Riceviamo diffondiamo e invitiamo a partecipare il più numerose/i possibile!!!!
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Riceviamo e pubblichiamo
Solidarietà al movimento No Tav della Valsusa
“Abbiamo praticato convintamente il diritto alla difesa anche sui cantieri. Ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: ebbene io vi dico che noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio la devastazione, che ha trasformato un luogo bello e pieno di vita – vita umana, vita animale e bellezza – in un deserto di cemento e di strumenti di morte … Questa linea è partita per le persone e poi per le merci; con la linea storica utilizzata ormai a dire tanto al 10%, quale nuovo motivo si sono inventati? Quello di farne uno strumento per trasportare armi e eserciti. Ma noi siamo contro la guerra. E questo è un motivo in più per dire no …. Sappiamo in fondo che la realtà degli ultimi è con noi e con noi continuerà a lottare … noi ci difendiamo dalla devastazione e da chi difende la devastazione. Non c’è da prendere nessuna distanza. Chi in presenza e chi col cuore, c’eravamo tutti e tutti rivendichiamo quello che è accaduto”.
In fondo potremmo riassumere così, con le parole pronunciate il 27 luglio da Nicoletta Dosio durante la conferenza stampa al presidio No Tav di Venaus, quello che abbiamo da dire sulla giornata di lotta del 25 luglio in Valsusa.
Viviamo in un tempo di vergognose falsificazioni, in cui la guerra è anche guerra ai cervelli.
Se il terrorismo non è quello praticato dallo Stato genocida di Israele, ma quello dei palestinesi che gli resistono; se un gioielliere che ammazza a sangue freddo due rapinatori in fuga e ne prende a calci un terzo già steso per terra compie un eccesso di legittima difesa, mentre un’intera collettività che reagisce a un omicidio poliziesco è una folla di violenti e facinorosi a cui non riconoscere alcuna attenuante, allora a devastare la Valsusa può ben essere il movimento No Tav…
Mentre i media e l’intero arco della politica istituzionale si uniscono in un coro unanime di criminalizzazione e di condanna, il governo Meloni ne approfitta per ulteriori strette liberticide. Dopo aver introdotto il carcere per dei semplici blocchi stradali; dopo le numerose fattispecie di “terrorismo” (compreso il “terrorismo della parola”), si vogliono ora introdurre il “terrorismo di piazza”, l’“associazione a delinquere” applicata ai movimenti di resistenza e persino la legalizzazione del riconoscimento facciale basato sull’Intelligenza Artificiale. Ormai a governare sono i sindacati di polizia.
Se i metodi più giusti ed efficaci per contrastare le politiche di devastazione e di guerra sono oggetto di confronto, di ricerca e di sperimentazione, tre condizioni imprescindibili devono unire i movimenti di lotta: non confondere devastatori e devastati; non utilizzare il linguaggio del potere; non far mai mancare la solidarietà a chi viene criminalizzato e represso.
30 luglio 2026
Comitato No Tav di Trento
Solidarietà al movimento No Tav della Valsusa
“Abbiamo praticato convintamente il diritto alla difesa anche sui cantieri. Ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte: ebbene io vi dico che noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio la devastazione, che ha trasformato un luogo bello e pieno di vita – vita umana, vita animale e bellezza – in un deserto di cemento e di strumenti di morte … Questa linea è partita per le persone e poi per le merci; con la linea storica utilizzata ormai a dire tanto al 10%, quale nuovo motivo si sono inventati? Quello di farne uno strumento per trasportare armi e eserciti. Ma noi siamo contro la guerra. E questo è un motivo in più per dire no …. Sappiamo in fondo che la realtà degli ultimi è con noi e con noi continuerà a lottare … noi ci difendiamo dalla devastazione e da chi difende la devastazione. Non c’è da prendere nessuna distanza. Chi in presenza e chi col cuore, c’eravamo tutti e tutti rivendichiamo quello che è accaduto”.
