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Pagghiaru di Piano Pomo
Sembra uscito da un libro di racconti e, invece, è uno dei sentieri più suggestivi della Sicilia!
Esistono angoli di Sicilia in cui il tempo si è fermato. Luoghi che, per le loro caratteristiche, potrebbero benissimo essere usciti da un libro di racconti o, comunque, dalle pagine nate dalla fantasia di uno scrittore. Oggi vogliamo avventurarci alla scoperta di uno di quei luoghi, all’interno del Parco delle Madonie.
Avete mai sentito parlare del Pagghiaru di Piano Pomo? Probabilmente no o, magari, pur vedendo qualche foto, non sapevate di cosa si trattasse. Ecco, quella costruzione così particolare, che appartiene alla tradizione dei pastori siciliani, non si trova lì per caso.
📸 Christophe PINARD – Licenza
✍🏻@sicilianewseinfo
📌@siciliaterramia
📚#sicl_iaterramia
🌍@postidavedere
💻 www.siciliafan.it
Sembra uscito da un libro di racconti e, invece, è uno dei sentieri più suggestivi della Sicilia!
Esistono angoli di Sicilia in cui il tempo si è fermato. Luoghi che, per le loro caratteristiche, potrebbero benissimo essere usciti da un libro di racconti o, comunque, dalle pagine nate dalla fantasia di uno scrittore. Oggi vogliamo avventurarci alla scoperta di uno di quei luoghi, all’interno del Parco delle Madonie.
Avete mai sentito parlare del Pagghiaru di Piano Pomo? Probabilmente no o, magari, pur vedendo qualche foto, non sapevate di cosa si trattasse. Ecco, quella costruzione così particolare, che appartiene alla tradizione dei pastori siciliani, non si trova lì per caso.
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Pagghiaru di Piano Pomo, Sicilia di una volta.
Fino a tempi relativamente recenti, in diverse aree montane della Sicilia, i pastori si costruivano dei rifugi utilizzando materiali di fortuna. Si accontentavano di ciò che trovavano, come rami secche, pietre e paglia. Così sono nati i “pagghiari“.
La funzione era fornire un rifugio temporaneo, per fare fronte ai repentini cambi di clima, o per riposarsi quando si era lontani da casa.
Le costruzioni avevano un tetto conico, che permetteva alla pioggia e anche alla neve di scivolare all’esterno, senza entrare dentro. Proprio dentro il Parco delle Madonie, si trova uno di questi pagghiari, una ricostruzione molto fedele: è ‘u pagghiaru di Piano Pomo, una località nei pressi di Castelbuono.
Vi si arriva seguendo uno dei sentieri naturalistici più suggestivi.
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Fino a tempi relativamente recenti, in diverse aree montane della Sicilia, i pastori si costruivano dei rifugi utilizzando materiali di fortuna. Si accontentavano di ciò che trovavano, come rami secche, pietre e paglia. Così sono nati i “pagghiari“.
La funzione era fornire un rifugio temporaneo, per fare fronte ai repentini cambi di clima, o per riposarsi quando si era lontani da casa.
Le costruzioni avevano un tetto conico, che permetteva alla pioggia e anche alla neve di scivolare all’esterno, senza entrare dentro. Proprio dentro il Parco delle Madonie, si trova uno di questi pagghiari, una ricostruzione molto fedele: è ‘u pagghiaru di Piano Pomo, una località nei pressi di Castelbuono.
Vi si arriva seguendo uno dei sentieri naturalistici più suggestivi.
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Come raggiungere Piano Pomo nelle Madonie
Il sentiero di Piano Pomo è dominato dai meravigliosi esemplari di Agrifoglio gigante, che formano un bosco fitto e denso. Alcuni alberi sono alti fino a 15 metri e larghi fino a 4 metri.
Hanno anche più di 300 anni e rappresentano un importante patrimonio della natura. Per arrivare in questo magico angolo di Sicilia, bisogna anzitutto recarsi dalla periferia di Castelbuono verso la statale 286, direzione Geraci Siculo. Poi si procede cos’.
