🧠 IL CRIVELLO DELLA REALTÀ: Filtrare l'essenziale dal superfluo
💡 Hai mai pensato che siamo primariamente punti di vista? Non cervelli, non neuroni, ma osservatori. Questo cambia tutto.
🔍 Il mio approccio parte da qui: Il pensiero è guidato da passaggi mentali anche inconsci, noi li esplicitiamo.
✨ Abbiamo esperienza del mondo come coscienza dotata di libera scelta. Questo ancora prima di decretare che abbiamo un corpo o un cervello.
🎯 Non ci chiediamo se un tavolo esiste: abbiamo esperienza del tavolo
🔬 Perché è originale?
Flessibilità epistemica: riconosci il tuo o altrui paradigma, oltre ciò che viene esplicitato. Rendi il paradigma una continua evoluzione. Non fossilizziamolo come chiede Kuhn.
🌊 Non serve coerenza teorica assoluta: libertà di non giustificare tutti i passaggi mentali. Le scienze lo fanno già, ma spesso non lo ammettono. Qui è esplicito.
⚠️ Matematica e logica? Sono passaggi mentali di cui abbiamo esperienza. Sono esperienze. Già ora i loro passaggi mentali non sono giustificati.
🎲 La validità di un esito? È arbitraria. Ma le tue arbitrarietà non sono tutte uguali: ora hai più scelte dove prima non sapevi nemmeno di averne. Sei tu a fare la differenza.
🤝 Applicazione pratica: comprendi empaticamente il punto di vista altrui, scoprine le bussole implicite, arricchisciti. Non scontro, ma ricerca delle differenze.
⛓️💥 Libertà di cambiare ipotesi implicite: puoi farlo perché non presumi che siano verità metafisiche, ma passaggi mentali
Link Articolo:
https://archividistopia.blogspot.com/2026/01/il-crivello-della-realta-minimalismo.html?m=1
Scarica schema riassuntivo:
https://drive.google.com/file/d/1p94cObizWR6SPqdVG5-9R2aoFoLB2HvM/view?usp=sharing
#Epistemologia #FilosofiaMinimalista #PuntiDiVista #PensieroComplesso #Pragmatismo
💡 Hai mai pensato che siamo primariamente punti di vista? Non cervelli, non neuroni, ma osservatori. Questo cambia tutto.
🔍 Il mio approccio parte da qui: Il pensiero è guidato da passaggi mentali anche inconsci, noi li esplicitiamo.
✨ Abbiamo esperienza del mondo come coscienza dotata di libera scelta. Questo ancora prima di decretare che abbiamo un corpo o un cervello.
🎯 Non ci chiediamo se un tavolo esiste: abbiamo esperienza del tavolo
🔬 Perché è originale?
Flessibilità epistemica: riconosci il tuo o altrui paradigma, oltre ciò che viene esplicitato. Rendi il paradigma una continua evoluzione. Non fossilizziamolo come chiede Kuhn.
🌊 Non serve coerenza teorica assoluta: libertà di non giustificare tutti i passaggi mentali. Le scienze lo fanno già, ma spesso non lo ammettono. Qui è esplicito.
⚠️ Matematica e logica? Sono passaggi mentali di cui abbiamo esperienza. Sono esperienze. Già ora i loro passaggi mentali non sono giustificati.
🎲 La validità di un esito? È arbitraria. Ma le tue arbitrarietà non sono tutte uguali: ora hai più scelte dove prima non sapevi nemmeno di averne. Sei tu a fare la differenza.
🤝 Applicazione pratica: comprendi empaticamente il punto di vista altrui, scoprine le bussole implicite, arricchisciti. Non scontro, ma ricerca delle differenze.
⛓️💥 Libertà di cambiare ipotesi implicite: puoi farlo perché non presumi che siano verità metafisiche, ma passaggi mentali
Link Articolo:
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Scarica schema riassuntivo:
https://drive.google.com/file/d/1p94cObizWR6SPqdVG5-9R2aoFoLB2HvM/view?usp=sharing
#Epistemologia #FilosofiaMinimalista #PuntiDiVista #PensieroComplesso #Pragmatismo
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Il crivello della realtà: minimalismo epistemico.
Riassunto dei metodi epistemici per prendere qualunque scienza e rivoltarla come un calzino.
⚡1
🧩 Quando l’epistemologia comunica davvero
Nel testo di Damiano – “Io sono realtà?” emerge un’intuizione potente: la realtà non è qualcosa che osserviamo da fuori, ma ciò che accade quando l’esperienza prende forma.
La “Fonte” non è mistica né metafisica: è ciò che resta quando smettiamo di reificare i concetti. Non dice cos’è la realtà, ma mostra come appare quando rinunciamo a possederla.
🔗 Il punto di contatto è chiaro:
la realtà non è un oggetto già dato, ma ciò che si dipana (o condensa 😉) liberamente dal nulla. Nessuna spiritualità, nessun dogma: solo il riconoscimento che conoscere è sempre un atto situato a metà tra il nulla e il reale.
💭 Riflessione libera
Quando Damiano scrive “io sono realtà”, non sta affermando un’identità ontologica, ma un fatto epistemico radicale: "testimoniamo", e questo è la realtà. Non testimoniamo la realtà, ma è l'atto ad essere reale.
👏 Questo tipo di scrittura è rara: non spiega dall’alto, ma invita a pensare insieme.
✨ Se pensiamo di essere il punto di vista osserviamo l'immagine di uno spettatore che non può essere osservato.
Articolo originale:
https://archividistopia.blogspot.com/2026/01/io-sono-realta.html?m=1
Nel testo di Damiano – “Io sono realtà?” emerge un’intuizione potente: la realtà non è qualcosa che osserviamo da fuori, ma ciò che accade quando l’esperienza prende forma.
La “Fonte” non è mistica né metafisica: è ciò che resta quando smettiamo di reificare i concetti. Non dice cos’è la realtà, ma mostra come appare quando rinunciamo a possederla.
Il minimalismo epistemico non riduce il mondo, lo rende onesto.
Damiano non aggiunge superfluo, ma rende la realtà più viva e libera.
🔗 Il punto di contatto è chiaro:
la realtà non è un oggetto già dato, ma ciò che si dipana (o condensa 😉) liberamente dal nulla. Nessuna spiritualità, nessun dogma: solo il riconoscimento che conoscere è sempre un atto situato a metà tra il nulla e il reale.
💭 Riflessione libera
Quando Damiano scrive “io sono realtà”, non sta affermando un’identità ontologica, ma un fatto epistemico radicale: "testimoniamo", e questo è la realtà. Non testimoniamo la realtà, ma è l'atto ad essere reale.
👏 Questo tipo di scrittura è rara: non spiega dall’alto, ma invita a pensare insieme.
Le epistemologie vive non chiudono: aprono. Le vere epistemologie sono in contatto tra di loro.
✨ Se pensiamo di essere il punto di vista osserviamo l'immagine di uno spettatore che non può essere osservato.
Articolo originale:
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IO SONO REALTÀ?
🌊 ATLANTIDE: L'AUTOCRITICA NASCOSTA DI PLATONE? 🏛️
Platone racconta Atlantide nel Timeo e Crizia (~360 a.C.), dopo aver scritto la Repubblica e dopo tre fallimenti a Siracusa nel tentativo di realizzare il suo Stato ideale. Coincidenza? 🤔
La tesi tradizionale: Atlantide = monito contro la corruzione. Una civiltà nobile che degenera per avidità.
Ma c'è qualcosa di più profondo.
