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Antonello Blandi di professione grafico pubblicitario, inizia a “comporre” queste opere che inneggiano al puro ottimismo e all’esaltazione della cromaticità del Sud, arredando le esposizioni della Regione Siciliana negli Stati Uniti e in Italia, in occasione di vari eventi a partire dal 1995. Scopre questa nuova “professione” di pittore, dopo il notevole gradimento ricevuto nei vari expo e contribuendo allo sviluppo di una nuova “visione” della Sicilia, dove tutto è all’insegna della solarità e della forte cromaticità. Le opere sono legate indissolubilmente alla stessa professione dell’autore, che fa della grafica l’elemento portante di tutte le sue realizzazioni, diventando esse stesse, produzioni editoriali e scenografiche per gli allestimenti dei vari eventi. Oggi questi dipinti sono diventati splendidi foulard in seta, prodotti presso le seterie di Como, con procedimenti artigianali che, esaltando la manodopera esclusivamente Made in Italy, sono realizzati in tiratura limitata e numerata. Il successo di queste collezioni è frutto dell’originalità dei soggetti, diverso dai soliti stereotipi iconografici e soprattutto dalla preziosità di ciascun foulard che viene prodotto in tiratura limitata di massimo 10 copie numerate per ciascun soggetto. Le opere di Antonello Blandi esprimono una carica emotiva spensierata lontana dai canoni accademici della pittura, ma coinvolgenti per la loro cromaticità e dove il colore domina assoluto. In tutte le opere dell’Artista è sempre presente la casa, elemento di primaria importanza per l’uomo, le cui instabili architetture appaiano mutevoli e imprevedibili, simili a pittoresche composizioni riflesse dai frammenti colorati di un fantastico caleidoscopio. Le ricorrenti trasgressioni prospettiche unite all’assenza di razionali verticalismi e di ovvie orizzontalità, conferiscono alle scene una sorprendente dinamicità, mentre le fantastiche raffigurazioni, colme di cromatica mediterraneità, sono pervase da un elevato lirismo che rievoca mondi favolosi e ideali, inneggianti alla Vita e alla Natura, in un gradevole gioco di insieme.
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Autore di diverse mostre in Italia e all’estero, espone nel 1997 per l’allestimento del Columbus Expo a New York, dove per abbellimento delle sale rappresentanti i padiglioni Sicilia, vengono esposte le sue opere, il successo è immediato, e alcuni galleristi espongono a Soho le tele più grandi e la produzione di ceramiche, realizzate con procedimento a “freddo”. Sempre in occasione di mostre internazionali, Sydney per due anni di seguito e Atlantic City, le opere di Antonello Blandi ricevono il meritato successo. Espone all’interno del Expo Center Italia di Manhattan, e l’anno dopo le sue opere decorano le pareti dei noti ristoranti di West Hollywood a Los Angeles, della catena Drago. In Usa le mostre successive sono allestite a Santa Monica, Malibù e Miami. Nelle opere di Antonello Blandi si riscontra immediatamente un gusto mediterraneo per i luoghi rappresentati, per i colori vivacissimi e gli aspetti tipici dei paesaggi del sud Italia, apprezzati negli States ma anche in Italia, con le mostre di Roma e Milano. Comune denominatore di tutti i dipinti è la prospettiva irreale delle forme architettoniche, che si rincorrono tra classici decori e immaginarie prospettive, dipinti in modo irreale, ma dove gli accoppiamenti cromatici sono sempre perfettamente equilibrati e in assoluta armonia tra gusto e fantasia. Lo stile è inconfondibile , anche quando l’autore si diverte a dipingere in toni di blu i paesaggi notturni, dove più di venti tonalità di questo colore rendono armonico e romantico il paesaggio rappresentato, che ispira a sognare.
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Siracusa (Sicilia) - Questa bellissima e suggestiva immagine ritrae una visione panoramica di uno scorcio del porto Grande.
Il porto Grande è un ampio porto naturale sito all’interno della baia di Siracusa, la quale è formata a ovest dalla punta dell’isola di Ortigia e a est dalle propaggini rocciose di Punta Castelluccio.
Il Castello Maniace ne domina l’imboccatura nord.
All’interno del porto sbocca il fiume Anapo generando una corrente costante d’acqua.
Rappresenta uno scalo turistico di grande importanza per la città visto che ospita imbarcazioni di diversa taglia.
✍🏻 @sicilianewseinfo
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📚 Trafizioni Siciliane
Il porto Grande è un ampio porto naturale sito all’interno della baia di Siracusa, la quale è formata a ovest dalla punta dell’isola di Ortigia e a est dalle propaggini rocciose di Punta Castelluccio.
