Dal canale
Economia Palestina
📌 La promozione della vendita e dell'acquisto tramite pagamento elettronico non ha nulla a che fare con l'eliminazione del contante o il rifiuto di accettarlo
👈 Ciò che sta accadendo attualmente è un aumento della dipendenza dal pagamento elettronico a scapito dell'uso del contante... È vero che questo passo è importante per l'economia palestinese nella Striscia di Gaza a causa del problema della liquidità e riduce lo sfruttamento da parte dei commercianti del fenomeno dell'accaparramento e del furto di denaro, ma Israele vede la questione da un'altra prospettiva, vuole un maggiore controllo sui movimenti di denaro a Gaza per controllare le spese con la scusa di "combattere il riciclaggio di denaro"
👈 Israele vuole conoscere i movimenti di denaro nei mercati ed è uno dei modi della guerra economica contro Gaza e per il controllo economico assoluto
Perciò, non c'è eliminazione del contante ma forse una riduzione della liquidità disponibile nei mercati a favore di un aumento dell'uso del pagamento elettronico
👈 Anche la moneta danneggiata e usurata, e la banconota da dieci shekel che venditori e acquirenti rifiutano di usare, godono di piena validità e non sono state eliminate, e qualsiasi eliminazione o sostituzione della moneta richiede un periodo legale per informare i cittadini.
🖊️ Ahmed Abu Qamar
Economia Palestina
📌 La promozione della vendita e dell'acquisto tramite pagamento elettronico non ha nulla a che fare con l'eliminazione del contante o il rifiuto di accettarlo
👈 Ciò che sta accadendo attualmente è un aumento della dipendenza dal pagamento elettronico a scapito dell'uso del contante... È vero che questo passo è importante per l'economia palestinese nella Striscia di Gaza a causa del problema della liquidità e riduce lo sfruttamento da parte dei commercianti del fenomeno dell'accaparramento e del furto di denaro, ma Israele vede la questione da un'altra prospettiva, vuole un maggiore controllo sui movimenti di denaro a Gaza per controllare le spese con la scusa di "combattere il riciclaggio di denaro"
👈 Israele vuole conoscere i movimenti di denaro nei mercati ed è uno dei modi della guerra economica contro Gaza e per il controllo economico assoluto
Perciò, non c'è eliminazione del contante ma forse una riduzione della liquidità disponibile nei mercati a favore di un aumento dell'uso del pagamento elettronico
👈 Anche la moneta danneggiata e usurata, e la banconota da dieci shekel che venditori e acquirenti rifiutano di usare, godono di piena validità e non sono state eliminate, e qualsiasi eliminazione o sostituzione della moneta richiede un periodo legale per informare i cittadini.
🖊️ Ahmed Abu Qamar
👍9🔥4❤1
L’AVVERTIMENTO
“Gaza non è un vuoto da occupare.
È una terra satura, impregnata del sangue dei suoi martiri. Non sarà “Tel Aviv” a governarla. Non sarà nessuna capitale straniera. La governerà il suo popolo, quello che resiste.”
È arrivato l’avvertimento. Forte e chiaro.
«Stiamo entrando in un buco nero». È l’ammissione del Capo di Stato Maggiore di Israele, Eyal Zamir.
Quel buco nero ha un nome: Resistenza.
Temono che l’invasione si trasformi in mesi di sabbia e sangue. In corpi ricoperti da lenzuoli e sacchi neri.
Temono la pazienza armata. Temono il prezzo. Perché sanno che sarà alto. A Gaza, tra le macerie e nelle vene sotterranee di una città che non si piega, c’è ancora una parola che resiste.
Non è Hamas.
Non è la jihad.
Non è il Fronte Popolare per la Liberazione.
Non è Fatah.
È Resistenza.
Con l’occasione, lasciatemelo dire: qui da noi, la parola “Resistenza” fa storcere la bocca a molti. Troppi. Nei salotti, nelle bacheche, nelle conversazioni “impegnate” da aperitivo, la Resistenza è un termine che stona, che rovina la foto profilo. Si preferisce parlare di “pace” in astratto, di “dialogo” senza dire mai da che parte stare. È un sostegno sterilizzato, senza rischio, senza storia, senza sangue. Insopportabile.
Una parola che i pro-Palestina della domenica non pronunciano mai. Ma la Palestina non è un hashtag. Non è un orrore da commentare per sentirsi “giusti” per un pomeriggio. È una ferita aperta da decenni.
Chi sta con la Palestina, ci sta sempre. Oppure non ci sta affatto. Ci sta quando le piazze sono piene e soprattutto quando sono vuote. Non ha bisogno di spettatori occasionali. Stare dalla parte della Palestina significa stare, prima di tutto, dalla parte della Resistenza. Senza se. Senza ma.
La Resistenza non si fa in guanti bianchi e livrea. Non è gentile. Non arriva con il permesso dell’occupante. Non si presenta con i fiori, e nemmeno con la Costituzione in mano. Si fa con quello che si ha. Perché chi non ha più nulla da perdere, lotta con tutto ciò che gli resta.
Non spetta a noi dire come si resiste. Né nel loro nome, né nel nostro.
Alfredo Facchini
P.S
La Risoluzione dell’Onu 3070, del 1973, afferma che il "diritto di ogni popolo a resistere in qualsiasi modo di fronte alla barbarie colonizzatrice e criminale, inclusa la resistenza armata. È un diritto inalienabile".
La Risoluzione dell’Onu 3246 del 1974 "riafferma la legittimità della lotta di un popolo per liberarsi da una dominazione coloniale e straniera, con tutti i mezzi possibili, inclusa la lotta armata". Lo ha stabilito l’ONU come si fa la Resistenza. Oltre 50 anni fa.
“Gaza non è un vuoto da occupare.
È una terra satura, impregnata del sangue dei suoi martiri. Non sarà “Tel Aviv” a governarla. Non sarà nessuna capitale straniera. La governerà il suo popolo, quello che resiste.”
È arrivato l’avvertimento. Forte e chiaro.
«Stiamo entrando in un buco nero». È l’ammissione del Capo di Stato Maggiore di Israele, Eyal Zamir.
Quel buco nero ha un nome: Resistenza.
