Francesca Quibla
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Quds News Network:
"Dagli il tuo passaporto prima che ti arrestiamo".

Il Guardian riferisce che le unità militari israeliane "solo per coloni", note come Hagmar, stanno operando come milizie armate nella Cisgiordania occupata, sfumando la linea tra violenza statale e violenza dei coloni.

Istituite nell'ottobre 2023 mentre l'esercito di occupazione si dispiegava a Gaza, queste unità sono pagate dal governo ma funzionano in gran parte in modo indipendente, spesso guidando attacchi contro i palestinesi e le loro comunità.

Ex riservisti israeliani riferiscono che i membri di Hagmar spesso arrivano per primi agli incidenti, vandalizzando case, colture e bestiame, e a volte attaccando fisicamente i civili, mentre i soldati regolari o seguono la loro guida o stanno a guardare.

Questo sistema ha permesso alla violenza dei coloni di intensificarsi drammaticamente, spostando 29 comunità palestinesi dall'ottobre 2023, quasi una al mese, rispetto a sole quattro nell'anno precedente.

I gruppi per i diritti umani e l'ONU avvertono che queste unità hanno effettivamente trasformato alcuni coloni in vigilanti sostenuti dallo stato.

I membri di Hagmar, inclusi individui con precedenti condanne per violenza, sono armati di fucili d'assalto e godono di un'autorità de facto sui riservisti militari in uniforme.

La loro presenza ha intensificato gli attacchi ai palestinesi, creando un ambiente in cui il rischio di uccisioni e sfollamenti proviene in modo schiacciante dai coloni, mentre ai palestinesi viene negata la protezione.
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Le e-mail del luglio 2011 mostrano che Jeffrey Epstein e un associato di nome Greg Brown hanno discusso piani per estorcere funzionari libici e sequestrare beni statali con il pretesto di aiutare a ricostruire il paese, con il coinvolgimento di ex MI6 e Mossad.

La corrispondenza ha avuto luogo durante la cosiddetta "guerra civile" della Libia, settimane prima che Muammar Gheddafi fosse rimosso dal potere, indicando che i piani erano stati ideati mentre il regime era ancora in controllo.

Prima eliminano la leadership, poi smantellano lo stato, e una volta che le rovine sono complete, tornano sotto la bandiera della "ricostruzione" per saccheggiare ciò che rimane. Questa è l'estrazione in stile cartello 101. Lungo la strada, reclutano i media per fabbricare l'approvazione pubblica e, peggio ancora, la simpatia pubblica, trasformando la distruzione in uno spettacolo morale e il saccheggio in una causa umanitaria.

Marwa Osman
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Al 100% degli indignati non frega un cazzo delle forze dell'ordine, del poliziotto menato. Meno che mai gli importa stabilire una proporzione tra il 99,9% dei manifestanti pacifici e lo 0,1% non pacifico. Figuriamoci poi cercare di capire se si tratta di infiltrati o meno. Questa gente vuol solo che nessuno si frapponga tra loro e il sogno di un mondo fintamente ordinato, una serie interminabile di centri commerciali, palestre, rider, bombe su paesi cattivi, che non saprebbero individuare su una cartina, e manganelli della polizia. Ovviamente fino al giorno in cui le manganellate se le beccheranno loro. A quel punto magari un dubbietto si farà strada in quelle patetiche teste di cazzo che hanno attaccate al collo.

