Nel corso della storia, parole e suoni hanno avuto un ruolo cruciale nel distinguere amici da nemici. Questo concetto, noto come "Shibboleth", nasce dalla Bibbia e ha continuato a essere usato in contesti bellici e sociali per secoli.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, i soldati inglesi utilizzavano parole contenenti suoni che risultavano difficili da pronunciare per gli avversari tedeschi. Questo stratagemma permetteva di smascherare i nemici infiltrati: chi non riusciva a pronunciare correttamente la parola veniva identificato come un potenziale intruso.
Il termine "Shibboleth" affonda le sue radici in una storia del Vecchio Testamento, dove la corretta pronuncia di una parola segnava la differenza tra vita e morte per i soldati sconfitti che cercavano di fuggire. I sopravvissuti della tribù di Efraim, dopo una sconfitta militare, dovevano attraversare un fiume per tornare a casa.
Ma i vincitori, la tribù di Galaad, utilizzarono la parola "shibboleth" per identificarli: gli Efraimiti, incapaci di pronunciare correttamente la "sh", dicevano "sibboleth", rivelandosi e condannandosi.
Questa tecnica non è rimasta confinata ai tempi biblici. Nel corso della storia, diversi popoli hanno adottato simili metodi per smascherare infiltrati o stranieri. Durante le rivolte in Sicilia del 1282, ad esempio, chi non riusciva a pronunciare correttamente la parola "cìciri" (ceci) veniva immediatamente identificato come un nemico francese.
Simili esempi si ritrovano anche nel conflitto tra Fiamminghi e Francesi nel 1302 o durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i soldati alleati usavano parole inglesi complesse per identificare spie giapponesi.
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Durante la Seconda Guerra Mondiale, ad esempio, i soldati inglesi utilizzavano parole contenenti suoni che risultavano difficili da pronunciare per gli avversari tedeschi. Questo stratagemma permetteva di smascherare i nemici infiltrati: chi non riusciva a pronunciare correttamente la parola veniva identificato come un potenziale intruso.
Il termine "Shibboleth" affonda le sue radici in una storia del Vecchio Testamento, dove la corretta pronuncia di una parola segnava la differenza tra vita e morte per i soldati sconfitti che cercavano di fuggire. I sopravvissuti della tribù di Efraim, dopo una sconfitta militare, dovevano attraversare un fiume per tornare a casa.
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Camminando per le strade di Palermo, il Natale si percepisce in ogni angolo con la sua atmosfera incantata 🎄✨
Al Teatro Massimo, la grande scalinata si illumina di riflessi rossi e blu , mentre l’imponente facciata diventa il palcoscenico perfetto per l’atmosfera natalizia.
Proseguendo, ai Quattro Canti, un videomapping mozzafiato trasforma l’incrocio più iconico della città in un racconto luminoso.
Poi, in Piazza Ruggero Settimo, l’albero di Natale domina la scena, decorato con luci scintillanti che sembrano danzare al ritmo della gioia dei passanti.
Ovunque ti giri, Palermo splende, e ad ogni angolo scopri un motivo per innamorarti ancora di più di questa città vestita a festa 🥰
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Poi, in Piazza Ruggero Settimo, l’albero di Natale domina la scena, decorato con luci scintillanti che sembrano danzare al ritmo della gioia dei passanti.
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Un nuovo tesoro riaffiora dal mare di Sicilia: un relitto risalente al VI-V secolo a.C. è stato scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo, a Ispica, insieme a quattro ancore litiche e due in ferro. La scoperta, realizzata durante una campagna di scavi subacquei condotta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana in collaborazione con l’Università di Udine, aggiunge un altro tassello alla ricca storia marittima dell’isola.
Il relitto, ritrovato a sei metri di profondità sotto sabbia e massi, mostra uno scafo costruito con la tecnica “su guscio”, una struttura autoportante basata su incastri precisi tra le tavole. Poco distante, sono state individuate due ancore in ferro del VII secolo d.C. e quattro litiche, probabilmente risalenti a epoche preistoriche, confermando la stratificazione di traffici e insediamenti nel Mediterraneo.
L’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato l’importanza di questo ritrovamento, definendolo una prova del ruolo centrale della Sicilia negli scambi culturali e commerciali dell’antichità. Grazie alla fotogrammetria subacquea, è stato possibile creare un modello 3D del relitto, mentre i campioni raccolti saranno analizzati per approfondire lo studio dei materiali.
