Il suo ultimo viaggio fu sulla rotta Brindisi - Durazzo con a bordo 407 passeggeri, tra civili e militari, e 105 dell’equipaggio. Un sommergibile inglese HMS Unruffled lo avvistò al largo della città di Brindisi, lanciò due siluri e lo affondò con tutti i passeggeri a bordo. Era il 3 agosto del 1943.
In Sicilia quando si usa l’espressione "finiu a tri tubi" si vuole accennare a qualcosa andato storto, proprio come la triste fine di questo piroscafo.
A questa versione più ufficiale se ne aggiunge un’altra più colorita. Ha sempre a che fare con mare e imbarcazioni e fa riferimento al periodo delle grandi migrazioni verso l’America. All’epoca erano perlopiù i mariti a partire su navi che avevano quasi sempre tre comignoli.
Una volta arrivati oltre oceano, alcuni di loro si risposavano e iniziavano una nuova vita facendo perdere le proprie tracce. Alle mogli rimaneva il ricordo dell’ultimo saluto al porto e a chi chiedesse loro notizie sulla sorte dei propri consorti non potevano che rispondere ‘a tri tubi’.
In alcuni contesti si dice anche ‘a tri tubi e na cannila’ per indicare le notti trascorse in bianco con una candela accesa ad aspettare notizie che tardavano ad arrivare. In entrambe le versioni l’espressione caratteristica e spiritosa racconta, purtroppo, di eventi e situazioni non molto fortunate.
La prossima volta che vi capiterà di usare o sentire questa espressione pensate che non può esservi andata peggio che al ‘Città di Catania’.
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In Sicilia quando si usa l’espressione "finiu a tri tubi" si vuole accennare a qualcosa andato storto, proprio come la triste fine di questo piroscafo.
A questa versione più ufficiale se ne aggiunge un’altra più colorita. Ha sempre a che fare con mare e imbarcazioni e fa riferimento al periodo delle grandi migrazioni verso l’America. All’epoca erano perlopiù i mariti a partire su navi che avevano quasi sempre tre comignoli.
Una volta arrivati oltre oceano, alcuni di loro si risposavano e iniziavano una nuova vita facendo perdere le proprie tracce. Alle mogli rimaneva il ricordo dell’ultimo saluto al porto e a chi chiedesse loro notizie sulla sorte dei propri consorti non potevano che rispondere ‘a tri tubi’.
In alcuni contesti si dice anche ‘a tri tubi e na cannila’ per indicare le notti trascorse in bianco con una candela accesa ad aspettare notizie che tardavano ad arrivare. In entrambe le versioni l’espressione caratteristica e spiritosa racconta, purtroppo, di eventi e situazioni non molto fortunate.
La prossima volta che vi capiterà di usare o sentire questa espressione pensate che non può esservi andata peggio che al ‘Città di Catania’.
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Il fascino senza tempo di Ragusa Ibla: perla del barocco siciliano e patrimonio dell'umanità
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Il fascino senza tempo di Ragusa Ibla: perla del barocco siciliano e patrimonio dell'umanità
«Bisogna essere intelligenti per venire a Ibla, una certa qualità d’animo, il gusto per i tufi silenziosi e ardenti, i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo nero che spia». Così dichiarò Gesualdo Bufalino, scrittore e aforista…
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Dall’antica Leontinoi emergono i resti di un tempio greco
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Dall’antica Leontinoi emergono i resti di un tempio greco
I recenti scavi effettuati dall’Università degli Studi “Tor Vergata” di Roma hanno riportato alla luce le fondazioni di un antico tempio ellenico, confermando la ricchezza archeologica dell’area SIRACUSA – Gli scavi recentemente effettuati dall’Università…
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CICCIO BUSACCA - Ricordi di Cantastorie Siciliani.
Storie di Canti e Cantastorie
RAI Storia (video durata 4 minuti).
A cura di Roberto Leydi - anno 1958
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Ciccio Busacca (il nome Ciccio - o Cicciu - è diminutivo di Francesco) è cresciuto a Paternò ascoltando i versi dei cantastorie Paolo Garofalo e Gaetano Grasso.
Il suo debutto avvenne nel 1951, nella piazza di San Cataldo (Caltanissetta), con la rappresentazione de L'assassinio di Raddusa, tratto da una storia di cronaca avvenuta realmente nel paese di Raddusa (Catania), dove una ragazza diciassettenne si era vendicata dell'uomo che l'aveva violentata, avvicinandolo nella piazza del paese mascherata da anziana e uccidendolo.
