Grazie soprattutto al suo mare ed ai suoi lidi, la città sta vivendo quello sviluppo tanto sospirato che promette bene per un futuro migliore. Partendo dal lato occidentale della città, precisamente dalla contrada Stazzone alla Strada Provinciale SP79 Sciacca-Menfi, da est verso ovest il primo lido che s'incontra è quello dello Stazzone (Lido Esperanto), un mare pieno di scogli e un'acqua limpida. Poi i lidi del Lido Salus, della Tonnara e della Foggia presentano fondali prevalentemente sabbiosi. Si susseguono le località di Renella, San Marco e Maragani, cui s'alternano insenature ora rocciose ora sabbiose, ma che vengono considerate dai sub e dai bagnanti veri paradisi. Tra le contrade Raganella e Bertolino (verso lo sbocco per Menfi) abbiamo la spiaggia di Bertolino, famosa per la sua natura rocciosa e per la sua pineta.
Invece dal lato orientale del paese, presso la SS115 per Ribera, a partire da ovest verso est si trovano la spiaggia prevalentemente rocciosa della Fornace, la spiaggia di Sovareto con sabbia finissima, quella di San Giorgio, San Giovanni Rotondo, Timpi Russi, Lumia e Macauda.
Il terreno saccense si vede, poi, attraversato da ovest verso est dai seguenti corsi d'acqua primari e secondari:
il torrente Femmina Morta, insito nella contrada Bertolino e dunque nei territori di confine con la contigua Menfi;
il fiume Carboj, sovrastato nella sua sorgente dal viadotto omonimo che fa parte della SS115 per Sambuca di Sicilia per poi sfociare in contrada Maragani;
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Invece dal lato orientale del paese, presso la SS115 per Ribera, a partire da ovest verso est si trovano la spiaggia prevalentemente rocciosa della Fornace, la spiaggia di Sovareto con sabbia finissima, quella di San Giorgio, San Giovanni Rotondo, Timpi Russi, Lumia e Macauda.
Il terreno saccense si vede, poi, attraversato da ovest verso est dai seguenti corsi d'acqua primari e secondari:
il torrente Femmina Morta, insito nella contrada Bertolino e dunque nei territori di confine con la contigua Menfi;
il fiume Carboj, sovrastato nella sua sorgente dal viadotto omonimo che fa parte della SS115 per Sambuca di Sicilia per poi sfociare in contrada Maragani;
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il torrente Baiata, che come il Carboj discerne Sciacca dal comune finitimo di Sambuca di Sicilia;
il torrente Foce di San Marco, con sorgente nel territorio compreso tra contrada Bordea e l'innesto "Bivio di S.Bartolo" della SS624 mentre con foce che divide la spiaggia Foggia;
il torrente Foce di Mezzo, che sfociando divide le spiagge Tonnara e Foggia;
il torrente Cansalamone, la strada omonima che lo percorre collega la Contrada Stazzone alla SS115 mentre il viadotto costruito sul suo alveo permette il collegamento tra la centrale Via Cappuccini e la periferica Contrada San Marco),
il torrente Cava di Lauro (talvolta anche Bagni), che sorge in prossimità del viadotto in Via Enrico Ghezzi per gettarsi nella spiaggia denominata "della Fornace" in contrada Muciare, precisamente all'accesso del Museo del Mare;
il torrente Carabollace, sorge non lontano dal Viadotto Carabollace (sulla SS115 per Agrigento) e si getta nel litorale Sovareto;
il torrente Bellapietra, in zona Timpi Russi;
il fiume Verdura, che distanzia i territori i territori saccensi da quelli limitrofi di Ribera e Caltabellotta. Il suo corso, nonché il suo ecosistema, è ben apprezzabile dal viadotto omonimo mediante due terrazzini, ciascuno per lato del letto del fiume, opportunamente muniti di panchine.
Infine Sciacca condivide con i comuni di Sambuca di Sicilia e Santa Margherita di Belice i territori del Lago Arancio: al comune del Carnevale appartiene il lato più a sud del lago.