Si raggiunge il bivio per il Bosco di San Guglielmo e Piano Sempria quindi, imboccata la SR 23, si procede in salita lungo un castagneto misto a querce.
Così si arriva a Piano Sempria e si prosegue a piedi, lungo il sentiero natura, fino a raggiungere l’ampia radura di Piano Pomo.
Così scoprirete dal vivo il fascino del Pagghiaru di Piano Pomo
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Hanno anche più di 300 anni e rappresentano un importante patrimonio della natura. Per arrivare in questo magico angolo di Sicilia, bisogna anzitutto recarsi dalla periferia di Castelbuono verso la statale 286, direzione Geraci Siculo. Poi si procede cos’.
Si raggiunge il bivio per il Bosco di San Guglielmo e Piano Sempria quindi, imboccata la SR 23, si procede in salita lungo un castagneto misto a querce.
Così si arriva a Piano Sempria e si prosegue a piedi, lungo il sentiero natura, fino a raggiungere l’ampia radura di Piano Pomo.
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Nel centro storico di Palermo, vicino all’antico complesso monumentale di San Giovanni degli Eremiti vi è la Chiesa di San Giuseppe Cafasso, un tempo conosciuta come Chiesa di San Giorgio in Kemonia.📍🕍
Attraverso la Chiesa si può accedere tramite una scala molto stretta, che poi si trasforma a chiocciola, al campanile risalente alla seconda metà del Settecento, “Il Campanile della Chiesa di S. Giuseppe Cafasso”.
Oggi, grazie alle “Vie dei tesori” questo campanile è un monumento riscoperto e molto apprezzato, perché dopo l’angusta salita ecco che possiamo ammirare una vista mozzafiato di Palermo.
Lo conoscevate?
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Oggi, grazie alle “Vie dei tesori” questo campanile è un monumento riscoperto e molto apprezzato, perché dopo l’angusta salita ecco che possiamo ammirare una vista mozzafiato di Palermo.
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💧𝗜𝗽𝗼𝗴𝗲𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗗𝘂𝗼𝗺𝗼 🏦
Situato a Siracusa, è un percorso sotterraneo che dal punto più alto di Ortigia, ovvero da Piazza del Duomo, spunta poi presso il Foro Italico dove si trovano le mura della Marina.
Il percorso si articola in una galleria principale dalla quale partono poi galleria minori. In un primo nucleo di gallerie si ricorda l'esistenza di una precedente cava, dalla quale è stata estratta la pietra siracusana con la quale è stato costruito il Duomo di Siracusa.
Tale ipogeo è stato importante perché durante gli avvenimenti bellici della Seconda guerra mondiale, i siracusani trovarono rifugio durante i bombardamenti aerei proprio all'interno di questo ipogeo sotterraneo. È stato riaperto nel 2006 a seguito di lavori di restauro ed oggi espone le immagini scattate nel rifugio durante il periodo bellico.
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Situato a Siracusa, è un percorso sotterraneo che dal punto più alto di Ortigia, ovvero da Piazza del Duomo, spunta poi presso il Foro Italico dove si trovano le mura della Marina.
Il percorso si articola in una galleria principale dalla quale partono poi galleria minori. In un primo nucleo di gallerie si ricorda l'esistenza di una precedente cava, dalla quale è stata estratta la pietra siracusana con la quale è stato costruito il Duomo di Siracusa.
Tale ipogeo è stato importante perché durante gli avvenimenti bellici della Seconda guerra mondiale, i siracusani trovarono rifugio durante i bombardamenti aerei proprio all'interno di questo ipogeo sotterraneo. È stato riaperto nel 2006 a seguito di lavori di restauro ed oggi espone le immagini scattate nel rifugio durante il periodo bellico.