Temono che l’invasione si trasformi in mesi di sabbia e sangue. In corpi ricoperti da lenzuoli e sacchi neri.
Temono la pazienza armata. Temono il prezzo. Perché sanno che sarà alto. A Gaza, tra le macerie e nelle vene sotterranee di una città che non si piega, c’è ancora una parola che resiste.
Non è Hamas.
Non è la jihad.
Non è il Fronte Popolare per la Liberazione.
Non è Fatah.
È Resistenza.
Con l’occasione, lasciatemelo dire: qui da noi, la parola “Resistenza” fa storcere la bocca a molti. Troppi. Nei salotti, nelle bacheche, nelle conversazioni “impegnate” da aperitivo, la Resistenza è un termine che stona, che rovina la foto profilo. Si preferisce parlare di “pace” in astratto, di “dialogo” senza dire mai da che parte stare. È un sostegno sterilizzato, senza rischio, senza storia, senza sangue. Insopportabile.
Una parola che i pro-Palestina della domenica non pronunciano mai. Ma la Palestina non è un hashtag. Non è un orrore da commentare per sentirsi “giusti” per un pomeriggio. È una ferita aperta da decenni.
Chi sta con la Palestina, ci sta sempre. Oppure non ci sta affatto. Ci sta quando le piazze sono piene e soprattutto quando sono vuote. Non ha bisogno di spettatori occasionali. Stare dalla parte della Palestina significa stare, prima di tutto, dalla parte della Resistenza. Senza se. Senza ma.
La Resistenza non si fa in guanti bianchi e livrea. Non è gentile. Non arriva con il permesso dell’occupante. Non si presenta con i fiori, e nemmeno con la Costituzione in mano. Si fa con quello che si ha. Perché chi non ha più nulla da perdere, lotta con tutto ciò che gli resta.
Non spetta a noi dire come si resiste. Né nel loro nome, né nel nostro.
Alfredo Facchini
P.S
La Risoluzione dell’Onu 3070, del 1973, afferma che il "diritto di ogni popolo a resistere in qualsiasi modo di fronte alla barbarie colonizzatrice e criminale, inclusa la resistenza armata. È un diritto inalienabile".
La Risoluzione dell’Onu 3246 del 1974 "riafferma la legittimità della lotta di un popolo per liberarsi da una dominazione coloniale e straniera, con tutti i mezzi possibili, inclusa la lotta armata". Lo ha stabilito l’ONU come si fa la Resistenza. Oltre 50 anni fa.
❤36
"Ancora e Sempre
- Ma perché Hamas ha dato l'opportunità ad israele di fare ciò che ha fatto, con la sua azione del 7 ottobre? Continuo a macerarmi in questo dubbio
Non macerarti, amica mia. La Resistenza fa il suo mestiere, ed il mestiere della Resistenza, che è anche il suo imperativo categorico ed il motivo per il quale esiste, è quello di cercare di liberare la sua terra "con ogni mezzo possibile". Lo dice la legge internazionale, ma sono tanti i dummies che continuano a meravigliarsi di questa semplice, lapalissiana verità.
Cosa dovrebbe fare la Resistenza in un paese sotto occupazione, secondo voi? Giocare a bocce nei circoli di quartiere, girarsi i pollici, organizzare tornei di freccette, karaoke, corse nei sacchi?
Ditemi voi, 'che io ormai sono aperta ad ogni ipotesi, anche la più strampalata.
La Resistenza del backgammon, dai
- Ma scusa, non potevano immaginare quello che sarebbe successo?
In tutta onestà, no. Nessuno poteva prevedere ciò che è poi accaduto. Certo, la resistenza era al corrente dei piani di riconquista di Gaza. Del resto, non si trattava del quarto segreto di Fatima. Il lituano Ariel Scheinermann, in arte Sharon, lo aveva esplicitato e promesso fin dal 2005, anno in cui furono sgomberate le colonie ebraiche di Gaza. Poi si ritorna, più numerosi e forti di prima.
Ciò che nessuno poteva prevedere - e credo sia stato un errore di valutazione della Resistenza. Ma sarà poi la storia a determinarlo - è la risposta internazionale, soprattutto dei governi arabi, al genocidio. Si puntava al congelamento degli Accordi di Abramo, che le monarchie del Golfo stavano già segretamente intessendo con israele, che effettivamente si è verificato, ma anche a tanto altro. Che, semplicemente, non è accaduto.
La risposta internazionale e quella araba al genocidio dei palestinesi è stata difatti pari a zero e solo ultimamente, quando è diventato praticamente impossibile tacere sulle atrocità di Gaza, qualche timida voce comincia a farsi sentire.
- Perdonami, ma mi viene da pensare che gli obiettivi della Resistenza stranamente abbiano coinciso con quelli di israele. Del resto non è forse vero che il Mossad finanziava Hamas e bla bla bla?
No, guarda. Questa storia della Resistenza creatura di israele è quanto di più indigesto e malato io possa pensare. È il sempiterno e viscido giochetto del colonialismo che vuole spezzare la volontà del popolo che resiste, instillandogli il dubbio di essere completamente solo, di non avere alcun appiglio, alcuna sponda, alcun baluardo. Se la Resistenza è creatura dell'occupazione, il popolo è solo. Sguarnito. Scoperto. Infinitamente fragile.
Siamo seri.
israele si è limitato semplicemente a chiudere un occhio mentre Hamas cresceva, e guadagnava consensi nei territori. Il tutto in funzione di una eventuale futura lotta fratricida. Il divide et impera, sogno di ogni colonialista
Del resto, la dirigenza di Hamas, quella politica e quella militare, è stata quasi completamente eliminata. I resistenti di Fatah hanno subìto la stessa sorte, e chi non è caduto sul campo, è rinchiuso da decenni nelle galere dell'occupazione, come Ahmad Saadat e Marwan Barghouti.
Restano sulla piazza i collaborazionisti dell'AnP, ancora per poco.
Quando non serviranno più ai piani israeliani di conquista, saranno gettati senza problemi nella discarica della storia. Loro sì, creature dell'occupazione.
Chissà perché, nessun dubbio su di essi, mai.
Meditate, gente, meditate."