Il Castello Maniace ne domina l’imboccatura nord.
All’interno del porto sbocca il fiume Anapo generando una corrente costante d’acqua.
Rappresenta uno scalo turistico di grande importanza per la città visto che ospita imbarcazioni di diversa taglia.
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Si dice che l’Inzolia – o Insolia – sia il più antico vitigno siciliano a bacca bianca.
A certificarne, però, le origini, restano solo sparute fonti storiche.
Pur essendo diffuso anche in Toscana con il nome di Ansonica e qui coltivato al tempo dei Romani, per i ricercatori Dalmasso, Alessio e Breviglieri è la Sicilia la terra di approdo di questo vitigno che, secondo la loro ricostruzione, proveniva dalla Grecia. Nell’isola, soprattutto nelle zone del palermitano, trapanese e agrigentino, l’Inzolia trovò condizioni pedoclimatiche favorevoli e adatte per sviluppare le sue caratteristiche tipiche e le sue indubbie qualità.
✍🏻 @sicilianewseinfo
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📚 Cantine Gulino
A certificarne, però, le origini, restano solo sparute fonti storiche.
Pur essendo diffuso anche in Toscana con il nome di Ansonica e qui coltivato al tempo dei Romani, per i ricercatori Dalmasso, Alessio e Breviglieri è la Sicilia la terra di approdo di questo vitigno che, secondo la loro ricostruzione, proveniva dalla Grecia. Nell’isola, soprattutto nelle zone del palermitano, trapanese e agrigentino, l’Inzolia trovò condizioni pedoclimatiche favorevoli e adatte per sviluppare le sue caratteristiche tipiche e le sue indubbie qualità.
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La riconosciuta parentela genetica con i vitigni greci Rhoditis e Sideritis rafforza questa tesi e l’idea che siano stati i Greci, tra l’VIII e il VII sec. a. C., o addirittura i Fenici, a diffonderlo in Sicilia.
Nel tempo, poi, l’Inzolia raggiunse la Sardegna, la Calabria, il Lazio e la Toscana, in particolare l’Isola d’Elba, l’isola del Giglio e l’Argentario.
Si dice, inoltre, che l’Inzolia abbia illustri parentele con i celebri vitigni Moscato giallo e Grillo.
Una delle prime e più antiche menzioni del vitigno Inzolia è, ancora una volta, di Plinio il Vecchio che, nella sua Naturalis Historia, gli attribuisce il nome di “Irziola”, storpiato forse dai siciliani in “Inzolia”.
Poiché il nome “Ansonica” è stato ricondotto al francese “sorie”, il cui significato è “fulvo, di colore dorato”, quasi un richiamo al colore delle foglie essiccate, altri studiosi hanno ipotizzato per l’Inzolia origini francesi e che sarebbero stati i Normanni a dare al vitigno questo e a importarlo in Sicilia nel periodo della loro dominazione.
Nel 1696 l’abate Francesco Cupani inserisce l’Inzolia nel suo Hortus Catholicus, elencandone ben tre qualità, di cui due a bacca bianca: la “vranca”, “l’imperiale” o “di Napoli” e la “nigra”. Domenico Sestini lo cita come “Inzolia vranca”, per distinguerlo dalla varietà di “Inzolia nigra”, considerata molto simile a quella toscana San Colombano, utilizzata per il vin santo.
Nel 1800 l’Inzolia entra nell’uvaggio per la preparazione del Marsala.
Condivide per lungo tempo lo stesso destino del Nero d’Avola, considerato solo come vino da taglio per arricchire vini più poveri oppure per produrre dei vermouth.
A proposito dell’Insolia bianca, alla fine dell’Ottocento il Barone Mendola (1868) scriveva che “le ‘Insolie’ sono coltivate ‘ab antico’ in Sicilia. Hanno comune vigore di legno, copia e robustezza di capreoli, fogliame frastagliato. La più feconda e mostaia è la bianca dorata che pur piace alla bocca e abbonda in tutti i vigneti da Marsala a Catania.”
Largamente diffuso in tutta l’Isola, concorre alla costituzione di moltissimi vini bianchi, spesso in uvaggio con il Catarratto. Localmente le uve vengono utilizzate anche per il consumo fresco.
È una pianta vigorosa, foglia medio-grande, pentalobata o eptalobata; grappolo medio-grande, piramidale o conico, alato, da spargolo a medio, acini ellissoidali con ombelico evidente, buccia spessa e pruinosa di colore giallo dorato o ambrato, polpa croccante, dolce e semiaromatica.
