♡ Sicilia Terra Mia ♡
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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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Culturalmente siamo spesso portati a pensare che le donne non siano in grado di stringere rapporti di amicizia profondi, probabilmente a causa di uno stereotipo di genere tramandato da generazioni.

In realtà, il legame che si crea tra donne è molto più complesso, perché si basa su fiducia, condivisione e un’intensa attivazione emotiva. Questo può renderlo difficile da gestire e può portare a crisi significative quando il rapporto viene messo in discussione.

In passato, i rapporti di amicizia tra donne non erano visti di buon occhio dagli uomini. Si temeva che distraessero le donne dalle responsabilità familiari o che, attraverso il confronto, le portassero a prendere coscienza della loro situazione domestica.
Tuttavia, esiste un tipo di legame che supera queste imposizioni patriarcali: il cummarato.

Essere cummari non è una cosa da poco; è un legame che si avvicina a quello tra sorelle. Quella del cummaratico in Sicilia è una tradizione antica che ancora oggi sopravvive in diverse località.

Questo rapporto, diverso da un legame di sangue, è basato su fiducia reciproca e viene sancito attraverso rituali che legano per sempre le due donne. Le cummari si impegnano a sostenersi a vicenda, aiutandosi nei momenti di necessità e camminando insieme nel percorso della vita.

Le cummari potevano essere legate da diversi tipi di vincoli. Il più formale era quello tra due donne i cui figli si erano sposati o quello sancito quando una donna veniva scelta come madrina di un bambino. In altri casi, erano le mogli di due cumpari a stringere questo rapporto.

Una variante particolare era la cummari di coppula, una donna designata a ricevere il berrettino del neonato al battesimo, lavarlo e restituirlo insieme a uno nuovo, guarnito con eleganza.

Questo rituale, per la sua sacralità, richiedeva che la cummari fosse una ragazza vergine, e l’acqua usata per lavare la coppula doveva essere versata in un luogo sacro, come una siepe. Spesso questa figura era scelta per convenienza o lontananza, o addirittura tra le converse dei monasteri, che non potevano uscire ma potevano mantenere questo legame.
La cummari era tenuta, a seconda delle situazioni, a offrire doni come anelli, vesti, orecchini, dolci, galline o altri beni simbolici.

Oggi essere cummari è sinonimo di un’amicizia che si è trasformata in famiglia, fatta di persone che restano accanto a noi nonostante difetti e difficoltà.

Un legame profondo e duraturo che supera il tempo e le convenzioni sociali.

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🔱 Messina 10 Gennaio 2025. Oggi il cielo dà spettacolo ❤️

Splendide quanto incredibili ed affascinati nubi lenticolari, indice di forti venti in quota e turbolenze.

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Pochi possono vantare un quartiere che porti il proprio nome, e di solito si tratta di santi o conquistatori. Non è il caso della leggendaria Zza Lisa, donna di non comune bellezza che ha dato il nome a un rione di Catania ricco di storia e mistero.

Il quartiere Zia Lisa, situato all’ingresso della città, era un tempo famoso per la Fonte dell’Acqua Santa, una sorgente naturale usata per irrigare i fertili giardini della zona. Ma il nome Zia Lisa non deriva da queste acque, bensì dalla figura affascinante e controversa di una donna che gestiva un fondaco, una locanda modesta ma molto frequentata dai carrettieri che arrivavano dalle campagne.

Secondo la leggenda, Zza Lisa era la moglie di Zzu Cicciu Burritta Pilusa e divenne famosa non solo per la sua bellezza, ma anche per il suo carattere e la sua abilità con il coltello. Si racconta che scegliesse tra i carrettieri un amante che aveva il privilegio di giacere con lei una sola volta nella vita. Questo unico incontro lasciava molti di loro innamorati e disperati: alcuni si suicidavano, altri si ritiravano in convento, e un brigante arrivò persino a rapirla. Ma Zza Lisa, con il suo coltello, non esitò a ucciderlo per riprendersi la libertà.

Il fondaco di Zza Lisa era una zona franca, dove vigeva una sola regola: "senza cuteddru e senza sbirri". Ventiquattro ore su ventiquattro, un piccolo esercito di venti uomini garantiva l’ordine e il rispetto di questa legge.