Atlantide inizia governata da re divini, discendenti di Poseidone, che seguono leggi sacre. Dovrebbero essere immuni dall'avarizia: proprio come i filosofi-re della Repubblica, spogli di proprietà private. Eppure cedono lo stesso. E con loro, Atlantide
Platone scrive: col tempo "la natura divina si diluì" e prevalsero avidità e hybris. Ma se nemmeno governanti semidivini riescono a mantenere la virtù, come potrebbero riuscirci i filosofi umani?⚡
Il dettaglio cruciale: nella Repubblica, Platone stesso ammette che questa utopia sarà "difficilissima" da realizzare. Atlantide viene letteralmente sommersa.
Nelle Leggi (opera successiva), abbandona gli elementi più radicali e accetta una "seconda scelta" più pragmatica.
Il Crizia rimane incompiuto: Platone lo abbandona proprio quando Zeus sta per punire Atlantide. Perché?
Forse perché completarlo avrebbe significato ammettere troppo esplicitamente: ogni ideale di perfezione politica contiene i semi della propria rovina. Non per deviazione dall'ideale, ma proprio nella sua realizzazione: impossibile o successo disastroso.
La "difficoltà" non è tecnica: è antropologica (epistemologica e sistemica). Ciò che è "difficilissimo" richiede coercizione, controllo, violenza. L'utopia si rovescia in distopia non per corruzione, ma per applicazione. 🔒
Atlantide non è solo monito contro il vizio, ma forse è l'ammissione velata che nessuna città perfetta può durare. Nemmeno quella della Repubblica.
#Platone #Atlantide #Filosofia #Politica #Utopia #Distopia
Platone racconta Atlantide nel Timeo e Crizia (~360 a.C.), dopo aver scritto la Repubblica e dopo tre fallimenti a Siracusa nel tentativo di realizzare il suo Stato ideale. Coincidenza? 🤔
La tesi tradizionale: Atlantide = monito contro la corruzione. Una civiltà nobile che degenera per avidità.
Ma c'è qualcosa di più profondo.
Atlantide inizia governata da re divini, discendenti di Poseidone, che seguono leggi sacre. Dovrebbero essere immuni dall'avarizia: proprio come i filosofi-re della Repubblica, spogli di proprietà private. Eppure cedono lo stesso. E con loro, Atlantide
Platone scrive: col tempo "la natura divina si diluì" e prevalsero avidità e hybris. Ma se nemmeno governanti semidivini riescono a mantenere la virtù, come potrebbero riuscirci i filosofi umani?⚡
Il dettaglio cruciale: nella Repubblica, Platone stesso ammette che questa utopia sarà "difficilissima" da realizzare. Atlantide viene letteralmente sommersa.
Nelle Leggi (opera successiva), abbandona gli elementi più radicali e accetta una "seconda scelta" più pragmatica.
Il Crizia rimane incompiuto: Platone lo abbandona proprio quando Zeus sta per punire Atlantide. Perché?
Forse perché completarlo avrebbe significato ammettere troppo esplicitamente: ogni ideale di perfezione politica contiene i semi della propria rovina. Non per deviazione dall'ideale, ma proprio nella sua realizzazione: impossibile o successo disastroso.
La "difficoltà" non è tecnica: è antropologica (epistemologica e sistemica). Ciò che è "difficilissimo" richiede coercizione, controllo, violenza. L'utopia si rovescia in distopia non per corruzione, ma per applicazione. 🔒
Atlantide non è solo monito contro il vizio, ma forse è l'ammissione velata che nessuna città perfetta può durare. Nemmeno quella della Repubblica.
#Platone #Atlantide #Filosofia #Politica #Utopia #Distopia
🧬 Frankenstein e il paradosso dell'immortalità
L'immortalità sembra un sogno utopico: vita senza fine, conoscenza infinita. Ma cosa accadrebbe se diventasse realtà?
Victor Frankenstein cerca di sconfiggere la morte, ma così facendo crea un'esistenza che accumula solo dolore senza possibilità di conclusione.
La morte è inconoscibile in prima persona: possiamo vivere la premorte, il declino, ma l'esperienza della morte stessa ci sfugge.
Dal nostro punto di vista fenomenologico, la morte non esiste perché quando arriva, noi non ci siamo nemmeno più per esperirla. 💭
Eppure è proprio questo limite che dà valore alla vita. Come scrivo sul blog:
Frankenstein sbaglia non perché crea vita, ma perché rifiuta il sacro dovere di morire. Senza morte non c'è compimento, non c'è significato.
Viene a mancare l'ultima lezione.
Il mostro è condannato a un'esistenza incompiuta, senza possibilità di vivere la sua ultima presa di significato.
La vera angoscia per la creatura non risiede nell' emarginazione. Ma nel fatto che questa non abbia fine.
🌊 Non nuotiamo per sfuggire al mare, nuotiamo nel mare. La morte non è da evitare, è da compiere.
La morte come Maestra (per chi vuole approfondire sul blog): https://archividistopia.blogspot.com/2025/05/maestri-maestri-maestri.html?m=1
Dipinto by LowbrowArtCompany
#Frankenstein #Filosofia #Morte #Immortalità #Distopia #MaryShelley #Fenomenologia #Esistenzialismo #Significato #FilosofiaDellaVita #ArchiviDistopia #Epistemologia #PuntiDiVista #SacroDovereDiMorire
L'immortalità sembra un sogno utopico: vita senza fine, conoscenza infinita. Ma cosa accadrebbe se diventasse realtà?
Victor Frankenstein cerca di sconfiggere la morte, ma così facendo crea un'esistenza che accumula solo dolore senza possibilità di conclusione.
L'immortalità diventa distopia (come ogni ideale cristallizzato): sofferenza che si stratifica senza liberazione. ⚡
La morte è inconoscibile in prima persona: possiamo vivere la premorte, il declino, ma l'esperienza della morte stessa ci sfugge.
Dal nostro punto di vista fenomenologico, la morte non esiste perché quando arriva, noi non ci siamo nemmeno più per esperirla. 💭
Eppure è proprio questo limite che dà valore alla vita. Come scrivo sul blog:
L'ultima maestra è la morte. Quando smetti di nuotare arriva con un ultimo dono, una lezione: il valore della tua vita.
Frankenstein sbaglia non perché crea vita, ma perché rifiuta il sacro dovere di morire. Senza morte non c'è compimento, non c'è significato.
Viene a mancare l'ultima lezione.
Il mostro è condannato a un'esistenza incompiuta, senza possibilità di vivere la sua ultima presa di significato.
La vera angoscia per la creatura non risiede nell' emarginazione. Ma nel fatto che questa non abbia fine.
🌊 Non nuotiamo per sfuggire al mare, nuotiamo nel mare. La morte non è da evitare, è da compiere.
La morte come Maestra (per chi vuole approfondire sul blog): https://archividistopia.blogspot.com/2025/05/maestri-maestri-maestri.html?m=1
E voi? Ricordate film, libri, serie, fumetti, dove l'immortalità è una punizione? ❓
Dipinto by LowbrowArtCompany
#Frankenstein #Filosofia #Morte #Immortalità #Distopia #MaryShelley #Fenomenologia #Esistenzialismo #Significato #FilosofiaDellaVita #ArchiviDistopia #Epistemologia #PuntiDiVista #SacroDovereDiMorire
OPERA D'ARTE: BANKSY E LA SUA RAGAZZA COL PALLONCINO 👧🎈
Provate a resistere alla tentazione di scoprire subito la mia lettura di quest'opera di Banksy.
Intelleggete. 📖📗
La domanda NON è: cosa ha detto? O: che significato ha l'opera?
La domanda è: cosa avrà voluto dire Banksy? O meglio: cosa non sapeva di voler dire creando l'opera e ha finito per raccontare a sua insaputa? (È sufficiente sforzarsi di rispondere a queste domande, non serve il mio blog!).