Vinificata in purezza da un vino fine di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profumi caratteristici del vitigno, al gusto ha sapore neutro, abbastanza sapido, buona dotazione alcolica, equilibrata acidità e morbidezza.
Nel 1869 il Nicolosi definì l’Inzolia “bellissima qualità di uva, dà molto frutto e fa vino generoso, è di sapore gentile, pregi che la rendono ricercata.
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Nel tempo, poi, l’Inzolia raggiunse la Sardegna, la Calabria, il Lazio e la Toscana, in particolare l’Isola d’Elba, l’isola del Giglio e l’Argentario.
Si dice, inoltre, che l’Inzolia abbia illustri parentele con i celebri vitigni Moscato giallo e Grillo.
Una delle prime e più antiche menzioni del vitigno Inzolia è, ancora una volta, di Plinio il Vecchio che, nella sua Naturalis Historia, gli attribuisce il nome di “Irziola”, storpiato forse dai siciliani in “Inzolia”.
Poiché il nome “Ansonica” è stato ricondotto al francese “sorie”, il cui significato è “fulvo, di colore dorato”, quasi un richiamo al colore delle foglie essiccate, altri studiosi hanno ipotizzato per l’Inzolia origini francesi e che sarebbero stati i Normanni a dare al vitigno questo e a importarlo in Sicilia nel periodo della loro dominazione.
Nel 1696 l’abate Francesco Cupani inserisce l’Inzolia nel suo Hortus Catholicus, elencandone ben tre qualità, di cui due a bacca bianca: la “vranca”, “l’imperiale” o “di Napoli” e la “nigra”. Domenico Sestini lo cita come “Inzolia vranca”, per distinguerlo dalla varietà di “Inzolia nigra”, considerata molto simile a quella toscana San Colombano, utilizzata per il vin santo.
Nel 1800 l’Inzolia entra nell’uvaggio per la preparazione del Marsala.
Condivide per lungo tempo lo stesso destino del Nero d’Avola, considerato solo come vino da taglio per arricchire vini più poveri oppure per produrre dei vermouth.
A proposito dell’Insolia bianca, alla fine dell’Ottocento il Barone Mendola (1868) scriveva che “le ‘Insolie’ sono coltivate ‘ab antico’ in Sicilia. Hanno comune vigore di legno, copia e robustezza di capreoli, fogliame frastagliato. La più feconda e mostaia è la bianca dorata che pur piace alla bocca e abbonda in tutti i vigneti da Marsala a Catania.”
Largamente diffuso in tutta l’Isola, concorre alla costituzione di moltissimi vini bianchi, spesso in uvaggio con il Catarratto. Localmente le uve vengono utilizzate anche per il consumo fresco.
È una pianta vigorosa, foglia medio-grande, pentalobata o eptalobata; grappolo medio-grande, piramidale o conico, alato, da spargolo a medio, acini ellissoidali con ombelico evidente, buccia spessa e pruinosa di colore giallo dorato o ambrato, polpa croccante, dolce e semiaromatica.
Vinificata in purezza da un vino fine di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profumi caratteristici del vitigno, al gusto ha sapore neutro, abbastanza sapido, buona dotazione alcolica, equilibrata acidità e morbidezza.
Nel 1869 il Nicolosi definì l’Inzolia “bellissima qualità di uva, dà molto frutto e fa vino generoso, è di sapore gentile, pregi che la rendono ricercata.
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Inzolia, uno dei più antichi vitigni della Sicilia
Chiamatelo pure Ansonica. O Irziola,
citato da Plinio con il nome di Irziola, detto dal volgo “Inzolia vranca” per distinguerlo dalla “Inzolia nigra”, viene descritto anche da Cupani (1696) e da Sestini (1760).
Ma se siete in Sicilia e vi accostate a un calice di vino bianco Inzolia, chiamatelo così: Inzolia oppure Insolia. Ed è uno dei vitigni a bacca bianca più rappresentativi della cultura vinicola siciliana, uno dei più antichi, un vitigno che, come il Nero d'Avola, ha faticato a ritagliarsi un piccolo posto d'onore nella tradizione vinicola siciliana e italiani.
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Chiamatelo pure Ansonica. O Irziola,
citato da Plinio con il nome di Irziola, detto dal volgo “Inzolia vranca” per distinguerlo dalla “Inzolia nigra”, viene descritto anche da Cupani (1696) e da Sestini (1760).