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il torrente Foce di San Marco, con sorgente nel territorio compreso tra contrada Bordea e l'innesto "Bivio di S.Bartolo" della SS624 mentre con foce che divide la spiaggia Foggia;
il torrente Foce di Mezzo, che sfociando divide le spiagge Tonnara e Foggia;
il torrente Cansalamone, la strada omonima che lo percorre collega la Contrada Stazzone alla SS115 mentre il viadotto costruito sul suo alveo permette il collegamento tra la centrale Via Cappuccini e la periferica Contrada San Marco),
il torrente Cava di Lauro (talvolta anche Bagni), che sorge in prossimità del viadotto in Via Enrico Ghezzi per gettarsi nella spiaggia denominata "della Fornace" in contrada Muciare, precisamente all'accesso del Museo del Mare;
il torrente Carabollace, sorge non lontano dal Viadotto Carabollace (sulla SS115 per Agrigento) e si getta nel litorale Sovareto;
il torrente Bellapietra, in zona Timpi Russi;
il fiume Verdura, che distanzia i territori i territori saccensi da quelli limitrofi di Ribera e Caltabellotta. Il suo corso, nonché il suo ecosistema, è ben apprezzabile dal viadotto omonimo mediante due terrazzini, ciascuno per lato del letto del fiume, opportunamente muniti di panchine.
Infine Sciacca condivide con i comuni di Sambuca di Sicilia e Santa Margherita di Belice i territori del Lago Arancio: al comune del Carnevale appartiene il lato più a sud del lago.
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A circa 26 miglia nautiche (48 km) dalla costa di Sciacca, a pochi metri dalla superficie del mare sul cosiddetto banco di Graham sorge un vulcano attivo che nel 1831 eruttò formando una piccola isola che venne chiamata Isola Ferdinandea. Il primo ad approdare sull'isola dopo alcuni primi tentativi falliti fu l'ammiraglio britannico James Graham che riuscì a piantarci sopra la bandiera britannica. Dopo qualche giorno una delegazione di cartografi francesi riuscì ad approdare e tracciare alcune piantine dell'isola. Questa delegazione battezzò l'isola con il nome di Julia. Dopo alcune settimane un'altra delegazione di geologi e cartografi borbonici riuscì a mettere piede sull'isola e tracciare altre piantine e battezzarono l'isola con il nome di Ferdinandea in onore al re delle Due Sicilie Ferdinando II. Le nazioni stavano ancora litigando per il possesso dell'isola, peraltro situata in mezzo al canale di Sicilia (e quindi in una posizione estremamente strategica), quando essa lasciò tutti di stucco inabissandosi tra i flutti circa cinque mesi dopo essere apparsa.
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La Sicilia fu la prima sede europea della religione cristiana.
Nell'odieran Cattedrale di Siracusa in realtà un tempio greco del V sec. a.C., adattato a chiesa nel periodo bizantino, si legge l'orgogliosa scritta:
< ECCLESIA SYRACUSANA PRIMA DIVI PETRI FILIA ET PRIMA POST ANTIOCHENAM CHRISTO DICATA>
Cioè che la prima comunità cristiana in europa è Siracusana.
Infatti la prima in assoluto, quella di Antiochia, è in Turchia e quindi in Asia Minore.
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#Panormus
Nell'odieran Cattedrale di Siracusa in realtà un tempio greco del V sec. a.C., adattato a chiesa nel periodo bizantino, si legge l'orgogliosa scritta:
< ECCLESIA SYRACUSANA PRIMA DIVI PETRI FILIA ET PRIMA POST ANTIOCHENAM CHRISTO DICATA>
Cioè che la prima comunità cristiana in europa è Siracusana.
Infatti la prima in assoluto, quella di Antiochia, è in Turchia e quindi in Asia Minore.
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Alla caduta dell'Emirato di Sicilia l'edificio era poco più di una costruzione fortificata. Al tempo del Gran Conte Ruggero I è documentato come opera maestosa e regale, che si prodigò a restaurarlo ed ingrandirlo ulteriormente erigendo le torri riquadrate e quella ottagonale provvista di scala a chiocciola, campana e pennone ove issare lo stendardo degli Altavilla.
Fra gli ospiti della struttura Riccardo I Cuor di Leone, fratello di Giovanna Plantageneto e cognato del Re di Sicilia Guglielmo II d'Altavilla. Quest'ultimi contrassero matrimonio il 10 febbraio 1177, Giovanna fu incoronata regina di Sicilia, nella Cattedrale di Palermo il 13 febbraio 1177.
