Forwarded from Il CORAGGIO del Dubbio - A!
NON temete:
Il sionismo
L' imperialismo usa
Il NEOLIBERISMO
La minaccia cinese
Il falso Green
Il gender
La digitalizzazione
Le false pandemie
OMS
WTO
Massoneria
Satanismo
Controllo digitale...
NON TEMETELI!!!
Temete come minaccia mortale
"L'ITALIANO MEDIO"
Il vicino.
Il collega di lavoro
Il parente
Il conoscente
I professori o maestri dei vs.figli
Il medico
Il poliziotto
Il magistrato
Il cliente
Il fornitore
Il prete.
Sono QUESTI che rendono LETALI SIONISMO, IMPERIALISMO, NEOLIBERISMO, ecc.ecc.
Sono i MALEDETTI IDIOTI INCAPACI DI QUALSIVOGLIA SENSO CRITICO.
L' "italiano medio".
Un MOSTRO.
Pasolini ed Orson Welles lo avevano perfettamente descritto negli anni '60
Mostri...
Pericolosi
https://m.youtube.com/watch?v=nJ35Q8X6xDk
Il sionismo
L' imperialismo usa
Il NEOLIBERISMO
La minaccia cinese
Il falso Green
Il gender
La digitalizzazione
Le false pandemie
OMS
WTO
Massoneria
Satanismo
Controllo digitale...
NON TEMETELI!!!
Temete come minaccia mortale
"L'ITALIANO MEDIO"
Il vicino.
Il collega di lavoro
Il parente
Il conoscente
I professori o maestri dei vs.figli
Il medico
Il poliziotto
Il magistrato
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Il prete.
Sono QUESTI che rendono LETALI SIONISMO, IMPERIALISMO, NEOLIBERISMO, ecc.ecc.
Sono i MALEDETTI IDIOTI INCAPACI DI QUALSIVOGLIA SENSO CRITICO.
L' "italiano medio".
Un MOSTRO.
Pasolini ed Orson Welles lo avevano perfettamente descritto negli anni '60
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Pier Paolo Pasolini, La Ricotta L'uomo medio
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La Slovenia diventa la prima nazione dell'UE a imporre un divieto di armi al regime israeliano.
https://en.tempo.co/read/2034964/slovenia-becomes-first-eu-country-to-ban-arms-trade-with-israel
CCHS Resistance News
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CCHS Resistance News
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Il movimento ha pubblicato un nuovo video giovedì con Evyatar David.
Roya News
http://en.royanews.tv/news/61760
Roya News
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Un verdetto irrevocabile: genocidio. Le principali organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, Human Rights Watch e gli esperti delle Nazioni Unite, hanno già espresso le loro conclusioni. A queste voci si sono ora uniti anche B'Tselem e Medici per i Diritti Umani, entrambi basati in Israele, nella loro ferma condanna. Ogni dubbio è dissolto. La difesa di Israele è crollata. La verità, per quanto tardiva, inizia a diffondersi nel discorso pubblico.
Il risveglio tardivo dell'Occidente è scandaloso. Dopo due anni di silenzio assordante, esperti, politici e celebrità denunciano le atrocità. Si fa fatica a credere quanto tempo sia stato necessario per scuotere la coscienza pubblica. Quanti orrori servivano? La pioggia di esplosivi su un gigantesco campo di prigionia, l'incendio di bambini vivi, la distruzione capillare di ogni ospedale, ogni strumento medico: nulla bastava.
La ferocia ha superato ogni confine senza reazione. La strage di giornalisti, superiore a tutte le guerre mondiali sommate a conflitti come la Corea, il Vietnam, l'Afghanistan e l'Ucraina, non ha scosso le coscienze. Le violenze sulle persone detenute, le torture sui prigionieri, la derisione dei soldati israeliani con gli abiti dei morti, i funzionari israeliani che proclamano intenzioni di sterminio. Il presidente americano e il primo ministro israeliano che dichiarano apertamente una pulizia etnica. Tutto ciò non era abbastanza per destare la decenza.
L'orrore ha proseguito il suo corso. Nuove armi testate su esseri umani, considerati cavie da laboratorio. Civili lasciati morire sotto le macerie per soffocamento o sete. L'uso di persone come scudi umani, l'uccisione di feriti con bulldozer. Il canale Telegram "72 Virgins" che diffonde filmati sadici di massacri. I cecchini che mirano a testa e petto di bambini. I droni che attirano civili con pianti infantili.
La fame come arma definitiva ha infranto il limite. Le truppe israeliane che ricevono ordini di uccidere civili affamati in cerca di cibo. I cecchini israeliani che mirano a parti del corpo specifiche: gambe, testa, genitali, in giorni prestabiliti. I blocchi dei civili israeliani che impediscono gli aiuti, festeggiando con barbecue. La menzogna e la propaganda usate per smantellare l'assistenza umanitaria, sostituendola con un'operazione dove i bisognosi vengono massacrati quotidianamente. La fame forzata per ventidue mesi.
Solo ora, con la fame che ha raggiunto la sua vetta e i corpi scheletrici dei bambini che riempiono gli schermi, con danni irreversibili a organi e cervelli, solo ora la "linea" è stata apparentemente superata. Tutto il mostruoso accaduto fino a questo punto era tollerabile. Questo improvviso risveglio della coscienza, però, non si è ancora tradotto in azioni concrete. Il tempo per salvare Gaza si è esaurito mentre la luce della consapevolezza si accendeva.
Dobbiamo guardarci allo specchio come società. Se tutto questo orrore è stato accettabile, qualcosa di profondamente malato infetta la nostra civiltà. Siamo corrotti, sfigurati, vergognosi. Dobbiamo salvarci da ciò che siamo diventati, trasformarci radicalmente per non permettere mai più simili atrocità. La nostra visione collettiva ha fallito. Le lezioni si ripeteranno finché non saranno apprese. Iniziamo ad imparare.
Andrea Umbrello
Il risveglio tardivo dell'Occidente è scandaloso. Dopo due anni di silenzio assordante, esperti, politici e celebrità denunciano le atrocità. Si fa fatica a credere quanto tempo sia stato necessario per scuotere la coscienza pubblica. Quanti orrori servivano? La pioggia di esplosivi su un gigantesco campo di prigionia, l'incendio di bambini vivi, la distruzione capillare di ogni ospedale, ogni strumento medico: nulla bastava.
La ferocia ha superato ogni confine senza reazione. La strage di giornalisti, superiore a tutte le guerre mondiali sommate a conflitti come la Corea, il Vietnam, l'Afghanistan e l'Ucraina, non ha scosso le coscienze. Le violenze sulle persone detenute, le torture sui prigionieri, la derisione dei soldati israeliani con gli abiti dei morti, i funzionari israeliani che proclamano intenzioni di sterminio. Il presidente americano e il primo ministro israeliano che dichiarano apertamente una pulizia etnica. Tutto ciò non era abbastanza per destare la decenza.
L'orrore ha proseguito il suo corso. Nuove armi testate su esseri umani, considerati cavie da laboratorio. Civili lasciati morire sotto le macerie per soffocamento o sete. L'uso di persone come scudi umani, l'uccisione di feriti con bulldozer. Il canale Telegram "72 Virgins" che diffonde filmati sadici di massacri. I cecchini che mirano a testa e petto di bambini. I droni che attirano civili con pianti infantili.