Anzi, ho deciso ora di non dare ancora la mia versione. Questo vuole essere uno spazio di riflessione. Per tutti. 🥷
Io posso "vomitare" contenuti perché applico il mio metodo. L'idea però è trasmettere il metodo, ergo mi presento per farmi da parte.🐢
Se per te qualcosa è importante, non deve essere necessario saperlo esprimere in modo scientifico, filosofico, psicologico, artistico...
Noi siamo già tutte queste cose insieme. 🫣
Se un'idea non viene capita è solo perché non c'è stato lo sforzo di intelleggerla dall'altra parte.
Uno dei cardini del metodo è il principio implicito. Noi ora ci esercitiamo a trovarlo con Banksy. 💡
Se scruti dentro il cuore di Banksy: la ragazza che _ il palloncino, cosa ci dice?
❕❗Importante: va bene anche la nostra interpretazione, ma ancora di più cercare di capire la cosa più semplice che sta dietro a ciò che l'artista comunica. Non ci deve essere un risposta univoca.
💭 Condividi la tua interpretazione nei commenti.
Cosa vedi tu in quest'opera? Cosa voleva dire Banksy
Lascia un 👍 se questo spazio di riflessione ti stimola.
#Banksy #ArteContemporanea #Filosofia #InterpretazioneArtistica #PensieriLiberi #Riflessioni #ArteUrbana #StreetArt #AnalisiCritica #ArchiviDistopia
Provate a resistere alla tentazione di scoprire subito la mia lettura di quest'opera di Banksy.
Intelleggete. 📖📗
La domanda NON è: cosa ha detto? O: che significato ha l'opera?
La domanda è: cosa avrà voluto dire Banksy? O meglio: cosa non sapeva di voler dire creando l'opera e ha finito per raccontare a sua insaputa? (È sufficiente sforzarsi di rispondere a queste domande, non serve il mio blog!).
Anzi, ho deciso ora di non dare ancora la mia versione. Questo vuole essere uno spazio di riflessione. Per tutti. 🥷
Io posso "vomitare" contenuti perché applico il mio metodo. L'idea però è trasmettere il metodo, ergo mi presento per farmi da parte.🐢
Se per te qualcosa è importante, non deve essere necessario saperlo esprimere in modo scientifico, filosofico, psicologico, artistico...
Noi siamo già tutte queste cose insieme. 🫣
Se un'idea non viene capita è solo perché non c'è stato lo sforzo di intelleggerla dall'altra parte.
Uno dei cardini del metodo è il principio implicito. Noi ora ci esercitiamo a trovarlo con Banksy. 💡
Se scruti dentro il cuore di Banksy: la ragazza che _ il palloncino, cosa ci dice?
❕❗Importante: va bene anche la nostra interpretazione, ma ancora di più cercare di capire la cosa più semplice che sta dietro a ciò che l'artista comunica. Non ci deve essere un risposta univoca.
💭 Condividi la tua interpretazione nei commenti.
Cosa vedi tu in quest'opera? Cosa voleva dire Banksy
Lascia un 👍 se questo spazio di riflessione ti stimola.
#Banksy #ArteContemporanea #Filosofia #InterpretazioneArtistica #PensieriLiberi #Riflessioni #ArteUrbana #StreetArt #AnalisiCritica #ArchiviDistopia
🎯 E se il delirio più che un problema, fosse un tentativo di riparazione?
Quando la capacità di costruire inferenze funzionali viene meno in qualche ambito della vita, la psiche non rimane passiva: produce significato comunque, anche se in forme che chiamiamo patologiche.
👇
🔍 Se questo è vero, il compito clinico cambia: individuare dove la teorizzazione è carente e sostenere la ricostruzione di modelli più funzionali, senza escludere alcuna parte dell'esperienza come possibile veicolo di significato.
Rileggiamo la psicosi attraverso un nuovo metodo di indagine epistemologica che de-fonda il riduzionismo e attinge da un olismo multidisciplinare dove le teorie diventano parole vive di un nuovo linguaggio.
👇
Dove ci sono una costellazione di metodi con risultati misti, potrebbe celarsi un cardine da non sottovalutare.
👇 Leggilo. Poi vieni a discuterne qui. Soprattutto se non sei d'accordo.
#Psicosi #CrivelloDellaRealtà #Epistemologia #PsicologiaClinica
Articolo originale:
https://archividistopia.blogspot.com/2026/02/setacciare-il-delirio-il-sintomo.html
Quando la capacità di costruire inferenze funzionali viene meno in qualche ambito della vita, la psiche non rimane passiva: produce significato comunque, anche se in forme che chiamiamo patologiche.
👇
Sta teorizzando a modo suo, cioè costruendo narrative e significati.
🔍 Se questo è vero, il compito clinico cambia: individuare dove la teorizzazione è carente e sostenere la ricostruzione di modelli più funzionali, senza escludere alcuna parte dell'esperienza come possibile veicolo di significato.
Rileggiamo la psicosi attraverso un nuovo metodo di indagine epistemologica che de-fonda il riduzionismo e attinge da un olismo multidisciplinare dove le teorie diventano parole vive di un nuovo linguaggio.
👇
Se hai mai sentito che manca qualcosa nel modo in cui trattiamo la psicosi, questo articolo ti darà parole per quello che intuivi.
Dove ci sono una costellazione di metodi con risultati misti, potrebbe celarsi un cardine da non sottovalutare.
👇 Leggilo. Poi vieni a discuterne qui. Soprattutto se non sei d'accordo.
#Psicosi #CrivelloDellaRealtà #Epistemologia #PsicologiaClinica
Articolo originale:
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Setacciare il delirio: il sintomo psichiatrico compensa un deficit di teorizzazione?
🧠 Come conosci il mondo, prima ancora di pensarci?
Piaget lo ha mostrato con i bambini: certe strutture cognitive non si insegnano, emergono da sole. 👶
Un bambino versa del liquido da un contenitore largo a uno stretto: a un certo punto, senza che nessuno glielo abbia spiegato, capisce che la quantità è rimasta invariata.
🔑 Cosa ci dice questo?
Che le stesse strutture logiche e matematiche che usiamo per "spiegare la realtà" poggiano su modalità dell'esperire che si basano su intuizioni della prima infanzia. Non vengono prima. Vengono dopo.
Trattare fisica o matematica come fondamenti ultimi della realtà ignora questo: sono costruzioni che poggiano su basi che esperiamo. 🏗️
🔍 Il crivello epistemico che propongo non cerca fondamenti nascosti. Chiede qualcosa di più semplice e più radicale: cosa stai già dando per scontato mentre pensi? Cosa provi? Cosa pensi? Cosa esperisci? Come vivi?
Siamo prima di tutto punti di vista. Prima della logica. Prima della metafisica.
Portare un'argomentazione al suo limite pragmatico significa fermarsi dove l'esperire si dà all'osservatore senza fondarlo ulteriormente. Non è rinuncia. È onestà. ✂️
Incidentalmente il metodo che emerge è più vicino alla psicologia di quello che ci si aspetterebbe da uno strumento epistemico.
📖 Articolo completo ⬇️
https://archividistopia.blogspot.com/2026/01/il-crivello-della-realta-minimalismo.html
Piaget lo ha mostrato con i bambini: certe strutture cognitive non si insegnano, emergono da sole. 👶
Un bambino versa del liquido da un contenitore largo a uno stretto: a un certo punto, senza che nessuno glielo abbia spiegato, capisce che la quantità è rimasta invariata.
