L'area archeologica di Serra di Puccia
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Ubicato in territorio di Polizzi Generosa (PA), il complesso di Serra di Puccia fa parte di un articolato sistema collinare posto tra i bacini dei fiumi Imera Settentrionale, Imera Meridionale e Platani e dunque al confine tra gli antichi territori delle poleis di Himera ed Akragas, lungo una delle principali vie naturali di collegamento tra la costa settentrionale e quella meridionale della Sicilia. Il sito, inoltre, dista pochi km verso sud dagli importanti centri di Cozzo Mususino e Terravecchia di Cuti e ad est con Cozzo Puccia. La prima segnalazione del sito la si deve al Prof. Nunzio Allegro, il quale vi effettuò un accurato sopralluogo nel 1980 mentre successivamente l'intero comprensorio dell'alto bacino dell'Imera Settentrionale è stato inserito in un ampio programma di prospezione archeologica che ha portato, tra l'altro, all'individuazione di un insediamento anche sul suddetto rilievo di Cozzo Puccia.
Il centro antico di Serra di Puccia occupa la cima e i fianchi est e sud (sino a ca. m 1000 s.l.m.) di un alto sperone roccioso. Tutta l'area dell'abitato è protetta da alte pareti scoscese ed a sud ed est da un muro di fortificazione, costruito con grossi blocchi rettangolari, del quale rimangono ancora in situ brevi tratti. In quest'area, serie di tagli nella roccia che definiscono ambienti quadrangolari sono interpretabili come vani di abitazioni. Due le principali necropoli una più grande (si estende, fino a ca. m 990 s.l.m.) ed una seconda, più piccola (a ca. m 350 s.l.m.) su una stretta terrazza di natura argilloso-arenacea.
La ceramica presente in superficie è databile quasi esclusivamente ad età arcaico-classica ad eccezione di sporadica ceramica d'impasto del Bronzo Antico. Frequenti furono i rinvenimenti di pithoi e altri grandi contenitori di produzione indigena con decorazione geometrica dipinta mentre risultò sporadica quella a decorazione impressa e incisa del tipo cosiddetto di "S. Angelo Muxaro-Polizzello".
Alcune anfore e ceramiche di uso comune a vernice nera risultano appartenere a tipi comuni ad Himera e in altri insediamenti della Sicilia centrale mentre alla colonia calcidese potrebbero fare riferimento un frammento di antefissa silenica (V secolo a. C.) presumibilmente pertinente ad un edificio sacro posto all'interno dell'abitato ed un bacino con presa a maschera gorgonica.
Il Cozzo Puccia che dovette avere una funzione prevalentemente strategica a presidio del valico naturale tra i due Imera, è ubicato circa 2 km ad est, difeso da pareti a strapiombo e con le sue pendici articolate in terrazze naturali. La presenza di una piccola tomba a grotticella, nel settore orientale del Cozzo, testimonia anche in quest'area una frequentazione nell'età del Bronzo Antico. Tra i reperti qui rinvenuti, si segnala la presenza di un'olla con decorazione geometrica impressa ed incisa nello stile di Sant'Angelo Muxaro-Polizzello, di ceramica indigena a decorazione dipinta e di frammenti a vernice nera di produzione coloniale. Ad oggi gli studiosi tendono a vedere nel complesso di Serra di Puccia un phrourion attivo tra la metà del VI ed il V secolo a. C., verosimilmente gravitante nel territorio di Himera.
L'abbandono di quest'area sembra porsi alla fine del V secolo a. C., molto probabilmente in concomitanza con le distruzioni operate per mano cartaginese.
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La ceramica presente in superficie è databile quasi esclusivamente ad età arcaico-classica ad eccezione di sporadica ceramica d'impasto del Bronzo Antico. Frequenti furono i rinvenimenti di pithoi e altri grandi contenitori di produzione indigena con decorazione geometrica dipinta mentre risultò sporadica quella a decorazione impressa e incisa del tipo cosiddetto di "S. Angelo Muxaro-Polizzello".
Alcune anfore e ceramiche di uso comune a vernice nera risultano appartenere a tipi comuni ad Himera e in altri insediamenti della Sicilia centrale mentre alla colonia calcidese potrebbero fare riferimento un frammento di antefissa silenica (V secolo a. C.) presumibilmente pertinente ad un edificio sacro posto all'interno dell'abitato ed un bacino con presa a maschera gorgonica.
Il Cozzo Puccia che dovette avere una funzione prevalentemente strategica a presidio del valico naturale tra i due Imera, è ubicato circa 2 km ad est, difeso da pareti a strapiombo e con le sue pendici articolate in terrazze naturali. La presenza di una piccola tomba a grotticella, nel settore orientale del Cozzo, testimonia anche in quest'area una frequentazione nell'età del Bronzo Antico. Tra i reperti qui rinvenuti, si segnala la presenza di un'olla con decorazione geometrica impressa ed incisa nello stile di Sant'Angelo Muxaro-Polizzello, di ceramica indigena a decorazione dipinta e di frammenti a vernice nera di produzione coloniale. Ad oggi gli studiosi tendono a vedere nel complesso di Serra di Puccia un phrourion attivo tra la metà del VI ed il V secolo a. C., verosimilmente gravitante nel territorio di Himera.
