Francesca Quibla
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Il Tempo, metterà ogni cosa al suo posto: ogni pagliaccio nel proprio circo e ogni re sul proprio trono.
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Hanno tentato di dipingere gli uomini palestinesi come barbari selvaggi affinché non li considerassi quando sono stati massacrati in massa.

Hanno pagato milioni di dollari in propaganda per convincerti che non meritano di vivere.

Eppure, con nient'altro che una fotocamera del telefono, questi uomini hanno mostrato al mondo di essere gli uomini più coraggiosi, gentili, amorevoli e compassionevoli viventi.

Parla degli uomini palestinesi.
anche loro meritano la vita.

Wear the peace
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#Palestina

Un conoscente e attivista napoletano, F. D. M. , che ringrazio, ha registrato una situazione vergognosa che riguarda, guarda caso un #israeliano. Naturalmente non ne ha parlato nessuno.

Ieri a Tampere si sono conclusi i campionati europei Under 20 di atletica leggera. Nella 4x100 correva anche Israele (sebbene paese asiatico è affiliato all'UEFA perchè ci sarebbero "difficoltà politiche e logistiche di israele nel competere con le nazioni della sua regione geografica" e quindi è ammessa in tutte le competizioni sportive europee).

Guardate il gesto del primo frazionista israeliano. Come sempre gli atleti fanno gesti in favore di telecamera.

Ma lui non fa un gesto "scaramantico". fa di più. Fa capire al mondo perchè #LiSchifanoTutti

#israeleGenocida

Da Alino Alessandro
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Gazza, Non Nel mio Nome..

Fate piano con le bombe
che i bambini dormono.
Non vedete come respirano piano,
come stringono la coperta
come fosse l’ultimo pezzo di casa
che gli è rimasto in braccio?

Li sentite, voi,
i piccoli sospiri che fanno,
quel suono che è più fragile del vetro,
più sacro di ogni tempio?
Non svegliateli.

Perché nei sogni hanno il pane,
hanno un giardino con l’erba alta,
hanno strade senza macerie
e cieli che non tremano.

Fate piano,
perché il sonno dei bambini
è il filo che ci tiene umani,
il confine oltre il quale
non esiste più salvezza.

E ricordatevi
che questo massacro resterà scritto
negli occhi e nel sangue
che Gaza è una ferita aperta negli occhi del mondo,
che il genocidio non si lava via
con nessun silenzio complice.

Non conoscete vergogna.
La vostra anima spenta
non troverà specchio dove guardarsi.
Un giorno la Storia vi chiederà conto
di questa vergogna.

E se avrete guardato altrove,
se avrete avuto la bocca chiusa
quando cadevano vite leggere come piume,
dovrete dire a voce alta
che lo avete fatto
per scelta vostra.
Non nel mio nome.
- AFaber -
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Diteglielo a quel nulla mischiato con il niente di "Antonino Monteleone" :

⬇️

«Shireen Abu Akleh, reporter palestinese con cittadinanza americana, per venticinque anni ha documentato gli orrori dell’occupazione israeliana in terra palestinese, intervistando detenuti e visitando le zone di guerra. La chiamavano “La voce della Nazione”.

Nel 2022 è stata uccisa, colpita alla testa da un cecchino dell’IOF, nonostante indossasse il giubbino della stampa.
Si trovava nel campo profughi di Jenin, in quel momento teatro dell’ennesimo raid israeliano.

Ricordiamo la sua storia. Soprattutto in queste ultime ore in cui la propaganda sionista cerca di giustificare l’uccisione di Anas al-Sharif e dei suoi colleghi, giornalisti di Al Jazeera.

Sono centinaia le persone che lavoravano per la stampa uccise da israele, ognuna di loro costituisce un crimine di guerra. Non sono cominciate dopo il 7 ottobre, non sono delimitate alla Striscia di Gaza, non sono giustificabili in nessun modo. Non dimentichiamo.

Aggiungiamoci anche che la Abu Akleh, un volto davvero molto noto per il pubblico di Aljazeera, era pure cristiana! E che al suo funerale il corteo funebre venne aggredito dai militari israeliani!»

[dalla pagina "Possibile" su Facebook]
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L'inviato statunitense Tom Barrack è pronto a incontrare funzionari libanesi per discutere di fornire completamente le Forze Armate Libanesi per aiutarle a implementare la decisione di "ritirare le armi".

