Dolci gattopardiani e frutta martorana. A Palermo riapre la dolceria delle suore
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Dolci gattopardiani e frutta martorana. A Palermo riapre la dolceria delle suore
Per 700 anni è stato la casa delle suore di clausura dell’ordine di San Domenico, famose per i loro dolci e in particolare per il “Trionfo di gola” citato persino nel “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa. Dal 2017 il monastero di Santa Caterina a Palermo è…
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Il Castello abbandonato del Duca di Misterbianco.
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Il Castello Duca di Misterbianco si trova all’interno dell’Oasi del Simeto, in prossimità della foce del fiume.
È un edificio d’impostazione neogotica, edificato nel 1930 dal 9° Duca di Misterbianco, Vespasiano.
Un tempo era decisamente fastoso.
Era, infatti, circondato da ettari di terreno (coltivato a vigneti e agrumenti) e aveva un pozzo per l’approvvigionamento dell’acqua, una zona termale con piscina e un colonnato neoclassico.
E’ stato dimora estiva della famiglia Trigona. Rimase in buono stato fino al 1943. Nel mese di luglio di quell’anno, in occasione della battaglia al Ponte Primosole, fu occupato prima dai tedeschi e poi dagli inglesi come posto di osservazione. La torre fu distrutta da una cannonata.
Non mancano, come accade spesso in questi casi, storie di fantasmi. Si dice, infatti, che il castello sia abitato da misteriose presenze, che ogni tanto fanno capolino.
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È un edificio d’impostazione neogotica, edificato nel 1930 dal 9° Duca di Misterbianco, Vespasiano.
Un tempo era decisamente fastoso.
Era, infatti, circondato da ettari di terreno (coltivato a vigneti e agrumenti) e aveva un pozzo per l’approvvigionamento dell’acqua, una zona termale con piscina e un colonnato neoclassico.
E’ stato dimora estiva della famiglia Trigona. Rimase in buono stato fino al 1943. Nel mese di luglio di quell’anno, in occasione della battaglia al Ponte Primosole, fu occupato prima dai tedeschi e poi dagli inglesi come posto di osservazione. La torre fu distrutta da una cannonata.
Non mancano, come accade spesso in questi casi, storie di fantasmi. Si dice, infatti, che il castello sia abitato da misteriose presenze, che ogni tanto fanno capolino.
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L'elefante nano siciliano viveva fino a settant'anni, era grande quanto un pony
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L'elefante nano siciliano viveva fino a settant'anni, era grande quanto un pony
Grandi come pony, sono stati presenti in Sicilia fino a 400 mila anni fa e riuscivano a raggiungere anche i 70 anni d’età. È quanto emerge da un recente studio sul Paleoloxodon falconeri dal titolo Palaeohistology reveals a slow pace of life for the dwarfed…
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🗞 “Cantare fa bene”, Mogol a Palermo “offre” 30 borse di studio per giovani musicisti siciliani
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“Cantare fa bene”, Mogol a Palermo “offre” 30 borse di studio per giovani musicisti siciliani (VIDEO)
"Siamo molto felici di collaborare con la regione Siciliana – ha detto nel corso della presentazione dell'iniziativa il paroliere -. E’ la prima volta che la Regione, grazie alla sensibilità dell’assessore Alberto Samonà, aderisce al progetto del CET"
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“Il peggior difetto di chi si crede furbo è: pensare che gli altri siano stupidi”.
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🗞 Ciottoli e sabbia etnea nel giardino della Morgan Library
👉 Da Catania a NY, "tappeto di pietra" come al tempo dei romani
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ANSA.it
Ciottoli e sabbia etnea nel giardino della Morgan Library
I ciottoli del Mare Nostrum, la sabbia lavica dell'Etna e la maestria di un artigiano la cui famiglia crea mosaici pavimentali per parchi, ville e cortili da tre generazioni: e' nato cosi' il "tappeto di pietra" che a partire da metà giugno accogliera' i…
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Esiste una sola città al mondo a cui la Madonna scrisse una lettera. E fu Lei a scegliere di essere la sua Patrona. Questa città è Messina.
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Le origini ci riportano indietro nel tempo, fin all'anno 42 d.C., secondo la tradizione, quando sulle sponde della Sicilia giunse l'apostolo Paolo, durante uno dei suoi viaggi d'annuncio del Vangelo, Paolo trovò i messinesi ben disposti a lasciarsi convertire e parlò alla popolazione anche di Maria, Madre di Cristo. Così quando l'apostolo si accinse a partire per tornare in Palestina, una delegazione di messinesi, secondo tradizione composta da Girolamo Origgiano, Marcello Benifacite, Ottavio Brizio e il centurione Mulè, volle partire con lui per incontrare la Madonna e chiedere una benedizione per la città. Così partiti alla volta del medio oriente, i messinesi riuscirono ad incontrare la Vergine il 3 giugno dell'anno 42, ricevendo da essa una lettera, contenente una benedizione per la città e la popolazione, scritta in ebraico, legata con una ciocca dei suoi capelli.