#muqawwama
Rossella Ahmad
- Ma perché Hamas ha dato l'opportunità ad israele di fare ciò che ha fatto, con la sua azione del 7 ottobre? Continuo a macerarmi in questo dubbio
Non macerarti, amica mia. La Resistenza fa il suo mestiere, ed il mestiere della Resistenza, che è anche il suo imperativo categorico ed il motivo per il quale esiste, è quello di cercare di liberare la sua terra "con ogni mezzo possibile". Lo dice la legge internazionale, ma sono tanti i dummies che continuano a meravigliarsi di questa semplice, lapalissiana verità.
Cosa dovrebbe fare la Resistenza in un paese sotto occupazione, secondo voi? Giocare a bocce nei circoli di quartiere, girarsi i pollici, organizzare tornei di freccette, karaoke, corse nei sacchi?
Ditemi voi, 'che io ormai sono aperta ad ogni ipotesi, anche la più strampalata.
La Resistenza del backgammon, dai
- Ma scusa, non potevano immaginare quello che sarebbe successo?
In tutta onestà, no. Nessuno poteva prevedere ciò che è poi accaduto. Certo, la resistenza era al corrente dei piani di riconquista di Gaza. Del resto, non si trattava del quarto segreto di Fatima. Il lituano Ariel Scheinermann, in arte Sharon, lo aveva esplicitato e promesso fin dal 2005, anno in cui furono sgomberate le colonie ebraiche di Gaza. Poi si ritorna, più numerosi e forti di prima.
Ciò che nessuno poteva prevedere - e credo sia stato un errore di valutazione della Resistenza. Ma sarà poi la storia a determinarlo - è la risposta internazionale, soprattutto dei governi arabi, al genocidio. Si puntava al congelamento degli Accordi di Abramo, che le monarchie del Golfo stavano già segretamente intessendo con israele, che effettivamente si è verificato, ma anche a tanto altro. Che, semplicemente, non è accaduto.
La risposta internazionale e quella araba al genocidio dei palestinesi è stata difatti pari a zero e solo ultimamente, quando è diventato praticamente impossibile tacere sulle atrocità di Gaza, qualche timida voce comincia a farsi sentire.
- Perdonami, ma mi viene da pensare che gli obiettivi della Resistenza stranamente abbiano coinciso con quelli di israele. Del resto non è forse vero che il Mossad finanziava Hamas e bla bla bla?
No, guarda. Questa storia della Resistenza creatura di israele è quanto di più indigesto e malato io possa pensare. È il sempiterno e viscido giochetto del colonialismo che vuole spezzare la volontà del popolo che resiste, instillandogli il dubbio di essere completamente solo, di non avere alcun appiglio, alcuna sponda, alcun baluardo. Se la Resistenza è creatura dell'occupazione, il popolo è solo. Sguarnito. Scoperto. Infinitamente fragile.
Siamo seri.
israele si è limitato semplicemente a chiudere un occhio mentre Hamas cresceva, e guadagnava consensi nei territori. Il tutto in funzione di una eventuale futura lotta fratricida. Il divide et impera, sogno di ogni colonialista
Del resto, la dirigenza di Hamas, quella politica e quella militare, è stata quasi completamente eliminata. I resistenti di Fatah hanno subìto la stessa sorte, e chi non è caduto sul campo, è rinchiuso da decenni nelle galere dell'occupazione, come Ahmad Saadat e Marwan Barghouti.
Restano sulla piazza i collaborazionisti dell'AnP, ancora per poco.
Quando non serviranno più ai piani israeliani di conquista, saranno gettati senza problemi nella discarica della storia. Loro sì, creature dell'occupazione.
Chissà perché, nessun dubbio su di essi, mai.
Meditate, gente, meditate."
#muqawwama
Rossella Ahmad
❤26👍5
Israele evacua il personale dell'ambasciata in Grecia durante le proteste contro la guerra
Diplomatici israeliani ritirati da Atene mentre attivisti greci di sinistra pianificano una marcia di solidarietà per Gaza, afferma il quotidiano Israel Hayom
di Khaled Yousef e Mohammad Sio, 6 agosto 2025
Martedì Israele ha evacuato il personale dell'ambasciata nella capitale greca Atene a causa delle crescenti proteste anti-israeliane nel Paese, secondo quanto riportato dai media locali.
La decisione è stata presa in seguito alle manifestazioni di opposizione alla guerra israeliana a Gaza, secondo il quotidiano Israel Hayom.
L'articolo afferma che gli attivisti di sinistra greci stanno pianificando una "Marcia verso Gaza" per il 10 agosto, ma non ha fornito ulteriori dettagli.
"Il popolo greco non rimarrà in silenzio di fronte al genocidio perpetrato da Israele a Gaza con il sostegno e la complicità dell'Occidente e del governo greco", ha affermato il quotidiano citando una dichiarazione del movimento organizzatore.
Né le autorità israeliane né quelle greche hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito allo status del personale dell'ambasciata.
Martedì mattina, il Partito Comunista Greco (KKE) ha condannato le dichiarazioni dell'ambasciatore israeliano Noam Katz, che aveva espresso preoccupazione per i graffiti filo-palestinesi ad Atene.
“L'audacia dell'ambasciatore israeliano ad Atene per le sue vili dichiarazioni deriva non solo dal fatto che rappresenta uno Stato assassino, ma anche dal fatto che il governo greco è diventato un sostenitore chiave dei crimini di Israele contro il popolo palestinese, con il pretesto di un'alleanza strategica con esso”, ha affermato il partito in una dichiarazione.
L'indignazione pubblica nei confronti di Israele continua a crescere a livello globale per il suo genocidio in corso a Gaza.
L'esercito israeliano, respingendo le richieste internazionali di cessate il fuoco, ha perseguito una brutale offensiva su Gaza dal 7 ottobre 2023, uccidendo oltre 61.000 palestinesi, quasi la metà dei quali donne e bambini.
La campagna militare israeliana ha devastato l'enclave e l'ha portata sull'orlo della carestia.
Lo scorso novembre, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l'umanità a Gaza.