Sì... di "ritirare le armi"... non per difendere il Libano da aggressori e invasori.

Questo è pericoloso. Significa che gli Stati Uniti stanno apertamente spingendo il comandante in capo delle LAF a rivolgere le armi dell'esercito contro i propri cittadini, solo per compiacere Washington e "Tel Aviv".

Gli americani vogliono che il nostro esercito sia il loro strumento, per finire il lavoro che gli sionisti non sono riusciti a fare.

Segnatevi le mie parole; non succederà. E se qualcuno osa prendere una tale decisione, sarà la rovina dell'ultima istituzione nazionale rimasta in Libano. Il giorno in cui rivolgeranno l'esercito contro il proprio popolo sarà il giorno in cui si spezzerà dall'interno.

Marwa Osman
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Avanti ragazzo... fai vedere al mondo che significa essere Giornalista Palestinese!
E' MUOSSAB AL SHARIF, nipote di Anas, IL NUOVO corrispondente di Al Jazzera a Gaza.

Samir Al Qaryouti

"Potranno recidere tutti i fiori, ma non potranno mai fermare la primavera"
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Antonino Monteleone non è un giornalista. È un megafono del sistema.
Anas lo era. E trasmetteva da sotto le bombe, non con il c*lo al caldo come codesta nullità.

Ha infangato Anas Al Sharif, reporter ucciso dalle bombe israeliane mentre documentava un massacro. Non lo ha infangato per ignoranza o per errore: lo ha fatto per scelta. Come nei suoi servizi dalla West Bank, dove ha rigurgitato la propaganda sionista con zelo servile.
( https://www.iene.mediaset.it/video/monteleone-non-c-e-pace-tra-israele-e-palestina_64667.shtml?r=q9-fdb5fdb28926cdbee448f66b5a50f85edb096d83e31cf8efe402aee3e0e62274 )

Chi disonora i morti e recita la hasbara non merita il tesserino. Ma l'ordine dei giornalisti glielo lascia. Come lo ha lasciato a chi ha mentito durante il Covid, a chi ha terrorizzato, manipolato, censurato.

L'ordine non tutela il giornalismo. Lo tradisce. E ogni silenzio è complicità
Questi sono una zavorra, la prima arma del potere.

Antonino Monteleone è una nullità e verrà sepolto nel l'immondizia della storia.

Ad Anas, invece, gloria eterna nell'alto dei cieli.
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Il Ministero degli Affari Esteri e degli Espatriati della Giordania ha rilasciato una dichiarazione condannando i riferimenti del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla visione del "Grande israele", respingendoli come un'escalation seria e provocatoria, una minaccia alla sovranità degli stati e una violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.

Il portavoce del ministero, l'Ambasciatore Dr. Sufyan Quda, ha sottolineato: "Queste illusioni assurde riflesse nelle dichiarazioni dei funzionari israeliani non influenzeranno né la Giordania né gli stati arabi, né indeboliranno i diritti legittimi e inalienabili del popolo palestinese."

Ha esortato la "comunità internazionale a prendere misure immediate per fermare le provocatorie azioni e dichiarazioni israeliane che minacciano la stabilità regionale e la pace e sicurezza internazionale."
Al Mayadeen



Arafat l'aveva detto. Gli arabi hanno fatto finta di non sentire.

"Dopo di noi, toccherà a voi." Ma i leader arabi erano troppo occupati a firmare accordi con "israele", a sorridere davanti alle telecamere, a vendere la Palestina per quattro investimenti e un po' di petrolio.

Hanno normalizzato l'occupazione. Hanno legittimato l'apartheid. Hanno seppellito la causa palestinese sotto montagne di ipocrisia, shekel e dollari.

Ora Netanyahu parla apertamente di "Grande israele" . E la Giordania, forse, si sveglia, condanna, si indigna. Ma dov'erano quando Gaza bruciava? Quando i coloni rubavano terra? Quando i bambini morivano? Quando la Nakba diventava routine?

Ora hanno paura. Perché capiscono che il piano non si ferma. Non si accontenta. Non distingue tra palestinesi e giordani, tra libanesi e siriani. Il progetto è chiaro: espandere, dominare, cancellare.