Lo stesso accade con la Theory of Mind (Peter Fonagy): la comprensione che gli altri hanno stati mentali diversi dai nostri arriva seguendo tappe precise, quasi inevitabili.
🔑 Cosa ci dice questo?
Che le stesse strutture logiche e matematiche che usiamo per "spiegare la realtà" poggiano su modalità dell'esperire che si basano su intuizioni della prima infanzia. Non vengono prima. Vengono dopo.
Trattare fisica o matematica come fondamenti ultimi della realtà ignora questo: sono costruzioni che poggiano su basi che esperiamo. 🏗️
Fisica, logica e matematica non dovrebbero essere scambiate per verità ultime che si nascondono dietro la realtà.
🔍 Il crivello epistemico che propongo non cerca fondamenti nascosti. Chiede qualcosa di più semplice e più radicale: cosa stai già dando per scontato mentre pensi? Cosa provi? Cosa pensi? Cosa esperisci? Come vivi?
Siamo prima di tutto punti di vista. Prima della logica. Prima della metafisica.
Portare un'argomentazione al suo limite pragmatico significa fermarsi dove l'esperire si dà all'osservatore senza fondarlo ulteriormente. Non è rinuncia. È onestà. ✂️
Incidentalmente il metodo che emerge è più vicino alla psicologia di quello che ci si aspetterebbe da uno strumento epistemico.
📖 Articolo completo ⬇️
https://archividistopia.blogspot.com/2026/01/il-crivello-della-realta-minimalismo.html
🕳️ Cos’è l’orrore ontologico di Thacker?
Per Eugene Thacker l’orrore non è psicologico ma ontologico.
Thacker distingue tra:
- mondo-per-noi (l’esperienza),
- mondo-in-sé (la scienza),
- mondo-senza-noi: la realtà radicalmente indifferente alla presenza umana.
Qui entra in gioco H. P. Lovecraft.
Nei suoi racconti l’orrore non è il mostro, ma la scoperta che l’universo non ha bisogno di noi.
Non siamo il centro, né lo scopo. L’orrore è cosmico, impersonale, freddo.
Per Thacker, la scienza moderna conferma questa intuizione: estinzione, morte termica, indifferenza cosmica. L’essere eccede il senso. Possiamo solo sfiorarne il limite.
🧩 Rispetto al “crivello”:
Se tutto ciò che diciamo è nel campo dell’esperienza, allora anche il “mondo-senza-noi” è un atto nel campo. L’orrore ontologico diventa una configurazione del pensiero, non un accesso all’oltre.
Il "pensare oltre" è un pensiero "al di qua'".
Thacker mantiene un realismo negativo.
Il crivello sospende ogni uscita metafisica.
Entrambi indicano un limite.
Thacker lo ontologizza.
Io lo accetto come struttura esperita.
Ma cosa vi causa più orrore o conforto?
🅰️
🅱️
#Filosofia #Ontologia #Thacker #Lovecraft #OrroreOntologico #Metafisica #Crivello #Psicologia #Epistemologia
Per Eugene Thacker l’orrore non è psicologico ma ontologico.
È l'orrore di ciò che è.
Thacker distingue tra:
- mondo-per-noi (l’esperienza),
- mondo-in-sé (la scienza),
- mondo-senza-noi: la realtà radicalmente indifferente alla presenza umana.
Qui entra in gioco H. P. Lovecraft.
Nei suoi racconti l’orrore non è il mostro, ma la scoperta che l’universo non ha bisogno di noi.
Non siamo il centro, né lo scopo. L’orrore è cosmico, impersonale, freddo.
Per Thacker, la scienza moderna conferma questa intuizione: estinzione, morte termica, indifferenza cosmica. L’essere eccede il senso. Possiamo solo sfiorarne il limite.
🧩 Rispetto al “crivello”:
Se tutto ciò che diciamo è nel campo dell’esperienza, allora anche il “mondo-senza-noi” è un atto nel campo. L’orrore ontologico diventa una configurazione del pensiero, non un accesso all’oltre.
Il "pensare oltre" è un pensiero "al di qua'".
Thacker mantiene un realismo negativo.
Il crivello sospende ogni uscita metafisica.
Entrambi indicano un limite.
Thacker lo ontologizza.
Io lo accetto come struttura esperita.
Ma cosa vi causa più orrore o conforto?
🅰️
Sapere che c'è un oltre che non possiamo conoscere ed è indifferente?
🅱️
Oppure sapere che c'è solo quello che possiamo conoscere?
#Filosofia #Ontologia #Thacker #Lovecraft #OrroreOntologico #Metafisica #Crivello #Psicologia #Epistemologia
Comicità e ironia non sono nel comico. 🎭
Sono nella persona che di fronte al muro 🧱
non si ostina ad oltrepassarlo 🚧
né cede tornando indietro, 🔙
ma si scansa ↔️, aspettando che il muro si tolga di mezzo 🧱➡️.
Non è negazione della realtà ❌🌍, ma trasversalità ad essa ↗️✨.
Sei tu che ridi non il comico. Qualunque cosa lui abbia fatto, la forza di coglierla ce l'hai messa tu.
#Comicità
#Ironia
#Prospettiva
#Resilienza
#Trasversalità
Sono nella persona che di fronte al muro 🧱
non si ostina ad oltrepassarlo 🚧
né cede tornando indietro, 🔙
ma si scansa ↔️, aspettando che il muro si tolga di mezzo 🧱➡️.
Non è negazione della realtà ❌🌍, ma trasversalità ad essa ↗️✨.
Sei tu che ridi non il comico. Qualunque cosa lui abbia fatto, la forza di coglierla ce l'hai messa tu.
#Comicità
#Ironia
#Prospettiva
#Resilienza
#Trasversalità
La caduta della nostra morte
Per poter affermare di vedere un corpo biologico, dobbiamo prima ammettere di essere dei punti di vista: siamo testimoni di qualcosa che chiamiamo corpo, cervello.
Per qualche motivo diamo per scontato che l'essere punti di vista dipenda dall'esistenza di un organo encefalico che prima di tutto vediamo. Il concetto stesso di esistenza è un pensiero che esperiamo.
🧠 Il cervello biologico è, implicitamente, la scusa che usiamo per credere che essere un punto di vista sia legato in modo indissolubile al cervello e che distruggendo il cervello, distruggiamo il punto di vista.
Ma se ci collochiamo a un livello epistemologico e gnoseologico diverso: considerandoci come punti di vista prima di qualsiasi altra considerazione; non disponiamo di alcun materiale conoscitivo che ci autorizzi ad affermare che si muore.
⚰️ Anche introducendo il cervello come giustificazione, ne possiamo dedurre soltanto che della morte stessa non possiamo avere esperienza diretta: al più, è esperibile la fase che la precede...ma non è necessario.
A livello gnoseologico, il cervello biologico rimane un'ipotesi non necessaria, persino quando si considerano buona parte delle scienze umane.
🔍 Il punto di vista non ha bisogno del cervello per giustificare se stesso. È il cervello ad aver bisogno del punto di vista per essere osservato.
La critica sarebbe: come puoi sapere se la morte è esperibile o no?
Non si pone il problema in quanto è la morte stessa un'ipotesi implicita basata sull'osservazione di un corpo fisico. È caduta l'ipotesi della morte quindi. Non ho aggiunto alcuna affermazione superflua, ne ho semmai tolta una di mezzo.
🔎 Con il metodo del punto di vista ci si rende conto che molte conoscenze non sono additive, ma sottrattive. ⚠️ Economia epistemica.
Per poter affermare di vedere un corpo biologico, dobbiamo prima ammettere di essere dei punti di vista: siamo testimoni di qualcosa che chiamiamo corpo, cervello.