La fame come arma definitiva ha infranto il limite. Le truppe israeliane che ricevono ordini di uccidere civili affamati in cerca di cibo. I cecchini israeliani che mirano a parti del corpo specifiche: gambe, testa, genitali, in giorni prestabiliti. I blocchi dei civili israeliani che impediscono gli aiuti, festeggiando con barbecue. La menzogna e la propaganda usate per smantellare l'assistenza umanitaria, sostituendola con un'operazione dove i bisognosi vengono massacrati quotidianamente. La fame forzata per ventidue mesi.
Solo ora, con la fame che ha raggiunto la sua vetta e i corpi scheletrici dei bambini che riempiono gli schermi, con danni irreversibili a organi e cervelli, solo ora la "linea" è stata apparentemente superata. Tutto il mostruoso accaduto fino a questo punto era tollerabile. Questo improvviso risveglio della coscienza, però, non si è ancora tradotto in azioni concrete. Il tempo per salvare Gaza si è esaurito mentre la luce della consapevolezza si accendeva.
Dobbiamo guardarci allo specchio come società. Se tutto questo orrore è stato accettabile, qualcosa di profondamente malato infetta la nostra civiltà. Siamo corrotti, sfigurati, vergognosi. Dobbiamo salvarci da ciò che siamo diventati, trasformarci radicalmente per non permettere mai più simili atrocità. La nostra visione collettiva ha fallito. Le lezioni si ripeteranno finché non saranno apprese. Iniziamo ad imparare.
Andrea Umbrello
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Forwarded from Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario
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Una delegazione di Hezbollah si è recata in visita a Beirut a Georges Abdallah, militante antisionista libanese nei giorni scorsi rilasciato dalle prigioni francesi dopo 41 anni.
Nel video il servizio sulla visita di Al-Manar, l’emittente della Resistenza islamica del Libano.
🇮🇷 Notizie dall'Iran islamico e rivoluzionario https://t.me/iranislamico
Nel video il servizio sulla visita di Al-Manar, l’emittente della Resistenza islamica del Libano.
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Forwarded from Controllo Globale
"A #Gaza non c'è fame".
Se questo essere repellente non avesse l'appoggio di Trump e della mafia dell'Alta Finanza anglo- aschenazita, sarebbe già finito condannato proprio da quella corte dell'AJA che oggi è succube di quegli stessi poteri.
A rincarare la dose oggi, il Ministro degli Esteri #Tajani:
"Israele non è un paese criminale" - "non ha compiuto crimini di guerra"....
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L'unità di salute mentale militare "israeliana" ha visto un aumento di oltre il 1.000% dei soldati in cerca di cure per un trauma, a causa della lunga e intensa guerra.
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Roya's news
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Roya's news
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Dopo aver, per mille volte , sentito che il Ministero della Sanità di Hamas era inattendibile in punto perdite palestinesi , gli aerei che sorvolano Gaza mostrano un livello di distruzione apocalittico e mostruoso , molto al di sopra delle attese e dei peggiori nostri incubi . Le cifre dei decessi appaiono essere assai sottostimate . Del resto il consigliere di Trump aveva detto che Gaza era più devastata di come si pensava ed e' uno dei pochi ad aver avuto una autorizzazione di visita , perché i criminali che dubitano delle cifre diffuse dal Ministero di Hamas , sono gli stessi che hanno vietato la visita di qualsiasi osservatore internazionale indipendente o di giornalista occidentale , visto che si fidano solo di quelli , o di funzionari dell ' Onu . Quando poi con gli occhi sgranati dalla sorpresa , dicono che la Francesca Albanese non ha mai visitato Gaza e quindi non può essere attendibile ,superano ogni limite . Sono degli sfacciati assassini , senza pudore , etica o umanità .
Roberto Preve
Roberto Preve
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Forwarded from Andrea Ra Music
Uniplux, Andrea Ra e Gianna Chillà pubblicano oggi il nuovo singolo "FERMIAMOLI”, una potente rivisitazione dello storico brano dei Gang: un inno di resistenza di voci libere e non allineate contro il genocidio in corso a Gaza.
GUARDA IL VIDEOCLIP > QUI
“FERMIAMOLI” è più di una canzone: è un manifesto, una dichiarazione forte di solidarietà, di denuncia e di opposizione al genocidio in corso a Gaza.
Un progetto dal forte messaggio antisionista e anti-NATO firmato da tre artisti che hanno da sempre preferito la coerenza e l’integrità rispetto all’ubbidienza e all’ipocrisia di un mondo musicale sempre più falso, pavido e allineato in cui, tristemente, la maggior parte degli Artisti preferisce non esporsi ed autocensurarsi per evitare ritorsioni. Non è un caso che sia stato scelto di riproporre e riadattare un vecchio brano dei Gang, scritto da Marino Severini, uno degli esponenti musicali storici più autentici e sinceri, che si è dimostrato fiero di far rivisitare dai tre una sua canzone contro la guerra, dando il permesso di inserire riferimenti espliciti a “Gaza” e al Genocidio.
Fabio Nardelli, in arte Uniplux, storico leader della scena punk-rock dagli anni ’80, torna a far parlare di sé dando vita a questo nuovo progetto musicale frutto di un impegno artistico che unisce denuncia e impegno sociale e che si innesta su un solco di lotte decennali e strenua militanza politica. Attività portate avanti con una coerenza al limite dell’autolesionismo sia con la Musica che con il suo " altro " lavoro di Psicologo nel quale, seguendo il magistero di Wilhelm Reich, si è da sempre distinto per le lotte nell’antipsichiatria di Basaglia, e per essersi adoperato per tutelare tossicodipendenti, carcerati e pazienti psichiatrici gravi. Dal 1981 al 1987 ha lavorato come session man con la RCA italiana ,accompagnando diversi artisti dell’epoca e incidendo anche il suo primo vinile come Uniplux “ Chi siamo noi ?” sotto la direzione di Ennio Melis.
Al suo fianco, Andrea Ra, bassista, produttore e cantautore rock con oltre 35 anni di carriera e collaborazioni con tantissimi artisti nazionali e internazionali come Fabrizio Moro, Giuliodorme, Piotta, Daniele Groff, Diaframma, Ratti della Sabina, Nu Indaco, Gazebo, Damo Suzuki, La Batteria, Brusco, Lello Voce, e Frank Nemola, conosciuto da molti come il “Les Claypool italiano”, è stato premiato nel 2017 al MEI come migliore bassista italiano alternative rock. In questi anni è stato uno dei pochi artisti ad opporsi apertamente alle derive fasciste e tecnocratiche del nuovo Ordine Mondiale. Il suo ultimo album "Urlo Eretico” è stato definito da diversi addetti ai lavori e numerose riviste musicali come un vero e proprio atto di resistenza e impegno civile, contro ogni discriminazione e iniquità generate da quel Fascismo del mercato e del consumo di pasoliniana memoria, tanto da essere insignito in Campidoglio del prestigioso Premio Cartagine 2023.
