Giornata internazionale del PI Grego!
Il numero che venne calcolato da Archimede da Siracusa e che rimase in uso fino al 1600!
Il numero 'magico' che oggi chiamiamo π, pi greco esprime in tutti i cerchi il rapporto costante tra la circonferenza ed il diametro, sia che abbiamo a che fare con un cerchione di bicicletta, con un cartello stradale di divieto o con una ruota panoramica.
Tale rapporto vale 3.141592653589793238... oggi sappiamo che π è un numero irrazionale, un numero quindi con infinite cifre decimali, senza periodicità; con l'aiuto dei computer è diventato possibile calcolare fino alla miliardesima cifra decimale, ma π continua in qualche modo a sfuggirci, si tratta di un numero al quale l'uomo non potrà mai arrivare. Ai tempi di Archimede però il calcolo del pi greco era una delle questioni matematiche sulle quali si dibatteva ed anche qui il genio siracusano diede prova della sua abilità di calcolo.
Archimede calcolò fino al perimetro di due poligoni regolari con 96 lati ciascuno ed arrivò alla conclusione che il numero cercato doveva essere compreso tra 3+10/71 e 3+10/70, la miglior approssimazione mai vista fino ad allora. Il metodo di Archimede sarebbe rimasto in uso fino al 1600.
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Il numero che venne calcolato da Archimede da Siracusa e che rimase in uso fino al 1600!
Il numero 'magico' che oggi chiamiamo π, pi greco esprime in tutti i cerchi il rapporto costante tra la circonferenza ed il diametro, sia che abbiamo a che fare con un cerchione di bicicletta, con un cartello stradale di divieto o con una ruota panoramica.
Tale rapporto vale 3.141592653589793238... oggi sappiamo che π è un numero irrazionale, un numero quindi con infinite cifre decimali, senza periodicità; con l'aiuto dei computer è diventato possibile calcolare fino alla miliardesima cifra decimale, ma π continua in qualche modo a sfuggirci, si tratta di un numero al quale l'uomo non potrà mai arrivare. Ai tempi di Archimede però il calcolo del pi greco era una delle questioni matematiche sulle quali si dibatteva ed anche qui il genio siracusano diede prova della sua abilità di calcolo.
Archimede calcolò fino al perimetro di due poligoni regolari con 96 lati ciascuno ed arrivò alla conclusione che il numero cercato doveva essere compreso tra 3+10/71 e 3+10/70, la miglior approssimazione mai vista fino ad allora. Il metodo di Archimede sarebbe rimasto in uso fino al 1600.
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È il gioiello più prezioso del Tesoro della Cattedrale di Palermo: ornava la testa dell'Imperatrice
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Telegraph
È il gioiello più prezioso del Tesoro della Cattedrale di Palermo: ornava la testa dell'Imperatrice
Un tesoro che non è un semplice scrigno ma è un prezioso segmento di storia dell'arte decorativa siciliana, nella parentesi che muove dal medioevo alle porte del Rococò La Corona dell'imperatrice Costanza d’Aragona custodito presso la Cattedrale di Palermo…
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È il simbolo della città di Enna, un'imponente Fortezza che si erge sul punto più elevato della Città: il Castello di Lombardia dai Romani chiamato "UBICULUS SICILIAE" per la vastità del panorama su molte zone della Sicilia
Con i suoi 26.000 m² di superficie è uno dei castelli di epoca medievale più grandi d'Italia, assieme al castello di Brescia e al castello di Lucera. Il castello di Lombardia deve il suo nome a una guarnigione di soldati lombardi posta a difesa dell'antica fortezza durante la dominazione normanna della Sicilia.
Il castello di Lombardia odierno affonda le sue radici in una fortezza dei Sicani, che utilizzarono in seguito all'avanzare dei Siculi oltre due millenni fa, e che eressero sulla parte più alta della montagna 970 m circa s.l.m., su cui fondarono Henna.