Israele deve inoltre affrontare un caso di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia per la sua guerra contro l'enclave.
https://www.aa.com.tr/en/politics/israel-evacuates-embassy-staff-in-greece-amid-anti-war-protests-media/3651578
Diplomatici israeliani ritirati da Atene mentre attivisti greci di sinistra pianificano una marcia di solidarietà per Gaza, afferma il quotidiano Israel Hayom
di Khaled Yousef e Mohammad Sio, 6 agosto 2025
Martedì Israele ha evacuato il personale dell'ambasciata nella capitale greca Atene a causa delle crescenti proteste anti-israeliane nel Paese, secondo quanto riportato dai media locali.
La decisione è stata presa in seguito alle manifestazioni di opposizione alla guerra israeliana a Gaza, secondo il quotidiano Israel Hayom.
L'articolo afferma che gli attivisti di sinistra greci stanno pianificando una "Marcia verso Gaza" per il 10 agosto, ma non ha fornito ulteriori dettagli.
"Il popolo greco non rimarrà in silenzio di fronte al genocidio perpetrato da Israele a Gaza con il sostegno e la complicità dell'Occidente e del governo greco", ha affermato il quotidiano citando una dichiarazione del movimento organizzatore.
Né le autorità israeliane né quelle greche hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito allo status del personale dell'ambasciata.
Martedì mattina, il Partito Comunista Greco (KKE) ha condannato le dichiarazioni dell'ambasciatore israeliano Noam Katz, che aveva espresso preoccupazione per i graffiti filo-palestinesi ad Atene.
“L'audacia dell'ambasciatore israeliano ad Atene per le sue vili dichiarazioni deriva non solo dal fatto che rappresenta uno Stato assassino, ma anche dal fatto che il governo greco è diventato un sostenitore chiave dei crimini di Israele contro il popolo palestinese, con il pretesto di un'alleanza strategica con esso”, ha affermato il partito in una dichiarazione.
L'indignazione pubblica nei confronti di Israele continua a crescere a livello globale per il suo genocidio in corso a Gaza.
L'esercito israeliano, respingendo le richieste internazionali di cessate il fuoco, ha perseguito una brutale offensiva su Gaza dal 7 ottobre 2023, uccidendo oltre 61.000 palestinesi, quasi la metà dei quali donne e bambini.
La campagna militare israeliana ha devastato l'enclave e l'ha portata sull'orlo della carestia.
Lo scorso novembre, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l'umanità a Gaza.
Israele deve inoltre affrontare un caso di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia per la sua guerra contro l'enclave.
https://www.aa.com.tr/en/politics/israel-evacuates-embassy-staff-in-greece-amid-anti-war-protests-media/3651578
❤21👍14🔥1
Il testamento del giornalista martire Anas Al-Sharif
Quella che segue è la traduzione integrale del testamento di Anas al-Sharif, il più noto corrispondente dalla Striscia di Gaza, e uno dei cinque membri della troupe di al-Jazeera assassinati in un attacco terroristico di Israele:
Nel nome di Dio Clemente e Misericorde
Questo è il mio testamento e il mio messaggio finale.
Se queste parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce.
Innanzitutto, la pace sia su di voi, insieme alla misericordia e alle benedizioni di Dio.
Dio sa che ho dedicato ogni briciolo di impegno e forza in mio possesso per sostenere ed essere una voce per il mio popolo dal momento in cui ho aperto gli occhi nei vicoli e nei quartieri del campo profughi di Jabalia. La mia più profonda speranza era che Dio mi concedesse una vita abbastanza lunga da tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città natale di Ashkelon occupata, Al-Majdal. Ma la volontà di Dio ha prevalso e il Suo giudizio è stato eseguito.
Ho vissuto il dolore in tutte le sue forme, ho assaporato la sofferenza e la perdita più e più volte. Eppure, mai per un giorno ho esitato a dire la verità così com'è, senza falsificazioni o distorsioni, sperando che Dio fosse testimone di coloro che sono rimasti in silenzio, di coloro che hanno accettato la nostra uccisione, di coloro che hanno soffocato il nostro respiro, i cui cuori sono rimasti insensibili ai resti dei nostri bambini e delle nostre donne, e che non sono riusciti a fermare il massacro che il nostro popolo ha sopportato per oltre un anno e mezzo.
Vi affido la Palestina, gioiello della corona musulmana e cuore pulsante di ogni persona libera al mondo.
Vi affido il suo popolo e i suoi figli oppressi, privati della possibilità di sognare, di vivere in sicurezza e pace. I loro corpi puri schiacciati sotto migliaia di tonnellate di bombe e missili israeliani, fatti a pezzi e sparsi sui muri.
Vi affido il compito di non lasciarti ridurre al silenzio dalle catene, né di lasciarti limitare dai confini, ma di essere ponti verso la liberazione delle nostre terre e del nostro popolo, finché il sole della dignità e della libertà non sorgerà sulla nostra patria usurpata.
Vi affido il benessere della mia famiglia.
Vi affido la pupilla dei miei occhi, la mia amata figlia Sham, che il tempo non mi ha permesso di vedere crescere come un tempo sognavo.
Vi affido il mio caro figlio Salah, che desideravo fosse il mio aiuto e compagno in questo cammino, che crescesse forte e mi togliesse il peso, completando la missione.
Vi affido la mia amata madre, grazie alle cui benedette preghiere ho raggiunto ciò che ho ottenuto. Le sue preghiere sono state la mia fortezza, la sua luce il mio cammino. Possa Dio rafforzare il suo cuore e ricompensarla con il meglio per me.
Vi affido anche la mia compagna di vita, la mia amata moglie Um Salah Bayan, da cui la guerra mi ha separato per lunghi giorni e mesi, eppure è rimasta fedele al nostro patto, salda come un tronco d'ulivo che non si piega, paziente e fiduciosa in Dio, portando questa fiducia in mia assenza con tutta la forza e la fede.
Ve li affido affinché voi stiate al loro fianco e siate il loro sostegno dopo Dio Onnipotente.
Se dovessi morire, morirei saldo nei miei principi. Chiamo Dio a testimone del mio compiacimento per il Suo decreto, della mia fede nell'incontrarLo e della mia certezza che ciò che Dio ha preparato è migliore ed eterno.