Gianna Chillà, artista dal lungo curriculum, protagonista di tanti progetti musicali, ha all’attivo migliaia di concerti in Francia, Svizzera, Regno Unito, Germania, Belgio, Spagna, Polonia, Austria ed Usa. E’ paradossalmente un’artista più conosciuta e “riconosciuta” all’estero che in Italia.
Da sempre sensibile alle lotte in favore dei diritti civili e contro ogni sopruso, impreziosisce il brano con la sua voce potente e graffiante, marchio di fabbrica di una cantante unica e sempre fuori dagli schemi che meriterebbe, anche nel Proprio Paese, un’attenzione maggiore.
“L'arte vissuta come resistenza, libertà, coraggio e partecipazione,
soprattutto quando non conviene esporsi ma è giusto farlo.
Il resto è mercato.”
Uniplux, Andrea Ra, Gianna Chillà
CREDITI:
Titolo: FERMIAMOLI (di Marino e Alessandro Severini)
Interpreti: Uniplux, Andrea Ra e Gianna Chillà
Mix e Mastering: Andrea Ra
Videoclip e montaggio: Marco e Luca Schiavoni
Prodotto da Fabio Nardelli Uniplux © 2025
https://youtu.be/fl2db-iwP2w?si=ygEClLid3f730Jqp
GUARDA IL VIDEOCLIP > QUI
“FERMIAMOLI” è più di una canzone: è un manifesto, una dichiarazione forte di solidarietà, di denuncia e di opposizione al genocidio in corso a Gaza.
Un progetto dal forte messaggio antisionista e anti-NATO firmato da tre artisti che hanno da sempre preferito la coerenza e l’integrità rispetto all’ubbidienza e all’ipocrisia di un mondo musicale sempre più falso, pavido e allineato in cui, tristemente, la maggior parte degli Artisti preferisce non esporsi ed autocensurarsi per evitare ritorsioni. Non è un caso che sia stato scelto di riproporre e riadattare un vecchio brano dei Gang, scritto da Marino Severini, uno degli esponenti musicali storici più autentici e sinceri, che si è dimostrato fiero di far rivisitare dai tre una sua canzone contro la guerra, dando il permesso di inserire riferimenti espliciti a “Gaza” e al Genocidio.
Fabio Nardelli, in arte Uniplux, storico leader della scena punk-rock dagli anni ’80, torna a far parlare di sé dando vita a questo nuovo progetto musicale frutto di un impegno artistico che unisce denuncia e impegno sociale e che si innesta su un solco di lotte decennali e strenua militanza politica. Attività portate avanti con una coerenza al limite dell’autolesionismo sia con la Musica che con il suo " altro " lavoro di Psicologo nel quale, seguendo il magistero di Wilhelm Reich, si è da sempre distinto per le lotte nell’antipsichiatria di Basaglia, e per essersi adoperato per tutelare tossicodipendenti, carcerati e pazienti psichiatrici gravi. Dal 1981 al 1987 ha lavorato come session man con la RCA italiana ,accompagnando diversi artisti dell’epoca e incidendo anche il suo primo vinile come Uniplux “ Chi siamo noi ?” sotto la direzione di Ennio Melis.
Al suo fianco, Andrea Ra, bassista, produttore e cantautore rock con oltre 35 anni di carriera e collaborazioni con tantissimi artisti nazionali e internazionali come Fabrizio Moro, Giuliodorme, Piotta, Daniele Groff, Diaframma, Ratti della Sabina, Nu Indaco, Gazebo, Damo Suzuki, La Batteria, Brusco, Lello Voce, e Frank Nemola, conosciuto da molti come il “Les Claypool italiano”, è stato premiato nel 2017 al MEI come migliore bassista italiano alternative rock. In questi anni è stato uno dei pochi artisti ad opporsi apertamente alle derive fasciste e tecnocratiche del nuovo Ordine Mondiale. Il suo ultimo album "Urlo Eretico” è stato definito da diversi addetti ai lavori e numerose riviste musicali come un vero e proprio atto di resistenza e impegno civile, contro ogni discriminazione e iniquità generate da quel Fascismo del mercato e del consumo di pasoliniana memoria, tanto da essere insignito in Campidoglio del prestigioso Premio Cartagine 2023.
Gianna Chillà, artista dal lungo curriculum, protagonista di tanti progetti musicali, ha all’attivo migliaia di concerti in Francia, Svizzera, Regno Unito, Germania, Belgio, Spagna, Polonia, Austria ed Usa. E’ paradossalmente un’artista più conosciuta e “riconosciuta” all’estero che in Italia.
Da sempre sensibile alle lotte in favore dei diritti civili e contro ogni sopruso, impreziosisce il brano con la sua voce potente e graffiante, marchio di fabbrica di una cantante unica e sempre fuori dagli schemi che meriterebbe, anche nel Proprio Paese, un’attenzione maggiore.
“L'arte vissuta come resistenza, libertà, coraggio e partecipazione,
soprattutto quando non conviene esporsi ma è giusto farlo.
Il resto è mercato.”
Uniplux, Andrea Ra, Gianna Chillà
CREDITI:
Titolo: FERMIAMOLI (di Marino e Alessandro Severini)
Interpreti: Uniplux, Andrea Ra e Gianna Chillà
Mix e Mastering: Andrea Ra
Videoclip e montaggio: Marco e Luca Schiavoni
Prodotto da Fabio Nardelli Uniplux © 2025
https://youtu.be/fl2db-iwP2w?si=ygEClLid3f730Jqp
YouTube
FERMIAMOLI - Uniplux, Andrea Ra, Gianna Chillà
Uniplux, Andrea Ra e Gianna Chillà presentano oggi il nuovo singolo "FERMIAMOLI", una potente reinterpretazione del celebre brano dei Gang, che si erge come un inno alla resistenza delle voci libere e indipendenti contro il genocidio in corso a Gaza.
“FERMIAMOLI”…
“FERMIAMOLI”…
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🇱🇧🇺🇸 Il gabinetto libanese approva gli “obiettivi” del piano USA per disarmare Hezbollah
Il gabinetto del Libano si è riunito nuovamente per discutere il disarmo di Hezbollah nonostante il rifiuto precedente da parte di quest’ultimo delle richieste, che sono state in gran parte guidate dagli Stati Uniti.
Il Primo Ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato dopo la riunione di giovedì che i ministri hanno approvato gli “obiettivi” di una proposta USA per “assicurare che il possesso di armi sia limitato esclusivamente allo stato”.
Il Vice Capo del Consiglio Politico di Hezbollah Mahmoud Komati ha definito la decisione del governo libanese una “marcia nell’umiliazione” e una resa a israele e agli USA.
https://www.aljazeera.com/news/2025/8/7/lebanese-cabinet-holds-more-talks-on-disarming-hezbollah-under-us-pressure
Il gabinetto del Libano si è riunito nuovamente per discutere il disarmo di Hezbollah nonostante il rifiuto precedente da parte di quest’ultimo delle richieste, che sono state in gran parte guidate dagli Stati Uniti.
Il Primo Ministro libanese Nawaf Salam ha dichiarato dopo la riunione di giovedì che i ministri hanno approvato gli “obiettivi” di una proposta USA per “assicurare che il possesso di armi sia limitato esclusivamente allo stato”.