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Museo Farmacia Roccavaldina
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A ROCCAVALDINA c'è la farmacia più antica della Sicilia!
Appartenente al XVI secolo, è rimasta praticamente intatta a Roccavaldina, una Farmacia che rappresenta un vero e proprio museo di vasi farmaceutici.
La cittadina messinese nella Valle del Niceto, è famosa per il suo paesaggio caratteristico ma la sua attrattiva principale è la Farmacia Museo, risalente al 1628, che conserva una collezione comprendente 238 vasi farmaceutici di varia forma, dimensione e vari ornamenti.
Al suo interno troviamo una ricca collezione di ceramica, la seconda al mondo in quanto al numero di pezzi: 238 tra albarelli grandi, fiasche raffiguranti scene bibliche e maioliche che traggono ispirazione dai disegni di Raffaello Sanzio.
Le farmacie, nel XVI secolo, utilizzavano speciali vasi di ceramica per contenere sciroppi, unguenti, oli, grassi e acque medicamentose. Molte collezioni sono però andate distrutte mentre a Roccavaldina i vasi sono stati conservati nei secoli mantenendo ancora oggi l’effetto d’insieme del loro utilizzo originario.
Il corredo di Roccavaldina, quasi unico del suo genere, rappresenta un’interessante occasione per lo studio e la comprensione della storia della ceramica.
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Al suo interno troviamo una ricca collezione di ceramica, la seconda al mondo in quanto al numero di pezzi: 238 tra albarelli grandi, fiasche raffiguranti scene bibliche e maioliche che traggono ispirazione dai disegni di Raffaello Sanzio.
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La Chiesa più grande della Sicilia è un capolavoro dell’ incompiuto italiano.
È la Chiesa di San Nicolò l’Arena, si trova a Catania ed è frutto di una storia lunga e complessa fatta di ordini religiosi, eruzioni dell’Etna con colate laviche epiche, terremoti e architetti fra i più celebri d’Italia del loro tempo.
🎥 albaterranova
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Durante il suo soggiorno in Sicilia, tra il 1608 e il 1609, Caravaggio ha realizzato alcune delle sue opere più significative, che continuano a lasciare un'impronta indelebile nella storia dell'arte. La Sicilia divenne, per un breve periodo, un palcoscenico privilegiato per il suo talento, che mescolava il sacro e il profano in un modo straordinariamente realistico.
A Siracusa, Caravaggio dipinse Il Seppellimento di Santa Lucia, un'opera che cattura la tensione emotiva del momento con una drammatica intensità. La luce soffusa e le figure potenti, immerse in una scena di dolore e pietà, sono la chiave della sua maestria.
A Messina, il pittore realizzò due capolavori: La Resurrezione di Lazzaro e L'Adorazione dei Pastori. Nel primo, il miracolo della resurrezione è colto in un momento di grande potenza espressiva, mentre nel secondo, l'intimità della scena di Natale è resa con una luce calda e accogliente, che dona al soggetto un senso di vicinanza umana.
Tuttavia, l'opera che ha segnato in modo indelebile la storia dell'arte siciliana è La Natività, dipinta per l'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Questo dipinto, uno dei più celebri di Caravaggio, rappresenta la scena della nascita di Gesù con una forza drammatica che sfida le convenzioni del tempo, conferendo a ogni figura una realtà tangibile e terrena.
Purtroppo, La Natività è anche protagonista di una tragica vicenda: nel 1969 fu rubata e da allora non è mai stata ritrovata. Per l'FBI, è il dipinto più ricercato al mondo, un enigma che continua a suscitare mistero e speranze di un possibile recupero. Oggi, nell'Oratorio di San Lorenzo, al posto dell'originale si trova una copia, ma il ricordo del capolavoro perduto persiste come un monito del valore inestimabile di questa opera e della sua scomparsa.
💻 balarm.it
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A Messina, il pittore realizzò due capolavori: La Resurrezione di Lazzaro e L'Adorazione dei Pastori. Nel primo, il miracolo della resurrezione è colto in un momento di grande potenza espressiva, mentre nel secondo, l'intimità della scena di Natale è resa con una luce calda e accogliente, che dona al soggetto un senso di vicinanza umana.
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Purtroppo, La Natività è anche protagonista di una tragica vicenda: nel 1969 fu rubata e da allora non è mai stata ritrovata. Per l'FBI, è il dipinto più ricercato al mondo, un enigma che continua a suscitare mistero e speranze di un possibile recupero. Oggi, nell'Oratorio di San Lorenzo, al posto dell'originale si trova una copia, ma il ricordo del capolavoro perduto persiste come un monito del valore inestimabile di questa opera e della sua scomparsa.
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Stromboli...spunta un caldissimo sole di primavera...
Buongiorno ☀️☕️🌻💋
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