In fondo potremmo riassumere così, con le parole pronunciate il 27 luglio da Nicoletta Dosio durante la conferenza stampa al presidio No Tav di Venaus, quello che abbiamo da dire sulla giornata di lotta del 25 luglio in Valsusa.
Viviamo in un tempo di vergognose falsificazioni, in cui la guerra è anche guerra ai cervelli.
Se il terrorismo non è quello praticato dallo Stato genocida di Israele, ma quello dei palestinesi che gli resistono; se un gioielliere che ammazza a sangue freddo due rapinatori in fuga e ne prende a calci un terzo già steso per terra compie un eccesso di legittima difesa, mentre un’intera collettività che reagisce a un omicidio poliziesco è una folla di violenti e facinorosi a cui non riconoscere alcuna attenuante, allora a devastare la Valsusa può ben essere il movimento No Tav…
Mentre i media e l’intero arco della politica istituzionale si uniscono in un coro unanime di criminalizzazione e di condanna, il governo Meloni ne approfitta per ulteriori strette liberticide. Dopo aver introdotto il carcere per dei semplici blocchi stradali; dopo le numerose fattispecie di “terrorismo” (compreso il “terrorismo della parola”), si vogliono ora introdurre il “terrorismo di piazza”, l’“associazione a delinquere” applicata ai movimenti di resistenza e persino la legalizzazione del riconoscimento facciale basato sull’Intelligenza Artificiale. Ormai a governare sono i sindacati di polizia.
Se i metodi più giusti ed efficaci per contrastare le politiche di devastazione e di guerra sono oggetto di confronto, di ricerca e di sperimentazione, tre condizioni imprescindibili devono unire i movimenti di lotta: non confondere devastatori e devastati; non utilizzare il linguaggio del potere; non far mai mancare la solidarietà a chi viene criminalizzato e represso.
30 luglio 2026
Comitato No Tav di Trento
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5 anni fa scrivevamo Il CAPITALISMO BRUCIA LA TERRA
BRUCIAMO Il CAPITALISMO
L’alternativa è chiara:
o rovesciamento e sconfitta della logica del profitto o estinzione di noi e del nostro mondo!
Stiamo parlando della logica del profitto del grande capitale privato e del grande capitale pubblico corrotto al servizio delle miserabili oligarchie mondiali mascherate di teatrali tuniche democratiche. Dissennata avidità, la loro, incurabile da un riformismo accomodante.
Senza un grande movimento di lotte per un'alternativa mondiale affonderemo nella peggiore tragedia.
Riportiamo un articolo del Guardian di ieri che ci ricorda chi sta guadagnando dalla guerra, dalla distruzione dell'umanità e della terra.
Jillian Ambrose e Damian Carrington
Martedì 4 agosto 2026
Otto delle più grandi compagnie petrolifere hanno accumulato profitti per oltre 90 miliardi di dollari (67 miliardi di sterline) in soli tre mesi, mentre il conflitto con l'Iran ha fatto impennare i prezzi dell'energia e la crisi climatica alimentata dalle emissioni ha causato ondate di calore mortali.
Gli straordinari profitti di guerra hanno riacceso le richieste affinché le supermajor del petrolio e del gas come Saudi Aramco e BP paghino per i danni ambientali causati dallo "sfruttamento della miseria umana" e finanzino una rapida transizione alle energie rinnovabili.
Un'analisi del Guardian ha rilevato che gli otto produttori di petrolio quotati hanno guadagnato quasi 93 miliardi di dollari (69 miliardi di sterline) nei tre mesi fino alla fine di giugno, il primo trimestre finanziario completo dopo che la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha innescato un'impennata dei prezzi globali del petrolio a massimi superiori a 126 dollari al barile.
