♡ Sicilia Terra Mia ♡
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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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Marzamemi è uno dei più affascinanti e autentici borghi marinari siciliano, a pochi km da Pachino e dalla barocca Noto.

Fanno da cornice al borgo i 2 porti naturali: la Fossa e la Balata. Tra i due la Balata è la più caratteristica che assume la forma di una piazzetta. I vicoli e le antiche basole, in cui il passato sembra mischiarsi al presente, raccontano storie di pesca e di pescatori.

Da “la Balata”, porto celebre e tanto fotografato, è visibile l’Isolotto Brancati su cui sorge un'affascinante casa rossa. Questa era la casa dove Vitaliano Brancati, eminente scrittore e sceneggiatore italiano del 900, ha trovato l’ispirazione per i suoi romanzi.

Nel 1993 il borgo storico è stato utilizzato dal regista Gabriele Salvatores come location per il film “Sud” con Silvio Orlando, Claudio Bisio e Francesca Neri.

Dal 2000, Marzamemi ospita il Festival Internazionale del Film di frontiera che si tiene tradizionalmente alla fine di luglio.

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Alba di Marzamemi- Oasi di Vendicari- Tonnara di Vendicari - Riserva naturale di Calamosche) - Noto

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La Sicilia, al centro del Mediterraneo, fin dall’antichità, si è sempre considerata strategica per i commerci e il dominio marittimo del Mare Nostrum. Tutti i grandi flussi migratori che si sono succeduti hanno lasciato un’impronta nell’isola, tra le quali la pianta del gelsomino, che possiamo ammirare in ogni angolo della nostra isola.

Ad introdurre il gelsomino Grandiflorum, originario della regione himalayana, furono probabilmente i Fenici. Il fiore si presenta con cinque petali bianchi un po’ rosati, il profumo è intenso e delicato.

Il gelsomino, nella simbologia sacra orientale, è considerato il fiore dell’amore divino. Gli è attribuito un grande potere simbolico, i cinque petali nell’esoterismo rappresentano la Grande Madre: Afrodite per i Greci o Ishtar per i Babilonesi. In Egitto, nella necropoli di Deir-el-Bahri, sono stati rinvenuti piccoli frammenti di petali di gelsomino sulla mummia di un faraone.

Tutt’oggi, in Sicilia, i fiori vengono raccolti ed usati nelle tipiche granite aromatizzate al gelsomino, nella preparazione di gelati o nella preparazione di alcuni dolci. Dal fiore si estrae anche un olio essenziale usato nella cosmesi per la preparazione dei profumi. La fioritura va dalla primavera e prosegue fino a dicembre; predilige terreni asciutti e soleggiati.

Tra le varietà di gelsomino, segnalo la Jasminum fruticans, che cresce in modo del tutto spontaneo su terreni asciutti, soleggiati, spesso rocciosi, con una lieve preferenza per il calcare diffusa lungo le coste mediterranee dell'Europa e del Nordafrica, estesa anche verso l'Asia occidentale e l'Iran.

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La scilla marittima (skilla o Sikillu), detta anche cipolla marina “cipuddazzu” (in dialetto siciliano), è una pianta molto comune in Italia, soprattutto in Sicilia, dove cresce abbondantemente, trovando rifugio anche in zone più interne. L’attribuzione di marittima è relativo alle sue caratteristiche prevalentemente di adattamento lungo le coste marine. I bulbi al suo interno sono prevalentemente rossastri o bianchi.

La pianta, simile a una cipolla, risulta essere molto velenosa. Ne erano già a conoscenza gli antichi Egizi nel II millennio a.C., che ne conoscevano segreti e caratteristiche, al contrario dei Greci, i quali, affamati e inconsapevoli, data la somiglianza ai bulbi di cipolla, provarono a cibarsene con esito mortale. Questo però contribuì ben presto alla divulgazione e conoscenza delle caratteristiche della pianta.

La Scilla, essendo velenosa, dal bulbo se ne estraeva il succo, che, gettato o impiegato nei torrenti, favoriva la moria dei pesci. Un altro uso molto diffuso consisteva nel mischiare il succo con del formaggio ed adoperarlo come topicida nelle riserve di grano ecc.

