Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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Iran International, una delle fonti privilegiate dei media occidentali sull’Iran (seconda parte)

Durante le rivolte del 2022-2023, il canale è diventato il principale centro di comando del movimento Donna Vita Libertà, normalizzando attivamente l'uccisione delle forze di sicurezza e gli appelli alla guerra civile, arrivando addirittura a organizzare scioperi e proteste, pubblicizzandone luoghi e orari.

Il governo iraniano ha designato il canale come organizzazione terroristica e presentato perfino una denuncia ufficiale alle autorità radiotelevisive britanniche, poiché l’emittente aveva sede a Londra; le autorità britanniche hanno tuttavia dichiarato di non aver trovato nulla di inadeguato nei contenuti del canale. Poche settimane prima del riavvicinamento tra Iran e Arabia Saudita dell'inizio del 2023, il canale si è spostato da Londra a Washington, negli Stati Uniti. Successivamente, nel settembre del 2023, l’ex direttore della BBC Persian ha rivelato che il controllo e il finanziamento di Iran International erano stati trasferiti dal governo dell’Arabia Saudita a quello di Israele.

Sul ruolo di questa emittente è stato alquanto esplicito anche il noto giornalista israeliano Barak Ravid: “Il Mossad sta usando piuttosto regolarmente questo canale per la sua guerra dell'informazione”.

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Seyed Mohammad Marandi, docente all'Università di Teheran:

Gli alleati degli Stati Uniti - Al-Qaeda di Jolani o le SDF - hanno liberato tutti i prigionieri dell'ISIS.

Qual è il nuovo piano dell'impero del male
?”

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"Operazione Re": smascherata precocemente e completamente sventata dai Pasdaran

Hussein Murtada (Al-Binaa)

Recenti dati sulla sicurezza rivelano il fallimento di quella che è stata soprannominata "Operazione Re", un progetto di opposizione su larga scala in fase di sviluppo da diversi anni con l'obiettivo di plasmare l'era post-Repubblica Islamica in Iran, sostenuto e diretto dall'estero. Le informazioni indicano che i servizi di sicurezza iraniani sono stati in grado di rilevare questo progetto fin dalle sue prime fasi, consentendo loro di tracciarne le fila e scoprirne le reti prima che raggiungesse la fase di attuazione.

In prima linea in questa operazione c'è una donna di nome Nazanin Bradaran, laureata in giurisprudenza e conosciuta negli ambienti organizzativi con diversi alias, tra cui "Raha" e "Barham". Secondo i dati, Bradaran ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione della struttura politica del progetto, in quanto responsabile della stesura di una costituzione per l'era post-regime. Questa costituzione avrebbe dovuto essere presentata in seguito come fronte politico durante il caotico periodo di transizione.

Le informazioni indicano anche che Bradaran, mentre risiedeva negli Stati Uniti, ha ricevuto indicazioni dirette da Adam Lovinger, un ufficiale dell'intelligence del Dipartimento della Difesa statunitense che in precedenza aveva partecipato alla stesura della costituzione irachena ed è considerato una delle figure più importanti coinvolte nella campagna di "massima pressione" contro l'Iran. Dopo aver finalizzato la bozza di costituzione, l'organizzazione ha compiuto un passo senza precedenti: ha annunciato pubblicamente i canali di comunicazione con l'entità sionista e ha organizzato visite e incontri con funzionari sionisti per discutere scenari per il rovesciamento del regime iraniano. Secondo quanto riportato, Reza Pahlavi ha partecipato a queste attività ed è stato preparato un documento strategico completo, considerato una tabella di marcia per l'operazione. L'attuazione era prevista tra il 2025 e l'inizio del 2026, parallelamente agli sforzi per ottenere il riconoscimento internazionale di un governo alternativo di opposizione.

Sul fronte mediatico, è stato stanziato un budget di circa 500.000 dollari per istituire quello che è stato definito un "cyber esercito", volto a distorcere l'immagine della Repubblica Islamica e a influenzare l'opinione pubblica sia a livello nazionale che internazionale. Questo è stato accompagnato da sforzi politici e mediatici per coltivare relazioni con funzionari americani e sionisti noti per le loro posizioni ostili nei confronti dell'Iran.

Secondo fonti di sicurezza, questi piani non hanno raggiunto la fase finale. Le attività dell'organizzazione e i movimenti dei suoi membri sono stati attentamente monitorati fin dalle prime fasi, nell'ambito di una strategia volta a scoprire l'intera rete piuttosto che a disattivarla parzialmente. Si stima che la fase successiva rivelerà ulteriori informazioni di grande importanza.

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Peccato che Riina è morto, altrimenti lo si poteva inserire nella Commissione parlamentare antimafia.