Le aziende hanno sfruttato la più grande interruzione delle forniture di combustibili fossili nella storia del mercato per quasi raddoppiare i loro profitti combinati, passando da poco meno di 50 miliardi di dollari nello stesso periodo dell'anno scorso, con gli attivisti che avvertono che milioni di famiglie ne stanno pagando il prezzo con bollette più alte e caos climatico.
I dati suggeriscono che le otto compagnie petrolifere Aramco, BP, Shell, Equinor, TotalEnergies, Eni, Chevron ed ExxonMobil hanno realizzato oltre 700.000 dollari di profitto al minuto durante il trimestre primaverile.
Mentre le loro valutazioni di mercato aumentavano di circa 600 miliardi di dollari, superando i 3 trilioni di dollari, le temperature si sono innalzate verso una serie di ondate di calore mortali, tutte rese più probabili e più gravi dalla combustione di combustibili fossili.
Le emissioni di carbonio delle più grandi aziende mondiali di combustibili fossili sono state collegate direttamente a periodi di caldo mortale per la prima volta da un'analisi scientifica pubblicata lo scorso settembre. Ha scoperto che le emissioni di ciascuna delle 14 maggiori aziende erano sufficienti a causare più di 50 ondate di calore che altrimenti sarebbero state praticamente impossibili.
I maggiori profitti petroliferi nel trimestre primaverile sono stati realizzati dalla compagnia petrolifera statale saudita Aramco, che ha registrato un aumento del 34% del suo utile netto trimestrale, raggiungendo oltre 33 miliardi di dollari, nonostante le sue infrastrutture siano state danneggiate da attacchi di droni e missili da parte delle forze iraniane e Houthi.
E intanto i "patrioti" del governo italiano spendono soldi pubblici e inviano soldati italiani a difendere i profitti della petro-monarchia saudita. La loro unica patria è la loro servile e feroce avidità. (N.d.r)
La produzione di combustibili fossili di Saudi Aramco l'ha resa responsabile di più emissioni di carbonio di qualsiasi altra azienda nella storia, secondo il database Carbon Majors, seguita da Chevron ed ExxonMobil, con Shell e BP nella top 10. L'Arabia Saudita ha guidato per decenni sforzi efficaci per bloccare e ritardare l'azione internazionale sul clima.
BRUCIAMO Il CAPITALISMO
L’alternativa è chiara:
o rovesciamento e sconfitta della logica del profitto o estinzione di noi e del nostro mondo!
Stiamo parlando della logica del profitto del grande capitale privato e del grande capitale pubblico corrotto al servizio delle miserabili oligarchie mondiali mascherate di teatrali tuniche democratiche. Dissennata avidità, la loro, incurabile da un riformismo accomodante.
Senza un grande movimento di lotte per un'alternativa mondiale affonderemo nella peggiore tragedia.
Riportiamo un articolo del Guardian di ieri che ci ricorda chi sta guadagnando dalla guerra, dalla distruzione dell'umanità e della terra.
Jillian Ambrose e Damian Carrington
Martedì 4 agosto 2026
Otto delle più grandi compagnie petrolifere hanno accumulato profitti per oltre 90 miliardi di dollari (67 miliardi di sterline) in soli tre mesi, mentre il conflitto con l'Iran ha fatto impennare i prezzi dell'energia e la crisi climatica alimentata dalle emissioni ha causato ondate di calore mortali.
Gli straordinari profitti di guerra hanno riacceso le richieste affinché le supermajor del petrolio e del gas come Saudi Aramco e BP paghino per i danni ambientali causati dallo "sfruttamento della miseria umana" e finanzino una rapida transizione alle energie rinnovabili.
Un'analisi del Guardian ha rilevato che gli otto produttori di petrolio quotati hanno guadagnato quasi 93 miliardi di dollari (69 miliardi di sterline) nei tre mesi fino alla fine di giugno, il primo trimestre finanziario completo dopo che la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha innescato un'impennata dei prezzi globali del petrolio a massimi superiori a 126 dollari al barile.