I fieri messinesi fecero ritorno sulle coste peloritane nel settembre dello stesso, recando con loro la lettera che recitava:
"Maria Vergine, figlia di Gioacchino, umilissima serva di Dio, Madre di Gesù Crocefisso, della tribù di Giuda,
della stirpe di Davide, salute a tutti i Messinesi e benedizione di Dio Padre Onnipotente. Ci consta, per pubblico strumento, che voi tutti con fede grande avete a noi spedito Legati e Ambasciatori e confessate che il nostro Figlio, generato da Dio, sia Dio e uomo, e che dopo la sua risurrezione salì al cielo, conoscendo voi la via della verità per mezzo della predicazione di Paolo Apostolo eletto. Per la qual cosa, benediciamo voi e la stessa città, della quale Noi vogliamo essere perpetua protettrice.
Da Gerusalemme"
Nella frase "Vos et ipsam Civitatem benedicimus" ("Benediciamo voi e la vostra Città"), oggi scritta alla base delle stele votiva situata nel porto della città, è sintetizzata la benedizione che Maria volle dare alla città, dando cos' inizio ad una tradizione di fede e devozione che portarono la "Madonna della Lettera" a diventare patrona della città.
Tuttavia il vero e proprio culto così come lo conosciamo
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I fieri messinesi fecero ritorno sulle coste peloritane nel settembre dello stesso, recando con loro la lettera che recitava:
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della stirpe di Davide, salute a tutti i Messinesi e benedizione di Dio Padre Onnipotente. Ci consta, per pubblico strumento, che voi tutti con fede grande avete a noi spedito Legati e Ambasciatori e confessate che il nostro Figlio, generato da Dio, sia Dio e uomo, e che dopo la sua risurrezione salì al cielo, conoscendo voi la via della verità per mezzo della predicazione di Paolo Apostolo eletto. Per la qual cosa, benediciamo voi e la stessa città, della quale Noi vogliamo essere perpetua protettrice.
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Nella frase "Vos et ipsam Civitatem benedicimus" ("Benediciamo voi e la vostra Città"), oggi scritta alla base delle stele votiva situata nel porto della città, è sintetizzata la benedizione che Maria volle dare alla città, dando cos' inizio ad una tradizione di fede e devozione che portarono la "Madonna della Lettera" a diventare patrona della città.
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"1934" all'ingresso del porto di Messina dalla estremità della penisola Falcata di San Raineri, La statua della Madonna della Lettera“saluta” ininterrottamente da quasi ottant’anni le navi in transito e la città su cui si affaccia.
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La Stele della Madonna ricorda molto il Colosso del Peloro che compare frequentemente nelle nostre antiche monete, la cui esatta posizione e la reale funzione sono ancora dubbie, anche se sembrerebbe essere stato un faro.
Per chiunque non abbia mai visto il monumento da vicino, ma soltanto a distanza, può sembrare piccolo, ma leggendone le misure su di una vecchia cartolina pubblicitaria dell’impresa Cardillo si possono comprenderne le reali dimensioni: il bastione che funge da basamento è alto dal mare metri 13,50, la stele in marmo metri 30, il globo-piedistallo della Madonna è di 2,55 (o 3) e la statua è alta più di metri 7, per un totale di 53,50 metri. La stele ha una base ottagonale di 5 metri di diametro, che si va rastremando fino a due quinti, poi prosegue dritta terminando in un capitello ottagonale decorato in ogni lato da due fioroni a rilievo. Le fondazioni dal piano di base scendono 7 metri in profondità con pilastri in cemento armato.
Alla luce di questa imponenza, risulta inverosimile che venga chiamata “Madonnina”. Una statua così grande, un vero colosso che sembra riemerso dalle antichità!
Proprio in prossimità del luogo in cui sorge la Stele, nel 1926 furono rinvenuti preziosi reperti e soprattutto vasellame corinzio e protocorinzio della prima fase di colonizzazione della città.
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Alla luce di questa imponenza, risulta inverosimile che venga chiamata “Madonnina”. Una statua così grande, un vero colosso che sembra riemerso dalle antichità!
Proprio in prossimità del luogo in cui sorge la Stele, nel 1926 furono rinvenuti preziosi reperti e soprattutto vasellame corinzio e protocorinzio della prima fase di colonizzazione della città.
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Ritorna a San Vito Lo Capo il Festival degli Aquiloni
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Ritorna a San Vito Lo Capo il Festival degli Aquiloni
Ritorna a San Vito Lo Capo il Festival degli Aquiloni 22/03/2022 San Vito Lo Capo tornerà ad essere la spiaggia più colorata d'Italia, dal 23 al 29 maggio, con la XII edizione del Festival internazionale degli Aquiloni. Un'atmosfera di gioia e creatività…
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