♡ Sicilia Terra Mia ♡
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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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Si dice che l’Inzolia – o Insolia – sia il più antico vitigno siciliano a bacca bianca.

A certificarne, però, le origini, restano solo sparute fonti storiche.
Pur essendo diffuso anche in Toscana con il nome di Ansonica e qui coltivato al tempo dei Romani, per i ricercatori Dalmasso, Alessio e Breviglieri è la Sicilia la terra di approdo di questo vitigno che, secondo la loro ricostruzione, proveniva dalla Grecia. Nell’isola, soprattutto nelle zone del palermitano, trapanese e agrigentino, l’Inzolia trovò condizioni pedoclimatiche favorevoli e adatte per sviluppare le sue caratteristiche tipiche e le sue indubbie qualità.

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La riconosciuta parentela genetica con i vitigni greci Rhoditis e Sideritis rafforza questa tesi e l’idea che siano stati i Greci, tra l’VIII e il VII sec. a. C., o addirittura i Fenici, a diffonderlo in Sicilia.
Nel tempo, poi, l’Inzolia raggiunse la Sardegna, la Calabria, il Lazio e la Toscana, in particolare l’Isola d’Elba, l’isola del Giglio e l’Argentario.
Si dice, inoltre, che l’Inzolia abbia illustri parentele con i celebri vitigni Moscato giallo e Grillo.
Una delle prime e più antiche menzioni del vitigno Inzolia è, ancora una volta, di Plinio il Vecchio che, nella sua Naturalis Historia, gli attribuisce il nome di “Irziola”, storpiato forse dai siciliani in “Inzolia”.
Poiché il nome “Ansonica” è stato ricondotto al francese “sorie”, il cui significato è “fulvo, di colore dorato”, quasi un richiamo al colore delle foglie essiccate, altri studiosi hanno ipotizzato per l’Inzolia origini francesi e che sarebbero stati i Normanni a dare al vitigno questo e a importarlo in Sicilia nel periodo della loro dominazione.

Nel 1696 l’abate Francesco Cupani inserisce l’Inzolia nel suo Hortus Catholicus, elencandone ben tre qualità, di cui due a bacca bianca: la “vranca”, “l’imperiale” o “di Napoli” e la “nigra”. Domenico Sestini lo cita come “Inzolia vranca”, per distinguerlo dalla varietà di “Inzolia nigra”, considerata molto simile a quella toscana San Colombano, utilizzata per il vin santo.

Nel 1800 l’Inzolia entra nell’uvaggio per la preparazione del Marsala.
Condivide per lungo tempo lo stesso destino del Nero d’Avola, considerato solo come vino da taglio per arricchire vini più poveri oppure per produrre dei vermouth.

A proposito dell’Insolia bianca, alla fine dell’Ottocento il Barone Mendola (1868) scriveva che “le ‘Insolie’ sono coltivate ‘ab antico’ in Sicilia. Hanno comune vigore di legno, copia e robustezza di capreoli, fogliame frastagliato. La più feconda e mostaia è la bianca dorata che pur piace alla bocca e abbonda in tutti i vigneti da Marsala a Catania.”

Largamente diffuso in tutta l’Isola, concorre alla costituzione di moltissimi vini bianchi, spesso in uvaggio con il Catarratto. Localmente le uve vengono utilizzate anche per il consumo fresco.

È una pianta vigorosa, foglia medio-grande, pentalobata o eptalobata; grappolo medio-grande, piramidale o conico, alato, da spargolo a medio, acini ellissoidali con ombelico evidente, buccia spessa e pruinosa di colore giallo dorato o ambrato, polpa croccante, dolce e semiaromatica.

Vinificata in purezza da un vino fine di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profumi caratteristici del vitigno, al gusto ha sapore neutro, abbastanza sapido, buona dotazione alcolica, equilibrata acidità e morbidezza.

Nel 1869 il Nicolosi definì l’Inzolia “bellissima qualità di uva, dà molto frutto e fa vino generoso, è di sapore gentile, pregi che la rendono ricercata.

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Inzolia, uno dei più antichi vitigni della Sicilia

Chiamatelo pure Ansonica. O Irziola,
citato da Plinio con il nome di Irziola, detto dal volgo “Inzolia vranca” per distinguerlo dalla “Inzolia nigra”, viene descritto anche da Cupani (1696) e da Sestini (1760).

Ma se siete in Sicilia e vi accostate a un calice di vino bianco Inzolia, chiamatelo così: Inzolia oppure Insolia. Ed è uno dei vitigni a bacca bianca più rappresentativi della cultura vinicola siciliana, uno dei più antichi, un vitigno che, come il Nero d'Avola, ha faticato a ritagliarsi un piccolo posto d'onore nella tradizione vinicola siciliana e italiani.

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Risotto al Cedro di Sicilia

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Ingredienti per il nostro Risotto
Al Cedro di Sicilia.

150 gr di riso carnaroli
15 gr di scorza di cedro, solo la parte gialla
50 ml di succo di cedro
100 gr di provola
50 gr di parmigiano
1 scalogno
1 litro di brodo vegetale
olio extravergine d’oliva
sale
prezzemolo

Una volta preparato il brodo in una padella far stufare lo scalogno. Saranno necessari una quindicina di minuti per preparare un buon fondo.

Procedere così: far soffriggere lo scalogno tritato con poco olio, non appena comincia a cambiar colore aggiungere il brodo, un mesto alla volta.
Appena lo scalogno è diventato trasparente il fondo è pronto quindi possiamo aggiungere il riso.

