Esiste un lavatoio di origine medievale di una bellezza unica
L'antico ed affascinante lavatoio si trova a Cefalù, un comune Siciliano facente parte della città metropolitana di Palermo. Cefalù, fa parte dei borghi più belli d'Italia, inoltre nel 2015 il Duomo è stato inserito nella lista del Patrimonio dell'umanità dall'Unesco.
📸 Salvatore Tortorici
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L'antico ed affascinante lavatoio si trova a Cefalù, un comune Siciliano facente parte della città metropolitana di Palermo. Cefalù, fa parte dei borghi più belli d'Italia, inoltre nel 2015 il Duomo è stato inserito nella lista del Patrimonio dell'umanità dall'Unesco.
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Catania è un comune siciliano di 310 359 abitanti, capoluogo della città metropolitana di Catania.
Fondata nel 729 a.C. dai Calcidesi, la città vanta una storia millenaria caratterizzata da svariate dominazioni i cui resti ne arricchiscono il patrimonio artistico, architettonico e culturale. Sotto la dinastia aragonese fu capitale del Regno di Sicilia, e dal 1434 per volere del re Alfonso V è sede della più antica Università dell'isola.
Data la sua bellezza nel 2002 il centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità.
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Fondata nel 729 a.C. dai Calcidesi, la città vanta una storia millenaria caratterizzata da svariate dominazioni i cui resti ne arricchiscono il patrimonio artistico, architettonico e culturale. Sotto la dinastia aragonese fu capitale del Regno di Sicilia, e dal 1434 per volere del re Alfonso V è sede della più antica Università dell'isola.
Data la sua bellezza nel 2002 il centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità.
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Le GOLE di TIBERIO, là dove il lento lavorio dell'acqua ha inciso la roccia!
Contrada Tiberio, 90010 San Mauro Castelverde (PA)
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Nel loro complesso, le Gole si stagliano per circa 450 metri lungo il fiume Pollina (che si sviluppa per quasi 37 Km e nasce dalla catena montuosa delle Madonie, presso le pendici della Rupe Rossa, nel territorio del comune di Gangi. Le pareti di esse possono raggiungere fino i 50 metri d'altezza mentre le acque gli 8 metri di profondità massima. Lungo le rocce, molto allisciate, è possibile imbattersi in alcuni fossili di gasteropodi e anche in numerose fessure in cui nidificano diverse specie di uccelli a pelo d’acqua. Per via del continuo flusso d'acqua del fiume, che riceve tra l'altro diversi affluenti, si è leggendariamente creduto che esso fosse legato al mare per via subacquea lungo la zona del "mirìcu" (antica parola locale col significato di "ombelico"). Nella parte iniziale, alcune rocce sembrano prendere sembianze antropomorfe, soprattutto in riferimento alla tradizione orale che narra della presenza del "mostro" (il guardiano del luogo imprigionato da spiriti malvagi). A metà percorso è presente un grande masso che veniva utilizzato come passaggio segreto dai briganti, i quali, stando alla leggenda, avevano nascosto tra gli anfratti un leggendario tesoro.
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A ROCCAVALDINA c'è la farmacia più antica della Sicilia!
Appartenente al XVI secolo, è rimasta praticamente intatta a Roccavaldina, una Farmacia che rappresenta un vero e proprio museo di vasi farmaceutici.
La cittadina messinese nella Valle del Niceto, è famosa per il suo paesaggio caratteristico ma la sua attrattiva principale è la Farmacia Museo, risalente al 1628, che conserva una collezione comprendente 238 vasi farmaceutici di varia forma, dimensione e vari ornamenti.
Al suo interno troviamo una ricca collezione di ceramica, la seconda al mondo in quanto al numero di pezzi: 238 tra albarelli grandi, fiasche raffiguranti scene bibliche e maioliche che traggono ispirazione dai disegni di Raffaello Sanzio.
