Tour anticonvenzionale della Sicilia Orientale, per appassionati di garden design
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Tour anticonvenzionale della Sicilia Orientale, per appassionati di garden design
"La scenografia botanica che scorre veloce oltre i finestrini dell'auto ha il sapore di una macedonia che non rende onore ai suoi ingredienti. Platani dorati, non ancora ingialliti dall'autunno, ma bruciati dal sole; cupe Araucaria excelsa che sgomitano tra…
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📍Oratorio dei Bianchi, Palermo.
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📌Sito nel quartiere della Kalsa, nell'antica cittadella fortificata detta in arabo "Al Halisah", fu costruito nel 1581 dalla nobile Compagnia dei Bianchi. Formata da ecclesiastici e gentiluomini, la Compagnia aveva il compito di "aiutare a ben morire" i condannati a morte, curando l'aspetto spirituale nei tre giorni precedenti l'esecuzione, quando, per privilegio, non vi era presenza alcuna di guardie. La Compagnia godeva del privilegio di liberare a suo piacimento un condannato a morte nel giorno del Venerdì Santo.
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Archeologia: ricerche studenti Bologna in valle Templi - Sicilia
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Archeologia: ricerche studenti Bologna in valle Templi - Sicilia
(ANSA) - PALERMO, 14 OTT - Continuano i i lavori dell'Università di Bologna nella Valle dei templi, condotti in collaborazione con il Parco Archeologico e Paesaggistico di Agrigento.Una prima missione, condotta dal prof. Vincenzo Baldoni e composta da nove…
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Lo scatto dell'Etna di Luciano Gaudenzio, vincitore del "Wildlife Photographer 2020"
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Per tutti è "solo" pietra lavica, ma non per i catanesi: la roccia dell’Etna tra superstizioni e magia
Ogni volta che si pensa all’Etna riaffiorano alla memoria miti, leggende e racconti. Si sono tramandate fino ai giorni nostri aneddoti misteriosi e inverosimili sulla rinomata “petra ‘ da muntagna”
Ogni volta che si pensa all’Etna riaffiorano alla memoria miti, leggende e racconti che trasmettono la sensazione di una realtà immaginifica a metà tra fascino e timore reverenziale.
L'Etna, madre naturale del capoluogo etneo, è il simbolo inossidabile di Catania e dintorni. In particolare, il cuore del “Vulcano” è innescato da un elemento che ne esprime sia la potenza che la bellezza: la lava. Sebbene pericolosa e distruttiva, non si può negare il legame viscerale che la tiene unita ai catanesi e a tutti gli abitanti dei paesi etnei.
Molti, infatti, sono stati gli architetti e gli scultori che nella storia ne hanno fatto un valido strumento per l’ingegno umano, soprattutto nell’ambito dell’edilizia e dell’arte. Secondo quanto emerso dalle fonti storiche, quello che viene comunemente chiamato “basalto dell’Etna” era adoperato per la costruzione di strade ed edifici già dai tempi dei romani.
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Ogni volta che si pensa all’Etna riaffiorano alla memoria miti, leggende e racconti. Si sono tramandate fino ai giorni nostri aneddoti misteriosi e inverosimili sulla rinomata “petra ‘ da muntagna”
Ogni volta che si pensa all’Etna riaffiorano alla memoria miti, leggende e racconti che trasmettono la sensazione di una realtà immaginifica a metà tra fascino e timore reverenziale.
L'Etna, madre naturale del capoluogo etneo, è il simbolo inossidabile di Catania e dintorni. In particolare, il cuore del “Vulcano” è innescato da un elemento che ne esprime sia la potenza che la bellezza: la lava. Sebbene pericolosa e distruttiva, non si può negare il legame viscerale che la tiene unita ai catanesi e a tutti gli abitanti dei paesi etnei.
Molti, infatti, sono stati gli architetti e gli scultori che nella storia ne hanno fatto un valido strumento per l’ingegno umano, soprattutto nell’ambito dell’edilizia e dell’arte. Secondo quanto emerso dalle fonti storiche, quello che viene comunemente chiamato “basalto dell’Etna” era adoperato per la costruzione di strade ed edifici già dai tempi dei romani.
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Non a caso, le vie urbane edificate nel territorio etneo sono state forgiate proprio con il materiale lavico, che coniugava in sé il perfetto binomio di qualità e resistenza.
Anche dopo il violento terremoto del 1693, la pietra della cosiddetta “ Muntagna” divenne risorsa prediletta per la rinascita di Catania.
Basti pensare al famoso architetto Giovanni Battista Vaccarini che, facendo uso della roccia lavica, ha mutato il volto urbano della città con la progettazione di palazzi in stile barocco romano, ammirevoli soprattutto per la sapiente combinazione di bellezza indistruttibilità e funzionalità.
Il rivestimento delle strutture in pietra lavica caratterizzò per lungo tempo il tratto distintivo non solo di Catania, ma anche di tutti i paesini limitrofi ubicati alle pendici dell’Etna.
Tuttora, andando in giro da quelle parti, saltano all’occhio muri a secco, case padronali e terrazzamenti interamente tappezzate di basalto dell’Etna. Inoltre, questo prezioso materiale viene utilizzato anche per la maiolica.
Nel corso dei secoli non sono stati pochi gli artigiani che si sono sbizzarriti nella più variegata produzione di prodotti ceramici, gioielli e varie opere d’arte; di grande pregio anche le numerose realizzazioni di piatti, vasi, lampade e bottiglie che ancora oggi risultano essere ampiamente apprezzati in ogni parte del mondo.
La tradizione parla anche dei così chiamati “pirriaturi”, operai addetti all’estrazione e alla lavorazione della pietra nera.
Sappiamo che in principio si privilegiava la sezione superficiale del banco roccioso, ritenuto più duttile e malleabile ai fini del modellamento.