La fortezza consentì alla città, che nacque attorno ad essa, di assumere un ruolo di primo piano prima nel popolo sicano, un cui re visse tra le mura del maniero, e poi tra le polis greche dell'Isola, divenendo un'ottima roccaforte militare tanto difficilmente espugnabile che i Romani dovettero passare dalla rete fognaria per conquistarla.
Sotto al castello, esisteva già la rocca di Cerere, su cui sorgeva il tempio, descritto da Cicerone, che i Sicani avevano eretto per esprimere il culto della dea delle messi, che da Henna si sarebbe poi diffuso in tutto l'impero romano. Il fatto che il castello dominasse la Rocca, era un segno di protezione del potere militare sul culto di Cerere.
Nel 1130 il normanno Ruggero II di Sicilia fece costruire sul sito dell'antica fortezza sicana il castello che con il passare del tempo divenne noto con il nome di castello di Lombardia per la presenza della guardia lombarda. Erano lombardi anche i fanti messi a guardia della fortezza.
Un secolo dopo, l'architetto Riccardo da Lentini su incarico della corte degli Svevi ristrutturò il castello, innalzando 20 bellissime torri per rafforzare gli imponenti muraglioni stretti attorno agli atri residenziali, ove soggiornò Federico II di Svevia durante i periodi estivi.
In quegli anni, il castello di Lombardia conobbe il culmine della sua importanza strategica; il castello, la cui fama si estese oltre i confini siciliani come di uno dei più inespugnabili d'Italia, fu una roccaforte d'assoluta eccellenza in cui, per due volte, fu riunito il Parlamento del Regno di Sicilia.
L'avvento dei Borbone, avversi a Enna, e lo sviluppo dell'artiglieria portarono il Castello di Lombardia a un declino che lo vide trasformato in prigione da cui era impossibile evadere. Dal secolo scorso è divenuto, però, la maggiore attrazione turistica di Enna e il monumento medievale più importante della provincia.
Nel 1923 le antiche segrete del castello, dove venivano rinchiusi i prigionieri, furono riconvertite in serbatoi di raccolta per la distribuzione dell'acqua corrente; attraverso l'acquedotto proveniente da Enna bassa, l'acqua viene pompata fino alle vasche del castello, punto più alto della città, e da lì parte la distribuzione, per pendenza, ai quartieri del centro storico. Le 4 vasche sono state ricavate da altrettante grandi sale con volta a botte scavate nella roccia, al di sotto del prato presente nel secondo cortile; l'accesso, riservato agli addetti ai lavori, avviene da una porticina situata lungo la muraglia meridionale del maniero.
Nel 2002 un'importante campagna di scavi promossa dalla Sovrintendenza di Enna ha portato alla luce beni di rilevanza archeologica
Il TEATRO più vicino alle STELLE
Per quasi mezzo secolo il castello è stato sede del Teatro lirico cittadino.
Nell'atrio o piazzale degli Armati, tra muraglie in pietra antica e torri, ha avuto sede il cosiddetto "Teatro più vicino alle Stelle" particolare per ambientazione e scenografia. Vi si sono esibiti Vasco Rossi e i Pooh, Katia Ricciarelli e tanti altri personaggi di successo della lirica.
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Con i suoi 26.000 m² di superficie è uno dei castelli di epoca medievale più grandi d'Italia, assieme al castello di Brescia e al castello di Lucera. Il castello di Lombardia deve il suo nome a una guarnigione di soldati lombardi posta a difesa dell'antica fortezza durante la dominazione normanna della Sicilia.
Il castello di Lombardia odierno affonda le sue radici in una fortezza dei Sicani, che utilizzarono in seguito all'avanzare dei Siculi oltre due millenni fa, e che eressero sulla parte più alta della montagna 970 m circa s.l.m., su cui fondarono Henna.