Il Vice Capo del Consiglio Politico di Hezbollah Mahmoud Komati ha definito la decisione del governo libanese una “marcia nell’umiliazione” e una resa a israele e agli USA.
https://www.aljazeera.com/news/2025/8/7/lebanese-cabinet-holds-more-talks-on-disarming-hezbollah-under-us-pressure
Al Jazeera
Lebanese cabinet approves ‘objectives’ of US plan to disarm Hezbollah
Group warns US-driven plans bow to interests of Israel, which continues to carry out near-daily violations of truce.
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Il governo libanese, dopo anni di servilismo verso "israele" e USA, ora vuole disarmare Hezbollah.
Ma chi ha difeso i confini quando il Libano veniva invaso e bombardato?
Chi ha protetto il popolo mentre il governo si nascondeva?
Se lo Stato avesse difeso il Libano e non si fosse comportato da scendiletto dei colonialisti, non ci sarebbe stato bisogno di Hezbollah.
Dunque Hezbollah non è il nemico: è ciò che resta della dignità, perché quando i governi falliscono, la resistenza diventa necessaria.
Disarmare Hezbollah? Prima disarmate la vergogna. Pagliacci.
Brouhe bdam nafdik ya N4sr4llah
Ma chi ha difeso i confini quando il Libano veniva invaso e bombardato?
Chi ha protetto il popolo mentre il governo si nascondeva?
Se lo Stato avesse difeso il Libano e non si fosse comportato da scendiletto dei colonialisti, non ci sarebbe stato bisogno di Hezbollah.
Dunque Hezbollah non è il nemico: è ciò che resta della dignità, perché quando i governi falliscono, la resistenza diventa necessaria.
Disarmare Hezbollah? Prima disarmate la vergogna. Pagliacci.
Brouhe bdam nafdik ya N4sr4llah
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Dal canale ufficiale
Il Fronte interno palestinese Gaza
⚠️ Indicazione importante | Non perdete la vostra bussola morale
📌 Ai figli del nostro popolo a Gaza:
In mezzo all'assedio e alla guerra, l'occupazione cerca di colpire la nostra struttura morale creando crisi di vita e sociali, diffondendo comportamenti estranei che mirano a disgregare la nostra società dall'interno.
Ma la nostra vera forza inizia dal mantenere la nostra morale e i nostri comportamenti corretti nel trattare gli uni con gli altri, per essere la prima linea di difesa contro questi piani.
🔻 Ribadiamo quanto segue:
▪️ Monopolio e sfruttamento
Chi monopolizza i beni o sfrutta il bisogno della gente partecipa alla battaglia del nemico contro il suo popolo. Queste pratiche indeboliscono la nostra resistenza e uccidono lo spirito di solidarietà.
▪️ Usura e commercianti di liquidità
Imporre l'usura o sfruttare la crisi di liquidità è una distruzione diretta della struttura economica della nostra società, un comportamento non meno grave della guerra stessa.
▪️ Caos e anarchia
L'attacco o il saccheggio dei camion di aiuti apre la porta alla discordia e serve gli obiettivi dell'occupazione di diffondere il caos e indebolire il tessuto sociale.
🛡 Gaza è la fortezza della morale e della resistenza, e non permetteremo a nessun male di corrompere i nostri valori o rubare la forza della nostra unità.
🇵🇸 Fronte interno palestinese 🇵🇸
Consapevolezza che protegge e resistenza che non si spezza
⚠️ Indicazione importante | Non lasciatevi ingannare dalla loro guerra psicologica
📌 Nel contesto dell'aggressione a Gaza, l'occupazione attiva i suoi strumenti nascosti nella guerra psicologica, attraverso l'uso di account, piattaforme e personaggi preparati in anticipo, il cui obiettivo è colpire il morale del nostro popolo e diffondere un'immagine falsa di divisioni all'interno delle fila della resistenza.
🔻 Ribadiamo quanto segue:
▪️ Questi account non sono voci libere, ma megafoni gestiti dalle stanze di intelligence dell'occupazione, che si nascondono dietro consigli e preoccupazioni per la gente.
▪️ Diffondere menzogne e spargere voci è parte del piano del nemico per minare la fiducia tra il popolo e la sua resistenza.
▪️ Ogni interazione o condivisione dei loro contenuti è un servizio gratuito all'occupazione nella sua battaglia contro la vostra consapevolezza e resistenza.
🛡 La vostra consapevolezza è la prima linea di difesa — abbiate fiducia nella resistenza e sappiate che l'unità è la risposta più forte a questa guerra sporca.
🇵🇸 Fronte interno palestinese 🇵🇸
Consapevolezza che protegge e resistenza che non si spezza
📲 Per seguire: Telegram t.me/jabha_d
Bot di comunicazione: @jabha_dpbot
Facebook: facebook.com/jabhadpal
Il Fronte interno palestinese Gaza
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📌 Ai figli del nostro popolo a Gaza:
In mezzo all'assedio e alla guerra, l'occupazione cerca di colpire la nostra struttura morale creando crisi di vita e sociali, diffondendo comportamenti estranei che mirano a disgregare la nostra società dall'interno.
Ma la nostra vera forza inizia dal mantenere la nostra morale e i nostri comportamenti corretti nel trattare gli uni con gli altri, per essere la prima linea di difesa contro questi piani.
🔻 Ribadiamo quanto segue:
▪️ Monopolio e sfruttamento
Chi monopolizza i beni o sfrutta il bisogno della gente partecipa alla battaglia del nemico contro il suo popolo. Queste pratiche indeboliscono la nostra resistenza e uccidono lo spirito di solidarietà.
▪️ Usura e commercianti di liquidità
Imporre l'usura o sfruttare la crisi di liquidità è una distruzione diretta della struttura economica della nostra società, un comportamento non meno grave della guerra stessa.
▪️ Caos e anarchia
L'attacco o il saccheggio dei camion di aiuti apre la porta alla discordia e serve gli obiettivi dell'occupazione di diffondere il caos e indebolire il tessuto sociale.
🛡 Gaza è la fortezza della morale e della resistenza, e non permetteremo a nessun male di corrompere i nostri valori o rubare la forza della nostra unità.
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Consapevolezza che protegge e resistenza che non si spezza
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📌 Nel contesto dell'aggressione a Gaza, l'occupazione attiva i suoi strumenti nascosti nella guerra psicologica, attraverso l'uso di account, piattaforme e personaggi preparati in anticipo, il cui obiettivo è colpire il morale del nostro popolo e diffondere un'immagine falsa di divisioni all'interno delle fila della resistenza.
