Ucraina: un documentario sulla persecuzione religiosa
Da anni in Ucraina il governo sta mettendo in campo delle misure per perseguire la chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca. Dopo l'escalation del 2022 questa persecuzione religiosa si è acuita, con irruzioni delle forze nazionaliste all'interno delle chiese, arresti dei monaci e accuse di spionaggio.
Ma perché si è arrivati a questo punto e cosa significa davvero per lo stato ucraino la costruzione di una chiesa nazionale non legata alla tradizione ortodossa di Mosca?
Il mio documentario sulla persecuzione religiosa ucraina su CusanoMediaPlay:
https://www.cusanomediaplay.it/puntata/5969/battaglia-per-l-anima:-la-chiesa-ortodossa-nell-ombra-del-conflitto
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Da anni in Ucraina il governo sta mettendo in campo delle misure per perseguire la chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca. Dopo l'escalation del 2022 questa persecuzione religiosa si è acuita, con irruzioni delle forze nazionaliste all'interno delle chiese, arresti dei monaci e accuse di spionaggio.
Ma perché si è arrivati a questo punto e cosa significa davvero per lo stato ucraino la costruzione di una chiesa nazionale non legata alla tradizione ortodossa di Mosca?
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Battaglia per l'anima: la Chiesa ortodossa nell'ombra del conflitto | Cusano Media Play
Un Paese in guerra combatte anche per la sua anima. Dalle cripte di Kiev ai musei d'Europa, il documentario indaga la battaglia silenziosa per il patrimonio sacro ucraino: reliquie spostate, icone "salvate", chiese divise, potere e fede che si confondono.…
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Buon 9 maggio a tutti gli iscritti al canale!
Buon 81° anniversario della Vittoria!
С День Победы!
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Germania: l'attacco alla storia che non si ferma.
Dal 2022 in Germania ha preso il via un trend orribile: una vera e propria ondata di revisionismo storico che punto ad eliminare il ruolo della Russia e dell'Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo e del fascismo.
Oggi, 9 maggio, voglio ricordare quello che è accaduto al museo russo-tedesco di Karlshorst.
L'edificio, che nel 1945 ospitava la scuola militare di ingegneria, fu la sede in cui la sera tra l'8 e il 9 maggio 1945 il III Reich firmò la capitolazione con l'Unione Sovietica e le Potenze Alleate. Dopo la guerra venne convertito in un museo. Fino al 1990 fu il museo delle forze armate sovietiche.
Dal 1990, dopo il ritiro delle forze russe dalla Germania orientale, il museo è stato convertito a museo congiunto russo-tedesco, prendendo il nome di deutsch-russiches Museum Berlin-Karlshorst, dedicato alla storia della Grande Guerra Patriottica.
Nel 2022, a seguito dell'inizio dell'escalation in Ucraina, la Germania ha iniziato a rimuovere progressivamente i riferimenti alla Russia e alla Bielorussia nel museo, arrivando a cancellare fisicamente il nome del museo (deutesch-russisches). Nel 2025 i rappresentanti di Russia e Bielorussia sono stati rimossi anche dall'organizzazione del Museo, che si trova in un luogo iconico e speciale per la commemorazione della sconfitta sovietica del nazismo e del fascismo in Europa.
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Oggi, 9 maggio, voglio ricordare quello che è accaduto al museo russo-tedesco di Karlshorst.
L'edificio, che nel 1945 ospitava la scuola militare di ingegneria, fu la sede in cui la sera tra l'8 e il 9 maggio 1945 il III Reich firmò la capitolazione con l'Unione Sovietica e le Potenze Alleate. Dopo la guerra venne convertito in un museo. Fino al 1990 fu il museo delle forze armate sovietiche.
Dal 1990, dopo il ritiro delle forze russe dalla Germania orientale, il museo è stato convertito a museo congiunto russo-tedesco, prendendo il nome di deutsch-russiches Museum Berlin-Karlshorst, dedicato alla storia della Grande Guerra Patriottica.
Nel 2022, a seguito dell'inizio dell'escalation in Ucraina, la Germania ha iniziato a rimuovere progressivamente i riferimenti alla Russia e alla Bielorussia nel museo, arrivando a cancellare fisicamente il nome del museo (deutesch-russisches). Nel 2025 i rappresentanti di Russia e Bielorussia sono stati rimossi anche dall'organizzazione del Museo, che si trova in un luogo iconico e speciale per la commemorazione della sconfitta sovietica del nazismo e del fascismo in Europa.
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Forwarded from Donbass italia
Stasera dalle 21, in occasione della Giornata della Vittoria, disponibile per tutti gli iscritti al canale RT Doc Italia, il documentario, tutto in italiano, di RT 🥰 "Seconda Guerra Mondiale, le menzogne dell'Occidente" di Tatyana Borsch.