La fortezza consentì alla città, che nacque attorno ad essa, di assumere un ruolo di primo piano prima nel popolo sicano, un cui re visse tra le mura del maniero, e poi tra le polis greche dell'Isola, divenendo un'ottima roccaforte militare tanto difficilmente espugnabile che i Romani dovettero passare dalla rete fognaria per conquistarla.
Sotto al castello, esisteva già la rocca di Cerere, su cui sorgeva il tempio, descritto da Cicerone, che i Sicani avevano eretto per esprimere il culto della dea delle messi, che da Henna si sarebbe poi diffuso in tutto l'impero romano. Il fatto che il castello dominasse la Rocca, era un segno di protezione del potere militare sul culto di Cerere.
Nel 1130 il normanno Ruggero II di Sicilia fece costruire sul sito dell'antica fortezza sicana il castello che con il passare del tempo divenne noto con il nome di castello di Lombardia per la presenza della guardia lombarda. Erano lombardi anche i fanti messi a guardia della fortezza.
Un secolo dopo, l'architetto Riccardo da Lentini su incarico della corte degli Svevi ristrutturò il castello, innalzando 20 bellissime torri per rafforzare gli imponenti muraglioni stretti attorno agli atri residenziali, ove soggiornò Federico II di Svevia durante i periodi estivi.
In quegli anni, il castello di Lombardia conobbe il culmine della sua importanza strategica; il castello, la cui fama si estese oltre i confini siciliani come di uno dei più inespugnabili d'Italia, fu una roccaforte d'assoluta eccellenza in cui, per due volte, fu riunito il Parlamento del Regno di Sicilia.
L'avvento dei Borbone, avversi a Enna, e lo sviluppo dell'artiglieria portarono il Castello di Lombardia a un declino che lo vide trasformato in prigione da cui era impossibile evadere. Dal secolo scorso è divenuto, però, la maggiore attrazione turistica di Enna e il monumento medievale più importante della provincia.
Nel 1923 le antiche segrete del castello, dove venivano rinchiusi i prigionieri, furono riconvertite in serbatoi di raccolta per la distribuzione dell'acqua corrente; attraverso l'acquedotto proveniente da Enna bassa, l'acqua viene pompata fino alle vasche del castello, punto più alto della città, e da lì parte la distribuzione, per pendenza, ai quartieri del centro storico. Le 4 vasche sono state ricavate da altrettante grandi sale con volta a botte scavate nella roccia, al di sotto del prato presente nel secondo cortile; l'accesso, riservato agli addetti ai lavori, avviene da una porticina situata lungo la muraglia meridionale del maniero.
Nel 2002 un'importante campagna di scavi promossa dalla Sovrintendenza di Enna ha portato alla luce beni di rilevanza archeologica
Il TEATRO più vicino alle STELLE
Per quasi mezzo secolo il castello è stato sede del Teatro lirico cittadino.
Nell'atrio o piazzale degli Armati, tra muraglie in pietra antica e torri, ha avuto sede il cosiddetto "Teatro più vicino alle Stelle" particolare per ambientazione e scenografia. Vi si sono esibiti Vasco Rossi e i Pooh, Katia Ricciarelli e tanti altri personaggi di successo della lirica.
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VILLA GIULIA
Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput è un'espressione indicante i tre titoli divenuti prerogativa della città di Palermo con la fondazione del Regno di Sicilia, avvenuta il 25 dicembre 1130, tramite l'incoronazione di Ruggero II d'Altavilla nella cattedrale di Palermo.
I tre titoli fanno riferimento ai tre antichi privilegi della città, ossia quello di essere stata la prima sede dei re di Sicilia i cui domini comprendevano l'intero Mezzogiorno, quello di fungere da luogo deputato alla loro incoronazione, infine, il suo rango di Capitale.
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Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput è un'espressione indicante i tre titoli divenuti prerogativa della città di Palermo con la fondazione del Regno di Sicilia, avvenuta il 25 dicembre 1130, tramite l'incoronazione di Ruggero II d'Altavilla nella cattedrale di Palermo.