Le aziende hanno sfruttato la più grande interruzione delle forniture di combustibili fossili nella storia del mercato per quasi raddoppiare i loro profitti combinati, passando da poco meno di 50 miliardi di dollari nello stesso periodo dell'anno scorso, con gli attivisti che avvertono che milioni di famiglie ne stanno pagando il prezzo con bollette più alte e caos climatico.
I dati suggeriscono che le otto compagnie petrolifere Aramco, BP, Shell, Equinor, TotalEnergies, Eni, Chevron ed ExxonMobil hanno realizzato oltre 700.000 dollari di profitto al minuto durante il trimestre primaverile.
Mentre le loro valutazioni di mercato aumentavano di circa 600 miliardi di dollari, superando i 3 trilioni di dollari, le temperature si sono innalzate verso una serie di ondate di calore mortali, tutte rese più probabili e più gravi dalla combustione di combustibili fossili.
Le emissioni di carbonio delle più grandi aziende mondiali di combustibili fossili sono state collegate direttamente a periodi di caldo mortale per la prima volta da un'analisi scientifica pubblicata lo scorso settembre. Ha scoperto che le emissioni di ciascuna delle 14 maggiori aziende erano sufficienti a causare più di 50 ondate di calore che altrimenti sarebbero state praticamente impossibili.
I maggiori profitti petroliferi nel trimestre primaverile sono stati realizzati dalla compagnia petrolifera statale saudita Aramco, che ha registrato un aumento del 34% del suo utile netto trimestrale, raggiungendo oltre 33 miliardi di dollari, nonostante le sue infrastrutture siano state danneggiate da attacchi di droni e missili da parte delle forze iraniane e Houthi.
E intanto i "patrioti" del governo italiano spendono soldi pubblici e inviano soldati italiani a difendere i profitti della petro-monarchia saudita. La loro unica patria è la loro servile e feroce avidità. (N.d.r)
La produzione di combustibili fossili di Saudi Aramco l'ha resa responsabile di più emissioni di carbonio di qualsiasi altra azienda nella storia, secondo il database Carbon Majors, seguita da Chevron ed ExxonMobil, con Shell e BP nella top 10. L'Arabia Saudita ha guidato per decenni sforzi efficaci per bloccare e ritardare l'azione internazionale sul clima.
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Patrick Galey, responsabile dei combustibili fossili presso Global Witness, ha dichiarato: "È ora di far pagare ai giganti del petrolio per riparare il collasso climatico che stanno causando. Pensate a quante difese contro incendi e inondazioni potremmo costruire, o quanti pannelli solari potremmo installare, se le grandi compagnie petrolifere pagassero la loro giusta quota di tasse."
Rosie Downes, responsabile delle campagne di Friends of the Earth, ha dichiarato: "Mentre BP incassa un altro giro di enormi profitti, milioni di famiglie ne pagano il prezzo con bollette energetiche alle stelle e una crisi climatica che sta rapidamente sfuggendo al controllo."
Gli impatti di quest'estate includono la peggiore ondata di calore mai registrata in Europa, un'altra classificata dagli scienziati come "impossibile" senza il riscaldamento globale causato dall'uomo. Si stima che circa 20.000 persone siano morte a causa delle temperature estreme, di cui quasi 3.000 solo nel Regno Unito a maggio e giugno.
Anche la Corea del Sud e il Giappone hanno registrato temperature record fino a 42,5 °C, con l'agenzia meteorologica coreana che ha invitato le persone a "interrompere immediatamente tutte le attività all'aperto", mentre la crisi climatica ha fatto aumentare le temperature in gran parte dell'Africa a luglio.