Di questa antica pratica ne parla un certo Nino Pràstani, autore del libro “La morbida resistenza della roccia”. A Catania, in via Santangelo Fulci, si trova pure il “Museo di Scultura in Pietra Lavica”, noto come “Il Nino Valenziano Santangelo”.
La pietra dell’Etna, inoltre, non è solamente simbolo di ornamento, bellezza ed arte; secondo i racconti popolari, infatti, la roccia lavica aveva un profondo legame anche con le superstizioni e la magia.
Alcune testimonianze, per esempio,riferiscono che nei vecchi rituali ci si avvaleva proprio delle pietre nere per allontanare l’influenza delle energie negative. Questa è la ragione per la quale si sono tramandate fino ai giorni nostri aneddoti misteriosi e inverosimili sulla rinomata “petra ‘ da muntagna”.
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Anche dopo il violento terremoto del 1693, la pietra della cosiddetta “ Muntagna” divenne risorsa prediletta per la rinascita di Catania.
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Il rivestimento delle strutture in pietra lavica caratterizzò per lungo tempo il tratto distintivo non solo di Catania, ma anche di tutti i paesini limitrofi ubicati alle pendici dell’Etna.
Tuttora, andando in giro da quelle parti, saltano all’occhio muri a secco, case padronali e terrazzamenti interamente tappezzate di basalto dell’Etna. Inoltre, questo prezioso materiale viene utilizzato anche per la maiolica.
Nel corso dei secoli non sono stati pochi gli artigiani che si sono sbizzarriti nella più variegata produzione di prodotti ceramici, gioielli e varie opere d’arte; di grande pregio anche le numerose realizzazioni di piatti, vasi, lampade e bottiglie che ancora oggi risultano essere ampiamente apprezzati in ogni parte del mondo.
La tradizione parla anche dei così chiamati “pirriaturi”, operai addetti all’estrazione e alla lavorazione della pietra nera.
Sappiamo che in principio si privilegiava la sezione superficiale del banco roccioso, ritenuto più duttile e malleabile ai fini del modellamento.
Di questa antica pratica ne parla un certo Nino Pràstani, autore del libro “La morbida resistenza della roccia”. A Catania, in via Santangelo Fulci, si trova pure il “Museo di Scultura in Pietra Lavica”, noto come “Il Nino Valenziano Santangelo”.
La pietra dell’Etna, inoltre, non è solamente simbolo di ornamento, bellezza ed arte; secondo i racconti popolari, infatti, la roccia lavica aveva un profondo legame anche con le superstizioni e la magia.
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🇮🇹 Porto Empedocle non è soltanto il porto di Agrigento ma anche il paese natale del maestro scrittore Andrea Camilleri.
🇬🇧 Porto Empedocle is not only the port of Agrigento but also the birthplace of the master writer Andrea Camilleri.
📸 @markus.spatola
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🇮🇹“Ci vuole fortuna anche a friggere un uovo”.
In ogni cosa che si fa ci vuole fortuna, anche le cose che sembrano più semplici possono essere complicate. Cosi come friggere le uova. Basta infatti un malaccorto colpo di forchetta per rompere i tuorli e trasformare tutto in una frittata!
______________________
📷: @_conormcloughlin_
📍 Scicli, Ragusa (RG)
______________________
🖋 @proverbi_sicilia
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Cristo Re
Oggi, il Sacrario di Cristo Re si erge sugli antichi muraglioni del Castello di Matagriffone o Roccaguelfonia.
📸 @pioandreaperi
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Dal belvedere antistante si gode l’intera veduta dello stretto, con uno dei panorami più belli e suggestivi della città.
L’attuale Sacrario, che si sviluppa su una superficie di oltre 600 mq., è stato progettato da Giovan Battista Milani e inaugurato nel 1937.
Domina sulla città con la sua grande cupola e le sue forme richiamano l’architettura del messinese Filippo Juvara (in particolare, la Basilica di Superga a Torino).
L’edificio in stile barocco si presenta a forma ottagonale irregolare con una grande cupola segnata da otto costoloni alla base dei quali vi sono otto statue di bronzo modellate dallo scultore romano Teofilo Raggio e fuse dalla fonderia artistica fiorentina, raffiguranti le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità; le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza e per ultima la virtù della Religione che le comprende tutte.
Sulla cupola vi è collocata una lanterna alta sei metri ed una palla di un metro sulla quale si erge una croce.
Sulla torre ottagonale dell’antico castello è stata collocata una campana (la terza più grande d’Italia) alta 2,80 metri per un peso di 130 quintali ricavata dalla fusione del bronzo dei cannoni nemici sottratti durante la guerra del 1915-1918. Il frontale d’ingresso è ornato da due figure che rappresentano l’Italia e Messina.
Al suo interno, al centro della cripta, è collocato un sarcofago in marmo sul quale giace la figura del milite ignoto, opera del Bonfiglio.
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L’edificio in stile barocco si presenta a forma ottagonale irregolare con una grande cupola segnata da otto costoloni alla base dei quali vi sono otto statue di bronzo modellate dallo scultore romano Teofilo Raggio e fuse dalla fonderia artistica fiorentina, raffiguranti le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità; le quattro virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza e per ultima la virtù della Religione che le comprende tutte.
Sulla cupola vi è collocata una lanterna alta sei metri ed una palla di un metro sulla quale si erge una croce.
Sulla torre ottagonale dell’antico castello è stata collocata una campana (la terza più grande d’Italia) alta 2,80 metri per un peso di 130 quintali ricavata dalla fusione del bronzo dei cannoni nemici sottratti durante la guerra del 1915-1918. Il frontale d’ingresso è ornato da due figure che rappresentano l’Italia e Messina.
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