O Dio, accettami tra i martiri. Perdona i miei peccati passati e futuri e fa' del mio sangue una luce che illumini il cammino della libertà per il mio popolo e la mia famiglia.
Perdonatemi se ho mancato e implora per me misericordia, perché ho mantenuto saldamente il patto e non ho mai cambiato né vacillato.
Non dimenticate Gaza
E non dimenticatemi nelle vostre giuste preghiere per il perdono e l'accettazione.
Anas Jamal Al-Sharif, 6 aprile 2025
Hanien Tarkian
Quella che segue è la traduzione integrale del testamento di Anas al-Sharif, il più noto corrispondente dalla Striscia di Gaza, e uno dei cinque membri della troupe di al-Jazeera assassinati in un attacco terroristico di Israele:
Nel nome di Dio Clemente e Misericorde
Questo è il mio testamento e il mio messaggio finale.
Se queste parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce.
Innanzitutto, la pace sia su di voi, insieme alla misericordia e alle benedizioni di Dio.
Dio sa che ho dedicato ogni briciolo di impegno e forza in mio possesso per sostenere ed essere una voce per il mio popolo dal momento in cui ho aperto gli occhi nei vicoli e nei quartieri del campo profughi di Jabalia. La mia più profonda speranza era che Dio mi concedesse una vita abbastanza lunga da tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città natale di Ashkelon occupata, Al-Majdal. Ma la volontà di Dio ha prevalso e il Suo giudizio è stato eseguito.
Ho vissuto il dolore in tutte le sue forme, ho assaporato la sofferenza e la perdita più e più volte. Eppure, mai per un giorno ho esitato a dire la verità così com'è, senza falsificazioni o distorsioni, sperando che Dio fosse testimone di coloro che sono rimasti in silenzio, di coloro che hanno accettato la nostra uccisione, di coloro che hanno soffocato il nostro respiro, i cui cuori sono rimasti insensibili ai resti dei nostri bambini e delle nostre donne, e che non sono riusciti a fermare il massacro che il nostro popolo ha sopportato per oltre un anno e mezzo.
Vi affido la Palestina, gioiello della corona musulmana e cuore pulsante di ogni persona libera al mondo.
Vi affido il suo popolo e i suoi figli oppressi, privati della possibilità di sognare, di vivere in sicurezza e pace. I loro corpi puri schiacciati sotto migliaia di tonnellate di bombe e missili israeliani, fatti a pezzi e sparsi sui muri.
Vi affido il compito di non lasciarti ridurre al silenzio dalle catene, né di lasciarti limitare dai confini, ma di essere ponti verso la liberazione delle nostre terre e del nostro popolo, finché il sole della dignità e della libertà non sorgerà sulla nostra patria usurpata.
Vi affido il benessere della mia famiglia.
Vi affido la pupilla dei miei occhi, la mia amata figlia Sham, che il tempo non mi ha permesso di vedere crescere come un tempo sognavo.
Vi affido il mio caro figlio Salah, che desideravo fosse il mio aiuto e compagno in questo cammino, che crescesse forte e mi togliesse il peso, completando la missione.
Vi affido la mia amata madre, grazie alle cui benedette preghiere ho raggiunto ciò che ho ottenuto. Le sue preghiere sono state la mia fortezza, la sua luce il mio cammino. Possa Dio rafforzare il suo cuore e ricompensarla con il meglio per me.
Vi affido anche la mia compagna di vita, la mia amata moglie Um Salah Bayan, da cui la guerra mi ha separato per lunghi giorni e mesi, eppure è rimasta fedele al nostro patto, salda come un tronco d'ulivo che non si piega, paziente e fiduciosa in Dio, portando questa fiducia in mia assenza con tutta la forza e la fede.
Ve li affido affinché voi stiate al loro fianco e siate il loro sostegno dopo Dio Onnipotente.
Se dovessi morire, morirei saldo nei miei principi. Chiamo Dio a testimone del mio compiacimento per il Suo decreto, della mia fede nell'incontrarLo e della mia certezza che ciò che Dio ha preparato è migliore ed eterno.
O Dio, accettami tra i martiri. Perdona i miei peccati passati e futuri e fa' del mio sangue una luce che illumini il cammino della libertà per il mio popolo e la mia famiglia.
Perdonatemi se ho mancato e implora per me misericordia, perché ho mantenuto saldamente il patto e non ho mai cambiato né vacillato.
Non dimenticate Gaza
E non dimenticatemi nelle vostre giuste preghiere per il perdono e l'accettazione.
Anas Jamal Al-Sharif, 6 aprile 2025
Hanien Tarkian
❤74
Ieri la colonia ebraico sionista ha centrato una tenda con l'intera truppa palestinese corrispondente di Al Jazeera, altri 5 giornalisti morti che si sommano agli oltre 200 già trucidati in meno di 2 anni e oggi le prostitute del diavolo, i pennivendoli italiani, riportano la notizia così.
Nessuna empatia, nessuna parola di cordoglio per i loro colleghi palestinesi, non un sussulto di coscienza.
Anzi no, non sono loro colleghi, quelli morti sono davvero giornalisti, questi sono solo dei passacarte, megafoni dei loro padroni, la feccia del mondo.
Che siate maledetti per l'eternità.
Nessuna empatia, nessuna parola di cordoglio per i loro colleghi palestinesi, non un sussulto di coscienza.
Anzi no, non sono loro colleghi, quelli morti sono davvero giornalisti, questi sono solo dei passacarte, megafoni dei loro padroni, la feccia del mondo.
Che siate maledetti per l'eternità.