La passione per la narrativa e la denuncia civile, unite a una particolare sensibilità musicale furono il segno con cui Busacca si distinse nel mondo dei cantastorie siciliani, particolarmente sviluppato nel secondo dopoguerra, che ebbe come protagonisti Orazio Strano, Turiddu Bella, Vito Santangelo, Matteo Musumeci, Francesco Paparo (Ciccio Rinzinu) e altri. Nel 1956, Busacca debuttò al Piccolo teatro di Milano con Pupi e cantastorie di Sicilia.
Nel 1957, a Gonzaga, la giuria dell'AICA (Associazione Italiana Cantastorie Ambulanti) conferì a Busacca il primo premio "Trovatore d'Italia", per la storia di Giovanni Accetta, L'Innucenti vinnicaturi.
È negli anni successivi che si pose l'incontro con Ignazio Buttitta e con la sua poesia: di questo sodalizio i risultati più significativi rimangono le messe in scena del Lamentu ppi Turiddu Carnivali, Lu trenu di lu suli e Che cosa è la mafia?.
Negli anni '70, avvenne l'esperienza teatrale con Dario Fo (Ci ragiono e canto) e la sua partecipazione a diversi programmi radiotelevisivi.
A partire dalla fine degli anni '70 si avviò il declino artistico di Busacca e degli altri cantastorie siciliani, prime vittime della diffusione della televisione quale mezzo di comunicazione di massa. Le notizie della cronaca potevano ormai arrivare ai cittadini nella crudezza (o nell'inganno) dei teleschermi, senza le mediazione poetica di questi "relitti" della storia, ultimi cantori di una tradizione millenaria.
Busacca muore nel 1984 e di quel piccolo uomo che dal tetto della sua Seicento multipla cantava le storie degli uomini di Sicilia, a chi li voglia leggere, rimangono i suoi versi.
Passa la notti e veni la matina, finisce la notte e viene la mattinalu suli si ni va, veni la lunail sole se ne va, viene la lunacomu lu ciumi lu tempu caminacome il fiume, il tempo camminae camina l'ità di la pirsuna.e cammina l'età della persona.
Discografia
Lu trenu di lu suli
Cosa è la mafia
Canzoni carrettiere siciliane
La storia di Giuliano (Il re dei briganti)
La storia di Giovanni Accetta
La storia di lu briganti Musulinu
Lamentu pi la morti di Turiddu Carnivali
Lu piscaturi sfortunatu
Storia di Orlando e Rinaldo (paladini di Francia)
Nascita del giullare. Il treno del sole
Un uomo che viene dal sud
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Il suo debutto avvenne nel 1951, nella piazza di San Cataldo (Caltanissetta), con la rappresentazione de L'assassinio di Raddusa, tratto da una storia di cronaca avvenuta realmente nel paese di Raddusa (Catania), dove una ragazza diciassettenne si era vendicata dell'uomo che l'aveva violentata, avvicinandolo nella piazza del paese mascherata da anziana e uccidendolo.
La passione per la narrativa e la denuncia civile, unite a una particolare sensibilità musicale furono il segno con cui Busacca si distinse nel mondo dei cantastorie siciliani, particolarmente sviluppato nel secondo dopoguerra, che ebbe come protagonisti Orazio Strano, Turiddu Bella, Vito Santangelo, Matteo Musumeci, Francesco Paparo (Ciccio Rinzinu) e altri. Nel 1956, Busacca debuttò al Piccolo teatro di Milano con Pupi e cantastorie di Sicilia.
Nel 1957, a Gonzaga, la giuria dell'AICA (Associazione Italiana Cantastorie Ambulanti) conferì a Busacca il primo premio "Trovatore d'Italia", per la storia di Giovanni Accetta, L'Innucenti vinnicaturi.
È negli anni successivi che si pose l'incontro con Ignazio Buttitta e con la sua poesia: di questo sodalizio i risultati più significativi rimangono le messe in scena del Lamentu ppi Turiddu Carnivali, Lu trenu di lu suli e Che cosa è la mafia?.
Negli anni '70, avvenne l'esperienza teatrale con Dario Fo (Ci ragiono e canto) e la sua partecipazione a diversi programmi radiotelevisivi.