Arafat non era un visionario. Aveva semplicemente provato sulla propria pelle quello che, FORSE, ora inizia a subodorare la Giordania.
La Siria, con la caduta di Assad, è persa. Il Libano sta in mano a dei vermi che hanno intenzione di disarmare l'unica resistenza presente nel paese (hzbl)

Ora, il mondo arabo ha due scelte: reagire o sparire. E il tempo per scegliere è quasi finito.. Anzi, forse è già troppo tardi.
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Forwarded from Enrico Galoppini
Paolo Bellavite, immunologo veronese con cui ci siamo spesso confrontati sulle vaccinazioni infantili e su quelle anticovid è stato nominato nella commissione per le politiche vaccinali dal ministro Schillaci.

Questo ha fatto scatenare una serie di vergognosi attacchi contro Bellavite, al solito definito Novax.

Non si capisce che problemi abbiano gli scienziatih nel confrontarsi nella commissione per le politiche vaccinali con lui. Se sono così sicuri e convinti di quello che dicono, se non hanno i carboni bagnati perché si agitano tanto?

Temono forse che si squarci il velo di menzogne che copre la loro disonestà e malafede nell’asserire come dogma teorie tutt’altro che suffragate da dati inconfutabili?

Pieno sostegno a Paolo Bellavite per il suo coraggio e la sua onestà nel perseguire indefessamente con metodo scientifico l’interesse esclusivo del paziente e non quello delle case farmaceutiche.
B.G.
https://www.google.com/url?q=https://www.valigiablu.it/schillaci-nomina-no-vax-comitato-vaccini/&sa=U&ved=2ahUKEwiR3OiP6oWPAxW_gf0HHc6FBhEQ0PADKAB6BAhaEAE&usg=AOvVaw0h3UZyPwUFDwQq7538IPJ-
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Scusate se turbo il vostro ferragosto... Ma da Gaza ci chiedono di condividere anche questa foto, per mostrare ciò a cui, tra le altre nefandezze di cui si macchia la colonia ebraico sionista, si sta assistendo.
La gente non capisce che se lasciamo correre stavolta, i prossimi saremo noi. Se accettiamo questa sorte per il popolo palestinese dovremo poi accettarla anche quando toccherà a noi. Perché è solo questione di tempo

Dal canale ufficiale
Gloria dei Martiri

NON SAPPIAMO PIÙ COME DESCRIVERE LE SCENE A GAZA.
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Dal canale ufficiale
AlHares la guardia Gaza
📌Avviso importante sulla scoperta di bombe camuffate a forma di lattine

👈 È stato riferito tramite un corrispondente de "Al-Hares" che un cittadino ha trovato un oggetto sospetto a forma di lattina, e dopo aver contattato la sicurezza della resistenza, è stato confermato che l'oggetto è una bomba camuffata in una scatola di carne, che esplode al momento dell'apertura dall'alto.

👈 In questo contesto, "Al-Hares" ribadisce le procedure per gestire oggetti sospetti e residui del nemico, in particolare di non manometterli e di segnalarli immediatamente, sia rivolgendosi alle forze di sicurezza sia tramite la corrispondenza con Al-Hares.

🏷️ Al-Hares.. sensibilizzazione e protezione
Segui Al-Hares: t.me/alhares
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Dal canale
Allo scoperto Palestina
Il Segretario di Stato americano Colin Powell ha confermato l'impegno degli Stati Uniti a istituire uno Stato palestinese entro il 2005.

Oggi siamo nel 2025 e i governanti di Washington dicono che uno Stato palestinese non sorgerà mai.

L'Autorità di Oslo e i suoi leader sono complici nel crimine, consapevoli che lo Stato palestinese non sorgerà finché esisteranno, ma non smettono di narcotizzare il nostro popolo con le loro continue parole sullo Stato e lo Stato.

Hanno distorto le nostre aspirazioni dalla liberazione all'istituzione di uno Stato (qualsiasi Stato), anche se fosse nell'aria.

La liberazione prima di tutto e sopra ogni cosa

Yassin Ezzedine
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⭕️ Hamas: Rifiutiamo l'inserimento del movimento nella "lista nera" delle Nazioni Unite, e lo consideriamo una decisione legalmente nulla e contraria alla verità.