🔥27👍10❤3
Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
Hussein Jishi, deputato del blocco parlamentare Fedeltà alla Resistenza (Hezbollah):
• "Il nostro esercizio di autocontrollo non significa rinunciare ai nostri diritti; è il riflesso del nostro impegno per la coesistenza”
• "La decisione presa dal governo libanese di privare la Resistenza delle sue armi mentre è sotto occupazione, e nel mezzo di continue uccisioni e distruzioni, è sbagliata e costituisce un tradimento del sangue di tutti i martiri del Libano"
• "A coloro che hanno preso questa decisione, dico: la vostra decisione è incostituzionale e quindi illegittima. Contraddice il preambolo della Costituzione libanese, paragrafo (Y), che afferma che nessuna autorità è legittima se contraddice il Patto Nazionale di coesistenza. Di conseguenza, non riconosciamo questa decisione e la consideriamo inesistente”
• "La Resistenza che ha cacciato il nemico da Beirut, Sidone e Tiro; ha liberato il territorio nel 2000; ha sconfitto il nemico nel 2006; e ha impedito un'invasione nel 2024, non è il problema. Il vero problema è l'aggressione e l'aggressore. Purtroppo, il nemico, attraverso l'ingannevole mediatore statunitense, è riuscito a spostare il problema da un'aggressione a una disputa tra gli stessi libanesi"
• "La nostra moderazione in diverse occasioni, frutto della preoccupazione per il Paese, non significa rinunciare ai nostri diritti, tollerare la mancanza di rispetto o accettare lo status quo"
• "Nel nostro costante impegno per la coesistenza, invitiamo coloro che hanno preso le decisioni sconsiderate del 5 e 7 agosto a invertire questo grave errore. Ammettere un errore è una virtù, e non c'è nulla di vergognoso in questo. Insieme, possiamo proteggere, costruire e lavorare per il bene della nostra nazione, non per il bene dei nostri nemici”.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
• "Il nostro esercizio di autocontrollo non significa rinunciare ai nostri diritti; è il riflesso del nostro impegno per la coesistenza”
• "La decisione presa dal governo libanese di privare la Resistenza delle sue armi mentre è sotto occupazione, e nel mezzo di continue uccisioni e distruzioni, è sbagliata e costituisce un tradimento del sangue di tutti i martiri del Libano"
• "A coloro che hanno preso questa decisione, dico: la vostra decisione è incostituzionale e quindi illegittima. Contraddice il preambolo della Costituzione libanese, paragrafo (Y), che afferma che nessuna autorità è legittima se contraddice il Patto Nazionale di coesistenza. Di conseguenza, non riconosciamo questa decisione e la consideriamo inesistente”
• "La Resistenza che ha cacciato il nemico da Beirut, Sidone e Tiro; ha liberato il territorio nel 2000; ha sconfitto il nemico nel 2006; e ha impedito un'invasione nel 2024, non è il problema. Il vero problema è l'aggressione e l'aggressore. Purtroppo, il nemico, attraverso l'ingannevole mediatore statunitense, è riuscito a spostare il problema da un'aggressione a una disputa tra gli stessi libanesi"
• "La nostra moderazione in diverse occasioni, frutto della preoccupazione per il Paese, non significa rinunciare ai nostri diritti, tollerare la mancanza di rispetto o accettare lo status quo"
• "Nel nostro costante impegno per la coesistenza, invitiamo coloro che hanno preso le decisioni sconsiderate del 5 e 7 agosto a invertire questo grave errore. Ammettere un errore è una virtù, e non c'è nulla di vergognoso in questo. Insieme, possiamo proteggere, costruire e lavorare per il bene della nostra nazione, non per il bene dei nostri nemici”.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
❤22👍10
Samir Geagea, leader del partito "Forze Libanesi" sostenuto da Israele, ha esortato il governo libanese a invitare la Lega Araba e il Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico a tenere riunioni d'emergenza.
Ha chiesto discussioni su quella che ha descritto come la "minaccia iraniana" di un intervento militare diretto in Libano riguardo al disarmo di Hezbollah.
Resistance Trench
Ha chiesto discussioni su quella che ha descritto come la "minaccia iraniana" di un intervento militare diretto in Libano riguardo al disarmo di Hezbollah.
Resistance Trench
👎19🔥11❤2
Foggia, ma potrebbe tranquilamente essere Roma, o Bologna, o Milano.
La colonna sonora dell'estate romana sono le motoseghe di Gualtieri che falcidiano alberi sanissimi per acchiapparsi i soldi del PNRR.
L'accoppiata progetto UE + sindaco piddino è più dannosa di un disastro naturale.
Teppisti impuniti con pure il plauso di una popolazione di deficienti.
T.M.
La colonna sonora dell'estate romana sono le motoseghe di Gualtieri che falcidiano alberi sanissimi per acchiapparsi i soldi del PNRR.
L'accoppiata progetto UE + sindaco piddino è più dannosa di un disastro naturale.
Teppisti impuniti con pure il plauso di una popolazione di deficienti.
T.M.
🔥26👍8
MEEN ERHABI?
CHI È IL TERRORISTA?
Sul lato destro della foto si trova il nostro amato Anas al-Sharif, che indossa la sua uniforme da stampa e porta la penna e la macchina fotografica, trasmettendo al mondo la sofferenza del suo popolo, oppresso e affamato sotto l'occupazione, con onestà e coraggio, armato solo di parole e immagini.
Sul lato sinistro della foto, un reporter "israeliano" tiene un microfono in una mano e, dall'altro lato, un'arma di fabbricazione americana, promuovendo una falsa narrazione che ritrae l'occupante come vittima e scagiona l'assassino dei suoi crimini.
C'è un netto contrasto tra un giornalista disarmato in piedi davanti alla telecamera, che difende la causa del suo popolo occupato, e un giornalista armato che si finge un giornalista mentre interpreta il ruolo di un attore fuorviante.
Siamo di fronte a un mondo che vede con un occhio solo, e una comunità internazionale che sta con l'occupante assassino contro la vera vittima.
Dal canale Gloria ai martiri
CHI È IL TERRORISTA?
Sul lato destro della foto si trova il nostro amato Anas al-Sharif, che indossa la sua uniforme da stampa e porta la penna e la macchina fotografica, trasmettendo al mondo la sofferenza del suo popolo, oppresso e affamato sotto l'occupazione, con onestà e coraggio, armato solo di parole e immagini.
Sul lato sinistro della foto, un reporter "israeliano" tiene un microfono in una mano e, dall'altro lato, un'arma di fabbricazione americana, promuovendo una falsa narrazione che ritrae l'occupante come vittima e scagiona l'assassino dei suoi crimini.
C'è un netto contrasto tra un giornalista disarmato in piedi davanti alla telecamera, che difende la causa del suo popolo occupato, e un giornalista armato che si finge un giornalista mentre interpreta il ruolo di un attore fuorviante.