Per qualche motivo diamo per scontato che l'essere punti di vista dipenda dall'esistenza di un organo encefalico che prima di tutto vediamo. Il concetto stesso di esistenza è un pensiero che esperiamo.
🧠 Il cervello biologico è, implicitamente, la scusa che usiamo per credere che essere un punto di vista sia legato in modo indissolubile al cervello e che distruggendo il cervello, distruggiamo il punto di vista.
Ma se ci collochiamo a un livello epistemologico e gnoseologico diverso: considerandoci come punti di vista prima di qualsiasi altra considerazione; non disponiamo di alcun materiale conoscitivo che ci autorizzi ad affermare che si muore.
⚰️ Anche introducendo il cervello come giustificazione, ne possiamo dedurre soltanto che della morte stessa non possiamo avere esperienza diretta: al più, è esperibile la fase che la precede...ma non è necessario.
A livello gnoseologico, il cervello biologico rimane un'ipotesi non necessaria, persino quando si considerano buona parte delle scienze umane.
🔍 Il punto di vista non ha bisogno del cervello per giustificare se stesso. È il cervello ad aver bisogno del punto di vista per essere osservato.
La critica sarebbe: come puoi sapere se la morte è esperibile o no?
Non si pone il problema in quanto è la morte stessa un'ipotesi implicita basata sull'osservazione di un corpo fisico. È caduta l'ipotesi della morte quindi. Non ho aggiunto alcuna affermazione superflua, ne ho semmai tolta una di mezzo.
🔎 Con il metodo del punto di vista ci si rende conto che molte conoscenze non sono additive, ma sottrattive. ⚠️ Economia epistemica.
Postilla: affinità e differenze con la Schema Therapy di Jeffrey Young
🔗 La Schema Therapy di Young offre un interessante punto di confronto con il modello qui proposto.
✅ Le affinità sono sostanziali. Young descrive gli Early Maladaptive Schemas come pattern pervasivi e auto-perpetuanti che resistono alla disconferma dell'esperienza: esattamente ciò che nel Crivello chiamiamo inferenza rigida. Anche il meccanismo di mantenimento converge: Young individua tre stili di coping (resa, evitamento, sovracompensazione) che nei termini del presente modello possono essere riletti come strategie inferenziali che impediscono la revisione dello schema rinforzandolo. L'idea che il sintomo non vada attaccato frontalmente nel suo contenuto ma che si debba lavorare sulla struttura che lo sostiene è comune a entrambi gli approcci.
⚠️ Le differenze sono altrettanto rilevanti. Young ancora gli schemi all'infanzia e ai bisogni emotivi non soddisfatti attribuendo loro un'eziologia privilegiata. Nel Crivello non è necessario presupporre un'origine temporale specifica: un'inferenza può irrigidirsi in qualsiasi momento della vita per ragioni culturali, relazionali o contingenti. Il modello risulta così più parsimonioso e meno vincolato a una narrativa sviluppista.
🔀 Young separa inoltre lo schema dal comportamento trattando quest'ultimo come risposta esterna. Nel Crivello questa separazione è superflua: l'inferenza è già orientata all'azione: cognizione e comportamento appartengono alla stessa configurazione esperienziale.
📋 Infine Young assegna contenuti specifici agli schemi: abbandono, dipendenza, punizione. Costruisce una tassonomia. Il Crivello invece non classifica per contenuto ma per struttura: ciò che conta non è cosa dice l'inferenza rigida ma come si comporta di fronte agli esiti. Questo evita il rischio che la tassonomia diventi essa stessa una cornice rigida imposta sull'esperienza del paziente.
Articolo originale:
https://archividistopia.blogspot.com/2026/02/setacciare-il-delirio-il-sintomo.html
🔗 La Schema Therapy di Young offre un interessante punto di confronto con il modello qui proposto.
✅ Le affinità sono sostanziali. Young descrive gli Early Maladaptive Schemas come pattern pervasivi e auto-perpetuanti che resistono alla disconferma dell'esperienza: esattamente ciò che nel Crivello chiamiamo inferenza rigida. Anche il meccanismo di mantenimento converge: Young individua tre stili di coping (resa, evitamento, sovracompensazione) che nei termini del presente modello possono essere riletti come strategie inferenziali che impediscono la revisione dello schema rinforzandolo. L'idea che il sintomo non vada attaccato frontalmente nel suo contenuto ma che si debba lavorare sulla struttura che lo sostiene è comune a entrambi gli approcci.
⚠️ Le differenze sono altrettanto rilevanti. Young ancora gli schemi all'infanzia e ai bisogni emotivi non soddisfatti attribuendo loro un'eziologia privilegiata. Nel Crivello non è necessario presupporre un'origine temporale specifica: un'inferenza può irrigidirsi in qualsiasi momento della vita per ragioni culturali, relazionali o contingenti. Il modello risulta così più parsimonioso e meno vincolato a una narrativa sviluppista.
🔀 Young separa inoltre lo schema dal comportamento trattando quest'ultimo come risposta esterna. Nel Crivello questa separazione è superflua: l'inferenza è già orientata all'azione: cognizione e comportamento appartengono alla stessa configurazione esperienziale.
📋 Infine Young assegna contenuti specifici agli schemi: abbandono, dipendenza, punizione. Costruisce una tassonomia. Il Crivello invece non classifica per contenuto ma per struttura: ciò che conta non è cosa dice l'inferenza rigida ma come si comporta di fronte agli esiti. Questo evita il rischio che la tassonomia diventi essa stessa una cornice rigida imposta sull'esperienza del paziente.
Articolo originale:
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Setacciare il delirio: il sintomo psichiatrico compensa un deficit di teorizzazione?
🧠 Teorie della conoscenza che curano davvero: un filo rosso dalla filosofia alla clinica
Partiamo da un'idea provocatoria: se una teoria della conoscenza non riduce la sofferenza psichica, è una teoria incompleta. 🎯
Non si tratta di sminuire la filosofia, si tratta di prenderla sul serio fino in fondo.
🔬 Il condizionamento classico (Pavlov)
Il punto di partenza storico. Una teoria semplice: stimolo, risposta, rinforzo. Ha generato la terapia dell'esposizione per fobie e disturbi d'ansia. Ancora oggi uno degli strumenti più efficaci in clinica. La conoscenza funziona perché descrive qualcosa di reale nel funzionamento umano. ✅
👶 L'attaccamento (Bowlby)
Nasce dall'etologia e dall'osservazione diretta dei bambini. La teoria dice: il modo in cui impariamo a conoscere il mondo passa attraverso la relazione con il caregiver. Conseguenza clinica diretta, la terapia focalizzata sull'attaccamento riduce depressione, disturbi di personalità, trauma. La relazione terapeutica stessa diventa strumento di cura. 💞
🌍 La fenomenologia (Husserl → Heidegger → Binswanger)
Qui si fa interessante. La fenomenologia dice: non puoi capire un paziente studiando i suoi neuroni o i suoi comportamenti, devi capire come abita il mondo. Come vive il tempo, lo spazio, il corpo, gli altri.
Binswanger lo applica direttamente: il terapeuta non interpreta dall'esterno, ma cerca di entrare nel mondo del paziente. La guarigione non è eliminazione del sintomo: è riappropriazione dell'esistenza. 🏠
🕸️ La teoria metacognitiva (Wells)
Meno nota ma potentissima. La domanda non è cosa pensi ma cosa pensi dei tuoi pensieri. Se credi che preoccuparti sia utile, o che i tuoi pensieri siano pericolosi, sviluppi e mantieni il disturbo. Cambiare queste credenze metacognitive, non i contenuti dei pensieri: riduce ansia, OCD, depressione in modo significativo. 🔄
🧩 Il costruttivismo sociale (Vygotskij)
La conoscenza è sempre co-costruita, mai individuale. Conseguenza clinica: il disturbo non sta dentro il paziente ma tra il paziente e il suo contesto relazionale. Questo fonda le terapie sistemiche e familiari, tra le più efficaci per schizofrenia e disturbi alimentari.