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LIVE DELLA PARATA DELLA VITTORIA!
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Parata a Mosca del 9 maggio
Live della parata per il Giorno della Vittoria da Mosca, con commento in lingua italiana.
Vuoi creare streming in diretta come questo? Prova StreamYard: https://streamyard.com/pal/d/5706118972833792
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Forwarded from Russia Senza Filtri🇷🇺
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Le truppe nordcoreane sfilano sulla Piazza Rossa di Mosca nell’ambito della Parata della Vittoria del 9 maggio.
🫶 @russiasenzafiltri
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Forwarded from RT Doc Italia
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Da Milano per i festeggiamenti per la Giornata della Vittoria.
Gli italiani ringraziano gli eroi di ieri, ringraziano l'Armata Rossa, ma ringraziano anche gli eroi di oggi.
Grazie alla Federazione Russa, al Presidente Vladimir Putin, agli eroi dell'operazione speciale militare, perché stanno combattendo contro i fascisti di oggi.
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Odessa, la repressione non ferma il ricordo del 9 maggio
A Odessa diverse persone nella giornata di oggi hanno portato dei fiori alla tomba del milite ignoto.
Lo hanno fatto in silenzio, con ordine, senza disturbare nessuno. Senza simboli, bandiere o nastri. Lo hanno fatto con dignità, sfidando il rischio della repressione che il revisionismo storico ha portato in Ucraina.
L'Ucraina ha perso più di 10 milioni di persone nella Grande Guerra Patriottica e non tutti gli ucraini sono disposti a dimenticarlo.
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Lo hanno fatto in silenzio, con ordine, senza disturbare nessuno. Senza simboli, bandiere o nastri. Lo hanno fatto con dignità, sfidando il rischio della repressione che il revisionismo storico ha portato in Ucraina.
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Ucraina: tra i dimenticati il nonno di Zelensky
L'Ucraina non festeggia più il giorno della Vittoria e la sconfitta della Germania nazista.
Kiev, a causa del revisionismo storico, ha abbandonato la memoria dei più di 10 milioni di caduti nella Grande Guerra Patriottica e dei veterani.
Tra di loro c'è Semyon Ivanovich Zelenskyy, il nonno del presidente ucraino che cacciò fuori dall'Ucraina i tedeschi servendo in armi nei ranghi dell'Armata Rossa.
Oggi è sepolto a Krivoy Rog. Chissà se Zelensky andrà a rendergli omaggio.
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Berlino, in centinaia a Treptower Park
A Berlino oggi erano in centinaia al memoriale sovietico di Treptower Park. I cittadini di Berlino sono andati a deporre dei fiori alla statua di Nikolai Masalov, sergente dell'Armata Rossa che durante l'assalto finale al centro di Berlino rischiò la sua vita sotto il fuoco incrociato delle mitragliatrici per salvare una bambina di 3 anni che era a terra senza i genitori.
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La Corea del Nord lancerà un attacco nucleare di rappresaglia se Kim Jong venisse ucciso da un nemico straniero.
La Repubblica ha sancito questo nella propria Costituzione, scrive The Telegraph citando un briefing della direzione del Servizio di intelligence nazionale.
La decisione è stata presa dopo la morte di Ali Khamenei e dei suoi consiglieri a seguito di attacchi statunitensi a Teheran, osserva il quotidiano.
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Putin parla delle condizioni per incontrare Zelensky
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che un incontro con Zelensky potrebbe svolgersi “ovunque”, anche in un Paese terzo, ma solo dopo che un accordo di pace definitivo e di lungo periodo sarà stato completamente preparato e sarà pronto per la firma.
“La parte ucraina e il signor Zelensky sono pronti a un incontro personale... Noi non abbiamo mai rifiutato”, ha detto Putin durante una conferenza stampa dopo le celebrazioni del Giorno della Vittoria, il 9 maggio. “Possiamo incontrarci anche in un Paese terzo, ma solo dopo che ci sarà un accordo definitivo su un’intesa di pace che dovrà essere di lungo periodo”.
Ha sottolineato che l’incontro dovrebbe essere “l’atto finale”, la cerimonia della firma, e non trasformarsi in un negoziato. Richiamando l’esperienza degli Accordi di Minsk, Putin ha osservato: “Possiamo parlare per ore, giorno e notte, e non ottenere alcun risultato. Servono specialisti che se ne occupino... poi potremo incontrarci, potremo firmare”.
Durante lo stesso briefing del 9 maggio, Putin ha dichiarato che il conflitto ucraino “si sta avviando verso la fine”.