Renato Russo
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Curdi e jihadisti, le prostitute degli imperial-sionisti, si stanno azzuffando tra di loro.
Che spettacolo!
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Che bel concentrato di sterco! Tutti presenti!
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I Rolex dei sauditi però gli sono piaciuti, eh?

Ad ogni modo, non è dissonanza cognitiva, è obbedienza interiorizzata.
Il potere decide chi è "barbaro" e chi è alleato e i "valori" è solo un vocabolo elegante con cui mascherano un sistema egemonico criminale.
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Forwarded from Giuseppe Salamone
Se fosse stato Hamas a uccidere 11 israeliani o se tutto ciò fosse successo adesso in Iran, a quest'ora avremmo le edizioni straordinarie.

Altri tre giornalisti sono stati appena uccisi dallo Stato terrorista di israele: Mohammed Qeshta, Abd al-Rauf Shaath e Anas Gneim.

Lavoravano per il Comitato egiziano per gli aiuti a Gaza e quando sono stati ammazzati, colpiti da un raid dell'esercito "più morale del mondo", stavano filmando un accampamento allestito nella zona di al-Zahra, nella Striscia di Gaza.

Solo oggi israele ha ammazzato 11 Palestinesi, tra cui tre persone della stessa famiglia compreso un bambino. Ma queste morti non fanno notizia, non creano indignazione. Mica sono come quei morti che come sciacalli li usano per portare avanti una propaganda guerrafondaia e ipocrita...

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Iran, gruppo separatista curdo confessa: "Abbiamo ucciso civili e poliziotti durante proteste per destabilizzare Paese e favorire regime-change".

Secondo Teheran e fonti regionali, gruppi curdi armati e intelligence straniere come CIA, Mossad e MI6, avrebbero sfruttato le proteste per destabilizzare l’Iran e favorire un cambio di regime

https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/764112/iran-gruppo-separatista-curdo-confessa-abbiamo-ucciso-civili-e-poliziotti-durante-proteste-per-destabilizzare-paese-e-favorire-regime-change.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook&fbclid=IwVERDUAPd2l5leHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR72l8ndbeSJy0sacsisdMN4EU67X57V79Nox9LZ_niGydar_2-W6OuP3smtMg_aem_QQvT9-SuDFxQ30fN4E3ztg
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Il 21 gennaio 1994 moriva Basil al Assad. In vita fu ingegnere, colonnello, paracadutista e cavallerizzo e la speranza della Siria moderna.

Giuseppe C.
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Forwarded from byebyeunclesam
Il boicottaggio internazionale contro il regime sionista produce risultati e sferra un duro colpo all’economia agricola israeliana, ormai vicina al collasso. A renderlo noto è l’emittente televisiva israeliana Kan 11 che, in un report, documenta il crollo delle esportazioni di frutta, in particolare verso i mercati europei.
“Non vogliono i nostri prodotti - ha dichiarato un agricoltore nel documentario – e in Europa ci contattano solo nel caso in cui non ci siano alternative altrove, altrimenti ci evitano”.
Il boicottaggio dei prodotti israeliani come forma di protesta per il genocidio a Gaza non porta però gli israeliani a prendere consapevolezza sulle azioni del regime sionista ma, anzi, alimenta l’odio verso i palestinesi e il disprezzo verso tutti coloro che non sostengono Israele. Secondo un sondaggio dello scorso anno condotto dall’Università Ebraica di Gerusalemme, il 64% della popolazione ritiene che “non ci siano persone innocenti a Gaza”.
Ma ciò che sta effettivamente subendo un duro colpo in Israele non è un settore economico o l'altro, quanto piuttosto il marchio israeliano, che potrebbe non riprendersi.
A complicare ulteriormente la situazione c'è il blocco del Mar Rosso da parte degli Houthi dello Yemen. Nonostante un accordo con gli Stati Uniti del maggio 2025, le interruzioni persistono, costringendo le spedizioni a deviare le rotte intorno all'Africa, con un ritardo di oltre 100 giorni nelle consegne, un aumento dei costi e un degrado della qualità delle esportazioni verso i mercati asiatici, che in precedenza assorbivano gran parte del surplus di frutta di Israele.
Secondo il report della tv israeliana con i racconti degli agricoltori, se fino a qualche anno fa gli agrumi, i manghi, le famose arance di Giaffa e altri prodotti agricoli erano esportati in tutto il mondo, ora restano, in migliaia di tonnellate, sugli alberi o a marcire in terra. Eppure gli intervistati affermano che preferiscono vedere i raccolti andare distrutti piuttosto che considerare l’idea di venderli a Gaza.
(Fonte: https://www.instagram.com/p/DTxRAunCIme/)
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Circa 4.000 iraniani sono stati martirizzati dalle azioni israeliane e americane nel periodo successivo alla Tempesta di al-Aqsa, tra cui alti comandanti, élite e leader. Queste vittime includono l'attacco all'ambasciata di Damasco, l'attacco alle strutture dei Guardiani della Rivoluzione, la guerra del 12 giugno, le attuali rivolte dei Pahlavi, il Porto Shahid Rajai e anche l'attacco al Presidente Raisi.