I tre titoli fanno riferimento ai tre antichi privilegi della città, ossia quello di essere stata la prima sede dei re di Sicilia i cui domini comprendevano l'intero Mezzogiorno, quello di fungere da luogo deputato alla loro incoronazione, infine, il suo rango di Capitale.
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Il Ponte dell'Ammiraglio nel 1902
Un ponte ricco di storia...
Fatto costruire nel 1131 da Giorgio d'Antiochia, Ammiraglio del re Ruggero II di Sicilia, per collegare il centro della città con la zona aldilà del fiume Oreto.
Il 27 maggio 1860 fu teatro della battaglia tra i Mille e le truppe borboniche.
Oggi il fiume Oreto non scorre più sotto questo ponte perché a causa dei continui straripamenti nel 1938 il suo corso é stato deviato.
Nel 2015 il Ponte dell'Ammiraglio è diventato Patrimonio dell'umanità.
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Fatto costruire nel 1131 da Giorgio d'Antiochia, Ammiraglio del re Ruggero II di Sicilia, per collegare il centro della città con la zona aldilà del fiume Oreto.
Il 27 maggio 1860 fu teatro della battaglia tra i Mille e le truppe borboniche.
Oggi il fiume Oreto non scorre più sotto questo ponte perché a causa dei continui straripamenti nel 1938 il suo corso é stato deviato.
Nel 2015 il Ponte dell'Ammiraglio è diventato Patrimonio dell'umanità.
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'U Pani cunzatu', in italiano il pane condito, è uno dei piatti più poveri della tradizione culinaria siciliana, chiamato anche il cosiddetto 'pane della disgrazia'. Questa semplice ricetta è nata dalle abitudini culinarie del popolo, che in mancanza di condimenti più ricchi, diventò abitudine condire il pane fresco con dei sapori e condimenti a basso costo. Mentre coloro che avevano una disponibilità economica più agiata, per dare più sapore al pane, strofinavano un pezzo di sarda salata per assaporare, anche se in modo limitato, il sapore del salato.
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SPIAGGIA MACARI, SICILIA TRAPANI, SAN VITO LO CAPO
Il golfo di Màcari (anche Mákari) è una ridotta insenatura naturale lungo la costa nord-occidentale della Sicilia, estesa dal lato orientale del Monte Cofano fino a Capo San Vito, nei territori dei comuni di Custonaci e San Vito Lo Capo.
Esso situato nella costa settentrionale della Sicilia ed è affacciato sul Mar Tirreno. La costa è preceduta dal golfo di Bonagia e la riserva naturale orientata Monte Cofano e prosegue dopo Capo San Vito con la Riserva naturale orientata dello Zingaro e poi il Golfo di Castellammare. Dal lato di monte Cofano vi è un'antica tonnara, quella di Cofano. La baia sabbiosa è denominata Santa Margherita.
Il borgo
Al suo centro vi è il borgo marinaro di Màcari, che dà il nome al golfo stesso. Frazione del comune di San Vito lo Capo, dista circa 4 km dal capoluogo comunale, e conta circa 450 abitanti. All'inizio invece la frazione di Castelluzzo (circa 8 km).
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📚 Macari
🎥 Sergio Massimo
Il golfo di Màcari (anche Mákari) è una ridotta insenatura naturale lungo la costa nord-occidentale della Sicilia, estesa dal lato orientale del Monte Cofano fino a Capo San Vito, nei territori dei comuni di Custonaci e San Vito Lo Capo.
Esso situato nella costa settentrionale della Sicilia ed è affacciato sul Mar Tirreno. La costa è preceduta dal golfo di Bonagia e la riserva naturale orientata Monte Cofano e prosegue dopo Capo San Vito con la Riserva naturale orientata dello Zingaro e poi il Golfo di Castellammare. Dal lato di monte Cofano vi è un'antica tonnara, quella di Cofano. La baia sabbiosa è denominata Santa Margherita.