Sito ufficiale - Movimento Hamas
https://t.me/+sklEwcJvC2tjNGVk
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La gente di Gaza viene torturata in tutti i modi possibili. L'ondata di caldo in corso a Gaza sta trasformando le tende di spostamento in pericolose trappole termiche. La sottile plastica e i materiali di tela dei rifugi assorbono e intrappolano le radiazioni solari, spingendo le condizioni interne molto più alte della torrida temperatura esterna, spesso superando i 50 °C (122 °F). L'effetto è simile a una serra o a un'auto parcheggiata al sole: una volta accumulato il calore all'interno, rimane, soprattutto con un flusso d'aria limitato. Le famiglie descrivono le loro tende come forni, dove anche riposare diventa insopportabile, la disidratazione accelera, e gruppi vulnerabili, bambini, anziani e malati, affrontano rischi pericolosi per la vita dovuti all'esposizione prolungata al caldo soffocante.

Fonte: ONU

Wear the peace
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La Hind Rajab Foundation (HRF), in collaborazione con il Centro palestinese per i diritti umani (PCHR), ha presentato una denuncia formale presso la Corte penale internazionale (ICC) riguardante la morte di cinque giornalisti di Al Jazeera a Gaza. La denuncia afferma che questi omicidi sono stati deliberati e parte di un più ampio schema di attacchi ai giornalisti da parte delle forze di occupazione israeliane. L'HRF ha identificato il comandante dell'aeronautica israeliana Tomer Bar come una figura chiave responsabile di queste azioni.

Tomer Bar è stato permesso di visitare la Gran Bretagna il mese scorso. Il governo britannico accoglie i criminali di guerra mentre finge di opporsi ai loro crimini di guerra.

Fonte: Fondazione Hind Rajab
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Vedere Marwan Barghouti in piedi, composto, davanti a quella caricatura grottesca del potere che è Itamar Ben Gvir, il nazista in kippah, che ha fatto dell'odio una professione e della provocazione uno stile di vita, è come assistere a una parabola vivente.
Da una parte, l'abisso, gli inferi: un individuo che incarna la degenerazione morale, che si nutre di disprezzo e si compiace della sofferenza altrui.
Dall'altra, la vetta, il più alto dei cieli: un uomo che ha trascorso trent'anni nelle viscere del sistema carcerario disumano sionista e che, però, si presenta con la grazia di un re, con la serenità di chi sa di essere dalla parte giusta della storia.

Ben Gvir minaccia, si agita come chi sa di non avere né storia né anima.
Barghouti tace. E nel suo silenzio c'è più verità che in mille discorsi. C'è la forza di chi ha resistito senza perdere sé stesso. C'è la dolcezza di chi ha sofferto per il suo popolo, ma non ha ceduto all'odio. C'è la regalità di chi non ha bisogno del potere per essere grande.

Mi commuove, profondamente. Perché Marwan non è solo un prigioniero politico. È un simbolo di dignità, di resistenza, di amore per la giustizia. È il volto di una Palestina che non si piega, che non si svende, che non permette che siano i suoi oppressori a decidere chi lui sia.

Che Dio lo benedica. Che gli dia forza, ogni giorno, per continuare a essere ciò che è: un faro nella notte, una voce silenziosa che grida verità, un cuore che batte per la libertà. E che la storia, prima o poi, renda giustizia a chi ha saputo RESTARE UMANO in un mondo che ha smarrito l'umanità.
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LA PULIZIA ETNICA E' UN VALORE EBRAICO?

La risposta rigorosa è no, è molto peggio, è una Mitzvah, un comandamento, è la legge, poiché nell'ebraismo l'etica e i valori sono sostituiti da contenziosi legali, ovvero Torah e Mitzvoth.

Agli ebrei viene ordinato di segregare, di vivere da soli e di non assimilarsi mai.

Nel Libro dei Numeri, Balaam afferma: "Sono una nazione che vive da sola e non prenderà in considerazione i Goyim". (Spesso tradotto erroneamente per sminuire il significato misantropico del testo biblico).
Il versetto sottolinea l'identità unica degli eletti e invoca la separazione dalle altre nazioni.
Nella cosiddetta Diaspora questo significava isolamento, tuttavia nello Stato ebraico quanto sopra si traduce in un'espulsione attiva e nel genocidio che vediamo a Gaza, in linea con i versetti misantropici più barbari del Deuteronomio.