La Rocca fu pertanto dimora durante i frequenti passaggi di Riccardo, specie durante la terza crociata, evento che determinò il soggiorno in città prima di continuare il suo viaggio verso la Terra Santa nell'arco temporale compreso fra settembre 1190 e aprile 1191.
Verosimilmente in attesa di proseguire verso il Santo Sepolcro, il re avrebbe edificato o comunque rinforzato la fortezza per tenere a freno i "Greci" messinesi che non vedevano di buon occhio la sua presenza in città per le ben note attività repressive, specie nei confronti degli ebrei e ancor più verso i seguaci dell'islam. Al re è attribuito un aberrante massacro di cittadini messinesi nell'assoluta indifferenza di Filippo Augusto di Francia, anch'egli presente in città, e di Tancredi d'Altavilla, re di Sicilia, che si accontentò di diplomatiche scuse.
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#Messina
Fra gli ospiti della struttura Riccardo I Cuor di Leone, fratello di Giovanna Plantageneto e cognato del Re di Sicilia Guglielmo II d'Altavilla. Quest'ultimi contrassero matrimonio il 10 febbraio 1177, Giovanna fu incoronata regina di Sicilia, nella Cattedrale di Palermo il 13 febbraio 1177.
La Rocca fu pertanto dimora durante i frequenti passaggi di Riccardo, specie durante la terza crociata, evento che determinò il soggiorno in città prima di continuare il suo viaggio verso la Terra Santa nell'arco temporale compreso fra settembre 1190 e aprile 1191.
Verosimilmente in attesa di proseguire verso il Santo Sepolcro, il re avrebbe edificato o comunque rinforzato la fortezza per tenere a freno i "Greci" messinesi che non vedevano di buon occhio la sua presenza in città per le ben note attività repressive, specie nei confronti degli ebrei e ancor più verso i seguaci dell'islam. Al re è attribuito un aberrante massacro di cittadini messinesi nell'assoluta indifferenza di Filippo Augusto di Francia, anch'egli presente in città, e di Tancredi d'Altavilla, re di Sicilia, che si accontentò di diplomatiche scuse.
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La Cascata di San Filippo Superiore
Una cascata naturale alta 15 metri immersa nella natura,a pochi passi dalla città.Si tratta della Cascata San Filippo,una delle meraviglie custodite nei dintorni di Messina,alla portata degli amanti del trekking,delle escursioni e delle passeggiate in natura.Noi di Normanno abbiamo pensato di raccontare alcuni possibili percorsi di trekking a Messina e provincia,chiedendo l’aiuto di un gruppo di escursionisti messinesi amanti dei propri territori.
Antonio Marchetta ci ha descritto il percorso per raggiungere la Cascata San Filippo,cascata naturale di oltre 15 metri,alimentata sia in inverno sia in estate.
E’ situata nella Valle dei Mulini,dove si possono ammirare i resti dei mulini ad acqua che in passato venivano usati per macinare il grano immersi tra erici,
ginestre,querce e castagni.L’antica vita del villaggio,ai tempi dei mulini in attività,è stata ricostruita nell’Ecomuseo del Grano di San Filippo Superiore.
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📚Trekking Messina
Una cascata naturale alta 15 metri immersa nella natura,a pochi passi dalla città.Si tratta della Cascata San Filippo,una delle meraviglie custodite nei dintorni di Messina,alla portata degli amanti del trekking,delle escursioni e delle passeggiate in natura.Noi di Normanno abbiamo pensato di raccontare alcuni possibili percorsi di trekking a Messina e provincia,chiedendo l’aiuto di un gruppo di escursionisti messinesi amanti dei propri territori.
Antonio Marchetta ci ha descritto il percorso per raggiungere la Cascata San Filippo,cascata naturale di oltre 15 metri,alimentata sia in inverno sia in estate.
E’ situata nella Valle dei Mulini,dove si possono ammirare i resti dei mulini ad acqua che in passato venivano usati per macinare il grano immersi tra erici,
ginestre,querce e castagni.L’antica vita del villaggio,ai tempi dei mulini in attività,è stata ricostruita nell’Ecomuseo del Grano di San Filippo Superiore.