Il borgo
Al suo centro vi è il borgo marinaro di Màcari, che dà il nome al golfo stesso. Frazione del comune di San Vito lo Capo, dista circa 4 km dal capoluogo comunale, e conta circa 450 abitanti. All'inizio invece la frazione di Castelluzzo (circa 8 km).
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LABIRINTI SOTTERRANEI e GROTTE SARACENE: Rometta (ME), borgo delle meraviglie inaspettate
La particolarità di questo borgo siciliano è che sorge su un “acrocoro”, ossia da tutte le parti la sua struttura è composta solo da pareti scoscese di 100 metri di dislivello
Un luogo magico che a tratti sembra quasi incantato in cui, in un pizzo di montagna a 563 metri dal livello dal mare, storia arte e cultura si mescolano creando un scenario quasi surreale.
È la “Sicilia delle meraviglie” quella terra che, al suo interno, nasconde e custodisce delle piccole realtà gioiello di imparagonabile bellezza ma che sono anche delle importantissime testimonianze urbanistiche e architettoniche della presenza di culture e tradizioni diverse sull’Isola.
Stiamo parlando di Borgo Rometta, una piccola frazione abitata in provincia di Messina che si affaccia sul Golfo di Milazzo, in cui l’egemonia culturale dei popoli conquistatori del passato si respira ancora oggi passeggiando tra i suoi vicoli: utilizzato anche come punto strategico d’avamposto militare grazie alla sua vista a 360 gradi sul territorio circostante, questo borgo però nei suoi sotterranei cela dei labirinti ipogei di inestimabile bellezza e valore.
Alle falde della collina di Rometta, infatti, si trovano delle antichissime grotte saracene che si snodano a girare lungo tutti attorno al perimetro del borgo, che risalgono intorno al 1400 D.C.
Impropriamente vengono chiamate grotte saracene ma, a detta degli studiosi, questa grande cavità naturale molto probabilmente è una laura bizantina, ossia un luogo di culto a metà fra l’eremitaggio e il cenobitismo in cui i religiosi vivevano da soli ma mangiavano e pregavano insieme.
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La particolarità di questo borgo siciliano è che sorge su un “acrocoro”, ossia da tutte le parti la sua struttura è composta solo da pareti scoscese di 100 metri di dislivello
Un luogo magico che a tratti sembra quasi incantato in cui, in un pizzo di montagna a 563 metri dal livello dal mare, storia arte e cultura si mescolano creando un scenario quasi surreale.
È la “Sicilia delle meraviglie” quella terra che, al suo interno, nasconde e custodisce delle piccole realtà gioiello di imparagonabile bellezza ma che sono anche delle importantissime testimonianze urbanistiche e architettoniche della presenza di culture e tradizioni diverse sull’Isola.
Stiamo parlando di Borgo Rometta, una piccola frazione abitata in provincia di Messina che si affaccia sul Golfo di Milazzo, in cui l’egemonia culturale dei popoli conquistatori del passato si respira ancora oggi passeggiando tra i suoi vicoli: utilizzato anche come punto strategico d’avamposto militare grazie alla sua vista a 360 gradi sul territorio circostante, questo borgo però nei suoi sotterranei cela dei labirinti ipogei di inestimabile bellezza e valore.
Alle falde della collina di Rometta, infatti, si trovano delle antichissime grotte saracene che si snodano a girare lungo tutti attorno al perimetro del borgo, che risalgono intorno al 1400 D.C.
Impropriamente vengono chiamate grotte saracene ma, a detta degli studiosi, questa grande cavità naturale molto probabilmente è una laura bizantina, ossia un luogo di culto a metà fra l’eremitaggio e il cenobitismo in cui i religiosi vivevano da soli ma mangiavano e pregavano insieme.
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