Eppure vengono a chiedere cosa abbia fatto l'Iran...

[Enemy Watch]

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Qui siamo a livello PRO....

Addirittura ha parlato con " la SEGRETARIA del suo oculista che ha il marito a Teheran" .

Niente di meno un filo così diretto?
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Forwarded from Rubio feat Rubio
Hamas:


“Che meraviglia il tuo viso quando si rivela all'improvviso.
La tua autorità' aumenta senza il velo.

Pregano per te angeli e fucili.
E trincee e battaglioni di Al-Qassam”
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🇮🇱 I leader israeliani hanno ufficialmente ammesso che le persone del mondo non sono state ingannate dalla loro propaganda contro Teheran.

Jonathan Greenblatt, CEO della Anti-Defamation League (ADL), un'organizzazione formata per combattere l'antisionismo, ha dichiarato che, nonostante tutta la propaganda contro la Repubblica Islamica dell'Iran, non c'è stata alcuna reazione da parte delle persone dei paesi del mondo contro di essa, e non abbiamo nemmeno assistito ai più piccoli protesti o attività anti-israeliane durante la recente guerra contro Gaza diretta contro l'Iran.

Ha ammesso che, sebbene l'Iran sia stato a lungo in prima linea in questo movimento, anche il Qatar e un numero significativo di altri paesi in tutto il mondo si sono uniti al movimento (antisionista).

Resistance Trench
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Rivoluzioni e rivoluzioni!
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🇸🇾🇮🇶🇮🇷 Una lettura degli eventi in Siria presa da un post su Instagram di un marines Americano di stanza nel paese.

"L'America non tradisce i suoi amici, forse lo fa solo in alcune missioni. Alle SDF è stato chiesto di andare a est per affrontare le fazioni sostenute dall'Iran in Iraq, ma hanno rifiutato. Ora, l'esercito siriano e tutti questi mercenari sono entrati in queste aree e ci saranno ulteriori combattimenti tra loro e l'Iraq". 🔻 TMaA
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Quando si brucia l’immagine di un uomo vivo, si brucia anche la democrazia.

Quando si arriva a bruciare l’immagine di un uomo vivo – non un simbolo astratto, non un’ideologia, ma una persona reale, con un nome, una storia, una funzione – si è già oltrepassata una linea rossa. È il confine che separa la politica dal fanatismo, la critica dall’odio rituale, la libertà di espressione dalla violenza simbolica. Oltre quel confine, la democrazia smette di essere tale e diventa una caricatura di sé stessa.
È l’inizio della disumanizzazione.
Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio e oggi senatore della Repubblica, ha preso parte a un gesto che non può essere archiviato come folklore o provocazione. Bruciare l’immagine dell’Ayatollah Khamenei, guida suprema dell’Iran e riferimento religioso per milioni di sciiti nel mondo, non è critica politica. È disprezzo puro. È ignoranza storica. È azzeramento del senso istituzionale. È un atto che parla il linguaggio dell’odio, non quello del confronto.
Renzi, del resto, non è nuovo a esercizi di spregiudicatezza morale. La sua disinvoltura nel stringere mani imbarazzanti è nota: basti ricordare l’entusiasmo con cui ha celebrato un “nuovo Rinascimento” in Arabia Saudita, un paese senza elezioni, senza libertà politiche, dove i dissidenti vengono eliminati e un giornalista è stato assassinato e fatto a pezzi dentro un consolato. Ma qui si è andati oltre. Qui non si è trattato di opportunismo diplomatico: si è partecipato a un rito di odio.
L’Iran è un paese complesso, contraddittorio, discutibile su molti piani. Ma è anche uno Stato sovrano. È una repubblica. Si vota. Esiste un parlamento. Le donne studiano, lavorano, partecipano alla vita sociale. La religione è parte strutturale della sfera pubblica, come lo è stata in Europa per secoli. Si può criticare l’Iran, e anche duramente. Ma ciò non autorizza la profanazione simbolica del suo leader. Soprattutto se a farlo è chi ha guidato il governo di un altro paese sovrano, come l’Italia.
Quello che è accaduto a Roma non è un insulto a un singolo uomo. È un insulto a milioni di credenti. È un’offesa a una civiltà. È uno schiaffo a un’intera tradizione religiosa. È benzina gettata sull’islamofobia. È la legittimazione dell’intolleranza travestita da impegno civile. È propaganda mascherata da politica.
E allora la domanda è inevitabile: dove ci fermiamo?
Bruciamo l’immagine del presidente degli Stati Uniti? Del re di Spagna? Del papa?
E dopo le immagini, cosa viene? Le persone?
È un pendio scivoloso, e la storia insegna che non porta mai nulla di buono. Chi gioca con il fuoco simbolico finisce sempre per alimentare incendi reali.
La democrazia non è il diritto di offendere.
È il dovere di comprendere.
Non è il privilegio di insultare.
È la responsabilità di confrontarsi.
Chi ha ricoperto ruoli istituzionali dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro.
Renzi ha perso un’occasione preziosa: quella di tacere. E ha scelto invece di farsi fotografare mentre partecipa a un gesto che non fa onore all’Italia, né alla sua storia politica e diplomatica. Ha scelto di scendere nel circo.
Ma i pagliacci fanno sorridere solo finché restano tali.
Quando cominciano a bruciare le maschere degli altri, non fanno più ridere.
Diventano solo tragici.