Le farmacie, nel XVI secolo, utilizzavano speciali vasi di ceramica per contenere sciroppi, unguenti, oli, grassi e acque medicamentose. Molte collezioni sono però andate distrutte mentre a Roccavaldina i vasi sono stati conservati nei secoli mantenendo ancora oggi l’effetto d’insieme del loro utilizzo originario.
Il corredo di Roccavaldina, quasi unico del suo genere, rappresenta un’interessante occasione per lo studio e la comprensione della storia della ceramica.
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Appartenente al XVI secolo, è rimasta praticamente intatta a Roccavaldina, una Farmacia che rappresenta un vero e proprio museo di vasi farmaceutici.
La cittadina messinese nella Valle del Niceto, è famosa per il suo paesaggio caratteristico ma la sua attrattiva principale è la Farmacia Museo, risalente al 1628, che conserva una collezione comprendente 238 vasi farmaceutici di varia forma, dimensione e vari ornamenti.
Al suo interno troviamo una ricca collezione di ceramica, la seconda al mondo in quanto al numero di pezzi: 238 tra albarelli grandi, fiasche raffiguranti scene bibliche e maioliche che traggono ispirazione dai disegni di Raffaello Sanzio.
Le farmacie, nel XVI secolo, utilizzavano speciali vasi di ceramica per contenere sciroppi, unguenti, oli, grassi e acque medicamentose. Molte collezioni sono però andate distrutte mentre a Roccavaldina i vasi sono stati conservati nei secoli mantenendo ancora oggi l’effetto d’insieme del loro utilizzo originario.
Il corredo di Roccavaldina, quasi unico del suo genere, rappresenta un’interessante occasione per lo studio e la comprensione della storia della ceramica.
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Thea, la principessa preistorica.
La nostra antenata più lontana è una donna vissuta tra 14 e 11mila anni fa, nel Pleistocene superiore. Fu ritrovata ad Acquedolci (Me), nella grotta di San Teodoro, da cui ha avuto origine il nome.
Scoperta nel 1937 nell’unica sepoltura del Paleolitico mai trovata nell’Isola, i suoi resti sono custoditi infatti presso il bel museo geologico “Gaetano G. Gemmellaro” di Palermo che val la pena visitare nel suo complesso.
Quello di Thea, così chiamata negli anni Ottanta del Novecento, quando ne fu determinato il sesso, è il primo scheletro umano dell’Isola, la nostra antenata più antica. Una donna di circa trent’anni, longeva, per le aspettative di vita del tempo, cosa che significa che conduceva un sano stile di vita.
Alta 1 metro e 65 cm circa. Il bacino più largo rispetto a quelli degli scheletri maschili fa pensare che dovette avere dei figli e che morì forse di parto.
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La nostra antenata più lontana è una donna vissuta tra 14 e 11mila anni fa, nel Pleistocene superiore. Fu ritrovata ad Acquedolci (Me), nella grotta di San Teodoro, da cui ha avuto origine il nome.
Scoperta nel 1937 nell’unica sepoltura del Paleolitico mai trovata nell’Isola, i suoi resti sono custoditi infatti presso il bel museo geologico “Gaetano G. Gemmellaro” di Palermo che val la pena visitare nel suo complesso.
Quello di Thea, così chiamata negli anni Ottanta del Novecento, quando ne fu determinato il sesso, è il primo scheletro umano dell’Isola, la nostra antenata più antica. Una donna di circa trent’anni, longeva, per le aspettative di vita del tempo, cosa che significa che conduceva un sano stile di vita.
Alta 1 metro e 65 cm circa. Il bacino più largo rispetto a quelli degli scheletri maschili fa pensare che dovette avere dei figli e che morì forse di parto.