Tostare i chicchi di riso in padella qualche minuto, quando comincia ad essere del tutto asciutto, aggiungere il brodo e continuare la cottura.
Tagliare il cedro e la provola a dadini, a 2/3 della cottura aggiungere il cedro (succo e scorza) e subito dopo la provola, amalgamare il tutto aggiungendo sempre brodo e terminare con un pochino di prezzemolo e parmigiano.

150 gr di riso carnaroli
15 gr di scorza di cedro, solo la parte gialla
50 ml di succo di cedro
100 gr di provola
50 gr di parmigiano
1 scalogno
1 litro di brodo vegetale
olio extravergine d’oliva
sale
prezzemolo

Una volta preparato il brodo in una padella far stufare lo scalogno. Saranno necessari una quindicina di minuti per preparare un buon fondo.

Procedere così: far soffriggere lo scalogno tritato con poco olio, non appena comincia a cambiar colore aggiungere il brodo, un mesto alla volta.
Appena lo scalogno è diventato trasparente il fondo è pronto quindi possiamo aggiungere il riso.

Tostare i chicchi di riso in padella qualche minuto, quando comincia ad essere del tutto asciutto, aggiungere il brodo e continuare la cottura.
Tagliare il cedro e la provola a dadini, a 2/3 della cottura aggiungere il cedro (succo e scorza) e subito dopo la provola, amalgamare il tutto aggiungendo sempre brodo e terminare con un pochino di prezzemolo e parmigiano.

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Scrusciu ri mari.
Ciauru ri mari.
Scrusciu ri vita.
Ciauru ri vita.
Nuddu si viri.
Nuddu si senti.
U virdi si fa strata
'nte mura manciati
ri l'acqua e ro vientu.
Nun tuppuliati.
Stasira nun c'è anima viva
ca vi rispunni.

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Palermo è una città dal fascino ineguagliabile. Con le sue strade ricche di gente, banchetti di agrumi e souvenir, culla dentro di sé le testimonianze della civiltà arabo-normanna che si snodano in svariate opere architettoniche, alcune delle quali dichiarate Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Tra di esse vanno senza dubbio annoverate le cattedrali di Cefalù e Monreale.

Altre opere sono monumenti nazionali, come la casa natale di Francesco Ferrara e la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio. Se vi apprestate a visitare questo capoluogo ricco di storia e di cultura, non potete assolutamente perdervi il Palazzo dei Normanni, oggi sede dell’Assemblea regionale siciliana. Di grande impatto visivo è la Cappella Palatina al suo interno ricca di splendidi mosaici.

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La ginestra dell'Etna 🌾

È una pianta a portamento arboreo, che può anche arrivare a dieci metri di altezza. Questa caratteristica la differenzia dalle altre ginestre che hanno normalmente un portamento arbustivo. La chioma è espansa e irregolare e formata da rami giunchiformi verdi.

Le foglie, presenti da ottobre ad aprile, sono lanceolate e lunghe 1 cm, rivestite di lanosità bianca. Cadono quando la pianta si prepara a fiorire.

I fiori sono gialli e disposti in racemi allungati.

I frutti sono dei legumi bruni e glabri, falciformi, che contengono 2-4 semi lenticolari.

Nel contesto Etneo gli aspetti caratterizzati prevalentemente dalla Genista aetnensis, sono sovente interessati da essenze tipiche dei boschi come: Quercus pubescens s.l., Quercus cerris, Betulla aetnensis, Fagus sylvaticus. Colonizzano superfici laviche e rappresentano formazioni di macchia primaria o secondaria in dipendenza delle stazioni in cui sono ubicati. Presentano un corteggio floristico molto variabile dovuto a differerenze ecologiche e dinamiche e soprattutto in rapporto al posto che ciascun esempio di vegetazione occupa nella serie evolutiva alla quale appartiene. Di solito il corteggio floristico, per nulla definito, è più ricco negli aggruppamenti di origine secondaria. L’aggruppamento a Genista aetnensis, ampiamente diffuso su tutto il vulcano assume un ruolo di primo piano nei processi di colonizzazione delle colate laviche ed ha il suo optimum nell’orizzonte dei Querco-Fagetea, ove talora è anche rappresentata allo stato arboreo

Distribuzione e habitat

Cresce spontaneamente in Sicilia, endemica dei versanti collinari e montani dell'Etna, talora in associazione con Adenocarpus bivonii, e nella Sardegna orientale. È stata introdotta, per rimboschimento, sul Vesuvio e sui monti Peloritani

Predilige terreni poveri e siccitosi.

Fino alla creazione del Parco dell'Etna è stata utilizzata per ottenere carbone. È infatti possibile notare in alcune zone la crescita tipica delle piante da ceduo.

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il pane con le panelle, rigorosamente palermitano!

Se siete stati a Palermo sicuramente avrete visto numerose friggitorie o banchetti per la strada dove poter mangiare questi gustosi panini.

Vediamo insieme cosa sono le panelle…  Semplice farina di ceci cotta a fuoco lento con acqua e sale, aromatizzate con prezzemolo e pepe o finocchietto selvatico, in alcune varianti, e una volta freddo questo impasto viene affettato e fritto in olio.

Le Panelle Palermitane si possono mangiare dentro il pane con una semplice spruzzata di limone e magari accompagnate da crocchette di patate ( i cosiddetti “cazzilli”),  oppure come snack croccanti al posto di patatine e salatini durante un aperitivo sfizioso con gli amici.

Per rendere più facile e veloce la preparazione di questo squisito cibo da strada possiamo usare anche il Bimby ed in pochi minuti avremmo delle Panelle Palermitane come se fossimo per le strade di Palermo.

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