Il "fiore dei 5 petali" che cresce in Sicilia: un vero elisir di felicità (anche) da mangiare
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Il "fiore dei 5 petali" che cresce in Sicilia: un vero elisir di felicità (anche) da mangiare
Stordisce per l’intensità del suo profumo e incanta da sempre per la bellezza candida dei suoi fiori che esplodono letteralmente ovunque in piena estate Gelsomino Stordisce per l’intensità del suo profumo e incanta da sempre per la bellezza candida dei suoi…
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SCILLA E CARIDDI,I DUE MOSTRI CHE ABITAVANO LO STRETTO DI MESSINA
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Scilla, ninfa dai bellissimi occhi azzurri, come si racconta nelle “Metamorfosi” di Ovidio, era fortemente amata da un giovane e bellissimo pescatore di nome Glauco.
Si racconta che il ragazzo, un giorno, mentre pescava in un punto in cui l’erba cresceva più verde, si accorse che i pesci, ormai morti, che poggiava su quell’erba, tornavano in vita e si rigettavano in acqua. Decise di assaggiare quell’erba e improvvisamente il suo corpo cominciò a trasformarsi. Gli comparve una coda di pesce al posto delle gambe e le sue braccia, il corpo, i capelli diventarono di un verde-azzurro, colore del mare. Così Glauco, diventato tritone si gettò in mare felice, dove viveva come una divinità marina.Nuotando verso lo stretto Glauco incontrò la bellissima ninfa Scilla. Non appena la vide, il dio marino se ne innamorò follemente ma la ragazza lo rifiutò per il suo aspetto; così Glauco decise di rivolgersi ad una esperta maga perché facesse innamorare Scilla di lui.
Questo grande amore scatenò però la furiosa gelosia di Circe, che voleva Glauco (figlio di Nettuno?) tutto per sé. E sappiamo di cosa fosse capace la maga Circe, in altre storie e avventure epiche raccontate da Omero. Circe si offrì a Glauco, ma respinta da costui perché fortemente innamorato di Scilla, architettò una crudele vendetta nei confronti della rivale in amore e gettò una pozione magica nelle acque della caletta, dove la ninfa si immergeva.Quest’acqua così contaminata trasformò la bella Scilla in un bruttissimo mostro marino. Quando la ragazza vide il suo corpo mostruoso, disperata, si immerse, per non riemergere più, negli abissi dello stretto di Messina, in una profonda grotta, nelle cui vicinanze viveva, nascosto, un altro mostro marino, Cariddi, con una gigantesca bocca piena di varie file di numerosissimi denti e una voracità infinita.
La rabbia nei confronti di Circe si ingigantiva nell’animo di Scilla e la vendetta si abbatté per prima su Ulisse e i suoi compagni, quando questi tentarono di oltrepassare lo stretto di Messina. Il povero mostro marino- racconta Ovidio – a causa di questo gesto fu trasformato in uno scoglio, ma anche come scoglio era l’incubo dei marinai che se ne tenevano alla larga
Questi personaggi mitologici, esaltati dalla fantasia dei grandi scrittori Greci, che riuscivano a rendere umani certi fenomeni naturali inspiegabili, continuano ad affascinare la fantasia popolare. Per tale motivo appartengono di diritto al patrimonio culturale e a quel bagaglio di storie e leggende che si tramandano, si trasformano, si adattano e segnano l’appartenenza a un territorio.
Nella realtà Scilla non è altro che uno scoglio, mentre Cariddi è un gorgo. In passato, però, essi rappresentavano, davvero, un grave pericolo per pescatori e marinai, poiché le imbarcazioni, in uso allora, non erano in grado di attraversare, senza correre pericoli, quel tratto di mare. In effetti ci sono forti correnti che attraversano lo Stretto di Messina e causano particolari fenomeni, tra cui i vortici, chiamati bocche di Cariddi, dovuti all’incontro-scontro dei due mari, il Tirreno e lo Ionio, che hanno caratteristiche e profondità diverse.
Niente di magico, perciò, ma puro fenomeno naturale.