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Le orecchie e il naso
Gli unici attributi che sono stati ricostruiti senza riscontri certi sono le orecchie e il naso, parti molli di cui non si è conservata traccia. Anche la pelle di Thea è stata riprodotta: quanto più vicina al vero, morbida al tatto; così come le sopracciglia e i neri capelli veri. Ed è stato lo scultore Toni Rizzo a modellare il volto con l’argilla.
Si tratta di una matriarca vissuta quando le società erano matrifocali e ugualitarie, come quella minoica o quella sicana. La pacifica “civiltà delle dee” non era ancora stata spodestata dal Patriarcato, con le note conseguenze nefaste che giungono fino ai nostri giorni.
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Gli unici attributi che sono stati ricostruiti senza riscontri certi sono le orecchie e il naso, parti molli di cui non si è conservata traccia. Anche la pelle di Thea è stata riprodotta: quanto più vicina al vero, morbida al tatto; così come le sopracciglia e i neri capelli veri. Ed è stato lo scultore Toni Rizzo a modellare il volto con l’argilla.
Si tratta di una matriarca vissuta quando le società erano matrifocali e ugualitarie, come quella minoica o quella sicana. La pacifica “civiltà delle dee” non era ancora stata spodestata dal Patriarcato, con le note conseguenze nefaste che giungono fino ai nostri giorni.
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“Principessa preistorica”
Che appartenesse a un ceto sociale elevato, lo testimoniano la dentatura perfetta da cui si arguisce che non avesse problemi di alimentazione e le articolazioni per nulla logorate che suggeriscono che non lavorasse. Questo ha fatto ritenere che Thea fosse la capo-gruppo. Seppur di un piccolo gruppo, e quindi decideva, gestiva e organizzava i lavori dei compagni.
Quindi doveva essere una sacerdotessa o una principessa. Perciò è stata definita la “principessa preistorica”: anche se dalle nostre parti è chiamata familiarmente “a Zzà Thea”.
Viveva in gruppo, come dimostra il fatto che nella stessa grotta sono stati trovati i resti di altre sei persone, quattro maschi e due femmine. E questi erano dediti alla caccia e alla raccolta di frutta e verdure spontanee, non ancora all’agricoltura.Con sofisticate tecniche e un sistema di ricostruzione tipico dell’antropologia forense, ne è stato riprodotto un ipotetico volto.
Sono state ricostruite le sembianze e la fisionomia: il viso allungato; la mandibola sporgente; caratteri somatici molto marcati; e ovviamente lontani dai canoni di bellezza attuale.
La donna più antica di Sicilia è in esposizione presso il Museo “Gemmellaro” di Palermo
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Quindi doveva essere una sacerdotessa o una principessa. Perciò è stata definita la “principessa preistorica”: anche se dalle nostre parti è chiamata familiarmente “a Zzà Thea”.
Viveva in gruppo, come dimostra il fatto che nella stessa grotta sono stati trovati i resti di altre sei persone, quattro maschi e due femmine. E questi erano dediti alla caccia e alla raccolta di frutta e verdure spontanee, non ancora all’agricoltura.Con sofisticate tecniche e un sistema di ricostruzione tipico dell’antropologia forense, ne è stato riprodotto un ipotetico volto.
Sono state ricostruite le sembianze e la fisionomia: il viso allungato; la mandibola sporgente; caratteri somatici molto marcati; e ovviamente lontani dai canoni di bellezza attuale.
La donna più antica di Sicilia è in esposizione presso il Museo “Gemmellaro” di Palermo
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Riapre museo Pitrè, scrigno di tradizioni popolari siciliane - Sicilia @sicilianewseinfo
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Riapre museo Pitrè, scrigno di tradizioni popolari siciliane - Sicilia
(ANSA) - PALERMO, 08 MAR - Il museo Pitrè di Palermo riapre lo scrigno nel quale custodisce le testimonianze di usi e costumi del popolo siciliano. Dal 10 marzo, dopo una chiusura durata cinque anni e mezzo, sarà di nuovo aperto al pubblico sia pure con le…
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