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Dal canale
Economia Palestina
📌 La promozione della vendita e dell'acquisto tramite pagamento elettronico non ha nulla a che fare con l'eliminazione del contante o il rifiuto di accettarlo
👈 Ciò che sta accadendo attualmente è un aumento della dipendenza dal pagamento elettronico a scapito dell'uso del contante... È vero che questo passo è importante per l'economia palestinese nella Striscia di Gaza a causa del problema della liquidità e riduce lo sfruttamento da parte dei commercianti del fenomeno dell'accaparramento e del furto di denaro, ma Israele vede la questione da un'altra prospettiva, vuole un maggiore controllo sui movimenti di denaro a Gaza per controllare le spese con la scusa di "combattere il riciclaggio di denaro"
👈 Israele vuole conoscere i movimenti di denaro nei mercati ed è uno dei modi della guerra economica contro Gaza e per il controllo economico assoluto
Perciò, non c'è eliminazione del contante ma forse una riduzione della liquidità disponibile nei mercati a favore di un aumento dell'uso del pagamento elettronico
👈 Anche la moneta danneggiata e usurata, e la banconota da dieci shekel che venditori e acquirenti rifiutano di usare, godono di piena validità e non sono state eliminate, e qualsiasi eliminazione o sostituzione della moneta richiede un periodo legale per informare i cittadini.
🖊️ Ahmed Abu Qamar
Economia Palestina
📌 La promozione della vendita e dell'acquisto tramite pagamento elettronico non ha nulla a che fare con l'eliminazione del contante o il rifiuto di accettarlo
👈 Ciò che sta accadendo attualmente è un aumento della dipendenza dal pagamento elettronico a scapito dell'uso del contante... È vero che questo passo è importante per l'economia palestinese nella Striscia di Gaza a causa del problema della liquidità e riduce lo sfruttamento da parte dei commercianti del fenomeno dell'accaparramento e del furto di denaro, ma Israele vede la questione da un'altra prospettiva, vuole un maggiore controllo sui movimenti di denaro a Gaza per controllare le spese con la scusa di "combattere il riciclaggio di denaro"
👈 Israele vuole conoscere i movimenti di denaro nei mercati ed è uno dei modi della guerra economica contro Gaza e per il controllo economico assoluto
Perciò, non c'è eliminazione del contante ma forse una riduzione della liquidità disponibile nei mercati a favore di un aumento dell'uso del pagamento elettronico
👈 Anche la moneta danneggiata e usurata, e la banconota da dieci shekel che venditori e acquirenti rifiutano di usare, godono di piena validità e non sono state eliminate, e qualsiasi eliminazione o sostituzione della moneta richiede un periodo legale per informare i cittadini.
🖊️ Ahmed Abu Qamar
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L’AVVERTIMENTO
“Gaza non è un vuoto da occupare.
È una terra satura, impregnata del sangue dei suoi martiri. Non sarà “Tel Aviv” a governarla. Non sarà nessuna capitale straniera. La governerà il suo popolo, quello che resiste.”
È arrivato l’avvertimento. Forte e chiaro.
«Stiamo entrando in un buco nero». È l’ammissione del Capo di Stato Maggiore di Israele, Eyal Zamir.
Quel buco nero ha un nome: Resistenza.
Temono che l’invasione si trasformi in mesi di sabbia e sangue. In corpi ricoperti da lenzuoli e sacchi neri.
Temono la pazienza armata. Temono il prezzo. Perché sanno che sarà alto. A Gaza, tra le macerie e nelle vene sotterranee di una città che non si piega, c’è ancora una parola che resiste.
Non è Hamas.
Non è la jihad.
Non è il Fronte Popolare per la Liberazione.
Non è Fatah.
È Resistenza.
Con l’occasione, lasciatemelo dire: qui da noi, la parola “Resistenza” fa storcere la bocca a molti. Troppi. Nei salotti, nelle bacheche, nelle conversazioni “impegnate” da aperitivo, la Resistenza è un termine che stona, che rovina la foto profilo. Si preferisce parlare di “pace” in astratto, di “dialogo” senza dire mai da che parte stare. È un sostegno sterilizzato, senza rischio, senza storia, senza sangue. Insopportabile.
Una parola che i pro-Palestina della domenica non pronunciano mai. Ma la Palestina non è un hashtag. Non è un orrore da commentare per sentirsi “giusti” per un pomeriggio. È una ferita aperta da decenni.
Chi sta con la Palestina, ci sta sempre. Oppure non ci sta affatto. Ci sta quando le piazze sono piene e soprattutto quando sono vuote. Non ha bisogno di spettatori occasionali. Stare dalla parte della Palestina significa stare, prima di tutto, dalla parte della Resistenza. Senza se. Senza ma.
La Resistenza non si fa in guanti bianchi e livrea. Non è gentile. Non arriva con il permesso dell’occupante. Non si presenta con i fiori, e nemmeno con la Costituzione in mano. Si fa con quello che si ha. Perché chi non ha più nulla da perdere, lotta con tutto ciò che gli resta.
Non spetta a noi dire come si resiste. Né nel loro nome, né nel nostro.
Alfredo Facchini
P.S
La Risoluzione dell’Onu 3070, del 1973, afferma che il "diritto di ogni popolo a resistere in qualsiasi modo di fronte alla barbarie colonizzatrice e criminale, inclusa la resistenza armata. È un diritto inalienabile".
La Risoluzione dell’Onu 3246 del 1974 "riafferma la legittimità della lotta di un popolo per liberarsi da una dominazione coloniale e straniera, con tutti i mezzi possibili, inclusa la lotta armata". Lo ha stabilito l’ONU come si fa la Resistenza. Oltre 50 anni fa.
“Gaza non è un vuoto da occupare.
È una terra satura, impregnata del sangue dei suoi martiri. Non sarà “Tel Aviv” a governarla. Non sarà nessuna capitale straniera. La governerà il suo popolo, quello che resiste.”
È arrivato l’avvertimento. Forte e chiaro.
«Stiamo entrando in un buco nero». È l’ammissione del Capo di Stato Maggiore di Israele, Eyal Zamir.
Quel buco nero ha un nome: Resistenza.
Temono che l’invasione si trasformi in mesi di sabbia e sangue. In corpi ricoperti da lenzuoli e sacchi neri.
Temono la pazienza armata. Temono il prezzo. Perché sanno che sarà alto. A Gaza, tra le macerie e nelle vene sotterranee di una città che non si piega, c’è ancora una parola che resiste.
Non è Hamas.
Non è la jihad.
Non è il Fronte Popolare per la Liberazione.
Non è Fatah.
È Resistenza.
Con l’occasione, lasciatemelo dire: qui da noi, la parola “Resistenza” fa storcere la bocca a molti. Troppi. Nei salotti, nelle bacheche, nelle conversazioni “impegnate” da aperitivo, la Resistenza è un termine che stona, che rovina la foto profilo. Si preferisce parlare di “pace” in astratto, di “dialogo” senza dire mai da che parte stare. È un sostegno sterilizzato, senza rischio, senza storia, senza sangue. Insopportabile.
Una parola che i pro-Palestina della domenica non pronunciano mai. Ma la Palestina non è un hashtag. Non è un orrore da commentare per sentirsi “giusti” per un pomeriggio. È una ferita aperta da decenni.
Chi sta con la Palestina, ci sta sempre. Oppure non ci sta affatto. Ci sta quando le piazze sono piene e soprattutto quando sono vuote. Non ha bisogno di spettatori occasionali. Stare dalla parte della Palestina significa stare, prima di tutto, dalla parte della Resistenza. Senza se. Senza ma.