Questo progetto rientra nel Kaukana Project, nato nel 2017 e ispirato dalla visione di Sebastiano Tusa, con l’obiettivo di ricostruire e valorizzare il paesaggio sommerso tra Ispica, Kaukana e Kamarina. Ancora una volta, la Sicilia si rivela un crocevia di storie, culture e scoperte che attraversano i secoli.
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Il relitto, ritrovato a sei metri di profondità sotto sabbia e massi, mostra uno scafo costruito con la tecnica “su guscio”, una struttura autoportante basata su incastri precisi tra le tavole. Poco distante, sono state individuate due ancore in ferro del VII secolo d.C. e quattro litiche, probabilmente risalenti a epoche preistoriche, confermando la stratificazione di traffici e insediamenti nel Mediterraneo.
L’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato l’importanza di questo ritrovamento, definendolo una prova del ruolo centrale della Sicilia negli scambi culturali e commerciali dell’antichità. Grazie alla fotogrammetria subacquea, è stato possibile creare un modello 3D del relitto, mentre i campioni raccolti saranno analizzati per approfondire lo studio dei materiali.
Questo progetto rientra nel Kaukana Project, nato nel 2017 e ispirato dalla visione di Sebastiano Tusa, con l’obiettivo di ricostruire e valorizzare il paesaggio sommerso tra Ispica, Kaukana e Kamarina. Ancora una volta, la Sicilia si rivela un crocevia di storie, culture e scoperte che attraversano i secoli.
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Sicilia, antico borgo scavato nella roccia: lo spettacolo delle sue grotte
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Telegraph
Sicilia, antico borgo scavato nella roccia: lo spettacolo delle sue grotte
In Sicilia il borgo di Sperlinga: un luogo che incanta per la sua originalità e per la capacità di raccontare una storia che si perde nei secoli. Le sue grotte scavate nella roccia, il castello unico e la cucina genuina rappresentano un patrimonio prezioso…
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Lo stretto di Messina 🔱
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"Si tratta di un fenomeno che si verifica solo nello Stretto di Messina in particolari condizioni climatiche, ovvero quando minuscole goccioline d’acqua presenti nell’aria fungono da “lente d’ingrandimento”.
La magia appare in determinati momenti della giornata come l’alba o il crepuscolo o in giornate particolarmente soleggiate.
Si tratta di un vero spettacolo di tipo ipnotico in cui è come se case, palazzi e navi fossero sospesi nel vuoto, questi vengono spesso immortalati in scatti che ancora oggi lasciano a bocca aperta. Fenomeno questo che ha dato origine a diverse leggende popolari quando la nostra terra non era una colonia del nord Italia, protagonista anche nei racconti degli scrittori delle varie epoche.
Si dice che questo fenomeno è legato alla Fata Morgana, figura della mitologia celtica.
Ma cosa dice questo mito? Morgana conosciuta come fata dell’astuzia e dell’inganno aveva la sua dimora in un castello nelle profondità dello Stretto e si divertiva a trarre in inganno chiunque volesse raggiungere la Sicilia partendo dalla Calabria.
Un giorno si trovò davanti un re arabo che arrivato in Calabria restò ammaliato dalle bellezze della Sicilia e voleva conquistarla a tutti i costi.
A questo punto Morgana apparve all’uomo e gli promise che gli avrebbe donato quell’Isola e in quello stesso momento l’uomo era convinto di avere la Sicilia a un passo da lui, ma era solo un inganno, per raggiungerla cadde in acqua e annegò."
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Si tratta di un vero spettacolo di tipo ipnotico in cui è come se case, palazzi e navi fossero sospesi nel vuoto, questi vengono spesso immortalati in scatti che ancora oggi lasciano a bocca aperta. Fenomeno questo che ha dato origine a diverse leggende popolari quando la nostra terra non era una colonia del nord Italia, protagonista anche nei racconti degli scrittori delle varie epoche.
Si dice che questo fenomeno è legato alla Fata Morgana, figura della mitologia celtica.
Ma cosa dice questo mito? Morgana conosciuta come fata dell’astuzia e dell’inganno aveva la sua dimora in un castello nelle profondità dello Stretto e si divertiva a trarre in inganno chiunque volesse raggiungere la Sicilia partendo dalla Calabria.
Un giorno si trovò davanti un re arabo che arrivato in Calabria restò ammaliato dalle bellezze della Sicilia e voleva conquistarla a tutti i costi.
A questo punto Morgana apparve all’uomo e gli promise che gli avrebbe donato quell’Isola e in quello stesso momento l’uomo era convinto di avere la Sicilia a un passo da lui, ma era solo un inganno, per raggiungerla cadde in acqua e annegò."
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Millenario rito agrario...“U Pagghiaru” di Bordonaro.
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