♡ Sicilia Terra Mia ♡
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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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La ginestra dell'Etna 🌾

È una pianta a portamento arboreo, che può anche arrivare a dieci metri di altezza. Questa caratteristica la differenzia dalle altre ginestre che hanno normalmente un portamento arbustivo. La chioma è espansa e irregolare e formata da rami giunchiformi verdi.

Le foglie, presenti da ottobre ad aprile, sono lanceolate e lunghe 1 cm, rivestite di lanosità bianca. Cadono quando la pianta si prepara a fiorire.

I fiori sono gialli e disposti in racemi allungati.

I frutti sono dei legumi bruni e glabri, falciformi, che contengono 2-4 semi lenticolari.

Nel contesto Etneo gli aspetti caratterizzati prevalentemente dalla Genista aetnensis, sono sovente interessati da essenze tipiche dei boschi come: Quercus pubescens s.l., Quercus cerris, Betulla aetnensis, Fagus sylvaticus. Colonizzano superfici laviche e rappresentano formazioni di macchia primaria o secondaria in dipendenza delle stazioni in cui sono ubicati. Presentano un corteggio floristico molto variabile dovuto a differerenze ecologiche e dinamiche e soprattutto in rapporto al posto che ciascun esempio di vegetazione occupa nella serie evolutiva alla quale appartiene. Di solito il corteggio floristico, per nulla definito, è più ricco negli aggruppamenti di origine secondaria. L’aggruppamento a Genista aetnensis, ampiamente diffuso su tutto il vulcano assume un ruolo di primo piano nei processi di colonizzazione delle colate laviche ed ha il suo optimum nell’orizzonte dei Querco-Fagetea, ove talora è anche rappresentata allo stato arboreo

Distribuzione e habitat

Cresce spontaneamente in Sicilia, endemica dei versanti collinari e montani dell'Etna, talora in associazione con Adenocarpus bivonii, e nella Sardegna orientale. È stata introdotta, per rimboschimento, sul Vesuvio e sui monti Peloritani

Predilige terreni poveri e siccitosi.

Fino alla creazione del Parco dell'Etna è stata utilizzata per ottenere carbone. È infatti possibile notare in alcune zone la crescita tipica delle piante da ceduo.

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il pane con le panelle, rigorosamente palermitano!

Se siete stati a Palermo sicuramente avrete visto numerose friggitorie o banchetti per la strada dove poter mangiare questi gustosi panini.

Vediamo insieme cosa sono le panelle…  Semplice farina di ceci cotta a fuoco lento con acqua e sale, aromatizzate con prezzemolo e pepe o finocchietto selvatico, in alcune varianti, e una volta freddo questo impasto viene affettato e fritto in olio.

Le Panelle Palermitane si possono mangiare dentro il pane con una semplice spruzzata di limone e magari accompagnate da crocchette di patate ( i cosiddetti “cazzilli”),  oppure come snack croccanti al posto di patatine e salatini durante un aperitivo sfizioso con gli amici.

Per rendere più facile e veloce la preparazione di questo squisito cibo da strada possiamo usare anche il Bimby ed in pochi minuti avremmo delle Panelle Palermitane come se fossimo per le strade di Palermo.

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Alicudi, la più occidentale e la più isolata dell’arcipelago delle isole Eolie, poco più grande di Panarea, un vero e proprio paradiso terrestre. Dalla forma quasi perfettamente conica, incontaminata, aspra e solitaria, Alicudi vanta dei paesaggi caratterizzati dai terrazzamenti con muri a secco, da splendidi scorci sul mare e dalle piccole barche dei pescatori.

Ha un solo centro abitato, che si trova sul versante orientale, diviso in piccole frazioni: Alicudi porto, Contrada Tonna, San Bartolo, Contrada Pianicello e Contrada Sgurbio. Il Monte Filo dell’Arpa raggiunge i 675 metri sul livello del mare anche se in realtà è molto più alto. Questa montagna scoscesa è il cono di un vulcano spento che si inabissa per oltre mille e 500 metri nelle profondità del Mar Tirreno.
Le spiagge di Alicudi si trovano all’interno di anguste insenature granitiche e sono raggiungibili principalmente via mare, l’unica accessibile a piedi è quella vicino al porto. Alicudi conserva ancora in maniera intatta il suo fascino naturale non esistono discoteche, pub, banche e bancomat ma solo un piccolo ristorantino dall’atmosfera unica e tanta tranquillità.