La Resistenza non si fa in guanti bianchi e livrea. Non è gentile. Non arriva con il permesso dell’occupante. Non si presenta con i fiori, e nemmeno con la Costituzione in mano. Si fa con quello che si ha. Perché chi non ha più nulla da perdere, lotta con tutto ciò che gli resta.
Non spetta a noi dire come si resiste. Né nel loro nome, né nel nostro.
Alfredo Facchini
P.S
La Risoluzione dell’Onu 3070, del 1973, afferma che il "diritto di ogni popolo a resistere in qualsiasi modo di fronte alla barbarie colonizzatrice e criminale, inclusa la resistenza armata. È un diritto inalienabile".
La Risoluzione dell’Onu 3246 del 1974 "riafferma la legittimità della lotta di un popolo per liberarsi da una dominazione coloniale e straniera, con tutti i mezzi possibili, inclusa la lotta armata". Lo ha stabilito l’ONU come si fa la Resistenza. Oltre 50 anni fa.
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"Ancora e Sempre
- Ma perché Hamas ha dato l'opportunità ad israele di fare ciò che ha fatto, con la sua azione del 7 ottobre? Continuo a macerarmi in questo dubbio
Non macerarti, amica mia. La Resistenza fa il suo mestiere, ed il mestiere della Resistenza, che è anche il suo imperativo categorico ed il motivo per il quale esiste, è quello di cercare di liberare la sua terra "con ogni mezzo possibile". Lo dice la legge internazionale, ma sono tanti i dummies che continuano a meravigliarsi di questa semplice, lapalissiana verità.
Cosa dovrebbe fare la Resistenza in un paese sotto occupazione, secondo voi? Giocare a bocce nei circoli di quartiere, girarsi i pollici, organizzare tornei di freccette, karaoke, corse nei sacchi?
Ditemi voi, 'che io ormai sono aperta ad ogni ipotesi, anche la più strampalata.
La Resistenza del backgammon, dai
- Ma scusa, non potevano immaginare quello che sarebbe successo?
In tutta onestà, no. Nessuno poteva prevedere ciò che è poi accaduto. Certo, la resistenza era al corrente dei piani di riconquista di Gaza. Del resto, non si trattava del quarto segreto di Fatima. Il lituano Ariel Scheinermann, in arte Sharon, lo aveva esplicitato e promesso fin dal 2005, anno in cui furono sgomberate le colonie ebraiche di Gaza. Poi si ritorna, più numerosi e forti di prima.
Ciò che nessuno poteva prevedere - e credo sia stato un errore di valutazione della Resistenza. Ma sarà poi la storia a determinarlo - è la risposta internazionale, soprattutto dei governi arabi, al genocidio. Si puntava al congelamento degli Accordi di Abramo, che le monarchie del Golfo stavano già segretamente intessendo con israele, che effettivamente si è verificato, ma anche a tanto altro. Che, semplicemente, non è accaduto.
La risposta internazionale e quella araba al genocidio dei palestinesi è stata difatti pari a zero e solo ultimamente, quando è diventato praticamente impossibile tacere sulle atrocità di Gaza, qualche timida voce comincia a farsi sentire.
- Perdonami, ma mi viene da pensare che gli obiettivi della Resistenza stranamente abbiano coinciso con quelli di israele. Del resto non è forse vero che il Mossad finanziava Hamas e bla bla bla?
No, guarda. Questa storia della Resistenza creatura di israele è quanto di più indigesto e malato io possa pensare. È il sempiterno e viscido giochetto del colonialismo che vuole spezzare la volontà del popolo che resiste, instillandogli il dubbio di essere completamente solo, di non avere alcun appiglio, alcuna sponda, alcun baluardo. Se la Resistenza è creatura dell'occupazione, il popolo è solo. Sguarnito. Scoperto. Infinitamente fragile.
Siamo seri.
israele si è limitato semplicemente a chiudere un occhio mentre Hamas cresceva, e guadagnava consensi nei territori. Il tutto in funzione di una eventuale futura lotta fratricida. Il divide et impera, sogno di ogni colonialista
Del resto, la dirigenza di Hamas, quella politica e quella militare, è stata quasi completamente eliminata. I resistenti di Fatah hanno subìto la stessa sorte, e chi non è caduto sul campo, è rinchiuso da decenni nelle galere dell'occupazione, come Ahmad Saadat e Marwan Barghouti.
Restano sulla piazza i collaborazionisti dell'AnP, ancora per poco.
Quando non serviranno più ai piani israeliani di conquista, saranno gettati senza problemi nella discarica della storia. Loro sì, creature dell'occupazione.
Chissà perché, nessun dubbio su di essi, mai.
Meditate, gente, meditate."
#muqawwama
Rossella Ahmad
- Ma perché Hamas ha dato l'opportunità ad israele di fare ciò che ha fatto, con la sua azione del 7 ottobre? Continuo a macerarmi in questo dubbio
Non macerarti, amica mia. La Resistenza fa il suo mestiere, ed il mestiere della Resistenza, che è anche il suo imperativo categorico ed il motivo per il quale esiste, è quello di cercare di liberare la sua terra "con ogni mezzo possibile". Lo dice la legge internazionale, ma sono tanti i dummies che continuano a meravigliarsi di questa semplice, lapalissiana verità.
Cosa dovrebbe fare la Resistenza in un paese sotto occupazione, secondo voi? Giocare a bocce nei circoli di quartiere, girarsi i pollici, organizzare tornei di freccette, karaoke, corse nei sacchi?
Ditemi voi, 'che io ormai sono aperta ad ogni ipotesi, anche la più strampalata.
La Resistenza del backgammon, dai
- Ma scusa, non potevano immaginare quello che sarebbe successo?
In tutta onestà, no. Nessuno poteva prevedere ciò che è poi accaduto. Certo, la resistenza era al corrente dei piani di riconquista di Gaza. Del resto, non si trattava del quarto segreto di Fatima. Il lituano Ariel Scheinermann, in arte Sharon, lo aveva esplicitato e promesso fin dal 2005, anno in cui furono sgomberate le colonie ebraiche di Gaza. Poi si ritorna, più numerosi e forti di prima.
Ciò che nessuno poteva prevedere - e credo sia stato un errore di valutazione della Resistenza. Ma sarà poi la storia a determinarlo - è la risposta internazionale, soprattutto dei governi arabi, al genocidio. Si puntava al congelamento degli Accordi di Abramo, che le monarchie del Golfo stavano già segretamente intessendo con israele, che effettivamente si è verificato, ma anche a tanto altro. Che, semplicemente, non è accaduto.
La risposta internazionale e quella araba al genocidio dei palestinesi è stata difatti pari a zero e solo ultimamente, quando è diventato praticamente impossibile tacere sulle atrocità di Gaza, qualche timida voce comincia a farsi sentire.
- Perdonami, ma mi viene da pensare che gli obiettivi della Resistenza stranamente abbiano coinciso con quelli di israele. Del resto non è forse vero che il Mossad finanziava Hamas e bla bla bla?
