♡ Sicilia Terra Mia ♡
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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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Carmen Consoli — 'A Finestra

Sugnu sempri alla finestra e viru genti ca furria pà strada
Genti bedda, laria, allegra, mutriusa e siddiata
Genti arripudduta cu li gigghia isati e a vucca stritta
"Turi ho vogghia di quaccosa, un passabocca, un lemonsoda"
Iddu ci arrispunni: "Giusi, quannu ti chiamavi Giuseppina, eri licca pà broscia cà granita"
"Turi tu n'ha fattu strada e ora che sei grosso imprenditori, t'ha 'nsignari a classi 'nt' parrari"

Sugnu sempre alla finestra e viru genti spacinnata
Sduvacata 'nte panchini di la piazza, stuta e adduma a sigaretta
Gente ca s'ancontra e dici "Ciao" cu na taliata
Genti ca s'allasca, genti ca s'abbrazza e poi si vasa
Genti ca sa fa stringennu a cinghia, si strapazza e non si pinna
Annunca st'autru 'nvernu non si canta missa
Genti ca sa fa 'lliccannu a sadda
Ma ci fa truvari a tavula cunsata a cu cumanna

Chi ci aviti di taliari, 'un aviti autru a cui pinsari
Almeno un pocu di chiffari
"Itavinni a travagghiari" vannia 'n vecchiu indispettitu
"Avemu u picciu arreri o vitru"
Jù ci dicu "M'ha scusari, chista è la me casa e staju unni mi pare"

La domenica mattina dagli altoparlanti della chiesa
A vuci 'I Patri Coppola n'antrona I casi, trasi dintra l'ossa
"Piccaturi rinunciati a quei piccati di la carni quannu u riavulu s'affaccia rafforzatevi a mutanna"
Quannu attagghiu di la chiesa si posteggia un machinone
Scinni Saro Branchia detto Re Leone
Patri Coppola balbetta e ammogghia l'omelia cu tri paroli
Picchì sua Maestà s'ha fari a comunioni

Chi ci aviti di taliari, 'un aviti autru a cui pinsari
Almeno un pocu di chiffari
"Itavinni un pocu a mari", vannia un vecchiu tintu
"Accussì janca mi pariti 'n spiddu"
Jù ci dicu "M'ha scusari, picchì hati a stari ccà sutta a me casa pà 'nsultari"

Sugnu sempri alla finestra e viru a ranni civiltà
Ca ha statu, nove Turchi, Ebrei e Cristiani si stringeunu la manu
Tannu si pinsava ca "La diversità è ricchezza"
Tempi di biddizza, di puisia, d'amuri e di saggezza
Zoccu ha statu aieri, oggi forsi ca putissi riturnari
Si truvamu semi boni di chiantari
'Nta sta terra 'I focu e mari oggi sentu ca mi parra u cori
E dici ca li cosi stannu pì canciari

Chi ci aviti di taliari 'un aviti autru a cui pinsari
Almeno un poco di chiffari
Itavinni a ballari, ittati quattru sauti e nisciti giustu pì sbariari
Jù ci dicu "Cù piaciri, c'è qualchi danza streusa ca vuliti cunsigghiari?"

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La canzone "A Finnestra" di Carmen Consoli è una delle più celebri della cantante siciliana ed è presente nell'album "L'Eccezione". Il brano parla di situazioni di vita quotidiana viste attraverso una finestra, che diventa un punto di osservazione su emozioni, relazioni e momenti della vita.

Il testo della canzone riflette sulla transitorietà e sull'incertezza della vita, mettendo in evidenza la bellezza e la fragilità di ogni momento. Il brano esprime una profonda sensibilità verso le sfumature della vita umana, raccontando storie di passione, amore, perdita e speranza.

Il significato di "A Finnestra" può variare a seconda dell'interpretazione di chi lo ascolta, ma in generale la canzone invita a riflettere sull'importanza di vivere pienamente ogni istante, apprezzando la bellezza e la complessità del mondo che ci circonda.