Un busto di marmo del Settecento, che ritraeva Zza Lisa, veniva custodito gelosamente nel quartiere dai suoi eredi. Si dice che sia scomparso durante la Seconda Guerra Mondiale, probabilmente distrutto da un bombardamento, anche se altri raccontano di un gerarca fascista che se ne innamorò e lo portò via.

Sull’origine del toponimo Zia Lisa esistono altre teorie: potrebbe derivare dal greco Theia Elysia ("Divini Elisi") o dall’arabo Zisa ("palazzo maestoso"). Quale che sia la verità, il quartiere ha conosciuto un destino diverso rispetto alla sua leggenda. Da fertile contrada, è diventato un’area degradata, piena di palazzoni e priva di infrastrutture adeguate, ormai inglobata dai vicini Librino e Villaggio Sant’Agata.

Zza Lisa, però, rimane una figura indelebile nella memoria popolare, simbolo di bellezza, forza e mistero.

Fonti: cataniagiovani.wordpress. com, Nonno Billa che mai ebbe a bere acqua nella sua lunga vita e che aveva visto bene il busto da zza Lisa tanto da disegnarlo in un quadro che teneva al centro do so malazeni, , alunni della scuola Angelo Musco.

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Marzamemi è uno dei più affascinanti e autentici borghi marinari siciliano, a pochi km da Pachino e dalla barocca Noto.

Fanno da cornice al borgo i 2 porti naturali: la Fossa e la Balata. Tra i due la Balata è la più caratteristica che assume la forma di una piazzetta. I vicoli e le antiche basole, in cui il passato sembra mischiarsi al presente, raccontano storie di pesca e di pescatori.

Da “la Balata”, porto celebre e tanto fotografato, è visibile l’Isolotto Brancati su cui sorge un'affascinante casa rossa. Questa era la casa dove Vitaliano Brancati, eminente scrittore e sceneggiatore italiano del 900, ha trovato l’ispirazione per i suoi romanzi.

Nel 1993 il borgo storico è stato utilizzato dal regista Gabriele Salvatores come location per il film “Sud” con Silvio Orlando, Claudio Bisio e Francesca Neri.

Dal 2000, Marzamemi ospita il Festival Internazionale del Film di frontiera che si tiene tradizionalmente alla fine di luglio.

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Alba di Marzamemi- Oasi di Vendicari- Tonnara di Vendicari - Riserva naturale di Calamosche) - Noto

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La Sicilia, al centro del Mediterraneo, fin dall’antichità, si è sempre considerata strategica per i commerci e il dominio marittimo del Mare Nostrum. Tutti i grandi flussi migratori che si sono succeduti hanno lasciato un’impronta nell’isola, tra le quali la pianta del gelsomino, che possiamo ammirare in ogni angolo della nostra isola.

Ad introdurre il gelsomino Grandiflorum, originario della regione himalayana, furono probabilmente i Fenici. Il fiore si presenta con cinque petali bianchi un po’ rosati, il profumo è intenso e delicato.

Il gelsomino, nella simbologia sacra orientale, è considerato il fiore dell’amore divino. Gli è attribuito un grande potere simbolico, i cinque petali nell’esoterismo rappresentano la Grande Madre: Afrodite per i Greci o Ishtar per i Babilonesi. In Egitto, nella necropoli di Deir-el-Bahri, sono stati rinvenuti piccoli frammenti di petali di gelsomino sulla mummia di un faraone.

Tutt’oggi, in Sicilia, i fiori vengono raccolti ed usati nelle tipiche granite aromatizzate al gelsomino, nella preparazione di gelati o nella preparazione di alcuni dolci. Dal fiore si estrae anche un olio essenziale usato nella cosmesi per la preparazione dei profumi. La fioritura va dalla primavera e prosegue fino a dicembre; predilige terreni asciutti e soleggiati.

Tra le varietà di gelsomino, segnalo la Jasminum fruticans, che cresce in modo del tutto spontaneo su terreni asciutti, soleggiati, spesso rocciosi, con una lieve preferenza per il calcare diffusa lungo le coste mediterranee dell'Europa e del Nordafrica, estesa anche verso l'Asia occidentale e l'Iran.

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