💡 Il filo rosso
Tutte queste teorie hanno in comune una cosa: prendono sul serio la realtà soggettiva del paziente senza ridurla né a neuroni né a comportamenti osservabili.
La sofferenza psichica non è un guasto meccanico. È un modo di essere nel mondo che ha una sua logica interna: e capire quella logica è già metà della cura. 🌱
Nel post precedente abbiamo visto come una teoria della conoscenza, il crivello della realtà, possa essere convertito direttamente a strumento psichiatrico.
Lo accendiamo? 🎯
Abbiamo psicologie parziali non applicabili alla conoscenza e conoscenze parziali non applicabili alla psicologia.
Forse dobbiamo iniziare a chiederci come colmare questo vuoto?
Partiamo da un'idea provocatoria: se una teoria della conoscenza non riduce la sofferenza psichica, è una teoria incompleta. 🎯
Non si tratta di sminuire la filosofia, si tratta di prenderla sul serio fino in fondo.
🔬 Il condizionamento classico (Pavlov)
Il punto di partenza storico. Una teoria semplice: stimolo, risposta, rinforzo. Ha generato la terapia dell'esposizione per fobie e disturbi d'ansia. Ancora oggi uno degli strumenti più efficaci in clinica. La conoscenza funziona perché descrive qualcosa di reale nel funzionamento umano. ✅
👶 L'attaccamento (Bowlby)
Nasce dall'etologia e dall'osservazione diretta dei bambini. La teoria dice: il modo in cui impariamo a conoscere il mondo passa attraverso la relazione con il caregiver. Conseguenza clinica diretta, la terapia focalizzata sull'attaccamento riduce depressione, disturbi di personalità, trauma. La relazione terapeutica stessa diventa strumento di cura. 💞
🌍 La fenomenologia (Husserl → Heidegger → Binswanger)
Qui si fa interessante. La fenomenologia dice: non puoi capire un paziente studiando i suoi neuroni o i suoi comportamenti, devi capire come abita il mondo. Come vive il tempo, lo spazio, il corpo, gli altri.
Binswanger lo applica direttamente: il terapeuta non interpreta dall'esterno, ma cerca di entrare nel mondo del paziente. La guarigione non è eliminazione del sintomo: è riappropriazione dell'esistenza. 🏠
🕸️ La teoria metacognitiva (Wells)
Meno nota ma potentissima. La domanda non è cosa pensi ma cosa pensi dei tuoi pensieri. Se credi che preoccuparti sia utile, o che i tuoi pensieri siano pericolosi, sviluppi e mantieni il disturbo. Cambiare queste credenze metacognitive, non i contenuti dei pensieri: riduce ansia, OCD, depressione in modo significativo. 🔄
🧩 Il costruttivismo sociale (Vygotskij)
La conoscenza è sempre co-costruita, mai individuale. Conseguenza clinica: il disturbo non sta dentro il paziente ma tra il paziente e il suo contesto relazionale. Questo fonda le terapie sistemiche e familiari, tra le più efficaci per schizofrenia e disturbi alimentari.
💡 Il filo rosso
Tutte queste teorie hanno in comune una cosa: prendono sul serio la realtà soggettiva del paziente senza ridurla né a neuroni né a comportamenti osservabili.
La sofferenza psichica non è un guasto meccanico. È un modo di essere nel mondo che ha una sua logica interna: e capire quella logica è già metà della cura. 🌱
Nel post precedente abbiamo visto come una teoria della conoscenza, il crivello della realtà, possa essere convertito direttamente a strumento psichiatrico.
Lo accendiamo? 🎯
Abbiamo psicologie parziali non applicabili alla conoscenza e conoscenze parziali non applicabili alla psicologia.
Forse dobbiamo iniziare a chiederci come colmare questo vuoto?
🧠 L'ipotesi che nessuno vuole formulare
C'è qualcosa di paradossale nel modo in cui costruiamo teorie — scientifiche, psicologiche, cliniche. Ereditiamo il contesto pratico già esistente: ciò che funziona, ciò che si usa, ciò che ha già prodotto risultati. E ci fermiamo alle teorie.
Ma fermarsi lì ha un costo nascosto.
🔍 Ogni pratica funzionante si regge su qualcosa di implicito. Un assunto non detto. Una metafisica di sottofondo che nessuno ha dichiarato, ma che tutti stanno usando. E finché quell'implicito resta nell'ombra, la teoria è più fragile di quanto sembri.
Il passaggio decisivo è questo: formulare un'ipotesi che espliciti ciò che rimane implicito. Sembra un salto di fantasia. Quasi speculazione. Ma è esattamente il contrario.
🎯 Quando si costruisce un'ipotesi che rende fisicamente esplicita la cosa più vicina ai risultati pratici già osservati — senza passaggi intermedi inutili, senza rumore di sottofondo — si sta facendo la cosa più concreta possibile. Si sta collegando il punto A al punto B nel modo più diretto.
La metafisica è inconoscibile per definizione. Quindi fingere che non esista porta un problema: la lascia agire nell'ombra, non controllata.
Nominarla, invece, la porta nel campo di ciò che può essere rivisto.
💬 Nel colloquio clinico questo accade già, in piccolo: si formulano ipotesi direttamente sul paziente. Si eredita il contesto. Si costruisce un collegamento.
Il buon clinico fa esattamente questo: e lo fa con il minimo di passaggi necessari.
Tre mosse. Eredita il contesto pratico. Formula l'ipotesi. Collega le due cose nel modo più diretto possibile.
✂️ Ogni passaggio in più non chiarisce: aggiunge rumore. E il rumore è il nemico della teoria e del cambiamento.
Capire dov'è l'assunzione metafisica e che non possiamo veramente conoscere ci permette di scardinarla e portare il minimo necessario.
Quello che rimane é veramente il collegamento più semplice e pratico.
C'è qualcosa di paradossale nel modo in cui costruiamo teorie — scientifiche, psicologiche, cliniche. Ereditiamo il contesto pratico già esistente: ciò che funziona, ciò che si usa, ciò che ha già prodotto risultati. E ci fermiamo alle teorie.
Ma fermarsi lì ha un costo nascosto.
🔍 Ogni pratica funzionante si regge su qualcosa di implicito. Un assunto non detto. Una metafisica di sottofondo che nessuno ha dichiarato, ma che tutti stanno usando. E finché quell'implicito resta nell'ombra, la teoria è più fragile di quanto sembri.
Il passaggio decisivo è questo: formulare un'ipotesi che espliciti ciò che rimane implicito. Sembra un salto di fantasia. Quasi speculazione. Ma è esattamente il contrario.
🎯 Quando si costruisce un'ipotesi che rende fisicamente esplicita la cosa più vicina ai risultati pratici già osservati — senza passaggi intermedi inutili, senza rumore di sottofondo — si sta facendo la cosa più concreta possibile. Si sta collegando il punto A al punto B nel modo più diretto.
La metafisica è inconoscibile per definizione. Quindi fingere che non esista porta un problema: la lascia agire nell'ombra, non controllata.
Nominarla, invece, la porta nel campo di ciò che può essere rivisto.
💬 Nel colloquio clinico questo accade già, in piccolo: si formulano ipotesi direttamente sul paziente. Si eredita il contesto. Si costruisce un collegamento.
