad. Il giornale ha cercato di sfruttare le sensibilità politiche derivanti dalle minacce militari per destabilizzare l'opinione pubblica e, data la vasta popolarità del Dott. Ahmadinejad tra il pubblico, condurre una guerra psicologica contro la stragrande maggioranza del nobile popolo iraniano.
🔺La mancanza di credibilità del giornale e l'assurdità dello scenario presentato sono state ragioni sufficienti per ignorarlo. Questo giornale, noto per pubblicare notizie false e invenzioni, ha ora, 55 giorni dopo, ripetuto la stessa narrativa vergognosa, cercando di abbellire ciò che definisce una calunnia maliziosa al fine di seminare discordia.
🔺Il giornale è disposto a pubblicare articoli e reportage fabbricati provenienti da individui poco raccomandabili in cambio di denaro. Per dare credibilità alla sua pretesa infondata, il giornale avrebbe affermato che il Dott. Ahmadinejad è agli arresti domiciliari.
🔺Sebbene continuiamo a credere che le accuse, di stampo hollywoodiano, del New York Times non meritino una risposta, alla luce delle delicate circostanze del paese e per prevenire i tentativi dei nemici di creare discordia, respingiamo categoricamente tutte le false affermazioni del giornale, così come le azioni degli individui malintenzionati che si celano dietro questa campagna.
🔺Desideriamo assicurare al amato e onorevole popolo dell'Iran, grande e orgoglioso, che il loro figlio devoto e amato rimane, come sempre, saldo, attivo nelle sue attività quotidiane e al servizio di ognuno di loro.
Ufficio del Dott. Ahmadinejad
14 luglio 2026
IranScreenshot
🔺Comunicato: Il 20 maggio, il New York Times ha pubblicato un rapporto completamente falso su Dott. Ahmadinejad. Il giornale ha cercato di sfruttare le sensibilità politiche derivanti dalle minacce militari per destabilizzare l'opinione pubblica e, data la vasta popolarità del Dott. Ahmadinejad tra il pubblico, condurre una guerra psicologica contro la stragrande maggioranza del nobile popolo iraniano.
🔺La mancanza di credibilità del giornale e l'assurdità dello scenario presentato sono state ragioni sufficienti per ignorarlo. Questo giornale, noto per pubblicare notizie false e invenzioni, ha ora, 55 giorni dopo, ripetuto la stessa narrativa vergognosa, cercando di abbellire ciò che definisce una calunnia maliziosa al fine di seminare discordia.
🔺Il giornale è disposto a pubblicare articoli e reportage fabbricati provenienti da individui poco raccomandabili in cambio di denaro. Per dare credibilità alla sua pretesa infondata, il giornale avrebbe affermato che il Dott. Ahmadinejad è agli arresti domiciliari.
🔺Sebbene continuiamo a credere che le accuse, di stampo hollywoodiano, del New York Times non meritino una risposta, alla luce delle delicate circostanze del paese e per prevenire i tentativi dei nemici di creare discordia, respingiamo categoricamente tutte le false affermazioni del giornale, così come le azioni degli individui malintenzionati che si celano dietro questa campagna.
🔺Desideriamo assicurare al amato e onorevole popolo dell'Iran, grande e orgoglioso, che il loro figlio devoto e amato rimane, come sempre, saldo, attivo nelle sue attività quotidiane e al servizio di ognuno di loro.
Ufficio del Dott. Ahmadinejad
14 luglio 2026
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