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Si racconta che il ragazzo, un giorno, mentre pescava in un punto in cui l’erba cresceva più verde, si accorse che i pesci, ormai morti, che poggiava su quell’erba, tornavano in vita e si rigettavano in acqua. Decise di assaggiare quell’erba e improvvisamente il suo corpo cominciò a trasformarsi. Gli comparve una coda di pesce al posto delle gambe e le sue braccia, il corpo, i capelli diventarono di un verde-azzurro, colore del mare. Così Glauco, diventato tritone si gettò in mare felice, dove viveva come una divinità marina.Nuotando verso lo stretto Glauco incontrò la bellissima ninfa Scilla. Non appena la vide, il dio marino se ne innamorò follemente ma la ragazza lo rifiutò per il suo aspetto; così Glauco decise di rivolgersi ad una esperta maga perché facesse innamorare Scilla di lui.
Questo grande amore scatenò però la furiosa gelosia di Circe, che voleva Glauco (figlio di Nettuno?) tutto per sé. E sappiamo di cosa fosse capace la maga Circe, in altre storie e avventure epiche raccontate da Omero. Circe si offrì a Glauco, ma respinta da costui perché fortemente innamorato di Scilla, architettò una crudele vendetta nei confronti della rivale in amore e gettò una pozione magica nelle acque della caletta, dove la ninfa si immergeva.Quest’acqua così contaminata trasformò la bella Scilla in un bruttissimo mostro marino. Quando la ragazza vide il suo corpo mostruoso, disperata, si immerse, per non riemergere più, negli abissi dello stretto di Messina, in una profonda grotta, nelle cui vicinanze viveva, nascosto, un altro mostro marino, Cariddi, con una gigantesca bocca piena di varie file di numerosissimi denti e una voracità infinita.
La rabbia nei confronti di Circe si ingigantiva nell’animo di Scilla e la vendetta si abbatté per prima su Ulisse e i suoi compagni, quando questi tentarono di oltrepassare lo stretto di Messina. Il povero mostro marino- racconta Ovidio – a causa di questo gesto fu trasformato in uno scoglio, ma anche come scoglio era l’incubo dei marinai che se ne tenevano alla larga
Questi personaggi mitologici, esaltati dalla fantasia dei grandi scrittori Greci, che riuscivano a rendere umani certi fenomeni naturali inspiegabili, continuano ad affascinare la fantasia popolare. Per tale motivo appartengono di diritto al patrimonio culturale e a quel bagaglio di storie e leggende che si tramandano, si trasformano, si adattano e segnano l’appartenenza a un territorio.
Nella realtà Scilla non è altro che uno scoglio, mentre Cariddi è un gorgo. In passato, però, essi rappresentavano, davvero, un grave pericolo per pescatori e marinai, poiché le imbarcazioni, in uso allora, non erano in grado di attraversare, senza correre pericoli, quel tratto di mare. In effetti ci sono forti correnti che attraversano lo Stretto di Messina e causano particolari fenomeni, tra cui i vortici, chiamati bocche di Cariddi, dovuti all’incontro-scontro dei due mari, il Tirreno e lo Ionio, che hanno caratteristiche e profondità diverse.
Niente di magico, perciò, ma puro fenomeno naturale.
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Involtini alla Messinese
Le braciole alla Messinese.
(In dialetto: braciuletti, braciuleddi o bracioli ), talvolta conosciute anche come involtini alla Messinese o braciole alla Messinese, sono un secondo piatto della cucina messinese a base di carne di manzo tipiche di Messina e provincia ma si sono diffuse anche in tutte le zone della Sicilia.
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Ingredienti
400 g Fettine di vitello
150 g Provolina dolce
150 g Pangrattato
150 g Parmigiano reggiano
1 spicchio Aglio
Prezzemolo
Olio extravergine d'oliva
Sale, pepe q.b
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Preparazione
Le braciolette vengono preparate con delle fettine di carne molto simili, per lo spessore, a quelle del carpaccio (a Messina il taglio di carne usato per le braciolette è detto "a braciola", il magatello) che vengono immerse in un intingolo di olio d'oliva, sale e pepe e cotte alla brace, come indica il nome.
Una volta bagnate sulle fettine di carne vengono messi il pangrattato abbrustolito in padella,l'aglio, il prezzemolo e il caciocavallo (o un formaggio a pasta filata), vengono quindi arrotolati fino a formare dei cilindretti che possono avere o meno una seconda panatura esterna, e una volta chiusi vengono infilzati in bastoncini di legno a gruppi di 5 o 7 cilindretti.