Il buon clinico fa esattamente questo: e lo fa con il minimo di passaggi necessari.
Tre mosse. Eredita il contesto pratico. Formula l'ipotesi. Collega le due cose nel modo più diretto possibile.
✂️ Ogni passaggio in più non chiarisce: aggiunge rumore. E il rumore è il nemico della teoria e del cambiamento.
Capire dov'è l'assunzione metafisica e che non possiamo veramente conoscere ci permette di scardinarla e portare il minimo necessario.
Quello che rimane é veramente il collegamento più semplice e pratico.
🧠 Set di strumenti per valutare una teoria della conoscenza
1️⃣ Confine con la psicologia
Conoscenza e psicologia sono intrecciate: se guardi troppo l'una perdi di vista l'altra. Essendo connesse, rischi di perdere anche quella che stavi osservando. Deve essere entrambe le cose.
2️⃣ Chiarezza operativa
Deve renderti chiare le operazioni che puoi eseguire, metterle in risalto, farti scegliere. Se le operazioni restano confinate (ad esempio non riesci ad uscire dalla metafisica) → non è una buona teoria.
3️⃣ Riflessività
Deve valere anche su se stessa. Se dice "la conoscenza è X" ma l'affermazione stessa non rispetta X → incoerenza.
4️⃣ Fallibilismo strutturale
Deve avere spazio per l'errore, non solo per il successo. Spiegare solo come si sa senza spiegare come si sbaglia è monco. Come si comporta di fronte all'errore?
5️⃣ Portabilità tra domini
Le operazioni devono funzionare su domini trasversali, la teoria facilita l'integrazione. Se parliamo di conoscenza sia il settoriale che l'integrato sono domini che devono restare accessibili.
6️⃣ Potere generativo
Apre nuove domande trattabili o si limita a sistemare quelle vecchie? Ad esempio, quanti altri strumenti soddisfano tutti questi punti?
7️⃣ Tensione
Una buona teoria si riconosce dalla capacità di restare in tensione tra due livelli, senza fare collassare uno nell'altro. (Punti 1,2,5 ad esempio)
Non mordo nei commenti, lo spazio è di confronto
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1️⃣ Confine con la psicologia
Conoscenza e psicologia sono intrecciate: se guardi troppo l'una perdi di vista l'altra. Essendo connesse, rischi di perdere anche quella che stavi osservando. Deve essere entrambe le cose.
2️⃣ Chiarezza operativa
Deve renderti chiare le operazioni che puoi eseguire, metterle in risalto, farti scegliere. Se le operazioni restano confinate (ad esempio non riesci ad uscire dalla metafisica) → non è una buona teoria.
3️⃣ Riflessività
Deve valere anche su se stessa. Se dice "la conoscenza è X" ma l'affermazione stessa non rispetta X → incoerenza.
4️⃣ Fallibilismo strutturale
Deve avere spazio per l'errore, non solo per il successo. Spiegare solo come si sa senza spiegare come si sbaglia è monco. Come si comporta di fronte all'errore?
5️⃣ Portabilità tra domini
Le operazioni devono funzionare su domini trasversali, la teoria facilita l'integrazione. Se parliamo di conoscenza sia il settoriale che l'integrato sono domini che devono restare accessibili.
6️⃣ Potere generativo
Apre nuove domande trattabili o si limita a sistemare quelle vecchie? Ad esempio, quanti altri strumenti soddisfano tutti questi punti?
7️⃣ Tensione
Una buona teoria si riconosce dalla capacità di restare in tensione tra due livelli, senza fare collassare uno nell'altro. (Punti 1,2,5 ad esempio)
Non mordo nei commenti, lo spazio è di confronto
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🔍 Il Crivello della realtà, la simbolopoiesi di Imbasciati e il costruttivismo: tre strade, stessa direzione?
Continuando il mio parallelismo con il Crivello della realtà, emergono parallelismi interessanti con concetti già solidi in psicologia.
🧠 1. La mente si costruisce, non si specchia
Per Imbasciati la simbolopoiesi è un processo attivo: ogni simbolo acquisito rende possibile la genesi del successivo. Il Crivello dice lo stesso con la "teorizzazione": ogni inferenza è già una sequenza simbolopoietica. Non rappresentiamo il mondo, lo generiamo passo dopo passo — è il cuore del costruttivismo (Piaget, von Glasersfeld).
🚫 2. Sospende le entità reificate
Niente inconscio come "luogo", niente cognizione ed emozione come scomparti separati. Solo processi, configurazioni, funzioni. Stessa mossa epistemica negli autori.
⚙️ 3. Il sintomo come rigidità, non come errore.
Qui il punto più forte: sia il Crivello che il costruttivismo clinico (Kelly, Guidano-Liotti, Schema Therapy di Young) leggono la sofferenza psichica come un sistema di significato che non riesce più a rivedersi di fronte all'esperienza. Non un contenuto sbagliato da correggere, ma un'inferenza congelata.
✅ 4. Funziona > è vero
Il criterio non è la corrispondenza a una realtà oggettiva, ma la "viability": tiene? Funziona? Allora va bene, per ora.
🌱 Una differenza: Imbasciati resta ancorato allo sviluppo infantile (matrice psicoanalitica), il Crivello no: un'inferenza può irrigidirsi in qualsiasi momento della vita, senza eziologia privilegiata.
💬 Tre linguaggi diversi, una stessa intuizione di fondo: la mente come cantiere sempre aperto.
#psicologia #costruttivismo #epistemologia #ilcrivellodellarealta #simbolopoiesi #Imbasciati #filosofiadellamente #psicoterapia #ArchiviDistopia
https://archividistopia.blogspot.com/2026/02/setacciare-il-delirio-il-sintomo.html
Continuando il mio parallelismo con il Crivello della realtà, emergono parallelismi interessanti con concetti già solidi in psicologia.
🧠 1. La mente si costruisce, non si specchia
Per Imbasciati la simbolopoiesi è un processo attivo: ogni simbolo acquisito rende possibile la genesi del successivo. Il Crivello dice lo stesso con la "teorizzazione": ogni inferenza è già una sequenza simbolopoietica. Non rappresentiamo il mondo, lo generiamo passo dopo passo — è il cuore del costruttivismo (Piaget, von Glasersfeld).
🚫 2. Sospende le entità reificate
Niente inconscio come "luogo", niente cognizione ed emozione come scomparti separati. Solo processi, configurazioni, funzioni. Stessa mossa epistemica negli autori.
⚙️ 3. Il sintomo come rigidità, non come errore.
Qui il punto più forte: sia il Crivello che il costruttivismo clinico (Kelly, Guidano-Liotti, Schema Therapy di Young) leggono la sofferenza psichica come un sistema di significato che non riesce più a rivedersi di fronte all'esperienza. Non un contenuto sbagliato da correggere, ma un'inferenza congelata.
✅ 4. Funziona > è vero
Il criterio non è la corrispondenza a una realtà oggettiva, ma la "viability": tiene? Funziona? Allora va bene, per ora.
🌱 Una differenza: Imbasciati resta ancorato allo sviluppo infantile (matrice psicoanalitica), il Crivello no: un'inferenza può irrigidirsi in qualsiasi momento della vita, senza eziologia privilegiata.
💬 Tre linguaggi diversi, una stessa intuizione di fondo: la mente come cantiere sempre aperto.
#psicologia #costruttivismo #epistemologia #ilcrivellodellarealta #simbolopoiesi #Imbasciati #filosofiadellamente #psicoterapia #ArchiviDistopia
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Setacciare il delirio: il sintomo psichiatrico compensa un deficit di teorizzazione?
🐟💧 "Com'è l'acqua?"