Queste dichiarazioni sono arrivate un giorno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva espresso la speranza che il cessate il fuoco dichiarato da Mosca l’8 maggio potesse portare presto alla conclusione dei combattimenti.
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Ha sottolineato che l’incontro dovrebbe essere “l’atto finale”, la cerimonia della firma, e non trasformarsi in un negoziato. Richiamando l’esperienza degli Accordi di Minsk, Putin ha osservato: “Possiamo parlare per ore, giorno e notte, e non ottenere alcun risultato. Servono specialisti che se ne occupino... poi potremo incontrarci, potremo firmare”.
Durante lo stesso briefing del 9 maggio, Putin ha dichiarato che il conflitto ucraino “si sta avviando verso la fine”.
Queste dichiarazioni sono arrivate un giorno dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva espresso la speranza che il cessate il fuoco dichiarato da Mosca l’8 maggio potesse portare presto alla conclusione dei combattimenti.
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Pace possibile, ma la Russia non fa marcia indietro sul Donbass
Yuri Ušakov, consigliere del presidente Putin, ha dichiarato che affinché il processo di pace possa andare è necessario che Kiev si ritiri dal Donbass.
Secondo Ušakov, eventuali nuovi incontri non cambieranno la situazione finché le truppe ucraine non saranno ritirate dai territori rivendicati da Mosca. “Finché l’Ucraina non compirà questo passo, si potranno tenere altri incontri, decine di colloqui, ma resteremo allo stesso punto”.
Ušakov ha anche affermato che Mosca mantiene stretti contatti con Washington per quanto riguarda il processo di pace, aggiungendo che gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, potrebbero visitare la Russia “presto”.
“Gli Stati Uniti ora sono più concentrati sulla crisi in Medio Oriente, ma non stanno abbandonando la questione ucraina”, ha detto Ušakov, affermando che Mosca e Washington “comunicano attivamente per telefono”.
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Yuri Ušakov, consigliere del presidente Putin, ha dichiarato che affinché il processo di pace possa andare è necessario che Kiev si ritiri dal Donbass.
Secondo Ušakov, eventuali nuovi incontri non cambieranno la situazione finché le truppe ucraine non saranno ritirate dai territori rivendicati da Mosca. “Finché l’Ucraina non compirà questo passo, si potranno tenere altri incontri, decine di colloqui, ma resteremo allo stesso punto”.
Ušakov ha anche affermato che Mosca mantiene stretti contatti con Washington per quanto riguarda il processo di pace, aggiungendo che gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, potrebbero visitare la Russia “presto”.
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La Russia aumenta la deterrenza
La Russia amplia il suo sistema di deterrenza con il completamente dei test sul nuovo missile balistico Sarmat.
Il missile, completamente testato, ha un raggio operativo di 35.000 km e ha la capacità di operare sia bombardamenti nucleari che convenzionali con tecnologia ipersonica.
Secondo il presidente russo Putin, che ha commentato il test, si tratta dell'arma strategica più potente del nostro tempo.
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La Russia amplia il suo sistema di deterrenza con il completamente dei test sul nuovo missile balistico Sarmat.
Il missile, completamente testato, ha un raggio operativo di 35.000 km e ha la capacità di operare sia bombardamenti nucleari che convenzionali con tecnologia ipersonica.
Secondo il presidente russo Putin, che ha commentato il test, si tratta dell'arma strategica più potente del nostro tempo.
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Il Venezuela 51° stato USA? Caracas dice no
Trumpha pubblicato martedì un'immagine della mappa del Venezuela con la bandiera statunitense e con il titolo “Stato 51”, lasciando intendere che il territorio venezuelano, secondo le sue intenzioni, verrebbe aggiunto come prossima entità del Paese.
Non è la prima volta che Trump esprime apertamente il proprio interesse affinché il Venezuela venga incorporato come Stato nel territorio statunitense, mentre rivendica il proprio ruolo nella politica interna venezuelana dopo i bombardamenti dello scorso gennaio e il rapimento di Maduro, così come il controllo che, a suo dire, Washington avrebbe ora sul greggio proveniente dal Venezuela.
Di fronte a queste notizie, la presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha escluso categoricamente che il suo Paese possa unirsi al territorio statunitense. “Questo non è previsto, non sarebbe mai previsto, perché se c’è una cosa che noi venezuelani abbiamo è che amiamo il nostro processo di indipendenza e amiamo i nostri eroi e le nostre eroine”.
Rodríguez ha ribadito che la sua amministrazione continuerà a “difendere l’integrità territoriale, la sovranità, l’indipendenza” e la “storia” della nazione bolivariana, che ha definito “gloriosa”, fondata sul sacrificio di “uomini e donne che hanno dato la vita” per fare del Venezuela “non una colonia, ma un Paese libero”.