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Come arrivare:
Si trova sui Colli San Rizzo, in corrispondenza del villaggio di San Filippo. E’ quindi raggiungibile sia dal paese sia dai Colli, in base al vostro desiderio di esplorare i territori e alla difficoltà del percorso.
Dal paese da San Filippo Superiore: si percorre l’omonimo torrente, risalendo verso monte per raggiungere la Valle dei mulini.
Lunghezza del percorso – circa 4-5 kilometri fra andata e ritorno. Difficoltà: si tratta di una passeggiata semplice
Dai Colli San Rizzo: per i più atletici e per gli amanti dell’avventura è possibile anche raggiungere la Valle da monte, iniziando il sentiero dalla Strada provinciale 50 bis in corrispondenza di Pizzo Impegna (dove si trova il Parco Avventura dei Peloritani). Non si tratta di un vero e proprio itinerario, il percorso va costruito.
Lunghezza del percorso – circa 8- 10 kilometri fra andata e ritorno. Difficoltà: media, il percorso presenta difficoltà soprattutto al rientro, in salita.
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Si trova sui Colli San Rizzo, in corrispondenza del villaggio di San Filippo. E’ quindi raggiungibile sia dal paese sia dai Colli, in base al vostro desiderio di esplorare i territori e alla difficoltà del percorso.
Dal paese da San Filippo Superiore: si percorre l’omonimo torrente, risalendo verso monte per raggiungere la Valle dei mulini.
Lunghezza del percorso – circa 4-5 kilometri fra andata e ritorno. Difficoltà: si tratta di una passeggiata semplice
Dai Colli San Rizzo: per i più atletici e per gli amanti dell’avventura è possibile anche raggiungere la Valle da monte, iniziando il sentiero dalla Strada provinciale 50 bis in corrispondenza di Pizzo Impegna (dove si trova il Parco Avventura dei Peloritani). Non si tratta di un vero e proprio itinerario, il percorso va costruito.
Lunghezza del percorso – circa 8- 10 kilometri fra andata e ritorno. Difficoltà: media, il percorso presenta difficoltà soprattutto al rientro, in salita.
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Il Corbezzolo (Arbutus unedo), è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Ericaceae e al genere Arbutus. E’ diffuso nei paesi del Mediterraneo occidentale e sulle coste meridionali dell’Irlanda. I frutti hanno il medesimo nome che in siciliano assumono diverse denominazioni: ‘mbriacula, per’i ruggia, ‘mbriaccòtt, ummarièddu.
Uno stesso arbusto può ospitare contemporaneamente fiori e frutti maturi oltre alle foglie perché è sempreverde, cosa che lo rende particolarmente ornamentale, per la presenza sull’albero di tre vivaci colori: il rosso dei frutti, il bianco dei fiori e il verde delle foglie.
In passato era considerato l’albero simbolo del patriottismo rappresentando il tricolore col rosso dei frutti maturi, il bianco dei fiori ed il verde delle foglie. Ebbe molto successo come pianta ornamentale durante il Risorgimento.
Matura nel periodo tra ottobre e dicembre.
Il frutto è una bacca sferica di circa 2 centimetri, carnosa e rossa a maturità, ricoperta di tubercoli abbastanza rigidi spessi qualche millimetro.
I frutti giungono alla maturazione nei mesi tra ottobre e dicembre.
La zona di produzione del Corbezzolo riguarda l’intero territorio siciliano
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Uno stesso arbusto può ospitare contemporaneamente fiori e frutti maturi oltre alle foglie perché è sempreverde, cosa che lo rende particolarmente ornamentale, per la presenza sull’albero di tre vivaci colori: il rosso dei frutti, il bianco dei fiori e il verde delle foglie.
In passato era considerato l’albero simbolo del patriottismo rappresentando il tricolore col rosso dei frutti maturi, il bianco dei fiori ed il verde delle foglie. Ebbe molto successo come pianta ornamentale durante il Risorgimento.
Matura nel periodo tra ottobre e dicembre.
Il frutto è una bacca sferica di circa 2 centimetri, carnosa e rossa a maturità, ricoperta di tubercoli abbastanza rigidi spessi qualche millimetro.
I frutti giungono alla maturazione nei mesi tra ottobre e dicembre.
La zona di produzione del Corbezzolo riguarda l’intero territorio siciliano
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