Alcune macellerie propongono varianti con panatura al pistacchio o al pecorino.
Vengono cotte sulla griglia o in padella e spesso condite con il salmoriglio.
Una vera delizia provatele.
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Una volta bagnate sulle fettine di carne vengono messi il pangrattato abbrustolito in padella,l'aglio, il prezzemolo e il caciocavallo (o un formaggio a pasta filata), vengono quindi arrotolati fino a formare dei cilindretti che possono avere o meno una seconda panatura esterna, e una volta chiusi vengono infilzati in bastoncini di legno a gruppi di 5 o 7 cilindretti.
Alcune macellerie propongono varianti con panatura al pistacchio o al pecorino.
Vengono cotte sulla griglia o in padella e spesso condite con il salmoriglio.
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Fata Morgana
Un miraggio superiore che deriva dal termine italiano "Fata Morgana", ispirato alla strega arturiana Morgana le Fay.
Si credeva che questi miraggi, spesso visibili nello Stretto di Messina, fossero castelli fatati nell'aria o terre false create dalla sua stregoneria per attirare i marinai verso la morte. Si ritiene inoltre che questa illusione abbia dato origine al mito dell'Olandese Volante.
La Fata Morgana è un fenomeno ottico complesso che avviene quando i raggi di luce sono piegati mentre passano attraverso strati d'aria a diverse temperature.
Questo crea l'illusione di oggetti distorti e sospesi nel cielo, che possono sembrare castelli, navi o terre inesistenti.
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Un miraggio superiore che deriva dal termine italiano "Fata Morgana", ispirato alla strega arturiana Morgana le Fay.
Si credeva che questi miraggi, spesso visibili nello Stretto di Messina, fossero castelli fatati nell'aria o terre false create dalla sua stregoneria per attirare i marinai verso la morte. Si ritiene inoltre che questa illusione abbia dato origine al mito dell'Olandese Volante.
La Fata Morgana è un fenomeno ottico complesso che avviene quando i raggi di luce sono piegati mentre passano attraverso strati d'aria a diverse temperature.
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🗞️ La magia della granita siciliana: cosa la rende così deliziosa?
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La magia della granita siciliana: cosa la rende così deliziosa?
La granita siciliana non è solo un dessert, ma un vero e proprio patrimonio culturale e rappresenta l'incontro tra tradizione e innovazione.
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La storia della granita Siciliana
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SICILIA,TERRA MIA
Sicilia, terra mia, terra assulata,
Pi l’occhi mei la megghiu arrinisciuta;
Virdi, ridenti,’nciuri tuttu l’annu
si’ nu jardinu ‘nfinu a Capurannu!
Sutta lu suli ’nfoca la campagna,
arsa e assitata d’acqua chi la vagna;
forti comu lu cori di la genti,
resisti nell’infernu chiù cocenti…
Poi, quannu criri,
c’un poi rari nenti,
ti stampi li to aranci stralucenti,
duci, succusi,ricercati assai
di tanti genti ch’unni mangia mai…
Cà, li stasciuni vannu
a pessichi, aranci e pira,
li rosi nun canuscinu la sira!
Virdi e pasciuti criscinu l’alivi
e tuttu l’annu ,vinu bonu bivi.
Di tia sunnu ‘mpazzuti li to’ amanti
luntanu un ponnu stari l’emigranti…
Cà,lu turista resta ‘nnamuratu
di lu suli e di sta terra “maravigghia”,
ma lu Governu, troppu ‘ndaffaratu,
si scorda di frequenti di sta figghia…
Beddu lu mari, metti cuntintizza,
beddu lu piscaturi e la so’ rizza,
beddi li to’ muntagni e lu to’ pianu,
forti e caparbiusu lu viddanu.
Lu figghiu chi ti nasci, nicu, nicu,
resta attaccatu pi lu to’ biddicu
‘nfinu a la morti…
e puru si la sorti fa la verra,
l’omu si sbrazza, e muzzica la terra
pi un ti lassari,mia Sicilia bedda,
terra di canti amari e di faidda!