No, guarda. Questa storia della Resistenza creatura di israele è quanto di più indigesto e malato io possa pensare. È il sempiterno e viscido giochetto del colonialismo che vuole spezzare la volontà del popolo che resiste, instillandogli il dubbio di essere completamente solo, di non avere alcun appiglio, alcuna sponda, alcun baluardo. Se la Resistenza è creatura dell'occupazione, il popolo è solo. Sguarnito. Scoperto. Infinitamente fragile.
Siamo seri.
israele si è limitato semplicemente a chiudere un occhio mentre Hamas cresceva, e guadagnava consensi nei territori. Il tutto in funzione di una eventuale futura lotta fratricida. Il divide et impera, sogno di ogni colonialista
Del resto, la dirigenza di Hamas, quella politica e quella militare, è stata quasi completamente eliminata. I resistenti di Fatah hanno subìto la stessa sorte, e chi non è caduto sul campo, è rinchiuso da decenni nelle galere dell'occupazione, come Ahmad Saadat e Marwan Barghouti.
Restano sulla piazza i collaborazionisti dell'AnP, ancora per poco.
Quando non serviranno più ai piani israeliani di conquista, saranno gettati senza problemi nella discarica della storia. Loro sì, creature dell'occupazione.
Chissà perché, nessun dubbio su di essi, mai.
Meditate, gente, meditate."
#muqawwama
Rossella Ahmad
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Israele evacua il personale dell'ambasciata in Grecia durante le proteste contro la guerra
Diplomatici israeliani ritirati da Atene mentre attivisti greci di sinistra pianificano una marcia di solidarietà per Gaza, afferma il quotidiano Israel Hayom
di Khaled Yousef e Mohammad Sio, 6 agosto 2025
Martedì Israele ha evacuato il personale dell'ambasciata nella capitale greca Atene a causa delle crescenti proteste anti-israeliane nel Paese, secondo quanto riportato dai media locali.
La decisione è stata presa in seguito alle manifestazioni di opposizione alla guerra israeliana a Gaza, secondo il quotidiano Israel Hayom.
L'articolo afferma che gli attivisti di sinistra greci stanno pianificando una "Marcia verso Gaza" per il 10 agosto, ma non ha fornito ulteriori dettagli.
"Il popolo greco non rimarrà in silenzio di fronte al genocidio perpetrato da Israele a Gaza con il sostegno e la complicità dell'Occidente e del governo greco", ha affermato il quotidiano citando una dichiarazione del movimento organizzatore.
Né le autorità israeliane né quelle greche hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito allo status del personale dell'ambasciata.
Martedì mattina, il Partito Comunista Greco (KKE) ha condannato le dichiarazioni dell'ambasciatore israeliano Noam Katz, che aveva espresso preoccupazione per i graffiti filo-palestinesi ad Atene.
“L'audacia dell'ambasciatore israeliano ad Atene per le sue vili dichiarazioni deriva non solo dal fatto che rappresenta uno Stato assassino, ma anche dal fatto che il governo greco è diventato un sostenitore chiave dei crimini di Israele contro il popolo palestinese, con il pretesto di un'alleanza strategica con esso”, ha affermato il partito in una dichiarazione.
L'indignazione pubblica nei confronti di Israele continua a crescere a livello globale per il suo genocidio in corso a Gaza.
L'esercito israeliano, respingendo le richieste internazionali di cessate il fuoco, ha perseguito una brutale offensiva su Gaza dal 7 ottobre 2023, uccidendo oltre 61.000 palestinesi, quasi la metà dei quali donne e bambini.
La campagna militare israeliana ha devastato l'enclave e l'ha portata sull'orlo della carestia.
Lo scorso novembre, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l'umanità a Gaza.
Israele deve inoltre affrontare un caso di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia per la sua guerra contro l'enclave.
https://www.aa.com.tr/en/politics/israel-evacuates-embassy-staff-in-greece-amid-anti-war-protests-media/3651578
Diplomatici israeliani ritirati da Atene mentre attivisti greci di sinistra pianificano una marcia di solidarietà per Gaza, afferma il quotidiano Israel Hayom
di Khaled Yousef e Mohammad Sio, 6 agosto 2025
Martedì Israele ha evacuato il personale dell'ambasciata nella capitale greca Atene a causa delle crescenti proteste anti-israeliane nel Paese, secondo quanto riportato dai media locali.
La decisione è stata presa in seguito alle manifestazioni di opposizione alla guerra israeliana a Gaza, secondo il quotidiano Israel Hayom.
L'articolo afferma che gli attivisti di sinistra greci stanno pianificando una "Marcia verso Gaza" per il 10 agosto, ma non ha fornito ulteriori dettagli.
"Il popolo greco non rimarrà in silenzio di fronte al genocidio perpetrato da Israele a Gaza con il sostegno e la complicità dell'Occidente e del governo greco", ha affermato il quotidiano citando una dichiarazione del movimento organizzatore.
Né le autorità israeliane né quelle greche hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito allo status del personale dell'ambasciata.
Martedì mattina, il Partito Comunista Greco (KKE) ha condannato le dichiarazioni dell'ambasciatore israeliano Noam Katz, che aveva espresso preoccupazione per i graffiti filo-palestinesi ad Atene.
“L'audacia dell'ambasciatore israeliano ad Atene per le sue vili dichiarazioni deriva non solo dal fatto che rappresenta uno Stato assassino, ma anche dal fatto che il governo greco è diventato un sostenitore chiave dei crimini di Israele contro il popolo palestinese, con il pretesto di un'alleanza strategica con esso”, ha affermato il partito in una dichiarazione.
L'indignazione pubblica nei confronti di Israele continua a crescere a livello globale per il suo genocidio in corso a Gaza.
L'esercito israeliano, respingendo le richieste internazionali di cessate il fuoco, ha perseguito una brutale offensiva su Gaza dal 7 ottobre 2023, uccidendo oltre 61.000 palestinesi, quasi la metà dei quali donne e bambini.
La campagna militare israeliana ha devastato l'enclave e l'ha portata sull'orlo della carestia.
Lo scorso novembre, la Corte penale internazionale ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l'umanità a Gaza.
Israele deve inoltre affrontare un caso di genocidio presso la Corte internazionale di giustizia per la sua guerra contro l'enclave.
https://www.aa.com.tr/en/politics/israel-evacuates-embassy-staff-in-greece-amid-anti-war-protests-media/3651578
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Il testamento del giornalista martire Anas Al-Sharif
Quella che segue è la traduzione integrale del testamento di Anas al-Sharif, il più noto corrispondente dalla Striscia di Gaza, e uno dei cinque membri della troupe di al-Jazeera assassinati in un attacco terroristico di Israele:
Nel nome di Dio Clemente e Misericorde
Questo è il mio testamento e il mio messaggio finale.
Se queste parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce.
Innanzitutto, la pace sia su di voi, insieme alla misericordia e alle benedizioni di Dio.
Dio sa che ho dedicato ogni briciolo di impegno e forza in mio possesso per sostenere ed essere una voce per il mio popolo dal momento in cui ho aperto gli occhi nei vicoli e nei quartieri del campo profughi di Jabalia. La mia più profonda speranza era che Dio mi concedesse una vita abbastanza lunga da tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città natale di Ashkelon occupata, Al-Majdal. Ma la volontà di Dio ha prevalso e il Suo giudizio è stato eseguito.