Il riscaldamento globale rende ogni ondata di calore più intensa e più probabile, e l'aumento delle temperature globali uccide una persona al minuto in tutto il mondo, secondo una stima di un rapporto pubblicato su Lancet a ottobre
Il responsabile delle Nazioni Unite per il clima, Simon Stiell, ha dichiarato: "In tutto il mondo, i disastri causati dal clima stanno raggiungendo proporzioni da incubo. Ciò che bisogna fare è chiaro: abbandonare più rapidamente carbone, petrolio e gas, incrementare le energie rinnovabili e proteggere le persone dove gli impatti sono già più gravi."
La successione di ondate di calore in Europa ha prosciugato i terreni e portato a una siccità estrema, danneggiando le scorte alimentari, dal mais ai girasoli all'insalata. Si prevede che andranno perse almeno 9 milioni di tonnellate di grano, con il Regno Unito, ad esempio, che si trova ad affrontare il peggior raccolto mai registrato.
Le condizioni di aridità hanno anche favorito enormi incendi in Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, causando danni per miliardi di euro.
Gli incendi fanno impennare l'inquinamento atmosferico tossico e negli Stati Uniti e in Canada si stima che gli incendi dal 15 al 23 luglio abbiano causato circa 4.000 morti entro una settimana dall'esposizione. La crisi climatica sta peggiorando le condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi e circa 1,5 milioni di persone all'anno vedono la propria vita accorciata dal fumo degli incendi.
Nell'Asia meridionale, la crisi climatica sta intensificando le precipitazioni estreme: l'aria che è 1°C più calda contiene il 7% di acqua in più. Più di 40 cm di pioggia sono caduti in 24 ore a Chattogram, in Bangladesh, all'inizio di luglio, ad esempio, provocando inondazioni improvvise. Inondazioni e frane hanno causato vittime e distrutto mezzi di sussistenza in Pakistan e India. Ci sono state anche decine di vittime nella Cina nord-occidentale, dove migliaia di persone sono state evacuate a causa di forti tempeste.
Rosie Downes, responsabile delle campagne di Friends of the Earth, ha dichiarato: "Mentre BP incassa un altro giro di enormi profitti, milioni di famiglie ne pagano il prezzo con bollette energetiche alle stelle e una crisi climatica che sta rapidamente sfuggendo al controllo."
Gli impatti di quest'estate includono la peggiore ondata di calore mai registrata in Europa, un'altra classificata dagli scienziati come "impossibile" senza il riscaldamento globale causato dall'uomo. Si stima che circa 20.000 persone siano morte a causa delle temperature estreme, di cui quasi 3.000 solo nel Regno Unito a maggio e giugno.
Anche la Corea del Sud e il Giappone hanno registrato temperature record fino a 42,5 °C, con l'agenzia meteorologica coreana che ha invitato le persone a "interrompere immediatamente tutte le attività all'aperto", mentre la crisi climatica ha fatto aumentare le temperature in gran parte dell'Africa a luglio.
Il riscaldamento globale rende ogni ondata di calore più intensa e più probabile, e l'aumento delle temperature globali uccide una persona al minuto in tutto il mondo, secondo una stima di un rapporto pubblicato su Lancet a ottobre
Il responsabile delle Nazioni Unite per il clima, Simon Stiell, ha dichiarato: "In tutto il mondo, i disastri causati dal clima stanno raggiungendo proporzioni da incubo. Ciò che bisogna fare è chiaro: abbandonare più rapidamente carbone, petrolio e gas, incrementare le energie rinnovabili e proteggere le persone dove gli impatti sono già più gravi."
La successione di ondate di calore in Europa ha prosciugato i terreni e portato a una siccità estrema, danneggiando le scorte alimentari, dal mais ai girasoli all'insalata. Si prevede che andranno perse almeno 9 milioni di tonnellate di grano, con il Regno Unito, ad esempio, che si trova ad affrontare il peggior raccolto mai registrato.
Le condizioni di aridità hanno anche favorito enormi incendi in Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, causando danni per miliardi di euro.