Siamo di fronte a un mondo che vede con un occhio solo, e una comunità internazionale che sta con l'occupante assassino contro la vera vittima.
Dal canale Gloria ai martiri
❤29👍1
Hanno tentato di dipingere gli uomini palestinesi come barbari selvaggi affinché non li considerassi quando sono stati massacrati in massa.
Hanno pagato milioni di dollari in propaganda per convincerti che non meritano di vivere.
Eppure, con nient'altro che una fotocamera del telefono, questi uomini hanno mostrato al mondo di essere gli uomini più coraggiosi, gentili, amorevoli e compassionevoli viventi.
Parla degli uomini palestinesi.
anche loro meritano la vita.
Wear the peace
Hanno pagato milioni di dollari in propaganda per convincerti che non meritano di vivere.
Eppure, con nient'altro che una fotocamera del telefono, questi uomini hanno mostrato al mondo di essere gli uomini più coraggiosi, gentili, amorevoli e compassionevoli viventi.
Parla degli uomini palestinesi.
anche loro meritano la vita.
Wear the peace
❤48🔥2👍1
This media is not supported in your browser
VIEW IN TELEGRAM
#Palestina
Un conoscente e attivista napoletano, F. D. M. , che ringrazio, ha registrato una situazione vergognosa che riguarda, guarda caso un #israeliano. Naturalmente non ne ha parlato nessuno.
Ieri a Tampere si sono conclusi i campionati europei Under 20 di atletica leggera. Nella 4x100 correva anche Israele (sebbene paese asiatico è affiliato all'UEFA perchè ci sarebbero "difficoltà politiche e logistiche di israele nel competere con le nazioni della sua regione geografica" e quindi è ammessa in tutte le competizioni sportive europee).
Guardate il gesto del primo frazionista israeliano. Come sempre gli atleti fanno gesti in favore di telecamera.
Ma lui non fa un gesto "scaramantico". fa di più. Fa capire al mondo perchè #LiSchifanoTutti
#israeleGenocida
Da Alino Alessandro
Un conoscente e attivista napoletano, F. D. M. , che ringrazio, ha registrato una situazione vergognosa che riguarda, guarda caso un #israeliano. Naturalmente non ne ha parlato nessuno.
Ieri a Tampere si sono conclusi i campionati europei Under 20 di atletica leggera. Nella 4x100 correva anche Israele (sebbene paese asiatico è affiliato all'UEFA perchè ci sarebbero "difficoltà politiche e logistiche di israele nel competere con le nazioni della sua regione geografica" e quindi è ammessa in tutte le competizioni sportive europee).
Guardate il gesto del primo frazionista israeliano. Come sempre gli atleti fanno gesti in favore di telecamera.
Ma lui non fa un gesto "scaramantico". fa di più. Fa capire al mondo perchè #LiSchifanoTutti
#israeleGenocida
Da Alino Alessandro
👎43❤4🔥2👍1
Forwarded from Eduardo Muscara Official Channel
Gazza, Non Nel mio Nome..
Fate piano con le bombe
che i bambini dormono.
Non vedete come respirano piano,
come stringono la coperta
come fosse l’ultimo pezzo di casa
che gli è rimasto in braccio?
Li sentite, voi,
i piccoli sospiri che fanno,
quel suono che è più fragile del vetro,
più sacro di ogni tempio?
Non svegliateli.
Perché nei sogni hanno il pane,
hanno un giardino con l’erba alta,
hanno strade senza macerie
e cieli che non tremano.
Fate piano,
perché il sonno dei bambini
è il filo che ci tiene umani,
il confine oltre il quale
non esiste più salvezza.
E ricordatevi
che questo massacro resterà scritto
negli occhi e nel sangue
che Gaza è una ferita aperta negli occhi del mondo,
che il genocidio non si lava via
con nessun silenzio complice.
Non conoscete vergogna.
La vostra anima spenta
non troverà specchio dove guardarsi.
Un giorno la Storia vi chiederà conto
di questa vergogna.
E se avrete guardato altrove,
se avrete avuto la bocca chiusa
quando cadevano vite leggere come piume,
dovrete dire a voce alta
che lo avete fatto
per scelta vostra.
Non nel mio nome.
- AFaber -
Fate piano con le bombe
che i bambini dormono.
Non vedete come respirano piano,
come stringono la coperta
come fosse l’ultimo pezzo di casa
che gli è rimasto in braccio?
Li sentite, voi,
i piccoli sospiri che fanno,
quel suono che è più fragile del vetro,
più sacro di ogni tempio?
Non svegliateli.
Perché nei sogni hanno il pane,
hanno un giardino con l’erba alta,
hanno strade senza macerie
e cieli che non tremano.
Fate piano,
perché il sonno dei bambini
è il filo che ci tiene umani,
il confine oltre il quale
non esiste più salvezza.
E ricordatevi
che questo massacro resterà scritto
negli occhi e nel sangue
che Gaza è una ferita aperta negli occhi del mondo,
che il genocidio non si lava via
con nessun silenzio complice.
Non conoscete vergogna.
La vostra anima spenta
non troverà specchio dove guardarsi.
Un giorno la Storia vi chiederà conto
di questa vergogna.
E se avrete guardato altrove,
se avrete avuto la bocca chiusa
quando cadevano vite leggere come piume,
dovrete dire a voce alta
che lo avete fatto
per scelta vostra.
Non nel mio nome.
- AFaber -
❤46👍1👎1
Diteglielo a quel nulla mischiato con il niente di "Antonino Monteleone" :
⬇️
«Shireen Abu Akleh, reporter palestinese con cittadinanza americana, per venticinque anni ha documentato gli orrori dell’occupazione israeliana in terra palestinese, intervistando detenuti e visitando le zone di guerra. La chiamavano “La voce della Nazione”.
Nel 2022 è stata uccisa, colpita alla testa da un cecchino dell’IOF, nonostante indossasse il giubbino della stampa.
Si trovava nel campo profughi di Jenin, in quel momento teatro dell’ennesimo raid israeliano.
Ricordiamo la sua storia. Soprattutto in queste ultime ore in cui la propaganda sionista cerca di giustificare l’uccisione di Anas al-Sharif e dei suoi colleghi, giornalisti di Al Jazeera.