Su Alicudi non esistono strade asfaltate ma piuttosto sentieri adatti al passo degli asinelli, unico mezzo di trasporto dell’isola, viottoli in pietra lavica e scale.
Qui è la natura che gestisce le giornate, un mondo a parte.

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A Sciacca, in provincia di Agrigento, sorge un giardino fuori dal comune che ospita centinaia di opere scultoree di volti di ogni dimensione, e per questo prende il nome di "GIARDINO INCANTATO DELLE TESTE".

Si rimane colpiti da questo luogo molto particolare dove si possono ammirare centinaia di opere scultoree di volti, di ogni dimensione, ricavate dal tufo, da Filippo Bentivegna. Nato a Sciacca nel 1888 e morto nel 1967, egli estrando il tufo direttamente dalla terra per scolpire solo teste, dando loro qualsiasi espressione.
Si trovano infatti teste tristi, felici, rnigmatiche, dirridente, pensierose, arrabbiate, tutte però accomunate da uno sguardo perso nel nulla. Le teste, che arrivano ad essere circa 3000, si presentano tutte con una certa aria familiare, il che fa supporre, anche se sono del tutto immaginarie, che l’autore le indicava con molti nomi di personaggi del luogo, o di personalità storiche, battezzando alcune di esse con i nomi di Garibaldi, Mussolini, Hitler, Pirandello, Dante.
Le opere sono state sistemate in una sorta di percorso espositivo che si conclude nella piccola casetta dove viveva isolato, e fissate alle strutture in pietra appositamente realizzate per accoglierle.

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Prende il nome di Grotta del Drago una località che si trova in prossimità del centro abitato di Scordia, in prossimità dell'altra denominata Urgu Tintu, da dove aveva origine il Torrente che un tempo attraversava tutta la zona.

Nel vallone prodottosi lungo il corso di questo Torrente, le cui acque impetuose hanno inciso nel tempo il tufo delle rocce circostanti, soprattutto nella "Cava" e, appunto nella "Grotta del Drago", ambiente ideale, dove sono state trovate le condizioni favorevoli ad insediamenti umani, fin dal passato. Ne sono evidente testimonianze le numerose grotte artificiali scavate nell'incantevole costone roccioso. Si possono congetturare in queste grotte insediamenti Siculi, Greco-Romani e Bizantini.
Numerosi sono gli interventi che si sono succeduti nel tempo, ad attestazione di un continuo riutilizzo degli ambienti da parte dell'uomo, che li ha continuamente riadattati alle proprie esigenze, riassegnando loro funzioni mai definitive (abitazione, sepolcro, luogo di culto, stalla, ovile etc.) leggibili ancora oggi nei numerosi segni che vi si notano.
Particolarmente significativo è il palmento costruito in una di queste grotte, testimonianza chiara della vocazione viticola del territorio di Scordia.

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U finocchiu rizzu 🌾

Secondo la tradizione la pasta con le sarde fu inventata da un cuoco arabo del generale Eufemio da Messina, durante la campagna militare degli arabi nella zona di Siracusa (secondo un'altra versione, poco presente nelle fonti, il fatto sarebbe accaduto a Mazara del Vallo). Il cuoco doveva sfamare le numerose truppe, trovandosi però in condizioni disagiate dovette fare appello alla sua inventiva ed elaborare un piatto con quel che la natura di quel luogo gli offriva; fu così che unì il pesce, rappresentato dalle sarde (o alici nella versione del piatto che risale ai tradizionali spaghetti alla siracusana), e i sapori della terra: finocchietto selvatico, principalmente, e pinoli.

Il piatto di Eufemio viene odiernamente considerato come il primo "mare-monti" della storia, poiché seppe mettere insieme i prodotti naturali del mare e quelli montani.

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