Vale la pena ricordare che i Satmar ortodossi antisionisti seguono la stessa regola. Il loro accaparramento aggressivo ed espansionistico di terreni nell'Up State di New York, ad esempio a Kiryat Joel, è un triste esempio di quanto detto sopra.

Gilad Atzmon
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RAMZY BAROUD - GLI ARABI, LA SINISTRA E QUELLI CHE SONO RIMASTI IN SILENZIO: LA STORIA NON VI PERDONERÀ

Di Ramzy Baroud - 14 agosto 2025

Le conseguenze del Genocidio israeliano a Gaza saranno disastrose. Un evento di questo grado di barbarie, sostenuto da un complotto internazionale fatto di inerzia morale e silenzio, non sarà relegato alla storia come un semplice "conflitto" o una mera tragedia.

Il Genocidio di Gaza è un catalizzatore per importanti eventi a venire. Israele e i suoi benefattori sono pienamente consapevoli di questa realtà storica. È proprio per questo che il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta correndo contro il tempo, cercando disperatamente di garantire che il suo Paese rimanga rilevante, se non in piedi, nell'era che verrà. Persegue questo obiettivo attraverso l'espansione territoriale in Siria, una aggressione implacabile contro il Libano e, naturalmente, il desiderio di annettere tutti i Territori Palestinesi Occupati.

Ma la storia non può essere controllata con tale precisione. Per quanto possa credersi astuto, Netanyahu ha già perso la capacità di influenzare l'esito. Non è stato in grado di stabilire un programma chiara a Gaza, né tanto meno di raggiungere obiettivi strategici in un'area di 365 chilometri quadrati fatta di cemento e ceneri. I Gazawi hanno dimostrato che la collettiva Sumud (Resilienza) può sconfiggere uno degli eserciti moderni meglio equipaggiati.

Infatti, la storia stessa ci ha insegnato che i cambiamenti di grande portata sono inevitabili. La vera tristezza è che questo cambiamento non sta avvenendo abbastanza rapidamente da salvare una popolazione affamata, e il crescente sentimento pro-palestinese non si sta espandendo al ritmo necessario per ottenere un esito politico decisivo.

La nostra fiducia in questo inevitabile cambiamento è radicata nella storia. La Prima Guerra Mondiale non fu solo una "Grande Guerra", ma un evento catastrofico che frantumò completamente l'ordine geopolitico del suo tempo. Quattro imperi furono fondamentalmente rimescolati; alcuni, come l'Austro-Ungarico e l'Ottomano, furono cancellati dall'esistenza.

Il nuovo Ordine Mondiale risultante dalla Prima Guerra Mondiale fu di breve durata. Il sistema internazionale moderno che abbiamo oggi è un diretto risultato della Seconda Guerra Mondiale. Questo include le Nazioni Unite e tutte le nuove istituzioni economiche, legali e politiche centrate sull'Occidente che furono forgiate dall'Accordo di Bretton Woods nel 1944. Questo include la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e, infine, la NATO, seminando così i semi di ulteriori conflitti globali.

La caduta del Muro di Berlino fu annunciata come l'evento unico e determinante che avrebbe risolto i conflitti persistenti della lotta geopolitica post-Seconda Guerra Mondiale, inaugurando, presumibilmente, un nuovo e permanente riallineamento globale, o, per alcuni, la "fine della storia".

La storia, tuttavia, aveva altri piani. Neppure gli orribili attacchi dell'11 settembre e le successive guerre guidate dagli Stati Uniti riuscirono a reinventare l'Ordine Globale in un modo che fosse coerente con gli interessi e le priorità degli Stati Uniti e dell'Occidente.

Gaza è infinitamente piccola se giudicata dalla sua geografia, dal suo valore economico o dalla sua importanza politica. Eppure, si è dimostrata l'evento globale più significativo nel definire la coscienza politica di questa generazione.

Il fatto che gli autoproclamati custodi dell'ordine post-Seconda Guerra Mondiale siano le stesse entità che stanno violando in modo violento e sfrontato ogni legge internazionale e umanitaria è sufficiente per alterare in modo fondamentale il nostro rapporto con il "nuovo ordine basato su regole" promosso dall'Occidente.