David Foster Wallace lo diceva ai neolaureati del Kenyon College: due pesci giovani nuotano felici finché un pesce anziano non chiede loro com'è l'acqua. E loro non sanno nemmeno cosa sia l'acqua, perché ci sono immersi dentro sempre.
Le realtà più ovvie sono le più difficili da vedere. 🔍
Con il crivello, provo a dare un nome a quell'acqua invisibile: le chiamo metafisiche inconsce, oppure principi impliciti 🌊: schemi, assunzioni, punti di vista che diamo per scontati ogni volta che pensiamo o parliamo, senza accorgercene.
Wallace ammoniva che un'educazione vera non insegna cosa pensare, ma ad accorgersi di cosa stiamo già pensando senza saperlo: a scegliere consapevolmente invece di nuotare in automatico. 🧠✨
Il crivello propone proprio questo: uno strumento minimale per esplicitare le assunzioni implicite prima ancora di ragionare: non per trovare fondamenta ultime, ma per allenare quell'intenzionalità della coscienza di cui parlava Wallace.
Il crivello esplicita dove si compie una scelta impedendo a mille orpelli di mancare questa responsabilità.
Non possiamo mai uscire del tutto dall'acqua. Ma possiamo imparare a notarla. 🎣
👉 Articolo completo: https://archividistopia.blogspot.com/2026/01/il-crivello-della-realta-minimalismo.html
#epistemologia #DavidFosterWallace #filosofia #consapevolezza
David Foster Wallace lo diceva ai neolaureati del Kenyon College: due pesci giovani nuotano felici finché un pesce anziano non chiede loro com'è l'acqua. E loro non sanno nemmeno cosa sia l'acqua, perché ci sono immersi dentro sempre.
Le realtà più ovvie sono le più difficili da vedere. 🔍
Con il crivello, provo a dare un nome a quell'acqua invisibile: le chiamo metafisiche inconsce, oppure principi impliciti 🌊: schemi, assunzioni, punti di vista che diamo per scontati ogni volta che pensiamo o parliamo, senza accorgercene.
Wallace ammoniva che un'educazione vera non insegna cosa pensare, ma ad accorgersi di cosa stiamo già pensando senza saperlo: a scegliere consapevolmente invece di nuotare in automatico. 🧠✨
Il crivello propone proprio questo: uno strumento minimale per esplicitare le assunzioni implicite prima ancora di ragionare: non per trovare fondamenta ultime, ma per allenare quell'intenzionalità della coscienza di cui parlava Wallace.
Il crivello esplicita dove si compie una scelta impedendo a mille orpelli di mancare questa responsabilità.
Non possiamo mai uscire del tutto dall'acqua. Ma possiamo imparare a notarla. 🎣
👉 Articolo completo: https://archividistopia.blogspot.com/2026/01/il-crivello-della-realta-minimalismo.html
#epistemologia #DavidFosterWallace #filosofia #consapevolezza
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Il crivello della realtà: minimalismo epistemico.
Riassunto dei metodi epistemici per prendere qualunque scienza e rivoltarla come un calzino.
❤1
La città è bella, brutta, caotica, contraddittoria. Ma prima di tutto è viva. 🌆
Non puoi viverci dentro sperando di non uscirne matto, se non impari ad apprezzarne la poesia.
Sagome squadrate, mentre minuscoli puntini si spostano ai piedi dei grattacieli, indaffarati. 🏙️
Forme slanciate e scure che, al tramonto, si illuminano di luci proprie.
Neon verdi. 💚
Lampeggianti rossi. 🔴
È una bestia famelica che va nutrita.
Quando cresce, risplende nella notte di luci fluorescenti. ✨
Edifici abbandonati e spenti quando la bestia langue.
La città sfugge, nella sua interezza, alla comprensione.
Ha una vita propria, flussi che non possono essere dirottati senza provocare intoppi imprevisti.
E forse è proprio questo il suo fascino.
Riesci a vederne la bellezza?
🌃
Riesci a trovarne la poesia?
#filosofia #poesia #epistemologia #psicologia
Non puoi viverci dentro sperando di non uscirne matto, se non impari ad apprezzarne la poesia.
Sagome squadrate, mentre minuscoli puntini si spostano ai piedi dei grattacieli, indaffarati. 🏙️
Forme slanciate e scure che, al tramonto, si illuminano di luci proprie.
Neon verdi. 💚
Lampeggianti rossi. 🔴
È una bestia famelica che va nutrita.
Quando cresce, risplende nella notte di luci fluorescenti. ✨
Edifici abbandonati e spenti quando la bestia langue.
La città sfugge, nella sua interezza, alla comprensione.
Ha una vita propria, flussi che non possono essere dirottati senza provocare intoppi imprevisti.
E forse è proprio questo il suo fascino.
Riesci a vederne la bellezza?
🌃
Riesci a trovarne la poesia?
#filosofia #poesia #epistemologia #psicologia
🤯1
🗿 Sei davvero libero, o stai eseguendo un comando che non hai scelto?
Nella tradizione ebraica il golem si anima scrivendo una parola sulla fronte: "emet", verità. Basta cancellare una lettera per disattivarlo.
E se anche noi avessimo una frase scritta addosso, senza saperlo?
🔹 Perché ci identifichiamo con partiti, squadre, ideologie
🔹 Come i leader creano identità prima ancora che autorità
🔹 Perché è così difficile "smettere di votare" un partito che ci ha deluso
🔹 Cosa hanno scoperto Tajfel, Turner e Assagioli sull'identificazione
Un'analisi che collega Kabbalah, psicologia sociale e propaganda politica per spiegare perché siamo tutti, un po', dei golem programmabili.
👉 Leggi l'articolo completo: https://archividistopia.blogspot.com/2026/09/programmati-come-un-golem-perche.html
#Golem #Kabbalah #Psicologia #Identità #Propaganda #PsicologiaSociale #Filosofia #Politica #ErichFromm #Assagioli
Nella tradizione ebraica il golem si anima scrivendo una parola sulla fronte: "emet", verità. Basta cancellare una lettera per disattivarlo.
E se anche noi avessimo una frase scritta addosso, senza saperlo?
🔹 Perché ci identifichiamo con partiti, squadre, ideologie
🔹 Come i leader creano identità prima ancora che autorità
🔹 Perché è così difficile "smettere di votare" un partito che ci ha deluso
🔹 Cosa hanno scoperto Tajfel, Turner e Assagioli sull'identificazione
Un'analisi che collega Kabbalah, psicologia sociale e propaganda politica per spiegare perché siamo tutti, un po', dei golem programmabili.
👉 Leggi l'articolo completo: https://archividistopia.blogspot.com/2026/09/programmati-come-un-golem-perche.html
#Golem #Kabbalah #Psicologia #Identità #Propaganda #PsicologiaSociale #Filosofia #Politica #ErichFromm #Assagioli
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Programmati come un golem: perché apparteniamo ai gruppi
Praticamente obbligati ad avere un sistema epistemologico di riferimento.
Articolo 7
Nelle proprie attività professionali, nelle attività di ricerca e nelle comunicazioni dei risultati delle stesse, nonché nelle attività didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all’occorrenza, le ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati. Lo psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile.
Articolo 7
Nelle proprie attività professionali, nelle attività di ricerca e nelle comunicazioni dei risultati delle stesse, nonché nelle attività didattiche, lo psicologo valuta attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità e di attendibilità di informazioni, dati e fonti su cui basa le conclusioni raggiunte; espone, all’occorrenza, le ipotesi interpretative alternative, ed esplicita i limiti dei risultati. Lo psicologo, su casi specifici, esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata ed attendibile.