Alberto Scotti
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Sarebbe comodo stare zitti in questo momento o accodarci, come pare stiano facendo quasi tutti, alla narrazione mainstream sui fatti di ieri a Torino.
Ma non lo faremo, perché un altro punto di vista merita di essere espresso.
Anzi, ripartiamo dall’inizio.
Da anni Askatasuna stava portando avanti un percorso alla fine del quale l’edificio occupato sarebbe diventato “Bene Comune”. L’obiettivo era far sì che lo spazio restasse a disposizione degli abitanti del quartiere per portare avanti le attività sociali, solidali e no profit che da decenni vi trovavano casa.
Il 30 gennaio 2024 la giunta comunale di Torino aveva approvato questo iter. Il processo sarebbe andato avanti regolamente se - usando come scusa i fatti avvenuto a La Stampa - le istituzioni non avessero ordinato lo sgombero del centro sociale. Da quel giorno l’intero quartiere è stato militarizzato e molte persone hanno subito misure repressive, in un crescendo di tensione appositamente creata.
Arriviamo a ieri.
Era stato convocato un corteo contro lo sgombero e più in generale contro le politiche repressive del governo. La manifestazione, partecipatissima nonostante i tentativi delle forze dell’ordine di bloccare preventivamente l’arrivo dei manifestanti a Torino, si è snodata per le vie della città.
Lo scopo era raggiungere l’edificio dove sorgeva Askatasuna, in corso regina Margherita, perché - e sì bisogna pure spiegarlo in questo paese - da sempre, ovunque nel mondo, si protesta esattamente nei luoghi delle rivendicazioni. Prima di raggiungere Corso Regina Margherita il corteo è stato oggetto di lanci di gas lacrimogeni.
Nonostante ciò i manifestanti hanno continuato ad avanzare e allora la polizia ha caricato il corteo, spezzandolo a metà e spingendo una parte delle persone verso il Lungofiume.
In questo momento si sono verificate le prime violenze delle forze dell’ordine, visibili in foto e video, verso i manifestanti e verso anche alcuni cittadini che semplicemente transitavano nell’area.
Nello stesso contesto si verificano gli scontri tra fdo e alcuni gruppi di persone che tutti i media hanno mostrato, usando però solo immagini selezionate così da costruire un preciso immaginario. Invitiamo a leggere racconto della giornalista Rita Rapisarda che alleghiamo nei commenti.
Ora un qualsiasi giornalista serio farebbe queste domande.
Perché Askatasuna è stato sgomberato se stava portando avanti da anni un processo di “legalizzazione”? Perché non si è permesso al corteo di ieri di arrivare davanti all’edificio e si è deciso di caricarlo e spezzarlo? Perché in italia chi dovrebbe avere come obiettivo il mantenimento dell’ordine pubblico crea i presupposti perché questo non avvenga?
Le risposte noi le sappiamo. L’obiettivo resta sempre lo stesso: criminalizzare i movimenti sociali, creare capri espiatori e aprire la porta a nuove misure repressive che puntualmente arriveranno. Quello che non arriverà sono gli interventi sociali, i servizi, lavoro e salari dignitosi.
Diritti per cui comunque continueremo a scendere in piazza.

Cronache Ribelli
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Forwarded from byebyeunclesam
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Gli iraniani credono che la diffusione dei file su Epstein aumenti le possibilità di un attacco statunitense – Mohammad Marandi

Gli osservatori dello scandalo Epstein in Iran stanno stabilendo un legame tra l'ultima diffusione di file dannosi — che implicano figure vicine al Team Trump — e una maggiore probabilità di un'azione militare statunitense contro il Paese, secondo il politologo iraniano Mohammad Marandi.

💬 "Il governo [iraniano] e le forze armate, lo Stato, stanno lavorando partendo dal presupposto che ci sarà un attacco", ha dichiarato Marandi recentemente al podcast Sabby Sabs, aggiungendo che gli iraniani lo aspettano quotidianamente.

📑 L'ultima diffusione di file relativi a Epstein ha gettato nuova luce sull'influenza di Israele e del Mossad sulla politica estera di Washington. Le rivelazioni, sostengono i critici, rafforzano la percezione di Donald Trump come una figura politica di facciata, mentre suo genero Jared Kushner è visto come il vero architetto della politica mediorientale all'interno dell'amministrazione Trump. Un attacco contro l'Iran potrebbe funzionare come una classica distrazione da uno scandalo interno crescente.

https://t.me/geopolitics_prime/63846

Geopolitics_prime
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Siamo un paese imbarazzante, la barzelletta e caricatura di sé stesso.