Ho vissuto il dolore in tutte le sue forme, ho assaporato la sofferenza e la perdita più e più volte. Eppure, mai per un giorno ho esitato a dire la verità così com'è, senza falsificazioni o distorsioni, sperando che Dio fosse testimone di coloro che sono rimasti in silenzio, di coloro che hanno accettato la nostra uccisione, di coloro che hanno soffocato il nostro respiro, i cui cuori sono rimasti insensibili ai resti dei nostri bambini e delle nostre donne, e che non sono riusciti a fermare il massacro che il nostro popolo ha sopportato per oltre un anno e mezzo.
Vi affido la Palestina, gioiello della corona musulmana e cuore pulsante di ogni persona libera al mondo.
Vi affido il suo popolo e i suoi figli oppressi, privati della possibilità di sognare, di vivere in sicurezza e pace. I loro corpi puri schiacciati sotto migliaia di tonnellate di bombe e missili israeliani, fatti a pezzi e sparsi sui muri.
Vi affido il compito di non lasciarti ridurre al silenzio dalle catene, né di lasciarti limitare dai confini, ma di essere ponti verso la liberazione delle nostre terre e del nostro popolo, finché il sole della dignità e della libertà non sorgerà sulla nostra patria usurpata.
Vi affido il benessere della mia famiglia.
Vi affido la pupilla dei miei occhi, la mia amata figlia Sham, che il tempo non mi ha permesso di vedere crescere come un tempo sognavo.
Vi affido il mio caro figlio Salah, che desideravo fosse il mio aiuto e compagno in questo cammino, che crescesse forte e mi togliesse il peso, completando la missione.
Vi affido la mia amata madre, grazie alle cui benedette preghiere ho raggiunto ciò che ho ottenuto. Le sue preghiere sono state la mia fortezza, la sua luce il mio cammino. Possa Dio rafforzare il suo cuore e ricompensarla con il meglio per me.
Vi affido anche la mia compagna di vita, la mia amata moglie Um Salah Bayan, da cui la guerra mi ha separato per lunghi giorni e mesi, eppure è rimasta fedele al nostro patto, salda come un tronco d'ulivo che non si piega, paziente e fiduciosa in Dio, portando questa fiducia in mia assenza con tutta la forza e la fede.
Ve li affido affinché voi stiate al loro fianco e siate il loro sostegno dopo Dio Onnipotente.
Se dovessi morire, morirei saldo nei miei principi. Chiamo Dio a testimone del mio compiacimento per il Suo decreto, della mia fede nell'incontrarLo e della mia certezza che ciò che Dio ha preparato è migliore ed eterno.
O Dio, accettami tra i martiri. Perdona i miei peccati passati e futuri e fa' del mio sangue una luce che illumini il cammino della libertà per il mio popolo e la mia famiglia.
Perdonatemi se ho mancato e implora per me misericordia, perché ho mantenuto saldamente il patto e non ho mai cambiato né vacillato.
Non dimenticate Gaza
E non dimenticatemi nelle vostre giuste preghiere per il perdono e l'accettazione.
Anas Jamal Al-Sharif, 6 aprile 2025
Hanien Tarkian
Quella che segue è la traduzione integrale del testamento di Anas al-Sharif, il più noto corrispondente dalla Striscia di Gaza, e uno dei cinque membri della troupe di al-Jazeera assassinati in un attacco terroristico di Israele:
Nel nome di Dio Clemente e Misericorde
Questo è il mio testamento e il mio messaggio finale.
Se queste parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a mettere a tacere la mia voce.
Innanzitutto, la pace sia su di voi, insieme alla misericordia e alle benedizioni di Dio.
Dio sa che ho dedicato ogni briciolo di impegno e forza in mio possesso per sostenere ed essere una voce per il mio popolo dal momento in cui ho aperto gli occhi nei vicoli e nei quartieri del campo profughi di Jabalia. La mia più profonda speranza era che Dio mi concedesse una vita abbastanza lunga da tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città natale di Ashkelon occupata, Al-Majdal. Ma la volontà di Dio ha prevalso e il Suo giudizio è stato eseguito.
Ho vissuto il dolore in tutte le sue forme, ho assaporato la sofferenza e la perdita più e più volte. Eppure, mai per un giorno ho esitato a dire la verità così com'è, senza falsificazioni o distorsioni, sperando che Dio fosse testimone di coloro che sono rimasti in silenzio, di coloro che hanno accettato la nostra uccisione, di coloro che hanno soffocato il nostro respiro, i cui cuori sono rimasti insensibili ai resti dei nostri bambini e delle nostre donne, e che non sono riusciti a fermare il massacro che il nostro popolo ha sopportato per oltre un anno e mezzo.
Vi affido la Palestina, gioiello della corona musulmana e cuore pulsante di ogni persona libera al mondo.
Vi affido il suo popolo e i suoi figli oppressi, privati della possibilità di sognare, di vivere in sicurezza e pace. I loro corpi puri schiacciati sotto migliaia di tonnellate di bombe e missili israeliani, fatti a pezzi e sparsi sui muri.
Vi affido il compito di non lasciarti ridurre al silenzio dalle catene, né di lasciarti limitare dai confini, ma di essere ponti verso la liberazione delle nostre terre e del nostro popolo, finché il sole della dignità e della libertà non sorgerà sulla nostra patria usurpata.
Vi affido il benessere della mia famiglia.
Vi affido la pupilla dei miei occhi, la mia amata figlia Sham, che il tempo non mi ha permesso di vedere crescere come un tempo sognavo.
Vi affido il mio caro figlio Salah, che desideravo fosse il mio aiuto e compagno in questo cammino, che crescesse forte e mi togliesse il peso, completando la missione.
Vi affido la mia amata madre, grazie alle cui benedette preghiere ho raggiunto ciò che ho ottenuto. Le sue preghiere sono state la mia fortezza, la sua luce il mio cammino. Possa Dio rafforzare il suo cuore e ricompensarla con il meglio per me.
Vi affido anche la mia compagna di vita, la mia amata moglie Um Salah Bayan, da cui la guerra mi ha separato per lunghi giorni e mesi, eppure è rimasta fedele al nostro patto, salda come un tronco d'ulivo che non si piega, paziente e fiduciosa in Dio, portando questa fiducia in mia assenza con tutta la forza e la fede.
Ve li affido affinché voi stiate al loro fianco e siate il loro sostegno dopo Dio Onnipotente.
Se dovessi morire, morirei saldo nei miei principi. Chiamo Dio a testimone del mio compiacimento per il Suo decreto, della mia fede nell'incontrarLo e della mia certezza che ciò che Dio ha preparato è migliore ed eterno.
O Dio, accettami tra i martiri. Perdona i miei peccati passati e futuri e fa' del mio sangue una luce che illumini il cammino della libertà per il mio popolo e la mia famiglia.
Perdonatemi se ho mancato e implora per me misericordia, perché ho mantenuto saldamente il patto e non ho mai cambiato né vacillato.
Non dimenticate Gaza
E non dimenticatemi nelle vostre giuste preghiere per il perdono e l'accettazione.
Anas Jamal Al-Sharif, 6 aprile 2025
Hanien Tarkian
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