Sua Maestà L'Etna 🌋
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C’e qualcosa di ancestrale e terribile nella lava . Non ci pensiamo mai, la fiamma che divora e uccide.
Solo un Catanese capisce a fondo la paura e l’amore per Etna . Per i turisti è uno spettacolo . Ma per il catanese è qualcosa assieme familiare e inquietante, un’ansia che si cerca di nascondere o di anestetizzare con lo sguardo smagato e sornione di chi è nato in questa città.
Catania è città sotto il vulcano. Non c’è differenza, non c’è distanza. Ci è immersa dentro.
È il confine che manca. L’ansia viene da lì. Dalla consapevolezza che ciò che al ETNA si è strappato con l’inganno ETNA lo potrebbe rivolere indietro. Eruzione non è uno scoppio d’ira, non è uno sgarbo, è il lento insinuarsi della lava in uno spazio suo. E il Catanese la guarda con il groppo alla gola con cui il debitore vede lo strozzino presentarsi alla sua porta per reclamare un debito.
E se non si fermasse più? Se decidesse di riprendersi quello che le appartiene, la città, lo spazio, di rivolere ciò che è suo? Se volesse restare, tenersi tutto? Che le si potrebbe dire mai? Hai torto? Non puoi?
Catania è l’unica città in cui gli abitanti sono ospiti di una padrona di casa eterna e capricciosa. Una divinità generosa, ma anche piena di bizze. Ma è pur sempre una divinità, e come tutti gli dei è altera ed imperscrutabile.
E allora, quando esplode e la dea si manifesta e riprende possesso della sua città, gli abitanti per un attimo trattengono il respiro, pregando la Santuzza che non sia l’ultima volta. Pregando che lei magnanima alla fine restituisca loro le case, i campielli,che sono roba sua e non loro. Che si ritiri, restituendo loro Catania e doni a tutti il privilegio di viverci un giorno in più.
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Solo un Catanese capisce a fondo la paura e l’amore per Etna . Per i turisti è uno spettacolo . Ma per il catanese è qualcosa assieme familiare e inquietante, un’ansia che si cerca di nascondere o di anestetizzare con lo sguardo smagato e sornione di chi è nato in questa città.
Catania è città sotto il vulcano. Non c’è differenza, non c’è distanza. Ci è immersa dentro.
È il confine che manca. L’ansia viene da lì. Dalla consapevolezza che ciò che al ETNA si è strappato con l’inganno ETNA lo potrebbe rivolere indietro. Eruzione non è uno scoppio d’ira, non è uno sgarbo, è il lento insinuarsi della lava in uno spazio suo. E il Catanese la guarda con il groppo alla gola con cui il debitore vede lo strozzino presentarsi alla sua porta per reclamare un debito.
E se non si fermasse più? Se decidesse di riprendersi quello che le appartiene, la città, lo spazio, di rivolere ciò che è suo? Se volesse restare, tenersi tutto? Che le si potrebbe dire mai? Hai torto? Non puoi?
Catania è l’unica città in cui gli abitanti sono ospiti di una padrona di casa eterna e capricciosa. Una divinità generosa, ma anche piena di bizze. Ma è pur sempre una divinità, e come tutti gli dei è altera ed imperscrutabile.
E allora, quando esplode e la dea si manifesta e riprende possesso della sua città, gli abitanti per un attimo trattengono il respiro, pregando la Santuzza che non sia l’ultima volta. Pregando che lei magnanima alla fine restituisca loro le case, i campielli,che sono roba sua e non loro. Che si ritiri, restituendo loro Catania e doni a tutti il privilegio di viverci un giorno in più.
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Oggi vi porto in provincia di Messina, in una cittadina che risale all'epoca della Magna Grecia.
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Un borgo di pastori, citato pure da Cicerone e Tucidide, a luogo svevo-normanno, Santo Stefano di Camastra, in provincia di Messina, meglio conosciuta come la Città delle Ceramiche, dopo Caltagirone (CT), è un incantevole territorio che si sviluppa in parte lungo la costa e in parte tra i monti dei Nebrodi, offrendo a tutti i suoi visitatori la possibilità di poter visitare ogni genere di paesaggio, dalle più incantevoli località montuose fino a quelle costiere.
Il centro urbano di Santo Stefano di Camastra si erge su un'altura, da cui è possibile ammirare scenografici panorami dei paesaggi circostanti, Isole Eolie comprese, tutti dotati di incredibili bellezze naturali, da cui si resta incantati.
Ciò che più risalta per le vie della città sono certamente tutti i suoi decori in ceramica locale, che da diversi secoli continua ad essere prodotta con le antiche tecniche tradizionali, con cui si realizzano splendide opere d'arte richiestissime nel mondo.
Santo Stefano di Camastra è un delizioso, piccolo museo a cielo aperto e non a caso si ritrova nelle pagine di vari scrittori siciliani, tra cui quelle di Pirandello, ne "La giara".
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Il centro urbano di Santo Stefano di Camastra si erge su un'altura, da cui è possibile ammirare scenografici panorami dei paesaggi circostanti, Isole Eolie comprese, tutti dotati di incredibili bellezze naturali, da cui si resta incantati.
Ciò che più risalta per le vie della città sono certamente tutti i suoi decori in ceramica locale, che da diversi secoli continua ad essere prodotta con le antiche tecniche tradizionali, con cui si realizzano splendide opere d'arte richiestissime nel mondo.
Santo Stefano di Camastra è un delizioso, piccolo museo a cielo aperto e non a caso si ritrova nelle pagine di vari scrittori siciliani, tra cui quelle di Pirandello, ne "La giara".
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Modi di dire Messinesi:
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Bisolu = Soglia; gradino.
D’impizzu = Di nessun valore (usato soprattutto nella loc. "Figura d’impizzu" = figura barbina.)
Cuttìgghiu = Pettegolezzo.
Rattalora = Grattugia.
Manciari terra = Essere seppellito.
Piddizzuni = Pelle d’oca.
Fari cascari a cuddura d’i budedda = Annoiare a morte.
Fètere = Imputridire, marcire (anche fig.)
Scaffitutu = Ammuffito.
Scaccia-e-mancia = Approfittatore.
O tempu d’i canonici i lignu = In epoca assai remota.
Sparari = Marinare la scuola; saltare volontariamente un appuntamento.
Trùscia = Involto che le donne usavano portare sulla testa.
Muschera = Zanzariera.
Muscaloru = Ventaglio.
Làstima = Persona che si lamenta continuamente.
Làllera = Schiaffo.
‘Mmazzacani = Grossa pietra.
L’ura d’ajeri a st’ura/L’ura mi ti ccatti u riloggiu = Risposte alla richiesta di conoscere l’ora.
Essiri comu a tridicinu ammenzu a simana = Essere di troppo.
Panza i bbugghiu = Addome prominente.
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Manciari terra = Essere seppellito.
Piddizzuni = Pelle d’oca.
Fari cascari a cuddura d’i budedda = Annoiare a morte.
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L’ura d’ajeri a st’ura/L’ura mi ti ccatti u riloggiu = Risposte alla richiesta di conoscere l’ora.
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