Gli incendi fanno impennare l'inquinamento atmosferico tossico e negli Stati Uniti e in Canada si stima che gli incendi dal 15 al 23 luglio abbiano causato circa 4.000 morti entro una settimana dall'esposizione. La crisi climatica sta peggiorando le condizioni meteorologiche favorevoli agli incendi e circa 1,5 milioni di persone all'anno vedono la propria vita accorciata dal fumo degli incendi.
Nell'Asia meridionale, la crisi climatica sta intensificando le precipitazioni estreme: l'aria che è 1°C più calda contiene il 7% di acqua in più. Più di 40 cm di pioggia sono caduti in 24 ore a Chattogram, in Bangladesh, all'inizio di luglio, ad esempio, provocando inondazioni improvvise. Inondazioni e frane hanno causato vittime e distrutto mezzi di sussistenza in Pakistan e India. Ci sono state anche decine di vittime nella Cina nord-occidentale, dove migliaia di persone sono state evacuate a causa di forti tempeste.
Il nostro romanticismo è anticapitalista:
🔻 Nelle nostre società capitalistiche lo scambio fra qualità umane concrete - amore per amore, fiducia per fiducia - è sostituito dallo scambio astratto di denaro per una merce.
🔻 Nel capitalismo il denaro detiene un potere tale che gli permette di distruggere e dissolvere tutte le «qualità umane e naturali» assoggettandole alla propria misura puramente quantitativa:
l'amore diventa calcolo utilitarista, la soccorevolezza competizione, la solidarietà concorrenza, il coraggio altruista calcolo del profitto, i beni comuni (acqua, terreni fertili ecc.) diventano miniere da cui estrarre denaro.
🔻 Il lavoratore è ridotto alla condizione di merce, la merce umana, diventando un essere dannato, «tanto spiritualmente che fisicamente disumanizzato», costretto a vivere nelle moderne caverne, che sono peggio di quelle primitive perché la loro aria "è ormai viziata dal mefitico alito pestilenziale di una civiltà" la cui unica misura è la quantità. O c'hai soldi o sei fottuto.
🔻 Come un commerciante di pietre preziose «vede soltanto il valore commerciale, ma non la bellezza e la natura caratteristica del minerale», gli individui nella società capitalista perdono la loro sensibilità materiale e spirituale, e la sostituiscono con l'esclusivo senso del possesso.
In una parola: l'essere, la libera espressione della ricchezza della vita attraverso attività sociali e culturali, è sempre più sacrificato all'avere, all'accumulazione del denaro, delle merci e del capitale.
🔻 Nelle nostre società capitalistiche lo scambio fra qualità umane concrete - amore per amore, fiducia per fiducia - è sostituito dallo scambio astratto di denaro per una merce.
🔻 Nel capitalismo il denaro detiene un potere tale che gli permette di distruggere e dissolvere tutte le «qualità umane e naturali» assoggettandole alla propria misura puramente quantitativa:
l'amore diventa calcolo utilitarista, la soccorevolezza competizione, la solidarietà concorrenza, il coraggio altruista calcolo del profitto, i beni comuni (acqua, terreni fertili ecc.) diventano miniere da cui estrarre denaro.
🔻 Il lavoratore è ridotto alla condizione di merce, la merce umana, diventando un essere dannato, «tanto spiritualmente che fisicamente disumanizzato», costretto a vivere nelle moderne caverne, che sono peggio di quelle primitive perché la loro aria "è ormai viziata dal mefitico alito pestilenziale di una civiltà" la cui unica misura è la quantità. O c'hai soldi o sei fottuto.
🔻 Come un commerciante di pietre preziose «vede soltanto il valore commerciale, ma non la bellezza e la natura caratteristica del minerale», gli individui nella società capitalista perdono la loro sensibilità materiale e spirituale, e la sostituiscono con l'esclusivo senso del possesso.
In una parola: l'essere, la libera espressione della ricchezza della vita attraverso attività sociali e culturali, è sempre più sacrificato all'avere, all'accumulazione del denaro, delle merci e del capitale.