Sono centinaia le persone che lavoravano per la stampa uccise da israele, ognuna di loro costituisce un crimine di guerra. Non sono cominciate dopo il 7 ottobre, non sono delimitate alla Striscia di Gaza, non sono giustificabili in nessun modo. Non dimentichiamo.
Aggiungiamoci anche che la Abu Akleh, un volto davvero molto noto per il pubblico di Aljazeera, era pure cristiana! E che al suo funerale il corteo funebre venne aggredito dai militari israeliani!»
[dalla pagina "Possibile" su Facebook]
⬇️
«Shireen Abu Akleh, reporter palestinese con cittadinanza americana, per venticinque anni ha documentato gli orrori dell’occupazione israeliana in terra palestinese, intervistando detenuti e visitando le zone di guerra. La chiamavano “La voce della Nazione”.
Nel 2022 è stata uccisa, colpita alla testa da un cecchino dell’IOF, nonostante indossasse il giubbino della stampa.
Si trovava nel campo profughi di Jenin, in quel momento teatro dell’ennesimo raid israeliano.
Ricordiamo la sua storia. Soprattutto in queste ultime ore in cui la propaganda sionista cerca di giustificare l’uccisione di Anas al-Sharif e dei suoi colleghi, giornalisti di Al Jazeera.
Sono centinaia le persone che lavoravano per la stampa uccise da israele, ognuna di loro costituisce un crimine di guerra. Non sono cominciate dopo il 7 ottobre, non sono delimitate alla Striscia di Gaza, non sono giustificabili in nessun modo. Non dimentichiamo.
Aggiungiamoci anche che la Abu Akleh, un volto davvero molto noto per il pubblico di Aljazeera, era pure cristiana! E che al suo funerale il corteo funebre venne aggredito dai militari israeliani!»
[dalla pagina "Possibile" su Facebook]
❤32👍6
L'inviato statunitense Tom Barrack è pronto a incontrare funzionari libanesi per discutere di fornire completamente le Forze Armate Libanesi per aiutarle a implementare la decisione di "ritirare le armi".
Sì... di "ritirare le armi"... non per difendere il Libano da aggressori e invasori.
Questo è pericoloso. Significa che gli Stati Uniti stanno apertamente spingendo il comandante in capo delle LAF a rivolgere le armi dell'esercito contro i propri cittadini, solo per compiacere Washington e "Tel Aviv".
Gli americani vogliono che il nostro esercito sia il loro strumento, per finire il lavoro che gli sionisti non sono riusciti a fare.
Segnatevi le mie parole; non succederà. E se qualcuno osa prendere una tale decisione, sarà la rovina dell'ultima istituzione nazionale rimasta in Libano. Il giorno in cui rivolgeranno l'esercito contro il proprio popolo sarà il giorno in cui si spezzerà dall'interno.
Marwa Osman
Sì... di "ritirare le armi"... non per difendere il Libano da aggressori e invasori.
Questo è pericoloso. Significa che gli Stati Uniti stanno apertamente spingendo il comandante in capo delle LAF a rivolgere le armi dell'esercito contro i propri cittadini, solo per compiacere Washington e "Tel Aviv".
Gli americani vogliono che il nostro esercito sia il loro strumento, per finire il lavoro che gli sionisti non sono riusciti a fare.
Segnatevi le mie parole; non succederà. E se qualcuno osa prendere una tale decisione, sarà la rovina dell'ultima istituzione nazionale rimasta in Libano. Il giorno in cui rivolgeranno l'esercito contro il proprio popolo sarà il giorno in cui si spezzerà dall'interno.
Marwa Osman
❤26👍5
Antonino Monteleone non è un giornalista. È un megafono del sistema.
Anas lo era. E trasmetteva da sotto le bombe, non con il c*lo al caldo come codesta nullità.
Ha infangato Anas Al Sharif, reporter ucciso dalle bombe israeliane mentre documentava un massacro. Non lo ha infangato per ignoranza o per errore: lo ha fatto per scelta. Come nei suoi servizi dalla West Bank, dove ha rigurgitato la propaganda sionista con zelo servile.
( https://www.iene.mediaset.it/video/monteleone-non-c-e-pace-tra-israele-e-palestina_64667.shtml?r=q9-fdb5fdb28926cdbee448f66b5a50f85edb096d83e31cf8efe402aee3e0e62274 )
Chi disonora i morti e recita la hasbara non merita il tesserino. Ma l'ordine dei giornalisti glielo lascia. Come lo ha lasciato a chi ha mentito durante il Covid, a chi ha terrorizzato, manipolato, censurato.
L'ordine non tutela il giornalismo. Lo tradisce. E ogni silenzio è complicità
Questi sono una zavorra, la prima arma del potere.
Antonino Monteleone è una nullità e verrà sepolto nel l'immondizia della storia.
Ad Anas, invece, gloria eterna nell'alto dei cieli.
Anas lo era. E trasmetteva da sotto le bombe, non con il c*lo al caldo come codesta nullità.
Ha infangato Anas Al Sharif, reporter ucciso dalle bombe israeliane mentre documentava un massacro. Non lo ha infangato per ignoranza o per errore: lo ha fatto per scelta. Come nei suoi servizi dalla West Bank, dove ha rigurgitato la propaganda sionista con zelo servile.
( https://www.iene.mediaset.it/video/monteleone-non-c-e-pace-tra-israele-e-palestina_64667.shtml?r=q9-fdb5fdb28926cdbee448f66b5a50f85edb096d83e31cf8efe402aee3e0e62274 )
Chi disonora i morti e recita la hasbara non merita il tesserino. Ma l'ordine dei giornalisti glielo lascia. Come lo ha lasciato a chi ha mentito durante il Covid, a chi ha terrorizzato, manipolato, censurato.
L'ordine non tutela il giornalismo. Lo tradisce. E ogni silenzio è complicità
Questi sono una zavorra, la prima arma del potere.
Antonino Monteleone è una nullità e verrà sepolto nel l'immondizia della storia.
Ad Anas, invece, gloria eterna nell'alto dei cieli.
👍39❤14🔥7