♡ Sicilia Terra Mia ♡
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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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Pozzillo (Pizziḍḍu in siciliano) è una frazione di Acireale, nella Città metropolitana di Catania.

Si trova nell'estrema parte settentrionale del territorio comunale, circondata da giardini d'agrumi, sulla riva del mare Ionio. Dista circa 6 km da Acireale.

Il suo nome deriva dal siciliano pizziḍḍu che significa piccola punta o piccolo capo sul mare.

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🚣‍♂️Il borgo è sorto attorno alla vecchia chiesa, già esistente nel Cinquecento, che sorgeva proprio sul pizziḍḍu e di cui oggi non resta traccia, essendo stata abbattuta per far posto alla speculazione edilizia negli anni settanta. L'attuale edificio di culto dell'Ottocento è sito nel centro della borgata, ed è dedicato a Santa Margherita. Di più recente formazione è Pozzillo Superiore a circa 1 km di distanza, sulla strada provinciale per Riposto.

💧A Pozzillo vi è una sorgente di acque minerali leggermente alcaline. L'acqua, classificata come solfato-magnesiaca, veniva prelevata anche attraverso tre pozzi artificiali e imbottigliata e commercializzata dal 1926. La società Acquapozzillo poteva vantarsi di aver fornito il re Ferdinando I di Bulgaria, che conobbe l'acqua durante un suo soggiorno in Sicilia. L'attività, che era passata alla Regione Siciliana, è cessata negli anni 2000.

🐙Annualmente, negli ultimi due weekend di luglio, viene celebrata la Sagra del Polpo (il penultimo fine settimana) e la Sagra del Pesce spada (ultimo fine settimana).

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💻Fonte: Wikipedia
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Il piatto unico della tradizione povera
Caturro o Cuturro, l’antica polenta siciliana.

Una tradizione culinaria, ma anche un pezzo di storia del territorio, in pochi la conoscono, ma la sua storia è molto affascinante.

La nostra ricerca delle tradizioni culinarie siciliane ci porta oggi a Scicli e dintorni, per conoscere una particolarissima polenta siciliana.

Il caturro era una forma di sostentamento, ma non solo.

Alla fine dell’Ottocento, infatti, era un modo per sfuggire alla tassa sul macinato imposta dal Regno d’Italia,
chi non poteva permettersi la tassa, macinava in casa (contravvenendo, di fatto, alla legge).

L’ingrediente principale è il grano macinato in casa, tra due pietra laviche, e cotto proprio come una polenta. Sebbene si tratti di una preparazione della cucina povera, era un piatto unico ricco di sapore.

Buona parte dell’alimentazione delle famiglie si basava su questo piatto semplice, genuino e completo.

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Come si fa il Caturro siciliano

Il grano duro, frantumato e macinato, si versava lentamente e a pioggia in acqua bollente e salata.

Veniva dunque mescolato lentamente, con un cucchiaio di legno, per evitare la formazione di grumi. Per mezzo chilo di frumento, ci volevano circa tre litri d’acqua. Alla fine della cottura, si versava nei piatti e condito con vari ingredienti, come olio d’oliva, legumi, verdure o ricotta.

Si poteva anche consumare freddo o fritto in padella, con un po’ di olio.

Questo piatto della tradizione è quasi sconosciuto anche nei suoi luoghi d’origine. Al di fuori dei confini di Sicilia è noto solo a qualche studioso.

La memoria del caturro è rimasta viva grazie allo scomparso medico e scultore Gaetano Mormina, che per decenni è stato cultore di questa ricetta.

La versione del piatto che si prepara oggi è, indubbiamente, più ricca, con ingredienti diversi. Rimane, però, una testimonianza molto importante della tradizionale cucina siciliana, di quell’arte di arrangiarsi che ha reso la cucina povera un bene prezioso.

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