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Il couscous è il piatto più popolare in Marocco e nel Nord Africa, ma diffuso in tutto il mondo. La storia ha elaborato diverse opinioni circa le sue origini. Alcuni ritengono che il couscous, come la pasta, sia stata creato in Cina, mentre altri sono sicuri della sua origine dall’Africa dell’est. Tuttavia, l’evidenza più palese sembra indicare il Nord Africa. Inoltre, proprio qui, delle scoperte archeologiche risalenti al nono secolo, avrebbe portato alla luce degli utensili da cucina per preparare il couscous.
Nell’undicesimo secolo, la conquista arabo-islamica ha contribuito alla diffusione del piatto in tutta la regione nordafricana. La crescita economica e lo sviluppo della produzione di grano ne hanno accelerato l’espansione. Quindi il couscous fu portato in Spagna, nella regione meridionale dell’Andalusia, e lungo il perimetro del Mediterraneo. In uno scritto del XVI secolo di Francois Revelais, si nota come in Provenza fosse diffuso e apprezzato il Coscoton a la Moresque. Il couscous giunse fino in Sud America, attraverso le colonie portoghesi emigrate dal Marocco. L’espansione del couscous è continuata durante il XX secolo, soprattutto a causa di ondate migratorie dal Nord Africa verso l’Europa, la Francia in particolare. Un recente sondaggio ha svelato come il couscous sia oggi il secondo piatto preferito dai transalpini.
Oggi il couscous è l’ambasciatore culinario del Nord Africa ed è un emblema dell’arte culinaria marocchina. Vediamo la ricetta del couscous tradizionale.

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Il cous cous sbarca in Sicilia
Tutte le fonti del periodo puntano decisamente sulle coste della Barbaria (che vanno dall’Oceano Atlantico fino al confine con l’Egitto) per localizzare i luoghi di produzione e consumo di questo alimento. Per collocare il cous cous sulle coste italiane è necessario attendere il 1777 con una testimonianza inserita un secolo più tardi all’interno di un saggio di antropologia sugli usi e i costumi del popolo siciliano a cura di Giuseppe Pitré. Nel racconto viene riferito un episodio in occasione di un matrimonio a Trapani “[fu] regalata al parroco una pietanza chiamata cuscusu colla carne di porco, vivanda in Sicilia dai saraceni lasciata ”.
La cronaca prosegue descrivendo la lavorazione della semola, identica in tutto a quella tradizionale utilizzata nel Nordafrica: “formasi con della semola in un vaso, ove di tanto in tanto spruzzandosi dell’acqua, e strisciandovisi leggermente la mano in giro, in minutissime coccoline si riduce; quindi su una pentola, o sia dentro la sola carne a bollire, un’altra con ispessi e piccoli buchi nel fondo e che la preparata semola contiene, assettandosi, al caldo fumo di quella, che le sta sotto si cuoce”.

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Cous cous alla trapanese, condito con il pesce
Rimane difficile stabilire se la cultura trapanese del cous cous sia veramente un antico lascito della dominazione araba (che ha avuto un’influenza sulla parte occidentale fino alla metà del Duecento) oppure sia dovuta agli scambi culturali successivi, ma sta di fatto che proprio nel territorio trapanese il cous cous condito con il pesce è tutt’oggi una specialità tradizionale.
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Nello stesso periodo storico purtroppo i ricettari non forniscono ulteriori informazioni, probabilmente perché sono orientati a descrivere altri orizzonti geografici – il Settentrione d’Italia, in particolare il Piemonte e la Lombardia e, per il Sud, la sola città di Napoli – e sociali – in primis la cucina aristocratica, poi quella nascente borghese.

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Cous cous nel Vocabolario siciliano etimologico
Ci dicono qualcosa invece i dizionari come il “Vocabolario siciliano etimologico” del 1785 che registra la voce “cuscusu”: “Dicciano una sorta di pasta per lo più fatta di semola ridotta in forma di piccolissimi granelli, che cotta si mangia in minestra.” A partire dalla fine del Settecento si moltiplicano invece le citazioni letterarie e ne è un esempio il riferimento non proprio entusiastico di Edmondo de Amicis nel resoconto di un suo viaggio in Africa nel 1875 pubblicato con il titolo di “Marocco”.

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❤️💛 Messina Bedda ❤️💛

Buon pomeriggio ☕️💋

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La provincia di Trapani comprende le caratteristiche principali della Sicilia. Racchiude il ricordo delle varie dominazioni, templi greci, borghi, chiese e paesaggi naturali mozzafiato.

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