Ha inoltre sottolineato che Trump, con il quale Caracas sta lavorando a un’agenda diplomatica di cooperazione, sa che la strada da seguire con il Venezuela è “la cooperazione per l’intesa tra i Paesi”.
Oltre alle dichiarazione della presidente incaricata, trovandomi ora a Caracas, posso dire che dalla popolazione emerge un genuino sentimento di indipendenza e autentico desidero di conservare e rilanciare la propria sovranità. Dalla politica venezuelana le linee guida per il futuro del Paese sembrano essere: politica di non intervento e sovranità, per un Venezuela indipendente e pacifico.
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Trumpha pubblicato martedì un'immagine della mappa del Venezuela con la bandiera statunitense e con il titolo “Stato 51”, lasciando intendere che il territorio venezuelano, secondo le sue intenzioni, verrebbe aggiunto come prossima entità del Paese.
Non è la prima volta che Trump esprime apertamente il proprio interesse affinché il Venezuela venga incorporato come Stato nel territorio statunitense, mentre rivendica il proprio ruolo nella politica interna venezuelana dopo i bombardamenti dello scorso gennaio e il rapimento di Maduro, così come il controllo che, a suo dire, Washington avrebbe ora sul greggio proveniente dal Venezuela.
Di fronte a queste notizie, la presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha escluso categoricamente che il suo Paese possa unirsi al territorio statunitense. “Questo non è previsto, non sarebbe mai previsto, perché se c’è una cosa che noi venezuelani abbiamo è che amiamo il nostro processo di indipendenza e amiamo i nostri eroi e le nostre eroine”.
Rodríguez ha ribadito che la sua amministrazione continuerà a “difendere l’integrità territoriale, la sovranità, l’indipendenza” e la “storia” della nazione bolivariana, che ha definito “gloriosa”, fondata sul sacrificio di “uomini e donne che hanno dato la vita” per fare del Venezuela “non una colonia, ma un Paese libero”.
Ha inoltre sottolineato che Trump, con il quale Caracas sta lavorando a un’agenda diplomatica di cooperazione, sa che la strada da seguire con il Venezuela è “la cooperazione per l’intesa tra i Paesi”.
Oltre alle dichiarazione della presidente incaricata, trovandomi ora a Caracas, posso dire che dalla popolazione emerge un genuino sentimento di indipendenza e autentico desidero di conservare e rilanciare la propria sovranità. Dalla politica venezuelana le linee guida per il futuro del Paese sembrano essere: politica di non intervento e sovranità, per un Venezuela indipendente e pacifico.
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Yermak accusato di corruzione. E il controllo europeo dei fondi per l'Ucraina?
E' arrivata ufficialmente l'accusa di corruzione per Andry Yermak, l'ex capo di gabinetto di Zelensky, che si era dimesso a fine 2025 all'inizio dell'inchiesta.
Non è ancora chiaro precisamente quanti soldi, secondo la procura anti-corruzione ucraina, che secondo alcuni sarebbe un organo a guida americana, avrebbe rubato. Quello che è certo è che Yermak aveva la possibilità di accedere a svariati milioni di euro, molti dei quali di provenienza europea.
E allora che ne è dei "rigidi sistemi di controllo europeo" sul denaro dato all'Ucraina? Come mai l'UE, prima dell'inchiesta della NABU, non aveva mai detto nulla riguardo un possibile caso di corruzione di una persona cosi vicina a Zelensky e che curava rapporti con i ministri della difesa dell'UE?
Qualcuno potrebbe iniziare a dubitare del sistema di controllo europeo dei soldi dati all'Ucraina...
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E' arrivata ufficialmente l'accusa di corruzione per Andry Yermak, l'ex capo di gabinetto di Zelensky, che si era dimesso a fine 2025 all'inizio dell'inchiesta.
Non è ancora chiaro precisamente quanti soldi, secondo la procura anti-corruzione ucraina, che secondo alcuni sarebbe un organo a guida americana, avrebbe rubato. Quello che è certo è che Yermak aveva la possibilità di accedere a svariati milioni di euro, molti dei quali di provenienza europea.
E allora che ne è dei "rigidi sistemi di controllo europeo" sul denaro dato all'Ucraina? Come mai l'UE, prima dell'inchiesta della NABU, non aveva mai detto nulla riguardo un possibile caso di corruzione di una persona cosi vicina a Zelensky e che curava rapporti con i ministri della difesa dell'UE?
Qualcuno potrebbe iniziare a dubitare del sistema di controllo europeo dei soldi dati all'Ucraina...
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