Uno pensa di aver raggiunto il fondo ogni volta, e invece ogni volta si scava sempre di più.. Che imbarazzo.
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I fatti di Torino mostrano chiaramente che la torsione autoritaria avviata nelle nostre società occidentali a partire dal 2020, con l'epoca delle emergenze infinite da fronteggiare mediante militarizzazione degli stati, è giunta alla fase finale.
Chi parli ancora di sinistra e destra, in questo contesto, o, peggio chi continui ad abbeverarsi alla sorgente infinita delle falsità di regime, mostra chiaramente di non aver ancora compreso nulla della vita. E me ne dispiaccio sinceramente, oggi che è davvero molto semplice mettere ogni tassello al posto giusto.
E perché mai l'ulteriore pantomima di cui abbiamo tutti visto le immagini ?- ricordo di aver assistito raramente ad una narrazione così maldestra.
Perché è il segnale chiaro ed inequivocabile che gli spazi per il dissenso sono terminati e che, da adesso in avanti, chi voglia contestare, protestare, opporsi, chiedere ragione, rivendicare il proprio diritto ad un'opinione eterodossa o ad una vita più degna, sarà falciato senza pietà.
Giungeranno gli ICE anche qui, non temete, e saranno salutati dagli inconsapevoli - figli spuri di ogni consesso umano - allo stesso modo in cui essi hanno salutato nel corso degli anni ogni tentativo da parte del potere, spesso riuscito, di erodere diritti e di restaurare lo status quo, con contenimento delle masse ed il bastone senza carota della repressione hic et nunc.
Lo dicevamo fin dall'inizio: guardate che Gaza ci riguarda più di quanto possiamo mai immaginare. È un concetto che avrebbe dovuto conquistare anche i refrattari all'umanità e le anime morte. Perché Gaza è un paradigma ed un monito sul mondo che verrà. Perché Gaza è lo stivale schiacciato su un volto umano a cui non abbiamo voluto e saputo opporci. Perché Gaza è il promemoria di ciò che accadrà quando il sangue comincerà a scorrere anche nelle nostre piazze: assolutamente nulla, perché l'impunità del potere,, e la sua arroganza, sono ormai corollari incontestabili ed incontrastati.
Lo dimostra la sostanziale acquiescenza con cui abbiamo accolto la notizia di un occidente governato da forze malefiche, dedite al crimine.
E forse è proprio questo il senso di ciò che sta. accadendo. Assuefarsi alla sensazione di impotenza. Digerire la propria condizione di orfani della certezza del diritto, unico baluardo contro gli abusi del potere. Indulgere nelle distrazioni che ci vengono lanciate, a mo' di osso, e mancare sempre il punto.
Siamo oltre ogni possibile immaginazione. Il Male si è palesato senza più filtri. L'assalto all'Iran e la distruzione di Al-Aqsa, vero obiettivo di questa accolita di folli, sempre più vicine.

#GlobalizeTheIntifada
rossellaahmad
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Non dovremmo sorprenderci davanti a quanto emerso dagli "Epstein Files".
È solo naturale che gli autori di massacri, violenze e crimini ai danni di interi popoli, dall'Iraq a Gaza, dalla Jugoslavia al Donbass, si comportino allo stesso modo nella loro vita privata.
Un'ulteriore prova della decadenza della borghesia finanziaria sulla quale si fonda l'egemonia statunitense.

Risorgere
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Il prigioniero rilasciato Khaled Al-Saifi dal campo di Dheisheh a Betlemme è asceso al martirio.

Il suo martirio arriva solo una settimana dopo il suo rilascio dalle prigioni di "Israele", dove era stato detenuto in condizioni critiche. Durante il suo tempo nelle prigioni sioniste, Al-Saifi ha sofferto di fibrosi polmonare acuta e ha perso la capacità di camminare, trascorrendo tutta la sua detenzione nella cosiddetta clinica della prigione di Ramla.

Questa è stata la seconda volta che Al-Saifi è stato arrestato durante la guerra di genocidio in corso. In entrambe le occasioni è stato rilasciato in condizioni critiche, un risultato diretto della negligenza medica sistematica e delle terribili condizioni affrontate dai nostri prigionieri all'interno del sistema carcerario dell'occupazione.

Gloria ai martiri.

Resistance News Network

Sono vicina alla famiglia ❤️
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