Ma se siete in Sicilia e vi accostate a un calice di vino bianco Inzolia, chiamatelo così: Inzolia oppure Insolia. Ed è uno dei vitigni a bacca bianca più rappresentativi della cultura vinicola siciliana, uno dei più antichi, un vitigno che, come il Nero d'Avola, ha faticato a ritagliarsi un piccolo posto d'onore nella tradizione vinicola siciliana e italiani.
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Ingredienti per il nostro Risotto
Al Cedro di Sicilia.
150 gr di riso carnaroli
15 gr di scorza di cedro, solo la parte gialla
50 ml di succo di cedro
100 gr di provola
50 gr di parmigiano
1 scalogno
1 litro di brodo vegetale
olio extravergine d’oliva
sale
prezzemolo
Una volta preparato il brodo in una padella far stufare lo scalogno. Saranno necessari una quindicina di minuti per preparare un buon fondo.
Procedere così: far soffriggere lo scalogno tritato con poco olio, non appena comincia a cambiar colore aggiungere il brodo, un mesto alla volta.
Appena lo scalogno è diventato trasparente il fondo è pronto quindi possiamo aggiungere il riso.
Tostare i chicchi di riso in padella qualche minuto, quando comincia ad essere del tutto asciutto, aggiungere il brodo e continuare la cottura.
Tagliare il cedro e la provola a dadini, a 2/3 della cottura aggiungere il cedro (succo e scorza) e subito dopo la provola, amalgamare il tutto aggiungendo sempre brodo e terminare con un pochino di prezzemolo e parmigiano.
150 gr di riso carnaroli
15 gr di scorza di cedro, solo la parte gialla
50 ml di succo di cedro
100 gr di provola
50 gr di parmigiano
1 scalogno
1 litro di brodo vegetale
olio extravergine d’oliva
sale
prezzemolo
Una volta preparato il brodo in una padella far stufare lo scalogno. Saranno necessari una quindicina di minuti per preparare un buon fondo.
Procedere così: far soffriggere lo scalogno tritato con poco olio, non appena comincia a cambiar colore aggiungere il brodo, un mesto alla volta.
Appena lo scalogno è diventato trasparente il fondo è pronto quindi possiamo aggiungere il riso.
Tostare i chicchi di riso in padella qualche minuto, quando comincia ad essere del tutto asciutto, aggiungere il brodo e continuare la cottura.
Tagliare il cedro e la provola a dadini, a 2/3 della cottura aggiungere il cedro (succo e scorza) e subito dopo la provola, amalgamare il tutto aggiungendo sempre brodo e terminare con un pochino di prezzemolo e parmigiano.
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Al Cedro di Sicilia.
150 gr di riso carnaroli
15 gr di scorza di cedro, solo la parte gialla
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50 gr di parmigiano
1 scalogno
1 litro di brodo vegetale
olio extravergine d’oliva
sale
prezzemolo
Una volta preparato il brodo in una padella far stufare lo scalogno. Saranno necessari una quindicina di minuti per preparare un buon fondo.
Procedere così: far soffriggere lo scalogno tritato con poco olio, non appena comincia a cambiar colore aggiungere il brodo, un mesto alla volta.
Appena lo scalogno è diventato trasparente il fondo è pronto quindi possiamo aggiungere il riso.
Tostare i chicchi di riso in padella qualche minuto, quando comincia ad essere del tutto asciutto, aggiungere il brodo e continuare la cottura.
Tagliare il cedro e la provola a dadini, a 2/3 della cottura aggiungere il cedro (succo e scorza) e subito dopo la provola, amalgamare il tutto aggiungendo sempre brodo e terminare con un pochino di prezzemolo e parmigiano.
150 gr di riso carnaroli
15 gr di scorza di cedro, solo la parte gialla
50 ml di succo di cedro
100 gr di provola
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1 scalogno
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olio extravergine d’oliva
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Procedere così: far soffriggere lo scalogno tritato con poco olio, non appena comincia a cambiar colore aggiungere il brodo, un mesto alla volta.
Appena lo scalogno è diventato trasparente il fondo è pronto quindi possiamo aggiungere il riso.
Tostare i chicchi di riso in padella qualche minuto, quando comincia ad essere del tutto asciutto, aggiungere il brodo e continuare la cottura.
Tagliare il cedro e la provola a dadini, a 2/3 della cottura aggiungere il cedro (succo e scorza) e subito dopo la provola, amalgamare il tutto aggiungendo sempre brodo e terminare con un pochino di prezzemolo e parmigiano.
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