Ciò potrebbe non sembrare significativo ora, ma avrà profonde conseguenze a lungo termine. Ha in gran parte compromesso e, di fatto, delegittimato l'autorità morale imposta, spesso con la violenza, dall'Occidente sul resto del mondo per decenni, specialmente nel Sud del mondo.
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Questa auto-delegittimazione avrà un impatto anche sull'idea stessa di democrazia, che è stata sotto assedio in molti Paesi, incluse le democrazie occidentali. Ciò è del tutto naturale, considerando che la maggior parte del pianeta ritiene fermamente che Israele debba porre fine al suo Genocidio e che i suoi dirigenti debbano essere ritenuti responsabili. Eppure, seguono poche o nessuna azione concreta.

Il cambiamento nell'opinione pubblica occidentale a favore dei Palestinesi è sorprendente se considerato sullo sfondo della totale Disumanizzazione del popolo palestinese da parte dei media occidentali e della cieca fedeltà dei governi occidentali a Israele. Ancora più scioccante è che questo cambiamento è in gran parte il risultato del lavoro di persone comuni sui social media, di attivisti che si mobilitano nelle strade e di giornalisti indipendenti, per lo più a Gaza, che lavorano sotto estrema pressione e con risorse minime.

Una conclusione centrale è il fallimento delle nazioni arabe e musulmane nel tenere conto di questa tragedia che si sta abbattendo sui loro stessi fratelli in Palestina. Mentre alcune si impegnano in una retorica vuota o nell'autoflagellazione, altre si mantengono in uno stato di inerzia, come se il Genocidio a Gaza fosse un argomento estraneo, come le guerre in Ucraina o in Congo.

Questo solo fatto metterà in discussione la nostra stessa autodefinizione collettiva: cosa significa essere un arabo o un musulmano, e se tali definizioni portano identità sovra-politiche. Solo il tempo lo dirà.

Anche la sinistra è problematica a suo modo. Sebbene non sia un monolite, e mentre molti a sinistra hanno sostenuto le proteste globali contro il Genocidio, altri rimangono frammentati e incapaci di formare un fronte unificato, anche temporaneamente.

Alcuni a sinistra continuano a rincorrere le proprie code, paralizzati dalla preoccupazione che essere antisionisti possa far guadagnare loro l’etichetta di antisemiti. Per questo gruppo, l'autocontrollo e l'autocensura impediscono loro di intraprendere azioni decisive.

La storia non prende spunto da Israele o dalle potenze occidentali. Gaza porterà davvero a quel tipo di cambiamenti globali che influenzeranno tutti noi, ben oltre il Medio Oriente. Per ora, tuttavia, è urgentissimo che usiamo la nostra volontà e azione collettiva per influenzare un unico evento storico: porre fine al Genocidio e alla Carestia a Gaza.

Il resto sarà lasciato alla storia e a coloro che desiderano essere rilevanti quando il mondo cambierà di nuovo.

Ramzy Baroud è un giornalista e redattore di The Palestine Chronicle. È autore di sei libri. Il suo ultimo libro, curato insieme a Ilan Pappé, è "La Nostra Visione per la Liberazione: Leader Palestinesi Coinvolti e Intellettuali Parlano". Ramzy Baroud è un ricercatore senior non di ruolo presso il Centro per l'Islam e gli Affari Globali (CIGA), dell'Università Zaim di Istanbul (IZU).

Traduzione: La Zona Grigia

Fonte: https://www.palestinechronicle.com/the-arab-the-left-and-those-who-remained-silent-history-will-not-forgive-you/?
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Hezbollah: "Non tradiremo... Non consegneremo le armi"

La Resistenza Islamica del Libano ha pubblicato un video con una dichiarazione del martire Seyyed Nasrallah:

"Nessun esercito al mondo potrà toglierci le armi dalle mani. Nessuno potrà farlo. Alcuni hanno detto che se Seyyed Hassan consegnasse le sue armi, sarebbe un traditore. E io dico loro: vi prometto, o nostro nobile, leale e grande popolo, che non aspiro a porre fine alla mia vita con il tradimento, ma con il martirio".

Il video riporta poi un estratto dall'ultimo discorso tenuto da Shaykh Naim Qassem in occasione di Arbain:

"La Resistenza non consegnerà le sue armi finché l'aggressione continuerà e l'occupazione persisterà. Se necessario combatteremo una battaglia simile a quella di Karbala di fronte a questo progetto israelo-americano, a qualunque costo, e siamo fiduciosi che vinceremo questa battaglia. (Come disse l'Imam Hosseyn) 'Non accetteremo mai l'umiliazione'".

🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
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GIDEON LEVY - "I BAMBINI DI GAZA NON CONTANO PIÙ", HA DICHIARATO IL GENERALE "MODERATO" DELLE IDF

Dì Gideon Levy - 17 agosto 2025

Bisognerebbe ringraziare l'ex capo della Direzione dei servizi segreti militari israeliani, Aharon Haliva, per il rapporto "Documento Haliva", trasmesso l'altro giorno su Canale 12 TV. Ora tutti sono impegnati ad analizzare la storia e a rispondere alle discussioni che ne sono emerse, ma la questione principale è stata offuscata dai patetici saputelli che hanno presentato questa storia. Il Maggior Generale Haliva ha rivelato la verità sulla cultura dominante, non solo nell'esercito, ma nella società israeliana in generale.

È proprio Haliva, che è in un certo senso un eroe del campo di centro-sinistra, a delineare il ritratto di un Generale Genocida. Si dissocia da Bezalel Smotrich, deride Itamar Ben-Gvir e attacca duramente Netanyahu senza riserve, da Generale illuminato e progressista qual è. Ma pensa e parla esattamente come loro.

In definitiva, sono tutti sostenitori del Genocidio. La differenza sta solo tra chi lo ammette e chi lo nega. Nel campo degli illuminati e degli auto-adulatori a cui appartiene, Haliva si è rivelato uno dei pochi ad ammettere: abbiamo bisogno di un Genocidio ogni pochi anni; assassinare il popolo palestinese è legittimo, persino essenziale.

È così che parla un Generale "moderato" delle IDF. Non è estremista come il Maggior Generale David Zini o il Generale di Brigata Barak Hiram. Non è né religioso né messianico, solo un bravo ragazzo di Haifa dell'elegante quartiere di Tzahala a Tel Aviv.

Per 40 minuti, Haliva ha pronunciato parole relative alla cultura organizzativa e politica difettosa, prima di arrivare al nocciolo della questione: l'Uccisione di 50.000 esseri umani era "necessaria". Il Genocidio come eredità per le generazioni future.

"Per ogni vittima del 7 Ottobre, 50 palestinesi sono morti (NdT, Hitler si accontentava di 10 a 1). Non importa se si tratta di bambini. Non parlo per vendetta, ma per trasmettere un messaggio alle generazioni future. Non c'è niente che possiamo fare; hanno bisogno di una Nakba di tanto in tanto, per sentirne il prezzo".

Il moderatore Danny Kushmaro e i corrispondenti Yaron Avraham e Nir Dvori hanno ignorato questi commenti banali; per loro, sono ovvi. Quando un direttore progressista della Direzione dei servizi segreti militari parla in questo modo, significa la fine della discussione sul fatto che ci sia o meno un Genocidio a Gaza, così come della discussione sugli obiettivi di questa guerra. È stata una Guerra di Annientamento, dal suo inizio fino alla sua lontana fine.

Questo vale anche per il: "Non importa se si tratta di bambini". Qualcuno che un tempo parlava con sensibilità delle madri che dormono bene sui loro giacigli perché i loro figli non sono in guerra, in contrapposizione alle madri che non riescono a dormire perché i loro figli sono a Gaza, ora sostiene con indifferenza l'Omicidio dei Bambini.

Le madri palestinesi non hanno più giacigli; gran parte di loro non ha più figli. Ma per Haliva, i bambini ora non contano più. È così che parla un Generale precedentemente elogiato da Raya Yaron-Carmeli, portavoce del movimento contro la guerra Machsom Watch.

Ha raccontato che, mentre era Comandante di Brigata in Cisgiordania, il bravo ragazzo Haliva una volta si presentò a un posto di blocco chiamato "il posto di blocco dei bambini" e disse ai soldati di comportarsi rispettosamente. Mancavano solo le caramelle dalla sua tasca. E ora, "non importa dei bambini".

Come se le parole del Generale non bastassero, si possono trovare altre prove a sostegno, non meno convincenti, nelle parole della moglie del Capo di Stato Maggiore del 7 Ottobre. Sharon Halevi ha dichiarato in un programma radiofonico che suo marito lasciò la loro casa quella mattina con i suoi Tefillin* e una promessa alla moglie: "Gaza sarà decimata". Questo accadeva la mattina del 7 Ottobre 2023.
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