Raimondo Schiavone
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Ieri sono andata a vedere “Norimberga” con Russell Crowe e, onestamente, prima di entrare in sala, mi aspettavo la solita solfa sulla vittimizzazione, o il classico “piagnisteo” a cui stiamo abituati e che abbiamo visto già mille volte.
Ma mi sbagliavo…il vero senso del film, secondo me, esplode proprio nella parte/scena finale.
Mentre la ricostruzione del processo mi ha lasciato addosso un’amarezza infinta , pensando allo stato disastroso in cui versa oggi il diritto internazionale (che si sa… “vale fino ad un certo punto” , Tajani dixit!) è stato il confronto psicologico a spiazzarmi
Il finale mi ha riportato subito alla mente le cronache di Hannah Arendt sulla "banalità del male"…
Quando lo psichiatra Douglas Kelley si rende conto che quegli uomini non sono “mostri” clinicamente pazzi, crolla l’alibi rassicurante della follia.
Se non sono alieni, allora sono umani. E se sono umani, significa che il male non è un’anomalia storica ascrivibile solo ai tedeschi di allora, ma è un seme che può germogliare ovunque nel mondo, in qualsiasi paese e in chiunque di noi.
Il Goering di Crowe (monumentale!) non è uno che cerca pietà, anzi. È la personificazione di un avvertimento e ci ricorda che le tecniche di manipolazioni, la gestione della paura e dell’odio non hanno bandiera… I “Goering” non sono confinati ai libri di storia, sono riflessi oscuri di derive sempre più attuali e lampanti, capaci di farsi spazio ovunque, anche in chi pretende di sterminare un popolo in nome di quello che è stato fatto dai nazisti all’epoca.
Il film secondo me non parla dei nazisti, non parla della Seconda guerra mondiale. Parla di noi, dei nostri tempi.
Ecco, la cosa che mi ha più fatto pensare è che un messaggio così spietato, che non salva nessuno, nemmeno l'occidente, arrivi proprio da Hollywood.

"Il nazismo non tornerà con le svastiche o le uniformi. Se tornerà, sarà vestito come noi, parlerà come noi e ci dirà esattamente quello che vogliamo sentirci dire."

Almeno questo è quello che è arrivato a me.
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Intrufolandosi nella Siria di Julani:
La Siria ha vietato ai palestinesi di entrare nel suo territorio senza uno sponsor (kafīl).

La Siria una volta era un rifugio quando il mondo ha voltato le spalle.
Non solo ha ospitato i palestinesi, ma ha concesso loro dignità: cittadinanza, diritti, protezione, istruzione, riparo e un senso di appartenenza che nessun altro stato ha mai veramente offerto. La Siria ha portato avanti la causa palestinese non come uno slogan come hanno fatto Turchia e Qatar, ma come una responsabilità morale.

E ora... arriva Julani, inchinandosi completamente alla volontà di Netanyahu, smantellando quell'eredità, trasformando la solidarietà in sottomissione e la resistenza in obbedienza. Quello che una volta era un santuario sta venendo trasformato in un posto di controllo dell'umiliazione.

Questo è ciò che è: tradimento, slealtà e resa.

Che Ummah è diventata questa:
Una Ummah in cui la Palestina viene invocata nei discorsi, ma abbandonata nella politica.
Una Ummah in cui gli slogan sono forti, e i principi sono silenziosi.
Una Ummah di tradimento e slealtà.
Dannazione.

Marwa Osman
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Opsssssss!!!!

No... Neanche da qui si vede la vastità del cazzo che ce ne frega.
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