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Vive fino a 500 anni e i suoi frutti hanno proprietà benefiche: il carrubbo, tra storia e leggende
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Vive fino a 500 anni e i suoi frutti hanno proprietà benefiche: il carrubbo, tra storia e leggende
Tra miti, leggende e racconti fatti dai nonni il carrubbo è stato un albero dai frutti importantissimi e spesso indispensabili essendo chiamati “pane di San Giovanni” Le carrubbe sull'albero Anche se non doveste conoscerlo, se per caso vi troverete sotto…
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Savoca, borgo collinare della riviera ionica Messinese, è famosa per il suo ricco patrimonio storico-artistico, nonché per esser stata location di alcune scene de "Il Padrino", del registra Francis Ford Coppola.
Il paese, che deve il suo nome alla pianta di 'sambuco' definito 'savucu' in siciliano, fu fondato da re Ruggero II e conobbe grande fortuna durante tutta l'età medievale e moderna: si pensi che fino al 1492 vi era una comunità ebraica che aveva una sua sinagoga.
Tra i monumenti più suggestivi vi sono le catacombe del Monastero dei Cappuccini che custodiscono i corpi mummificati di nobili e prelati.
La bellezza del paese, immersa in una cornice paesaggistica mozzafiato, fa ben comprendere perché il centro sia stato inserito nel circuito de 'I borghi più belli d'Italia
🎥 @pioandreaperi
✍🏻@newseinfo
💡@vogliadisapere
🌎@postidavedere
✈️#Viaggi_Borghi_Messina
Il paese, che deve il suo nome alla pianta di 'sambuco' definito 'savucu' in siciliano, fu fondato da re Ruggero II e conobbe grande fortuna durante tutta l'età medievale e moderna: si pensi che fino al 1492 vi era una comunità ebraica che aveva una sua sinagoga.
Tra i monumenti più suggestivi vi sono le catacombe del Monastero dei Cappuccini che custodiscono i corpi mummificati di nobili e prelati.
La bellezza del paese, immersa in una cornice paesaggistica mozzafiato, fa ben comprendere perché il centro sia stato inserito nel circuito de 'I borghi più belli d'Italia
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Fiumedinisi è un piccolo borgo medioevale,in provincia di Messina.
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Sorge nella fiumedinisiomonima valle, sul lato orientale dei monti Peloritani, La fondazione di Fiumedinisi viene fatta risalire al VII secolo a.C., quando un gruppo di coloni greci proveniente dalla Calcide, attratto dai ricchi giacimenti minerari, si stabilì su una pianura a monte dell’odierno centro abitato. In epoca normanna (XI-XII secolo d.C.) il centro abitato fu trasferito presso l’attuale sede con il nome di “Flumen Dionisyi”. Nel 1197 la Valle del Nisi fu teatro antico della morte dell’imperatore Enrico VI Hohenstaufen, padre di Federico II Durante la Rivolta antispagnola di Messina del 1674 78 Fiumedinisi fu uno dei pochi centri rimasti fedeli alla Corona spagnola, che vi trasferì il conio druvidiale monetario, subendo però devastazioni e violenze da parte dei bollaciani aggressori. La ricostruzione avvenne per opera del Re Carlo II di Spagna.
Di particolare rilievo il castello (c.d. “belvedere”), che dopo un sapiente restauro conservativo si mostra in tutta la sua “imperfetta” bellezza , rappresentando , tra gli innumerevoli castelli presenti sulll’isola , esempio eccellente di commistione tra fascino storico del manufatto e meta emozionale , ciò anche grazie alla splendida posizione strategica che lo caratterizza dal punto di vista naturalistico e paesaggistico , un meraviglioso “balcone” proteso sullo jonio da cui la vista spazia al’infinito
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Di particolare rilievo il castello (c.d. “belvedere”), che dopo un sapiente restauro conservativo si mostra in tutta la sua “imperfetta” bellezza , rappresentando , tra gli innumerevoli castelli presenti sulll’isola , esempio eccellente di commistione tra fascino storico del manufatto e meta emozionale , ciò anche grazie alla splendida posizione strategica che lo caratterizza dal punto di vista naturalistico e paesaggistico , un meraviglioso “balcone” proteso sullo jonio da cui la vista spazia al’infinito
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