🔸TRADUZIONE
SICILIA TERRA MIA
Sicilia terra mia,terra assolata,
ai miei occhi la di tutti la migliore;
verde,ridente,in fiore tutto l'anno
sei un giardino fino a Capodanno!
Sotto il sole,infuocata è la campagna,
arso e assetato d'acqua chi la bagna;
forte come il cuore della gente,
resisti nell'inferno più cocente..
Poi,quando credi,
che non puoi dare niente,
crei le tue arance stralucenti,
dolci,succose,assai ricercate
da tanta gente che non ne mangia mai..
Qua,le stagioni vanno
con pesche,arance e pere,
le rose non conoscono la sera!
Verdi e pasciute crescono le olive
e tutto l'anno,vino buono bevi.
Per te sono impazziti i tuoi amanti
lontano non possono stare gli emigranti..
Qua il turista rimane innamorato
del sole e di questa terra meravigliosa,
ma il governo,troppo indaffarato,
si scorda di frequente questa figlia..
Bello il mare,mette allegrezza,
bello il pescatore ed i suoi ricci,
belle le tue montagne e i pianori,
forte e caparbio il villico.
Il figlio che ti nasce,già da piccolo,
resta attaccato con il tuo ombelico
fino alla morte..
e anche se la sorte fa la guerra,
l'uomo si da da fare e morde la terra
per non lasciarti,mia Sicilia bella,
terra di canti amari e di fiammelle.
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Virdi, ridenti,’nciuri tuttu l’annu
si’ nu jardinu ‘nfinu a Capurannu!
Sutta lu suli ’nfoca la campagna,
arsa e assitata d’acqua chi la vagna;
forti comu lu cori di la genti,
resisti nell’infernu chiù cocenti…
Poi, quannu criri,
c’un poi rari nenti,
ti stampi li to aranci stralucenti,
duci, succusi,ricercati assai
di tanti genti ch’unni mangia mai…
Cà, li stasciuni vannu
a pessichi, aranci e pira,
li rosi nun canuscinu la sira!
Virdi e pasciuti criscinu l’alivi
e tuttu l’annu ,vinu bonu bivi.
Di tia sunnu ‘mpazzuti li to’ amanti
luntanu un ponnu stari l’emigranti…
Cà,lu turista resta ‘nnamuratu
di lu suli e di sta terra “maravigghia”,
ma lu Governu, troppu ‘ndaffaratu,
si scorda di frequenti di sta figghia…
Beddu lu mari, metti cuntintizza,
beddu lu piscaturi e la so’ rizza,
beddi li to’ muntagni e lu to’ pianu,
forti e caparbiusu lu viddanu.
Lu figghiu chi ti nasci, nicu, nicu,
resta attaccatu pi lu to’ biddicu
‘nfinu a la morti…
e puru si la sorti fa la verra,
l’omu si sbrazza, e muzzica la terra
pi un ti lassari,mia Sicilia bedda,
terra di canti amari e di faidda!
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SICILIA TERRA MIA
Sicilia terra mia,terra assolata,
ai miei occhi la di tutti la migliore;
verde,ridente,in fiore tutto l'anno
sei un giardino fino a Capodanno!
Sotto il sole,infuocata è la campagna,
arso e assetato d'acqua chi la bagna;
forte come il cuore della gente,
resisti nell'inferno più cocente..
Poi,quando credi,
che non puoi dare niente,
crei le tue arance stralucenti,
dolci,succose,assai ricercate
da tanta gente che non ne mangia mai..
Qua,le stagioni vanno
con pesche,arance e pere,
le rose non conoscono la sera!
Verdi e pasciute crescono le olive
e tutto l'anno,vino buono bevi.
Per te sono impazziti i tuoi amanti
lontano non possono stare gli emigranti..
Qua il turista rimane innamorato
del sole e di questa terra meravigliosa,
ma il governo,troppo indaffarato,
si scorda di frequente questa figlia..
Bello il mare,mette allegrezza,
bello il pescatore ed i suoi ricci,
belle le tue montagne e i pianori,
forte e caparbio il villico.
Il figlio che ti nasce,già da piccolo,
resta attaccato con il tuo ombelico
fino alla morte..
e anche se la sorte fa la guerra,
l'uomo si da da fare e morde la terra
per non lasciarti,mia Sicilia bella,
terra di canti amari e di fiammelle.
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