A partire dalla fine degli anni '70 si avviò il declino artistico di Busacca e degli altri cantastorie siciliani, prime vittime della diffusione della televisione quale mezzo di comunicazione di massa. Le notizie della cronaca potevano ormai arrivare ai cittadini nella crudezza (o nell'inganno) dei teleschermi, senza le mediazione poetica di questi "relitti" della storia, ultimi cantori di una tradizione millenaria.
Busacca muore nel 1984 e di quel piccolo uomo che dal tetto della sua Seicento multipla cantava le storie degli uomini di Sicilia, a chi li voglia leggere, rimangono i suoi versi.
Passa la notti e veni la matina, finisce la notte e viene la mattinalu suli si ni va, veni la lunail sole se ne va, viene la lunacomu lu ciumi lu tempu caminacome il fiume, il tempo camminae camina l'ità di la pirsuna.e cammina l'età della persona.
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Cosa è la mafia
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Catania: La via Etnea è una strada senza eguali in Italia - Notizie Catania
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Catania: La via Etnea è una strada senza eguali in Italia - Notizie Catania
Via Etnea deriva dal monte Etna, è un nome che esprime potenza, come dire vulcanico. Una bisettrice che pare tracciata con il righello su una mappa bianca può nascere solo se è stata fatta tabula rasa di quanto c’era prima. Che è proprio quanto accadde nel…
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Sicilia al sesto posto fra le isole più belle del mondo, è l'unica italiana nella top 10
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Sicilia al sesto posto fra le isole più belle del mondo, è l'unica italiana nella top 10
La Sicilia al sesto posto fra le isole più belle del mondo, nella classifica stilata, come ogni anno, per il “World’s best Award” da "Travel + Leisure". L'Isola si è piazzata dietro alle prime due classificate, Milos e Folegandros, in Grecia, a Saint Vincent…
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Vendemmia sull'Etna, qualche curiosità.
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La vendemmia è un rito conosciuto in tutto il mondo e un processo dal quale è possibile estrarre dell'ottimo vino.
Alla stregua di quelli europei e italiani, anche la Sicilia vanta prestigiosi nomi grazie alla passione dei produttori vitinicoli della zona etnea, che continuano a credere nella reale qualità dell'uva presente a Ragalna, a Piedimonte Etneo, a Castiglione di Sicilia, a Biancavilla e a S. Maria di Licodia; ma anche a Paternò, a Belpasso, a Nicolosi, a Pedara; nei vigneti di Trecastagni, di Viagrande, di S. Venerina, di Giarre, di Mascali, di Zafferana, di Milo, di S. Alfio, di Linguaglossa e anche di Randazzo.
I verdi e curati vigneti di queste zone sono resi fertili dalla terra dell'Etna, che li alimenta e li nutre con le sue sostanze naturali; e che permette a tutti gli appassionati di bere dell'ottimo vino prodotto a Km 0 senza andare troppo lontano.
Un prodotto locale c valorizzato in numerosi eventi e da importanti iniziative.
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Alla stregua di quelli europei e italiani, anche la Sicilia vanta prestigiosi nomi grazie alla passione dei produttori vitinicoli della zona etnea, che continuano a credere nella reale qualità dell'uva presente a Ragalna, a Piedimonte Etneo, a Castiglione di Sicilia, a Biancavilla e a S. Maria di Licodia; ma anche a Paternò, a Belpasso, a Nicolosi, a Pedara; nei vigneti di Trecastagni, di Viagrande, di S. Venerina, di Giarre, di Mascali, di Zafferana, di Milo, di S. Alfio, di Linguaglossa e anche di Randazzo.
I verdi e curati vigneti di queste zone sono resi fertili dalla terra dell'Etna, che li alimenta e li nutre con le sue sostanze naturali; e che permette a tutti gli appassionati di bere dell'ottimo vino prodotto a Km 0 senza andare troppo lontano.
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Natura incontaminata unita al fascino del passato: l'antica Tonnara del Secco di S. Vito Lo Capo
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Natura incontaminata unita al fascino del passato: l'antica Tonnara del Secco di S. Vito Lo Capo
di Sergio Pace Il territorio di San Vito Lo Capo, oltre alla bellezza delle spiagge e dei luoghi circostanti, è legato anche alla storia dell’antica Tonnara del Secco, sita a circa 3 km dal centro del paese. Dal 1969 le reti qui non vengono più calate. Chiunque…