È sorprendente come certi fatti, caratteristiche e nomi di piante o cose possano in qualche modo richiamare alla mente la mitologia. Penso a Niso e al suo capello color purpureo, dal quale pendeva il destino del suo popolo… e che la figlia Scilla glielo recise per amor di Minosse, ma, respinta, si gettò in mare. Penso ancora alla più famosa Scilla e Cariddi, mostri marini dello stretto.

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Ubicato in territorio di Polizzi Generosa (PA), il complesso di Serra di Puccia fa parte di un articolato sistema collinare posto tra i bacini dei fiumi Imera Settentrionale, Imera Meridionale e Platani e dunque al confine tra gli antichi territori delle poleis di Himera ed Akragas, lungo una delle principali vie naturali di collegamento tra la costa settentrionale e quella meridionale della Sicilia. Il sito, inoltre, dista pochi km verso sud dagli importanti centri di Cozzo Mususino e Terravecchia di Cuti e ad est con Cozzo Puccia. La prima segnalazione del sito la si deve al Prof. Nunzio Allegro, il quale vi effettuò un accurato sopralluogo nel 1980 mentre successivamente l'intero comprensorio dell'alto bacino dell'Imera Settentrionale è stato inserito in un ampio programma di prospezione archeologica che ha portato, tra l'altro, all'individuazione di un insediamento anche sul suddetto rilievo di Cozzo Puccia.

Il centro antico di Serra di Puccia occupa la cima e i fianchi est e sud (sino a ca. m 1000 s.l.m.) di un alto sperone roccioso. Tutta l'area dell'abitato è protetta da alte pareti scoscese ed a sud ed est da un muro di fortificazione, costruito con grossi blocchi rettangolari, del quale rimangono ancora in situ brevi tratti. In quest'area, serie di tagli nella roccia che definiscono ambienti quadrangolari sono interpretabili come vani di abitazioni. Due le principali necropoli una più grande (si estende, fino a ca. m 990 s.l.m.) ed una seconda, più piccola (a ca. m 350 s.l.m.) su una stretta terrazza di natura argilloso-arenacea.

La ceramica presente in superficie è databile quasi esclusivamente ad età arcaico-classica ad eccezione di sporadica ceramica d'impasto del Bronzo Antico. Frequenti furono i rinvenimenti di pithoi e altri grandi contenitori di produzione indigena con decorazione geometrica dipinta mentre risultò sporadica quella a decorazione impressa e incisa del tipo cosiddetto di "S. Angelo Muxaro-Polizzello".

Alcune anfore e ceramiche di uso comune a vernice nera risultano appartenere a tipi comuni ad Himera e in altri insediamenti della Sicilia centrale mentre alla colonia calcidese potrebbero fare riferimento un frammento di antefissa silenica (V secolo a. C.) presumibilmente pertinente ad un edificio sacro posto all'interno dell'abitato ed un bacino con presa a maschera gorgonica.

Il Cozzo Puccia che dovette avere una funzione prevalentemente strategica a presidio del valico naturale tra i due Imera, è ubicato circa 2 km ad est, difeso da pareti a strapiombo e con le sue pendici articolate in terrazze naturali. La presenza di una piccola tomba a grotticella, nel settore orientale del Cozzo, testimonia anche in quest'area una frequentazione nell'età del Bronzo Antico. Tra i reperti qui rinvenuti, si segnala la presenza di un'olla con decorazione geometrica impressa ed incisa nello stile di Sant'Angelo Muxaro-Polizzello, di ceramica indigena a decorazione dipinta e di frammenti a vernice nera di produzione coloniale. Ad oggi gli studiosi tendono a vedere nel complesso di Serra di Puccia un phrourion attivo tra la metà del VI ed il V secolo a. C., verosimilmente gravitante nel territorio di Himera.

L'abbandono di quest'area sembra porsi alla fine del V secolo a. C., molto probabilmente in concomitanza con le distruzioni operate per mano cartaginese.

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